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Lettera aperta a Alessandro Di Battista (Regeni, New York Times, “dittatori”. CARO ALESSANDRO, GUARDA MEGLIO)

DI FULVIO GRIMALDI

Mondo Cane

Questa è una lettera che avevo indirizzato ad Alessandro Di Battista in merito al suo intervento alla Camera sul caso Regeni-NYT e, per conoscenza, ad alcuni parlamentari 5Stelle di mia conoscenza. Non ho ricevuto risposta e questa lettera diventa pubblica, anche perché contiene considerazioni che possono essere indirizzate a molte altre persone

Questa che è una critica all’intervento del deputato 5Stelle e un invito a riconsiderare certe sue posizioni, non mette minimamente in questione la stima e la solidarietà che ho nei confronti di tante ottime battaglie condotte da Di Battista, alcune delle quali sono state anche da me condivise sul campo

Caro Alessandro Di Battista,

faccio il giornalista da oltre mezzo secolo, oggi indipendente ma  vengo da organi come la BBC, Paese Sera, Panorama (pre-Berlusconi), L’Espresso, The Middle East, Giorni Vie Nuove, Astrolabio,  Rai-TG3. Ho sostenuto molte attività del M5S e con il MoVimento e suoi illustri sostenitori ho organizzato nella mia zona pubbliche iniziative (con Morra, Ruocco, Imposimato, Lanutti, Scibona, Bertorotta…) Ho intervistato deputati e senatori del MoVimento, compreso te, sono amico della senatrice Ornella Bertorotta e ho partecipato a numerose vostre iniziative alla Camera e al Senato. Miei documentari sono stati presentati al Senato. Ho lavorato con militanti  5Stelle sul territorio per i miei documentari e articoli No Tav, No Muos, No Triv, No Basi, terremotati. Spero che tutto questo mi dia un po’ di credibilità.

Conosco la tua esperienza in America Latina e nel Sud del mondo e quindi presumo una tua conoscenza del modus operandi di certe grandi potenze dagli insopprimibili appetiti coloniali in quelle parti del mondo.

Perciò sono rimasto sinceramente esterrefatto per le tue dichiarazioni alla Camera sulla questione Giulio Regeni e, in particolare, per aver accreditato la manifesta bufala di un giornale come il New York Times sulle presunte “prove inconfutabili”, di un suo articolo assolutamente privo di prove inconfutabili, che sarebbero state fornite da un oscuro e anonimo funzionario dell’amministrazione Obama. Prove di cui da allora non si è saputo più nulla. Documenti di cui il governo italiano dice di non aver mai saputo nulla (e mi sembra difficile negare qualcosa che potrebbe poi, apparendo, ritorcersi in maniera disastrosa su chi aveva negato). Considerare il NYT lo standard aureo dell’informazione è perlomeno azzardato, visto il ruolo che questo quotidiano, espressione dell’estrema destra israeliana, ha sempre sostenuto nell’avallare le ragioni, false, per tutte le guerre d’aggressione Usa, comprese le famigerate armi di distruzione di massa.

La questione Regeni è complessa e vi si incrociano interessi dichiarati e altri molto poco dichiarati. Merita un’analisi attenta come quella che in parecchi, compreso il sottoscritto, vi hanno dedicato. Va inquadrato nella contesa geopolitica sul controllo dell’Egitto e dei suoi rapporti con un paese cruciale nel Mediterraneo come l’Italia, controllo che è diventato oggetto di contesa tra potenze varie,  soprattutto da quando l’Egitto, sotto la spinta di  una rivolta di massa (molto meno che di un golpe militare che l’ha solo assecondata), si è liberato del regime oppressivo e integralista  dei Fratelli musulmani, da sempre fiduciari degli interessi coloniali occidentali nel mondo arabo e matrice di buona parte del terrorismo che oggi vi imperversa.

Ciò che turba  nell’accanita campagna per la verità per Giulio Regeni è che tutti trascurano i precedenti professionali del giovane e in particolare il suo lavoro per un gruppo di persone specializzate in operazioni sporche: i dirigenti dell’impresa transnazionale di spionaggio “Oxford Analytica” John Negroponte, organizzatore degli squadroni della morte in Nicaragua e Iraq, Colin McColl, già capo dell’MI6, e David Young, processato e incarcerato per il suo ruolo nello scandalo Watergate. E tutti fingono anche di non vedere come, nelle sue trattative con il capo del sindacato ambulanti, Regeni rifiutasse di sostenere le cure per la moglie dell’interlocutore ammalata di cancro, ma fosse disposto a pagargli  ingenti somme purchè presentasse “progetti”. Quali “progetti”, a nome di chi? Comportamento sufficiente per alimentare sospetti, non solo nel suo interlocutore. E’ stato mai chiesto all’Università di Cambridge, o a Oxford Analytica, per quali progetti a Regeni fossero state messe a disposizione decine di migliaia di euro?

L’interesse di governi Nato, in particolare anglosassoni e francese, concorrenti con quello italiano nella corsa alle risorse energetiche (incalcolabili, al largo dell’Egitto) nel Mediterraneo e in Libia, e, quindi, una strategia per emarginare un’Italia una volta fortemente egemone in quel settore (come accadde con Enrico Mattei), si è resa evidente con l’intensificarsi dei rapporti di questi governi con il pur tanto deprecato Al Sisi, nel momento spesso in cui, con scoperta ipocrisia, i media più rappresentativi di queste potenze si accanivano sul caso Regeni e condannavano l’Italia per aver ristabilito rapporti diplomatici con l’Egitto.

Ne risulta evidente che l’interesse del NYT, portavoce dei circoli neocon del complesso militar-industrial-finanziario Usa, a sollevare il caso Regeni, ha molto poco a che fare con i diritti umani (sul cui abuso lo stesso giornale tace ostinatamente quando si tratta di regimi alleati o subalterni), o con la sorte del giovane ricercatore. Ha a che fare con la negazione all’Italia di qualsiasi sovranità e autodeterminazione in politica estera ed economica.

L’esperienza storica, da Enrico Mattei ad Aldo Moro, ma anche con Minniti oggi, dimostra che la coalizione israelo-euro-atlantica non consente all’Italia una politica estera autonoma, che valorizzi i nostri rapporti di mutuo beneficio con i paesi arabi. Il nostro, per l’alleanza diseguale in cui siamo inseriti, era e dovrebbe rimanere un ruolo ancillare. Quanto al Medioriente, l’attuale offensiva contro l’Egitto è con ogni evidenza la persecuzione di una strategia che punta alla frantumazione di Stati arabi forti, laici e indipendenti. Che ha già lasciato sulla sua strada la Libia e persegue la sua opera con  i tentativi di disgregazione, tra aggressioni dirette, surrogati jihadisti e della Fratellanza Musulmana, di Siria, Iraq, Sudan. Ne abbiamo ricavato esclusivamente conseguenze negative.

Il M5S ha dato ripetute dimostrazioni di autonomia e chiaroveggenza nelle sue iniziative di politica estera. Penso alle posizioni sulle sanzioni alla Russia, su Nato, i paesi dell’A.L.B.A, l’Iran, la guerra alla Siria. L’allineamento con una campagna chiaramente strumentale contro l’Egitto, fondata su premesse del tutto indimostrate e su altre mistificate e occultate, mi auguro possa essere, alla luce di quanto sopra, sottoposto ad accurata verifica.

Per finire, permettimi di avvisarti sulla pericolosità di ricorrere a stereotipi assai sospetti e invariabilmente  strumentali, come quello di affibbiare la qualifica di “dittatore” a destra e manca. A parte che  in alcuni casi la qualifica è del tutto arbitraria (Milosevic, Putin, governanti eletti in modo molto meno fraudolento di quelli con cui si condizionano gli elettori nella cosiddette democrazie) e, in altri, non tiene conto di una realtà storica, culturale, politica, del tutto diversa dalla nostra, non solo mostra un’inclinazione all’eurocentrismo sempre un po’ colonialista, ma contribuisce a spianare la strada alle aggressioni delle potenze che si arrogano il diritto di impartire tali etichette. Si tratta di questioni che, come constatiamo ogni giorno, coinvolgono la vita e provocano la morte di milioni di persone, sulle quali non è consentita approssimazione o ripetizione di stereotipi.

Non occorre essere grandi etnologhi, antropologi o storici per capire che i modelli istituzionali usciti in Europa dalle rivoluzioni borghesi difficilmente sono applicabili a contesti completamente diversi. I paesi che si definiscono disinvoltamente e strumentalmente “dittature”, da parte, tra l’altro, di chi è sottoposto alla più feroce dittatura finanziaria e alle più proterve manipolazioni mediatiche, hanno alle spalle una storia diversa. E sono usciti all’indipendenza e alla modernità solo da pochi decenni, dopo secoli e millenni di tirannie imperiali. Erano dominati da autocrazie distanti e sanguinarie, romana, ottomana, britannica, francese e altre. Non gli era consentita la minima autodeterminazione politica, se non una limitata gestione degli affari locali minori, specie sulle controversie giudiziarie. Ogni forma di organizzazione politica era bandita. La tribù poteva darsi al massimo un capo, nella persona più anziana o autorevole, per le questioni locali e per l’interlocuzione con gli emissari dell’impero. Nell’immaginario collettivo, all’inizio dell’era dell’indipendenza e della nazione, il quadro era quello tribale del capo e dell’assemblea degli anziani. Non poteva non perpetuarsi all’alba della nascita dello Stato, tanto più se questo era da attribuirsi al merito di un padre della patria come è stato il caso nella maggioranza dei paesi decolonizzati. Credo che la legittimità di un governo, poi, si misuri anche dal consenso e dal confronto con la situazione del passato. Quella determinata da noi democratici europei.

Noi italiani, poi, del resto come gli inglesi, che con Churchill hanno gasato i civili iracheni, o i francesi delle torture algerine, dovremmo adottare un po’ di cautela nelle condanne. Il maresciallo Graziani ha sterminato un terzo del popolo libico, 600mila, Gheddafi ha dato a tutti i libici dignità, acqua potabile e benessere, come riconosciuto dall’ONU che, nel 2011, aveva ancora classificato la Libia prima per “sviluppo umano” in Africa.

Aggiungo alcuni illuminanti dettagli, già ripetutamente riferiti in miei articoli sul blog e su FB, oggi riassunti da chi si occupa del caso da tempo e che non dovrebbero essere trascurati da chiunque voglia occuparsi, in alternativa ai produttori di fake news nei mass media al servizio del revanscismo neocoloniale, di politica estera con onestà e competenza.

Grazie dell’attenzione.

Con stima per tanta parte che il M5S e tu avete avuto nel prospettare agli italiani una sorte migliore.

Fulvio Grimaldi

www.fulviogfrimaldicontroblog.info

-Giulio Regeni è stato un brillante studente che ha studiato a lungo negli USA
e poi in Gran Bretagna (UK).
-Nel momento in cui è stato inviato in Egitto per effettuare una non ben
precisata “ricerca” sui sindacati indipendenti egiziani, stava per conseguire
un dottorato di ricerca presso la prestigiosa Università di Cambridge.
-In precedenza, nell’UK, aveva lavorato negli anni 2013-2014 anche per la
Oxford Analytica, una vasta organizzazione con migliaia di dipendenti, presente
in molti paesi del mondo, incaricata ufficialmente di svolgere “analisi politiche” i cui principali dirigenti erano:
John Negroponte (cittadino USA), già importante agente della CIA ed
organizzatore degli squadroni della morte in America Centrale che uccidevano
gli oppositori antimperialisti di quell’area;
David Young (cittadino USA), già membro del gruppo di spie implicato nello
scandalo Watergate, incaricato dal Presidente Nixon di spiare e raccogliere
informazioni sul rivale Partito Democratico;
Colin McColl (cittadino UK), già alto dirigente del noto servizio di
spionaggio britannico MI6 (quello di 007).
-In Egitto Regeni era anche “visiting scholar” dell’Università Americana del
Cairo, notoriamente implicata in iniziative atte a diffondere il pensiero e
l’influenza USA nella classe colta egiziana e difendere gli interessi
statunitensi.
-Durante il periodo in cui è stato in Egitto, Regeni ha pubblicato con uno
pseudonimo vari articoli sui sindacati egiziani, anche sul “Manifesto”, ma si
sa pochissimo sulla sua attività di “ricerca”.
-E’ certo che Regeni avesse agganciato il sindacalista Abdallah, capo del
sindacato degli ambulanti.
-In una registrazione (parziale) diffusa da organi di stampa italiani qualche
mese fa, si sente Regeni offrire 10.000 dollari ad Abdallah in cambio di
fantomatici “progetti” non meglio specificati. Abdallah, già in contatto con la
polizia egiziana,  registra il colloquio e chiede a Regeni denaro per sé.
Regeni rifiuta e si mostra molto prudente. Forse già sa, o sospetta, che
Abdallah lo sta registrando e lo ha già denunciato alla polizia. Di fatto
Regeni è “bruciato”.
-Il 25 gennaio 2016 Regeni scompare in circostanze mai chiarite. Il suo
cadavere, recante segni di gravi maltrattamenti e percosse, viene ritrovato il
3 febbraio in un luogo aperto, non nascosto e di facile accessibilità, presso
l’inizio dell’autostrada per Alessandria.
-Proprio in quei giorni è in corso al Cairo un’importante riunione economica
tra una delegazione italiana guidata dalla Ministra Federica Guidi ed una
delegazione del Governo Egiziano. Tra gli argomenti trattati anche eventuali
concessioni all’ENI relative al più grande giacimento di gas off-shore del
Mediterraneo scoperto presso la costa egiziana.
-Il Ministro Guidi rientra precipitosamente in Italia (anche se si ritiene che
trattative economiche siano continuate sottobanco).
-Le autorità italiane accusano gli inquirenti egiziani di scarsa
collaborazione nelle indagini sull’assassinio e l’ambasciatore italiano viene
fatto rientrare dal Cairo. Tutta la stampa italiana, ed i partiti ed i movimenti
politici, tranne poche eccezioni, si scatenano in una prolungata campagna
contro il Governo Egiziano, accusato quale mandante dell’omicidio (ma senza
prove concrete).
-L’Università di Cambridge rifiuta di collaborare con gli inquirenti italiani
per chiarire l’esatto mandato ricevuto da Regeni. Nessuna pressione viene fatta
dal Governo Britannico sull’Università di Cambridge o sulla Oxford Analytica
perché forniscano chiarimenti sull’attività di Regeni. Lo stesso si può dire
per il Governo USA nei confronti dell’Università Americana. Il Governo italiano
non esercita pressioni e non prende alcun provvedimento verso le istituzioni ed
i Governi di cui sopra.
-Solo pochi gruppi o persone in Italia si pongono il problema del “cui
prodest”. L’omicidio Regeni ha certamente messo in difficoltà il governo
egiziano, posto sotto accusa, e che non aveva interesse ad eliminare un
informatore di basso profilo già “bruciato”. L’assassinio ha invece fortemente
favorito gli interessi economici di altri paesi, come UK e Francia, che si sono
affrettati a concludere una serie di accordi economici con l’Egitto profittando
dell’allentamento dei rapporti Italia-Egitto e non mostrando nessuna
solidarietà con l’Italia. Non appare peregrina l’ipotesi che l’informatore di
basso profilo Regeni, già “bruciato”, sia stato “sacrificato” per creare una
situazione come quella descritta sopra, magari con la complicità di qualche
gruppo deviato dei servizi egiziani (eventualmente infiltrato dalla Fratellanza
Musulmana, all’opposizione).
Recentemente il Governo italiano decide di cambiare politica e riallaccia
relazioni con l’Egitto, parlando di partnership ineludibile e di una
possibilità di una maggiore collaborazione dei due stati anche nelle indagini..
-Si scatena l’attacco di ampi settori politici e della stampa, spesso facenti
parte dell’area dell’interventismo “umanitario” (già sponsor delle guerre in
Jugoslavia, Libia e Siria) al Governo, reo di un eccesso di realismo politico.
Si comincia però in vari settori ad avanzare anche una critica alla non
collaborazione di Cambridge e ad porre ipotesi alternative sull’omicidio e
domande sulla reale attività di Regeni.
In un’intervista il gen. Tricarico, ricoprente incarichi governativi (vedi
sotto), ribatte alle accuse, parlando di “utili idioti” che non comprendono il
reale contesto di questi tragici avvenimenti.

 

Fulvio Grimaldi

Fonte: http://fulviogrimaldi.blogspot.it

Link: http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2017/09/regeni-new-york-times-dittatori-caro.html

8.09.2017

Pubblicato da Davide

  • Camillo

    Diba, questa volta, la ha fatta fuori dal vasino. Senza approfondire, comne indicato nel post, ha usato la bufala del NYT per attaccare il governo. Solo che la (probabile) veritá é totalmente differente. Guadagnerá qualche voto,ma, ne perderá altri.

    • Tonguessy

      E’ il gioco delle tre carte: dove si cela la carta vincente? Ovvero:dove sono i voti? Provano a giocare confidando nel buon esito, ma l’intelligenza politica è altra cosa, dato che si tratta di avere prospettive di lungo raggio e accettare piccole sconfitte oggi per incassare grandi vittorie domani. Qui vedo solo l’affanno di tentare di portarsi a casa un risultato ad ogni costo, tipica deriva mutuata dall’ambiente finanziario.
      O tempora o mores…..

  • disqus_iUEFcL1eJR

    Questo Battista è lo stesso che a suo tempo probabilmente (vorrei dire sicuramente) ha votato per l’abolizione del reato di immigrazione clandestina?
    E’ lo stesso che qualche mese fa ha votato alla camera per l’applicazione del sistema contributivo sui vitalizi violando ogni principio legale di non retroattività delle norme che possano ledere diritti acquisiti?
    Non so se è lo stesso che vorrebbe anche l’applicazione dello “Ius Soli” ma sicuramente è’ lo stesso che la mattina legge anzitutto repubblica e il NYT!
    E questo è uno che probabilmente si considera un’avanguardia di una qualche rivoluzione!
    Dio ci guardi da questi pseudo rivoluzionari che si ispirano a repubblica e al NYT!

    • Trollerball

      Si, purtroppo è lo stesso dello “Ius Soli”

  • mazzam

    I cinquestelle non si sono ancora abbastanza svelati per essere abbandonati?
    Cosa manca affinchè tutto sia chiaro limpido recoaro?

    • disqus_iUEFcL1eJR

      purtroppo il convento passa questa minestra riscaldata e quegli altri a destra non sono molto meglio. Mi sa che l’unica scelta possibile sia il non voto…ma appena ne parli ecco che salta su il solito tipo a dire che così fai un favore alla “casta”…come se votando questa gente (in particolare il 5s) ti sei assicurato contro di essa!
      Siamo veramente nella m…a (volevo dire melma)

      • Holodoc

        Se tutti credessero comev e nel non voto, ora come POTUS ci sarebbe la Clinton.

        Il voto è ancora utile, anche se sempre meno.

        • disqus_iUEFcL1eJR

          Non mi sembra che Trump sia molto migliore della Clinton anzi forse è addirittura peggiore. Trump è nient’altro che la maschera che si sono messi gli stessi ambienti che volevano la Clinton.
          Quanto all’utilità del voto, al momento forse (ripeto forse) servirebbe solo per destabilizzare il sistema di lor signori…quindi solo in questo senso potrebbe essere utile.
          Ma se dopo un voto dato a questo scopo si scoprisse invece di aver fatto un favore al sistema allora ci sarebbe da mangiarsi le mani.
          Nell’incertezza, quindi, penso sia meglio destabilizzare il sistema col non voto…ma so che per alcuni di voi è dura rinunciare al giocattolo.

          • Lizzie

            Pensa a quando non ci faranno più votare, perchè non ci interessa più, diranno.
            Che gran destabilizzazione! 🙂

          • disqus_iUEFcL1eJR

            Quando alla grande maggioranza della gente non interesserà più votare sarà il prologo di una vera rivoluzione…altro che il voto! certo che voi se non vi fate la solita sniffata ogni 5 anni, proprio non resistete!

          • Lizzie

            Alla gente non interesserà più votare, ma avrà voglia di fare la rivoluzione.
            Non le sembra un discorso da ubriachi in una birreria?
            Io a votare ci vado, e cambio se chi ho votato si è dimostrato deludente.
            Senza voti di fedeltà.
            Si potrebbe immaginare lei a farsi le sniffate, e non solo ogni 5 anni, se confonde Trump con la Clinton!

          • disqus_iUEFcL1eJR

            “Alla gente non interesserà più votare, ma avrà voglia di fare la rivoluzione.
            Non le sembra un discorso da ubriachi in una birreria?”

            No, non mi sembra un discorso da ubriachi ma un discorso realistico.
            E’ tanto difficile capire che se la gente dopo decennali delusioni decidesse di non andare più a votare lo farebbe perché consapevole che comunque non cambierebbe niente? E una volta consapevole di questo cosa le rimarrebbe da fare? solo subire oppure continuare a illudersi oppure rivoltarsi.
            Lei propende per la seconda soluzione e preferisce continuare all’infinito la giostra del voto, io ritengo più verosimile la seconda ipotesi. Mi dica dove e quando si è mai cambiato qualcosa col voto? Se davvero fosse possibile i dominanti eliminerebbero il voto!
            Quanto a Trump lei forse è ancora vittima delle fantasmagoriche promesse di trump in campagna elettorale…mi dica cosa è cambiato da quando è presidente. L’attacco alla russia non è scemato neppure di un grammo anzi è aumentato e per di più ora trump porta le sue portaerei anche sulle coste coreane o quelle cinesi non certo con l’intenzione di farsi una passeggiata da quelle parti.
            Tutta la propaganda di Trump è servita solo ad ingannare le persone che l’hanno votato, il che è la migliore dimostrazione che se il non voto non serve a niente (come lei ritiene) lo stesso dicasi per il voto.
            Ma Lei continui pure a votare e a sognare.
            La saluto

          • Lizzie

            Un po’ di ossitocina anche ai ribelli e non si lamenteranno più!
            Nel mare di propaganda contro Trump, orchestrata da tutto il mainframe democratico, dalle stars di Hollywood e compagnia danzante è difficilissimo trovare una notizia positiva su Trump, ma ci sono, basta cercarle.
            I numeri dell’economia non erano così buoni da tempo.
            Non possiamo sapere come sarebbe andata con Hillay, ma è così corrotta da farmi intuire che in Siria le cose non si sarebbero risolte così (coi cittadini che tornano a casa festeggiando, nonostante il presidente “gassatore” sia ancora al suo posto), avrebbe mandato l’esercito sul campo e forse oggi ci staremmo preoccupando di una guerra nucleare con la Russia
            Ricambio il saluto!

          • disqus_iUEFcL1eJR

            Lasciamo stare la questione del voto/non voto perché sono sicuro che ognuno rimane sulle proprie posizioni ma forse l’ ossitocina mi stimola a rispondere sulle altre questioni sollevate.

            a) “I numeri dell’economia non erano così buoni da tempo.”.
            certo! con tutte le armi che vende in giro (compreso giappone e corea del sud. -.per non parlare di quel regno del pacifismo e della democrazia che è l’Araba saudita ) è ovvio che l’economia bellicosa di Trump vada meglio. Poi sono sicuro che Obama direbbe che il merito è suo!

            b) la clinton “avrebbe mandato l’esercito sul campo e forse oggi ci staremmo preoccupando di una guerra nucleare con la Russia”
            Sappiamo quello che sta facendo Trump mentre possiamo solo supporre quello che avrebbe fatto la Clinton.
            Quanto alla guerra nucleare con la russia questa è solo propaganda terroristica per spaventare la gente e i loro governicchi inducendoli quindi ad accettare passivamente il riarmo (vedasi giappone) oppure a stringersi maggiormente sotto l’ombrello “difensivo” Usa senza fiatare…non c’è nessuna guerra possibile tra russia e Usa per il semplice motivo che gli usa ci rimetterebbero la pelle (se non altro per le radiazioni) come e forse più dei russi visto che i russi hanno più bombe nucleari degli Usa.
            L’unica possibilità è quella di continue guerre locali date in appalto dagli Usa ai vari servi più o meno fascisti di cui dispone.
            La strategia americana è quella di isolare, dissanguare economicamente la russia (o la cina) e far leva sulle loro contraddizioni interne per favorire ricambi al vertice…per fare questo non servono le bombe nucleari né a Trump né alla Clinton e l’unica differenza che vedo tra trump e la Clinton è che trump è un pokerista che bleffa e, quindi, forse anche più pericoloso della Clinton proprio per la sua imprevedibilità.

            Auguri per le sue battaglie elettorali, ci risentiamo forse dopo le prossime elezioni…ma solo per sapere se ha intenzione di cambiare voto per quelle tra 10 anni (ammesso che ci saranno ancora elezioni).

          • permaflex64

            Ma che belli questi “rivoluzionari” ce l’hanno contro il governo e se la prendono coi 5 stelle ma… quanto saranno piddini
            p.s. e mi raccomando non andare al seggio solo se il pd non andrai a votare :DDD

  • concetta tagliamonte

    Di Battista e’il problema secondario

    il problema principale e’ la posizione dell’Italia nei giochi internazionali el ennesima polpetta avvellenata da parte dei pseudoalleati

    la parola d’ordine e’sempre quella Italai un passo indietro , ma questa e’una storia che si trascina da piu’di 150 anni

    purtroppo io ho poche speranze nell’orgoglio italico

  • Ronte

    I 5stelle non attueranno nessuna politica che vada contro gli interessi dei dominanti, nazionali e sovranazionali; persino la Chiesa può stare tranquilla e continuare nelle sue faccenderie…I fatti dimostrano, come alcuni avevano previsto, che il carrozzone ha fatto salire e accomodare su morbide poltrone i vari Casaleggio, Grillo, Di Maio, Di Battista e compagnia bella. Intanto i creduloni (a quanto pare anche il Grimaldi), sgambettano dietro senza ritegno…Regeni o non Regeni…

  • gilberto6666

    Di Battista, personaggio mediatico tipico dell’era in cui viviamo. Uno che buca lo schermo della tv e dello smartphone.

  • –<>– –<>–

    Forse Grimaldi ignora il fatto che Dibattista sia di casa nelle ambasciate inglese e americana, frequentazioni che iquadrano bene il personaggio in un determinato contesto.
    Per cui non vale neanche la pena di sprecarci due righe.

  • vocenellanotte

    Non credo alla buona fede di Di Battista. La sua posizione è proprio quella espressa. Ognuno ne tragga le conclusioni che vuole.

    Per parte mia voterò 5S e farò in modo che DB sia messo in un angolo.

    • Antonio XV

      Di Battista mi sembra un altro Regeni…

      • Holodoc

        Teoria interessante…

  • Cataldo

    Questa lettera di Grimaldi è da incorniciare, da stampare e tenere nel cassetto per rileggerla quando serve.
    Ricordo ai commentatori che Grimaldi sa bene che la politica si fa con l’esistente, quindi ci prova a dialogare costruttivamente con i 5 stelle, credo che condivida appieno tutte le perplessità espresse. Bisogna dare supporto all’iniziativa di Grimaldi, ed estendere il suo pungolo sui vari fronti, solo cosi i nodi verranno al pettine.

  • AlbertoConti

    Purtroppo DiBattista e DiMaio assomigliano sempre più al gatto ed alla volpe. Peccato, il gatto mi stava molto più simpatico.

  • massi

    A Di Battista manca del tutto il background culturale per capire cosa succede intorno a lui.
    Il personaggio più sopravvalutato del momento… Ma buca lo schermo.

    • Antonio XV

      È un somaro il nostro “meraviglioso ragazzo”. Buca lo schermo? A me scassa qualcosa…. Anche della Raggi sentivo dire che “bucava lo schermo”. Quel che sta bucando lo stiamo vedendo… Personalmente, la bella presenza mi indispone… La Bedora “brutta e grassa” ma di buon senso e giudiziosa nelle poche cose che le ho sentito dire mi pare molto più bella della Raggi…. Quando si è in calore, come i cani e le cagne, forse si ragiona in un certo modo, ma quando si è “maturi” la bellezza che colpisce è quella dell’anima e della mente. Di Battista mi è sempre stato… antipatico! E la sua ignoranza e presunzione, sempre più manifesta, rafforzano le mie impressioni iniziali, che non erano erronee…

  • Vamos a la Muerte

    La “verità” sull’omicidio di Giulio Regeni è da ricercarsi a Londra mica al Cairo.
    Il giovanotto lavorava per i peggiori pendagli da forca del secolo scorso: e chi gioca col fuoco finisce per scottarsi. Pace all’anima sua ma il Regeni non era certo un’innocente.

  • Antonio XV

    Nella mia università degli Accademici Coglioni hanno fatto passare con i crismi della ufficialità rettorale la narrativa su Regeni… Studenti non meno coglioni dei loro maestri ci sono cascati… Al confronto stride negativamente l’atteggiamento tenuto dalle autorità italiane davanti all’assassinio di Vittorio Arrigoni, per la cui morte non si è chiesta “verità” con la stessa forza e intensità che si chiede per Regeni, la cui morte a me pare sospetta e assai meno limpida di quella di Arrigoni.

  • enzo

    Vi ricordate quante volte Grillo ha pubblicamente affermato che senza di loro ci sarebbe stata la ribellione della gente e che il M5S ha quindi salvato l’Italia dall’anarchia ? E’ proprio esatto perchè questa organizzazione è stata creata apposta per depistare la rabbia del popolo verso il nulla e piano piano farla letteralmente sgonfiare. Un blog pieno di assurda pubblicità per un movimento politico con la scusa dei costi che sono invece limitatissimi, un passaggio di potere da padre in figlio stile Arabia Saudita o Corea, trattenute fasulle che non si dimostra se non a parole dove realmente vengano poi utilizzate. A parte la Raggi (forse l’unica in buona fede, persona forte e coraggiosa vedi il rifiuto delle Olimpiadi) e a Livorno il resto a livello parlamentare è una colossale fregatura, per non parlare di Parma e Torino vero scandalo di amministrazione in nome e per conto dei potentati locali.

    • uomoselvatico70 uomoselvatico7

      Esatto.
      Non sia mai che il popolo prenda coscienza della propria forza e si riprenda la sovranità con le cattive..

      Meglio la crocetta sul pezzo di carta e tirare a campà illudendosi che domani possa cambiare qualcosa.

      I partiti, TUTTI I PARTITI servono esattamente a questo, e nient’altro.
      Per questo ormai quando sento parlare Tizio o Caio di destra o di sinistra come se fossero diverse mi fa lo stesso effetto che mi fa un fanatico di calcio che parli del milan o dell’inter…

      Lo compatisco come si fa con un povero coglione.

      • Holodoc

        Meglio a caso che non votare!

  • permaflex64

    Di Battista ha rinfacciato al governo di aver preso delle decisioni senza consultare il parlamento giustificandole con parole che le fanno suonare come ipocrite senza smentire l’articolo del NYT come aggravante

    Quando in generale si parla di paesi come la Russia e l’Egitto sarebbe meglio che si ritornasse al loro comportamento nella crisi Libica del 2011, dall’Egitto filtravano elementi della fratellanza musulmana a sostegno della rivolta e Russia e Cina fecero mancare il veto alla risoluzione ONU

    Gli attori allora coinvolti USA UK Francia Germania Russia Cina Egitto tutti si peritarono nell’arte della coltellata alla schiena verso l’Italia

    Questo è un momento storico in cui la posizione migliore è quella di neutralità negando l’aiuto a ‘supposti’ alleati per seguire solamente i propri interessi, mandare l’ambasciatore giustificandolo come “l’egitto è nostro partner imprescindibile” ha fornito la sponda al governo egiziano per sventolare ai quattro venti che questa mossa prova l’innocenza l’Egitto è ppuro e casto!

    Ben diverso sarebbe stato un accenno di Alfano che la presenza dell’ambasciatore era d’obbligo per concertarsi nell’appuramento della verità su Regeni giusto per rimarcare che nulla sia dato per scontato

    Che poi diciamocelo chiaro e tondo com’è che gli stessi che ci hanno trifolato gli zebedei colla storia dei due San Marco ora pretendono che un nostro concittadino sia sacrificato sull’altare dell’opportunismo targato ENI?

  • uomoselvatico70 uomoselvatico7

    Mi fan morire dal ridere quelli che dicono che al prossimo giro voteranno 5 stelle per cambiare le cose.

    Non hanno proprio capito niente poverini…

    L’inutile crocetta sull’ancora più inutile pezzo di carta serve solo a tenere buono il popolo bove e a garantire lo “status quo” dei poteri forti punto e basta.
    La realtà è che dovunque nel mondo c’è stato un reale cambiamento,
    questo è stato possibile sempre e solo con il sangue e la violenza.
    Sempre.
    Nessun sistema di potere da nessuna parte nel mondo ha mai messo a disposizione dei suoi sottoposti degli idonei strumenti atti a destituirlo, distruggerlo, o anche solo riformarlo profondamente in modo semplice efficace e incruento tramite il voto perché
    le istituzioni si auto difendono molto bene.
    Di solito lo fanno in modo incruento vanificando le richieste di cambiamento dei cittadini tramite ridicole elezioni e referendum sempre disattesi, ma se le cose dovessero precipitate ecco che allora lo stato non esiterebbe a fare ricorso la violenza a alla repressione contro i suoi stessi cittadini pur di preservarsi.

    Del resto a che credete che servano polizia carabinieri esercito ecc ecc?

    A “garantire la sicurezza” certo, ma quella dello stato e delle istituzioni,
    mica la nostra.

    Le divise sono parte del potere costituito al suo servizio e addette alla sua protezione.
    Ed è così praticamente ovunque, la cosiddetta “democrazia” è solo un gigantesca pagliacciata.

    Se votare potesse davvero cambiare qualcosa il voto sarebbe illegale e punito quanto l’insurrezione armata.
    Volete veramente cambiare il paese nel modo più semplice e rapido possibile?
    Volte farlo davvero per voi e per i vostri figli?
    Allora prendete un biglietto aereo di sola andata per un altro paese e paffete!! Tutto risolto!!
    Come per incanto in appena 6-8 ore di volo avrete cambiato tutto per sempre:

    -Sistema fiscale.
    -Sistema statale.
    -Sistema politico.
    -Burocrazia.
    -Sistema sociale.
    -Sistema sanitario.
    -Leggi e regolamenti.
    -Clima.
    -Politiche migratorie.
    -Politica estera.
    -Fuso orario
    -Lingua e cultura

    E tutto in un lampo eh!,….In appena sei otto ore di volo!.

    Al confronto in Italia se solo voleste cambiare anche la cosa più stupida e semplice,
    che so, magari il metodo di raccolta dei rifiuti sotto casa vostra, capace che dovreste sbattervi per 20 anni tra petizioni, comitati, raccolta di firme ecc ecc per poi non cavare comunque un ragno da buco.

    Sveglia! Ragazzi, Sveglia!

  • Mi sembra che Grimaldi abbia una chiara idea di come gira il mondo ma non capisco come possa credere alla verginità dei 5 stelle. Nessun partito o movimento politico o sindacale può emergere senza senza l’alta approvazione dei nostri liberatori

  • ndr60

    Temo che Diba e gli altri del M5S si stiano accreditando presso l’establishment: se vuoi arrivare al governo, devi dimostrare di essere ubbidiente

  • Arcadia

    Fulvio Grimaldi
    da fb 14.09.2017

    https://www.facebook.com/dibattista.alessandro/videos/1295981893847205/

    Nei giorni scorsi avevo indirizzato al deputato 5 Stelle Alessandro Di Battista una lettera aperta in merito a certe sue dichiarazioni in Parlamento su presunte rivelazioni del New York Times sul caso Regeni e relative implicazioni, lettera che è possibile ritrovare nelle mie pagine FB e nel mio blog http://www.fulviogrimaldicontroblog.info. Oggi, ricevo da Di Battista una telefonata che dà conto, in termini pos…itivi, di quel mio intervento e mi indirizza al video di un suo intervento alla Camera, riprodotto nella sua pagina di FB. Non posso non apprezzare la disponibilità di Di Battista a tener conto della mia opinione. Qui sotto il mio commento al video.

    Apprezzo, Alessandro, questa integrazione al tuo intervento sul tema Regeni dell’altra volta. Importantissimo rilevare quali forze oscure, o non tanto oscure, si muovano attorno ai rapporti dell’Italia con altri paesi e quali licenze di rapporti ci si danno o ci si negano, a partire da Mattei e dalla storica privazione di sovranità del nostro paese in tema di scelte strategiche, principalmente energetiche. C’è nel tuo intervento molto non detto che, però, si percepisce chiaramente per chi non voglia fare orecchi da mercante. Quanto a Regeni, legittimo pensare a servizi egiziani DEVIATI, ma altrettanto legittimo e ancora più logico pensare a servizi segreti atlantici, da sempre ostili a nostre iniziative autonome nei confronti dell’altra sponda del Mediterraneo, quelli stessi di cui è ineluttabile sospettare in merito alla fine di Enrico Mattei che tu molto appropriatamente citi. Quegli stessi servizi per i quali Regeni ha lavorato nel 2013-2014 alla dipendenze di Oxford Analytica, società transnazionale di spionaggio e operazioni sporche. E sospettare è dire poco.

    L’intervento di Di Battista si inserisce nel contesto di una politica estera del M5S che in molti casi si era opportunamente e felicemente distanziata dall’ottusa subalternità dei nostri governi nei confronti delle potenze euro atlantiche, come nel caso dei convegni critici sulla Nato, dell’opposizione alle sanzioni alla Russia, della solidarietà con i paesi latinoamericani dell’ALBA (che, però, dovrebbe anche far rivedere certi giudizi sommari sul Venezuela), della ricerca di una verità sulla Siria alternativa alla propaganda degli aggressori di quel paese, dell’Eritrea sotto attacco politico economico e mediatico del neocolonialismo. Che il M5S possa continuare su questa strada e approfondirla. Altro…