Leopardi e il vile marchio

Leopardi e il vile marchio

Di Raniero Mercuri per ComeDonChisciotte.org

Lo hanno chiamato pessimista. E ci hanno costruito sopra uno studio scolastico deformato, falsato e calunnioso. Lo hanno fatto perché la damnatio memoriae, per quei pochi eccelsi d’animo come lui, non sarebbe bastata a cancellarlo definitivamente dalla memoria collettiva.

E allora meglio presentarlo agli studenti con finti inchini post moderni ad un triste e malaticcio ragazzo ingobbito, che nei suoi splendidi versi riversa tutta la sua fragilità fisica e di spirito, la sua splendida e inarrivabile auto commiserazione. In modo da far risultare il suo pensiero una derivazione diretta della sua difficile vita privata. Niente di più falso. Niente di più vigliacco.

Quelli di oggi sono gli eredi di quei razionalisti positivisti, naturalisti e nichilisti, per i quali il progresso tecnico dell’epoca avrebbe dovuto creare un uomo nuovo, veloce e materialista, refrattario alla poesia che è pensiero puro, intimo, fanciullesco per dirla alla Pascoli. Lo additano a “pessimista storico” e “cosmico”.

Leopardi protestò a gran voce di questa infame etichetta, delle maligne voci create ad arte per screditare le sue invettive sociali. Ma questo in pochi lo sanno. E al potere non fa certo comodo che venga ricordato oggi, nell’epoca buia del trionfo transumanista.

Il marchio fu vile perché costruito per sminuire la sua poetica di denuncia sociale verso una società che iniziava, con violenza capitalista, ad allontanare l’uomo e i giovani (come lui, che muore a soli trentanove anni e che a sedici già scrive con profondità quasi sconosciuta) dal pensiero.

Che è, come insegna per prima la filosofia aristotelica, ragione e spirito (sensazioni, sentimenti, percezioni ecc.) uniti insieme. Mai scissi. Mai uno agli antipodi dell’altro, come purtroppo già il filone tardo cinquecentesco, poi seicentesco, dei padri della scienza moderna neo pitagorica portò avanti con oscura determinazione.

Il mero ed esclusivo utilizzo della sola razionalità infatti, non porta mai ad esiti veritieri, come erroneamente appare oggi ovvio. Ma, al contrario, a risultati relativi e parziali, che appaiono falsamente esatti soltanto perché i princìpi logici dai quali partire sono stati modificati, se non capovolti. E la nostra epoca ne è la completa dimostrazione.

Va da sé che anche il solo uso della sfera spirituale, se slegato dalla ragione, porta ad effimeri risultati.

Leopardi puntò con forza il dito contro il nuovo tecnicismo di pensiero ottocentesco, fanatica esaltazione di un Io a metà, superficiale quanto basta per ringhiare ai puri e belare ai potenti. Scrisse chiaramente di “Natura benigna” originaria, limpida, piena e integrale, inquinata dalle nuove correnti razionaliste che l’avevano già trasformata velocemente in “matrigna” e quindi corrotta, vuota e falsificatrice. E per “Natura” intendeva ovviamente ciò che esiste, il mondo intorno a noi e per noi.

Se ne accorse in modo assoluto quando, uscito da Recanati, andò a Roma per un breve periodo. Rimase addolorato nel constatare frivolezze e superficialità nei rapporti comuni tra persone.

Se ne addolorò come noi oggi. Schifati da un mondo disumanizzato, figlio di secoli artificiosamente falsificati, inebriato dal nulla capovolto a sapere, devoto a razionalismi di massa. Massacrato, sorridente ed inetto, da false libertà.

Leopardi fu certamente un poeta dal talento celestiale. Ma molto di più fu esempio per i giovani di umana resistenza di pensiero.

Oggi sono loro che hanno l’obbligo morale di studiarlo in profondità, rigettando e andando oltre le parafrasi nebulose di meschini scendiletto di un totalitario progresso tecnocratico, che li ha inghiottiti e debilitati.

Andando oltre il marchio a loro assegnato: “nativi digitali”. Vigliacco oggi come allora.

Di Raniero Mercuri per ComeDonChisciotte.org

01.11.2025

Raniero Mercuri. Docente di materie umanistiche nella scuola secondaria di secondo grado. Giornalista.

Commenti (7)

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Mostra commenti 7 caricati
    1. Sic 2 novembre 2025

      Togliamo la libertà di parola

    2. lazarovici 3 novembre 2025

      Mi sono venuti in mente dei pensieri liberi, accavallati, mescolati. Non so dirti. La poesia è come la pioggia, è umore, è musica, per dirla con Arpino. Alle donne piace la poesia. Anche ai russi. La poesia sbuca all'improvviso dai meandri dell'anima, dalle oscure, nude grotte della vita. Quella fatta di cibo, di sesso, di serie su Netflix. Roba per gli inutili. Il generale de santa Ana, a proposito della sua truppa diceva: Vida de pollos. Ha ragione Oscar Wilde: viviamo tutti nella merda, ma qualcuno guarda le stelle. Giacomo guardava le stelle. Ma anche le poppe delle femmine. Scrive: "Sono giudicate universalmente belle le donne Bathùkolpoi (dall'ampio seno)." La carne e le stelle. Dov' è il confine?

    3. Sic 8 novembre 2025

      Non c'è alcun confine, a parte quello dell'intelletto umano che subisce i più grandi limiti quando prova a svilupparsi in contesti inquinati o stressanti.

    1. natascia 2 novembre 2025

      C’e’, non è stato ancora tolto dai programmi ministeriali. Sta nel cuore di tutti i ragazzi che hanno avuto modo di conoscerlo. Ha parlato per loro, anche quelli di adesso. La poesia non può essere imprigionata.

    1. cefermento 2 novembre 2025

      Era tempo, dannazione, che si ridesse giusta dimensione, quella di grandezza e profondità, al grande poeta che fu filosofo ed anche profeta, a suo modo. Ma Lui soffrì e morì giovane per non aver capito come si protegge e cura il Corpo, da cui la sofferenza che peraltro sublimò in letteratura eccelsa, ma che si esaurì prematuramente privandoci di ulteriori vette ahimè rimaste nella penna. Dovrei scrivere una mia diagnosi medica della sua infelice condizione che però mai intaccò la purezza lucida del suo Pensiero, sanamente antimoderno, e quindi attualissimo al giorno d'oggi così sprofondato nel positivismo progressista più becero.

    1. ws 2 novembre 2025

      Concordo,ed aggiungo io che le sue "operette morali" ( che non si studiano) sono altrettanto belle delle sue poesie.

    2. emilyever 2 novembre 2025

      Forse non si leggono interamente, ma Il dialogo fra la natura e un islandese, per esempio, è in tutte le antologie

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