Home / ComeDonChisciotte / LE TERRIFICANTI SOMIGLIANZE TRA IL 1929 E IL 2008

LE TERRIFICANTI SOMIGLIANZE TRA IL 1929 E IL 2008

DI WILL BAGLEY
The Prairie Dog Press

Vedere Wall Street e il mercato immobiliare americano crollare negli scorsi 10 mesi non ha ispirato molta fiducia nella nostra meravigliosa economia del libero mercato o nei pirati che la gestiscono. Avendo da poco lottato con cause e conseguenze della Grande Depressione
ho trovato l’attuale naufragio ecomomico non semplicemente sinistro, ma realmente terrificante.

Il lavoro di storico è qualcosa di scoraggiante. Nessuno sembra imparare alcunchè dalla storia – questo è abbastanza palese – ma noi continuiamo a sperare. Essendo uno storico dell’america occidentale del 1900 ebbi un lavoro su misura per me quando un’amica mi chiese di scrivere una biografia di suo padre — il giudice Wilson McCarthy.Herbert Hoover nominò McCarthy a rappresentare i democratici occidentali nel consiglio di amministrazione della Reconstruction Finance Corporation [Azienda per la Ricostruzione Finanziaria n.d.t.], la sola risposta di Hoover al peggior disastro economico della storia americana. La RFC tentò di riportare liquidità nell’economia ricavando contante dai materassi che vi erano sotto e rimettendolo in circolazione.

L’anno scorso dovetti cercare il termine “liquidità” nel vocabolario per ricordarmene il significato. Oggi ho potuto scegliere tra 23.2 milioni di segnalazioni di Google per saperne
di più. Mark Twain disse che “La storia non si ripete, ma rima con se stessa”, le somiglianze tra le condizioni economiche del 1929 e quelle del 2008 fanno rima come ‘hickory — dickory — dock’. Già nel 1935 l'”organizzatore di cervelli” Rexford Tugwell identificò la causa alla radice della Grande Depressione nell’incapacità di “passare una porzione onesta della spettacolare produttività degli anni ’20” tanto ai lavoratori quanto ai consumatori.

Una duratura depressione agricola, la distribuzione della ricchezza fortemente iniqua, un massiccio debito del consumatore, tagli alle tasse per i ricchi e quella che lo storico Robert S. McElvaine chiamò “la selvaggia speculazione dell’orgia di avidità del decennio”, tutte resero le cose peggiori. Questa bancarotta dalle diverse sfaccettature portò alla Grande Depressione, ma una massiccia corruzione nelle aziende e l’incompetenza della classe di governo sono dei fattori sottostimati, ma familiari, nella creazione della catastrofe.

I sostenitori del libero mercato lottano per spiegare in altro modo il crollo dell’economia virtualmente priva di regole dei Ruggenti Anni 20. Nel 1963 l’economista Milton Friedman spiegò il fallimento del laissez faire come “la tragica testimonianza dell’importanza delle forze monetarie.” I discepoli di Adam Smith diedero la colpa agli organismi regolatori, in particolare al tentativo da parte del Board della Federal Reserve di regnare nella speculazione di Wall Street.

Ai festeggiamenti per i 90 anni di Milton Friedman nel 2002 l’allora membro del board della Fed Ben Bernanke disse: “Avevi ragione, siamo stati noi. Ci dispiace davvero”. Mi chiedo di cosa si dispiaccia ora il Presidente della Fed Bernanke.

Herbert Hoover disse a un giornalista che l’unico problema del capitalismo sono i capitalisti: “Sono troppo dannatamente avidi”. La Depressione mostrò che aveva ragione. “Dobbiamo tutti fare la nostra parte” disse J. P. Morgan, ma il grande finanziere non pagò un solo nickel di tasse federali sul reddito nel 1930, e né lui né i suoi partner pagarono alcunché nel 1931 e nel 1932.


[Herbert Hoover (sinistra) e J.P. Morgan (destra)]

Il Segretario al Tesoro Ogden Mills assegnò alle proprietà di suo padre 6 milioni di dollari di esenzioni con quella che è ora chiamata “tassa della morte” [death tax]. Il Chicago Tribune chiese ai cittadini di pagare tutte le loro tasse, mentre il suo editore, il tycoon Robert R. McCormick, pagò solo 1515 dollari. Il banchiere investitore S.J.T. Strauss pagò la cifra strabiliante di 18 dollari di tasse. Nello stesso momento, durante i primi mesi del 1932, i ricchi americani mandavano 100 milioni di dollari in oro verso l’Europa ogni settimana.

Da sopravvissuto di quello che chiamò “the Great Slump,” [Il Grande Crollo n.d.t.] il grande storico europeo Eric Hobsbawm trovò quasi impossibile comprendere come l’ortodossia del libero mercato, così ovviamente screditata nel 1933, “sia tornata ancora una volta a presiedere il periodo di depressione globale dei tardi anni ’80 e degli anni ’90”.

Hobsbawm credeva che questo strano fenomeno evocasse “l’incredibile brevità di memoria tanto dei teorici quanto dei praticanti dell’economia.” Mostrava anche perchè la società avesse bisogno degli storici che agissero come “promemoria professionisti di ciò che i loro concittadini desiderano dimenticare”.

Ci sono dfferenze tra oggi e il 1929; per esempio il dollaro era in ottima forma e il deficit era praticamente inesistente. Dunque perché preoccuparsi? Gran parte degli storici ritengono che la storia non si ripete. Sembra solo così.

WILL BAGLEY è un autore, editore e storico. La Utah State University Press ha pubblicato il suo “Always a Cowboy: Judge Wilson McCarthy and the Rescue of the Denver & Rio Grande Western Railroad” [Sempre un cowboy: il giudice Wilson McCarthy e il salvataggio della Denver & Rio Grande Western Railroad].

Titolo originale: “Similarities between 1929 and 2008 terrifying”

Fonte: http://www.sltrib.com/
Link
05.07.2008

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO

Pubblicato da Das schloss

  • lino-rossi

    “… Rexford Tugwell identificò la causa alla radice della Grande Depressione nell’incapacità di “passare una porzione onesta della spettacolare produttività degli anni ’20” tanto ai lavoratori quanto ai consumatori.”

    esattamente come oggi: i benefici dello sviluppo, dell’automazione, ecc., vengono spietatamente drenati da una oligarchia; la sua consapevolezza di essere il cancro NON la convincerà di certo a correggere il tiro, anche perchè il tracollo le permetterà di divenire ancora più ricca e potente.
    solo la Politica può risolvere positivamente il problema. dal popolo bue non provengono segnali di reazione anche perchè, tutte le volte che li ha dati negli ultimi 250 anni, sono stati organizzati diligentemente dalla medesima oligarchia di cui sopra. il “bene” NON organizza complotti, neanche quelli “sacrosanti”.

  • Davide71

    Ciao a tutti: sono fondamentalmente d’accordo con l’autore su molti punti, il principale dei quali: “Il problema del capitalismo sono i capitalisti” esprime molto bene l’idea.
    Tuttavia il problema attuale, rispetto al 1929, é per certi versi opposto. Oggi i consumatori dei paesi occidentali vengono obbligati a superare la loro capacità di spesa per consentire al sistema di crescere. Il problema di oggi non é il capitalismo, ma il comunismo! O meglio, la sua versione “all’americana”, cioé il consumismo…
    Oggi i paesi Occidentali si stanno comportando con i paesi del Terzo Mondo come i capitalisti del 1929 nei confronti dei consumatori americani. Le ragioni del crollo sono poi quelle e i capitalisti lo sanno benissimo. Purtroppo la gente nei paesi occidentali non lo vuole accettare! L’unica soluzione al problema della Recessione globale é che i Paesi Occidentali riducano le loro pretese e consentano ai Paesi del Terzo Mondo di crescere! Questo significa aumento dei prezzi delle merci importate e disordini vari, ma la colpa é, come al solito, di coloro che hanno consentito alla popolazione di raggiungere un livello di agiatezza insostenibile nel lungo periodo.
    Io ritengo l’attuale classe dirigente mondiale decisamente stupida, in quanto si ostina a non dare la giusta importanza alla cultura e all’elevazione interiore, ma non credo non sappiano quello che sta succedendo e credo che ne conoscano benissimo la soluzione, solo che non sono capaci di attuarla.
    Troppe poltrone sono in gioco, e forse anche molte delle loro…
    L’altro problema é l’insostenibilità globale del modello di vita occidentale; riproporlo al Terzo Mondo offre scenari apocalittici.
    La vedo nera nera nera…

  • lino-rossi

    non mi pare che i vecchietti dei “paesi occidentali” che si suicidano per mancanza di risorse possano essere considerati eccessivamente “agiati”.
    mi convince di più la tesi dell’oligarchia che vuole maniacalmente accrescere la sua ricchezza ed il suo potere, rifiutandosi di effettuare qualsiasi distribuzione della ricchezza prodotta (da coloro che non appartengono all’oligarchia).

  • Davide71

    Ti stai facendo sviare dai media. Non devi guardare i singoli individui, ma il complesso della popolazione. Fossero anche 20 milioni gli italiani posti nella situazione che dici tu non cambierebbe nulla di quello che ho detto. Peraltro la tua tesi e la mia non contrastano in alcun modo; la posizione dei capitalisti é paragonabile a quella degli spacciatori; se loro aumentano i prezzi e qualche drogato non si può più permettere la “roba”, loro possono rimanere indifferenti; ma se loro non possono più rifornire i drogati, oppure non possono farlo ad un prezzo “accettabile”, sono LORO ad essere nei guai! La mentalità degli spacciatori e quella dei capitalisti é guarda caso quella che dici tu; il problema attuale é, se permetti, quello che ho delineato io.

  • Gariznator

    Tuttavia molti di quei vecchietti posseggono molto più di qualsiasi vecchietto africano, il problema è il contesto, l’insieme delle persone che formano la società. Il consumismo ha reso difficile poter campare con poco, sia perchè i prezzi sono alti, sia perchè le pretese delle persone sono ugualmente alte.
    Sarebbe il caso di vedere bene dove sta il problema e il problema sta in ognuno di noi, nessuno escluso.

    La soluzione da parte mia è a portata di mano, ma vallo a spiegare alla folla. Il fatto è che consumismo e capitalismo ci hanno tarlato il cervello, ogni persona infondo ammira il capitalista (o ne brama la ricchezza, ma il povero immagina quella ricchezza sempre con gli occhi del consumatore) e a me sembra che il consumismo sia la strada che scegliamo per apparire (sfoggiare un lettore mp3, una macchina nuova, un viaggio, un gadget, un accessorio per il gadget e via di seguito) e per sentirci vicini a ciò che ammiriamo (come per esempio pagare un caffè 4€ perchè là ci stanno i vips).

    E per quanto riguarda l’oligarchia…
    Possiamo fotterla semplicemente cambiando, scegliendo di non voler più consumare come vogliono loro, decidendo di essere solidali col nostro prossimo e smettendo di giudicare tutto con gli occhi di una pecora consumista.

  • lino-rossi

    mi pare che sul ricorso all’anticonformismo siamo tutti d’accordo.
    consumiamo “strano”!

  • SempreIo

    ricchezza prodotta (da coloro che non appartengono all’oligarchia)

    Extra!
    Peccato che, nella realtà, non sia una verità diffusa.

     

  • lino-rossi

    e neppure dagli industriali piccoli e medi che si fanno mangiare il pennuto dalle mosche (quelli grandi appartengono all’oligarchia)