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LE SANZIONI SOLO SOLO UNA PARTE DELL'ODIO DELL'IRAN PER IL REGNO UNITO

DI ROBERT FISK
The Independent

È ironico che gli iraniani conoscano la storia dei relazioni anglo-persiane meglio dei britannici. Quando l’appena insediato Ministro per la Consulta Islamica richiese a Harvey Morris – il corrispondente della Reuters nell’Iran post-rivoluzionario –
una storia della sua agenzia di stampa, il giornalista sollecitò il suo ufficio di Londra perché gli inviasse una biografia del barone Paul von Reuter, e si sorprese nello scoprire che il fondatore della più grande agenzia di
stampa al mondo avevo costruito, con immenso profitto, le reti ferroviarie persiane. “Come lo posso far vedere al ministro?, gridò. “Ne viene fuori che il barone era peggio del fottuto Shah!
Ma della cosa il ministro era già perfettamente a conoscenza.
In Iran la Gran Bretagna fu protagonista di un’invasione congiunta con le forze sovietiche quando il predecessore dello shah si avvicinò un po’ troppo ai nazisti nella Seconda Guerra Mondiale, e nel 1953 aiutò poi gli statunitensi ad abbattere Mohammed Mossadegh, dopo che aveva nazionalizzato le risorse petrolifere della nazione.

Non si tratta di una leggenda, ma una cospirazione bella e buona. La CIA la chiamò Operazione Ajax; i britannici, saggiamente, tennero a freno le proprie ambizioni con la dicitura Operazione Boot. L’agente dell’MI6 a Teheran era il colonnello
Monty Woodhouse, che prima ricoprì l’incarico di capo esecutivo delle operazioni speciali nella Grecia occupata dalla Germania. Conoscevo bene “Monty” – cooperammo insieme quando feci un’indagine sulla turpe carriera nel periodo di guerra del Segretario dell’ONU, Kurt Waldheim – ed era un uomo spietato; portò armi in Iran da destinare a un movimento di resistenza che ancora non era nato ed appoggiò con vigore il progetto della CIA di finanziamento dei “baazaris” di Teheran per poter inscenare manifestazioni (durante le quali morirono centinaia, se non migliaia, di persone) utili per rovesciare Mossadegh.

Ciò fu coronato dal successo. Mossadegh fu arrestato – da un ufficiale che nella rivoluzione del 1979
patì una morte truculenta – e il giovane shah ritornò in trionfo
per imporre la sua regola con l’appoggio della fedele polizia segreta
SAKAV, le cui pratiche di torture inflitte alle donne oppositrici furono
doverosamente filmate e, secondo il giornalista egiziano Mohamed Hassanein Heikal, diffuse dai funzionari della CIA agli alleati degli Stati Uniti in tutto il mondo come manuale didattico. Come osano gli iraniani ricordarsi di tutto questo?

La massa di documenti segreti statunitensi che furono ritrovati dopo il saccheggio dell’ambasciata Americana nel corso della rivoluzione confermò agli iraniani non solo i tentativi di Washington di abbattere il nuovo ordine imposto dall’ayatollah Khomeini, ma anche la collaborazione reiterata tra i servizi segreti statunitensi e britannici.

L’ambasciatore britannico, quasi fino alla fine, rimase convinto che lo shah, anche se con grosse pecche, sarebbe riuscito a sopravvivere. E i governi britannici hanno continuato a infuriarsi per la supposta natura terroristica del governo iraniano. Tony Blair, perfino durante l’indagine ufficiale sulla guerra in Iraq, trovò il modo di insistere sulla necessità di un’aggressione all’Iran.

Comunque, questo martedì gli iraniani ci hanno sbarazzato e sono usciti dall’ambasciata, a quanto dicono, con un malloppo di documenti. Non vedo l’ora di leggerne il contenuto, e sono sicuro che presto verranno rivelati.

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Fonte: Robert Fisk: Sanctions are only a small part of the history that makes Iranians hate the UK

30.09.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

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Pubblicato da supervice

  • RicBo

    I nodi della storia vengono sempre al pettine, ed è giusto che sia così.
    Ma assaltare ambasciate e bruciare l’union jack è puerilmente inutile, è solo il modo del regime autocratico di Ahmadinejad di deviare l’attenzione dai problemi interni.

  • lucamartinelli

    Solo per la precisione, amico: siccome le parole hanno un significato e quindi sono importanti, mi chiedo come si possa definire “regime” un sistema che prevede libere elezioni, non solo del parlamento ma anche del presidente della repubblica, eletto appunto direttamente dal popolo. Mi riferisco all’Iran. Quindi non è corretto definire il governo iraniano “regime” e tanto meno Ahmadinejad “autocratico”. Che strano! riusciamo a stravolgere il senso delle parole: infatti noi italioti che non possiamo nemmeno votare i nostri parlamentari ci definiamo “democratici”. Buone cose

  • Truman

    Autocrazia (da wikipedia):
    L’autocrazia è una forma di governo in cui un singolo individuo detiene un potere illimitato. Si tratta di una forma potenziata della monarchia assoluta in cui il sovrano non condivide nessun potere né con i ministri né con le classi dirigenti. Un imperatore può ereditare il potere, ma viene considerato un autocrate invece che un monarca quando nelle sue mani si concentra un potere eccessivo. Anche una repubblica sotto dittatura può essere un’autocrazia.

    Non mi risulta che Ahmadinejad abbia un potere illimitato. E contrariamente al nostro Napolitano, è stato eletto eletto dal popolo.

  • ws

    al contrario. da mesi il governo inglese minaccia guerra all’ iran e la dichiarazione di embargo e’ stato il primo atto di guerra, seppur per ora solo economica , un atto che indica chiaramente che la guerra si avvicina .

    Ed essendo da sempre le ambasciate “occidentali” basi per operazioni di sabotaggio e spionaggio e’ stato molto opportuno per l’ iran chiudere subito questo cavallo di troia ( troia in tutti i sensi :-))

  • Giancarlo54

    E il capo del governo ci è imposto da organismi sovranazionali.

  • Viator

    … e adesso si chiariscono i motivi dell’aggressione alla Libia:

    http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/432705/