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LE REGOLE BASILARI DI UNA TIRANNIA

DI BRANDON SMITH
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Quando diamo uno sguardo agli orrori delle dittature e alle autocrazie del passato, viene spesso sollevata
una domanda in particolare: com’era possibile per gli uomini di queste
epoche NON accorgersi di quello che accadeva intorno a lui?
Come potevano rimanere fermi come statue, ignari o indifferenti, mentre queste culture erano guidate dal fascismo, dal comunismo e dall’elitismo?

Naturalmente, noi abbiamo il vantaggio del senno di poi e possiamo ricercare ed esaminare gli errori del passato a nostro piacimento.

Sfortunatamente, questo senno di poi non necessariamente ci mette al riparo dall’ombra lunga della tirannia nei nostri giorni. Per questo, è necessaria una sempre meno comune capacità predittiva…

Alla fine, il successo dei governi

dispotici e le società del Grande Fratello si poggiamo su una

serie di sviluppi politici, finanziari e culturali. Il primo è

la mancanza di volontà nelle persone comuni di assicurare e difendere

le proprie libertà, rendendole così totalmente dipendenti dalla

leadership corrotta.

Affinché un totalitarismo prenda piede, le masse non solo devono sottovalutare

il pessimo stato del proprio paese, e degli altri, ma devono anche essere

completamente disinformate alle minacce indirette portate alla propria

sicurezza personale. Devono abbandonare ogni responsabilità

per il proprio destino e perdere tutto il loro rispetto per l’umanità.

Devono, quindi, essere un gregge di animali addomesticati e senza cervello,

privi di interesse per tutto quello che vada al di là della loro momentanea

e fluttuante brama di divertimento e della sopravvivenza a breve termine. Visto che c’è un mostro sgraziato assetato

di sangue che ti si avvicina di soppiatto, devi essere per forza parecchio

ignaro.

La prevalenza dell’apatia e dell’ignoranza

preparano il terremo per il lento e totalmente deliberato processo di

centralizzazione. Una volta che i governi disonesti instaurano un clima

di inazione e provocano un senso di fragilità nella cittadinanza, le

possibilità non hanno più limiti.

Tuttavia, il giorno di un criminale cercatore di potere non è mai terminato.

Nel mio recente articolo ”Le

Regole Essenziali della Libertà”

ho esplorato le attività fondamentalmente inviolabili e la preparazione

mentale richiesta per assicurarsi la continuazione di una società libera. In questo articolo, esaminiamo gli strumenti

spesso utilizzati dai tiranni nella loro immutabile e insana ricerca

del controllo totale…

Regola #1: Mettigli

paura

Le persone che vengono facilmente spaventate

sono facilmente dominate.

Non si tratta di una legge della politica, ma di una legge di natura.

Molti ritengono sbagliando che il potere del tiranno viene solamente

dall’uso della forza. Invece,

i regimi dispotici che si affidano solamente alla violenza estrema hanno

spesso uno scarso successo e vengono spesso rovesciati. La forza bruta

è calcolabile. Può essere analizzata e, quindi, alla fine sfidata

e sconfitta. I

tiranni più avveduti utilizzano non solo il dolore, ma la MINACCIA

imminente del dolore. Mettono apprensione nell’opinione pubblica;

la paura dell’ignoto o la paura delle possibili conseguenze di opporsi

allo stato. Lasciano che la nostra immaginazione corra fino a che veda

la morte in ogni angolo, sia che sia reale o meno. Quando le masse sono tanto

accecate dalla paura della rappresaglia da fargli perdere la paura della

schiavitù e dall’impedirgli qualsiasi attività per smontarla, a

quel punto sono già state sufficientemente segnate.

In altri casi, la nostra paura è

evocata e diretta contro nemici artificiali. Un’altra razza, un’altra

religione, un’altra ideologia politica, un criminale “nascosto”

e inquietante tirato fuori dal nulla.

Gli autocrati asseriscono che noi “abbiamo

bisogno di loro” per poter rimanere al sicuro da questi mostri illusori

che tramano per la nostra distruzione.

Come sempre, questi sviluppi sono seguiti dalla convinzione che le misure

prese, anche quelle che dissolvono le nostre libertà, sono “per il bene più grande”. Le persone spaventate tendono

a sottrarsi al proprio senso di indipendenza e vanno incontro agli agi

della massa, anche se la massa

è costruita su fondamenta immorali e incoscienti. Una volta che una

società ha acquisito una mentalità da alveare ogni affronto può avere

la sua motivazione, e ogni ingiustizia contro l’individuo è semplicemente

considerata un cosa positiva per il gruppo.

Regola #2: Tenerli

isolati

Nel passato, i governi elitisti hanno

spesso stabilito e fatto eseguire dure condanne per le riunioni pubbliche,

perché disinnescare la capacità della cittadinanza di organizzarsi

o di comunicare era fondamentale per il controllo. Nella nostra epoca

tecnologica, questo tipo di isolamento viene ancora usato, ma in forme

molto più avanzate. Lo stile di vita “panem et circenses

dell’occidentale medio fa già abbastanza per distrarlo dal relazionarsi

con gli altri in un qualsiasi modo significativo, ma le persone riescono

ancora a trovare il mondo di organizzare forme di attivismo.

Con la cooptazione, i tiranni dei nostri

giorni possono dirigere e manipolare i movimenti di opposizione. Creando

e manipolando i gruppi che si oppongono l’uno all’altro, le élite

possono così gestire nei minimi dettagli tutti gli aspetti di un paese

che sia sull’orlo di una rivoluzione.

Questi “falsi paradigmi” ci

danno l’illusione di un’organizzazione attiva e la falsa speranza

di cambiare il sistema, e allo stesso tempo ci impediscono di cercare

di comprenderne altri.

Tutte le nostre energie sono allora trasferite e disperse in battaglie

senza senso su “sinistra e destra”

o “Democratici contro Repubblicani”, ad esempio.

Solo quei movimenti che stanno alla larga da queste etichette vuote

e si preoccupano della realtà presente nel proprio paese, indipendentemente da cosa quella realtà

possa rivelare, sono capaci di elaborare soluzioni reali ai disastri

portati dalla tirannia.

Nelle forme più avanzate di dispotismo,

anche le organizzazioni fantoccio vengono sciolte. Viene imposto il

coprifuoco. Le normali comunicazioni sono ridimensionate o monitorate.

Viene richiesto obbligatoriamente il lavoro d’ufficio. Vengono istituiti i posti di

blocco. La libertà di parola viene punita. I gruppi esistenti vengono

influenzati per distruggersi uno con l’altro o per disintegrarsi per

il terrore di venire scoperti. Tutte queste misure vengono intraprese

dai tiranni principalmente per prevenire a QUALSIASI cittadini di riunirsi

e di trovare un supporto reciproco. Le persone che lavorano insieme

e si organizzano di propria sponte sono imprevedibili,

e per questo sono un rischio potenziale per lo stato.

Regola #3: Tenerli

nella disperazione

In quasi ogni occasione di una discesa

culturale verso l’autocrazia, il governo che attacca ottiene vantaggi

dall’avvio di un collasso economico.

Facendo sì che le necessità basilari per la sopravvivenza sia un’incertezza, le persone senza una conoscenza specifica per

le pratiche di autosostentamento e senza solidi principi si libereranno

volentieri della propria libertà, anche solo per le briciole lasciate

sul tavolo da quegli stessi che hanno scatenato contro di loro la crisi.

Le calamità finanziarie non sono pericolose per la povertà che provocano

come conseguenza; sono pericolose per le porte della malevolenza che

lasciano aperte.

L’indigenza non solo alla fame, ma

anche al crimine (del privato e del pubblico).

I crimini portano rabbia, rancore e paura. La paura porta alla disperazione.

La disperazione porta all’accettazione di qualsiasi cosa offra una

soluzione, anche il dispotismo.

Le autocrazie dicono di farsi carico

dei dilemmi delle disfunzioni economiche (generalmente tramite la rinuncia

alle libertà), ma dietro le quinte cercano di mantenere un livello

prefissato di povertà e di deprivazione. Il

pericolo costante del non avere un tetto e della fame tiene le masse

ben lontane da cose come la protesta o il dissenso,

e intanto le incatena all’idea che la loro unica possibilità sia

nell’affidarsi al governo per farle scomparire.

Regola #4: Far sentire

la repressione

Questo è il sintomo principale

spesso associato al totalitarismo. Così tanto che i nostri preconcetti

su come possa apparire un governo fascista ci impediscono di vedere

altre forme di tirannia che sono sotto il naso.

Alcuni Americani credono se i teppisti

della repressione non bussano a ogni porta, allora DOBBIAMO per forza

vivere in un paese libero. Ovviamente, si tratta di una posizione ingenua.

Bisogna ammettere che le squadre di picchiatori e la polizia segreta

diventano alla fine prevalenti in ogni nazione fallita, generalmente

quando il pubblico è ipnotizzato dalle visioni di guerre, di crisi,

di iperinflazione, di terrorismo, eccetera.

Quando i funzionari di polizia non

sono più al servizio delle persone, ma sono agenti di un governo

preoccupato solo della propria supremazia, il livello di criminalità

si alza. I pesi

e contrappesi vengono rimossi. Le linee guida che una volta regnavano

nella polizia scompaiono e, improvvisamente, emerge una

concezione di superiorità, un arrogante esclusivismo che alimenta la

separazione tra chi deve far rispettare la legge e il resto delle persone.

E così la polizia non ci considera più al servizio dei cittadini,

ma come una guardia carceraria che ci deve tenere docili e sottomessi.

Quando la tirannia cresce, questo comportamento

è molto incoraggiato. Le brave persone vengono escluse dal sistema

e gli uomini piccoli (di testa e di cuore) vengono promossi.

Al suo apice, uno stato di polizia

nasconderà l’identità di gran parte dei propri agenti e funzionari,

dietro maschere o il nastro rosso, perché i loro crimini nel nome dello

stato diventano così numerosi e così sadici che la vendetta personale

delle loro vittime diventerà una preoccupazione giornaliera.

Regola #5: Incolpare

di tutto chi cerca la verità

I tiranni sono generalmente uomini

che hanno calpestato la propria coscienza. Non hanno remore nell’usare

qualsiasi mezzo a disposizione per spazzare via l’opposizione. Ma, nelle prime fasi della

loro ascesa al potere, devono dare alla popolazione una ragione per

la loro spietatezza, perché rischierebbero

di venire allo scoperto e quindi di provocare un maggiore dissenso. La macchina della propaganda per questo va al massimo dei giri

e ogni persona o gruppo che osano dubitare dell’autorità o della

validità dello stato viene demonizzata nelle menti delle masse.

Tutti i disastri, tutti i crimini violenti,

tutti i mali del mondo, sono caricati sulle spalle dei gruppi di attivisti

e dei rivali politici. Vengono falsamente associati con elementi

marginali che sono già disprezzati dalla società (razzisti, terroristi,

eccetera). Un consenso

farlocco viene creato dai pupazzi dei media

nel tentativo di far credere al pubblico che “qualsiasi persona”

debba avere lo stesso punto di vista, e che quelli che esprimono posizioni

contrarie siano “pazzi” o “estremisti”.

Gli eventi vengono architettati dal sistema corrotto e vengono attribuiti

a quelli che chiedono la trasparenza e la libertà. L’obbiettivo è

quello di portare le organizzazioni contro il totalitarismo verso l’autocensura.

Ossia, invece di zittirle direttamente, lo stato fa sì che gli attivisti

si tacciano da soli.

Le strutture del potere tirannico non

possono funzionare senza i capri espiatori. Ci deve sempre essere un

uomo nero sotto il letto di ogni cittadini, altrimenti queste persone

potrebbero volgere la propria attenzione, e la loro rabbia, verso i

veri colpevoli dei loro guai. Tramite i fornitori ufficiali di capri

espiatori, questi governi sono in grado di prendere due piccioni con

una fava.

Regola #6: Incoraggiare

i cittadini a spiarsi

Alla fine, la vita di un governo totalitario

non è prolungata dal governo stesso, ma dalle persone che soggioga.

I cittadini spia sono il collante di questo stato di polizia, e la nostra

propensione per incollare il naso sugli affari degli altri è molto

considerato dalle burocrazie del Grande Fratello in tutto il globo.

Ci sono una serie di ragioni che fanno

partecipare le persone a un’attività ripugnante. Alcuni sono condizionati

dal sentirsi parte di un collettivo e il “servire” questo collettivo,

tristemente, è l’unico modo in cui sono capaci di dare un significato

alle loro patetiche esistenze. Alcuni sono vendicativi, freddi e senz’anima,

e alla fine traggono godimento dal rovinare gli altri.

E ancora, come le élite, alcuni bramano il potere, anche uno insignificante,

e farebbero qualsiasi cosa per realizzare il loro vile bisogno di dominare

i destini di un perfetto sconosciuto.

Lo spionaggio verso i cittadini viene

quasi brandito come un dovere civico, un atto di eroismo e di audacia. Alle spie dei cittadini vengono

offerti onorificenze e riconoscimenti, e messi in mostra ed elogiati

dalle figure più in vista della loro comunità. Le persone che si avvicinano

ai cittadini per spiarli sono spesso interiormente e esteriormente mediocri; fisicamente e mentalmente inetti. Per i rammolliti morali ed

emotivi con persistenti crisi di inadeguatezza, l’illusione

di avere finalmente i quindici minuti di celebrità e lo status da eroe

(anche se questa considerazione si basa su una bugia) è semplicemente

troppo forte per poterci resistere.

Cominciano a vedere “estremisti”

e “terroristi” dappertutto. Molto velocemente, la gente impaurita

drizza le antenne ovunque, e comincia a osservare al supermercato, nei

loro cortili e persino i membri della famiglia.

La libertà di parola viene alla fine neutralizzata.

Regola #7: Fargli

accettare l’inaccettabile

Comunque, per un governo nutrito dal

fango putrido dell’iniquità tutto questo non è abbastanza per riuscire

a signoreggiare. A un qualche punto, dovrà influenzarci per

abbandonare i nostri principi più solidi. Le tirannie non sono tanto

interessate a dominare come si vive, quanto come si pensa. Se possono forgiare la nostra

moralità, potranno esistere a lungo senza alcuna opposizione.

Naturalmente, gli elementi della coscienza sono innati,

e non sono soggetti a condizionamenti ambientali fin tanto che l’uomo

mantiene una sua consapevolezza. Tuttavia, la coscienza può essere

manipolata se una persona non ha senso d’identità e non si è mai

impegnata per esplorare la propria forza e i propri errori. Ci sono

molte persone così in America in questi giorni.

Le menzogne divengono “necessarie”

per proteggere la sicurezza dello stato.

La guerra diventa uno strumento per la “pace”. La tortura diventa un orribile

ma “utile” metodo per reperire

informazioni importanti. La brutalità della polizia viene fatta passare

per una “reazione naturale” all’aumento del crimine. Le incarcerazioni diventano

normali, ma solo per quelli che vengono etichettati come “terroriste”.

L’assassinio è giustificato come un sistema per “salvare

le vite”. Il

genocidio viene fatto con discrezione,

ma quasi tutti ne sono a conoscenza.

Semplicemente non ne parlano.

Tutti i sistemi tirannici dipendono

dall’apatia e dal relativismo morale dei cittadini all’interno dei

propri confini. Senza la cooperazione della gente, questi sistemi non

possono funzionare. La domanda fondamentale è, quanti dei passi prima

descritti verranno intrapresi prima che ci opporremo all’obbedienza? A che punto tutti gli uomini

e le donne decideranno di liberarsi dal cammino oscuro tracciato per

noi e prenderanno le necessarie misure per assicurarsi l’indipendenza?

Chi avrà il coraggio di sviluppare le proprie comunità, le loro economie

alternative, le loro organizzazioni di autodifesa fuori dalle strutture

dell’establishment, e

chi vorrà resistere alla pressione per mettersi in ginocchio come dei

vigliacchi? Quanti

terranno botta, e quanti scapperanno?

Per ogni Americano, per ogni essere

umano che vive sul pianeta che sceglie di rimanere indifferente di fronte

al peggio che l’umanità può offrire, veniamo ancora una volta incontro

per respirargli addosso un po’ di vitalità.

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Fonte: http://www.alt-market.com/articles/198-the-essential-rules-of-tyranny

29.07.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

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