Home / ComeDonChisciotte / LE FANTASIE TECNOLOGICHE DI EVO MORALES: LE CONSEGUENZE DELLA MODERNIZZAZIONE

LE FANTASIE TECNOLOGICHE DI EVO MORALES: LE CONSEGUENZE DELLA MODERNIZZAZIONE

DI CHELLIS GLENDINNING
Culture Change

Cochabamba, Bolivia. Il 22 Gennaio 2006, l’appena eletto Presidente Evo Morales fece una sfilata esuberante per le strade di La Paz per unirsi alla schiera di sostenitori che lo attendevano in Plaza de los Héroes. Lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano annunciò alla folla euforica che questo evento storico aveva segnato “la fine della paura”. Il Vice-presidente Alvaro Garcia urlò che, con il nuovo governo, i boliviani poveri avrebbero avuto pari opportunità.

E il Presidente Morales dichiarò “Il nostro lavoro è quello di terminare l’operato di Che Guevara!”

Fu un giorno vincente – così il paese più bisognoso del Sud America era finalmente risorto dopo secoli di oligarchia e dittatura per eleggere uno dei suoi: dopo 500 anni il primo indìgena a capo della nazione.Ma chi, in quei momenti di entusiasmo, stava pensando che Che Guevara non fu soltanto l’eroe del coraggio e dello scontro la cui vita fu spezzata in Bolivia? Fu anche uno dei promotori dell’industria, dello sviluppo e della modernizzazione.

E così, fedele alle sue parole, Morales ha portato avanti l’industria, lo sviluppo e la modernizzazione.

Dai Flores al Progreso

Forse un accenno a questa espansione tecnologica si era avuto quando la scritta sui tabelloni all’entrata del paesino agricolo di Tiquipaya fu cambiata da “EL CAPITAL DE FLORES” a “EL CAPITAL DEL PROGRESO” – e quando improvvisamente, senza spinta locale, degli appartamenti a molti piani e alcuni uffici cominciarono ad innalzarsi su shanti dal tetto in alluminio e attorno a venditrici di papaia per le strade di Reducto.

O forse il primo indizio si ebbe quando il Presidente Morales proclamò attraverso il canale televisivo del governo che il suo obiettivo era quello di rendere l’economia delle Bolivia come quella del Brasile, che al momento è vista come la prima nazione dell’America Latina su cui investire.

O forse si è avuto quando rivendicò come “diritto umano” l’accesso alle rete senza fili Universal Broadband Banda Anchal – nonostante gli scienziati internazionali abbiano dimostrato che emissioni elettromagnetiche possano causare insonnia, disturbi nervosi, depressione, cancro, danni genetici e al cuore, calo immunologico e altri problemi collegati alla salute.

La scoperta del litio è stata un toccasana per la brama di Morales di emulare la scalata del Brasile per divenire una potenza economica. La rarità de “l’oro del ventunesimo secolo” – con la sua importanza per la promettente industria delle auto elettriche, così come per quella delle armi nucleari – ha fatto si che la Bolivia si affrettasse a costruire un conto bancario pari a quello dell’Arabia Saudita, prevedendo tra il 2011 e il 2014 una vendita di batterie per le auto elettriche superiore a 902 milioni di dollari per una possibile vendita totale di 515 bilioni di dollari. Allo stesso tempo, la collaborazione con la Mitsubishi e con la Corea del Sud, l’inevitabile contaminazione dell’aria, dell’acqua e del terreno attraverso perdite, fuoriuscite ed emissioni hanno allarmato le comunità tradizionali incerte su ogni possibilità di contributo locale.

L’amministrazione Morales sta altrettanto costruendo delle dighe idroelettriche multimilionarie che prevede il dislocamento di interi villaggi. Il Presidente sta permettendo al Brasile di costruire due dighe vicino al confine che supererà per grandezza la diga di Hoover del 300 percento, dato che il Brasile sta dando una mano dal valore di 1.5 bilioni di dollari all’industria degli idrocarburi boliviana con un occhio di riguardo sui petrolchimici. Energia Argentina erigerà un condotto di novecento miglia che servirà ad importare gas naturale in Argentina, mentre l’amministrazione ha firmato un contratto con la Jindal Corporation indiana per costruire vicino Santa Cruz una delle più grandi miniere di ferro del mondo. Nell’Agosto del 2010, Morales annunciò dei piani per un aeroporto internazionale con tecnologia allo stato dell’arte a Oruro che aumenterà la contaminazione tossica, mentre fornirà accesso alle imprese internazionali che coopereranno per l’estrazione mineraria.

A Settembre l’amministrazione verificò l’esistenza di alcuni depositi di uranio nelle colline di Potosi e che il paese avrebbe collaborato assieme all’Iran per esplorare gli scavi. Ad Ottobre, dopo un viaggio veloce in Iran, Morales annunciò il suo desiderio di costruire delle centrali nucleari in Bolivia.

E allora ecco il suo mega interesse principale.

L’Iniziativa per l’Integrazione dell’Infrastruttura Regionale in Sud America mira a costruire un’ autostrada ad alta tecnologia industriale e reti di corridoi per le telecomunicazioni lungo l’intero continente, i lavori sono già cominciati in Bolivia: un’autostrada di 300 chilometri farà irruzione in un’eco riserva nazionale squarciando una foresta e almeno 11 animali in via d’estinzione e 60 comunità indigene, alcuni dei quali sono gli ultimi rimasti ad utilizzare il metodo cacciatore-raccoglitore. L’autostrada a Villa Tunari-San Ignacio de Moxos promette di creare un disastro ambientale; sostenere lo sviluppo sotto forma di motel, distributori di benzina e centri di intrattenimento – tutto questo emanerebbe quantità di radiazioni elettromagnetiche. Senza voler fare riferimento all’eventualità storica che le vie industriali super trafficate accrescano la prostituzione e il narcotraffico, che da quelle parti sono già un problema.

Le comunità locali stanno protestando contro questi progetti richiedendo autonomia e potere decisionale autonomo che il Presidente Morales promette quotidianamente attraverso il suo Estado Plurinacional boliviano. Ma come ha evidenziato lo scienziato politico Langdon Winner in Autonomous Technology: Technics as a Theme in Political Thought (1977) (n.d.t. Tecnologia Autonoma: La tecnica come soggetto nel pensiero politico) – la realizzazione tecnologica – che emerge sempre dal desiderio politico e ha sempre effetti politici – evade dal processo democratico perché è visto come un aspetto inevitabile del “progresso”.

Nonostante le sue origini Aymarà, sembra, che Evo Morales sia stato catturata da questa fantasia.

Borrachero del Poder

La verità sull’ondata di modernizzazione tecnologica boliviana è questa, mentre una realizzazione del genere potrebbe essere apparsa come il mezzo per il sostentamento e la difesa di un’isola come Cuba, sotto attacco dallo stato-nazione più potente degli anni ’60 – oggi per gli ecologisti, gli ambientalisti e gli attivisti dei movimenti sociali ma anche per la gente del posto lo sviluppo basato su “sfruttamento/espansione” non può più essere una via di uscita.

A metà del ventesimo secolo, il filosofo statunitense Lewis Mumford e il sociologo francese Jacques Ellul erano fra i primi a compiere un’analisi sistemica alla società tecnologica, affermando che la Macchina in sé fosse diventata un modello che si infiltrava in ogni pensiero, azione, ente, architettura e istituzione. Questa forte intuizione fu appoggiata alla fine dello stesso secolo da alcuni studiosi come lo scienziato politico Langdon Winnder, dal fisico Vandana Shivia, dallo storico Kirkpatrick Sale, dal poeta bucolico Wendell Berry, dall’attivista Gustavo Esteva ecc – che erano tutti d’accordo sulla disfunzione essenziale delle tecnologie e sulla società di mega-macchine che alimentano. Il loro operato è stato incoraggiato da un’enorme consapevolezza sull’impossibilità di un continuo sviluppo tecnologico à la società di massa ultimo stadio– per citarne alcuni: Richard Heinberg esperto di Peak Oil (n.d.t. Picco del petrolio), l’ecologista Stepanie Mills, il giornalista Danny Schechter, il biologo E. O. Wilson e lo studioso di petrolio convertito in eco-attivista Jan Lundberg.

Con tutta l’attenzione rivolta agli specialisti internazionali, il Presidente Morales non ha fatto alcun uso dai punti di vista esternati da queste voci – che curiosamente condividono la sua critica di base al capitalismo e alla civilizzazione dominante, così come il rispetto per il buonsenso tradizionale delle culture indigene. Per non citare la miriade di intellettuali, compagni del movimento sociale e pensatori indigeni boliviani, molti dei quali si sono dimostrati cinici per quando riguardo la speranza gloriosa di Plaza de los Héroes nel 2006. Fra questi vi è il presidente del National Council di Ayllus e Markas di Qullasuyvu, Rafael Quispe, che sta richiedendo una moratoria sui progetti di estrazione. Un altro è il teologo e membro del governo Rafael Puente, che chiama la fase amministrativa del 2010 “Borrachero del Poder” (n.d.t. Ebbrezza di Potere). Oscar Olivera, il leader della Guerra dell’Acqua di Cochabamba, afferma che il vero potere risiede “in piazza, non nel palazzo”, mentre sua sorella, Marcela Olivera anche lei coinvolta nella Guerra dell’Acqua, sostiene di conoscere due Evo Morales: uno che fa dichiarazioni ecologiche internazionali e uno che, a casa, sostiene le dighe, l’uranio, gli scavi, pali del telefono e mega-autostrade.

Colto in queste contraddizioni, nell’Agosto 2010, il Ministro dell’Ambiente Juan Pablo Ramos, si è dimesso – “per coscienza”.

Ironie e Contraddizioni

L’ironia è che il Presidente Morales è sostenuto da attivisti di tutto il mondo come uno pseudo Che Guevara moderno.

Il suo fanculo – Copenhagen Cumbre Mundial de los Pueblos Sobre el Cambio Climàtico tenutosi a Cochaamba nell’Aprile del 2010 per gli attivisti del riscaldamento climatico globale è stata un’opportunità rara perché così hanno potuto riunire le proprie energie verso il vero progresso, parlando dei veri problemi ambientali causati dall’eccesso di tecno-capitalismo.

Ma pochi hanno saputo – fra eccitamenti, cerimonie di rinascita, ballerini Aztechi e marce di gruppi locali – che in verità il governo Morales ha ricoperto le carcasse penetranti con dei rami colti nel bosco di Cochabamba. Si è notato poco che hanno installato un lussuoso hotel da conferenze a più piani con connesione Wi-Fi – per l’occasione – nella cittadina di Tiquipaya con le shanty coperte di polvere in cui molte persone vivono dentro baracche di latta. O che il governo ha cosparso file di pali del telefono per i blackberry degli attivisti global, che i residenti utilizzeranno poco, ma che ne risentiranno in salute negli anni a venire.

In più, Morales ha approfittato del riflettore global prima della conferenza, annunciando il suo intendo di lanciare il primo satellite boliviano per le telecomunicazioni che ha lo scopo di espandere le radiazioni elettromagnetiche fino alla parte rurale del paese – e, ironicamente, il nome sarà Tupak Katari, in onore del grande combattente per la libertà. Quando gli attivisti locali provarono a far parte del meeting esibendo striscioni di protesta, i militari li cacciarono.

Adesso il Presidente Morales ha di nuovo ispirato gli attivisti di tutto il mondo, in Cancùn, con i suoi gritos “Planeta o Muerte!” e “Venceremos!”, forse, anticipando brillantemente ulteriori periodi per rafforzare il paese.

Di sicuro il mondo di oggi – così come è, sull’orlo del collasso ecologico, sociale, economico e culturale – ci permette di fare un giro scatenato tra ironie e contraddizioni. Parlando di “Democracy Now” il presidente ha posto simpaticamente una domanda, “di cosa vivrà la Bolivia? Siamo realistici”.

Dai movimenti di decolonizzazione che hanno preso d’assolto il pianeta dopo la Seconda Guerra Mondiale abbiamo imparato una lezione cioè che l’istituzione delle relazioni di potere risultato di secoli di imperi è un impiccio che incoraggia le contraddizioni: come recuperare la dignità locale e l’uguaglianza in un mondo che richiede una partecipazione completa nelle politiche di potere globale. Ci possiamo rispecchiare nella sabiduria/saggezza di The Parable of the Tribes del 1984 dello scrittore Andrew Schmookler il quale dimostra che fino a quando un prepotente è in campo, tutti gli altri giocatori devono in qualche modo – sottomettendosi, co-operando, o facendo altrettanto i prepotenti – pure giocare.

In nome della sincerità, delle buone intenzioni e dell’amore verso la musica charango, sembra che Morales stia permettendo a se stesso – e alla sua nazione – di diventare vittime della situazione viaggiando su una super autostrada lastricata con ciò che qualcuno potrebbe chiamare le fantasie di uno stato del passato.

Titolo originale: “The techno-fantasies of Evo Morales: the consequences of modernization

Fonte: http://www.culturechange.org/
Link
24.12.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di NINO VITALE

Pubblicato da Das schloss

  • marcopa

    Un commento velocissimo e vorrei tornare in seguito con piu’ tempo su questo post. La Bolivia, forse il paese piu’ povero del SudAmerica, ha avuto per il momento alcuni spunti o buone intenzioni da seguire con attenzione. Il voto contrario a Cancun , unico paese del mondo, se e’ stata solo una mossa propagandistica e’ stata comunque una mossa direi addirittura geniale. Secondo l’ IEA, che e’ una agenzia sull’ energia promossa da 28 paesi ad economia avanzata (UE, Stati Uniti,Giappone,Canada e pochi altri) per evitare problem serii al clima si dovrebbe avere, e muoversi realmente per realizzarli, obiettivi piu’ ambiziosi di quelli fissati finora. Quindi dire e votare che bisogna fare di piu’ come ha fatto la Bolivia e’ sacrosanto, giustissimo, da valorizzare. Altre iniziative portate avanti in questo paese sono da approfondire come i programmi per l’ elettricita’ nelle zone rurali con energia solare ( ho inviato un post su questo tema su CDC). Chiudo qui ma davvero vorrei tornare con piu’ tempo su tutto questo.

  • ericvonmaan

    Che furfante questo Morales! Auguriamo al popolo Boliviano che al più presto arrivino tanti squadroni di marines a riportare la libertà e la democrazia, e soprattutto a far gestire le loro ricchezze da qualcuno che lo sappia fare, loro poveretti sono solo dei peones non sono in grado di farlo.

  • duca

    Uè, Glendinning… Paura eh?
    Vedere un continente che si organizza intorno alla gestione delle PROPRIE risorse energetiche senza chiedere il permesso fa un certo effetto eh?… chiedersi perchè preferiscano interlocutori del calibro di Corea e Iran? Troppo complicato, bisognerebbe andare a vedere come è stato curato il giardino di casa da Roosvelt in poi…
    Che lo sviluppo porti con sè enormi contraddizioni non lo mette in dubbio nessuno, bisogna vedere come verranno governate: tra il cartello dei cacicchi separatisti e il dirigismo di un Morales, io personalmente ho pochi dubbi.

  • MassimoContini

    … erano tanto carucci quando vendevano banane !

  • geopardy

    Come si permettono questi cacciatori-raccoglitori di invadere i settori dei padroni delle ferriere d’oltreoceano del Norte.
    Ci sono tante forme inquinanti elettromagneticamente parlando, ma i pali del telefono proprio non rientrano in questa categoria.
    Vero anche che in certe zone bisognerebbe avere un occhio accorto sul tipo di sviluppo, ma questo è il mondo di oggi, in cui la Bolivia vorrebbe, a ragione o no, entrare.
    Una cosa è certa, non possiamo essere noi a criticarla, vedremmo la pagliuzzza nell’occhio dell’altro, ma non il trave nel nostro.
    Ciao
    Geo

  • anna_chapman

    Sempre più propaganda imperialista su questo sito. Prima il fulminato regista fallito cileno-ameericano, nostalgico di reagan e pinochet; ora lo scrittorucolo di questo roussoviano pro-schiavismo (per aiutare gli schaivi, s’intende).
    Ho visto che qui si parla di diritto di esprimere il proprio punto di vista, ma c’è una serie di sezioni con cui i gestori possono dare la priorità che vogliono a chi vogliono. Molti se ne sono andati, e un motivo c’è.
    Ora, questo brutto articoletto neo-imperiale è stato tradotto, letto e riletto, e quindi approvato e pubblicato. Altre cose assai meno…
    Qui si è per l’ecologismo e il decrescitismo, anche anche quando sono solo la pelle di agnello sotto con cui si traveste il lupo?
    Esistono di limiti? (No! non rispondete: si ho visto che ci sono dei ‘limiti’, e che limiti!)

  • Ricky

    Articoli come questo, che trasuda propaganda imperialista e neo liberista da far venire la nausea, mi aspetto di leggerli sull’Economist o Financial Times, non certo qui su CDC. Ma chi é questo Glendinning? Da chi é pagato? Dal gruppo Bilderberg?

  • Ricky

    Propaganda neoliberista mascherata da decrescitismo, che vomito!

  • vic

    Un paragrafo del Glendenning per tutti:
    “In più, Morales ha approfittato del riflettore global prima della conferenza, annunciando il suo intendo di lanciare il primo satellite boliviano per le telecomunicazioni che ha lo scopo di espandere le radiazioni elettromagnetiche fino alla parte rurale del paese – e, ironicamente, il nome sarà Tupak Katari, in onore del grande combattente per la libertà. Quando gli attivisti locali provarono a far parte del meeting esibendo striscioni di protesta, i militari li cacciarono”

    Ma bravo, la Bolivia non ha diritto ad avere satelliti, invece Obama e compagnia dell’industria militar-spaziale possono avere supersatelliti che militarizzano lo spazio con aggeggi dalla tecnologia indicibile, quella si’ che le radiazioni le espande, meglio le focalizza, volendo, vaporizzandoci la testa, (non?) volendo, facendo stramazzere stuoli di uccelli.

    Per parlare della Bolivia bisognerebbe prima di tutto viverci da un bel po’. Una volta temprati dall’esperienza, avendone l’opportunita’, si puo’ anche scriverne.

    In alcune cose l’autore puo’ aver ragione a porsi dei dubbi. Per esempio: essere il deposito mondiale del litio forse alla lunga potrebbe rivelarsi piu’ una maledizione che un’opportunita’. Fu gia’ cosi’ in passato per la regione di Potosi’, da cui gli spagnoli succhiarono fino all’ultimo grammo di minerale prezioso. Gli sfarzi fasulli si dileguarono ben presto in una tragica poverta’ attorniata dallo scempio.
    Non e’ affatto facile gestire certe situazioni, avendo di fronte l’avidita’ di tutto il mondo.

    Le auto al litio, ma. Vedremo. Non ci credo un gran che, osservando come decadono rapidamente le batterie dei laptop, senza vita dopo un manipolo d’anni.

    L’autore senza accorgersene affronta il dilemma: ruota o lama?
    Gia’, i popoli andini non usavano la ruota, non perche’ non la conoscessero, ma perche’ in quelle regioni era una tecnica di trasporto che non conveniva. Le ruote richiedono strade adatte alle ruote, e forza trainante/spingente per farle andare. Be’, fatto sta che oggi quelle strade che collegano qui con la’, lungo notevoli distanze, si chiamano autostrade. Morales deve scegliere fra la ruota ed il lama. E anche fare bene i conti, perche’ la manutenzione dei lama costa molto meno della manutenzione autostradale. Sput (scusate, ho sputato per terra).

    A meno che l’Unesco, cosi’ prodigo di label di qualita’, non dichiari la Bolivia parco mondiale dell’umanita’ e la sovvenzioni per rimanere quello che e’, nei secoli dei secoli. Tenendola muta, li’, ad osservare dall’alto come va il mondo. Esattamente quel che fanno gli ineffabili monumenti muti di Tiahuanacu e di Puma Punchu, testimoni da tempi immemori di uno splendore che fu, di cui noi, e con noi Glendenning, non abbiamo la minima idea. Un sospetto pero’ ce l’abbiamo, che a quei tempi l’alta tecnologia ce l’avessero, anche se non riguardava il cemento armato ma la pietra, quella dura.
    Dura da lavorare con precisione millimetrica e dura da trasportare, magari facendola volare, come nei sogni.

  • duca

    Come se i satelliti di telecomunicazione degli altri Paesi ci inondassero di lievi essenze e fragranze di gelsomino, peraltro…
    Un altro pugno nello stomaco deve essere il progetto di elettrificazione delle aree rurali che prescinde dall’accentramento ( controllo) della produzione e distribuzione di energia e conta su tecnologie “verdi”… nessun precedente può essere tollerato: se si dimostrasse possibile ed economico far funzionare un impianto domestico con pannelli solari, un accumulo (vedi litio) e magari un microeolico di sostegno allora si dovrebbero liberare le “masse” dalla dipendenza delle grandi compagnie energetiche… mica glie lo vorremo permettere vero?

  • lucamartinelli

    lasciamo stare lo squallore dell’articolo, amici. Vorrei segnalare come i media possano distorcere la realta’ e criminalizzare una persona del calibro di Morales. Penso che questa distorsione sia pane quotidiano anche da noi…perche’ tutto il mondo è paese. Buona serata

  • pedronavaja

    L’ho sempre detto: gli apologeti di Morales, sono bipatisan: diffusi a sinistra come a destra.
    Questi purtroppo, non se ne può far colpa, hanno normalmente conoscenze e/o informazioni molto limitate sulle reale situazione della Bolivia e scrivono più per simpatia verso “l’indio” (vecchio rimorso illuminista) o dopo aver acquisito notizie attraverso le veline governative diffuse ovunque in Europa e nordamerica.

    Notizia di oggi in Bolivia (secondaria comunque a quelle sulla scarsezza di alimenti, all’aumento di prezzi, alle conseguenze del “gasolinazo”, poi rientrato, o alla scoperta di un video sulle manipolazioni e le “spese riservate” del governo Morales): le spese militari e del ministero dell’interno in Bolivia sommano il 50% del bilancio nazionale. Solo quelle della difesa sono 9 volte maggiori a quelle di educazione e sport. Salute, educazione e sport sommano l’11% del bilancio pubblico. http://www.eldeber.com.bo/2011/2011-01-17/vernotaahora.php?id=110117005015

    Detto questo, se si può fare un appunto all’articolo, riguarda l’omissione, (comprensibile, visto la maggiore difficoltà per spiegare e comprendere la cosa) di uno dei veri punti della situazione in Bolivia: il domino di due etnie (andine) maggioritarie, quechua e aymara, sulle minoranze meticce, bianche o indigene dell’Amazzonia o del chaco (che comunque, secondo il censo del 2001, rappresentano attorno al 45% della popolazione).

    Per esempio, la costruzione della strada Villa Tunari-San Ignacio, permetterà l’estendersi della colonizzazione e delle coltivazioni di coca dei COLONI quechua aymara e il conseguente etnocidio dei locali indigeni. Ecco cosa dicono i cocaleros di evo morales riguardo agli indigeni della regione, espulsi da questi dalle loro terre ancestrali: http://www.redunitas.org/boletin/06junio10/29cocaleros.php.

    Gli indigeni hanno cercato di opporsi, organizzando anche una marcia, ma l’informazione internazionale pro-morales, appunto bipartisan, non ha dato eco alla cosa. http://www.kaosenlared.net/noticia/bolivia-indigenas-no-permitiran-carretera-villa-tunari-san-ignacio-pas

    Vediamo ora qualche dato concreto visto che, da ciò che propone nel consesso internazionale, la Bolivia appare un paradiso per gli ambientalisti, il posto in cui ritirarsi per vedere come l’uomo può convivere in armonia con la madre terra.

    In Bolivia dall’arrivo di Morales (inizio 2006), grazie al decreto che ha aperto alla legalizzazione del contrabbando di macchine, il parco automotore è triplicato (da 350 mila a un milione di veicoli), con annessi e connessi. Molti degli antichi ayllus (comunità) aymara e quechua andini, dove si coltivavano centinaia di varietà di papate e quinua, si sono convertiti in grandi autovendite. Guai a molestare il commerciante aymara (ecco che fine hanno fatto 4 poliziotti, che peraltro andavano a chiedere una mazzetta: sotterrati vivi http://www.lostiempos.com/diario/actualidad/nacional/20100527/Ayllus%20de%20Unc%C3%ADa%20admiten%20haber%20linchado%20a%204%20polic%C3%ADas_72610_134640.html, http://www.eldeber.com.bo/2010/2010-05-27/vernotanacional.php?id=100526235231).

     Le emissione di CO2 (solo quelle di origine fossile) sono aumentate del 300% negli ultimi 10 anni.

    Produttore di cemento, petrolio e gas (ricordo che la Bolivia è il paese della fascia intertropicale umida meno popolato la mondo e più ricco di materie prime: petrolio, gas, foreste, agroindustria, la metà almeno del litio della terra, oro, argento, ferro, uranio e chi più ne ha più ne metta) la Bolivia deve ora importare gas liquido, diesel e cemento perché il boom della costruzione (favorita dal narcotraffico) e l’enorme aumento degli autoveicoli, sono stati così rapidi che l’industria nazionale non riesce a mantenere il ritmo ci crescita.

    Nella regione tropicale del chapare, l’area di produzione della coca da cui proviene morales, fino ad una trentina di anni fa, prima del boom della colonizzazione quechua aymara che ha occupato terre indigene per coltivare coca, c’era una delle foreste tropicali a maggiore biodiversità della terra. Ora, oltre a lasciare un improduttivo bosco secondario, Morales, in omaggio alla madre terra, costruisce una fabbrica di cellulosa, notoriamente “amica” di acque salubri e cristalline…andate a vedere cosa ha provocato la costruzione di una fabbrica simile alla frontiere tra Uruguay e argentina (http://www.uruguayambiental.com/noticias/PlantasCelulosa.html).

    Si capisce – basta vedere i commenti – che raccontare come la Bolivia non vada verso il paradiso della madre terra enunciato da Morales sia considerato quasi un sacrilegio e chi ne parla un probabile servo degli interessi delle multinazionali.
    Così Morales gode di un trattamento di favore, appunto bipartisan, forse parte del principio voltairiano del “buon selvaggio”, e del famoso (cattivo) concetto di politicamente corretto. Insomma se Berlusconi vuole controllare la magistratura è l’anticamera di una dittatura, se Morales “controlla” completamente la magistratura è l’esempio da imitare.
    Se Morales dice che mangiare pollo fa diventare omosessuali (e per questo ce ne sono tanti in Europa), è folklorico, se gli accenni agli omosessuali li fa Berlusconi sono offese inaccettabili.

    Non so: forse una maggiore prudenza nel confidare tutte, o molte, speranze di “un miglior mondo possibile” a Morales sarebbe consigliata o, almeno, se possibile, cercare di aver maggiori informazioni potrebbe essere un passo avanti: l’articolo tradotto oggi è già un contributo.

  • Ricky

    Morales sará anche pieno di difetti ma almeno non é un burattino della CIA. Ti dá fastidio questo?

  • pedronavaja

    Mi danno eventualmente fastidio le cose che hai letto, che a te invece sembrano non importare, così attento invece ad eventuali complotti della CIA.
    IN questo sei in buona compagnia: usi gli stessi argomenti di Evo. Per lui, la mobilitazione dei 34 popoli indigeni NON quechua aymara, amazzonici e del chaco, contro la costruzione della strada villa tunari-San Ignacio, per la consolidazione dei territorio d’origine e la consultazione previa riguardo lo sfruttamento delle risorse naturali nei loro territori, era finanziata da USAID e la CIA.

    A questo proposito eccoti un link interessante. Vista la provenienza non credo si abbia da eccepire sulla fonte. http://www.albatv.org/Bolivia-Ecuador-El-Estado-contra.html

    Vi si dice, riassumendo, che stranamente queste accuse (di essere finanziati dagli USA) arrivano puntualmente quando i movimenti sociali o indigeni “realizzano mobilitazioni contro il governo e non prima”. Ci si dimentica, facendo un parallelo, quando queste accuse erano usate dai suoi nemici di far parte “della sovversione comunista internazionale e dall’oro di Mosca”.

    Aggiungo, che si dimentica inoltre degli enormi finanziamenti ricevuti da USAID alla regione di coltivazione di Coca, finanziamenti che hanno contribuito fortemente all’ascesa politica di Evo.

  • vic

    Pedro, se vivi in Bolivia, i tuoi commenti sono sempre benvenuti.

    L’avrai capito da te che dalle nostre parti di Bolivia non si parla mai, a meno che ci sia una catastrofe naturale o una sommossa o un’elezione presidenziale.
    Della politica quotidiana si sa ben poco.
    D’altronde e’ faccenda dei boliviani, in primo luogo. Morales l’hanno eletto loro.
    Berlusconi invece l’hanno eletto gli italiani.

    Come vanno le relazioni con gli altri paesi latinoamericani, con i vicini piu’ prossimi? C’e’ un minimo di sintonia?

    Saluti

  • duca

    Mi associo al commento di vic: da noi di bolivia si parla solo quando Morales mastica foglie di coca davanti all’assemblea onu.
    Resta il fatto che la Bolivia, con tutte le sue contraddizioni, sta decidendo del proprio futuro con una autonomia sconosciuta precedentemente, e questo va salutato, a parer mio, come una cosa positiva, e questo voleva essere il senso del mio precedente intervento.
    Il fatto che le rivolte dei separatisti delle province più ricche siano state ricomposte con un paziente lavoro di dialogo mi sembra positivo.
    Guardando a un paio di dati grazzi, la Bolivia è un Paese 3 volte più esteso dell’Italia con 8 milioni e qualcosa di abitanti, una rete stradale di meno di 50mila km contro gli 850mila dell’Italia e una rete ferroviaria virtualmente inesistente… ora io non auspico che la Bolivia si antropizzi ai livelli disastrosi che conosciamo noi, ma forse una certa carenza di infrastrutture esiste. Dopodichè se Morales està emborrachado de poder, sta al popolo boliviano (ma non ai signorotti locali che difendono solo le rendite similcoloniali) fargli passare la borrachera. La visione di un blocco continentale con il Brasile come punto di riferimento, comunque, mi pare che sia la via per un futuro dignitoso ed autodeterminato: se poi il percorso è anche dempocratico, tanto meglio.

    Saluti

  • pedronavaja

    Vic e Duca: ringrazio i vostri commenti costruttivi ed esenti dal solito facile complottismo enunciato da Ricky.

    Detto questo naturalmente ci sarebbero molte cose da spiegare, informazioni da dare, questioni da chiarire.
    A modo di rapido contributo vi invito a leggere alcuni post o commenti inviati da me in altre occasioni: anche se un po’ datati, forse serviranno ha chiarire alcune questioni.

    Sul referendum per la nuova costituzione:
    http://kelebek.splinder.com/post/20523474/Bolivia%2C+un+punto+di+vista+div
    (vi invito a leggere anche i link in italiano in esso contenuti e i commenti nº11 e 15, in cui riporto vari dati storici ).

    Sul trattamento degli stranieri in Bolivia, caso emblematico su ciò che si pensa avvenga e ciò che avviene nella realtà.
    http://www.emigrazione-notizie.org/news.asp?id=7460

    Dibattito sull’informazione e le censure di alcuni blog

    http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/commentiRub.asp?page=5&ID_blog=187&ID_articolo=126&ID_sezione=&sezione=L%27Altramerica

    Sulle ultime presidenziali

    http://www.reportonline.it/2009120738947/politica/elezioni-in-bolivia-unanalisi-a-caldo.html

    Ce ne sono anche altri ma non riesco a trovarli ora.

    Forse in alcuni casi troverete un contributo per avere qualche risposta.
    Per altre ci sarebbe bisogno di nuovi contributi: per esempio Duca ricorda “il complotto separatista” e la ricomposizione di questo con “il dialogo”. In realtà forse più di un complotto era una rivendicazione storico culturale di regioni, quelle dell’oriente della Bolivia, dell’amazzonia e del chaco, da sempre emarginate dal potere del paese. Certamente, se ricomposizione c’è stata, non certo è stata raggiunta con il dialogo, ma con il carcere, le deportazioni, addirittura con alcuni massacri ancora inspiegati (quello dell’hotel las americas). Accennavo l’altro giorno alla diffusione di un video in cui mani anonime (ma si sanno già i nomi dei funzionari del ministero dell’interno coinvolti) consegnavano una forte somma di denaro ad un test chiave di quel massacro affinché scomparisse dalla circolazione. Insomma una trama che non invidia quelle casarecce della nostra strategia della tensione. http://eju.tv/2011/01/agentes-encubiertos/

    In questo c’è una strana sintonia tra la Bolivia di Evo e l’Italia di Silvio: il richiamo alla legittimazione elettorale per cancellare l’opposizione (in Bolivia la cosa è parossistica: l’opposizione è rimossa dai due terzi che dispone il partito di governo nelle assemblee. Deputati e senatori ratificano esattamente, senza discussione, i pacchetti di legge che trasmette l’esecutivo).
    Il controllo della magistratura è totale.
    La grottesca legge sulle autonomie, approvata dal governo, è che consente con una semplice qualsiasi imputazione (“quel sindaco è stato visto in un blocco stradale”) la sua rimozione e l’elezione di un sindaco o governatore del MAS (il partito ufficiale). E’ cosi per esempio che si sta ribaltando il risultato elettorale delle amministrative, sfavorevole al Mas. Molti mormorano sull’inutilità del voto, “tanto poi eleggono sindaco o governatore che vuole il governo”.

    Insomma: raccontare ciò che succede qui non è ne semplice, ne breve.

    Ci sarebbe da raccontare anche sulla questione centrale dal post di CDC: il satellite boliviano…forse un paradosso quando, dopo forse decenni (la gente dice che non si vive una situazione così dall’epoca dell’UDP, metà anni ’80), la popolazione fa la coda per comprare alimenti (si noti: da un paese oramai da decenni esportatore netto di alimenti. Tre giorni fa la distributrice statale di zucchero ha aumento i prezzi del 25%).

    Insomma il dato che ho citato all’inizio dell’altro mio commento è emblematico; si investe in esercito e repressione. Ma la situazione di salute ed educazione non migliorano.

    Il trasporto pubblico è da sempre in mano ai privati. Le lobby privata del trasporto pubblico, elettrice di Evo, fa pagare ad un lavoratore in Bolivia tra il 15 al 25% del suo stipendio solo per arrivare al lavoro (in Europa è tra il 2 e 3%) ed ora chiede insistentemente di aumentare le tariffe.

    Ci sarebbe da chiedersi perché Evo continua a godere di tanti ammiratori nel mondo. Lui stesso dice di essere più amato fuori che nel suo stesso paese.

    Una ragione ho cercato di spiegarla: si sa poco della Bolivia, e quando si sa qualcosa sono normalmente informazioni diffuse dal ministero della propaganda boliviano (DINACOM), riportate dalle agenzia di stampa.  

    Ma forse la prova migliore di questo acritico appoggio internazionale a Morales è stata quella del regalo di natale di Evo: il gasolinazo. 
    Dopo aver diffuso la novella della nazionalizzazioni del petrolio (nota: in un paese che nella sua storia ha quasi sempre avuto il controllo statale sul petrolio. La parentesi semi privata è durata poco più di un lustro), ci si accorge che le cose non funzionano e anche qui bisogna indicizzare il prezzo dei combustibili con il valore internazionale. Ma come? Non eravamo padroni delle risorse naturali? Non si erano espulse le multinazionali? http://eju.tv/2011/01/gasolinazo-revela-fracaso-de-la-nacionalizacin-de-los-hidrocarburos/

    Quindi il 26 dicembre 2010 aumentano di quasi il 100% i prezzi dei combustibili (74% della benzina e 83% del diesel).  Rivolta generale. Per la prima volta Evo vedeva i quechua aymara di El Alto, la sua base elettorale, la città sopra la capitale La Paz, a 4.000mslm, scendere verso la capitale contro di lui. Visto che qui (come in Italia) l’importante e mantenere il potere, il governo, non governare, marcia indietro di Evo prima che sia troppo tardi, e il 31 dicembre si decreta il “reculazo”. Eliminato il decreto di aumento. Ma nel frattempo i prezzi di tutto (alimenti, trasporto, farmaci, ecc) avevano iniziato ad aumentare in una spirale che sembra che il “reculazo” non possa più frenare.

    Ma tutto questo non è stato raccontato da nessuno fuori della Bolivia. I blog italiani, sempre attenti ad ogni mossa di Morales, in completo silenzio. Cercavo la notizia del gasolinazo e la rivolta contro questo e, a parte di alcuni trafiletti del “il velino” (so chi trasmette queste informazioni) nulla.

    Se cercavi in internet trovavi più notizie dell’ultimo aumento del 2005 del presidente Mesa (peraltro molto più modesto).

    Questo è il problema: non esiste informazione, e quella che si diffonde è normalmente prodotto del ministero della propaganda del governo di Evo.

    Quindi, come detto, ben venga il contributo di Glendinning.