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LE ESPORTAZIONI SU MARTE

FONTE: www.economist.com

Le statistiche ufficiali probabilmente esagerano gli squilibri delle partite correnti

Gli economisti sollecitano di continuo

i governi perché adottino politiche utili a ridurre gli squilibri

commerciali globali, ossia, in parole povere, che la Cina dovrebbe ridurre

il suo attivo nella bilancia commerciale e gli Stati Uniti il suo

deficit. Eppure sembrano ignorare uno squilibrio commerciale ben

maggiore: quello che il pianeta Terra sembra avere con gli extraterrestri.

In teoria le bilance delle partite correnti delle varie nazioni dovrebbero

dare somma zero, perché le esportazioni di un paese corrispondono alle

importazioni di un altro. Ma se si sommano le transazioni delle bilance

commerciali dichiarate da tutti i paesi (esportazioni meno importazioni

di merci e servizi, redditi da investimenti netti, rimesse degli emigranti

e altri trasferimenti), nel 2010 il mondo ha esportato 331 miliardi

di dollari in più di quanto abbia importato, stando al World Economic

Outlook del Fondo Monetario Internazionale.
Il FMI prevede inoltre che tale surplus

raggiungerà quasi 700 miliardi di dollari nel 2014.

Che gli alieni stiano comprando borse

Louis Vitton? O forse i piccoli omini verdi si stanno accaparrando i

migliori lettini ai bordi delle piscine degli hotel? Una spiegazione

più realistica è che questo surplus globale rifletta errori

statistici, che i deficit delle bilance commerciali di paesi come gli

Stati Uniti vengono sottovalutati oppure che gli attivi di nazioni come

la Cina vengano esagerati, e di un aumentare sempre maggiore. Il mistero

è poi aggravato dal fatto che il mondo ha avuto un passivo delle partite

correnti per quasi tre decenni, fino al 2005. Nel 2001 il deficit è

stato dello 0,5% del PIL mondiale, ma l’anno successivo le previsioni

del FMI prevedevano che l’attivo avrebbe raggiunto il valore record

dello 0,8% del PIL (vedi parte sinistra del grafico). Questa inversione

di tendenza eccede il surplus della bilancia commerciale cinese

dello stesso periodo.

Infatti gli attivi globali sono adesso

superiori a quello cinese.

Un buco nero statistico di queste dimensioni

suscita dubbi sulla previsione del FMI secondo cui gli squilibri esterni

globali aumenteranno nei prossimi anni. Secondo questa previsione, l’attivo

della bilancia commerciale cinese dovrebbe raddoppiare il suo valore

in dollari tra il 2010 e il 2014. Alla previsione di un aumento di questo

surplus, dovrebbe corrispondere un aumento del deficit altrove.

Tuttavia il FMI prevede che anche il resto del mondo aumenterà il suo

attivo (questo soprattutto per una grossa diminuzione del deficit

degli Stati Uniti).

Cosa sta succedendo? Studi passati

da parte del FMI avevano concluso che il deficit globale degli anni

‘80 e degli anni ‘90 era dovuto in buona misura a una dichiarazione

inferiore ai valori reali delle entrate derivanti da investimenti esteri

da parte dei paesi ricchi e da una registrazione delle ricevute di merci

per cifre minori di quelle reali (vendite a nero, ndt).

Ma nell’ultimo decennio questo “deficit”

sulle entrate da investimenti è diminuito, in parte perché i governi

hanno dato un giro di vite contro l’evasione fiscale e in parte perché

i tassi di interesse sono diminuiti. In uno studio del FMI di Marco

Terrones e Thomas Helbling, si arrivava alla conclusione che la causa

principale del passaggio dallo stato di deficit globale a quello

di surplus globale era dovuto a una errata misurazione dei servizi.

Il commercio internazionale di servizi legali e finanziari – assicurazioni

e consulenze – è difficile da valutare e gli esportatori di tali servizi

sono più facili da individuare degli importatori.

Ad esempio, gli studi legali coinvolti

in affari internazionali sono di solito grandi strutture, mentre la

maggior parte dei clienti spende per i loro servizi somme relativamente

piccole (anche se ai clienti potrebbe non sembrare così). Di conseguenza,

è più probabile che siano gli esportatori (ma non gli importatori)

di servizi a superare la soglia del volume di affari oltre la quale

si viene inclusi nei sondaggi fatti per seguire le variazioni nel commercio

di servizi.

Ma, successivamente a questo studio,

gli errori nella valutazione degli scambi delle merci sono aumentati

notevolmente e sono ora allo stesso livello di quelli che riguardano

i servizi (vedi parte destra del grafico).

Ritardi nei trasporti possono causare

un’eccedenza delle esportazioni sulle importazioni globali quando

il commercio è in rapida crescita, perché le merci in transito a dicembre

sono, per esempio, calcolate come export dalla Cina, ma vengono

calcolate come import dall’America solo a gennaio. Questo non

basta però a spiegare le dimensioni dell’aumento delle discrepanze

statistiche, perché la crescita del commercio è rallentata dal 2007.

Un’altra possibile spiegazione postula
che l’innalzamento di questa forbice coincida grossomodo sia con l’esplosione dei business integrati verticalmente – in cui le ditte localizzano diversi stadi della produzione in diversi paesi -, che con l’aumento del commercio cinese. Una porzione in aumento del commercio è costituita da parti, prodotti semilavorati e prodotti finiti che si muovono oltre i confini nazionali, ma solo tra case madri e consociate straniere.
Nel 2009 gli scambi intra-aziendali hanno rappresentato la metà delle
importazioni americane. I prezzi di trasferimento usati dalle multinazioni per spostare i profitti in tutto il pianeta potrebbero distorcere i dati degli scambi. Gran parte delle anomalie nelle esportazioni e nelle importazioni potrebbero sparire, ma non tutte.

Piu scienza e meno fantasia.

La sovrafatturazione delle importazioni e la sottofatturazione delle importazioni fatto dalle multinazionali americane nel tentativo di ridurre le tassazioni potrebbe significare che il deficit commerciale è in realtà minore di quello ufficiale. Questo porterebbe a un aumento, e non a una riduzione, della discrepanza a livello globale. Ma la sovrafatturazione o la sottofatturazione delle transazioni commerciali “intra firm” vengono anche usate dalle multinazionali per sfuggire ai controlli sui capitali. Un decennio fa le compagnie delle economie emergenti spesso dichiaravano le esportazioni per un valore inferiore a quello reale e le le importazioni per un valore maggiore, in modo da poter spostare capitali fuori da paesi come la Cina. Negli ultimi anni, però, il boom economico della Cina e l’attesa rivalutazione dello yuan hanno fatto sì che gli esportatori non sono più incentivati a sovrafatturare le esportazioni per portare capitali fuori dal paese. In tal caso, l’attivo commerciale di Cina e altre economie emergenti, così come risulta dalle cifre ufficiali, potrebbe essere superiore a quello reale.

Per capire se gli squilibri commerciali a livello globale stanno aumentando o meno, occorre capire dove sono gli errori. Le statistiche sul commercio stilate dai paesi ricchi tendono ad essere più affidabili di quelle delle economie emergenti, dove il sistema di raccolta dei dati è meno sviluppato. Se la maggior parte degli errori vengono fatti dalle economie emergenti il totale dell’attivo nelle partite correnti di tali economie potrebbe essere minore di quello ufficiale. Zhiwei Zhang, un’economista di Nomura, stima che che gli errori causati da profitti non dichiarati da parte di compagnie straniere e i flussi di capitale fatti passare per flussi commerciali potrebbero aver gonfiato l’attuale attivo commerciale cinese di 3-4 punti percentuali (il surplus dello scorso anno è stato del 5% del PIL).

La buona notizia è che il problema dello squilibrio globale potrebbe essere molto meno urgente di quanto molti pensano. La cattiva notizia è che i sistemi usati per misurare le bilance dei pagamanti sono chiaramente meno affidabili in un mondo in cui sono in aumento gli scambi intra-aziendali e sempre più complesse le catene di rifornimento. Questo è importante perché le statistiche inaffidabili causano errori politici. I governi dovrebbero fare un po’ di pulizia su queste cifre.

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Fonte: Exports to Mars

12.11.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di TORTNOISE

Pubblicato da supervice

  • spartan3000_it

    L’articolo tende a suggerire che gli squilibri della globalizzazione non sarebbero cosi’ gravi perche’ in massima parte intra-aziendali. Purtroppo intra-aziendali non significa intra-nazionali che gia’ sarebbe non accettabile perche’ sempre di squilibri si tratta, a meno di non pensare che le corporations non abbiano gia’ sostituito e/o debbano sostituire nella visione dell’articolista le nazioni o, se vi dispiace la parola, i territori. La differenza e’ notevole perche’ significa le nostre sofferenze col bilancio, la disoccupazione, le frustrazioni almeno per chi non ha la fortuna di lavorare per la corporations giusta e al giusto livello. Se lo squilibrio riguarda i territori non mi importa un accidente sapere che gli squilibri sono intra-aziendali e che la coca-cola pareggi le partite sull’import-export coi marziani.