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LE DONNE STANNO DIVENTANDO PIU' TRISTI ?

DI BARBARA EHRENREICH
GuernicaMag

O stiamo noi tutti diventando molto più ingenui?

Il femminismo ha reso le donne miserevoli. Questa in ogni caso pare essere la formula più popolare tratta da “Il paradosso del declino della felicità femminile” un recente studio di Betsey Stevenson e Justin Wolfers che si propone di dimostrare che le donne hanno cominciato a diventare stabilmente infelici a cominciare dal 1972. Maureen Dowd e Arianna Huffington hanno accolto questa notizia con tetra perplessità, ma il commento più comune è stato un trionfante: “Io l’avevo detto!”

Sul sito “DoubleX” di Slate, una columnist trae dallo studio la conclusione che “ il movimento femminista del 1960 e del 1970 ha dato corso ad una costante protesta delle donne mascherata dai manifesti… e ad un marchio, circa il potere sessuale femminile, così indiscriminato da esaltare tutto, dalla prostituzione al piercing sui capezzoli come un’azione femminista – in altre parole, whine, womyn and thongs” [Un modo intraducibile per definire il fallimento del femminismo americano che potrebbe essere in italiano “grida, rivendicazioni lesbiche, e perizomi” Ndt].O, come Phyllis Schlafly più sobriamente ha descritto la cosa, “Il movimento femminista ha insegnato alle donne a vedere sé stesse come vittime di un patriarcato oppressivo nel cui ambito il loro vero valore non sarebbe mai stato riconosciuto e qualsiasi successo veniva considerato per loro irraggiungibile…Questo vittimismo autoimposto non è certo la chiave della felicità”.

Ma è un po’ troppo presto per incolpare Gloria Steinem per la nostra dipendenza dagli antidepressivi (dal Prozac in particolare). Per tutta la serie di grattacapi di notevole livello scatenati dallo studio di Stivenson e Wolfers, qualcuno, a fatica, è riuscito a puntualizzare :1 che vi sono alcuni elementi che hanno a che fare con gli studi sulla felicità in generale; 2 che vi sono alcuni motivi per dubitare in particolare di questo studio; 3 o che, almeno, se si prende in considerazione questo studio, esso non dice assolutamente nulla circa l’impatto del movimento femminista sullo stato d’animo di qualcuno.

Tanto per cominciare, la felicità è una cosa in sé stessa complessa e difficile da misurare o definire. I filosofi per secoli hanno discusso su cosa fosse la sua essenza, ed anche se volessimo definirla semplicemente come la maggiore frequenza di sensazioni più positive che negative, quando chiediamo alle persone se sono felici in realtà chiediamo loro di fare una specie di media in rapporto a un gran numero di stati d’animo e di momenti. Forse mi sono sentito depressa la mattina presto dopo avere aperto le bollette, ma poi mi è arrivata una telefonata da un amico che mi ha rallegrato, e allora, come sono realmente ora?

Un ben noto esperimento psicologico, chiede ai soggetti analizzati di compilare un questionario sul grado di soddisfazione della loro vita, ma devono farlo solo dopo avere fotocopiato alcuni fogli per l’esaminatore. Con una scelta casuale, la metà di essi è stata lasciata a sé stessa perché trovi la moneta da mettere nella fotocopiatrice. Ecco come due economisti hanno riassunto il risultato: “Il grado di soddisfazione per la vita sale in proporzione alla scoperta di avere la moneta da inserire nella fotocopiatrice, chiaramente non per effetto di un guadagno!”.

Quanto al particolare studio sulla felicità in discussione, le bandiere rosse cominciano a sventolare non appena guardate i dati. Non si tratta di essere anti-intellettuali su questo punto, ma i dati che sono alla base di come uomini e donne rispondono all’analisi rivelano una tendenza difficilmente quantificabile a occhio nudo. Solo una manipolazione nascosta delle statistiche, chiamata “sondaggio organizzato delle previsioni” permette agli autori di agire in modo da districare qualsiasi tendenza, e questa è estremamente esile: “Le donne avevano un indice dell’uno per cento in meno, rispetto agli uomini, che indicava che non erano troppo felici, all’inizio del sondaggio (1972); a partire dal 2006 l’indice al femminile presentava un grado più simile a quanto riportato nello studio sull’infelicità”. Differenze di questa portata sarebbero stupefacenti se voi aveste misurato, ad esempio, la velocità della luce in rapporto a varie e diverse situazioni fisiche, ma quando l’oggetto della ricerca è elusivo come la felicità, beh non stiamo parlando di paradigmi, i risultati oscillano.

Inoltre, l’idea che le donne siano scivolate verso la disperazione viene contraddetta da un dato oggettivo del sondaggio sull’infelicità che gli autori stessi riportano: l’indice dei suicidi. La felicità, ovviamente, è uno stato soggettivo, ma il suicidio è un freddo e duro dato di fatto, e l’indice dei suicidi è stato considerato il massimo standard della miseria da quando, nel 1897, il sociologo Emil Durkheim ha scritto un libro su questo argomento. Come affermano nel loro rapporto Stevenson e Wolfers – possiamo supporre con un certo imbarazzo – “contrariamente alla tendenza del benessere soggettivo che documentiamo, l’indice di suicidi femminili è sceso ed anche quello dei maschi è grosso modo rimasto costante per tutto il periodo preso in considerazione dallo studio (1972-2006)”.
Le donne possono essere depresse; gli uomini sono più propensi a spararsi alla tempia.

Un altro piccolo dato che contrasta, ed in merito al quale nessuno, compresi gli autori sembra avere qualche cosa da dire, è che “mentre le donne sono diventate, in minima parte più tristi, le donne di pelle nera sono diventate sempre più felici”. Per citare gli autori “…la felicità pare fortemente aumentata fra i maschi e le femmine di etnia afroamericana…. In realtà, i dati presi in considerazione indicano che il benessere potrebbe essere aumentato più per le donne afroamericane che per gli uomini”.
Lo studio sarebbe meglio che s’intitolasse così: “Il paradosso del declino della felicità delle donne bianche” solo che avrebbe dovuto anche dire che questo problema si sarebbe potuto curare con la melanina e il Restyling.

Ma, presumiamo che lo studio sia gusto e che le donne (bianche) siano diventate meno felici rispetto agli uomini a partire dal 1972. Ciò significherebbe forse che il femminismo ha rovinato le loro vite?

Lo studio di Stevenson e Wolfers, evidenzia che ….. “….il declino della felicità delle donne comprende sia le madri che lavorano sia, quelle che stanno a casa, sia le divorziate che le maritate, sia le anziane che le giovani di tutte le classi sociali e indipendentemente dagli studi effettuati” – come pure comprende sia le madri che le donne senza figli. Se il femminismo fosse alla radice del problema, potreste aspettarvi che l’infelicità sia maggiore fra le divorziate che fra le casalinghe. Quanto all’avere figli, che si presume sia la prima fonte della realizzazione femminile: questi in realtà rendono le donne meno felici.

E se il movimento femminista è stato talmente deprimente, ci si dovrebbe aspettare che le donne più infelici fossero quelle che sono state maggiormente esposte agli effetti nocivi dell’onda femminista. Tuttavia, come riportano gli autori dello studio “non si evidenzia che le donne che hanno sperimentato direttamente le proteste e l’entusiasmo degli anni Settanta, abbiano vissuto una maggiore infelicità rispetto a quelle che stavano nascendo proprio in quel periodo”.

Ciò che dimostra questo studio, se dimostra qualcosa, è che né il matrimonio né il fatto di avere figli rende felici le donne. (I risultati dell’indagine non dicono ancor niente circa il piercing dei capezzoli). E a quanto pare, in proposito non si sono evidenziati problemi rispetto a “eccessive possibilità di scelta”, “bilancio della vita lavorativa”, o a “una seconda opportunità”. Se credete al rapporto di Stevenson e Wolfers, la felicità delle donne è supremamente indifferente alle condizioni attuali delle loro vite, incluse la povertà e la discriminazione razziale. Qualsiasi tipo di “felicità” sia…

Allora come mai tutto questo improvviso scalpore sullo studio di Wharton, che comunque è uscito per la prima volta due anni fa? In gran parte perché è diventato una sorta di cartello di lancio per un nuovo libro del prolifico consulente di gestione Marcus Bukingham, meglio noto per i suoi libri “Il primo”, “Ora spezza tutte le regole”, “Scopri le tue forti capacità”. Il suo nuovo libro “Scopri la tua vita più vigorosa: ciò che le donne più felici e di grande successo fanno in modo diverso”, è l’impersonale classico del pensiero positivo del genere che parla di auto aiuto: all’inizio parla di cuori infranti citando il fatto che le donne infelici si identificano solo dai nickname che usano per le loro e-mail (Countess1, Luveyduvy ecc.) poi riporta le storie di donne di successo, seguito dall’obbligatorio test cui auto sottoporsi per scoprire “Il ruolo che sareste destinate a ricoprire” (creativo, assistente, influenzatore ecc.) tutti libri che si concludono con un allegato che riporta una serie di prodotti che si possono acquistare, in relazione all’argomento, compreso un “video di introduzione” di Buchingham, una guida “del partecipante” che contiene “esercizi” per conquistare la felicità e un’infinità di set degli “Otto piani per una vita vigorosa” dai quali attingere.

Il giornale Huffington Post ha scritto un articolo su Buchingham nel quale afferma che il proseguire della sua campagna di vendita è una vecchia storia: se volete vendere qualche cosa, prima di tutto dovete scoprire la terribile affezione che questa cosa potrà guarire. Negli anni Ottanta, quando gli impianti al silicone stavano cominciando la loro ascesa, i dottori avevano scoperto la “micromastia” – il disagio provocato da un seno scarso. Più di recente, quando i ricercatori delle principali compagnie farmaceutiche scoprirono il Viagra per la femmina, fu stupefacente la scoperta che un 43 per cento di donne soffriva di “Disfunzioni sessuali femminili”, ovvero FSD. Ora si tratta di infelicità e la gamma delle “cure” potenziali è abbagliante: Seagrams, Godiva e Harlequin, prendete nota.

Titolo originale: “Are Women Getting Sadder? Or Are We All Just Getting a Lot More Gullible?”

Fonte: http://www.guernicamag.com
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13.10.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di PAOLA BOZZINI

Pubblicato da Das schloss

  • Coscienza_di_classe

    E’ molto semplice:le donne,dopo essere state uno straordinario veicolo
    per le idee progressiste,si sono spostate nel tempo verso posizioni piu’
    reazionarie e fasciste nel mondo intero.Non tutte ovviamente ma la maggior parte,come la povera Orianna Fallaci che nella fase finale della
    sua esistenza ha fatto un’indegna campagna contro l’ISLAM reo secondo
    lei di essere una religione intollerante e razzista.Donne svegliatevi,non
    siate lo strumento della controrivoluzione.

  • mickey

    Se le donne sono meno felici è difficile da stabilirlo, certo è che la presunta infelicità è un altro incentivo alla medicalizzazione e al marketing e al commercio di “prodotti” che oltre a farci perdere la salute, ci fanno perdere la dignità. (I primi ad essere soddisfatti della soddisfazione sessuale femminile sono gli uomini)
    E noto che anche sul fronte “artistico”delle canzoni, dei libri, e dei film prodotti da donne sulle donne la volgarità è diventata sinonimo di “liberazione”, le donne in virtù del proprio genere si sono fatte invisibili portavoci della visione maschilista.

  • Cornelia

    In genere gli uomini depressi prima di spararsi alla tempia sparano anche a moglie e figli.
    Sarà per questo che le donne sono infelici…

  • myone

    Le donne in generale sono milgiori degli uomini, se una gran parte sfora, e’ perche’ gli uomini rimangono in parte coglioni, e in parte come uomini non sono ancora arrivati.
    E lascio qui, senza dire altro o approfondire, e senza togliere una parte di responsabilita’ a una gran parte delle donne, sopratutto giovani o troppo uomini.

  • Boero

    Il femminismo non soltanto ha reso le donne più infelici,ma ha anche fornito loro un feticcio contro cui scaricare la conseguente frustrazione:l’uomo,la ”società patriarcale”.Così facendo ha cristallizzato la loro situazione,in un’illusione che presto o tardi dovrà terminare.Prima cominciano a ragionare abbandonando gli slogan e i vittimismi e meglio è.Anche per loro.

  • stefanodandrea

    la libertà costa. Sempre
    Le classi dirigenti della terra italica sono state secoli in schiavitù o servitù. Il popolo italiano per secoli è stato abituato ad essere servo.
    Conquistata la libertà, è allora che comincia il difficile. Ciò è sempre vero.
    Le donne prima erano asservite. E in quella situazione è più facile essere felici. Ora sono libere. E perciò la vita è dura.
    Si tratta di una regola generale. Pensate ad una persona che ha figli. E’ meno libera di una che non li ha. Deve alzarsi a una certa ora accompagnarli all’asilo, riprenderli, guadagnare a sufficienza per camparli. Tutti poblemi inesistenti per chi non ha figli. Eppure, mentre è relativamente facile dare un senso alla pripria vita quando si è genitori – è l’esistenza stessa dei figli che ti impone cosa devi fare – è molto più difficile quando i figli non ci sono. Come riempire la vita? come darle un senso? Che fare? Domanda necessarie per chi non ha figli e non necessarie per chi li ha.
    L’errore sta nel credere che la felicità sia proporzionale alla libertà. La libertà è sinomimo di responsabilità; di problemi; di scelte; di drammi. Tutte questioni che non si pongono nemmeno per il bambino, che non è libero ma è felice.

  • maristaurru

    io immagino ci sia una concomitanza di cause: cadute molte illusioni dl femminismo, scoperta che in troppi casi le donne per un insieme di motivi, invece di essersi liberate.. si sono fregate con le loro manine: caduta la favola della fragilità femminile, arrivata la vittoria della parità del piffero intesa come : siamo pari quindi tu donna fai anche quello che faccio io, ma io non faccio manco per il cavolo quello che tu sai fare meglio di me (la seie di incombenze femminili noiose e poco gratificanti), risultato: sono responsabilizzate e stanche morte. Aggiungi che DEBBONO odiare il maschio, se vogliono conformarsi al gruppo delle donne che contano, diciamo così.., aggiungi che tra di loro sono in competizone forsennata e spessissimo sleale, qualunque cosa cerchino di far credere ai maschietti in contrario.. le donne non amano se stesse e si odiano fra loro specie se entrano minimamentein competizione, ma come cavolo fanno ad essere, non dico felici, ma serene? Sono quasi sempre con la faccia arrabbiata ed i pedicelli, come potrebbe essere altrimenti?
    Mettici poi le super impegnate ambiziose che debbono per forza apparire tormentate, agitate, pronte ad interminabili riunioni, cortei, papelli , articolesse roboanti e spesso incomprensibili, ma assai apprezzati nel giro, quelle che se c’è un maschio in ufficio si propongono la mission di scalzarlo, e spesso usano mezzi subdoli e per niente femministi, ma molto femminili. Quelle che comunque si costringono ad un atteggiamento di chi ha sulle spalle di donna liberata tutto il pondo dei mali del mondo, lei arrivata ed intelligentissima che più intelligente non si può.. una fatica che strocherebbe chiunque , e si vede tutta, ma quando mai saranno felici poveracce!

  • Hassan

    OGNI donna sicuramente è migliore di TE, che sei un miserabile coglione con la bava alla bocca che non è capace nemmeno di scrivere quattro righe in un italiano vagamente comprensibile. E ti ripeto il consiglio che ti ho dato più di una volta: prendi le medicine che ti ha ordinato il medico.

  • Hassan

    E le donne depresse ammazzano i propri figli.

  • Hassan

    Il femminismo ha reso le donne infelici ?

    FONTE: http://antifeminist.altervista.org/opinioni/donne_infelici_neil_lyndon.htm

    Avete avuto quello che volevate, ragazze, smettetela di frignare: Ha il femminismo reso le donne infelici ? (bè questo articolo sicuramente lo farà)
    di Neil Lyndon, 4 Giugno 2009, The Daily Mail
    Traduzione: Antifeminist.altervista.org

    Uno di questi giorni, le donne dovranno decidere una volta per tutte cos’è che vogliono esattamente. In seguito potranno fare a tutti noi un gran favore dicendo, in modo chiaro, ciò che hanno deciso di volere. E una volta fatto questo, potrebbero coprirsi di gloria tenendo fede a quello che hanno detto.

    In altre parole, è giunta l’ora che le donne – e specialmente le loro auto-proclamate portavoci – inizino a comportarsi come adulti completamente maturi e come cittadini. O è questo chiedere troppo ? A quanto pare lo è.

    Un sondaggio pubblicato questa settimana ci dice che le donne oggi sono ben lontane dell’essere felici e desiderano di poter vivere come facevano le loro madri e nonne – non essere costrette a lavorare così tanto e poter spendere più tempo con i loro figli.

    Il sondaggio, Il Paradosso del Declino della Felicità Femminile, riferisce che le donne di ogni età e fascia di reddito sono meno felici delle donne di 40 anni fa e meno felici degli uomini di oggi.

    Nonostante la liberazione sessuale e maritale, l’aumento considerevole di opportunità di carriera e di guadagno, i privilegi legati all’istruzione e la completa demolizione delle convenzioni inibitorie che limitavano la libertà delle donne nel passato, le donne di oggi descrivono se stesse come aventi una bassa sensazione di ‘soddisfazione di vita e di benessere’.

    Bè, gli uomini potrebbero sentirsi autorizzati a rispondere: benvenute nel mondo reale, dolcezze.

    Ciò di cui vi state lamentando è quella stessa vita che voi avete promosso e celebrato quando vi stavate pavoneggiando cantando ‘le sorelle lo stanno facendo per loro stesse’.

    Una reporter donna ha spiegato perfettamente il problema illustrato in questa ricerca, dicendo: “E’ come se, in qualche modo, abbiamo avuto tutto e poi abbiamo scoperto che non era esattamente quello che volevamo”.

    Questo è esattamente quello che ho predetto – contro un torrente di denigrazioni e derisioni da parte delle femministe – per più di 20 anni.

    Il mio libro, “Niente Più Guerra Fra i Sessi: Il Fallimento del Femminismo”, è stato non solo la prima critica radicale, egualitaria e progressista dell’ideologia femminista (l’ultima e la più resistente delle false fedi secolari del ventesimo secolo, come il Marxismo dal quale ha preso i suoi principi fondamentali).

    Il libro analizzava anche in dettaglio le conseguenze intollerabili che sarebbero risultate per le donne se a queste fosse stato richiesto di contribuire sia con un notevole contributo monetario ai guadagni della famiglia e, allo stesso tempo, essere le uniche responsabili, o anche solo le principali responsabili, per l’accudimento dei figli.

    E’ stato ovvio per me, negli ultimi 25 anni, che la parità sociale e politica delle donne (che sostengo sinceramente e senza riserve) non avrebbe potuto funzionare a meno che gli uomini non diventassero ‘pari’ come genitori all’interno delle mura domestiche.

    L’egoista, presuntuoso, antimaschile e rapace femminismo del tipo ‘dobbiamo-avere-tutto’ dei Cosmopolitans [Ndr. rivista americana per femmine], è sempre stato una ricetta che caricava le donne di un peso insopportabile, di uno stress intollerabile, di un fallimentare tentativo di riuscita afflitto da senso di colpa e auto-colpevolizzazione, e alla fine, di una situazione completamente miserabile.

    Il fatto è, signore, che se riuscirete ad avere tutto, lo sforzo e il peso molto probabilmente vi romperanno la schiena.

    Prima di simpatizzare con questa triste condizione, però, dovremmo forse ricordare a noi stessi della moltitudine di benefici senza precedenti, di benedizioni e vantaggi che sono stati rovesciati sulle donne moderne che adesso stanno frignando per la miseria della loro ‘soddisfazione di vita’.

    Sono diventate le donne più privilegiate, viziate e assecondate nella storia dell’umanità. Sono le prime a vivere le loro intere vite senza la minaccia della guerra o di calamità. Sono le prime donne mai nate che hanno potuto controllare e regolare la loro fertilità con completa affidabilità, e sono le prime ad avere i mezzi e il diritto di scegliere un aborto se hanno fatto un errore o hanno cambiato idea sulla gravidanza.

    Sono le prime ad essere state liberate da ogni restrizione per quel che riguarda il vestiario o il modo di comportarsi, e le prime per le quali non esiste alcun limite riguardante le altezze a cui potrebbero aspirare in qualsiasi carriera – sia essa in politica, servizio pubblico, commercio, nell’arte e nello sport.

    Questo non lo pensereste mai se date ascolto alle femministe, ma la verità è che ognuno di questi benefici sono stati portati avanti e assicurati alle donne dagli uomini.

    Motivati dalla coscienza e dal desiderio di giustizia e parità, furono principalmente gli uomini che rivoluzionarono la posizione delle donne. Già vedo la vostra mandibola cadere a terra dinanzi a questa precisa idea, ma se non ci credete, ponetevi queste domande: quante donne deputate sedevano nei banchi della House of Commons [Ndr. il parlamento britannico] quando, con una maggioranza di due a uno, il Parlamento passò la legge con la quale nel 1918 estendeva il diritto di voto alle donne ? Risposta: manco una.

    Chi fu responsabile per l’Abortion Act del 1967, e il Divorce Reform Act del 1960 ? Uomini. Chi trasformò in legge l’Equal Opportunities Act e il Sex Discrimination Act ? Uomini.

    Nonostante ciò le donne della nostra epoca hanno vissuto tutta la loro vita con la convinzione assoluta di essere parte di una oppressa classe di vittime che hanno dovuto lottare eroicamente per la libertà contro una società crudelmente organizzata dagli uomini per il beneficio degli uomini (‘Le donne sono i negri del mondo’, come disse una volta quell’incorreggibile sciocca di Yoko Ono).

    Questa è una colpa imperdonabile del femminismo. Di tutti i danni alla nostra epoca prodotti da quella perniciosa e velenosa ideologia, nessuna è stata più dannosa di questa assurda bugia – che gli uomini opprimono le donne per preservare il proprio potere.

    La palese verità degli ultimi 200 anni è che gli uomini volevano un cambiamento per le donne tanto quanto lo volevano per loro stessi.

    E’ per il motivo che tutti quanti continuano a dare credito a questa finzione femminista che non riusciamo a riconoscere le disparità e gli svantaggi degli uomini nella vita familiare. Non viene nemmeno segnalato nel nostro barometro sull’ingiustizia che gli uomini sposati non hanno ancora diritti automatici come genitori.

    In modo simile, dato che supponiamo che tutta l’ingiustizia di genere e di disuguaglianza si trovi nella posizione delle donne, non siamo in grado di riconoscere le disparità che affliggono gli uomini nel divorzio.

    Sondaggio dopo sondaggio, gli uomini si lamentano per le richieste lavorative e sperano di poter avere più tempo da passare con i loro figli. Nonostante ciò la legge continua a discriminare contro i padri nel concedere tempo dal lavoro per la cura dei bambini.

    E nemmeno riteniamo una ingiustizia intollerabile e una disparità il fatto che agli uomini venga ancora richiesto di lavorare cinque anni in più delle donne prima di poter chiedere una pensione statale (è così tipica la capacità delle femministe di alterare la verita che Germaine Greer una volta descrisse questa disparità come un vantaggio per gli uomini).

    Gli uomini non lo dicono generalmente, ma la realtà è che le cose non sono completamente meravigliose nemmeno per noi. La differenza e che noi non pensiamo di avere un diritto divino di incolpare le donne per questo.

    [ FONTE: Daily Mail ]
    [ TRADUZIONE: Antifeminist.altervista.org ]

  • Hassan

    Il maschio pentito

    Il maschio pentito è il maschio politicamente corretto e cioè addomesticato, o meglio l’uomo della rinuncia. Rinuncia ad una presenza significativa in famiglia, rinuncia all’ educazione affettiva alla vita del figlio che si è concepito, rinuncia alla propria storia. Il Maschio Pentito oggi consiglia, promuove e pratica quell’autodafè per maschi che è il processo al maschio. Il processo di solito si compie pubblicamente in televisione o sui giornali, viene ormai promosso e gestito direttamente dal maschio, non c’è più bisogno nemmeno della corte al femminile. L’imputato è naturalmente colpevole, infatti si processa la sua natura di maschio. Il processo consiste in una sequenza ormai proceduralizzata che prevede nell’ordine: accusarsi in quanto maschio pubblicamente di ogni infamia trascinando solidarmente nella colpa tutti gli altri maschi, con a seguire la dichiarazione di vergogna e abiura della propria identità, la promessa di cambiarla in base al nuovo modello del giorno meglio se suggerito da una donna psicologa, che normalmente propone una specie di collezione estate inverno dell’identità maschile, la dichiarazione di superiorità delle donne in tutti i campi e l’invocazione finale alla futura città delle donne, nuovo e ultimo nonché unico paradiso realizzabile in Terra. In questo modo il maschio pentito ottiene il perdono di essere maschio, la riammissione nella simpatia del direttore della rete o del giornale o del conduttore o del pubblico con connesso applauso,il semaforo verde all’ingresso del nuovo mondo dove tutti sono felici magari con la garanzia di qualche passettino in carriera in più. Tuttavia non basta, e a convincere che indietro non si torna, ovvero maschi non si è proprio più, ci vuole anche una serie di atti di degradazione. Così con naturalezza, entusiasmo e commozione buonista, in tutti i talkshow e le rubriche televisive di stato e private che contano, appaiono, accolti come modelli del Nuovo Maschio, similmente ai forzati del pentimento di ogni tempo e di ogni identità, nel passato politica o sociale o religiosa o di razza, oggi di genere, pensionati anticipati alle prese con centrini, poveracci che per arrotondare si spogliano in pubblico fra i gridolini di eccitazione delle donne, maschi letteralmente demoliti psicologicamente ed esibiti con fierezza dalla ” Donna liberata che ha impostato un nuovo rapporto con il partner anch’esso liberato”, castrati psicologici di tutti i tipi e motivazioni che hanno rinunciato ad ogni recupero e ben si prestano a far professione di quella tragica e vergognosa resa e rinuncia a se stessi come maschi e padri che la cultura e il potere di oggi chiede loro. Cose naturalmente già viste nei processi dei regimi totalitari di ogni tempo e che oggi vengono riproposte senza un attimo di sgomento dai maschi pentiti nel ruolo di educatori di regime, come nuova via all’uomo nuovo, al maschio redento, al Nuovo Modello di Maschio. Questi maschi pentiti ed educatori di regime sono così numerosi e così solerte e così intensa la loro gara nel dimostrarsi i più pentiti e nel predicare il pentimento altrui che non ci si può esimere dal compito pietoso, ancorché difficile, di mettere ordine in una corsa così affollata e frenetica in modo che a ciascuno sia dato secondo il suo pentimento effettivo, in attesa naturalmente che ciascuno riceva secondo il suo pentimento e da ciascuno provenga secondo il senso di colpa di cui è capace. Abbiamo così pensato di attribuire periodicamente il titolo di maschio pentito a colui che più si sia distinto in questo ruolo: a fine anno potremo stilare una graduatoria e attribuire il primo premio al titolo di Maschio Pentito.

    http://www.archiviomaschiselvatici.com/accadeoggi/pentito.htm

  • Hassan

    E’ una guerra vera

    Oggi, in Italia come in tutto l’Occidente, sono proprio gli uomini i più entusiasti sostenitori dell’ascesa delle donne. Basta vedere come moltissimi di loro si entusiasmino di fronte a ogni nuovo record femminile quasi augurandosi un’ipotesi di “sorpasso” da parte delle femmine nei confronti degli uomini per superiorità cerebrale o muscolare.

    E’ significativo notare come costoro non facciano il minimo tentativo per affermare in modo positivo l’identità virile, rinunciando a qualsiasi forma di orgoglio di Genere. Addirittura, alcuni di loro hanno sostenuto che l’ingresso nell’esercito delle spocchiose femminucce, capaci, in questa epoca, soltanto di scimmiottare (male) gli uomini, in tutto e per tutto, ha portato …”tenerezza e sentimenti” (sic!) fra i soldati, come se gli uomini ne fossero del tutto privi.

    Un atteggiamento non solo irritante e ridicolo, ma anche e soprattutto falso. Perché non vi è alcun dubbio che nel tono trionfale con cui viene commentata l’ascesa femminile ci sia un chiaro accento di falsità. Un atteggiamento che di maschile e di “Verticale” non ha nulla e che ricorda quello che succedeva nei cortei femministi quando gli uomini (?) facevano timidi girotondi plaudenti attorno alle donne che li insultavano, sperando, dopo, di combinarci qualcosa. E le femmine, ovviamente e astutamente, raddoppiavano gli insulti verso questi sostenitori non richiesti della loro causa.

    Il motivo per cui il “nuovo sesso forte” si incazzava ancor di più? Semplice. Perché questi “senza palle” puzzavano di menzogna lontano un miglio.

    Lo stesso succede oggi nelle “entusiastiche” cronache maschili della disfatta dell’uomo, una maniera “opportunista” per ingraziarsi le femmine. Viene anche il “sospetto”che questi pseudo uomini seguano una realistica raccomandazione di Mao: “Bastonare il cane che annega”.

    Ovvero, accelerare una fine guadagnandosi qualche prebenda presso quello che loro immaginano essere il Genere Vincitore. Un genere, quello femminile, che ormai per (quasi…) tutti è il “vero sesso forte” non solo per le ultra presuntuose femminucce, ma anche e soprattutto per la massa di castrati mentali che si “aggira” in Occidente.

    Ma su quali dati si basa questa convinzione? Forse perché vivono mediamente 6/7 anni di più? Oppure perché a scuola ottengono risultati (mediamente) migliori? Oh sì, certo, ma è anche vero (visto e considerato che “loro” si “aggrappano” da tutte le parti…) che in alcuni paesi poveri come lo Yemen vivono mediamente 41 anni contro i 45 dei maschi; è sicuro che gli uomini sono fisicamente più forti e che la stragrande maggioranza delle persone “super intelligenti” appartengano al genere maschile…(rapporto di 4 a 1- Studi pubblicati in un recente passato su “Science”).

    Sarà perché in mezzo alle gambe hanno un “qualcosa” di straordinariamente potente? Sul fatto che sia potente, non vi è alcun dubbio, ma se non erro, quel “potere” lo avevano anche 2000 anni fa, ai tempi degli antichi (e grandi) Romani.

    …e poi,dove sta scritto che quello che abbiamo in mezzo alle gambe noi uomini vale meno della loro fica?
    Sarà perché partoriscono? Sì, ma se non ricordo male, senza la collaborazione maschile, ciò non potrebbe mai accadere.

    Sarà perché in futuro l’ingegneria genetica e le biotecnologie permetteranno loro di fecondarsi da sole? Ma anche in questo caso dovranno ringraziare gli uomini perché sono loro i Padri dell’ingegneria genetica e delle biotecnologie…

    …e dopo cosa faranno? Lesbicheranno fra di loro? Elimineranno definitivamente il contatto con quel “coso brutto sporco cattivo e puzzolente”? Rimarranno da sole sul pianeta?

    Insomma, queste presuntuose, cosa cavolo faranno? E già che ci siamo, come mai i due terzi delle persone depresse, i tre quarti di quelle esposte agli attacchi di panico e il 90% di quelli che soffrono di anoressia e di bulimia sono donne? Come mai i centri di cura, malgrado si moltiplichino, hanno enormi liste d’attesa (femminile)?

    Non sarà che la loro è semplicemente una “maschera sociale”?

    …non sarà che questi dati stanno a significare che tra le appartenenti al genere femminile il disagio mentale è una realtà più che diffusa? E che la “debolezza”, la crisi di “ruolo” non è un fenomeno che tocca solo gli uomini?

    Non sarà che prima o poi sentiremo una … Grande Esplosione?

    Caronte – Febbraio 2003

    http://www.uomini3000.it/208.htm

  • Drachen

    non è mai stato “tu donna fai quello che faccio io”.
    hai mai visto dei muratori donna? hai mai visto una presenza nelle forze armate significativa e non solo simbolica? (nonostante lo scandalo dei test di ammissione nell’areonautica facilitati per il gentil sesso). hai mai contato le morti bianche per genere di appartenenza?
    il problema è che le donne vogliono fare, giustamente, lavori non usuranti quando possibile. il problema delle carriere poi è dovuto solo in parte alla maternità come svantaggio, ma anche al fatto che è il sistema economico a privilegiare chi fa straordinario. non c’è nessun complotto in essere, semplice interesse. a questo punto però parlare di “-ismi” non ha senso, bisogna criticare l’economia, non una presunta cultura.
    le donne sono deresponsabilizzate e sono stanche morte solo perchè lo sforzo prodotto non è compensato da soddisfazione. ora fare figli non ha più l’importanza di un tempo e molte si pentono di farli. di questo si dovrebbe parlare. anche la paternità è stata eradicata ed è molto difficile, checche se ne dica, che una donna rinunci al controllo totale sui figli in termini educativi. questa “simbiosi insoddisfacente” è uno dei drammi odierni.
    per il discorso del “fica-power” sono d’accordo. ma il “fica-power” è una cosa che le femministe propugnano e diffondono. quindi è bene che si capisca di che femminismo stiam parlando. io noto molte autoproclamatisi femministe il cui scopo è rivendicare proprio questa superiorità verso l’uomo, questo sottolineare che noi siamo “dipendenti”
    dai loro “mezzi femminili”.
    se il femminismo come movimento, non ha mai condannato ciò, allora ne diventa automaticamente responsabile.

  • Attila

    Rispondo alla affermazione di Myone secondo cui “le donne sono superiori agli uomini”. A parte che questa affermazione è chiaramente di stampo razzista, perchè è discrimina le persone in base al sesso. Infatti sostituendo al posto di donne e uomini, i termini “bianchi” e “negri” cosa ne uscirebbe fuori? C’è il razzismo applicato alle razze umane(quello condannato) e poi c’è quello applicato ai generi sessuali(questo sempre giustificato in nome della “parità” femminista, s’ intende!). Purtroppo le affermazioni di Myone sono diventate norma in questo Occidente, quasi come fosse un dogma, un qualcosa di obbligatorio. Chiedo a Myone, e a tutti i maschi zerbini come lui, che fanno tali affermazioni, se anche egli si sente “inferiore” alle donne, oppure lui è l’unico a non essere inferiore alle donne. Temo che la risposta sia la prima, cioè egli si sente inferiore, e quindi fà di tutto per guadagnare l’ approvazione delle donne a costo di fare lo zerbino, lo scendiletto. Nel caso in cui Myone, invece, fosse una donna, gli chiedo allotra cortesemente di dimostrare la sua “superiorità” rispetto a quei milioni e milioni di uomini che lavorono, producono e muiono per mandare avanti la società, copmpreso Myone.Io non sono maschilista e quindi non credo che tutte le donne amino essere adulate dai maschi zerbini.Io credo che la superiorità di una persona rispetto all’altra non sta nel suo sesso o nel colore della sua pelle, ma nella sue capacità intellettive, morali e umane. Detto questo, chi come Myone, i zerbini e le femministe amano a fare la guerra tra i sessi proclamando l’ affermazione razzista sulla “superiorità” del sesso femminile nei confronti di quello maschile, trova pane amaro per i suoi denti, perchè anche oggi che vi è la “Parità” e il corpo docente è quasi completamente femminile e i docenti all’ università scelgono nella maggior parte dei casi assistenti e ricercatori di sesso femminile, ecco nonostante questo, le scoperte e i contributi alla scienza, alla tecnica, all’ economia..sono quasi esclusivamente merito di uomini. Quando si tratta di cervello e farlo ingranare non c’è femminismo o “maschilismo” che tenga, cari zerbini e care femministe. Anche sul lavoro è la stessa cosa: chi muore sul lavoro sono nella stragrande maggioranza dei casi UOMINI, questo perchè le femministe, quando si tratta di voler avere posti nei settori di comando dietro una scrivania si proclamano il “vero sesso superiore”, ma quando si tratta di doveri e mansioni rischiose si trincerano dietro il “sesso debole” di patriarcale memoria. Che ipocrisia!! Inoltre se proprio le donne sono superiori agli uomini, allora mostrate la coerenza: mettetevi voi donne nei posti di comando, nelle miniere, nelle fogne, governate la politica, l’economia, la scienza. Vediamo un pò. Se siete superiori, cosa aspettate a farlo? E voi maschi zerbini, cosa aspettate a farvi da parte se vi sentite inferiori alle donne e vi rammaricate che il mondo non è governato e gestito da loro?? Please, i fatti!!!
    Mi fermo qui, voglio lasciarvi un mio articolo di tempo in cui descrivevo i maschi zerbini. Noi militanti antifemministi e antisessiti li chiamiamo “Maschi Pentiti”. E’ un termine “scientifico” coniato per loro. Ecco il link, buona lettura:

    http://ilvolodidedalo.blogspot.com/2008/10/maschi-pentitigli-odierni-kapos-e.html

  • Attila

    Anzi, ve lo metto qui questo mio articolo sui maschi zerbini, cioè i “maschi pentiti”:

    Maschi Pentiti:gli odierni Kapos e sacerdoti di una nuova religione

    Contrariamente a quanto si pensi, i famigerati Kapos dei campi di concentramento nazisti, non erano affatto degli addetti nazisti e “ariani”, ma essi stessi prigionieri, e per di più ebrei. Primo Levi, superstite di Auschwitz, in quel capolavoro del suo libro “Se questo è un uomo”, spesso si sofferma con amarezza sulla bruta figura dei Kapos, una sorta di capi-prigionieri che si occupavano, per conto della direzione del campo, di impartire ordini e disposizioni agli altri prigionieri loro subalterni. Spietati e feroci nell’ umiliare e percuotere i loro consaguigni prigioneri sottoposti, i Kapos ebrei, che avevano acquisito questo grado di prominenza ingraziandosi la considerazione e la “simpatia” dei guardiani(le SS) e dei responsabili del campo, potevano conservare quel così agiato ruolo solamente attraverso una costante oppressione dei loro compagni di ruolo inferiore; insomma il grado di brutalità e ferocia era un indispensabile requisito da esibire al cospetto delle SS, per ottenere e mantenere quel grado di prominenza che fatiche e stenti risparmiava, con conseguente incremento della possibilità di sopravvivenza. Casi simili di oppressione di schiavi su altri schiavi, si sono riscontrati- in un periodo antecedente a quello nazista- nelle Americhe, nel periodo più acuto della tratta dei negri, allorchè tra gli schiavi neri dei bianchi proprietari di terre e piantagioni, venivano reclutati dei capi schiavi che-anche loro come i futuri i kapos- si occupavano di sorvegliare i loro compagni consaguigni prigionieri e di frustarli,in caso di mancanze o insubordinazione, al grido di “sporco negro”. Il principio di base su cui si reggeva la struttura sociale della gerarchia schiavistica nelle piantagioni americane e nei lager nazisti era lo stesso sui cui, oggi, poggiano i presupposti del “maschiopentitismo”. I Maschi Pentiti, rappresentano, purtroppo, in Occidente, una fetta considerevole-e forse, maggioritaria- del genere maschile, e la loro influenza negativa sulla dignità maschile-accompagnata al contempo dalla divininizzazione nei confronti del genere femminile- è così devastante, che essi possono essere considerati le pedine fondamentali attraverso cui la dittatura femminista e femminile-imperante in Occidente- esercita la sua egemonia e il suo controllo sia nei sistemi politici, economici e produttivi, sia nelle coscienze delle persone. I maschi pentiti sono la ragione stessa dell’ esistenza, della sopravvivenza e della consolidamento del Sistema Vaginocentrico-cioè di quella vasta struttura di privilegi giuridici, sociali, morali ed economici di cui godono le donne occidentali a tutto discapito degli uomini- in quanto,con la loro presenza nei sistemi di potere politici, economici e giuridici, permettono alle donne di usufruire dei suddetti privilegi, e, inoltre, la loro genuflessione nei confronti del genere femminile, unita all’autodenigrazione del genere a cui fanno parte-quello maschile- sancisce di fatto la vittoria delle tesi femministe, in quanto accreditatesi presso il popolobue(“se lo dicono i maschi stessi…”). Per quanto riguarda il parallelismo prima constatato va detto che mentre quella dei capi-schiavi neri e dei kapos, era una reazione che, tutto sommato, rispondeva ad una logica di sopravvivenza in un contesto di morte e distruzione umana, quello dei maschi-pentiti, è, invece, semplicemente, un modo sado-masochistico- nel senso psichico della sua accezione-di relazionarsi con le persone appartenenti al “gentil sesso”, insomma, una sorta di schiavismo psicologico autoindotto finalizzato ad acquisire considerazione e credito presso le donne e in generale verso il Sistema imperante. E così mentre il regime vulvocratico regna arrogante e incontrasto-insinuandosi fin dentro le menti umane, manipolandole-i Maschi Pentiti hanno il compito di redarguire e bastonare moralmente, ostraciandoli dalla collettività, tutti quegli uomini(ma anche donne) che-vuoi per difesa della dignità maschile, vuoi per reazione a ingiustizie femminili subite, vuoi per un semplice amore per la verità- sono riottosi, o semplicemente restii ad accettare questa becera cultura sessista di dominio femmile. Oltre a quella psico-schiavistica, il maschiopentitismo, tuttavia, presenta anche una componente parareligiosa, infatti così come in tutte le religioni-e in specie le tre grandi religioni monoteiste- il pentimento è propedeutico al culto verso il relativo Dio, nel maschiopentitismo la divinizzazione del genere femminile è necessariamente associata ad una professione-meglio se pubblica-della propria inferiorità rispetto alla donna, sotto forma di un Mea Culpa, di un pentimento(per quest’ ultimo aspetto, i massimi teorici della Questione Maschile, hanno coniato questo termine per etichettare questi maschi di niente), anche se non per comportamenti o azioni commesse, bensì solamente per l’essere nati maschi, ritenuta, quindi, una “colpa originaria”; si rende necessario, quindi, un’ autoflagellazione pubblica attraverso l’autodenigrazione di se stessi e del genere a cui appartengono(quello maschile,appunto), che funge come una sorta di lavacro dal “peccato originale” di essere nati di sesso maschile, ottenendo,così, il perdono e la remissione del “peccato”, con conseguente incremento della possibilità di accedere all’ organo genitale femminile. Insomma, una sorta di battesimo, che, però-a differenza di quello cristiano che conferisce all’ individuo battezzato privilegi dell’anima senza per questo intaccare la sua natura umana(anzi la eleva)-è tutto finalizzato allo svuotamento e all’autoannichilimento della propria natura e dignità maschile, attraverso umilianti e striscianti genuflessioni volte a rendere gloria e culto alla Vagina, assurta come entità Divina(e unica ammessa), di cui i maschi pentiti sono, a tutti gli effetti, sommi sacerdoti.

    http://ilvolodidedalo.blogspot.com/2008/10/maschi-pentitigli-odierni-kapos-e.html

  • Coscienza_di_classe

    Della serie evviva la liberta’ di parola.

  • Kiddo

    @myone : Non dargli retta!! Scrivi sempre quello che ti passa per la testa!! per me sei ….terapeutico.

  • NerOscuro

    Io non sono felice e per di più non sono donna né ho un movimento del passato cui addossare la colpa. Come faccio?