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LE AGENZIE DI VALUTAZIONE E I SUPERCOMPUTER

PROVOCANO IL “CRASH AUTOMATICO DELLA BORSA”

DI ALFREDO JALIFE-RAHME
La Jornada

Le screditate “agenzie di valutazione del credito” – rappresentate dalla triade dell’oligopolio anglosassone Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch – hanno assestato in modo selettivo un colpo devastante alla Grecia e all’euro (senza sfiorare gli Stati Uniti né la Gran Bretagna, tecnicamente in una situazione peggiore), e questo ha accelerato la seconda ondata di caos finanziario globale.

L’afflitto cancelliere tedesco Angela Merkel, che pecca di ingenuità infinita e affronta un’elezione cruciale nel Nord Reno-Westfalia, ha fustigato il “perfido (sic) mercato” sregolato delle banche, degli hedge funds (fondi di copertura di rischio), gli speculatori e le agenzie di valutazione di credito (Bloomberg, 6/5/10).Con l’ovvia eccezione dell’arcipelago britannico, nell’Europa continentale sono piovute critiche contro la prestazione sbilanciata della triade anglosassone delle “agenzie di valutazione di credito”, che godono di un potere inusuale che urge addomesticare.

Michael Mackenzie, del The Financial Times ( 7/5/10) commenta che il crollo istantaneo del pomeriggio di giovedì 6 maggio nelle borse degli Stati Uniti per il valore di un miliardo di dollari – equivalente al Pil del Messico-, e che ha avuto conseguenze sul mondo intero, rimane “tuttora un mistero (sic)”.

Si susseguono svariate versioni: dal “pollice” di un operatore di borsa che ha sbagliato tasto nel fare il suo ordine di compravendita, passando per “l’effetto greco”, fino all’eventualità di un “sabotaggio” ipotizzato da Obama (Sam Youngman, The Hill, 7/5/10).

A quale hacker cinese, russo, nordcoreano o iraniano pretendono di attribuire la colpa dei guasti intrinceci nello sregolato modello neoliberista?

A giudizio di Michael Mackenzie l’improvvisa caduta che si è avviata nell”Indice S&P 500” è stata esacerbata dai supercomputer che “servono per vincolare i mercati e il cui panico si è diffuso ai mercati delle divise e dei buoni”.

Contro tutte le leggi suppostamente immutabili del “libero (sic) mercato”, i “quattro grandi luoghi” delle quotazioni delle azioni di borsa degli Stati uniti – NYSE Euronext, Nasdaq, BATS e Direct Edge- hanno cancellato le loro operazioni durante 20 minuti.

Negli Stati Uniti “cadono i sistemi”, come continuamente accade, in modo più primitivo, nelle elezioni presidenziali in Messico.

Il crack della borsa di New York del 1987 era stato attribuito a “programmi” che avevano esacerbato le cadute improvvise.

Le quotazioni finite irrimediabilmente al suolo si sono trasformate in sostanza essendo state superate dagli scambi di borsa ad “alta frequenza” dei supercomputer, che usano algoritmi specializzati (“algos”) e che si realizzano simultaneamente in altre piazze annesse alle sedi conosciute.

Per i fondamentalisti del neoliberismo il “commercio algoritmico” (gli “algos”) attraverso i supercomputer ha reso i mercati più “efficienti (sic)” e più “liquidi” grazie al progresso tecnologico.

Lo stesso errore degli algoritmi dei supercomputer era capitato tre anni fa nella borsa di New York NYSE con le operazioni di Crédit Suisse.

Questi algoritmi sono “programmi di software” che “decidono quando, come e dove negoziare certi strumenti finanziari senza il bisogno di alcun intervento umano” (“Il fantasma nelle macchine”, The Financial Times, 17/2/10).

Oggi i “mercati” praticamente automatizzati sono dominati dai “mercanti ad alta frequenza” (intorno al 60% di tutte le operazioni), che sfruttano la congiunzione tecnologica e l’ultravelocità che sorpassa gli astanti, per non parlare degli scommettitori, nell’acquisto di affari in alcuni microsecondi. Uff!

Parallelamente, esiste una tecnologia separata che scrutina le notizie per dare agli algoritmi la sua “direzionalità” (il suo senso).

Jeremy Grant analizza i risultati del “commercio algoritmico” di alta frequenza che ha perturbato (e scombussolato, come è avvenuto l’infausto giovedì) gli scambi borsistici (The Financial Times, 7/5/10): “oggi i mercati borsistici sono diretti in modo schiacciante da algoritmi matematici programmati per entrare ed uscire dai mercati quasi alla velocità della luce, nella frenetica ricerca di affari che risultino in facili guadagni”.

A giudizio di Jeremy Grant, il “commercio algoritmico” serve “gli interessi dei mercanti a breve termine, che usano la più recente magia computazionale”.

Oggi più della metà degli scambi di borsa negli Stati Uniti “coinvolge l’uso del commercio algoritmico” dato che le quotazioni non si realizzano unicamente nelle conosciute borse di New York e Nasdaq bensì “in altre piattaforme pletoriche (sic)”, che includono “zone oscure (sic)” – dark pools – e “sistemi operati dagli stessi mercanti”. Ora “meno del 35 per cento delle quotazioni si realizza nella borsa di New York” (NYSE, sigla in inglese), poiché “esistono sistemi che sono riusciti a fare transazioni in soli 16 microsecondi.

Si tratta di borse di valori tecnologiche senza umani o disumanizzate?

L’impressionante verità è che “la maggioranza delle azioni cambiano di proprietario nei centri con dati vasti”. Uno dei centri di dati, construito da NYSE Euronext a Basildon (Gran Bretagna) – “proprietario” della borsa di New York -, misura l’equivalente di tre campi di calcio.

Nonostante la sconcertante “rivoluzione tecnologica”, Jeremy Grant questiona “gli esistenti sistemi di gestione di rischio per prevenire algoritmi fallaci”.

A quanto pare, giovedì pomeriggio quei sistemi operati da macchine sono stati sul punto di portare il mondo ad una catastrofe borsistica.

Rimane assodato che la tecnologia guidata dai supercomputer ha trasformato il modo in cui si gestiscono i “mercati” che si trovano nelle mani di poche entità finanziarie globali, di per sè oligopolistiche, che dispongono dei nuovi strumenti di navigazione borsistica che hanno messo fuori gioco gli “investitori ordinari” (leggasi: praticamente tutto il mondo, con l’eccezione della banca israelo-anglosassone).

Le catastrofi tanto deliberate quanto tecniche della sregolata globalizzazione finanziaria obbligano al ripensamento del dominio e gestione del denaro mondiale, così come de “l’arbitraggio” delle sue screditate “agenzie di valutazione del credito”, dalla plutocrazia della banca israelo-anglosassone che ha portato il suo controllo a livelli intollerabili per tutti gli abitanti del pianeta.

Oggi la vera liberazione del genere umano è anzitutto finanziaria.

Un primo passo per i paesi colpiti – ovvero la stragrande maggioranza meno tre, come è rimasto assodato dopo la deliberata balcanizzazione e vulcanizzazione dell’eurozona – consiste nello stabilire sistemi propri di emissione di moneta (che includano la puntellatura con materie prime strategiche) e di gestione del credito, con autonomia regolatoria nazionale (non trasnazionale), e nell’uscita il prima possibile – prima di rimanere passivamente annichiliti – dal perverso gioco finanziario delle piazze delle borse di New York e Londra (in realtà, dei suoi supercomputer e dei suoi “algos” controllati dalla banca israelo-anglosassone). Questa è la maggiore sfida che l’umanità affronta oggi.

Titolo originale: “Las “calificadoras” y las supercomputadoras provocan “crash bursátil automático””

Fonte: http://www.jornada.unam.mx/
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11.05.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RENATO MONTINI

Pubblicato da Das schloss

  • Tonguessy

    A quanto pare, il giovedì pomeriggio quei sistemi operati da macchine sono stati sul punto di portare il mondo ad una catastrofe borsistica.
    Questa è la New Frontier dell’Homo Oeconomicus: la Black Box Economics (BBE).
    La BBE è interattiva. Come certe strumentazioni ad uso scientifico non solo è programmata per registrare gli avvenimenti che superino una certa soglia ma decide cosa fare “on the fly” ovvero mentre l’avvenimento stesso è ancora in corso.
    Lo stato attuale è che una manciata di High Frequency Traders (HFT) muove capitali per quasi la metà degli scambi. I loro computer entrano in borsa, muovono grossi capitali in una manciata di secondi e spariscono. Si parla di 21 miliardi di dollari guadagnati lo scorso anno.
    Purtroppo mentre gli scambi in HFT aumentano vertiginosamente, la verifica dei dati passa tragicamente in secondo piano. Ian Berriman, addetto ai sistemi finanziari per Pa Consulting Group sottolinea che «sarebbe auspicabile un controllo umano all’interno del processo innescato dagli algoritmi, ma non è praticabile. Le Borse cercano di aumentare la velocità di esecuzione e ridurre la latenza per mantenere la loro posizione, ma non hanno investito allo stesso modo nei meccanismi di controllo per intervenire prima che gli algoritmi vadano fuori controllo.”
    «In certi casi l’innovazione porta a un’automazione incontrollata», rincara la dose Andrew White, capo del risk management di Reuters. [2]
    Questo significa una cosa sola: che alla speculazione non interessa la solidità dei mercati da cui pure dipendono. Chi fa funzionare quei computer ha un solo scopo: garantire sempre maggiori guadagni fregandosene del buon senso secondo cui la crescita infinita non può esistere.
    Diane Coyle, economista inglese, afferma che “dove buon senso ed economia entrano in collisione, lì il buon senso ha torto”. Sigh….

    Intanto l’algo-trading (sinonimo di HFT) oggi regola già il 40% degli scambi borsistici USA, con Londra che segue a ruota ed i mercati asiatici che stanno convertendosi a ritmi infernali.
    Uno dei rischi è che ci siano massicce vendite sequenziali, tutte eseguite in frazioni di secondo tramite HFT. Sarebbe il crollo dei mercati, e nessuno potrebbe fermarlo perchè avverrebbe in tempi troppo brevi per effettuare una qualsiasi contromisura (che come abbiamo visto sono comunque considerate poco importanti).
    http://www.appelloalpopolo.it/?p=1413

    Questo l’ho scritto io, che non ci capisco niente di economia. I guru di FT o della Bocconi invece credono ancora che sia stato un errore di digitazione, cosa che per ovvi motivi che non stanno a ripeterci, è IMPOSSIBILE che sia mai successa prima di oggi. Al massimo dicono di non capirci una beata fava.
    Braccia rubate all’agricoltura. Una decina di anni di lavoro in miniera farebbe capire loro la differenza tra un CDS ed una badilata sulla schiena.

  • Kerkyreo

    Per un un dito crollano le borse? Per un errore dei software? Bhe sicuramente c’e’ chi leggendo il giornale la mattina seguente abbia commentato con ironia il maldestro errore dell’operatore di borsa che ha scritto una b al post di una m. Posso capire se chi legge ha fuso il cervello e legge solo con lo scopo di pavoneggiarsi con la pila di giornali sotto le ascelle, posso capire le persone distratte che mentre leggono l’articolo hanno tanti pensieri per la testa. Non posso capire , pero’ gli economisti che avallano con la loro reputazione questa cazzata mostruosa che buttano in faccia alla gente! Ma secondo voi e’ mai possibile che una singola lettera digitata da un singolo dito di un singolo pirla possa causare la distruzione di miliardi di dollari??? Secondo voi e’ possibile che sti papponi dall’orifizio stretto hanno dato i loro soldi in mano ad un sistema che li puo’ bruciare per un errore di digitatura o un errore software? Siamo sprofondati nel ridicolo, la stampa ci dice quello che vuole! Cerchiamo di non fare i bacchettoni!!! Per quanto mi riguarda credo che quel crollo sia stato un segnale di avvertimento fatto da qualcuno per qualcun’altro! Ricordiamoci che siamo sotto il dominio dell’impero anglosassone e se vogliamo l’indipendenza monetaria e politica allora dovremo versare sangue come tutte le guerre di indipendeza. Rimane da osservare solo una questione, cioe’, NOI vogliamo l’indipendeza da loro o vogliamo unificarci a loro! Vedremo! Per ora Ci hanno tolto tutto cio’ che era nazionale(del popolo) e l’hanno trasformato in privato! Biavi Biavi!!!

  • Tonguessy

    “gli economisti che avallano con la loro reputazione….”
    Ah, hanno ancora una reputazione? E chi glel’ha data?

  • dino23

    …. e allora, perché non andiamo a inzuppare qualche biscottino nell’ottimo thè di una qualche “israelo-anglosassone” dimora di casa Rothschild ?