L’ammutinamento dell’Europa all'ordine illiberale

Molti in Europa vedono fin troppo chiaramente che la struttura di governo occidentale è un "sistema di controllo" di tipo meccanico e illiberale.

L’ammutinamento dell’Europa all'ordine illiberale

Alastair Crooke
strategic-culture.su

Da tempo scrivo che l'Europa (e gli Stati Uniti) si trovano in un periodo di alternanza tra rivoluzione e guerra civile. La storia ci insegna che tali conflitti tendono a prolungarsi, con episodi salienti di tipo rivoluzionario (dal momento che il paradigma prevalente è il primo ad incrinarsi), che però, in realtà, non sono altro che modalità alterne dello stesso - un "alternarsi" tra picchi rivoluzionari e il lento "evolvere" di un'intensa guerra culturale.

Secondo me, ci troviamo in un'epoca di questo genere.

Avevo suggerito che stava lentamente prendendo forma una contro-rivoluzione - una contro-rivoluzione non disposta a rinnegare i valori morali tradizionali, né a sottomettersi ad un ordine internazionale oppressivo e illiberale che si spaccia per liberale.

Ciò che non mi aspettavo era che il primo evento si sarebbe verificato in Europa e che sarebbe stata la Francia la prima a rompere lo stampo illiberale. (Avevo pensato che sarebbero stati gli USA a rompere per primi gli schemi).

Il risultato delle elezioni degli eurodeputati potrebbe essere visto come la "prima rondine" che segnala un cambiamento sostanziale del clima. Ci saranno elezioni lampo in Gran Bretagna e in Francia, e la Germania (e gran parte dell'Europa) è in uno stato di disordine politico.

Non fatevi però illusioni! La fredda realtà è che le "strutture di potere" occidentali possiedono la ricchezza, le istituzioni chiave della società e le leve per garantire l'applicazione della legge. Per essere chiari: detengono le "altezze dominanti". Come gestiranno un Occidente che sta andando verso il collasso morale, politico e forse finanziario? Molto probabilmente raddoppiando la posta, senza compromessi.

E questo prevedibile "raddoppio" non sarà necessariamente limitato alle lotte nell'arena del "Colosseo". Certamente impatterà nella geopolitica ad alto rischio.

Senza dubbio, le "strutture" statunitensi saranno rimaste profondamente sconcertate dal presagio insito nelle elezioni europee. Che cosa implica l'ammutinamento europeo anti-establishment per le strutture di governo di Washington, soprattutto in un momento in cui tutto il mondo vede Joe Biden vacillare visibilmente?

Come faranno a distrarci da questa prima crepa del loro edificio strutturale internazionale?

È già in atto un'escalation militare guidata dagli Stati Uniti - apparentemente legata all'Ucraina - ma il cui obiettivo è chiaramente quello di provocare la Russia e indurla alla rappresaglia. Con sempre più violazioni della NATO delle "linee rosse" strategiche della Russia, sembra che i falchi statunitensi cerchino di ottenere il controllo dell’escalation nei confronti di Mosca, lasciando a quest'ultima il dilemma di quanto lontano spingersi nella rappresaglia. Le élite occidentali non credono affatto agli avvertimenti di Mosca.

Questo stratagemma provocatorio potrebbe offrire un'immagine artigianale degli Stati Uniti che "vincono" ("sfidando Putin") o, in alternativa, fornire un pretesto per rimandare le elezioni presidenziali statunitensi (visto l'aumento delle tensioni globali), dando così allo Stato permanente il tempo di prepararsi a dovere per gestire una successione anticipata di Biden.

Questo calcolo, tuttavia, dipende da quanto presto l'Ucraina imploderà militarmente o politicamente.

Un'implosione dell'Ucraina prima del previsto potrebbe diventare il punto di partenza per una piroetta degli Stati Uniti verso il "fronte" di Taiwan - un'eventualità che si sta già preparando.

Perché l'Europa si sta ammutinando?

L'ammutinamento è insorto perché molti in Occidente vedono ormai fin troppo chiaramente che la struttura di governo occidentale non è un progetto liberale di per sé, ma piuttosto un "sistema di controllo" di tipo meccanico (una tecnocrazia manageriale) dichiaratamente illiberale - che fraudolentemente si spaccia per liberalismo.

È chiaro che molti in Europa sono alienati dall'establishment. Le cause possono essere molteplici - l'Ucraina, l'immigrazione o il calo del tenore di vita – eppure, tutti gli europei conoscono la narrazione secondo cui la storia si sarebbe piegata al lungo arco del liberalismo (nel periodo successivo alla Guerra Fredda).

Ma ciò si è rivelato illusorio. La realtà è stata il controllo, la sorveglianza, la censura, la tecnocrazia, i lockdown e l'emergenza climatica. Illiberalismo, persino quasi totalitarismo, insomma. (Recentemente la von der Leyen si è spinta oltre, sostenendo che "se si pensa alla manipolazione dell'informazione come a un virus, invece di trattare un'infezione una volta che ha preso piede... è molto meglio vaccinare, in modo che l’organismo sia inoculato").

Quand'è che il liberalismo tradizionale (nella sua definizione più libera) era diventato illiberale?

La "svolta" era avvenuta negli anni Settanta.

Nel 1970, Zbig Brzezinski (che sarebbe diventato consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter) aveva pubblicato un libro intitolato: Between Two Ages: America’s Role in the Technetronic Era. In esso, Brzezinski sosteneva che:

"L'era tecnetronica comporta la graduale comparsa di una società più controllata. Una società di questo tipo... dominata da un'élite, svincolata dai valori tradizionali... [e che pratica] una sorveglianza continua su ogni cittadino... [insieme alla] manipolazione del comportamento e del funzionamento intellettuale di tutte le persone... [diventerebbe la nuova norma]".

Altrove aveva sostenuto che "lo Stato-nazione come unità fondamentale della vita organizzata dell'uomo ha cessato di essere la principale forza creativa: le banche internazionali e le multinazionali agiscono e pianificano in termini molto più avanzati rispetto ai concetti politici dello Stato-nazione". (cioè il cosmopolitismo d'impresa come futuro).

David Rockefeller e gli intermediari del potere che lo circondavano - insieme al suo gruppo Bilderberg - avevano colto l'intuizione di Brzezinski e ne avevano fatto la “terza gamba” per garantire che il XXI secolo diventasse davvero il "secolo americano". Le altre due gambe erano il controllo delle risorse petrolifere e l'egemonia del dollaro.

Era poi seguito poi un rapporto chiave, Limiti alla crescita (1971, Club di Roma (ancora una volta una creazione di Rockefeller), che aveva fornito a Brzezinski una base "scientifica", anche se profondamente sbagliata; a causa della crescita della popolazione prevedeva la fine della civiltà, insieme all'esaurimento delle risorse (incluse, e soprattutto, quelle energetiche).

Secondo questa terribile previsione solo gli economisti, gli esperti di tecnologia, i leader delle multinazionali e delle banche avrebbero avuto la lungimiranza e gli strumenti tecnici per gestire la società - soggetta alla complessità dei Limiti alla crescita.

Limiti alla crescita era stato un fallimento. Era una teoria fallace, eppure non non era importato: il consigliere del Presidente Clinton alla Conferenza di Rio delle Nazioni Unite, Tim Wirth, aveva ammesso l'errore, ma aveva allegramente aggiunto: "Dobbiamo affrontare la questione del riscaldamento globale. Anche se la teoria è sbagliata, faremo la 'cosa giusta' in termini di politica economica".

La proposta era sbagliata, ma la politica era giusta! La politica economica era stata stravolta sulla base di un'analisi sbagliata.

Il "padrino" di questo ulteriore passaggio al totalitarismo (oltre a David Rockefeller) era stato il suo protetto (e in seguito "consigliere indispensabile" di Klaus Schwab), Maurice Strong. William Engdahl aveva scritto che "i circoli direttamente legati a David Rockefeller e Strong negli anni Settanta avevano dato vita ad un'incredibile serie di organizzazioni e think tank di élite (su invito privato)".

"Questi includevano il neo-malthusiano Club di Roma; lo studio del MIT: 'Limiti alla crescita' e la Commissione Trilaterale".

La Commissione Trilaterale, tuttavia, era il cuore segreto della matrice. "Quando Carter era entrato in carica, nel gennaio 1976, il suo gabinetto era composto quasi interamente da rappresentanti della Commissione Trilaterale di Rockefeller in misura così sorprendente che alcuni addetti ai lavori di Washington l’avevano chiamata "Presidenza Rockefeller"", scrive Engdahl.

Anche Craig Karpel, nel 1977, aveva scritto:

"La presidenza degli Stati Uniti e i principali dipartimenti di gabinetto del governo federale sono passati sotto il controllo di un'organizzazione privata dedita alla subordinazione degli interessi interni degli Stati Uniti agli interessi internazionali delle banche e delle società multinazionali. Sarebbe ingiusto dire che la Commissione Trilaterale domina l'Amministrazione Carter. La Commissione Trilaterale è l'Amministrazione Carter".

"Ogni incarico chiave di politica estera ed economica del governo statunitense, da Carter in poi, è stato ricoperto da un rappresentante della Trilaterale", scrive Engdahl. E così è continuato, con una matrice di partecipazioni sovrapposte quasi invisibile al pubblico e che, molto vagamente, si potrebbe definire lo "Stato permanente".

È esistito anche in Europa? Sì, aveva ramificazioni in tutta Europa.

Qui sta la radice dell'"ammutinamento" europeo dello scorso fine settimana: Molti europei rifiutano il concetto di universo controllato. Molti non sono disposti a rinnegare i loro modi di vita tradizionali o le loro fedeltà nazionali.

Il patto faustiano di Rockefeller degli anni Settanta ha visto un ristretto segmento della classe dirigente americana staccarsi dalla nazione americana per occupare una realtà separata, da cui smantellare un'economia organica a vantaggio dell'oligarchia, con una "compensazione" derivante solo dall'abbraccio della politica identitaria e dalla "giusta" rotazione di un certo grado di diversità nelle suite dirigenziali delle aziende.

L'affare Rockefeller può anche essere visto come un parallelo all'"accordo" sudafricano che aveva posto fine all'Apartheid: le anglo-élite avevano mantenuto le risorse economiche e il potere, mentre l'ANC, dall'altra parte dell'equazione, aveva ottenuto la finzione della presa di potere politico.

Per gli europei, questo "accordo" faustiano degrada gli esseri umani a unità identitarie che occupano gli spazi tra i mercati, mercati che invece dovrebbero essere l'accessorio di un'economia organica incentrata sull'uomo, come aveva scritto Karl Polanyi circa 80 anni fa in La grande trasformazione.

Egli riconduceva le turbolenze della sua epoca ad un’unica causa: alla convinzione che la società potesse e dovesse essere organizzata attraverso mercati autoregolati. Per lui, questo rappresentava niente meno che una rottura ontologica con gran parte della storia umana. Prima del XIX secolo, insisteva, l'economia umana era sempre stata "incorporata" nella società: era subordinata alla politica locale, ai costumi, alla religione e alle relazioni sociali.

Il contrario (il paradigma tecnocratico illiberale e identitario di Rockefeller) porta solo all'attenuazione dei legami sociali, all'atomizzazione della comunità, alla mancanza di contenuti metafisici e quindi all'assenza di scopo e significato esistenziale.

L'illiberalismo è inappagante. Dice: non conti nulla. Non appartieni. Molti europei, evidentemente, l'hanno capito.

Il che ci riporta, in qualche modo, alla questione di come gli strati occidentali reagiranno al nascente ammutinamento contro l'Ordine Internazionale che sta accelerando in tutto il mondo - e che ora è emerso in Europa, sebbene con diverse colorazioni e un certo bagaglio ideologico.

Non è probabile - per ora - che gli strati dominanti scendano a compromessi. Quelli che comandano tendono ad avere paura in modo esistenziale: o continuano a dominare, o perdono tutto. Vedono solo un gioco a somma zero. Lo status di ciascuna parte viene congelato. Le persone si incontrano sempre più spesso solo come "avversari". I concittadini diventano minacce pericolose, che devono essere contrastate.

Consideriamo il conflitto israelo-palestinese. I leader degli strati dirigenti statunitensi comprendono molti zelanti sostenitori di un Israele sionista. Quando l'Ordine Internazionale inizia a incrinarsi, è probabile che anche questo segmento di potere strutturale negli Stati Uniti sia intransigente, temendo un risultato a somma zero.

C'è una narrazione israeliana della guerra e una narrazione del "resto del mondo", che, in realtà, non si incontrano. Come sistemare le cose? L'effetto trasformativo di vedere gli "altri" in modo diverso - israeliani e palestinesi - al momento non è all'ordine del giorno.

Il conflitto ha il potenziale per peggiorare molto – e durare più a lungo.

Gli "strati dirigenti" - alla disperata ricerca di un risultato certo - potrebbero cercare di inserire (e di nascondere) gli orrori di questa lotta occidentale-asiatica all'interno di una più ampia guerra geo-strategica? Una guerra in cui grandi masse di persone vengono sfollate (facendo in questo modo impallidire un orrore regionale)?

Alastair Crooke

Fonte: strategic-culture.su

Link: https://strategic-culture.su/news/2024/06/14/european-mutiny-at-the-illiberal-order/

14.06.2024

Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Alastair Crooke CMG, ex diplomatico britannico, è fondatore e direttore del Conflicts Forum di Beirut, un’organizzazione che sostiene l’impegno tra l’Islam politico e l’Occidente. In precedenza è stato una figura di spicco dell’intelligence britannica (MI6) e della diplomazia dell’Unione Europea.

Commenti (38)

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Mostra commenti 38 caricati
    1. gianB 17 giugno 2024

      "Un’implosione dell’Ucraina prima del previsto potrebbe diventare il punto di partenza per una piroetta degli Stati Uniti verso il “fronte” di Taiwan – un’eventualità che si sta già preparando."
      In effetti questa è una possibile ipotesi molto razionale a mio modo di vedere.
      Posto che il vero avversario degli US è la Cina;
      Posto che il conflitto Ucraina-Russia era funzionate a testare e logorare la Russia non per una avversità specifica alla Russia ma in quanto futuro potenziale braccio armato della Cina;
      Posto che il test sul livello della capacità militare si puó considerare effettuato e verificato che la Russia è dotata di un alto grado di resilienza;
      Posto che il tempo gioca a favore della Cina;
      Si tratta ora di effettuare un'analogo test sulla Cina.
      Un conflitto gestito "al modo ucraino" a Taiwan potrebbe essere utile agli US.
      Questo darebbe modo anche di rivedere, in chiave di consolidamento del fronte occidentale, i rapporti con gli europei eliminando qualche "malessere" in atto.

    1. Cangrande1965 17 giugno 2024

      Co le ciàcole (un fiume...) no se impasta frìtole...

    2. Nonso 17 giugno 2024

      Se frige teste che poi impastan fritole

    1. Vincent1 17 giugno 2024

      Una domanda mi sorge spontanea: Ma dov'è che l'autore ha visto questo ammutinamento?
      Io francamente vedo solo accettazione supina dei diktat yankee.
      Bah! Sono io che sono diventato miope.

    1. Arthur 17 giugno 2024

      Che all'interno dei sistemi liberaldemocratici dei paesi occidentali si siano insinuati soggetti che hanno certi obiettivi è cosa che nelle alte sfere del potere si sa da tempo, almeno da un secolo.
      Si tratta dei marxisti e della sinistra fabiana, i cui obiettivi sono arcinoti.
      I soggetti in questione sono sovvenzionati da famiglie e gruppi di potere finanziario riconducibili alla nota lobby innominabile.
      E naturalmente con il supporto della nota organizzazione segreta.
      I fatti del 1917 (concepiti e finanziati per mettere la Russia fuori gioco) hanno indotto i vari establishment europei e statunitense a predisporre un sistema di difesa nei vari paesi occidentali.
      A partire dagli anni '70 e '80 i soggetti ritenuti pericolosi sono stati gradatamente cooptati e nel giro di alcuni decenni si sono organizzati occupando come una piovra i gangli della società e delle istituzioni.
      È evidente che gli è stato consentito di organizzarsi e agire.
      "Consentito", questo deve essere chiaro.
      Quindi sono stati lasciati fare.
      Ma chi vigilava ha mantenuto il controllo degli apparati militari, praticamente in ogni paese occidentale.
      E così i cooptati hanno portato avanti il loro progetto globalista, senza freni e inibizioni.
      Ora, dopo alcuni decenni, i risultati sono sotto gli occhi di tutti: devastazione economica, sociale, culturale, morale, ricatti ignobili, bullismo mafioso, comportamenti criminogeni perpetrati senza un briciolo di ritegno su scala planetaria.
      Tutto é stato compiuto usando i meccanismi e gli apparati del sistema finanziario e capitalistico.
      Nel frattempo nel mondo molti paesi si ribellano e si coalizzano contro i bulli, annunciando un mondo nuovo, il multipolarismo.
      Contemporaneamente in Occidente, dove da tempo c'è un rigetto delle follie globaliste perpetrate, inizia l'ammutinamento, portato avanti da forze che si oppongono a quelle forze e ai gruppi e lobbies che hanno finanziato e perpetrato lo scempio.
      Cosa significa tutto questo?
      Basta fare 2+2.
      Credo che qui su CDC siate tutti sufficientemente istruiti, capaci di elaborare processi logici e dotati di spirito critico, da poter dedurre quello che ormai appare evidente ed è quasi certo.
      Quasi...

    2. Gino 17 giugno 2024

      i marxisti alla Trotsky?
      ovvero, come quello stesso Trotsky che in varie occasioni avrebbe confessato di mai essere riuscito a leggere Il Capitale, poiché ogni volta che ci aveva provato veniva poi subito vinto dal sonno?
      oppure come i 'marxisti' alla Rockefeller?

      mai sono stato marxista, mai mi sentii comunista, eppure l'antimarxismo e l'anticomunismo viscerali mi appaiono come quelle pezze che certamente di molto sono peggiori del buco...

    3. pippo123 17 giugno 2024

      " non si invochi la libertà per ammutinarsi " :-))

    4. Cangrande1965 17 giugno 2024

      E guerra sia.

    1. Gino 17 giugno 2024

      articolo di livello molto superiore alla media.

      nell'introduzione con poche parole viene presentata la condizione attuale:

      la struttura di governo occidentale non è un progetto liberale di per sé, ma piuttosto un “sistema di controllo” di tipo meccanico (una tecnocrazia manageriale) dichiaratamente illiberale – che fraudolentemente si spaccia per liberalismo.

      per poi procedere con una breve ma ampia sintesi storica di come il processo degenerativo si sarebbe sviluppato, a cominciare dagli anni '70:

      Nel 1970, Zbig Brzezinski [...] aveva pubblicato un libro intitolato: Between Two Ages: America’s Role in the Technetronic

      -.-

      David Rockefeller e gli intermediari del potere che lo circondavano – insieme al suo gruppo Bilderberg – avevano colto l’intuizione di Brzezinski e ne avevano fatto la “terza gamba” per garantire che il XXI secolo diventasse davvero il “secolo americano”. Le altre due gambe erano il controllo delle risorse petrolifere e l’egemonia del dollaro.

      -.-

      Era poi seguito poi un rapporto chiave, Limiti alla crescita (1971, Club di Roma (ancora una volta una creazione di Rockefeller), che aveva fornito a Brzezinski una base “scientifica”, anche se profondamente sbagliata; a causa della crescita della popolazione prevedeva la fine della civiltà, insieme all’esaurimento delle risorse (incluse, e soprattutto, quelle energetiche).

      -.-

      La Commissione Trilaterale, tuttavia, era il cuore segreto della matrice. “Quando Carter era entrato in carica, nel gennaio 1976, il suo gabinetto era composto quasi interamente da rappresentanti della Commissione Trilaterale di Rockefeller in misura così sorprendente che alcuni addetti ai lavori di Washington l’avevano chiamata “Presidenza Rockefeller“”, scrive Engdahl.

      Se invece di ragliare qualcuno volesse prendersi la briga di discutere ed argomentare, la cosa sarebbe molto gradita...

    2. sbregaverse 17 giugno 2024

      Fiumi, che dico, oceani di inchiostri, anche rosso vermiglio, ma
      .........non si muove foglia che DIO non voglia.

    3. Gino 17 giugno 2024

      un intelletto sopraffino

    4. sarah 17 giugno 2024

      Sicuramente l'articolo è un bel compendio, dettagliato e veritiero ma forse di scarso interesse per l'elettore medio che tende a concentrarsi su fatti di più immediata comprensione. Si dubitava piuttosto del fatto che queste elezioni possano rappresentare un vero punto di svolta, visto che ci consegnano il solito quadro in chiaroscuro che consente a tutti di cantare vittoria e proclamare la sconfitta dell'avversario. C'è in realtà un tema che, oltre agli altri ugualmente interessanti, meriterebbe un approfondimento: la falsità "scientifica" delle teorie alla base di documenti politici di indirizzo come quello del Club di Roma o della Commissione Trilaterale. Falsità che emerge per stessa ammissione di alcuni esponenti politici che però dichiarano di perseguire ugualmente la linea tracciata perché considerata ancora auspicabile, forse in nome di un interesse "maggiore". Come far emergere questo fatto per inserirlo debitamente nel dibattito politico? Difficile a dirsi. Anche se alcune formazioni politiche (emergenti nelle consultazioni europee) hanno tentato di far leva su questo, occorre tener presente che non si tratta solo del nostro convincimento: i partiti istituzionalizzati, i sindacati e quasi tutto il mondo intellettuale e della cultura (istruzione e università) sono letteralmente colonizzati da soggetti che propagandano enormi falsità, a volte imbarazzanti. Il resto, anche dopo le mezze ammissioni di alcuni, è letteralmente censurato. Non si acquisisce, attualmente, alcun potere decisionale con idee divergenti rispetto, ad esempio, alla catastrofe climatica, la sovrappopolazione, la necessità di "digitalizzazione" e persino un certo paradigma sicuritario. Dunque, in un simile contesto, il solo indice di gradimento elettorale non porta granché; si dovrà, forse, agire con la contestazione anche all'interno di simili istituzioni pubbliche e private, letteralmente controllate da una forma di pensiero unico.

    5. Gino 17 giugno 2024

      visto che ci consegnano il solito quadro in chiaroscuro che consente a tutti di cantare vittoria

      Non credo sia un caso che Alastair Crooke si sia limitato a parlare esclusivamente di Francia e di francesi. Perché lo abbia fatto non mi è del tutto chiaro. Peraltro mi appare però chiarissima la ragione del fatto di non essersi molto preoccupato di considerare l'esito elettorale degli italiani

    6. Hospiton 17 giugno 2024

      Esatto, finalmente si torna a parlare di quella che fu la genesi della svolta tecnocratica. Forse mi è sfuggito ma mi pare che Crooke non citi il lavoro di Huntington, Crozier e Watanuki, "The crisis of democracy", rapporto commissionato loro nel 1975 dalla Trilateral e che costituisce la base teorica del sostanziale iper-colpo di Stato che determinati ambienti perseguivano.

      https://ia801308.us.archive.org/23/items/TheCrisisOfDemocracy-TrilateralCommission-1975/crisis_of_democracy_text.pdf

      In Italia uno dei pochissimi (forse l'unico) a parlare di tale rapporto è stato Paolo Barnard nel suo "Il più grande crimine", giusto ricordarlo.

    7. sarah 17 giugno 2024

      Immagino perché lì (in Francia e in Germania) sono emersi i due partiti più significativi in chiave "anti-europea", oltre al fatto che si tratta di due paesi influenti sulla politica dell'intero continente. Sull'Italia, ovvio, nulla da dire.

    8. Gino 17 giugno 2024

      in effetti, ciò che di questo articolo non mi è chiaro è la ragione per cui Alastair Crooke valuti così nettamente ed esclusivamente le turbolenze francesi.
      Mentre personalmente sarei invece stato molto più incline a dare più importanza a ciò che sembra stia avvenendo tra i tedeschi dell'est.
      (magari è proprio per il fatto di interessare pressoché soltanto la Germania dell'est?)

    9. Hospiton 17 giugno 2024

      Ho trovato anche la versione in italiano, da noi fu pubblicata nel 1977 (con prefazione di Agnelli)
      https://www.mauronovelli.it/Trilateral%20La-crisi-della-democrazia%201975.pdf

    10. danone 17 giugno 2024

      Spero tu non lo prenda per un raglio, ma per un approccio preciso.
      Più mi presentano i rockefeller in questo modo e più so che non contano un cazzo.

    11. Gino 17 giugno 2024

      da una parte c'è chi costruisce teorie sulla base di fatti accertabili e collegandoli tra loro in modo coerente, dall'altra ci sei tu e una gran parte dei frequentatori di questo sito che, nella migliore delle ipotesi, più che altro si basano su un loro ineffabile istinto (e nella peggiore, essendo invece vittime di pregiudizi culturali e/o xenofobi)

    12. danone 17 giugno 2024

      Non so se sia un ineffabile istinto il nostro, forse è semplice riflessione, un unire i puntini, un cercare di allargare l'orizzonte degli eventi, sempre dato per scontato.
      La domanda che ti faccio a questo punto, che reputo banale procedura per andare avanti in ogni confronto, è..
      ma quelli che costruiscono teorie sulla base di fatti accertabili, li hanno davvero accertati i fatti sui quali basano le loro teorie, o se li sono fatti passare già accertati da altri?

    13. Gino 17 giugno 2024

      secondo la mia modalità di pensiero, la vita è fatta di scommesse. Ovvero, ammetto che lecito sia anche scommettere sulla base del proprio istinto.
      Basata sia sul mio istinto (ovvero, sull'assorbimento - sia consapevole che inconsapevole - delle esperienze altrui trasmesse mediante cronache, narrazioni, discussioni, ...) sia sull'insieme dei fatti a mia disposizione, la mia scommessa è che la guerra in Europa vi sarà, che la guerra non viene perseguita per vincerla, bensì solamente per non dover ammettere la sconfitta (ovvero per posporre indefinitamente le conseguenze della sconfitta - poiché per chi in Europa detiene il potere tale ammissione sarebbe catastrofica)
      Qual è la tua scommessa?

      In altre parole, l'alternativa che prevedo (alla mera discussione di ipotesi basate solamente sui fatti) è l'applicazione della metafora per cui un albero lo si giudica dai frutti che produce.

    14. danone 17 giugno 2024

      Premetto che la scommessa non mi piace in ambito di ricerca di verità, perchè non è un buon metodo investigativo.
      Piuttosto direi un "facciamo finta che", poi ci possiamo sbagliare e appena capito si accetta l'errore e si procede un passo alla volta.
      Scrivi..

      la guerra in Europa vi sarà, che la guerra non viene perseguita per vincerla, bensì solamente per non dover ammettere la sconfitta (ovvero per posporre indefinitamente le conseguenze della sconfitta – poiché per chi in Europa detiene il potere tale ammissione sarebbe catastrofica)

      Non concordo.
      Sull'Europa ho sempre affermato una cosa precisa, ovvero che sarà impoverita.
      Impoverimento necessario per avvicinare la condizione dei popoli europei a quella dei popoli del terzo e del secondo mondo (che poi sono i brics) che, nel frattempo, saliranno in relativo benessere.
      Questo serve per far entrare nel nuovo ordine mondiale multi-polare (uso le loro terminologie volutamente) il polo europeo.
      E serve ai multi-polaristi per definire il loro nuovo ordine mondiale, in modo credibile, un ordine finalmente equo e rispettoso delle autonomie nazionali, dopo secoli di criminale e predatorio domino occidentale.
      Quindi che abbiano deciso per una guerra non lo so, ma di certo se lo hanno deciso come obiettivo delle loro agende, la guerra ci sarà (anche se io non credo nelle dinamiche classiche come in ucraina, non siamo pronti ne militarmente ne socialmente-culturalmente, e quindi si può dire che la guerra c'è già qui da noi, ma si svolge in altre forme).

    15. Gino 17 giugno 2024

      Quindi che abbiano deciso per una guerra non lo so, ma di certo se lo hanno deciso come obiettivo delle loro agende, la guerra ci sarà

      ovvero, comunque vada io non verrò smentito...

      invece di "scommettere" avrei potuto utilizzare "previsione". Il termine "scommettere" ha però il vantaggio di prevedere un prezzo da pagare, e quindi la possibilità di dover ammettere a sé medesimi la propria sconfitta; ovvero, la propria debolezza, i propri limiti, la fallacità della natura umana...

      Piuttosto direi un “facciamo finta che”, poi ci possiamo sbagliare e appena capito si accetta l’errore e si procede un passo alla volta.

      Consiglio la lettura di Contro il Metodo, ed in particolare in esso la discussione svolta sullo scontro che intervenne tra tolemaici e copernicani, con i primi sempre a rincorrere i secondi, per reiteratamente riadattare il proprio modello (paradigmatico) a seguito di sempre nuove osservazioni, che puntualmente sempre confermavano il modello copernicano.

      La cosa sarebbe andata avanti all'infinito, con il modello tolemaico sempre in auge e 'vincente' (nell'opinione pubblica - assurdo credere che agli antipodi si starebbe con i piedi in su e la testa in giù) se infine non fosse però poi intervenuta l'opera di Newton.

      Quest'ultimo frutto (la meccanica di Newton) talmente fu succulento da non poter venire rifiutato (ne andava delle capacità tecnologiche delle Nazioni...)

      Probabilmente Feyerabend manco se ne accorse, che un metodo effettivamente valido effettivamente esiste (ovvero, quello della parabola del fico sterile). A lui però più che altro interessava contraddire Popper (e infatti in tal senso sicuramente la ragione stette quasi interamente dalla sua parte)

    16. Gino 17 giugno 2024

      In pratica, così come lo erano sia il modello tolemaico che quello copernicano, anche il tuo è un modello paradigmatico. Ovvero, un modello che nelle normali condizioni umane mai potrebbe venire falsificato. L'unica possibilità di valutazione del modello, seppure parziale, sarebbe di scommettere basandosi su esso. La mia previsione è che dopo un po' le reiterate perdite comincerebbero ad almeno renderti meno entusiasta...

    1. Nonso 17 giugno 2024

      Il puttanaio. Io avviso tutti che mi son rotto il cazzo di sti schifosi.

      @sbregaverse quando ti svegli fai un fischio

    2. sbregaverse 17 giugno 2024

      "Sono andato a letto presto"Noodles^Sbrega.
      "E mi sveglio tardi"Sbrega.

    3. Nonso 17 giugno 2024

      Tu vai a letto sempre,
      Io mai.

      Ma se non ti sveglierai presto, e con presto intendo entro la settimana, vedrai ribaltarsi la faccenda.
      Andrò a letto.
      Come già ti dissi davanti al cinese mentre spippolavi al telefono. Un anno di tempo mi sembrava potesse bastarti, mi sbagliavo?

      Ps: è bello, tiè.

    1. sarah 17 giugno 2024

      Mah... Se c'è ammutinamento, è un ammutinamento blando, annacquato. Forse, in queste analisi, si tende a sopravvalutare il peso di queste elezioni europee. Personalmente dubito che l' "europeo medio" - se esiste questa categoria forzata - abbia compreso i concetti che esprime l'autore. E' senza dubbio giunto un segnale di stanchezza nei confronti della realtà ma non sarebbe il primo e probabilmente non sarà l'ultimo. Da qui a dire che si tratta di un primo passo in direzione di uno stravolgimento epocale credo ne passi. Inoltre, l'indubbio "dissenso" che è emerso dalle elezioni è già, per forza di cose, incanalato in formazioni politiche che detteranno la cifra di quello stesso dissenso. Da quello che si sente, il fenomeno dell'immigrazione è già stato messo al centro della questione: si tratta ovviamente di un problema importante, ma non dell'unico problema che allontana il sentire comune dalle grottesche istituzioni europee. E sulle altre questioni, ben poche e timide parole. Allora non basterà certo modificare qualche cifra nelle maggioranze parlamentari per "mettere il bastone tra le ruote" al meccanismo perverso di cui si parla nell'articolo. E' questo falso concetto di democrazia rappresentativa con i suoi riti consunti che non è più sufficiente per incidere sulla situazione. Nello scenario che illustra l'autore, radicatosi fin dagli anni Settanta, era probabilmente già prevista una simile impostazione, in cui questa falsa partecipazione ci sarà sempre concessa ma sabotata dall'interno in modo che risulti percepita come reale ma inefficace come mezzo. Fino a convincerci di essere noi stessi ad avallare il sistema così com'è.

    2. Gino 17 giugno 2024

      il mio implicito accenno ad asini raglianti non era anche inclusivo nei tuoi confronti.

      circa il tuo commento
      "Forse, in queste analisi, si tende a sopravvalutare il peso di queste elezioni europee"

      Ciò che non mi aspettavo era che il primo evento si sarebbe verificato in Europa e che sarebbe stata la Francia la prima a rompere lo stampo illiberale. (Avevo pensato che sarebbero stati gli USA a rompere per primi gli schemi).

      si è limitato a parlare della Francia e dei francesi

      "E’ questo falso concetto di democrazia rappresentativa con i suoi riti consunti che non è più sufficiente per incidere sulla situazione."

      A mio parere l'autore molto bene ha fatto trascurando completamente qualsiasi discussione circa le questionio di lana caprina, badando invece alla sostanza. Ovvero, parlando del finto liberalismo e trascurando il tema della finta democrazia.

    3. sarah 17 giugno 2024

      Sì, è una lettura interessante. Tuttavia egli titola con una parola forte, "ammutinamento", riferendosi in sostanza all'ultima tornata elettorale.

    4. Gino 17 giugno 2024

      riferendosi in sostanza all’ultima tornata elettorale

      all'ultima tornata elettorale dei francesi...

    1. clausneghe 17 giugno 2024

      Quante chiacchere..Nella realtà dei fatti vediamo l'Egemone navigante con al seguito i suoi scagnozzi di mare, insaccare un certo numero di missili sparati da certi guerriglieri sandalati, al punto di doversi lentamente ritirare dal mar Rosso dove erano giunti con tracotante prepotenza decisi a garantire la prosperità dei loro commerci e invece, ciccia, non passa più nessuno da lì senza permesso Houthi.E quanti miliardi di dollari persi..
      E questi vorrebbero vincere la guerra mondiale?
      Sono come un ubriaco stanco che minaccia con coltello Tex Willer..

    2. pippo123 17 giugno 2024

      sono come Mephisto...fanno un sacco di guai

    3. clausneghe 17 giugno 2024

      E il figlio Yuma..

    1. R66 17 giugno 2024

      Articoli fotocopia su come l'Occidente stia perdendo le redini.
      Ma che cosa hanno questi articolisti anglosassoni?
      Non ce n'è uno che tenti di immaginare come potrebbe avvenire un cambio di paradigma.
      [Rivolgendomi a loro]
      La destabilizzazione è necessaria, è parte dell'intenzione, è uno step, testoni!
      Come pensate che possa avvenire altrimenti?
      Credete forse che il giorno prima andranno al bar a fare un brindisi propiziatorio per la presentazione dell'indomani?

      Popolo, ecco a voi il Nuovo Mondo... come potete vedere dal plastico... figo, no?

    2. uomospeciale 17 giugno 2024

      E poi sono sempre le stesse questioni declinate in 1000 salse diverse.
      Come se della perdita di egemonìa dei potenti, fregasse qualcosa a chi ha bollette, mutuo e rate della macchina da pagare.

    1. IlContadino 17 giugno 2024

      Occidente malandrino, resto del mondo unica possibilità.
      A poco a poco ci porteranno a credere che la repressione, il controllo, i lockdown, la sorveglianza, la censura, la tecnocrazia... appartengano solo all'Occidente.
      Questo il messaggio che passa, di articolo in articolo.
      Rimarcare le macchie occidentali, ripulire quelle degli altri: per noi il fissante, per gli altri candeggina purissima.
      In qualità di occidentale rischi una seria crisi d'identità. Malandrino a tua insaputa.
      Continuo con la mia visione miope da ignorante campagnolo: governanti malandrini, resto delle persone unica possibilità.
      Estremizzo il concetto: i governanti che vediamo apparire, di cui ascoltiamo le interviste e leggiamo i virgolettati potrebbero domattina cambiarsi di posto, mescolarsi come le carte di un mazzo e non cambierebbe un #azzo

    1. nicolcass 17 giugno 2024

      Bravo Alastair stai dicendo novità che il mio barbiere mi disse 30 anni fa...certo non ci vuole Bismarck per capire che questo liberalismo predatorio e vessatorio è una cazzata...adesso convinci anche le ineffabili Von del liar e la tocci...

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