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epa04510989 A handout picture provided by Turkish Presidential Press Office shows Russian President Vladimir Putin (L) and his Turkish counterpart Recep Tayyip Erdogan (R) chatting before a press conference in the new presidential palace in Ankara, Turkey, 01 December 2014. Putin and Erdogan began a meeting in Ankara to discuss their often opposing views on the crisis in Syria, the Islamic State threat and gas supplies to Turkey. Russia agreed to send more gas to Turkey and charge 6 per cent less for the energy, starting in January. Putin is on a one-day official visit to Turkey. EDITORIAL USE ONLY, NO SALES EPA/TURKISH PRESIDENTIAL PRESS OFFICE / HANDOUT

La versione di Erdogan

DI MASSIMO BORDIN

micidial.it

Ci sono approfondimenti talmente contrari al comune sentire che scontentano tutti: destra, sinistra, moderati, massimalisti, patrioti, nazionalisti, sovranisti ed iperliberisti. Ebbene, l’approfondimento che segue appartiene proprio alla categoria degli “inaccettabili”. Tuttavia, come diceva Franz Kafka, bisogna anche sforzarsi di leggere testi che sono un pugno nello stomaco. Se vi siete abituati a leggere solo le informazioni che vengono dai media tradizionali, sconsiglio dunque la lettura di quel che segue.

Da appassionato di storia, ho sempre nutrito una certa simpatia per le cause separatiste. Che si tratti della causa basca o catalana in Spagna, di quella irlandese nel Nord dell’isola o di quella del Donbass in Ucraina, a mio modo di vedere le comunità hanno il diritto di autodeterminarsi. Ci sono molte importanti eccezioni, però, perchè in alcuni casi il separatismo è solo anticamera di guerre civili, e quelle che a prima vista possono sembrare cause separatiste, nascondono lotte di potere interne alle comunità, oppure torbide relazioni con paesi del tutto estranei. Il caso della Cecenia è in tal senso illuminante: non si trattò affatto di guerre per l’autodeterminazione del popolo ceceno, ma di una guerra civile sponsorizzzata. Dunque, i distinguo servono eccome, altrimenti si rischia di non capirci nulla e di fare, come si suol dire, di tutta l’erba un fascio.

In queste ore il presidente turco Erdogan ha ordinato un’operazione militare nel nord della Siria al fine di annullare l’operatività dei militanti curdi. Erdogan maschera questo intervento con la solita manfrina della lotta al terrorismo. Questo tema (il terrorismo), viene usato da tutti, senza eccezioni, per reprimere gli oppositori internazionali. I Bush contro Iraq e Afghanistan, Sarkozy contro la Libia, Umberto I e Bava Beccaris contro i manifestanti a Milano, l’austriaco Checco Beppe contro i serbi e giù giù fino a Metternich contro Mazzini. Dunque, l’argomentazione di Erdogan non regge così come non reggevano quelle di Obama, di Clinton e financo di James Brooke contro Sandokan. C’è però almeno un aspetto per il quale faccio seriamente fatica a criticare l’intervento di Erdogan. Ed è la consapevolezza che il medioriente è la POLVERIERA del mondo.

I turchi hanno dominato, amministrato e costruito infrastrutture in medioriente per più di 500 anni di storia moderna. Le aree confinanti con l’attuale Turchia erano dentro la Turchia stessa (alias Impero Ottomano) fino al 1922 e lo erano per l’appunto, da oltre mezzo millennio. Gli stati mediorientali attuali: Siria, Libano, Israele, Giordania, Arabia Saudita sono un’invenzione geometrica anglofrancese, realizzata a tavolino dopo la prima guerra mondiale attraverso il trattato Sykes-Picot. Quel trattato ha conferito potere alla tribù più retriva dell’area, i wahabiti (oggi “sauditi”) ed è una divisione innaturale, che non tiene conto delle culture delle varie altre tribù. Detto diversamente, il caos che regna in medioriente da quasi un secolo a questa parte è interamente imputabile alle proiezioni coloniali anglofrancesi, NON ai turchi che furono storicamente più tolleranti in quelle aree di quanto non lo sono oggi le tribù autoctone eterodirette (e lo ripeto: eterodirette prima da francesi e inglesi; poi da americani ed israeliani).

Com’è logico che sia, dal 1922 – anno della dissoluzione dell’impero ottomano – ad oggi, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, e non è possibile far finta di nulla. I turchi si sono macchiati di crimini orrendi, in primis il genocidio degli armeni durante la prima guerra mondiale, avvenuto per opera di un gruppo di fanatici ottomani ai danni delle popolazioni storicamente più vicine ai russi in quel periodo: gli armeni, appunto. Non si trattò affatto però, come Hollywood vorrebbe far credere, della natura malvagia dei turchi: poco prima i coloni inglesi avevano perseguitato e sterminato fino all’estinzione la stragrande maggioranza delle tribù pellerossa in nordamerica e costretto i neri africani a fare da schiavi. I belgi avevano pochi anni prima massacrato milioni di congolesi ed i tedeschi di lì a poco si sarebbero interessati agli ebrei in un modo a dir poco maniacale e demoniaco. Si, insomma, se i turchi sono cattivi, trovatemi quelli buoni, che io ancora non ne ho conosciuti.

Venendo in modo più stringente alla questione curda, al separatismo della regione del Kurdistan ecc ecc, la vicenda è solo apparentemente complessa.

Quand’è che – storicamente – una regione separatista realizza il suo progetto e diventa uno Stato Nazionale?

La risposta è duplice: da un lato, ciò avviene quando quella regione riesce a farsi riconoscere come Stato dalla stragrande maggioranza degli altri paesi. In subordine, ma neanche tanto, quando un’altra nazione la aiuta in questo tortuoso e rischioso percorso. In Iraq, in Siria ed in Turchia – cioè nei paesi ove alla faccia del trattato Sykes-Picot vivono i curdi – la comunità ha fatto una scelta precisa e inequivocabile dicendo che “ad aiutarci in questa impresa saranno gli Stati Uniti d’America! Non importa se siamo comunisti, non importa se siamo antimperialisti! Sarà l’America a liberarci dai turchi e da Assad”.

Al netto di tale ingenuità (fidarsi degli americani in geopolitica è come fidarsi di un promotore finanziario in Banca), i siriani lealisti hanno teso una mano ai curdi in diverse occasioni. Com’è noto, date le vicende in Siria e la chiamata del leader Assad dei russi in suo soccorso, cercare una collaborazione con Assad per i curdi avrebbe significato anche cercare una collaborazione con Putin. I curdi hanno declinato gentilmente l’invito preferendo gli americani e, ora, tutti ad allargarsi la bocca e stracciarsi le vesti perchè gli americani li hanno mollati.

Ma dire che i curdi hanno avuto sfortuna puntando sul cavallo sbagliato non basta. C’è dell’altro.

Anche se gli americani tramite milizie ribelli l’avessero spuntata contro i siriani lealisti, che ne sarebbe stato del Kurdistan?

L’ipotesi più probabile è che avrebbero realizzato una microscopica autonomia in perenne contrasto con la Turchia. Io non trascurerei tanto facilmente il fatto che Erdogan, appena tre anni or sono, ha represso un colpo di stato militare contro di lui. Non se ne parla più, ma che gli americani non sapessero nulla di quel colpo di stato, per cortesia, lo andate a raccontare ai vostri bambini, la sera, prima di addormentarsi e dopo avergli letto quella di Biancaneve.

Ora, immagenatevi questo scenario: una Turchia sempre più vassalla dell’America dopo la fine di Erdogan. Una Siria inesistente ed in mano all’Isis. Che ne sarebbe stato del laico e comunista Kurdistan? Non sarebbe forse diventato un’Israele dei poveri, ulteriore elemento di destabilizzazione e di attentati? Gli islamisti vittoriosi non se lo sarebbero pappato in un attimo?

CONCLUSIONE: i curdi sono stati pagati per anni dagli americani per destabilizzare l’area nella speranza che i vari gruppi di ribelli rovesciassero la Siria con la guerriglia e la Turchia con il colpo di stato. Le cose non sono andate così ed ora Erdogan fa quello che tutti farebbero: riportare la stabilità con le cattive col tacito consenso di Putin, Assad e Trump. In cambio, Erdogan acquista armi dai russi, non metterà in discussione il ruolo di Assad a Damasco e custodirà gli jihadisti catturati dagli americani per fare un piacere anche a Trump, che ha dato il via libera. E’ sempre difficile giustificare umanamente un intervento militare. Ma a comprendere Erdogan non ci vuole niente.

 

Massimo Bordin

Fonte: http://micidial.it

Link: http://micidial.it/2019/10/la-versione-di-erdogan/

10.10.2019

Pubblicato da Davide

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9 Commenti

  1. Direi che l’analisi è calzante, a parte credere che l’invasione turca “porti stabilità”.
    Anche se sia Trump che Putin si dichiarano contrari all’attacco turco, in realtà porta vantaggi ad entrambi. Forse un po’ meno ad Assad che vede sfumare la possibilità di tornare in controllo dei territori curdi che comunque non riconoscono la sua autorità.

    Bisogna adesso vedere se Erdogan si accontenterà di “sculacciare” i curdi o se ha intenzione di mantenere sotto il suo controllo il nord della Siria. E cosa succederà degli ultimi combattenti dell’Isis, con i quali la famiglia di Erdogan aveva intrapreso a suo tempo dei lucrosi affari.

  2. Una domanda forse ingenua: ma i signori Francesi, causa di molti mali in Oriente insieme agli Angli, sono così contrari ad Erdogan e tanto amici dei Curdi, perchè non vanno in prima persona ad affrontare questo conflitto? Perchè ci devono mandare sempre gli USA? E questo vale anche per i miei compatrioti indignati contro “il feroce dittatore”. Il quale, secondo me, sta facendo gli interessi del suo popolo, ma se è così brutto, sporco e cattivo, muoviamogli guerra invece di convocarne l’Ambasciatore come fa il nostro esimio Ministro degli Esteri. A proposito: chi c’è alla Difesa?

  3. Il problema non è comprendere Erdogan, ma capire cosa significhi ormai la NATO, questa guerra turca ne evidenzia la crisi profonda, ormai strutturale, ma a ben vedere questa crisi NATO è un riverbero di quella interna al potere USA, manca su questo una qualsiasi presa di coscienza dei vassalli europei.

  4. Articolo condivisibile. Che Erdogan faccia i suoi interessi in un’area vicino a casa sua mi sembra normale. Mi rendo anche conto che capire gli intricati rapporti tra le parti non sia affatto semplice visti i loro comportamenti che spesso appaiono contraddittori e opportunisti, e che cambiano più rapidamente di quanto ci si aspetti. Le file di cisterne turche dirette in Siria per contrabbandare il petrolio dell’Isis me le ricordo ancora.
    Non riesco però a comprendere l’atteggiamento curdo o per meglio dire del pkk. Non me ne faccio una ragione. Ho sempre pensato che la loro causa fosse giusta (e al contempo disperata visti i vicini potenti che li circondano) e non riesco proprio a capire il motivo per cui si sono gettati nelle braccia inaffidabili dell’impero. La Storia avrebbe dovuto insegnar loro che gli usa non rispettano alcun accordo e che li avrebbero usati per i loro scopi e poi gettati via una volta non più utili. Esistono esempi in abbondanza. Mi auguro che ne sappiano trarre un fondamentale insegnamento e che l’impero abbia da oggi un nemico in più. Certo le conseguenze di questa pessima scelta si faranno sentire per tantissimo tempo.

  5. Ogni analisi possibile appare frutto di fantasia, se poi non si cita la Cina, appare frutto di miopia.
    L’unica cosa certa è che la Turchia vuole allargare i suoi confini.forse ne ha bisogno per non essere spazzata via, gli americani ne erano già al corrente da tempo (attentato ad Erdogan (l’ha salvato la Russia), crollo della Lira Turca (l’ha salvata la Cina con ingenti immissioni di denaro), all’argamento basi americane in Grecia). Che gli americani non interverranno è tutto da vedere, lo sapremo la prossima settimana, forse anche domani. Oggi dovrebbero finire le trattative USA/CINA per i dazi che a giudicare dall’andamento odierno delle borse, l’accordo parrebbe raggiunto (salvo colpi di scena dell’ultimo minuto), e Trump nei giorni scorsi è stato abile a non aggiungere benzina sul fuoco).
    Nella zona ci sono interessi di tutti (Francia e Italia compresi) come evolverà e quali stati interverranno pro o contro Erdogan (la lista è lunghissima ed anche segreta-la Cina non ama apparire) non è di facile intuizione.

  6. Siria e Turchia sono stati membri dell`ONU.
    Qui sotto i due articoli dello statuto ONU più interessanti
    Art. 5
    Un Membro delle Nazioni Unite contro il quale sia stata intrapresa, da parte del
    Consiglio di Sicurezza, un’azione preventiva o coercitiva può essere sospeso
    dall’esercizio dei diritti e dei privilegi di un Membro da parte dell’Assemblea Generale su proposta del Consiglio di Sicurezza. L’esercizio di questi diritti e privilegi
    può essere ripristinato dal Consiglio di Sicurezza
    Art. 6
    Un Membro delle Nazioni Unite che abbia persistentemente violato i princìpi enunciati nel presente Statuto può essere espulso dall’Organizzazione da parte dell’Assemblea Generale su proposta del Consiglio di Sicurezza.

  7. Francesco Castellini

    bell’articolo, bravo

  8. Articolo fantastico.