La UE fa l’ennesimo danno: passa il “Ripristino della natura”

L'Italia ha votato contro, e c'è il problema del voto austriaco

Se non fosse tragico, ci sarebbe da ridere. La classe politica europea si mobilita e approva, come il canto del cigno, un regolamento che ha la pretesa di essere quasi divino: “ripristinare la natura, riportarla com’era allo stato originale”. Com’era quando? Com’era come? L’EU sforna un provvedimento bucolico, per così dire, che vorrebbe dirigere le attività umane, che, nella testa degli accaniti ambientalisti europei, fanno solo danni alla “biodiversità”, in nome del salvataggio delle farfalle di prato. Poco importa se queste regole rischiano di penalizzare le attività legate ad agricoltura, pesca e allevamenti. Poco importa se basterebbe una sana manutenzione del territorio (proprio come facevano i nostri avi) per riportare il territorio a una gestione razionale , che vada incontro anche alle attività produttive umane senza perdere di vista le ricchezze naturali dell’ambiente che ci circonda. Siamo di fronte, tanto per cambiare, a un attacco pesante e massiccio soprattutto all’Italia, la cui realtà sociale è costituita di piccole imprese familiari che spesso si tramandano di padre in figlio le conoscenze su come gestire il territorio, gli animali, la vegetazione. Insomma, ancora una volta, l’EU prende provvedimenti ideologici. L’Italia vota contro, e questo ci consola solo parzialmente: le nostre vite per ora sono legate a una maggioranza di burocrati europei ottenebrati, per non dire legati agli interessi delle multinazionali che non vedono l’ora di mettere le mani sul nostro patrimonio ambientale, in nome della biodiversità.

 

Da Eunews.it, 17 giugno 2024

 

Via libera al regolamento sul ripristino della natura, l’insieme delle regole volte a riportare almeno il 20 per cento delle terre e dei mari europei allo stato originale entro il decennio. Un’approvazione in via definitiva arrivato su filo di lana, all’ultimo momento utile, come voluto da una parte del Consiglio Ue, e con una maggioranza molto risicata, non tanto sul numero dei Paesi richiesti dal meccanismo di voto a maggioranza qualificata, quanto sulla percentuale di popolazione Ue rappresentata dai vari ‘sì’. Venti Paesi su 27 approvano il regolamento (di fronte a un numero minimo di 15), per una popolazione pari al 66,07 per cento (soglia minima al 65 per cento).

Nel voto che permette alla presidenza belga di turno del Consiglio dell’Ue di portare a casa un altro risultato, si registra però il voto contrario dell’Italia, che si unisce al mini-blocco dei Paesi del nord-est europeo che censura uno dei dossier più delicati del Green Deal europeo. Ungheria, Polonia, Paesi Bassi, Finlandia e Svezia fanno mancare, al pari dell’Italia, il sostegno al provvedimento. Il Belgio, invece, sceglie la via dell’astensione.

Decisivo il cambio di rotta dell’Austria, fin qui contraria al testo e oggi tra i voti favorevoli, permettendo quindi al testo di avanzare. Un voto che apre una crisi tutta interna, con il cancelliere che sfiducia la sua ministra per l’Energia e il clima, Leonore Gewessler, annunciando ricorso davanti alla Corte di giustizia dell’Ue. Mentre il partito popolare austriaco (Ovp) mette in stato d’accusa la ministra e annuncia di essere pronto a procedimenti penali contro di lei.

Alain Maron, ministro dell’Ambiente e per la Transizione per il Clima del Belgio, ostenta soddisfazione. “La delegazione europea potrà andare alla prossima Conferenza della parti sul clima a testa alta”. Come Ue, sottolinea,

è nostro dovere rispondere all’urgenza del collasso della biodiversità in Europa, ma anche consentire all’Unione europea di rispettare i suoi impegni internazionali”.

Trattandosi di un regolamento, le nuove norme entreranno in vigore da subito. Da fare ci sarà molto, perché viene stabilito che tutti gli habitat terrestri, lacustri, marini, fluviali in cattive condizioni,  dovranno essere recuperati al 30 per cento entro il 2030, con obiettivi vincolanti che salgono al 60 per cento entro il 2040 e al 90 per cento entro il 2050. Pulizia, bonifica, rimboschimento se e dove necessario, messa in sicurezza, sono tutte attività che ogni Stato membro dovrà portare avanti senza indugio. La priorità è data alle aree terrestri e marittime: il 20 per cento di queste dovrà essere strappata al degrado entro la fine del decennio.

In questo percorso di ripristino della natura gli Stati membri devono definire dei piani nazionali da presentare alla Commissione europea. Le strategie dovranno dimostrare come raggiungere gli obiettivi. I governi sono tenuti inoltre a monitorare e riferire sui loro progressi, sulla base di indicatori di biodiversità a livello dell’Ue.

Il regolamento stabilisce requisiti specifici per i diversi tipi di ecosistemi, compresi i terreni agricoli, le foreste e gli ecosistemi urbani.

Gli Stati membri dovranno varare misure volte a migliorare due di questi tre indicatori: la popolazione delle farfalle di prato, lo stock di carbonio organico nei terreni minerali delle terre coltivate e la quota di terreni agricoli con caratteristiche paesaggistiche ad alta diversità. A questo si aggiunge l’aumento della popolazione degli uccelli delle foreste e il contrasto alla cementificazione, altre due misure chiave del regolamento. 

Non dovrà esserci  alcuna perdita netta sugli spazi verdi urbani fino alla fine del 2030.

Gli Stati membri metteranno in atto misure volte a ripristinare le torbiere drenate e a contribuire a piantare almeno tre miliardi di alberi aggiuntivi entro il 2030 a livello dell’UE. Al fine di trasformare almeno 25.000 km di fiumi in fiumi a flusso libero entro il 2030, gli Stati membri adottino misure per rimuovere le barriere create dall’uomo alla connettività delle acque superficiali.

La Commissione europea tornerà sul regolamento nel 2033, data prevista per una valutazione dell’impatto delle nuove regole e i correttivi del caso, qualora fosse necessario.

Attenzione sarà data in particolare ai settori agricolo, della pesca e della silvicoltura.

Questa legge ci aiuterà ad adattarci meglio allo shock del cambiamento climatico adattando i nostri ecosistemi”,

sottolinea Pascal Canfin, presidente della commissione Ambiente del Parlamento europeo. “Contrariamente a quanto previsto caricatura che a volte ne è stata fatta, questa legge non rappresenta una minaccia per la nostra sicurezza alimentare”, perché, spiega, “sono state previste ulteriori flessibilità nel testo per proteggere il mondo agricolo”.

César Luena, europarlamentare socialista e capo negoziatore del Parlamento europeo sulla legge sul ripristino della natura, saluta quella che considera “una giornata significativa per l’Europa” ed elogia il lavoro svolto dal gruppo.

La determinazione dei Socialisti e Democratici è stata fondamentale per garantire questa legislazione. Abbiamo costruito una maggioranza e la natura è emersa vittoriosa”.

Soddisfatta Terry Reintke, presidente dei Verdi in parlamento europeo. “Il blocco è stato revocato”, commenta, riferendosi allo stallo che si era venuto a creare in Consiglio.

Ecosistemi sani sono essenziali per il clima, la biodiversità e l’agricoltura. Questa legge è fondamentale affinché l’UE possa raggiungere l’obiettivo climatico di Parigi, ed è ora importante che gli Stati membri dell’Ue la attuino pienamente”.

Esulta anche Monica Frassoni, già ex europarlamentare dei verdi europei e attuale presidente dell’Alleanza europea per il risparmio energetico. “Una buona notizia” il via libera in Consiglio, commenta. E ringrazia la ministra per l’Azione sul clima dell’Austria, ora la centro di una bagarre politica tutta austriaca.

 

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