La Tregua di Natale: una storia vera, accaduta durante la grande guerra

La tregua di Natale, una storia vera accaduta durante la prima guerra mondiale
La tregua di Natale, raccontata dal The Daily Mirror

Paolo Germani
Altreinfo.org

Riproponiamo la lettera scritta da un soldato inglese in cui si racconta un fatto realmente accaduto il 25 dicembre del lontano 1914: la tregua di Natale. E’ importante ricordare che anche in tempo di guerra gli uomini possono desiderare e ritrovare la pace.

Buon Natale a tutti!

***

Questa lettera è stata scritta da un soldato inglese alla sorella e racconta una storia incredibile, avvenuta a Natale del 1914, durante la prima guerra mondiale, nel fronte occidentale tra la Francia e il Belgio. Ci sono innumerevoli testimonianze, scritte e fotografiche, di quanto avvenne, e molte lettere dei soldati vennero pubblicate nei giornali dell’epoca. Su questa meravigliosa storia il regista Christian Carion ha girato il memorabile film dal titolo “Joyeux Noel: una verità dimenticata dalla storia”. La lettera descrive la tregua di Natale.

La tregua di Natale, 24 dicembre 1914

Janet, sorella cara,

sono le due del mattino e la maggior parte degli uomini dormono nelle loro buche, ma io non posso addormentarmi se prima non ti scrivo dei meravigliosi avvenimenti della vigilia di Natale. In verità, ciò che è avvenuto è quasi una fiaba, e se non l’avessi visto coi miei occhi non ci crederei. Prova a immaginare: mentre tu e la famiglia cantavate gli inni davanti al focolare a Londra, io ho fatto lo stesso con i soldati nemici qui nei campi di battaglia di Francia! …..

Ieri mattina, la vigilia, abbiamo avuto la nostra prima gelata. Benché infreddoliti l’abbiamo salutata con gioia, perché almeno ha indurito il fango. Tutto era imbiancato dal gelo, mentre c’era un bel sole: clima perfetto per Natale. Durante la giornata ci sono stati scambi di fucileria. Ma quando la sera è scesa sulla vigilia, la sparatoria ha smesso interamente. Il nostro primo silenzio totale da mesi! Speravamo che promettesse una festa tranquilla, ma non ci contavamo. Ci avevano detto che i tedeschi potevano attaccarci e coglierci di sorpresa. Io sono andato al mio buco per riposare, e avvolto nel cappotto mi devo essere addormentato.

Di colpo un camerata mi scuote e mi grida: ?Vieni a vedere! Vieni a vedere cosa fanno i tedeschi! Ho preso il fucile, sono andato alla trincea e, con cautela, ho alzato la testa sopra i sacchetti di sabbia».

Non ho mai creduto di poter vedere una cosa più strana e più commovente. Grappoli di piccole luci brillavano lungo tutta la linea tedesca, a destra e a sinistra, a perdita d’occhio. Che cos’è? Ho chiesto al compagno, e John ha risposto: ‘alberi di Natale!’

Era vero. I tedeschi avevano disposto degli alberi di Natale di fronte alla loro trincea, illuminati con candele e lumini. E poi abbiamo sentito le loro voci che si levavano in una canzone: ‘ stille nacht, heilige nacht…’.

Il canto in Inghilterra non lo conosciamo, ma John lo conosce e l’ha tradotto: ‘notte silente, notte santa’. Non ho mai sentito un canto più bello e più significativo in quella notte chiara e silenziosa. Quando il canto è finito, gli uomini nella nostra trincea hanno applaudito. Sì, soldati inglesi che applaudivano i tedeschi! Poi uno di noi ha cominciato a cantare, e ci siamo tutti uniti a lui: ‘the first nowell the angel did say…’.

Per la verità non eravamo bravi a cantare come i tedeschi, con le loro belle armonie. Ma hanno risposto con applausi entusiasti, e poi ne hanno attaccato un’altra: ‘o tannenbaum, o tannenbaum…’.

A cui noi abbiamo risposto: ‘o come all ye faithful…’. E questa volta si sono uniti al nostro coro, cantando la stessa canzone, ma in latino: ‘adeste fideles…’».

Inglesi e tedeschi che s’intonano in coro attraverso la terra di nessuno! Non potevo pensare niente di più stupefacente, ma quello che è avvenuto dopo lo è stato di più. ‘Inglesi, uscite fuori!’, li abbiamo sentiti gridare, ‘voi non spara, noi non spara!’ Nelle trincea ci siamo guardati non sapendo che fare. Poi uno ha gridato per scherzo: ‘venite fuori voi!’.

Con nostro stupore, abbiamo visto due figure levarsi dalla trincea di fronte, scavalcare il filo spinato e avanzare allo scoperto. Uno di loro ha detto: ‘Manda ufficiale per parlamentare’. Ho visto uno dei nostri con il fucile puntato, e senza dubbio anche altri l’hanno fatto – ma il capitano ha gridato ‘non sparate!’. Poi s’è arrampicato fuori dalla trincea ed è andato incontro ai tedeschi a mezza strada. Li abbiamo sentiti parlare e pochi minuti dopo il capitano è tornato, con un sigaro tedesco in bocca!

Ci siamo accordati ‘niente fuoco fino a mezzanotte di domani’, ha annunciato. ‘Ma tutte le sentinelle restino ai loro posti, e tutti gli altri stiano sul chi vive’. Nel frattempo gruppi di due o tre uomini uscivano dalle trincee e venivano verso di noi. Alcuni di noi sono usciti anch’essi e in pochi minuti eravamo nella terra di nessuno, stringendo le mani a uomini che avevamo cercato di ammazzate poche ore prima».

«Abbiamo acceso un gran falò, e noi tutti attorno, inglesi in kaki e tedeschi in grigio. Devo dire che i tedeschi erano vestiti meglio, con le divise pulite per la festa. Solo un paio di noi parlano il tedesco, ma molti tedeschi sapevano l’inglese. Ad uno di loro ho chiesto come mai.

‘Molti di noi hanno lavorato in Inghilterra’, ha risposto. ‘Prima di questo sono stato cameriere all’Hotel Cecil. Forse ho servito alla tua tavola!’ ‘Forse!’, ho risposto ridendo. Mi ha raccontato che aveva la ragazza a Londra e che la guerra ha interrotto il loro progetto di matrimonio. E io gli ho detto: ‘non ti preoccupare, prima di Pasqua vi avremo battuti e tu puoi tornare a sposarla’. Si è messo a ridere, poi mi ha chiesto se potevo mandare una cartolina alla ragazza, ed io ho promesso.

Un altro tedesco è stato portabagagli alla Victoria Station. Mi ha fatto vedere le foto della sua famiglia che sta a Monaco. Sua sorella maggiore non è niente male, io gli ho detto che mi piacerebbe conoscerla. Lui raggiante mi ha detto che gli piacerebbe molto, e mi ha dato l’indirizzo.

Anche quelli che non riuscivano a parlare si scambiavano doni, i loro sigari con le nostre sigarette, noi il tè e loro il caffè, noi la carne in scatola e loro le salsicce. Ci siamo scambiati mostrine e bottoni, e uno dei nostri se n’è uscito con il tremendo elmetto col chiodo! Anch’io ho cambiato un coltello pieghevole con un cinturame di cuoio, un bel ricordo che ti mostrerò quando torno a casa.

Ci siamo scambiati anche dei giornali, e i tedeschi se la ridevano leggendo i nostri. Ci hanno dato per certo che la Francia è alle corde e la Russia quasi disfatta. Noi gli abbiamo ribattuto che non era vero, e loro. ‘Va bene, voi credete ai vostri giornali e noi ai nostri’».

E’ chiaro che gli raccontano delle balle, ma dopo averli incontrati anch’io mi chiedo fino a che punto i nostri giornali dicano la verità. Questi non sono i ‘barbari selvaggi’ di cui abbiamo tanto letto. Sono uomini con case e famiglie, paure e speranze e, sì, amor di patria. Insomma sono uomini come noi. Come hanno potuto indurci a credere altrimenti?

Siccome si faceva tardi abbiamo cantato insieme qualche altra canzone attorno al falò, e abbiamo finito per intonare insieme – non ti dico una bugia – ‘Auld Lang Syne’. Poi ci siamo separati con la promessa di rincontraci l’indomani, e magari organizzare una partita di calcio.

Stavo tornando alla trincea quando un tedesco più anziano m’ha preso il braccio e ha detto: Dio mio, perché non possiamo fare la pace e tornare a casa?

Gli ho detto senza cattiveria: ‘chiedilo al tuo imperatore’.

Lui mi ha guardato come scrutandomi: ‘forse, amico. Ma dobbiamo chiederlo anche al nostro cuore’.

E insomma, sorella mia, c’è mai stata una vigilia di Natale come questa nella storia?

Per i combattimenti qui, naturalmente, significa poco purtroppo. Questi soldati sono simpatici, ma eseguono gli ordini e noi facciamo lo stesso. A parte che siamo qui per fermare il loro esercito e rimandarlo a casa, e non verremo meno a questo compito.

Eppure non si può fare a meno di immaginare cosa accadrebbe se lo spirito che si è rivelato qui fosse colto dalle nazioni del mondo. Ovviamente, conflitti devono sempre sorgere. Ma che succederebbe se i nostri governanti si scambiassero auguri invece di ultimatum?

Canzoni invece di insulti? Doni al posto di rappresaglie? Non finirebbero tutte le guerre?

Il tuo caro fratello Tom


Fonte: https://www.altreinfo.org/una-storia-diversa/1293/la-tregua-di-natale-una-storia-vera-accaduta-durante-la-grande-guerra/ - Pubblicato il 24 Dicembre 2016

Commenti (11)

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    1. uomospeciale 26 dicembre 2021

      Ho sempre pensato che chiunque parli di guerra andrebbe fatto fuori subito e per primo, a scanso di equivoci.
      Se questo fosse sempre stato fatto l'umanità si sarebbe risparmiata un sterminata serie di guerre, eccidi e massacri senza senso.
      Si spera che almeno oggi e almeno in occidente la gente non sia più disposta ad ammazzare il prossimo semplicemente perchè la propaganda gli dice di farlo.
      La retorica militarista di certi film Hollywood poi, la considero un vero e proprio crimine contro l'umanità al pari della propaganda nazista del '39.
      Per me gli unici film di guerra che andrebbero fatti sono quelli antimilitaristi tipo "uomini contro" o anche "niente di nuovo sul fronte occidentale"
      Insomma niente glorificazione della guerra e della violenza con la pretesa di essere pure nel giusto, ma pace... Solo pace.
      Solo questo andrebbe insegnato alle nuove generazioni, e solo questo dovrebbero comprendere e capire.
      Le uniche guerre che vanno combattute sono quelle contro la fame, la miseria, l'ignoranza e le malattie.
      Siamo già tutti in guerra contro la morte, e sin dal primo vagito nella culla iniziamo tutti a combattere per la nostra vita.
      Non ci servono davvero,
      altri nemici.

    1. Arthur 25 dicembre 2021

      La lettera è molto bella.
      Se solo gli uomini avessero il coraggio e la dignità di disobbedire agli ordini stupidi e disumani.

      Ecco qui di seguito un estratto dall'opera "Sulla servitù volontaria" di Étienne de La Boétie (1550 circa)

      "Vorrei riuscire a comprendere come mai tanti uomini, tanti villaggi e città, tante nazioni a volte sopportano un tiranno che non ha alcuna forza se non quella che gli viene data, non ha potere di nuocere se non in quanto viene tollerato e non potrebbe far male ad alcuno, se non nel caso che si preferisca sopportarlo anziché contraddirlo.
      E' un fatto davvero sorprendente e nello stesso tempo comune... vedere milioni e milioni di uomini asserviti come miserabili, messi a testa bassa sotto ad un giogo vergognoso non per costrizione di forza maggiore ma perché sembra siano affascinati e quasi stregati dal solo nome di uno di fronte al quale non dovrebbero né temerne la forza, dato che si tratta appunto di una persona sola, né amarne le qualità...
      Non c’è bisogno di combattere questo tiranno, né di toglierlo di mezzo: si sconfigge da solo, a patto che il popolo non gli acconsenta alla propria servitù.
      Non occorre sottrargli qualcosa, basta non dargli nulla.
      Decidete una volta per tutte di non servire più e sarete liberi."

    2. BrunoWald 27 dicembre 2021

      Il concetto è suggestivo, ma non è così semplice.
      Se le cose sono sempre andate in un certo modo, ci sarà pure una ragione. Solo le persone consapevoli possono aspirare alla libertà. Tutti gli altri sono alla ricerca di qualcuno che dica loro cosa fare. Per i più, servire è una vocazione. E non c'è bisogno di tirare in ballo i tiranni: basta vedere come ci si comporta normalmente sul posto di lavoro, il servilismo con capetti da quattro soldi...
      La guerra è un caso estremo: un tempo almeno c'era la prospettiva del bottino, mentre oggi il 90% di quelli che ci vanno ha solamente da rimetterci. Basterebbe che la smettessero di ammazzarsi tra disgraziati e tornassero a casa in massa... Ma non succede mai. Ci sarà pure un motivo?

    1. zardoz 25 dicembre 2021

      E' sempre stato così: per colpa di pochi imbecilli affetti da megalomania, milioni di persone hanno sofferto guerre, dittature e ogni genere di sofferenza. Se tutti avessimo il coraggio di ribellarci e disobbedire ai loro ordini stupidi e disumani si vivrebbe molto meglio.

    1. gnorans 25 dicembre 2021

      Questi episodi non erano rari.
      Parecchi anni fa parlai con un veterano della prima guerra mondiale, mi disse che d'inverno, quando i combattimenti erano meno intensi, i soldati italiani e austriaci facevano amicizia e si scambiavano le sigarette.
      Alla ripresa dei combattimenti le truppe venivano spostate per assicurare la dovuta ostilità contro il nemico.
      La gran maggioranza degli uomini non vuole la guerra, questa è organizzata e fomentata da una minoranza di psicopatici la cui pericolosità continua a essere ignorata.

    1. emilyever 25 dicembre 2021

      Lo stesso episodio della tregua di mezzanotte, ma nel 44', sul fronte delle Ardenne, è il nucleo poetico del romanzo Chiarore di mezzanotte di William Wharton(più noto per Birdy), trasposto poi in film dal titolo Vicino alla fine, nel 1992, con Ethan Hawke

    1. IlContadino 24 dicembre 2021

      Riporto un articolo del buon Salvatore Brizzi, si intitola "Babbo Natale esiste davvero", buona lettura, buon Natale:
      http://www.salvatorebrizzi.com/?m=0

    1. gianB 24 dicembre 2021

      "Insomma sono uomini come noi. Come hanno potuto indurci a credere altrimenti?"

    1. marcoferro 24 dicembre 2021

      Bellissimo racconto, magari russia e UE si mettessero insieme e fare pace.Il racconto mi ha fatto venire alla mente il video di una canzone di Paul McCartney Pipe della pace, molto bello che vidi quando ero ragazzino. credo sia il racconto descritto sopra, A chi interessa eccolo:
      https://www.youtube.com/watch?v=TwyFTRGiIUU&ab_channel=SoyLaloRobles

    2. Ricciardo 24 dicembre 2021

      Quanti ricordi... anche io ero ragazzino.
      Grazie Marco e Ruggero. Auguri.
      Ascoltando la Missa solemnis di Beethoven su Radio 3.

    1. JA 24 dicembre 2021

      Le due guerre mondiali le due guerre civili dei gentili volute dai sionisti per creare il terroristico stato canaglia d'Israhell.
      La morale della favola della tregua di Natale.

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