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La sinistra non riesce a immaginare un mondo senza capitalismo

DI CONOR LYNCH

newrepublic.com

Il discorso di Bernie Sanders sulla socialdemocrazia mette a nudo i limiti dell’inventiva di un movimento in crescita.

Esiste un detto comune a sinistra generalmente attribuito a Frederic Jameson, critico di Marx, secondo cui “è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo.” Il saggista Mark Fisher poco prima di morire descrisse tutto questo come “realismo capitalista”, ovvero il “diffuso senso secondo cui non solo il capitalismo è l’unico sistema politico ed economico praticabile, ma oggi è addirittura impossibile immaginargli un’alternativa sensata.”

Questa sensazione ha avuto il sopravvento dal crollo del comunismo tre decenni fa, ed ha riempito di trionfalismo il mondo capitalista fino al 2008, quando la crisi finanziaria e la successiva recessione globale hanno messo in moto svariati movimenti anticapitalisti. Purtroppo nel decennio successivo non si è ancora materializzata una vera alternativa economica e politica. Nonostante molti pensino oggi che il capitalismo debba finire, le probabilità che succeda non aumenteranno nemmeno se il senatore Bernie Sander dovesse diventare Presidente degli Stati Uniti.

Il senatore del Vermont [Sanders, ndt] ha chiarito la questione in un suo discorso tenuto pochi giorni fa ed il cui titolo da solo qualifica i limiti della sua rivoluzione: “Perché la socialdemocrazia rimane l’unico metodo per sconfiggere l’oligarchia”. Non ha denunciato le malefatte del capitalismo in quanto tale, ma del capitalismo senza freni ed ha usato la parola “socialismo” come una sorta di epiteto.

“Non dobbiamo dimenticarci l’incredibile ipocrisia di Wall Street, i più autorevoli predicatori del capitalismo sfrenato”, ha detto. “Nel 2008, dopo che la loro avidità e sconsideratezza unita a comportamenti illegali creò il maggiore disastro finanziario dalla Grande Depressione con milioni di americani senza più lavoro, senza più casa e senza più risparmi, l’adesione di Wall Street alla religione del capitalismo sfrenato finì. Di punto in bianco, Wall Street divenne socialista e chiese i più grandi finanziamenti federali della storia americana per effettuare i salvataggi.”

L’esitazione di Sanders ad analizzare più in profondità potrebbe causare qualche fastidio a chi si riconosce nell’estrema sinistra, ma non sorprende più di tanto visto come sono andate le cose recentemente. Uno dei più importanti segnali di rinascita socialista fu l’esplosione di Occupy Wall Street nel lontano 2011. Pur senza apparato centrale e leader, è stato probabilmente il maggiore movimento anticapitalista da quando fu dichiarata “la fine della storia” 20 anni fa [Fukuyama, ndt].

Mentre il movimento si diffondeva globalmente e la “occupazione” andava avanti per mesi, non venne prodotta alcuna idea in grado di rimpiazzare il capitalismo. In quei giorni il filosofo sloveno Slavoj Žižek commentava la questione Occupy ricordando la famosa storia di Melville sull’assistente legale Bartleby: “il messaggio di Occupy Wall Street è ‘preferirei non giocare all’attuale gioco capitalista’… oltre a questo non vedo risposte.”

Alcuni anni dopo Occupy, Thomas Piketty pubblicava il suo libro “Il capitale nel XXI secolo” destinato a diventare uno dei lavori accademici più venduti di tutti i tempi, e ad alimentare un dibattito internazionale sulle disuguaglianze. Nonostante i critici di centro e di destra l’avessero etichettato come “Marx moderno”, l’economista francese non stava in realtà proponendo né la fine del capitalismo né una teoria complessiva sul capitale. Attraverso una impressionante sfilza di dati, Piketty non faceva che confermare ciò che la sinistra ha sempre saputo: le estreme disuguaglianze e la concentrazione delle ricchezze nella mani di pochi non è che il risultato naturale del capitalismo. Diversamente da Marx, comunque, Piketty non ha minimamente cercato di immaginare un’alternativa radicale al capitalismo (le sue ricette si limitano a tassazioni globali dei ricchi, idea che risulta tanto deludente quanto irrealizzabile).

Un anno dopo la pubblicazione in inglese del libro di Piketty, Sanders lanciava la sua campagna presidenziale del 2016 destinata a diventare un altro importante indicatore degli umori del movimento anticapitalista in costante crescita a partire dalla crisi finanziaria. Sanders si qualificava apertamente come “socialdemocratico” (definizione radicale) e proponeva una alternativa al “neoliberismo progressista” che aveva dominato le politiche del Partito Democratico a partire dagli anni ‘90. (Prendo a prestito questa definizione da Nancy Fraser [storica attivista del femminismo, ndt] per descrivere un’alleanza tra i movimenti di emancipazione quali il femminismo e l’antirazzismo e “le forze neoliberiste impegnate nel finanziare l’economia capitalista” che, secondo la Fraser, usa “il carisma degli alleati progressisti per diffondere uno strato di emancipazione sul progetto retrogrado di massiccia redistribuzione verso l’alto”).

Sebbene Sanders avesse reintrodotto il concetto di politiche di classe nel dibattito e avesse ispirato una generazione di giovani ad abbracciare l’idea socialista, alla fine dei conti stava soltanto offrendo una versione aggiornata del liberalismo in stile New Deal, piuttosto che una vera alternativa socialista al capitalismo. Il fatto che i suoi proclami più “radicali” (quali la sanità pubblica gratuita) siano lo status quo in diverse nazioni europee come la Gran Bretagna a partire dalla metà del secolo scorso, la dice lunga. Come molti commentatori notarono all’epoca, Sanders era meno socialista di Eugene Debs [sindacalista e politico, condannato a 10 anni per i suoi discorsi e candidato al Nobel per la pace nel 1924, ndt] e più nello spirito di Franklin Roosevelt.  Sanders deve vedersela oggi con quel paragone. Il suo discorso è stato una dichiarazione di amore per Roosevelt (nessuna menzione a Debs). Ha esortato il Partito Democratico a finire “le questioni irrisolte del New Deal”, proponendo la versione del ventunesimo secolo del “bill of right” [i primi dieci emendamenti della costituzione americana, ndt] secondo Roosevelt.

Sebbene il senatore continui a professarsi socialista, la sua vaga interpretazione rende tutto più simile alla socialdemocrazia inaugurata da Roosevelt. Secondo Sanders la socialdemocrazia è legata all’idea secondo cui “i diritti economici sono diritti umani”, il che significa diritto ad un salario decente, sanità di qualità, istruzione, alloggi a prezzi ragionevoli e sicurezza pensionistica; significa “pretendere e ottenere libertà politica ed economica per ogni comunità di questa nazione”. Per carità, tutte cose importantissime, ma solo chi è schierato politicamente a destra lo chiamerebbe socialismo.

Nei tre anni successivi alla sconfitta presidenziale di Sanders, sempre più americani condividono le sue idee. Secondo un’indagine della Axios di questa settimana quattro intervistati su dieci preferirebbero vivere in un paese socialista piuttosto che in uno capitalista, ed il 55% di donne di età compresa tra i 18 ed i 54 anni detestano il capitalismo. Sembrerebbe che tutto questo giochi a favore di Sanders, ma non nel campo delle primarie. Non ha un singolo candidato che lo sfidi e, per giunta, molti suoi avversari stanno portando avanti i suoi punti, sebbene senza il confronto politico che aveva caratterizzato la sua prima campagna elettorale.

Sanders rimane l’unico candidato vagamente anticapitalista, e l’unico che si definisce socialista. Ma il suo programma non è unico come fu nel 2016. Per quanto indubbiamente “radical” secondo gli standard americani, le proposte economiche di Sanders possono essere considerate di centro-sinistra nel resto del mondo, al punto da non rilevare grosse differenze tra le sue proposte e quelle della senatrice Elizabeth Warren che insiste nel definirsi “capitalista fino all’osso”.

Esiste una certa nostalgia per la socialdemocrazia della metà del secolo scorso tra i vertici della sinistra, che rimpiangono i giorni in cui le tasse erano elevate, i sindacati forti e le politiche riformiste erano state in grado di trovare un accordo tra socialismo e capitalismo. Comunemente considerata l’epoca d’oro del capitalismo, gli anni del dopoguerra videro una riduzione delle diseguaglianze, una crescita dei salari e negli standard di vita, ed un aumento della mobilità sociale. Tutto questo fu possibile -in parte- grazie alle politiche del New Deal negli USA e a quelle dei socialdemocratici in Europa occidentale.

C’è un problema serio nel cercare di emulare oggi le politiche socialdemocratiche del ventesimo secolo, dato che non è per nulla chiaro se quel metodo di mediazione possa essere usato nel nuovo millennio. Viviamo in un mondo molto più globalizzato rispetto a 75 anni fa. Il capitale è molto più flessibile e mobile che mai ed una rapida crescita economica come quella del dopoguerra è oggi molto improbabile, cosa che rende il welfare difficile da sostenere. Nel suo libro Piketty offre prove molto convincenti che quanto successo nel dopoguerra è un’anomalia storica. L’estrema disuguaglianza odierna è il ritorno alla normalità.

“Una concentrazione di circostanze (distruzione bellica, politiche di tassazioni progressive rese possibili dallo shock del 1914-1945, unite ad una crescita eccezionale per tre decenni dopo la fine della SGM)” si legge nel libro “hanno creato una situazione senza precedenti che è durata per quasi un secolo. Tutti gli indicatori mostrano che stia per finire”, aggiungendo che “per grandi linee sono state le guerre del ventesimo secolo a fare piazza pulita del passato, creando così l’illusione che il capitalismo fosse cambiato strutturalmente.”

Le politiche socialdemocratiche furono originariamente concepite per “salvare il capitalismo da se stesso”. Come Marx, John Maynard Keynes riconosceva l’inerente instabilità del capitalismo ma, diversamente dai rivoluzionari tedeschi, credeva che le contraddizioni del sistema potessero essere limitate e le tensioni controllate da interventi statali – in altre parole credeva che il sistema fosse riformabile. Mentre era ancora in vita Keynes, era possibile immaginare la fine del capitalismo (a dire il vero era impossibile non immaginarlo) e l’economista inglese dedicò tutta la sua vita nel preservare il sistema. Oggi, anche se non siete “capitalisti fino all’osso” e siete convinti che il capitalismo sia senza possibilità di cambiamento (come il deputato Alexandria Ocasio-Cortez) è praticamente impossibile immaginare la fine del capitalismo (o almeno trovare una valida soluzione alternativa). E’ altrettanto difficile immaginare un ritorno al capitalismo della metà del ventesimo secolo.

Sanders è anticapitalista nel cuore – altrimenti non si definirebbe socialista – ma continuiamo a vivere in un’era dove è più facile immaginare la fine del mondo piuttosto che la fine del capitalismo (e con i cambiamenti climatici e altri disastri ecologici che minacciano l’umanità non ci vuole H.G. Wells per immaginare la fine del mondo). La problematica legata alla sinistra odierna sembra essere decidere se lo scopo è riformare oppure rimpiazzare il capitalismo. E se quest’ultimo è davvero il fine, a cosa assomiglierebbe un mondo post-capitalista? Se Sanders vuole davvero essere distinguibile da candidati come Warren, dovrebbe cominciare a pensare seriamente a queste questioni e lasciare stare le critiche a ciò che chiama “capitalismo sfrenato”.

 

Conor Lynch è una giornalista a New York City. Il suo lavoro è apparso in Salon, The Huffington Post e Alternet.

Fontehttps://newrepublic.com/

Link: https://newrepublic.com/article/154186/bernie-sanders-democratic-socialist-failure-envision-world-without-capitalism

 

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da TONGUESSY

 

Pubblicato da Rosanna

La mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso gli interstizi dell'informazione, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale. Allergica al pelo di capra e alle fake news.

21 Commenti

  1. Ancora con ‘sta sinistra?! Sono socialdemocratici negrieri globalisti euromafiosi della peggiore specie, magari fossero COMUNISTI!!!!! Almeno vedremmo campi di rieducazione alla Pol Pot / Stalin, si muoverebbe qualcosa, le coscienze sarebbero vive e al bivio di una rivoluzione! Orwell non avrebbe mai immaginato le ideologie trasformate in un liquame come quello grullino che si preoccupano di non creare DISORDINI SOCIALI!!! Dobbiamo stare tutti muti e possibilmente anche a 90°

  2. Il capitalismo finirà quando si estinguerà la sete di possesso nell’essere umano, cosa difficilissima da realizzare, visto che tra le prime espressioni di un bimbo di pochi mesi c’è “è mio!”; quel bimbo vorace di possesso non cresce mai ma si nasconde dietro le parvenze delle successive fasi di sviluppo, cambierà la forma dell’oggetto desiderato ma non la sostanza, dal succhiotto si passerà, nell’ordine, al giocattolo, alla bicicletta, all’auto, al partner, allo stipendio, alla carriera, ai figli, allo status sociale, al fatturato della propria azienda, al PIL nazionale, ai diritti civili etc…
    l'”è mio!” di sinistra, poi, non è affatto diverso da quello di destra e neppure da quello di centro, un bimbo in camicia nera è uguale ad uno rosso vestito o sotto altri travestimenti ideologici (centrismi, centrodx o centro sx, rossobrunismi, socialqualchecavolo, liberalaltricavoli); il liberal-destrorso dice “i soldi me li sono guadagnati (il come è irrilevante), quindi sono MIEI e non voglio pagare le tasse, se queste servono per pagarci i servizi pubblici, chissenefrega, privatizziamoli!”, il social-sinistrorso spesso appartiene a qualche categoria di privilegiati (statali, categorie finanziate pubblicamente, satrapie parastatali etc…) ed afferma: “i diritti acquisiti sono MIEI e guai a chi me li tocca e siccome ho vinto un concorso o una gara d’appalto pubblica (il come è irrilevante), nessuno ha il diritto di giudicare il mio operato anche se non faccio un cavolo da mane a sera foraggiato lautamente con denaro pubblico”.
    Un passaggio sublime dell’articolo è quello in cui si sottolinea come gli ultraliberisti di wall street, a fronte della crisi del 2008 si trasformarono alchemicamente in convinti keynesiani… il mercato è una fede indiscutibile ma se questo crolla ed il giocattolo si rompe, beh, si va a piangere a mammà e a papà che, prontamente, cacciano i soldi e lo ricomprano.
    qualcosa cambierà, forse, quando all'”io” ed al “mio” subentreranno il “noi” e il “nostro” ma sarà un bel salto evolutivo, altro che l’invenzione del fuoco e della ruota!

  3. L’articolo mette a nudo parecchie questioni. Una è l’identità della cosiddetta sinistra. Si può ancora chiamare sinistra il partito della globalizzazione e dei diritti dei gay che “dimentica” il welfare o, come sostiene la splendida Fraser, che mentre ammicca alle minoranze fa gli interessi delle elites?
    Un’altra questione è il citato Piketty secondo cui il boom economico del secolo scorso è avvenuto per una serie di coincidenze. A me pare proprio di no. Tralasciando la questione non secondaria della paura del comunismo che ha favorito una certa apertura verso le richieste popolari per paura di una avanzata rossa, resta la certezza che il capitalismo produttivo abbia bisogno di una middle class forte per innescare i consumi interni e non solo (fordismo). Si è visto non solo negli USA, ma anche in Europa e adesso anche in Cina. E’ una costante, più che il risultato di alcune variabili come sostiene Piketty. Quando invece il capitalismo da produttivo diventa speculativo (per motivi di profitti in settori diversi da quelli colpiti dalla saturazione di mercato) allora cambia tutto lo scenario.
    Alla fine di tutto resta però il fatto denunciato dall’articolista: manca una qualsiasi alternativa ragionevole al capitalismo. Evidentemente ha messo radici così profonde nell’inconscio collettivo da monopolizzare qualsiasi movimento di idee. Questo si collega con il mio ultimo articolo dove denunciavo la distruzione della cultura per mezzo della destabilizzazione degli spazi comunicativi. Le culture alternative (hippies, freaks, comuni, persino religiose tipo Osho) sono sparite e al loro posto è subentrato un appiattimento globale che non lascia spazio a nulla di diverso dal capitalismo. Non significa però che il capitalismo sia al sicuro. I suoi nemici più pericolosi non sono all’esterno, ma all’interno. Le antinomie su cui si fonda hanno lacerato nel profondo il tessuto su cui si reggeva la trama.

  4. Il problema non è capitalismo o non capitalismo, è individuare un sistema economico politico che faccia in primo luogo il bene comune, cioè garantisca possibilità di lavoro, benessere e di progresso sociale per tutti. Poi se ci sono persone che si arricchiscono più degli altri, buon per loro. I’individuazione del capitalismo come causa di tutti i mali è stato un errore colossale della élite marxista del secolo scorso (sempre che sia stato un errore) che ha prodotto una ecatombe di morti e miseria per milioni. Si voleva abolire il privilegio e la disuguaglianza abolendo la proprietà privata, si è creato invece nuovo privilegio e uguaglianza nella miseria per tutti. La socialdemocrazia europea (e solo in parte americana), ovvero il ‘socialismo’ fondato sulle tasse, ha retto nel dopoguerra perché c’erano condizioni ambientali speciali che sono scomparse negli ultimi decenni : energia e materie prime a basso costo, nessuna competizione dal resto del mondo che viveva nella miseria e monopolio della tecnologia. Con la globalizzazione c’è stato un trasferimento netto di ricchezza dall’occidente all’Asia e già questo non poteva non creare problemi, poi c’è stata la finanziarizzazione del capitalismo con le conseguenze nefaste che si sono appena intraviste nella crisi del 2008, ma che hanno dato una idea di un sistema fragile e in equilibrio instabile tenuto su a forza di iniezioni di denaro. L’articolo non propone niente, eppure le proposte per un ritorno ad una economia fondata sul lavoro e non sul denaro non mancano. La socialdemocrazia non sta fallendo perché la gente rifiuta le sue proposte economiche, non vuole il contorno cioè la globalizzazione, l’antirazzismo la promozione dell’omosessualità e sopratutto non vuole l’immigrazione. Vedere cosa è successo in Danimarca alle ultime elezioni dove la socialdemocrazia ha trionfato, ma tutti i media (tranne un editoriale di Rampini sul Corriere) hanno messo il silenziatore su questa vittoria. Perchè? Perchè i socialdemocratici danesi sono contro gli immigrati peggio dei leghisti nostrani. La socialdemocrazia e la sinistra possono avere un futuro solo se abbandonano una volta per tutte la chimera dell’internazionalismo (proletario o meno) e si concentrano nella promozione del bene comune per il popolo che li elegge, non per una umanità che non esiste. Per questo va bene anche il capitalismo, ovviamente non quello che si vede oggi.

  5. Probabilmente all’articolista come a diversi commentatori manca la percezione esatta di quello che è oggi questo sistema economico: è un sistema economico militarizzato e governato da leggi e direttive occulte. L’economia è economia politica che vive nei rapporti di forza interni ed internazionali. Parlare del passato fa bene ma può confondere, come poco significativo appare parlare della nostra società solo ed esclusivamente in termini economici o peggio ancora monetari. Può consolare pensando di essere in un esperimento in vitro modificabile a partire da ciò che si vede, ma la realtà è altra. Quello che abbiamo di fronte è un sistema militare iperaggressivo all’esterno e proprio perciò drenante quantità immense di risorse all’interno in vista del dominio globale. Non pensiamo dunque a questo sistema solo dall’ ‘interno’. Sarebbe difficile capirlo e poi sostituirlo: sostituirlo evidentemente con un sistema non aggressivo sia verso gli esseri umani che verso la natura. Questo può apparire utopico per chi lucidamente forse più di altri ritiene le leggi storiche siano inevitabili. Di fatto, l’idea di una economia differente potrà prendere piede nelle coscienze come cosa urgente solo dopo la catastrofe. Sarà troppo tardi ?

  6. Bstarebbe mettere un limite alla ricchezza che un singolo uomo può possedere. Sopra quel limite, zac, alla collettività. E un limite al basso. Sotto quel limite, mantenuto. Con la ricchezza in eccesso di un Bezos o di quell’altro cafone miracolato di Tesla ci si mantiene l’Europa intera.

  7. Secondo me il problema principale che l’umanità deve affrontare non è tanto quello del primato del capitalismo sul socialismo (o viceversa), neanche quello della democrazia sul dispotismo (o viceversa).

    Il problema da affrontare e risolvere è quello del primato dell’economia sulla politica.
    Perché è impossibile esercitare da parte di qualsiasi forma di governo statale alcuna influenza sulla vita delle persone se prima l’economia non è ricondotta sotto il controllo dell’autorità politica.

    Un esempio di questi giorni: solo a nominare i MiniBot sui media e nei palazzi dei botto ni europei si è scatenato l’inferno contro il governo italiano.

    Zuckemberg che annuncia una sua criptovaluta, un sistema che permetterebbe di bypassare l’intermediazione bancaria nelle transazioni tra due persone a caso nel mondo, con l’avallo dei gruppi finanziari che contano (mascherati dietro “aziende” tipo Paypal e Uber), è stata accolta senza alcuna contestazione.

  8. Si é perso il coraggio di agire in maniera trasgressiva perché sembrerebbe che non ci sia alternativa a ciò che si é già visto, invece l’alternativa c’è sempre in ogni istante solo che la gente decide di fare sempre le stesse cose, questo è il paradosso, tutti sanno che il sistema è malato e alcuni sanno che é demenziale ma piuttosto che agire in maniera radicalmente diversa ma coerente si litiga tra chi ritiene che si possa cambiare facendo le stesse cose e chi come me ritiene che senza una radicale e diffusa DISOBBEDIENZA CIVILE non si va da nessuna parte.
    Il sistema per cambiare deve crollare, non è riformabile per motivi tecnici di azione reazione che sono stati studiati dai think tank del potere nei secoli, per crollare devono essere sradicati i fondamenti, quindi limitata al massimo la delega del potere a chi non si conosce personalmente e naturalmente abbattendo il concetto di privatizzazione dei mezzi di produzione. Solo così si formano le comunità umane che sanno riscoprire che cosa si può considerare importante per la propria salute e per la propria esistenza. Oggi il dibattito è stato viziato dal sistema che tutto compra e tutto corrompe e di conseguenza l’essere umano è diventato stupido perché identifica il denaro come unico traguardo per risolvere i propri problemi ed interessi mentre il denaro costituisce la carota che permette agli esseri umani stupidi di accettare il bastone, il manganello, la propria schiavitù perpetua, la distruzione dell’ecosistema, dei valori morali, della salute e di conseguenza del benessere psicofisico.

    MONEY FOR NOTHING

  9. Sanders è ebreo, e il fatto che sia socialista fa da pendant alla potentissima finanza ebraica di Wall Street, insomma se la suonano e se la cantano.
    In Europa la presenza ebraica si è via via rarefatta e quindi in molti paesi i partiti socialisti sono via via scomparsi, mentre in molti paesi all’economia finanziarizzata tipica di paesi con grosse comunità ebraiche (questi paesi spesso tendono ad essere multietnici) si preferisce una economia industriale.
    La potente calamita rappresentata da Israele trasforma le comunità ebraiche in piccole lobbies, che lavorano per i Rothshilds o affini, e quindi stare a discutere di socialismi o capitalismi, varianti culturali imposte dagli ebrei, è una cosa appartenente al passato.

  10. Ayn Rand sosteneva :
    Non c’è differenza tra comunismo e socialismo eccetto che nei metodi per raggiungere lo stesso ultime fine :
    – il comunismo propone di schiavizzare gli uomini con la forza
    – il socialismo propone di schiavizzare gli uomini con il voto
    E’ semplicemente la stessa differenza tra l’ omicidio e il suicidio

  11. La fine di questo mondo viene auspicata?
    Non vedo l’ora e se sarà e lo spero (…e per gli anti-umani nel modo più violento possibile), me la godrò in prima fila con l’uccello in mano.

  12. Le cose sono due: o siamo in presenza di un ossimoro, o quella che viene definita oggi “sinistra”, e’ in realta’ il partito delle elite oligarchiche camuffato sotto un’etichetta “sinistra”. Personalmente, propendo per la seconda.

  13. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    Perché “la sinistra non riesce a immaginare un mondo senza capitalismo”? Perché definirsi di sinistra non vuol dire per forza di cosa essere (veri) comunisti!
    Tuttavia se si va avanti di questo passo è ineludibile che la fine del capitalismo coinciderà con la fine dell’Umanità….

  14. In realtà il superamento del capitalismo è stato già esaminato e teorizzato da Silvio Gesell: le enormi (ed addirittura ‘inutili’ più che non infami) sproporzioni di disponibilità economiche son rese possibili solo dal fatto che la stragrande maggioranza degli uomini ha proventi economici proporzionali solo al proprio lavoro, mentre poi c’é quella minoranza che li ha non solo proporzionali al proprio (eventuale ma in genere rifiutato) lavoro, ma per di più ingigantiti dai profitti di capitale.

    I profitti di capitale: é questo il nemico da combattere………nessun dizionario, alla voce ‘capitalismo’ porta quella che dovrebbe essere la sua corretta definizione, e cioé ‘aberrante sistema economico che favorisce (o quantomenon non ostacola!) i profitti di capitale.

    E poiché i profitti di capitale son lo scontato risultato del saggio d’interesse, il superamento del capitalismo non può che essere ottenuto dall’arginamento di questo.

    Gli austriaci continuano ad usare gli – si badi bene INDISPENSABILI anche e soprattutto per noi gesellisti – pluralismo economico e libero mercato come glassatura, impupazzamento, mascheramento degli infinitamente controproducenti profitti di capitale,

    sostenendo (del tutto impropriamente) che non possano esistere quelli (intendi: libero mercato e pluralismo economico) senza questi (intendi: profitti di capitale).

    Ma questa regola é stata stabilita dal solo Boehm-Bawerk e Gesell ne ha evidenziato tutta la irrilevanza ed infondatezza: per questo il gesellismo é il solo ed unico possibile superamento del capitalismo…………………ma vallo a spiegare a questi sprovveduti marxisti, che odiano Gesell perché ha (del tutto giustamente) irriso Marx,

    mentre gli austriaci non lo possono vedere perché ha spizzicottatto anche Boehm-Bawerk ed in quanto ai banksters perché il gesellismo rappresenterebbe anche la fine di tutti i loro enormi profitti.

    Così – con questa enorme massa di nemici ed invece nessun sostegno da parte di quelle ignoranti masse, che invece dovrebbero innalzarlo sugli scudi – esso resta la cosa ‘così semplice eppure così difficile, quasi impossibile da fare’!

  15. Tutto molto interessante e i principali temi al riguardo sono stati più o meno tutti affrontati anche nei commenti. Pare però che la questione principale sia quella accennata da Tonguessy, quando si dice che la base stessa del capitalismo è l’ineguaglianza tra umani, il fatto che ci siano persone intimamente convinte dell’inevitabilità della loro povertà, come altre invece incrollabilmente certe del diritto alla loro superiorità economica e quindi, di conseguenza, anche morale. Le questioni relative all’adattabilità o meno del capitalismo ai tempi e alle circostanze storiche, vengono dopo, prima c’è da risolvere la discussione sull’idea, che come ogni idea, è riformabile e può persino essere soppiantata in modi insospettabili. Non sappiamo con certezza se l’essere umano nasce capitalista per natura, o ci diventa perché tutto intorno a lui, fin dalla nascita, parla e trasmette di capitalismo, forse bisognerebbe prima di tutto cercare di capire questo, per renderci conto se l’idea capitalista è veramente giusta o meno.

  16. Bisognerebbe fare i complimenti a Carlo Marx per avere inventato delle categorie in cui imprigionare la mente di così tante persone e per così tanto tempo, come fu anche per Freud la cui terminologia è ancora largamente in uso pur essendo noto che in fondo non era altro che un abile truffatore, non a caso sono entrambi del popolo eletto.
    Carlo Marx ha schematizzato in modo arbitrario il funzionamento dell’economia del suo tempo, si è soffermato su alcuni elementi perchè erano utili ad un tipo di analisi ma che sono poi diventate gergo diffuso perchè utili alla semplificazione, non però validi in tutte le epoche, alla fine di Marx quello che torna utile è il metodo di analisi ma sarebbe ancor più utile abbandonare le sue categorie invece che volerle applicare sempre e comunque come le uniche atte a definire la realtà, invece siamo ancora qui a usare la sua terminologia come se fosse l’unica rappresentazione valida del mondo.
    Il potere in tutti i tempi a partire dall’inizio dell’era volgare ha usato l’estrema semplificazione della rappresentazione del mondo per meglio dominare le masse ed il linguaggio è stato utilizzato come lo strumento principale, con cui creare delle astrazioni a cui uniformare il pensiero di tutti i dominati, ma anche i dominanti, certe terminologie imprigionano la mente ed impediscono la strada individuale, quel percorso iniziatico che, prima dell’avvento del cristianesimo come braccio armato e diffusore della filosofia judea, proponeva alle persone la ricerca di una via che portasse all’incontro della propria componente spirituale con un mondo anch’esso totalmente spirituale, l’affermarsi di una religiosità universale e di massa ha consentito nel tempo la promozione di ogni totalitarismo, qui inteso come una visione uguale per tutti e totalizzante, in antitesi appunto al mondo antico, del quale si sono volute cancellare tracce e significati.
    In questo contesto sia Marx che Freud hanno potuto riscuotere enormi successi, perchè innestati in un tessuto umano totalmente indirizzato al materialismo.
    Ma prima di questa bruttissima storia l’Europa era ricca spiritualmente e con una storia incomparabilmente più lunga di quanto ci vogliono dare a credere, tutte le Stonenhenge che si riscoprono in giro per il nostro continente, centri di ritrovo annuali o semestrali di genti provenienti da tutta Europa, ci raccontano di un mondo molto più ricco spiritualmente di quanto possiamo immaginare, e quando ci dicono che le nostre radici sono judaico-cristiane è solo perchè vogliono tenerci prigionieri nel loro fantastico mondo dove tutto è materialismo e nulla è vivo, non esiste nulla di meno spirituale della adorazione di un dio la cui essenza è la ricchezza materiale ed i cui simboli sono le monete, però questa è la strada in cui ci costringono da 1.500 anni.
    La liberazione da queste prigioni mentali non può prescindere dall’abbandono di queste categorie astratte ed il recupero di una visione del mondo che rovesci completamente i contenuti materialistici che queste categorie sottendono, guardare alle nostre autentiche radici di europei che sentivano sin nelle loro viscere di appartenere ad un mondo dove tutto era animato può essere forse l’unica strada rimastaci per evitare la fine come popoli, come individui e come specie.

    • Hai detto benissimo “alla fine di Marx quello che torna utile è il metodo di analisi”, però dovremmo conservarlo e utilizzarlo invece di abbandonarlo, come consigli tu, perché se Marx ci ha insegnato che la storia non è governata dalla provvidenza divina, come sosteneva il buon Manzoni, quanto da un’altra provvidenza, quella del dio denaro… allora individuata la causa di tutti i disastri, invece di imprecare contro gli dei, dovremmo a questo punto liberarcene e cercare rimedio altrimenti, anche tramite una vera spiritualità, ma soprattutto attraverso la tutela della qualità della vita collettiva.

    • “In questo contesto sia Marx che Freud hanno potuto riscuotere enormi
      successi, perchè innestati in un tessuto umano totalmente indirizzato al
      materialismo.”
      La Storia della filosofia ci ha consegnato qualcosa di molto diverso: il primo vagito di materialismo fu emesso da Hegel che contrariamente ai suoi contemporanei non credeva nello “spirito” (qualsiasi cosa questo potesse significare) come formatore dei caratteri sociali (quindi individuali e nazionali) ma nello svolgimento storico degli avvenimenti. Da qui Marx prese lo spunto per le sue riflessioni. Il romanticismo pre hegeliano è tutto un susseguirsi di attenzioni verso l’infinito. Il materialismo (termine quanto mai vago) rappresenta quindi l’antidoto alla riproposta di avvincinamento tra finito e infinito che trascura fattori fondamentali come l’ordinamento sociale. Ovviamente lo scontro tra materialismo e spiritualismo è ancora in corso, e l’esistenza delle varie chiese lo dimostra. Certo, la scienza ha fatto dell’analisi sulla materialità l’aspetto centrale della propria esistenza. Ma alla fine dire che Marx riscuote enormi successi senza citare Big Pharma, ad esempio, è solo segno di visione davvero limitata.

  17. Sto leggendo “Realismo capitalista” di Fisher, che secondo me può dare o ha dato il via, più di tanti altri testi, ad un ripensamento della società, o almeno mi sembra possa produrre (o stia già producendo) una sorta di scossa a sinistra (curioso che in Italia sia stato pubblicato solo dopo 8 anni!). Forse il “Manifesto accelerazionista” di Nick Srnicek e Alex Williams (2013) è una buona risposta? Qualcuno di voi lo ha letto? Sarei molto curioso di leggere delle opinioni in merito qui su CDC. Si trova facilmente in pdf, integrale.

  18. Capitalismo, comunismo, democrazia, monarchia o dittatura vanno bene tutti e nessuno.
    Non si tratta del tipo di governo, si tratta della sua qualità.
    Purtroppo psicopatici e altri soggetti psicologicamente deviati sono attratti solo dal denaro e dal potere e man mano che ci si avvicina al vertice cresce la loro concentrazione.
    Essi sono in grado di distorcere qualunque ideologia, di guastare qualunque forma di organizzazione sociale.
    Una buona pezza sarebbe quella di porre dei limiti al potere e alla ricchezza, ma la vera soluzione è di tipo psichiatrico: bisogna individuarli ed escluderli da compiti di responsabilità.
    Resterebbe il problema di doversi fidare degli psichiatri …

  19. Comunque la si metta, il capitalismo per sopravvivere deve rubare, togliere a qualcun’altro, sia in maniera violenta (finanza), o lentamente ( rana bollita) con la socialdemocrazia, cioe’ la maschera buonista dietro cui si nascondono tutti i capitalisti. Il comunismo vuol dire dividere il bene comune con tutti e uguaglianza, ma l’uomo preferisce farsi sfruttare da un altro uomo, in poco o in tanto, che non cambia la cosa, piuttosto che dividere con un altro come lui quel poco che ha. Che filosofia, che dignita’. E’ per questo che il comunismo non si e’ realizzato, anche se e’ l’unico ideale per non farci ammazzare tra di noi. In fondo le religioni dicono la stessa cose. Il bene COMUNE……