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LA SCIENZA NELL'ERA DEL NEOLIBERISMO

DI DANIEL AMIT
Il Manifesto

«La difesa autoritaria di un concetto ideale di scienza, escludendo altri modi di conoscere, serve come copertura perfetta per un sistema sempre più in crisi, sempre più violento»

Gli argomenti popolari più usati per difendere la scienza e il suo ruolo sono:

a. Che l’attività umana chiamata «Scienza» abbia un significato chiaro, univoco e immutabile, e che quando ci si riferisce alla scienza, oggi ci si riferisca a una tradizione gloriosa, permanente e ben definita;
b. Che il motore principale della tecnologia sia la scienza, ovvero che senza la «Scienza» non sia tecnologia;
c. Che l’accento posto sullo sviluppo tecnologico non possa che far progredire il livello intellettuale della «Scienza»;
d. Che lo sviluppo della tecnologia abbia in fin dei conti (con alcuni sconti) un effetto sociale positivo, ovvero che uno stretto rapporto scienza-tecnologia non può che fornire un buon argomento in favore del ruolo sociale della scienza.CONTRODEDUZIONI

Esaminiamo una per una queste tesi:

a. Il senso dell’attività scientifica: una volta, alla domanda «cosa è la fisica?» si rispondeva: «quello che fanno i fisici». Carino, ma o la domanda non ha senso, o non siamo arrivati a una risposta sensata. Sembra un tentativo di nascondersi dietro nomi celebri: Newton, Maxwell, Einstein… Ma è proprio questo che facciamo noi fisici oggi? Siamo almeno consapevoli delle motivazioni che animavano quegli scienziati, i loro metodi? Lo stesso può essere detto per la biologia: Darwin, Crick, Watson, Huxley. O la medicina: Pasteur, Sabin (polio).
Siamo stati educati all’idea che la scienza moderna sia stata spontaneamente generata, ex novo, a partire dal Rinascimento, da Copernico, Galileo, Newton… Ma l’eccezionale libro di Lucio Russo (La rivoluzione dimenticata, Feltrinelli 1996) presenta ampia e convincente testimonianza dell’esistenza di una scienza, giustamente chiamata moderna, nel mondo ellenistico. Inoltre, raramente a scuola ci raccontano che i pionieri della scienza moderna, (Leonardo, Galileo, Newton, Darwin) conoscevano, e apprezzavano questa scienza ellenistica, e si consideravano i suoi eredi, impegnati nell’estenderla.

Cosa significa? Che c’è stato uno iato di più di 1500 anni in cui si esercitava talmente poco questo tipo di attività da consentire la nascita del mito che la scienza non fosse mai esistita. Un’altra indicazione che qualcosa di fondamentale sia mutato, viene da un’autorità, da Sir Michael Atiyah, ex presidente della Royal Society: «Rischiamo di perdere la nostra strada e la nostra identità. L’ethos scientifico sta diventando sempre più difficile da discernere.» La mia preoccupazione è che la perdita odierna dell’identità sia una versione moderna di quello che è accaduto alla scienza ellenistica: come essa scomparve e fu a poco a poco dimenticata sotto l’impatto della Roma tecnologica, così oggi la scienza sta perdendo la sua identità sotto la spinta di un’America ossessionata da tecnologia e da guerra, in risposta alla paura.

b. Scienza come motore della tecnologia: anche a questo proposito la storia è molto meno chiara, e non sempre conforme alle verità che ci sono propinate. Edison non si è basato sulla scienza per fare una delle scoperte tecnologiche più fondamentali della storia moderna. Né lo è stato il motore a vapore (o a calore) inventato prima che fosse formulata la termodinamica. Anzi, la fisica dell’epoca si era fortemente opposta all’idea. E nemmeno la tecnologia principale dell’agricoltura (la selezione delle specie) aveva dovuto aspettare Darwin. Quindi non si può sostenere, senza altri ragionamenti e ulteriori dati, che la «Scienza» sia la condizione sine-qua-non dello sviluppo tecnologico.

c. Il feedback della tecnologia sulla scienza: uno degli effetti problematici dell’attività politica radicale degli anni ’60-70 è stata di porre l’accento sulla «rilevanza sociale» della scienza contro le «torri d’avorio». Come tante altre idee buone, anche questa è stata cooptata dalle forze egemoni, per fare della scienza un elemento accessorio del sistema prevalente di sviluppo economico. In questa direzione spingono le autorità americane, e in Europa stiamo copiando questo approccio in un modo acritico.
Basterebbe guardare quale tipo di progetti viene promosso dalle agenzie nazionali e internazionali, per rendersi conto che la maggior parte dei finanziamenti vengono assegnati a progetti che giovano a un’idea sbagliata o discutibile di sviluppo economico, che promuove il virtuale, il superfluo, il militare, a spese del sociale e della conservazione ecologica. Basterebbe menzionare che nella Unione europea 4,3 miliardi di Euro vengono stanziati alla ricerca in nanotecnologia. La biotecnologia gode di più di 8 miliardi di $ (pubblico e privato) nei soli Usa, e la distinzione tra le due tecnologie è assai ambigua. Spinto dalla facilità di ottenere finanziamenti e dall’esposizione mediatica, il mondo della ricerca collabora al odierno processo di produzione-commercializzazione.

Negli ultimi decenni, l’amalgama scienza-tecnologia significa sempre meno scienza, sempre più tecnologia. Basterebbe riflettere sul fatto che non esiste quasi facoltà di scienza di livello dignitoso che non conti tra i suoi dipartimenti (centri, istituti) uno di biotecnologia. Lo stesso si potrebbe dire dell’attività universitaria nelle nanotecnologie. In questi due casi (e non sono gli unici) non ci si propone nemmeno l’eufemismo di dare una facciata scientifica all’attività tecnologica. L’infante si chiama per proprio nome e cognome.

Quello che si fa in molte attività, classificate scientifiche, è lavoro di sviluppo tecnologico a basso costo per l’industria (e a costo quasi interamente sociale). Non è lavoro scientifico, certamente non nel senso che i migliori «platonici» tra noi (Bricmont, Chomsky) difenderebbero. Che questa situazione non sia messa in discussione, è in gran parte dovuto a una stretta cooperazione tra mondo economico, sistema politico e mediatico da un lato, con il mondo della ricerca dall’altro. Questa collaborazione non può essere ingenua. Fa parte di una mentalità superficiale che ritiene qualsiasi mezzo legittimo purché prometta una «crescita» economica. A qualcuno ciò potrebbe sembrare l’apice dell’evoluzione umana. Al contrario, rientra in quel tipo di rischio provocato da un’evoluzione genetica che riducesse la varietà a una singola specie (come l’agricoltura imposta ai paesi africani dall’Fmi), contrapposta a un’evoluzione che invece producesse la diversità.

d. Lo sviluppo tecnologico sempre positivo per la società: anche qui, dipende molto dal periodo storico. Servirebbero studi dettagliati e quantitativi della questione; e in parte esistono già. Almeno dall’inizio degli anni ’90, gran parte dello sviluppo tecnologico ha davvero poco a che fare con il bene sociale. La tecnologia è indirizzata in primo luogo a trovare sbocchi alla sovrapproduzione di un sistema industriale in crisi e di un sistema finanziario stagnante. Mi sembra che questo sia vero per tutte le aree della tecnologia, da quella dell’astrofisica (satelliti, spazio, analisi delle immagini); della comunicazione (cellulari, internet, etc); dell’informatica (computer, software sterminato, virus anti-virus…); della biologia (manipolazione genetica, clonazioni…) e della sanità (farmaci cronici, farmaci fittizi, brevetti segreti, macchinari costosissimi che servono poca gente…); dell’alimentazione (Ogm con semenze controllate, brevetti su specie, distribuzione dell’acqua). Tutti questi sviluppi vengono poi difesi in nome della prosperità virtuale che ci circonda, pubblicizzando i benefici drammatici riservati ai pochi.

Il principale problema odierno non è la collaborazione della scienza con i militari, da sempre attuata, almeno dai tempi della gloriosa scienza ellenistica (i celebri specchi ustori di Archimede). Le guerre e la centralità dell’apparato militare (anche in tempi di pace) derivano da un sistema economico-sociale che difende globalmente i suoi privilegi accumulati. Il problema è piuttosto l’integrazione della scienza con questo sistema, la sua crescente identificazione con esso, cosi come la sua acquiescenza nell’essere usata come foglia di fico. Nelle parole di Sir Michael Atiyah: «Gli scienziati sono spesso considerati un’élite segreta, una parte minacciosa dell’establishment, una componente di ‘loro’ non di ‘noi’».

L’ALLARME DI EINSTEIN

A essere identificata con la «Scienza», e a essere difesa dalle sue riviste più gloriose è solo una sovrapproduzione in campi come comunicazione, informatica, macchinari di ricerca biologica, medicinali cronici, Ogm per controllo della nutrizione, cloni fortuiti. Accettare priorità di ricerca dettate dai produttori, attraverso le istituzioni politiche, mette a repentaglio la posizione sociale e intellettuale della scienza. A questo contribuisce anche un rapporto perverso con i media che stanno vendendo la scienza come un elemento di copertura del progetto economico-sociale prevalente, offrendo agli scienziati le lusinghe dell’esposizione pubblica come a ragazze di show televisivi. Sono scomparse quasi tutte le barriere fra riviste di alto prestigio, da un lato, e media ad alto turnover, dall’altro. Pubbliche relazioni e gestione dei media sono diventate componenti essenziali delle istituzioni a elevato prestigio accademico. La confusione tra tecnologia e scienza, e la difesa autoritaria di un concetto ideale di scienza, escludendo altri modi di conoscere, serve come copertura perfetta per un sistema sempre più in crisi, sempre più violento.

Dovrebbe allarmarci l’avvertimento lanciato già nel 1917 da Albert Einstein: «L’intero venerato progresso tecnologico – l’intera nostra civilizzazione – è come un’ascia nelle mani di un criminale patologico».

Questo articolo è un ampio stralcio di un testo apparso sul n. 9 della rivista Prometeo nel 2005.

Daniel Amit era nato in Polonia nel 1938, immigrato in Palestina nel 1940, professore di Fisica prima a Gerusalemme e poi a Roma dal 1991. Dal 1999 era cittadino italiano. Scienziato di grandissimo valore, Daniel Amit è stato uno dei fondatori della moderna teoria delle reti neurali e uno dei leader indiscussi di questo campo. A noi lo legavano il suo fortissimo senso della giustizia, la sua capacità di indignarsi, di non rassegnarsi, di lottare per una giusta causa, di esporsi e di rischiare in prima persona e anche di mettersi in discussione, con un velo di autoironia. Era un instancabile promotore di iniziative di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani, tra le quali il sostegno ai soldati israeliani che si rifiutano di combattere nell’ esercito. (Il Manifesto)

Fonte: http://www.ilmanifesto.it
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10.06.2008

Pubblicato da Das schloss

  • Truman

    Ottimo articolo, che evidenzia alcuni seri problemi della scienza nel momento in cui essa si confonde con il marketing.

    Può valere la pena di fare qualche commento sulla tecnologia. Essa è soprattutto un concetto di marketing che aggiunge contenuto mitico ad oggetti commerciali per aumentare il prezzo di vendita. Dal mito di Prometeo che rubò il fuoco agli dei, fino ad arrivare ai miti della continua innovazione tecnologica, al potenziamento dell’umano tramite biotecnologie e nanotecnologie, è tutta una storia che può essere vista in termini commerciali.

    Conviene comunque fare alcune precisazioni: l’taliano tecnologia non è la traduzione dell’inglese technology, o almeno non lo è sempre, perchè a volte in italiano bisognerebbe usare tecnica e non tecnologia.

    Torniamo alle origini: tecnica deriva dal greco antico technè, che aveva originariamente il significato di arte, nel senso di produzione umana. Ma nel termine tecnica avviene un capovolgimento semantico ed essa viene usata per indicare l’attività umana ripetitiva o ripetibile, ciò che è privo di creatività, quella creatività che resta assegnata all’arte. In questo modo tecnica ed arte, che avevano identica origine, diventano contrapposte.

    La tecnica resta qualcosa di molto importante, perchè i suoi effetti sulla vita materiale sono importanti. Non a caso essa è citata dai padri fondatori nella nostra Costituzione.

    Un concetto analogo a tecnica è quello di tecnologia: essa deriva dal technè di tecnica con in aggiunta il logos, cioè lo studio, il discorso. In italiano tecnologia andrebbe usato solo in quei settori di confine tra il noto, quello che è ripetibile con facilità (es. la tecnica delle costruzioni civili, delle abitazioni) e ciò che invece è ripetibile con difficoltà (es. le tecnologie per i viaggi spaziali).

    In inglese, dove ha vinto da tempo il marketing, la tecnica è riferita all’individuo, mentre la technology è collettiva. Da bravi aborigeni colonizzati, stiamo assimilando questa interpretazione tramite la pubblicità. Così tutti sono convinti che acquistare l’ultimo modello di computer o telefonino sia un adeguarsi alla tecnologia.
    Ma in realtà la tecnica dei computer è ormai consolidata da decenni e lo stesso sta succedendo per i telefonini. Il raddoppio della RAM, o della potenza di calcolo, o della capacità di un HD, o delle dimensioni di uno schermo, non hanno niente di innovativo, sono operazioni commerciali.

    A parte questo, mi sembra che andrebbe notato come da circa un secolo non ci siano vere novità nella scienza fondamentale. Non mi citate la teoria delle stringhe, che può essere solo definita alla Fantozzi, “una boiata pazzesca”.

  • lino-rossi

    bravo manifesto!

    e come la mettiamo con l’adesione acefala allo zapaterismo, come ad esempio l’appoggio al referendum del 2005, filo big-pharma, relativo all’abrogazione totale della legge n. 40 del 2004 che regola la fecondazione assistita?

    state finalmente mettendo in soffitta lo zapaterismo oppure siete semplicemente dissociati?

  • lino-rossi

    è urgente che leggi qualcosa del Modello Standard.
    se parti con “dai quark ai cristalli” di Giuliano Preparata non sbagli.

  • Davide71

    Ciao a tutti: anch’io sono d’accordissimo su quanto scritto. Vorrei inoltre aggiungere le seguenti considerazioni:
    1) gli scienziati adottano un punto di vista materialista ed evoluzionista; essi ritengono che l’uomo sia un composto chimico, e che non abbia in sé alcuna spinta verso nessun tipo di miglioramento (poiché essa é esclusivamente frutto di stimoli esterni). Uomini del genere non dovrebbero avere alcun peso nelle decisioni in maniera di politica economica e sociale perché non sanno cos’é un essere umano.
    2) essi sono come degli apprendisti stregoni; quello che interessa loro é stupire e dimostrare di essere capaci di qualunque cosa. Raramente ho avuto notizia di scienziati che, di fronte alle richieste dei loro committenti (armi orribili, per intenderci) abbiano opposto una qualche forma di rifiuto. L’unica ragione per cui esse sono utilizzate così raramente é che colpiscono anche coloro che le usano! La psrols degli scienziati va sempre vista in quest’ottica.
    3) essi sono interessati esclusivamente a due cose: accumulare conoscenze nel ramo che li appassiona, e trovare finanziamenti per le loro ricerche.
    Per quanto riguarda la relazione scienza-tecnologia la scienza spiega la tecnologia! Magari con qualche anno di ritardo, ma la spiega…salvo poi accorgersi degli effetti collaterali della prima! La scienza non spiega quasi mai i fenomeni naturali, o li spiega come se fossero analoghi a quelli tecnologici. Il caso più eclatante é quello del magnetismo terrestre, che spiegano con il movimento del ferro fuso all’interno della Terra, come se fosse il caso di un elettromagnete!
    Secondo me un fatto a cui non é mai stata data sufficiente importanza é il fatto che l’industria farmaceutica (quella che dovrebbe fornire i mezzi per guarirci) sia un ramo dell’indusctria CHIMICA! Insomma, essi trattano la produzione di antibiotici come quella dei detersivi! Qualcosa mi dice che anche nella fase di utilizzo si comportano allo stesso modo…

    In sostanza io sono favorevole ad una revisione del ruolo dello scienziato nella società e ad una maggiore consapevolezza dei limiti estremamente ristretti della sua mentalità. Per quanto riguarda l’etica, il discorso dovrebbe essere generalizzato all’intera classe dominante e, diciamolo, a tutta la popolazione.

  • lino-rossi

    R. Oerter. La teoria del quasi tutto. Il Modello Standard, il trionfo non celebrato della fisica moderna. 2006

  • lino-rossi

    concordo sulla stroncatura della teoria delle stringhe.

  • Gariznator

    Il modello standard risale alla fine degli anni 60, non è poi così nuovo…
    Bisogna inoltre tenere conto del fatto che tralascia gravitazione e materia oscura che sono tra gli argomenti “del momento”, la fisica non può essere vista dal punto di vista delle novità perchè nel momento in cui vengono divulgate ai non addetti ai lavori sono già “passate”. Il progresso in fisica c’è ed è continuo, il problema è che non si ha più la mentalità abbastanza aperta, o meglio sono in pochi ad essere disposti a ignorare i dogmi che gli scienziati si sono imposti…
    Tuttavia bisogna anche che l’uomo della strada smetta di guardare alla scienza come un aborigeno allo stregone, in pochi ci capiscono qualcosa e nessuno (inclusi quelli che spesso si lanciano in discussioni) ha la pazienza di studiarsi un po’ di matematica o le basi della fisica o della chimica. Insomma, qui in italia si discute tanto di scienza ma in realtà pochissime persone ne sanno qualcosa (tranne le nozioni fornite da Quark e magari National geographic, e questo è molto triste).

  • lino-rossi

    tragico, direi.

  • WONGA

    Innanzitutto bisogna stabilire cosa si intende per scienza,per Popper è scientifico ciò che è falsificabile.Oggi la visione della scienza è:è scientifico ciò che crede ”la comunità scientifica”,ovvero la maggioranza degli scienziati.Si instaura così un pericoloso concetto anti-galileiano della scienza,giacchè è scientifico non ciò che pensa la maggioranza degli scienziati ma ciò che può essere dimostrato con PROVE RIPRODUCUBILI.Se 100 scienziati pensano A,e solo 10 pensano B,non necessariamente è vero A:PERCHE’ LA DEMOCRAZIA NON FUNZIONA NELLA SCIENZA.Per questo bisogna respingere ogni tipo di accusa di chi pretende di essere scientifico perchè:la maggioranza degli scienziati la pensa così…Ciò che noi chiamiamo Scienza,talvolta avversandola,talvolta sostenendola non è tale.Scientifico per esempio non è ciò che è riduzionistico…scientifico non è ciò che esclude un intervento esterno,umano o divino,scientifico non è ciò che contiene 2 conti matematici,perchè la matematica e la scienza sono 2 discipline correlate ma non coincidenti.Mi spiego per essere più chiaro:una nostra vecchia conoscenza,Paolo Attivissimo,sostiene che lui è dalla parte della scienza perchè:la maggior parte degli ingegneri la pensa come lui.Innanzitutto ciò che lui dice non è verificabile e dunque scientifico(ha mai fatto un sondaggio?)in secondo luogo se anche il 99% degli ingegneri fosse dalla sua ciò non significa che abbia ragione,come ho già detto la democrazia non vale in ambito scientifico.Per quanto riguarda il crollo delle torri lui vede come più scientifico escludere un intervento esterno(umano) e tentare di spiegare il sistema secondo le componenti interne del sistema,scimmiottando inconsciamente il rifiuto della ”scienza” per l’idea dell’esistenza nel sistema universo di un intervento esterno(divino in questo caso).Scientifico non è ciò che è riduzionistico,il riduzionismo è un sottoprodotto del positivismo che non ha nulla a che fare con il metodo galileiano.Talvolta molti debunker sostengono di essere dalla parte della scienza per il semplice fatto che le loro teorie ”hanno meno impatto emotivo di quelle alternative”è forse questo un criterio scientifico?Forse che la razionalità è la negazione dell’emozione?O è invece la severa attitudine di poche menti umane a seguire rapporti di causa-effetto?La cosa grave poi è che non solo costoro si arrogano di essere dalla parte della scienza,ma anche che il CICAP,emblema di questo modo deformato di vedere la scienza lo segue a ruota condividendo quello che lui dice e mettendosi pure a liquidare le scie chimiche,fenomeni che sono tutto fuorchè paranormali.Finisce poi che alcuni sinceri ricercatori della verità finiscano per odiare la scienza…ma il fatto è che quella semplicemente non è scienza…parafrasando Piero Angela(fondatore del cicap)certuni ”confondono le proprie opinioni con la realtà”.La scienza non è negazione della religione,Odifreddi quando la pone su un piedistallo e Blondet quando la attaccano stanno parlando di qualcosa che non è la scienza,ma ciò che oggi si crede essa sia.Bisogna ritornare anche qui alle origini,al metodo galileiano,e capire che la scienza è semplicemente quell’intuizione della mente umana che è empiricamente dimostrabile in sequenza ripetibile ad libitum.In un certo qual modo bisogna dissequestrare la scienza da quella maggioranza che si fa chiamare ”comunità scientifica(facilmente manipolabile appunto perchè maggioranza),dal ciccappismo,dagli scetticismi e da tutte quelle manifestazioni del pensiero umano che noi istintivamente crediamo scientifiche ma che di fatto non lo sono.Solo allora possiamo dire io sono favorevole/contrario alla scienza.Personalmente infatti sono favorevole.

  • WONGA

    Prendiamo il caso della fusione fredda…Pons e Fleischmann dichiarano nel 1989 di averla raggiunta.Sono stati avversati da quasi la totalità della ”comunità scientifica”…Non ho dettagli sull’esperimento quindi non posso giudicare in tutta onestà,tuttavia è bene far notare come tutto l’apparato mediatico si sia schierato contro…naturale che poi la ”comunità scientifica”,che in questo caso somiglia molto all’opinione pubblica influenzabile dai media,si schieri contro dichiarandola ”una bufala”.Preciso che io non prendo posizione sull’esperimento perchè non lo conosco nei dettagli,ma questo è un discorso epistemologico,non scientifico.Succede però che in quel di Giappone,dei ricercatori realizzano la fusione fredda in maniera incontrovertibile…dunque c’è,a prescindere di ciò che pensa la comunità scientifica.Il problema è che proprio in virtù di quel pregiudizio l’ue ha speso montagne di soldi per produrre quegli enormi apparecchi che si chiamano Tokamak e che producono la fusione calda.Sono aparecchi costosissimi ed enormi,non sarebbe stato più semplice investire gli stessi soldi nella banale cella elettrolitica di Fleiscmann e Pons?Perchè nessuno investe per ricercare nella fusione fredda?Sento puzza di bruciato.

  • WONGA

    Perchè non si investe in questa roba?

    Nucleare, la fusione fredda funziona
    Ce l’hanno fatta: il primo esperimento pubblico di Yoshiaki Arata di Condensed Matter Nuclear Science, meglio nota come fusione fredda è stato un successo. Poche ore fa all’Università di Osaka è stata dimostrata, di fronte a un pubblico qualificato, la realizzazione di quello che viene definito ormai “Arata Phenomena”. La prova è stata compiuta facendo diffondere Deuterio gassoso su una matrice a struttura nanometrica di 7 grammi composta per 35% di palladio e per il 65% di ossido di zirconio alla pressione di 50 atmosfere, la metà della pressione di una idropulitrice per autolavaggio. Il calore, prodotto fin dall’inizio, e cioè in concomitanza dell’immissione del Deuterio, ha azionato un motore termico che si è messo in moto cominciando a girare.
    Dopo circa un’ora e mezzo l’esperimento è stato volutamente fermato per effettuare le misure della presenza di Elio-4 a testimonianza dell’avvenuta fusione. Non sono state evidenziate emissioni di origine nucleare pericolose ( l’elio-4 è inerte). L’energia riscontrata è stata circa di 100.000 Joule, equivalente grosso modo a quella necessaria per riscaldare di 25 gradi un litro di acqua ( si tenga presente la modesta quantità della matrice nanometrica, 7 grammi). Quanto all’Elio, la quantità è assolutamente confrontabile e compatibile con l’energia prodotta, ed è la firma inequivocabile dell’avvenuta fusione nucleare. Al di là delle quantità misurate, si apre ora un capitolo nuovo nella comprensione dei comportamenti e delle reazioni che hanno luogo nella materia condensata, comportamenti che sembrano differire dai modelli fin qui seguiti dalla fisica nucleare classica.

    A partire da oggi inizia un’altra fase, altrettanto delicata, legata principalmente a due fatti: la ripetizione dell’esperimento con una quantità maggiore di Palladio-Zirconio per ottenere quantitativi maggiori di energia; l’estrazione dalla matrice dell’elio senza danneggiarla e poterla così riutilizzare.

  • maristaurru

    Nell’immaginario comune ( di quello solo posso parlare), si fa confusione tra Scienza e tecnica- Lo si può comprendere, lo si può quasi scusare.

    Diventa inescusabile questa confusione quando avvenga in piani più alti, vien da pensare che effettivamente sia una foglia di fico per coprire interessi grossi e facilmente individuabili, e che si colgono anche nei commenti al post.

    A me comunque pare che la scienza per antonomasia sia la Fisica: dalla osservazione delle leggi immutabili dell’universo che regolano la fisica ( a meno che io sia rimasta tanto indietro da non sapere che non è così), sono pervenute scoperte grandiose e da quelle, applicazioni nei vari campi della tecnologia.

    Quanto alla ricerca di altri modi di conoscere.. davvero non vedo il mondo scientifico “internazionale”, un corpo unico compatto e chiuso, aprirsi a qualunque cosa non prevenga dal su augusto seno
    Aver dato preminenza alla tecnologia piuttosto che alla scienza in senso stretto, ci ha portato alla attuale fase di stallo. Ma si può capire: pecunia non olet. E questa rozza citazione spiegherebbe l’impass della fusione fredda, che durerà assai.. al di là dei paroloni e dei concettoni