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LA POLITICA DEL POTERE TRADITA: COME I NEOCON HANNO FRAINTESO MACHIAVELLI

DI FIRMIN DEBRABANDER
Counterpunch

Si è detto che gli ormai famigerati Neo-Con devono molto al tenebroso principe della dottrina politica, Machiavelli. In effetti, essi invocarono i classici argomenti machiavellici nel fare pressioni per le operazioni militari in Afghanistan ed Iraq: dobbiamo muovere guerra ai terroristi e non attendere che siano loro a farci visita; dobbiamo essere estremamente aggressivi per riaffermare il nostro potere e la nostra indipendenza economica; dobbiamo rafforzare l’immagine, appannata dopo l’11 settembre, che non siamo una nazione da provocare. Eppure, mentre i Neo-Con affermano che dobbiamo restare caparbiamente in Iraq ancora per molti anni, Machiavelli certamente richiamerebbe le truppe a casa.

Perché questa campagna vacillante – unita al crescente fiasco in Afghanistan – offende seriamente i suoi principi. L’ultimo bilancio preventivo del presidente ha chiesto 315 miliardi di dollari per finanziare le guerre in Iraq ed Afghanistan nei prossimi due anni, e il Pentagono ne ha chiesti all’incirca 500 per le stesse campagne.
Nonostante la grossa spesa, le nostre forze stanno perdendo terreno a favore dei Talebani, proprio loro – che pensavamo di aver liquidato nel 2002 – e di altri gruppi paramilitari concorrenti. Per dirla crudamente, spendiamo più di 750 miliardi di dollari per combattere forze sub-nazionali del terzo mondo. E le combattiamo vigorosamente.

Effettivamente, i loro “congegni esplosivi improvvisati” rovinano i nostri soldati così tecnologicamente equipaggiati. Sono molti mesi ormai che veniamo bombardati dai terribili danni cerebrali che queste armi “improvvisate” causano. Ad ogni chiodo infilato nelle spese militari, la nostra umiliazione aumenta. Machiavelli non sopporterebbe mai una tale umiliazione. Era ossessionato dalla reputazione politica, tanto da consigliare notoriamente strategie ripugnanti pur di assicurarsi un buon nome. Soprattutto, si ostinava a ripetere, i sovrani devono trasudare potenza militare per soggiogare potenziali nemici stranieri e masse irrequiete all’interno. Ci si potrebbe ora domandare, qual è l’attuale percezione della nostra “potenza militare” impantanata in Iraq ed Afghanistan? Machiavelli avrebbe da borbottare per come stiamo diventando degli zimbelli.

Come si può pensare che l’attuale situazione militare possa scoraggiare gli assalti agli interessi americani ed ispirare orgoglio e fiducia nella nazione? I futuri nemici sono semmai incoraggiati mentre noi incespichiamo contro eserciti così inferiori. Questo stato delle cose non è colpa delle nostre truppe, ma degli strateghi e dei padrini di questa guerra. Perché stiamo sprecando risorse in una guerra all’Afghanistan, per fare un esempio, che o questa amministrazione considera già persa, oppure non ha alcuna intenzione di vincere. Che altro dobbiamo concludere quando i Talebani sono in marcia, i raccolti di eroina raggiungono livelli record, ma il presidente riduce la nostra presenza in Afghanistan, trasferendo le truppe per lo slancio in Iraq? In questo modo, non solo fatichiamo per niente in Afghanistan, ma stiamo costruendo attivamente un’immagine di incompetenza.

Le povere truppe rimaste in Afghanistan devono accettare l’oltraggio della sconfitta contro i Talebani – ed a malapena restare in attesa a Kabul – con il mondo intero che guarda. Nel suo tipico cinismo, Machiavelli sostiene che è perfettamente naturale e normale per i principi avere brama di conquista, e che essi sono encomiabili quando hanno successo e biasimevoli quando falliscono. In altre parole, se fai una guerra, assicurati di vincerla, perché altrimenti perdi molto più della guerra, anche il tuo onore e la tua sicurezza. Concretamente, ciò significa che d’ora in poi dobbiamo astenerci da tiepidi sforzi in una delle guerre in atto, e concentrarci completamente sull’altra. O in alternativa, ciò vuol dire che dobbiamo smobilitare i nostri soldati, gli appaltatori, gli Humvee, gli accampamenti e le roccaforti – qualsiasi cosa adornata da una bandiera americana – dalle carneficine dell’Iraq e dell’Afghanistan trasmesse in tv in tutto il mondo (specialmente su Al Jazeera), comunicando la nostra disgrazia e debolezza a tutti i nostri potenziali aggressori.

Perché, non sono tanto l’odio e la rabbia che spingono i nemici ad attaccare il principe, dice Machiavelli, ma la percezione della sua debolezza. In realtà, tale percezione moltiplica i suoi nemici, perché incita coloro che sono semplicemente avidi di potere ed attenzione. Per dirla semplicemente, il maggior danno delle attuali guerre è, ironicamente, che esse erodono la dignità della nazione ed il timore che essa incute – proprio quello che i Neo-Con pretendevano di riscattare e difendere prima di tutto.

Firmin DeBrabander è Professore di Filosofia presso il Maryland Institute College of Art. Email: [email protected]

Fonte: http://www.counterpunch.org
Link: http://counterpunch.org/debrabander06132007.html
13.06.2007

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di LUCA PAOLO VIRGILIO

Pubblicato da Das schloss

  • lpv

    Anche se tutto ciò che sia scritto contro la guerra in Iraq (e la guerra in generale) è benvenuto, non concordo molto nel merito di quest’articolo: Machiavelli non mi sembra proprio l’ispiratore ideale di un buon capo di Stato, l’esempio morale da seguire, l’inventore della dottrina che migliiorerà questo mondo. Se poi il senso – come credo – era anche sarcastico, allora il testo coglie il bersaglio: i neocons sbagliano due volte, sia nella scelta del loro modello, sia poi nel metterlo in pratica. a bientot