La peste bianca

La peste bianca

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.com

Non prendete questo articolo, vi prego, come una difesa dell’immigrazione, clandestina e non: non è questo.

Vuole essere un calepino, un block notes di appunti dove ho cercato di mettere insieme le tante – moltissime! – argomentazioni che riguardano il vertiginoso calo demografico europeo. Voglio portare soltanto delle argomentazioni sensate, perché continuare ad invocare le cannonate della Marina contro le navi degli immigrati mi sembra non solo improbabile al 100% ma, in fin dei conti, inutile e dannoso.

Ottaviano Augusto, primo imperatore, fu anche il primo – dopo un secolo di guerre civili – a governare un impero senza guerre dentro le sue frontiere, e la rinnovata stabilità interna condusse a tempi più tranquilli: l’Egitto forniva grano in abbondanza, i Galli erano diventati abili nella produzione di ceramiche, la Spagna forniva il pesce ed il prelibatissimo (per i loro palati) garum. C’erano ancora guerre di contenimento alle frontiere, ma la società italica – grazie alle abbondanti re-distribuzioni delle terre ai reduci – visse una nuova età aurea.

Immediatamente, però, la popolazione romana percepì che i pericoli erano passati, che ci si poteva divertire! Augusto giunse al punto di dover esiliare la figlia, Giulia, in un’isola per la sua condotta scandalosa.

Come per noi, anche per Augusto il problema era di dover garantire una natalità di “qualità”, altrimenti, un impero con i figli degli schiavi – non educati, che non conoscevano la lingua, ecc – non lo mandavi certo avanti.

A dire il vero, molti funzionari dello Stato venivano già allora cercati fra i figli dei liberti, che diedero buona prova nell’amministrazione e, nelle legioni ausiliarie, nell’esercito, ove la promessa della cittadinanza faceva gola.

Eppure, un sistema che aveva molto potere e gran parte del mondo allora conosciuto ai suoi piedi, dopo un secolo iniziò a scricchiolare, al secondo iniziò qualche crollo, nel terzo era già nella tormenta. Perché? Non perché erano giunti altri popoli da altre terre, bensì perché avevano cessato di riprodursi!

Ah, le donne…

La donna, inutile nasconderselo, è centrale nelle vicende di natalità: un tempo, anzi, la sua vita era centrata proprio sulla riproduzione, almeno fino alla Prima Guerra Mondiale. Poi, ci fu il cambiamento: le donne, forzatamente, entrarono nell’apparato produttivo…e non ne uscirono più!

D’altro canto, la donna di fine ‘800 aveva desideri, aspettative, programmi, sogni…che non sono nemmeno paragonabili a quelli odierni, dove apprezza l’indipendenza che la società moderna le consente mentre, a fine ‘800, non poteva nemmeno ereditare, bensì solo consegnare la propria dote al marito.

Oggi, se vuole, può placare la sua ansia di figli semplicemente, con un figlio generato da un rapporto qualunque (magari anche d’amore, poi concluso) mentre gli anticoncezionali la metteranno al sicuro da gravidanze indesiderate.

D’altro canto, oggi, non penso che si possa (e si desideri) riportarle – per editto – a quella condizione: eppure, qualcosa bisognerà fare. Ma dovrà essere un “fare” che riguarda la società nel suo insieme, non certo le sole donne. Perché anche le donne, pur emancipate e liberate da una sudditanza incongrua, non sono affatto contente!

Alcuni dati sull’Africa

Nel 1950 il paese sahariano del Niger, con 2,6 milioni di persone, era più piccolo di Brooklyn. Nel 2050, con 68,5 milioni di persone, avrà le dimensioni della Francia. A quel punto, la Nigeria, con 411 milioni di persone, sarà considerevolmente più grande degli Stati Uniti. Nel 1960, la capitale della Nigeria, Lagos, aveva solo 350.000 abitanti. Era più piccola di Newark. Ma Lagos ora è sessanta volte più grande, con una popolazione di 21 milioni, e si prevede che raddoppierà di nuovo nella prossima generazione, diventando la città più grande del mondo, con una popolazione all’incirca uguale a quella della Spagna. (1)

V’invito a leggere l’articolo citato in nota.

Le grandi “paure” dei demografi del Novecento – Cina ed India – le abbiamo alle spalle, giacché sia l’India e, soprattutto, la Cina stanno imboccando anch’esse la via del declino demografico.

Il vero problema, dunque, non è l’Africa – rimasta la sola grande area d’incremento demografico – ma le modalità di gestione dei movimenti migratori.

I dati sull’Europa

L’Unione europea ha raggiunto una popolazione di 509,4 milioni nel 2015, i suoi paesi costituenti hanno aggiunto circa un centinaio di milioni di persone (ossia immigrati, N. d. A.) dall’inizio degli anni Sessanta. Eurostat, l’agenzia di statistica dell’Ue, prevede che la sua popolazione raggiungerà probabilmente i 518 milioni entro il 2080. L’Europa dovrà importare persone. Senza migrazione, mostra Eurostat, la popolazione europea nel 2080 scenderebbe a 407 milioniPer mantenere costante la popolazione attiva della Germania, ai tedeschi serviranno 24,3 milioni di immigrati. (ibidem)

Meno siamo, meglio stiamo?

Apparentemente, le cose sembrerebbero stare così: ma è poi proprio vero?

Le “piramidi” demografiche ci mostrano un ben diverso andazzo: finché la base dei nuovi nati è larga, l’avvenire è assicurato ma, quando la “piramide” quasi si capovolge, le giovani generazioni sono troppo scarse per consentire ad una società la stabilità necessaria. Germania e Giappone sono le società più “vecchie” del Pianeta, con metà della popolazione sopra i 47 anni, seguite a ruota da Italia ed Austria.

Oggi, stanno “uscendo” dall’età riproduttiva le generazioni degli anni ’80 – già di per sé scarse – e si affacciano le generazioni degli anni ’90, ancora più scarse: già oggi, perdiamo circa 200.000 abitanti l’anno, ogni anno una città come Brescia, Perugia o Catania sparisce.

Ovviamente le città non scompaiono, sono le aree periferiche e le campagne a spopolarsi: in Spagna, ad esempio, c’è una società immobiliare, la Aldeas Abandonadas (2), che non vende solo abitazioni, bensì interi villaggi abbandonati!

Se voglio percepire il mutamento, se così lo vogliamo definire, mi basta affacciarmi alla finestra: quando acquistai questa casa, nel 1999, se mi affacciavo alla finestra vedevo una piana ordinata dai campi di grano, granturco ed erba medica. Nel paese giravano trattori carichi di patate o di legna. Oggi, qualche erbaio abbandonato e tanti noccioleti, che sono un modo per far rendere qualcosa il terreno quando non si hanno più le forze per coltivarlo.

Eppure, il pane, il vino, l’olio, i formaggi…continuiamo a consumarli: soltanto, non sappiamo più da dove arrivano.

I giovani, quando insegnavo, li salutavo e molto raramente li ho poi incontrati: finito il Liceo, Università…poi, solo racconti di genitori o di amici…vive a Udine, a Montreal, a Friburgo…

Il problema del rapporto fra occupati e produzione è sempre un dilemma: la produttività è cresciuta di circa un punto percentuale l’anno, ossia si produce di più grazie all’automazione. Ma, per contrappasso, le attività sociali crescono: basti pensare, oggi, a quanti lavorano per l’assistenza degli anziani.

Sull’altro versante, però, i frutti dell’automazione non sono stati suddivisi fra capitale e lavoro, bensì i contratti di lavoro sono diventati sempre più precari, e le retribuzioni premiano a dismisura i “piani alti” dell’impresa, mentre i lavoratori di basso livello hanno visto le loro retribuzioni inaridirsi, con buona pace del sindacato, venduto a chiunque offrisse qualche vantaggio a loro, non ai lavoratori.

Se desideriamo osservare dov’è finita la grande immigrazione dai Balcani (Albania, Romania, ecc) basta che ci rechiamo in un qualsiasi cantiere edile: è raro che la lingua “base” sia ancora l’italiano. Così come il settore tessile è in mano cinese, e l’agricoltura latifondista si serve principalmente di africani.

Forse, se le paghe nel settore agricolo fossero quelle sindacali, chissà…può darsi che qualche italiano si presenterebbe, ma dubito che sarebbero in tanti. Meglio, sarebbe gestire l’agricoltura mediante vere cooperative, come si fa in Olanda od in Spagna: in Italia, però, il latifondo è sempre presente e nessuno mai l’ha scalzato. Ho visitato, personalmente, un campo di 14 km x 5 in provincia di Padova ed una tenuta di migliaia di ettari in quel di Gravina, in Puglia.

La realtà sono, invece, le “aziende” che sfruttano all’osso gli africani, pagandoli quel che vogliono e poi, come se non bastasse ancora, “aziende” che concimavano le verdure destinate al consumo con compost ricavato dai rifiuti ospedalieri (3). Figuriamoci cosa gliene importa di far raccogliere i pomodori a 10 euro il giorno e se chi lavora, la sera, non ha nemmeno un tetto sotto il quale riposare!

In altre parole, per non continuare all’infinito a respingere (e poi far sbarcare lo stesso) navi e barconi, bisognerebbe che il governo si facesse portavoce, in Europa, di una conferenza diretta a trovare una soluzione, una vera soluzione. Ma una soluzione dignitosa anche per loro: siamo in grado di garantirla?

Potrebbe essere un quantitativo standard, deciso a livello europeo – tenendo conto anche dei bisogni europei di manodopera – stabilito di anno in anno con la ripartizione per ogni Paese perché l’Europa non può affidarsi a fumose trattative, di volta in volta, per queste faccende. Rimarrebbero i richiedenti asilo: ma, se non si vanno a fomentare guerre, è difficile che la gente scappi. Perché non iniziamo a ritirare il nostro contingente in Mali? Perché non chiediamo alla Francia di fare altrettanto?

Nemmeno va bene il concetto scaturito dall’accordo irlandese: dove arrivano, se li tengono. Bell’accordo!

Ci sono poi persone che temono d’inquinare la propria razza con culture diverse: questo, signori miei, è puro razzismo.

La cultura italiana, per quel che vedo e noto, se n’è già andata da un pezzo: la religione cattolica è diventata solo più un pio ornamento, per una civiltà che – nel bene e nel male – ne fece il suo cardine. Gli italiani credono alla reincarnazione, frequentano swami e comunità di vario tipo: una situazione molto simile a quanto avvenne nella decadenza dell’Impero, quando Adriano accettò Cristo come uno dei tanti Dei, nel frastuono afono della decadenza.

Non parliamo poi della vita sociale: un tempo, il bar era il luogo di ritrovo, dove eri sicuro d’incontrare gli amici di sempre, dove facevi la partita a calciobalilla od a ping-pong…esisteranno ancora, qui e là, posti del genere, ma io noto i bar già chiusi alle 9 di sera, i baristi non sono più orgogliosi, come un tempo, del loro mestiere “sociale”…no, contano i guadagni e basta.

Vi rendete conto che non riusciamo nemmeno più ad imbastire una Nazionale di Calcio almeno decente, anche se distribuiamo cittadinanze italiane a destra ed a manca, facendo ridere i polli?

Nessuno ne ha colpa e tutti ce l’hanno…quando una cultura decade, decade l’arte: la musica si fa rumore, il disegno impazzisce, la danza è scomposta…e, soprattutto – forse inconsciamente – passa la voglia di “passare il testimone” ad una discendenza, alla quale, non si saprebbe come giustificare la scelta.

Quindi, di cosa dovremmo sentirci defraudati dalle altre culture? Non sto parlando di chi delinque, ovvio, ma di chi ha semplicemente la pelle o gli occhi diversi dai nostri.

Ciò che m’intristisce è notare che anche gli immigrati, quando vengono da noi, smettono di fare figli: non subito, dopo un po’, quando realizzano dove sono finiti.

La nostra società ha così tante motivazioni di tristezza, al suo interno, da scoraggiare chiunque ci arrivi: si sforzano di mantenere le loro radici culturali, ma finiscono in una terra di nessuno dove ogni cosa perde di valore, ogni suono si tace, ogni volontà si estingue: per forza si chiudono nelle loro cerchie...vi rendete conto di cosa proponiamo? Un mondo di persone sole, in perpetuo contrasto le une con le altre, nessun valore superiore ma solo denaro, potere e denaro, auto di lusso, moto rombanti…c’è da meravigliarsi se non ridiamo più? Se non accettiamo più la scommessa di fare un figlio con la gioia nel cuore e la speranza di un buon avvenire per tutti?

Siamo un popolo infelice: abbiamo ben poco da proporre, da salvare…altro che temere fumose contaminazioni culturali!

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.com

Link: http://carlobertani.blogspot.com/2019/07/la-peste-bianca.html

7.07.2019

(1) https://www.ilfoglio.it/bioetica-e-diritti/2019/02/11/news/e-crisi-da-culle-vuote-in-europa-237300/

(2) https://www.aldeasabandonadas.com/

(3) https://inliberauscita.it/cronoca/119965/23-indagati-rifiuti-usati-come-concime-nelle-campagne-di-roma-e-latina/

Commenti (55)

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Nascondi area commenti 13 caricati
    1. Franco Brocardo 20 settembre 2019

      I problemi vengono esposti chiaramente, ma la soluzione proposta non credo sia condivisibile.

    1. ferdy 20 settembre 2019

      Ho letto l'articolo fino alla seguente perla; " Ci sono poi persone che temono d'inquinare la propria razza con culture diverse: questo signori miei è puro razzismo", Quindi per Carlo Bertani le razze non esistono, gli uomini sono tutti uguali, chi non vuole i nipoti meticci è razzista. Egregio signor Bertani, la fola che le razze non esistono è stata preparata , divulgata e ben inculcata in parecchia gente, compresi in persone di elevata cultura come penso sia Lei, dagli stessi personaggi che hanno ideato , finanziato e messo in atto l'invasione dell'Europa da parte di giovani africani . Le razze esistono , signor Bertani e per alcuni genetisti di elevato spessore , alcuni popoli africani non sono neppure completamente sapiens.

    1. Bottiglia 20 settembre 2019

      Non so più cosa pensare. So solo che sono preoccupato terribilmente. Io ho 35 anni, mia moglie 30, nostra figlia 4 mesi. Ci abbiamo messo 2 anni di (piacevoli ehh per carità) tentativi ma é arrivata solamente quando mi sono licenziato da un lavoro debosciante e merdoso che mi faceva soffrire psicologicamente e di riflesso fisicamente. Rovesciai la scrivania e scaraventai il monitor contro quel pezzente ritardato raccomandato del mio capufficio all'ennesima frase denigrante. Se non mi fermavano l'avrei ammazzato. Ho tirato fuori il pene e gli ho pisciato contro e sulla sua scrivania e me ne sono andato per sempre. Lavoravo con merdosi cinquantenni vuoti come una tazza del cesso dopo aver tirato l'acqua, il cui unico scopo nella vita era mantenere quel tumorifico lavoro ritardante, seguire il calcio di merda, parlare di auto e andare a fighe di legno. Un mese e mezzo dopo mia moglie era incinta. Ora sono padre. Felicemente padre di una bimba gagia ricciolina che mi sorride e mi tira la barba gagia. E marito innamorato. Ho un discreto gruzzolo da parte messo faticosamente (ma gloriosamente) via sin dai tempi della lira. Ho viaggiato a piedi e con l'autostop dall'età di 15 anni. Mentre quegli stolti dei miei coetanei si scolavano aperitivi io ero nel mio laboratorietto a saldare, piallare, costruire circuiti elettronici via via più complessi, riparare biciclette dei vicini e costruivo oggetti utili. Invento ricette. Allevo polli. Ho 4 arnie di api. So macellare un maiale. Ho una scassatissima grande punto a metano di 10 anni a cui ho sostituito da solo la frizione in una notte di tentativi, letture di tutorial ed imprecazioni. Va da Dio. Parlo inglese e tedesco. Prego tutti gli spiriti. Credo in Madre Terra che da la Vita. Mia moglie é quasi uguale a me. Siamo anime gemelle anche se lei é risolutamente non violenta, molto più razionale e non impreca. Stiamo per comprare casa e terra. Investiró lì quasi tutte le mie ricchezze con un piccolo aiuto di mio padre che ora ha aperto gli occhi su dove sta andando il mondo. Le banche possono bruciare poi. Con fiamme altissime!! Nelle alte colline di quella terra di semiritardati da Riviera chiamata Romagna (che non posso fare a meno di amare) coltiveremo il nostro cibo in una casetta di pietra e legno che mi sto ristrutturando da solo, usando la mia passione per imparare e il mio timbro da geometra che poi riporteró nudo a quei dinosauri perdenti del collegio dei geometri ad abitabilità conseguita. Sappiamo fare mille cose. Conserve, vino, olio, uova, burro, formaggio. Faccio la mia birra e invito gli amici a berla a casa mia ora che hanno le pezze al culo. Io la mia rivoluzione la sto facendo da 20 anni, iniziando dal non guardare mai più la televisione. Boicottando tutti i figli di sterco delle multinazionali. Totalmente refrattari a qualsiasi pubblicità di merda! Voi che fate? Perché questi discorsi, questo articolo é patetico. Che mi perdoni Bertani, sì sono pazzo. Una civiltà che é già morta da decenni necessità di pazzi per poter ricominciare. Abbandonate quelle galere a cielo aperto chiamate città. Comprate terra e godetevi le ciliegie arrampicati sull'albero.

    1. Rossi Mario 20 settembre 2019

      Partiamo con le cause che hanno decretato il crollo dell'impero romano:Crisi militare-Aristocrazie e proprietari terrieri-
      Nazioni e Impero multietnico-Decadenza:Roma fu conseguenza naturale della sua grandezza. La prosperità portò a maturazione il principio della decadenza…Invece di chiederci perché fu distrutto, dovremmo sorprenderci che abbia retto tanto a lungo. Le legioni vittoriose, che in guerre lontane avevano appreso i vizi degli stranieri e dei mercenari il vigore del governo militare fu indebolito e alla fine abbattuto dalle istituzioni parziali di Costantino, e il mondo romano fu sommerso da un’ondata di barbari. Spesso la decadenza di Roma è stata attribuita al trasferimento della sede dell’ImperoTutto l'opposto di quello descritto.Una volta si facevano figli,perchè servivano per lavorare nelle campagne che i contadini avevano di proprietà,poi da quando l'italia si è industrializzata,questa forza lavoro non serviva più,perchè i proprietari come hai scritto nell'articolo,sono pochi latifondisti,che sfruttano come schiavi i neri che ci lavorano.Oggi inoltre ci sono i robot,che lavorano al posto degli esseri umani,questo è il problema del calo delle nascite e della crisi economica in atto.Un'altro grosso problema sui migranti,a cui nessuno interessa una cippa è quello che :chiesa-mafia-cooperative-ong ci guadagnano miliardi a spese dei contribuenti,e questo con la crisi in atto,agli italiani poveri,fà girare le scatole,è ovvio che se uno prende la pensione,questo problema non ce l'ha.Bisognerebbe ogni tanto mettersi nei panni degli altri,poi a 360° esprimere un giudizio,non solo di parte.

    1. Platypus 20 settembre 2019

      Dopo la valanga di commenti suscitati da un tema sicuramente inquietante quale è il declino demografico della civiltà occidentale ed occidentalizzata, mi permetto di osservare che, forse, il problema sollevato da Bertani sia stato solo parzialmente trattato. Non penso che l'intenzione fosse di promuovere un referendum pro o contro immigrazione (se non è così l'autore mi corregga visto che è tra i commentatori) ma di farci notare come la pianta rigogliosa sul suolo natio, avvizzisca rapidamente dopo il trapianto nel nostro terriccio insterilito.
      Il vero problema non è l'immigrazione ma una società insterilita e sterilizzante che ha bisogno di manodopera estera quando ha livelli di disoccupazione, specialmente giovanile e di soggetti scolarizzati, a livelli allarmanti, che tiene i cittadini fuori dalle logiche produttive e riproduttive fino ad età nelle quali un tempo si diventava nonni e pensionati; lo so, lo so qualcuno obbietterà che la vita media si è allungata, che i sessant'anni di oggi sono i quaranta di una volta, etc... ma se si può prendere per i fondelli il prossimo e l'anagrafe sembrando più giovani non si può fare altrettanto con la biologia.
      cosa ha causato questa sterilità? risposte ne potremmo dare a piacimento: il consumismo, il neoliberismo, il materialismo, il femminismo, il gender, la propaganda LGBTQxyz, il buco dell'Ozono (o dell'azzoto come disse qualcuno), i cambiamenti climatici (ma si, mettiamoceli, forse è colpa della CO2 in eccesso),....
      Peccato che queste siano tutte conseguenze di una causa prima che si stenta a riconoscere; ritengo, infatti, che la causa prima sia di natura spirituale e con questo termine non intendo religiosa.
      L'occidente ha perso il suo orizzonte spirituale che si è manifestato storicamente non solo in termini religiosi ma soprattutto in termini artistici, letterari, filosofici e politici; cosa rimane di tutto ciò? Per cosa vale la pena di lottare, vivere e morire oggi? per la nazionale di calcio e per l'ultima edizione del programma della De Filippi?
      La cosa grave è che gli immigrati non solo vengono sfruttati nella maniera più cinica e brutale da chi ne ha fatto un business ma verranno depauperati anche di quel poco di spirituale che portano con loro e finiranno per trasformarsi in ciò che siamo noi, solo un po' più abbronzati.
      Quando tra cent'anni, più o meno, si arriverà ad una sorta di equilibrio ed il processo avrà saturato il pianeta, chi pagherà le pensioni ai nostri pronipoti? i grigi di Zeta Reticuli?

    1. Nightwhisper 20 settembre 2019

      Articolo totalmente sbagliato. I meticciamenti ci sono sempre stati, per amore o per violenza, ma si trattava di scelte personali in situazioni contingenti. Il meticciamento di oggi che Bertani ci vuole sdoganare come indispensabile è un preciso disegno di élite che si guardano bene dal meticciarsi. Vedi ad es. Israele e gli J.
      Non mi dilungo perché in quasi 150 commenti è stato detto praticamente di tutto e la posizione buonista dell'autore è stata smontata ben bene sotto il profilo genetico, antropologico, etnologico, sociologico, culturale, geografico, storico, clinico, ambientale, eccetera.

    1. Enrico Di Bartolomei 20 settembre 2019

      Ci mancavano solo i baristi, che non sono più quelli di una volta...
      Semplice oggi la meccanizzazione sta riducendo il lavoro e i lavori faticosi, il problema della crescita demografica è solo dell'africa e non di certo degli altri, quando gli africani non avranno più risorse smetteranno di fare figli, tanto la soluzione non è portarli in europa.

    1. SanPap 20 settembre 2019

      ho provato a girare la domanda: perché una volta si facevano più figli ?
      la mortalità era più alta, quindi fare molti figli permetteva di aumentare la probabilità che alcuni figli sopravvivessero
      se la famiglia non aveva molte possibilità economiche, i figli si mettevano a lavorare già in tenera età, aumentando le entrate complessive della famiglia; nel tempo il lavoro minorile è stato osteggiato (scuola dell'obbligo) e proibito: la fonte di entrate è diventata una causa di uscite.
      se la famiglia aveva disponibilità economiche (botteghe, studi professionali, terreni, immobili, ecc) i figli erano un modo per non disperdere il "patrimonio" della famiglia; lo stile di vita attuale (i figli non seguono le orme dei genitori; lo stato decurta pesantemente le eredità) ha resa molto meno prepotente questa necessità
      avere delle figlie femmine era una benedizione, perché era sottinteso che poi, quando i genitori (ma anche i primi nati) non fossero più stati in grado di lavorate, si sarebbero prese cura di loro: l'assistenza sociale ha mitigato di molto questa necessità, magari permettendo l'importazione di succedanei
      --------------------------------------------------------------
      un fenomeno che non sono riuscito a spiegarmi: Germania/Austria, Giappone e Italia sono le nazioni con la più bassa natalità mondiale, e sono anche le nazioni che hanno persa la WWII; c'è un nesso o è solo una coincidenza ?

    1. Rugge 20 settembre 2019

      "quando una cultura decade, decade l’arte: la musica si fa rumore, il
      disegno impazzisce, la danza è scomposta…e, soprattutto – forse
      inconsciamente – passa la voglia di “passare il testimone” ad una
      discendenza, alla quale, non si saprebbe come giustificare la scelta."

      Continuare a "mescolarsi" aiuta a minare ancora di più le basi, sempre meno solide, della nostra cultura.

      Ottima analisi.. è un piacere leggere Bertani.. Ma la tesi finale è un po' superficiale.. Non da Bertani..

    1. mario michele d'onofrio 20 settembre 2019

      sarei curioso di sapere quanti sono al mondo (quindi non solo in Europa o in Italia) coloro che fanno figli per scongiurare il calo demografico

    1. Pfefferminz 20 settembre 2019

      La mia spiegazione del declino demografico è racchiusa nel concetto di "sviluppo della personalità" o "realizzazione di se stessi". Mi spiego: fino ad un secolo fa il modo di come trascorrere la propria vita era segnato per i più, si metteva su famiglia ovvero vi era una tacita costrizione a sposarsi e fare figli. (Chissà perché in questo momento mi viene in mente una frase dell'Antigone di Jean Anouilh: "Marie toi vite, Antigone. La vie ce n'est pas, ce que tu crois")
      Negli ultimi decenni (forse i prodromi risalgono all'epoca dei figli dei fiori), si è diffuso e radicato il concetto che si può dare un'impronta personale alla vita, che la vita è una chance per esprimere le proprie potenzialità. Procreare è quindi uno dei modi, fra i tanti, di realizzarsi.

    1. gio 20 settembre 2019

      Spesso affascinato dalle sue disquisizioni non posso che pensare che il caldo le abbia giocato un brutto scherzo a lei o a me che non ho capito cosa il suo articolo vuole dire, se non il solito accogliamo più immigrati perché non abbiamo alcuna capacità di riinventarci, sentito e risentito da tutto il mainstream ormai anche don Chisciotte compreso con buona pace e vittoria dei mulini a vento

    1. Alessandro Guardamagna 20 settembre 2019

      L’intervento è interessante, ma rimane da capire come può rappresentare una soluzione al calo delle nascite far arrivare milioni di Africani e mediorientali in Europa laddove una forte componente degli immigrati sono interessati solo ai guadagni, non ad integrarsi, come quei baristi che citavi. A questo va aggiunto che non è tecnicamente ne logicamente fattibile importare un continente in un altro per risolvere i rispettivi problemi di natalità e accesso alle risorse: le risorse del pianeta, come quelle dell’europa e degli stati che la formano sono cmq finite, e neppure Roma, che all’apice della sua potenza nel II D.C. contare su risorse potenzialmente illimitate e controllava un impero che si estendeva dalle highlands ai confini dell’Arabia, accoglieva tutti indiscriminatamente, anzi.

      Dissento sul fatto che la cultura Italiana si sia disgregata in qualcosa di indistinto.

      Il problema rimane, come giustamente sottolinei, una soluzione istituzionale a lvl europeo che finora non si è mai voluta approntare.

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