Di Pietro Minute
I funerali di Stato di Ali Khamenei, seconda Guida Suprema della Repubblica Islamica dell'Iran, si sono svolti dal 3 al 9 luglio 2026, in seguito al suo martirio, avvenuto il 28 febbraio 2026 durante la cosiddetta guerra di Ramadan. Le esequie sono state considerate i più imponenti funerali di Stato mai organizzati nella storia contemporanea e hanno rappresentato uno dei più grandi eventi commemorativi mai realizzati, richiamando milioni di persone provenienti dall'Iran e dall'estero.
Khamenei è rimasto ucciso nelle prime ore del conflitto, a seguito di un attacco aereo congiunto condotto da Stati Uniti e Israele contro la sua residenza ufficiale a Teheran. Il bombardamento è avvenuto intorno alle 8:00 del mattino e ha causato la morte di numerosi membri della sua famiglia. Tra le vittime figuravano:
Boshra Khamenei, figlia della Guida Suprema;
Zahra Mohammadi Golpayegani, di 14 mesi, nipote di Khamenei e figlia di Boshra;
Mesbah Bagheri Kani, genero di Khamenei e marito di sua figlia Hoda.
La moglie della Guida Suprema, Mansoureh Khojasteh-Bagherzadeh, è rimasta gravemente ferita nell'attacco, ma è sopravvissuta. In un secondo bombardamento, diretto contro l'abitazione del figlio Mojtaba Khamenei, ha perso la vita sua moglie, Zahra Haddad-Adel. Mojtaba, che al momento dell'esplosione si trovava nelle immediate vicinanze dell'edificio, ha riportato invece soltanto alcune ferite.
I preparativi
A causa del protrarsi della guerra e delle persistenti minacce alla sicurezza nazionale, il corpo di Ali Khamenei e quelli dei suoi familiari sono stati mantenuti in un luogo segreto per diversi mesi. Contestualmente, il governo iraniano ha proclamato 40 giorni di lutto nazionale, accompagnati da 7 di festività pubbliche e dalla sospensione di numerose attività istituzionali e culturali.
Il 2 giugno 2026, i media di Stato e funzionari governativi hanno annunciato ufficialmente che i funerali si sarebbero svolti nell'arco di una settimana, comprendendo cerimonie religiose e commemorative in numerose città iraniane, con il momento culminante previsto a Teheran. L'organizzazione delle esequie ha rappresentato una delle operazioni politico-logistiche più complesse nella storia della Repubblica Islamica. Il coordinamento ha coinvolto la Presidenza, l'Ufficio della Guida Suprema, il Ministero dell'Interno, le Forze Armate, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran), le autorità religiose, i servizi di sicurezza e le amministrazioni provinciali.
Per la leadership iraniana, il funerale ha costituito non soltanto un momento di commemorazione religiosa, ma anche una dimostrazione della continuità dello Stato e della solidità delle sue istituzioni dopo la perdita della massima autorità politica e religiosa del Paese. Ogni aspetto della cerimonia, dall'ordine delle delegazioni alla disposizione delle autorità civili e militari, è stato definito secondo un rigoroso protocollo di Stato. L'afflusso di partecipanti ha superato ogni previsione. In Iraq, quasi 1,7 milioni di cittadini hanno presentato domanda per raggiungere Teheran e prendere parte alle celebrazioni. Il governo iraniano ha invitato inoltre delegazioni provenienti da circa 150 Paesi, comprendenti rappresentanti governativi, autorità religiose, giornalisti, accademici, attivisti e cittadini privati.
Per favorire la partecipazione internazionale, il Ministero degli Esteri ha semplificato temporaneamente le procedure per il rilascio dei visti, in particolare per i cittadini provenienti da Libano, Pakistan, Iraq e da altri Paesi alleati o a maggioranza musulmana.
L'apparato logistico predisposto per l'evento è stato senza precedenti. Il governo ha annunciato la distribuzione di 50 milioni di pagnotte di pane e di ingenti quantità di pasti gratuiti destinati ai pellegrini. Il governatorato della provincia di Teheran ha predisposto inoltre l'accoglienza dei visitatori allestendo sistemazioni temporanee in 5.000 moschee, 700 scuole e 1.000 tende nel Parco Mellat, nel nord della capitale, con il supporto operativo della Mezzaluna Rossa iraniana.
Anche il settore privato è stato coinvolto nell'organizzazione dell'evento: gli hotel della capitale hanno applicato riduzioni tariffarie fino al 50%, mentre circa 1.000 taxi sono stati messi gratuitamente a disposizione dei partecipanti per facilitare gli spostamenti tra gli aeroporti, le stazioni ferroviarie, i luoghi di accoglienza e i principali siti delle cerimonie.
Cerimonia funebre a Teheran

I funerali pubblici sono iniziati nel primo pomeriggio del 3 luglio a Teheran, presso la Mosallah, la Grande Moschea dell'Imam Khomeini, uno dei principali luoghi religiosi e pubblici della capitale iraniana. Le salme della Guida Suprema e dei membri della sua famiglia sono state esposte all'interno della struttura in bare avvolte nella bandiera iraniana. Alla cerimonia hanno preso parte oltre 50 delegazioni straniere, provenienti da diversi Paesi dell'Asia, del Medio Oriente, dell'Africa e dell'America Latina.
Tra le delegazioni presenti figuravano rappresentanti di:
Afghanistan, con esponenti sia dell'area talebana sia della fazione del Nord;
Armenia, con la presenza del primo ministro;
Azerbaigian, rappresentato dal presidente del parlamento;
Bangladesh, Bielorussia e Bulgaria con delegazioni istituzionali;
Burkina Faso, con il ministro degli Esteri;
Cina, con il vicepresidente del Congresso nazionale;
Congo, con il ministro degli Esteri;
Cuba, con il ministro dell'Istruzione;
Egitto, con il presidente del Senato;
Georgia, con il presidente e una delegazione della comunità musulmana;
Germania, attraverso una delegazione sciita;
India, con un inviato governativo, un viceministro degli Esteri e rappresentanti delle comunità sciite, sunnite, buddhiste e induiste;
Iraq, con il presidente della Repubblica, il presidente del Parlamento e varie delegazioni legate alla componente sciita irachena;
Kurdistan, rappresentato dal presidente;
Kazakistan e Kirghizistan, con i rispettivi ministri degli Esteri;
Libano, con il ministro della Difesa e delegazioni di Hezbollah e Amal, tra cui il figlio di Hassan Nasrallah;
Malesia, Myanmar e Namibia con rappresentanti governativi;
Nicaragua, con il ministro degli Esteri;
Oman, con il presidente del Consiglio e una delegazione ufficiale;
Pakistan, con il primo ministro, il capo dell'esercito, il presidente del Senato e rappresentanti sciiti;
Palestina, con dirigenti di Hamas, del Movimento per il Jihad Islamico Palestinese e studiosi islamici;
Qatar, con il presidente del Parlamento;
Russia, con l'ex presidente Dmitrij Medvedev e delegazioni religiose;
Arabia Saudita, con il viceministro degli Esteri e una delegazione ufficiale;
Serbia, Sri Lanka, Corea del Sud e Corea del Nord con delegazioni istituzionali;
Tagikistan, con il presidente;
Tanzania e Thailandia, con rappresentanti governativi;
Tunisia, con esponenti religiosi e accademici;
Turchia, con il vicepresidente e delegazioni di diversi partiti politici;
Turkmenistan e Uzbekistan, con alte cariche istituzionali;
Yemen, con il vicepresidente e una delegazione degli Houthi;
Spagna, Ecuador e Bolivia, con delegazioni religiose o istituzionali.
Alla cerimonia hanno preso parte anche rappresentanti delle comunità religiose presenti in Iran: sciiti, sunniti, ebrei, cristiani e zoroastriani. Erano presenti inoltre membri delle comunità cristiane, tra cui vescovi e un cardinale.
Durante l'accoglienza delle delegazioni sono stati recitati versetti coranici specifici in base alla provenienza degli ospiti: alcuni rivolti alle delegazioni arabe con richiami al ritorno alla fede islamica, altri dedicati al sostegno politico e alla vicinanza verso Paesi considerati alleati strategici, come Pakistan, Cina, Hezbollah e Hamas.
Le autorità iraniane e la sicurezza
Tra le principali autorità iraniane presenti figuravano la famiglia della Guida Suprema, il presidente della Repubblica Masoud Pezeshkian, il capo della Corte Suprema Gholam-Hossein Ejei, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Durante la cerimonia ha fatto inoltre la sua prima apparizione pubblica dall'inizio della guerra Seyyed Majid Mousavi, comandante delle forze aerospaziali dei Guardiani della Rivoluzione ed il capo del Consiglio per il Discernimento Sadiq Larijani.
Per garantire la sicurezza dell'evento sono stati mobilitati, secondo le autorità iraniane, circa 65.000 agenti di polizia, mentre il numero complessivo del personale delle forze di sicurezza coinvolto ha raggiunto le 200.000 unità. Ai reparti dell'esercito, dei Guardiani della Rivoluzione e delle guardie di frontiera sarebbe stato impedito di partecipare alle cerimonie per mantenere operativo il controllo dei confini nazionali.
Da tutto il Paese sono stati organizzati circa 4.000 autobus per trasportare i pellegrini verso Teheran. Nella sola capitale sono stati inoltre impiegati circa 10.000 infermieri per garantire assistenza sanitaria durante le celebrazioni.
Due giorni di esposizione delle salme
Secondo quanto comunicato dagli organizzatori, le salme sarebbero rimaste esposte per 48 ore all'interno della Mosallah. La struttura predisposta per l'occasione è stata realizzata richiamando simbolicamente il luogo in cui la Guida era solita tenere i suoi discorsi religiosi, la sua Hosseiniyeh.
Le cerimonie ufficiali sono iniziate alle ore 6:00 del mattino del 4 luglio, ma già dalle 4:00 migliaia di persone avevano raggiunto la Mosallah. A causa delle alte temperature e dell'enorme afflusso, molti partecipanti sono rimasti all'interno della struttura per periodi limitati, lasciando poi spazio ad altri fedeli.
Le linee della metropolitana di Teheran sono rimaste affollate ininterrottamente per tutta la durata delle cerimonie, mentre la Mosallah ha continuato a registrare un continuo flusso di ingresso e uscita di persone. In Piazza Enghelab è stata inoltre installata una statua raffigurante un pugno chiuso, simbolo associato alla figura della Guida Suprema.
Durante le 48 ore di esposizione delle bare sono intervenuti anche circa 280 poeti, chiamati a recitare componimenti dedicati alla figura del leader definito "martire" dai suoi sostenitori. A Teheran sono giunti inoltre, tramite treno, i familiari delle vittime della scuola di Minab, dove secondo le autorità iraniane 140 bambini sarebbero stati uccisi nel primo giorno della guerra.
La partecipazione popolare
Secondo il Comune di Teheran, nel primo giorno oltre 3 milioni di persone hanno utilizzato la metropolitana per raggiungere le cinque stazioni vicine alla Mosallah. Durante la notte, contemporaneamente alle cerimonie ufficiali, decine di piazze della capitale hanno continuato a ospitare i raduni serali che, dall'inizio della guerra, avevano caratterizzato le notti della città.
La mattina del secondo giorno, alle ore 6:00, sono state celebrate le preghiere funebri. Con l'aumento continuo della folla, la Mosallah è risultata completamente riempita e migliaia di persone si sono riversate anche all'esterno, occupando gli spazi aperti circostanti e circa 800 metri delle strade adiacenti.
Alla cerimonia erano presenti tre figli della Guida Suprema, mentre Mojtaba Khamenei non ha partecipato ufficialmente per ragioni di sicurezza. Secondo alcune ricostruzioni, sarebbe stato comunque presente il giorno successivo senza apparire pubblicamente.
La preghiera funebre è stata guidata dall'Ayatollah Jafar Sobhani, di 97 anni. Alla cerimonia è apparso anche l'hojatoleslam Mohammad Javad Mohammadi Golpayegani, la cui moglie e figlia - rispettivamente figlia e nipote della Guida Suprema - erano state uccise negli attacchi.
Secondo i dati diffusi dagli organizzatori, il numero complessivo delle presenze registrate attraverso la rete metropolitana ha raggiunto 7.141.212 persone dall'inizio delle cerimonie fino a quel momento. Il continuo alternarsi di ingressi e uscite dalla Mosallah ha proseguito fino alle 20:00, ma l'enorme afflusso ha costretto gli organizzatori a chiudere definitivamente l'accesso soltanto alle 22:00. Secondo le stime ufficiali iraniane, nelle 48 ore complessive delle cerimonie circa 9 milioni di persone avrebbero partecipato agli eventi nella capitale, conteggio basato principalmente sui dati di utilizzo della metropolitana.
PROCESSIONE PER TEHERAN

Il terzo giorno dei funerali a Teheran era dedicato al corteo finale per dare un ultimo saluto alla Guida Suprema.
L'itinerario prevedeva un corteo che partiva da via Damavand, nei pressi di Tehranpars, e di proseguire diritto verso piazza Imam Hussein e da lì diritto su via Enghelab e via Azadi e Piazza Azadi, per poi proseguire per l'autostrada Lashgari fino a Azadegan e all'aeroporto di Teheran. Con le strade secondarie di servizio che partivano a nord da Via Soleimani, Via Shahid Shirazi, Motahhari, Jalal al-Ahmad, Allameh Jafari... e a sud invece da via Piruzi, a via 17 Shahrivar, Imam Khomeini, Piazza Fath.
Un percorso in totale di 24 km.
A causa dell'enorme folla già presente dalle 5 di mattina, è stato deciso di cambiare posizione di partenza del corteo funebre, lasciando migliaia di persone in piazza Imam Hussein senza feretro. Alcuni sono riusciti a raggiungere la principale manifestazione in via Enghelab, ma a causa del caldo e della lunghezza del corteo, è stato impossibile camminare per tutti quei chilometri per molti.
Le bare di Ali Khamenei e dei membri della sua famiglia sono state portate in processione per Teheran mentre la folla si accalcava lungo le strade e seguiva il percorso verso le zone centrali, tra cui Piazza Azadi.
Ci sono stati in totale 700 banchi di servizio che hanno servito di media 10/15.000 tra acqua, succhi di frutta e panini. In totale 11.000 autobus sono stati deviati da varie città: 400 da Qazvin, 500 da Teheran, 274 dal Sistan e Balochistan e oltre 200 da Isfahan.
Durante la processione, alcuni partecipanti hanno lanciato pietre contro un cartellone pubblicitario raffigurante Donald Trump. Lungo il percorso, striscioni e cartelli riportavano messaggi che invocavano vendetta contro funzionari statunitensi e israeliani, alcuni dei quali facevano riferimento diretto a Trump. Bandiere degli Stati Uniti e di Israele sarebbero state bruciate in alcuni punti. I partecipanti al corteo funebre hanno sventolato bandiere rosse, descritte come simboli di vendetta.
Secondo Mirtaj al-Dini, capo iraniano del "Comitato per la commemorazione del leader martire della rivoluzione", le fasi del funerale di Khamenei includevano elementi come: la preghiera di Lailat al-Dafan; lo svolgimento del lutto pubblico e delle cerimonie funebri nelle moschee e nei luoghi religiosi; i raduni; il lutto pubblico notturno; lo svolgimento di cerimonie funebri durante le preghiere del venerdì in più di 900 città in Iran.
Tra le persone di spicco che hanno partecipato alle processioni ci sono stati diversi attori e cantanti, l'ayatollah Jannati (di 99 anni), l'ex presidente Ahmadinejad, il capo dei Pasdaran, oltre ad altri politici. Tutta la strada di quasi 24 km è stata piena di persone; le salme, trasportate su un camion, sono state costrette a fermarsi in via Azadi per almeno 2 ore a causa dell'enorme folla, e infine il convoglio è riuscito a raggiungere piazza Azadi. Anche piazza Enghelab, Ferdowsi, Imam Hossein e altre piazze sono state riempite. La folla ha proseguito ben oltre piazza Azadi e ha accompagnato le salme lungo tutta l'autostrada Lashgar fino a Ekbatan Town. Le manifestazioni dovevano concludersi alle 14:00 ma a causa della grande folla, sono terminate alle 17:00 quando le forze dell'ordine hanno costretto la popolazione a ritirarsi dall'aeroporto mentre il camion entrava, chiudendo i cancelli e permettendo alle salme di salire in un elicottero in direzione Qom.
In totale il numero di persone presenti alla processione funebre è stato di 17 milioni di persone, con fonti occidentali che stimavano tra i 12 e i 15 milioni e fonti di parte addirittura 20 milioni.
Considerando che quasi tutti coloro che vi hanno preso parte avevano già partecipato agli eventi nella Mosallah, si presume che almeno 17 milioni di persone abbiano partecipato effettivamente ai funerali a Teheran, battendo un record mondiale.
In 3 giorni 14.638.833 viaggi in metropolitana, 9 milioni tramite l'apposita rete di autobus, e 600.000 tramite taxi/auto. Per un totale di 23,7 milioni di movimenti.
Centinaia di iraniani dalle loro case e finestre hanno aiutato i pellegrini accaldati, di ritorno dalla fine delle processioni, lanciando loro getti di acqua fresca tramite tubi e annaffiatoi.
Processione per Teheran: il corteo finale per la Guida Suprema
Il terzo giorno delle cerimonie funebri a Teheran è stato dedicato al grande corteo finale per rendere l'ultimo saluto alla Guida Suprema.
Il percorso inizialmente previsto prevedeva la partenza da via Damavand, nell'area di Tehranpars, con direzione piazza Imam Hussein. Da lì il corteo avrebbe proseguito lungo via Enghelab, via Azadi e l'omonima piazza, per poi continuare sull'autostrada Lashgari fino all'area di Azadegan e infine all'aeroporto internazionale di Teheran.
L'itinerario complessivo era di circa 24 chilometri. Lungo il tragitto erano state predisposte diverse vie di accesso e collegamento secondarie: a nord via Soleimani, via Shahid Shirazi, Motahhari e Jalal al-Ahmad, mentre a sud erano coinvolte arterie come via Piruzi, via 17 Shahrivar, via Imam Khomeini e piazza Fath.
Tuttavia, a causa dell'enorme affluenza già registrata dalle prime ore del mattino - con migliaia di persone presenti dalle 5 - l'organizzazione è stata costretta a modificare il punto effettivo di partenza del corteo. Molti partecipanti rimasti nell'area di piazza Imam Hussein non sono riusciti a raggiungere il passaggio del feretro. Alcuni sono riusciti successivamente a confluire nella manifestazione lungo via Enghelab, ma per molti altri la distanza, il caldo intenso e la durata del percorso hanno reso impossibile seguire l'intero tragitto.
Le bare di Ali Khamenei e dei membri della sua famiglia sono state trasportate attraverso Teheran mentre una folla imponente si riversava lungo le strade principali della capitale, accompagnando il corteo verso i punti simbolici del percorso, tra cui piazza Azadi.
Per assistere i partecipanti sono stati predisposti circa 700 punti di distribuzione, ciascuno dei quali avrebbe fornito mediamente acqua, succhi di frutta e panini a migliaia di persone. Secondo i dati diffusi dagli organizzatori, sono stati inoltre mobilitati circa 11.000 autobus provenienti da diverse città iraniane: tra questi, 400 da Qazvin, 500 da Teheran, 274 dal Sistan e Baluchistan e oltre 200 da Isfahan.
Durante la processione si sono verificati anche momenti di forte tensione politica. Alcuni partecipanti hanno lanciato pietre contro un cartellone raffigurante Donald Trump. Lungo il percorso sono comparsi numerosi striscioni e cartelli con messaggi di vendetta rivolti contro funzionari statunitensi e israeliani; in alcuni punti sono state bruciate bandiere degli Stati Uniti e di Israele. Molti partecipanti hanno sventolato inoltre bandiere rosse, tradizionalmente associate al simbolo della vendetta nella simbologia sciita.
Secondo Mirtaj al-Dini, responsabile iraniano del "Comitato per la commemorazione del leader martire della rivoluzione", il programma delle celebrazioni funebri comprendeva diversi momenti religiosi e istituzionali: la preghiera di Lailat al-Dafan, il lutto pubblico, le cerimonie nelle moschee e nei luoghi religiosi, i raduni commemorativi e le celebrazioni durante le preghiere del venerdì in oltre 900 città iraniane.
Tra le personalità presenti figuravano numerosi esponenti del mondo politico, religioso e culturale iraniano, tra cui l'ayatollah Ahmad Jannati, all'epoca 99enne, l'ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, il comandante dei Pasdaran e altri rappresentanti delle istituzioni.
L'intero percorso di quasi 24 chilometri è stato occupato dalla folla. Il convoglio che trasportava le salme è stato costretto a fermarsi per circa due ore lungo via Azadi a causa della densità dei partecipanti, riuscendo successivamente a raggiungere piazza Azadi. Anche piazza Enghelab, piazza Ferdowsi, piazza Imam Hussein e numerose altre aree della capitale sono risultate completamente riempite.
La folla ha accompagnato il corteo anche oltre piazza Azadi, seguendo il percorso lungo l'autostrada Lashgari fino alla zona di Ekbatan. La conclusione delle manifestazioni era prevista per le ore 14:00, ma l'enorme partecipazione ha prolungato gli eventi fino alle 17:00. Le forze dell'ordine sono intervenute per far defluire i partecipanti dall'area aeroportuale, consentendo al camion con le salme di accedere alla zona riservata e successivamente il trasferimento in elicottero verso Qom.
Secondo le stime diffuse dagli organizzatori, circa 17 milioni di persone avrebbero partecipato alla processione funebre di Teheran. Alcune fonti internazionali hanno indicato cifre inferiori, comprese tra 12 e 15 milioni, mentre fonti vicine alle autorità iraniane hanno parlato di oltre 20 milioni di partecipanti.
Considerando che molti dei presenti avevano già partecipato alle precedenti cerimonie presso la Mosallah di Teheran, gli organizzatori hanno sostenuto che almeno 17 milioni di persone abbiano effettivamente preso parte agli eventi funebri nella capitale, definendoli una delle più grandi partecipazioni mai registrate per un funerale.
Nei tre giorni di cerimonie, secondo i dati diffusi dalle autorità, si registrarono circa 14.638.833 spostamenti sulla rete metropolitana, 9 milioni attraverso il sistema di autobus dedicato e circa 600.000 tramite taxi e mezzi privati, per un totale stimato di 23,7 milioni di movimenti.
Durante il deflusso dei partecipanti, numerosi cittadini iraniani hanno aperto le proprie case e si sono affacciati dalle finestre per offrire sollievo ai pellegrini accaldati, versando acqua fresca con tubi e annaffiatoi lungo le strade percorse dalla folla.
FUNERALE A QOM

Alle 21:00 del 6 luglio, l'elicottero che trasportava le salme di Khamenei e della sua famiglia è atterrato nella Moschea Jamkaran, nella periferia di Qom.
Il 7 luglio 2026, quarto giorno delle cerimonie funebri, le celebrazioni sono continuate nella città di Qom.
Già alle 22:00 del 6 luglio la Moschea è stata riempita di fedeli (la capienza massima è stata di 300.000 persone) e durante la notte altrettante persone hanno iniziato a marciare verso la Moschea, separata dal centro abitativo da una lunga strada (Peyambar-e Azim Boulevard).
La cerimonia è iniziata alle 6:00 del mattino presso la moschea Jamkaran, dove le preghiere funebri sono state guidate dall'Ayatollah Abdollah Javadi Amoli. Dopo le preghiere, la processione si è mossa lungo il boulevard verso il santuario di Fatima Masoumeh.
Durante la preghiera funebre è stato presente anche il fratello di Khamenei, Hadi, e il generale Hassan Hassanzadeh.
La processione che continuava a riempire la moschea e le sue zone circostanti proseguiva per tutta la strada per oltre 6 km in maniera compatta; la folla iniziava dopodiché a diradarsi ma le persone continuavano a invadere il centro di Qom, dal Santuario di Fatima Masoumeh (anch'esso pieno di gente) al bazaar di Qom. La gente a Qom gridava "non vogliamo un accordo, vogliamo la testa di Trump".
La cerimonia di commiato a Qom si è conclusa poco dopo la preghiera di mezzogiorno, ma le cerimonie sono durate fino alle 15:00 a causa della folla che non permetteva al furgone con le bare di uscire dalla calca. Tra i partecipanti anche il figlio dell'ayatollah Khorasani.
Le bare di Khamenei e dei suoi familiari sono state poi trasferite a Teheran per la fase successiva delle esequie in Iraq.
La bara di Khamenei è stata invece fatta salire in elicottero in volo intorno al santuario di Fatima Masumeh in segno di rispetto, per 7 volte.
In Iraq, Muqtada al-Sadr e altri esponenti religiosi sciiti, hanno invitato i credenti e i pellegrini a partecipare alle cerimonie funebri di Ali Khamenei e hanno descritto l'Iraq come una destinazione importante per i visitatori religiosi e i fedeli. In totale 5 milioni di persone hanno preso parte ai funerali a Qom.
Alle ore 21:00 del 6 luglio, l'elicottero che trasportava le salme di Ali Khamenei e dei membri della sua famiglia è atterrato presso la moschea Jamkaran, nella periferia di Qom, uno dei principali centri religiosi dello sciismo iraniano.
Il 7 luglio 2026, quarto giorno delle cerimonie funebri, le celebrazioni sono proseguite proprio a Qom, città considerata uno dei cuori spirituali della Repubblica Islamica.
Già dalle ore 22:00 del 6 luglio, la moschea Jamkaran ha iniziato a riempirsi di fedeli. Secondo gli organizzatori, l'area della moschea e degli spazi circostanti poteva accogliere fino a circa 300.000 persone. Nel corso della notte, migliaia di pellegrini hanno iniziato inoltre a dirigersi verso il complesso religioso attraverso Peyambar-e Azim Boulevard, il lungo viale che collega la zona della moschea con il centro urbano.
La cerimonia ufficiale ha avuto inizio alle 6:00 del mattino presso la moschea Jamkaran, dove le preghiere funebri sono state guidate dall'ayatollah Abdollah Javadi Amoli. Alla funzione hanno partecipato anche Hadi Khamenei, fratello della Guida Suprema, e il generale Hassan Hassanzadeh, insieme ad altri esponenti religiosi e militari.
Dopo la preghiera, il corteo si è mosso lungo il boulevard in direzione del santuario di Fatima Masoumeh, uno dei luoghi più sacri dello sciismo iraniano.
La folla ha continuato a riempire la moschea Jamkaran e le aree circostanti, estendendosi lungo il percorso per oltre sei chilometri in modo compatto. Con l'avvicinamento al centro di Qom la densità è diminuita progressivamente, ma migliaia di persone hanno continuato ad affluire verso il santuario di Fatima Masoumeh, anch'esso completamente gremito, e verso il bazar storico della città.
Durante la manifestazione sono stati scanditi anche slogan di forte carattere politico, tra cui frasi contro gli Stati Uniti e contro Donald Trump.
La cerimonia di commiato ufficiale a Qom è terminata poco dopo la preghiera di mezzogiorno, ma il deflusso dei partecipanti si è protratto fino alle 15:00 circa. La grande concentrazione di persone ha impedito infatti al veicolo che trasportava le bare di lasciare rapidamente l'area.
Tra i partecipanti figuravano anche esponenti del clero sciita, tra cui il figlio dell'ayatollah Khorasani.
Al termine delle celebrazioni, le bare di Khamenei e dei suoi familiari sono state trasferite nuovamente verso Teheran, in preparazione della successiva fase delle esequie prevista in Iraq.
Secondo quanto riportato dagli organizzatori, la bara di Ali Khamenei è stata inoltre trasportata in elicottero effettuando sette passaggi sopra il santuario di Fatima Masoumeh, come gesto simbolico di rispetto e omaggio religioso.
Parallelamente, in Iraq, Muqtada al-Sadr e altri esponenti religiosi sciiti hanno invitato fedeli e pellegrini a partecipare alle cerimonie commemorative dedicate a Khamenei, sottolineando il ruolo dell'Iraq come luogo centrale per la devozione sciita e per i grandi pellegrinaggi religiosi.
Secondo le stime diffuse dalle autorità iraniane, circa 5 milioni di persone avrebbero preso parte alle celebrazioni funebri di Qom, trasformando anche questa tappa delle esequie in una delle più grandi mobilitazioni religiose mai organizzate nella città.
Funerali in Iraq: da Najaf a Karbala

In tarda serata, le salme di Ali Khamenei e dei membri della sua famiglia hanno lasciato l'Iran in direzione dell'Iraq a bordo di un aereo, accompagnate da una delegazione ufficiale composta dal presidente Masoud Pezeshkian, dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal figlio maggiore Massoud Khamenei.
L'aereo è arrivato alle ore 20:00 del 7 luglio all'aeroporto internazionale di Najaf, dove la delegazione e le salme sono state accolte dalle autorità irachene, tra cui il primo ministro iracheno.
Nelle stesse ore, secondo quanto riportato dalle autorità iraniane, si è verificata una crisi militare nel Golfo legata alla violazione dello spazio di controllo iraniano. Gli sviluppi hanno portato a un'escalation tra Iran e Stati Uniti, con attacchi aerei nel sud dell'Iran che avrebbero causato vittime tra civili e militari, oltre a danni a infrastrutture e mezzi. La situazione ha spinto il presidente Pezeshkian a rientrare urgentemente a Teheran interrompendo la sua partecipazione alla delegazione funebre. Durante gli scontri è stato inoltre riportato l'abbattimento di un drone statunitense MQ-9 Reaper.
Nel frattempo, all'aeroporto di Najaf migliaia di cittadini iracheni hanno iniziato ad attendere l'arrivo delle salme. Numerosi partecipanti hanno cercato di accompagnare personalmente il trasferimento della bara, trasformando l'arrivo in un corteo spontaneo verso il santuario dell'Imam Ali.
Il complesso religioso di Najaf era già gremito di fedeli e preparato per le preghiere funebri previste per la mattina dell'8 luglio. Alle commemorazioni hanno partecipato anche delegazioni appartenenti alle comunità sunnite e cristiane irachene, in segno di vicinanza istituzionale e religiosa.
Una prima preghiera privata è stata celebrata da Muhammad al-Sistani, figlio del grande ayatollah Ali al-Sistani, mentre la preghiera mattutina ufficiale è stata guidata dall'ayatollah Muhammad Taqi al-Hakim.
Con il passare delle ore, migliaia di persone provenienti da diverse regioni dell'Iraq sono confluite tra Najaf e Karbala, trasformando l'area in una grande manifestazione religiosa.
A Najaf il corteo funebre ha riempito completamente il centro cittadino. Secondo le stime diffuse dagli organizzatori, oltre 2 milioni di persone hanno partecipato alla processione. La salma è riuscita a lasciare il santuario soltanto dopo circa cinque ore, scortata dalla polizia, dall'esercito iracheno e da diverse milizie locali, dirigendosi verso l'autostrada che collega Najaf a Karbala.
Lungo il percorso, migliaia di membri delle tribù locali hanno atteso il passaggio del corteo, rendendo omaggio alle salme.
L'arrivo a Karbala ha rappresentato il momento di maggiore partecipazione dell'intero percorso iracheno. Secondo le stime degli organizzatori, la folla avrebbe raggiunto tra i 5 e i 7 milioni di persone, occupando non solo il centro urbano ma anche vaste aree della provincia. La presenza di una massa così numerosa ha rallentato notevolmente il trasferimento del convoglio funebre.
Durante la permanenza a Karbala, il figlio maggiore Massoud Khamenei ha incontrato i figli dell'ayatollah Ali al-Sistani e i rappresentanti delle famiglie di importanti autorità religiose sciite, tra cui gli ayatollah Yaqubi, Najafi, Khersan, Fayyaz, Qapanchi e Gharifi. Alla cerimonia ha partecipato inoltre l'ayatollah Ibrahim Zakzaky ed è stato presente anche l'ayatollah Modarresi.
Il corteo ha attraversato Karbala partendo da via Abu Mahdi al-Muhandis e proseguendo lungo via Republic fino ai principali santuari religiosi della città.
La densità della folla è stata tale che il trasferimento finale è rallentato per diverse ore: soltanto alle 3:00 del mattino del 9 luglio la salma di Ali Khamenei è riuscita ad accedere al santuario dell'Imam Hussein, completando la tappa irachena delle esequie.
Si stimano circa 10 milioni di presenze ai funerali in Iraq.
Funerale a Mashhad

Dopo la conclusione delle processioni funebri in Iraq, la bara di Khamenei è stata riportata in Iran per la fase finale delle cerimonie funebri. Verso le prime ore della mattina.
Aerei da combattimento iraniani MiG-29 hanno scortato l'aereo che trasportava la bara di Khamenei e i corpi dei suoi familiari mentre atterrava all'aeroporto Shahd Hasheminejad.
L'aereo che trasportava le bare è arrivato all'aeroporto di Mashhad intorno alle 10:00 ora locale del 9 luglio.
Fin dalle prime ore del mattino, le strade lungo il percorso della processione erano piene di persone in lutto che portavano bandiere iraniane, ritratti di Ali Khamenei, striscioni neri di lutto e omaggi scritti a mano.
La processione funebre finale per Ali Khamenei e i suoi familiari è iniziata alle 14:00, con i corpi della Guida Suprema e della sua famiglia su un camion, entrati in via Imam Reza a Mashhad, dove la processione si è svolta per oltre 4 km verso il santuario dell'Imam Reza.
A causa del sovraffollamento in via Imam Reza a Mashhad, la bara e i corpi dei suoi familiari sono state trasferite in elicottero al santuario dell'Imam Reza e alle 21:00 il corpo è riuscito ad entrare nel Santuario dove il figlio maggiore, l'hojatoleslam Seyyed Mostafa Khamenei ha tenuto le preghiere funebri.
Il corpo è stato poi trasferito in una località del Santuario per prepararsi alla sepoltura a porte chiuse per soli famigliari e amici.
In totale i funerali hanno visto una partecipazione complessiva di 32 milioni di persone, anche se in effetti si parla di circa 35 milioni. Diventando de facto il più grande funerale della storia. Superando il record precedente di 15 milioni.
Gli altri 2 funerali col maggior numero di partecipanti sono stati i funerali dell'Imam Khomeini (10,2 milioni) e del generale Soleimani (7 milioni) quasi alla pari con i 6,5 milioni dell'ex presidente iraniano Raisi.

Totale stimato di persone presenti:
Teheran: 23.712.003 (15.000.000 circa presenti nel corteo)
Qom: 5.500.000 circa
Iraq: 9/10 milioni circa (2,3 milioni a Najaf e max. 7 milioni a Karbala)
Mashhad: 5 milioni circa
Ismaele386 13 luglio 2026
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