La lezione di Sergent Pepper’s 50 anni dopo: BASTA combattersi l’un l’altro e focalizziamoci sul vero nemico

DI JOHN WHITEHEAD

The Rutherford Institute

“Non contarmi se riguarda la violenza. Non mi aspettare alle barricate, a meno che non sia con fiori…. qual è il punto nel bombardare Wall Street? Se vuoi cambiare il sistema, non è bene sparare alla persone” – John Lennon

Più le cose cambiano, più rimangono uguali.

L’America sta ancora lottando con molti degli stessi problemi oggi – guerre senza fine, agitazione sociale, rivolte di campo, tensioni sociali, brutalità della polizia, divisioni politiche, abuso di potere di agenzia governative e minacce alla libertà – con cui aveva a che fare 50 anni fa, quando i Beatles pubblicarono “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”.

Gli hippies della generazione anni ’60 che abbracciavano il potere dei fiori, si opponevano alla guerra e “non si fidavano di nessuno sopra i 30” sono ora cittadini maturi che hanno votato per Hillary Clinton e Donald Trump, entrambi guerrafondai più leali a Wall Street che a “noi la gente”.

I baby boomers… sono diventati l’Establishment di oggi. Come scrive Cannon Gibney per il Boston Globe, “Sfuggiamo all’idea che i figli dei fiori invecchiati abbiano dichiarazioni sostanziali sulla bontà, come boomers liberali e conservatori coinvolti in  interrogatori senza garanzia, omicidi extragiudiziali, assalti gratuiti alla dignità delle minoranze, revoca di licenze di massa, la creazione di un vasto stato senza penale, e leggi di cavalleria ignorate.”

Il momento di comprare vecchie monete d’oro americane.

E la musica di ribellione e i messaggi anti guerra dei musicisti anni ’60, i movimenti e i simboli sono stati da allora cooptati dalle corporazioni che hanno capito che “c’erano mucchi e mucchi di soldi da fare”. Come spiega lo storico Bertram Gross, “la controcultura è stata assorbita dall’establishment,  fungendo sempre più da braccio di operazioni d’affari nello spettacolo, nei vestiti, nel cibo  e nelle macchine straniere, mentre la “New Left* e le molte organizzazioni rivoluzionarie bianche e nere sono collassate nella segatura.”

A posteriori, come ammette  Rolling Stone, forse la generazione degli anni ’60 e “il rock del 1960 non hanno salvato il mondo- forse non  hanno neanche cambiato il mondo abbastanza”, ma era comunque un tempo in trasformazione per quelli che diventavano grandi e cercavano il loro posto nel mondo, e i Beatles hanno giocato un ruolo importante nel dare forma a questa conversazione.

Nessun album ha avuto più influenza di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles.

Di certo, quando Rolling Stone annunciò i suoi 500 top album di musica pop di tutti i tempi, qualche anno fa, appollaiato sulla cima del mucchio c’era Sgt. Pepper.

Liberato nel mondo il 1° giugno 1967, Sgt. Pepper’s, come ha proclamato Rolling Stone, è il più importante album rock & roll mai fatto, un’avventura non superata di contenuto, suono, sangue, copertina, e tecniche di studio del più grande gruppo rock & roll di tutti i tempi.”

Più che semplice musica, comunque, Sgt. Pepper’s , “accompagna formalmente in una indimenticabile stagione di speranza, disordine e conquista: la fine degli anni ’60 e in particolare l’estate dell’amore 1967. Nella sua strumentazione iridescente,  fantasie liriche e arrangiamenti che strizzano l’occhio al pop,  Sgt. Pepper’s definisce l’opulento ottimismo rivoluzionario della psychedelia e diffonde istantaneamente in tutto il globo il gospel dell’amore, l’acid, la spiritualità orientale e le chitarre elettriche.”

Gli eventi che hanno portato al 1967 hanno gettato le basi per una rivoluzione sociale alimentata dai giovani. Con il bisogno di ribellione dei giovani, le droghe che invadevano il paese e alteravano le coscienze della gente, e i tamburi di guerra che fornivano un costante sottofondo, era solo questione di tempo perchè il potere dei fiori e la pace diventassero il mantra della generazione degli anni ’60.

A sua volta, la giocosità di quegli anni ha portato al movimento hippie e, in fine, all’abdicazione dell’età adulta. C’era il senso che non fosse più necessario crescere. Ma, come nota l’autrice Mary Gordon, “il senso di benessere dei figli dei fiori si è disintegrato gradualmente man mano che il Vietnam diventava centrale nelle coscienze.”

Gli studenti universitari e gli accademici iniziarono a credere che la guerra del Vietnam fosse il risultato diretto di avidità e bugie dei vecchi uomini in giacca e uniforme. Il governo – l'”Establishment” che John Lennon definì poi “il mostro” – hanno negato la vera storia al fine di fare il loro sporco lavoro. “Penso che siamo guidati da maniaci per fini maniacali”, riconosceva Lennon.

Tutte queste correnti culturali sono confluite in Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, che è stato accolto come il maggior evento culturale dalla sua pubblicazione, facendo da specchio alle ansie della sua età e contemporaneamente offrendo una soluzione ai disordini sociali e politici dell’epoca. La soluzione offerta dai Beatles era un ritorno alla spiritualità e all’amore per i nostri simili umani.

Sgt. Pepper’s è stato una dichiarazione di cambiamento, sia culturale che personale per una generazione che diventava grande e per i Beatles, in particolare, che sono diventati stanchi dell’infinito assalto di concerti e Beatlesmania.

“Siamo sazi di essere i Beatles”, avrebbe detto più tardi Paul McCartney. “Non siamo ragazzi, siamo uomini… artisti e non performers”.

Ritiratesi negli studios di Abbey Road con il produttore George Martin (spesso detto il quinto Beatles per i suoi sforzi collaborativi “nell’immaginare come trasformare le idee grezze di  John Lennon e Paul McCartney in canzoni”), i Beatles concentrarono i propri sforzi nel creare un album di contenuti che facesse da vetrina al loro talento e alla loro visione, e che servisse come sostituto dei tour – un modo per intraprendere un tour virtuale con l’album come mezzo.

Settecento ore di registrazione dopo, Sgt. Pepper’s era nato in tutta la sua gloria psichedelica, e i Beatles, più audaci e ispirati, balzati nell’avanguardia: la loro auto-presentazione come personaggi di fantasia.

Sgt. Pepper ha trasformato la musica rock da diversivo musicale a forma di arte –  una forma di arte venerata ancora oggi.  Sebbene l’album inizi come una farsa leggera, si sposta verso un risveglio sobrio. Al cuore, Sgt. Pepper è un’esperienza spirituale per un mondo sempre più materialista.

La canzone di George Harrison “Con te, Senza te”, il pezzo centrale dell’album, è un avvertimento a non perdersi nel materialismo se non vogliamo perdere le nostre anime:

Parlavamo

Dell’amore che tutti potremmo condividere

Quando lo troviamo

Fare del nostro meglio per tenerlo lì

Col nostro amore

Col nostro amore

Potremmo salvare il mondo

Se solo sapessero

Parlavamo

Dell’amore che è diventato così freddo e delle persone

Che ottengono il mondo

E perdono l’anima

Loro non sanno

Loro non capiscono

Sei uno di loro?

La canzone finale dell’Album, “Un giorno nella Vita” di John Lennon, mette in evidenza gli orrori dell’umanità se non si astiene dalle sue tendenze distruttive.

Infatti, “Un giorno nella Vita” mette in prospettiva le altre canzoni dell’album e la carriera stessa dei Beatles. Una serie di vignette che sono in qualche modo tragiche, la canzone è sottolineata con la frase “Amo eccitarti” riferito sia alle droghe che al bisogni di accordarsi al messaggio dei Beatles. Non c’è dubbio che ci siano riferimenti alle droghe  in “Un giorno nella Vita”. Come ha scritto l’autore Mark Hertsgaard “di sicuro John e almeno un altro Beatle stavano viaggiando – o volando come diceva John – durante la sessione fotografica per la copertina di Sgt. Pepper”.

I Beatles sottolinearono i versi della canzone finale con tumultuosi crescendo di orchestra. McCartney aveva voluto inserire un passaggio strumentale sul genere avant-garde di musicisti come John Cage, una spirale ascendente di suono, che iniziava con tutti gli strumenti, ciascuno che si arrampicava sulle più alte vette del proprio ritmo.  Lennon ha voluto che la canzone finisse con “un suono come la fine del mondo”. Così i Beatles colpirono contemporaneamente un accordo in Mi maggiore su tre grandi piano, prolungando il suono il più a lungo possibile con arricchimenti elettronici. L’effetto del dirompente Mi maggiore, seguito da 53 secondi di riverberi che diminuivano gradualmente, porta alla mente niente di meno che il sinistro spandersi del silenzioso fungo atomico di un olocausto nucleare.

La copertina per Sgt. Pepper, ora uno dei meglio conosciuti lavori di pop art, era strabiliante come i contenuti dell’album. Creata da Peter Blake, la copertina rappresenta la prima fusione tra pop art e pop music. Distorcendo il confine tra fantasia e realtà, Blake ha messo i Beatles, che erano vestiti in uniformi da banda Vittoriana, insieme a note figure storiche e artisti del passato e del presente – alcuni dei quali sono stati scelti con cura dai Beatles – compresi  George Bernard Shaw, Edgar Allen Poe, Aldous Huxley, Lenny Bruce, Mae West e Bob Dylan.

In questo modo l’arte rendeva romantica la celebrità. La copertina, un omaggio all’ultima fase della carriera dei Beatles, con i personaggi messi in posa da funerale come se partecipassero ad una cerimonia di sepoltura, era anche un messaggero degli sconvolgenti cambiamenti che sarebbero avvenuti per i Beatles e per il mondo intero.

“Era la colonna sonora dell’estate, e dell’inverno del resto” nota l’autore Barry Miles. “Non te ne puoi sbarazzare”.

Di certo, vecchi e giovani si avvicinavano a Sgt. Pepper con un simile religioso stupore. L’evangelista dell’LSD Timothy Leary, dopo aver ascoltato l’album, si dice abbia affermato con voce mistica “Il mio lavoro è finito. Ora è fuori.” Leary credeva realmente di sentire la voce di Dio nella musica dei Beatles.

David Crosby, della celebre rock band The Byrds, portò una copia dell’album Sgt. Pepper nella stanza dell’hotel della band e “la suonò tutta la notte nell’ingresso con un centinaio di giovani fans che ascoltavano tranquillamente sulle scale, come rapiti da un’esperienza spirituale”.

Paul Kantner dell’ acid rock band Jefferson Airplane disse: “C’era qualcosa che avvolgeva il mondo in quel periodo ed è esploso in un rinascimento”. E come osservò il musicologo Tim Riley: “Il momento in cui la Civiltà Occidentale si è avvicinata di più all’unità dal congresso di Vienna nel 1815, è stata la settimana in cui è uscito l’album Sgt. Pepper. Per un breve istante, la coscienza irreparabilmente frammentata dell’Occidente è stata unificata, almeno nella mente dei giovani.”

L’estate dell’amore seguì sull’onda dell’uscita di Sgt. Pepper. L’ottimismo riempiva l’aria, la speranza quasi tangibile che la pace avrebbe infine prevalso e la distruttività dell’umanità sarebbe finita. Armati con “il potere dei fiori”, i giovani si misero in strada e dimostrarono in massa contro la Guerra del Vietnam.

Dal 1968, comunque, la lucentezza di questa età dell’oro aveva iniziato già a sbiadire. Gli studenti ribelli nel mondo adottarono tattiche più militari. Il potere dei fiori fu rimpiazzato dai pugni alzati. Eroi culturali come Martin Luther King Jr. e Bobby Kennedy furono brutalmente assassinati. Anche i Beatles si sciolsero. Non erano dei, dopo tutto, e l’amore che un tempo li aveva uniti finì per raffreddarsi.

Alla fine del 1968 era chiaro che i Beatles non avrebbero salvato il mondo.

La musica dei Beatles è rimasta tuttora con noi come un commovente ricordo che tutti noi abbiamo un ruolo da giocare per riportare un mondo di pace e di amore. E la grande lezione della loro musica – che il diavolo non deve trionfare e che il bene può prevalere se solo noi andiamo oltre i nostri interessi personali – è ciò che ciascuno di noi deve imparare nel nostro tempo e nel nostro modo.

Innanzi tutto, come Lennon ci aveva avvisato, dobbiamo smettere di stare al gioco del governo.

Come ho evidenziato nel mio libro “Campo di battaglia America: la guerra sul popolo americano”, tutte le molte cose di cui ci lamentiamo  nei confronti del governo oggi – vigilanza, militarismo, corruzione, molestie sessuali, assalti delle teste di cuoio, persecuzione politica, spionaggio, sovracriminalizzazione, ecc., – erano presenti anche al tempo di Lennon e hanno formato le basi della sua chiamata per la giustizia sociale, la pace e la rivoluzione popolare.

La risposta all’oppressione, all’ingiustizia e alla tirannia e la stessa oggi che 50 anni fa: se vuoi libertà, devi iniziare a liberare la tua mente. Che significa rifiutare la violenza, la politica e tutto ciò che divide.

“Devi ricordare, il potere è solo un nome del diavolo. Il mostro non si preoccupa se uccide tutti gli studenti o se c’è una rivoluzione. Non pensa in maniera logica, è fuori controllo” metteva in guardia John Lennon. “Quando ci si abbassa a usare la violenza, allora stai giocando al gioco del sistema. Il potere ti irriterà – tira la tua barba, colpisce il tuo viso – per farti combattere. Perchè quando ti hanno reso violento, allora sanno come gestirti. La sola cosa che loro non sanno gestire è la non violenza e l’umorismo.”

O, con le parole più poetiche di George Harrison:

Quanto hai visto oltre te stesso

Puoi trovare 

che la Pace della mente sta aspettando là

e arriverà il tempo

in cui vedrai che siamo tutti una cosa sola

e la vita scorrerà con te  e senza te.

John W. Whitehead

Fonte: www.rutherford.org

Link: https://www.rutherford.org/publications_resources/john_whiteheads_commentary/the_lessons_of_sgt._peppers_50_years_later_stop_fighting_one_another_a

30.05.2017

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GAIA GALASSI

*movimenti radicali di sinistra degli anni ’60

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