LA DOPAMINA, WALL STREET E IL CROLLO FINANZIARIO

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A CURA DEL GEORGE WASHINGTON’S BLOG

I neuroscienziati sanno da diversi anni che il neurotrasmettitore dopamina gioca un ruolo importante nella tossicodipendenza.

Più recentemente gli scienziati hanno scoperto che la dopamina riveste una notevole importanza anche nel comportamento di chi si trova in situazioni di pericolo.

Nel 2007, per esempio, Time scriveva:


Tutti possono imparare dai propri errori, ma alcuni hanno dei geni che potrebbero rendere la cosa più difficile. Questo è il messaggio di alcuni ricercatori tedeschi che scrivono nel prossimo numero della rivista Science e che hanno dimostrato quanto una comune variante genetica influisca sulla capacità di alcuni di reagire alle ripercussioni negative delle loro azioni e di imparare da esse…Questi individui, si scopre, avevano una particolare variante genetica, o allele, che riduce la densità dei recettori per la dopamina – un neurotrasmettitore che gioca un ruolo fondamentale nella motivazione, nel piacere e nella dipendenza – in alcune aree del cervello…

Si tratta della prima, forte prova fisiologica che la densità dei recettori di dopamina potrebbe influenzare il modo in cui rispondiamo a input negativi. Studi precedenti hanno stabilito un forte legame tra una bassa densità di recettori di dopamina e la dipendenza, l’obesità ed il gioco d’azzardo compulsivo – condizioni che indicano una limitata capacità di imparare dalle conseguenze derivanti da decisioni sbagliate.

Nel 2008 Time osservava:

Un nuovo studio condotto da ricercatori della Vanderbilt University a Nashville e dell’Albert Einstein College of Medicine a New York suggerisce una spiegazione biologica al fatto che alcuni individui tendono a vivere la vita in una condizione di rischio e precarietà – si tratta della dopamina, la sostanza chimica cerebrale del benessere…

La dopamina è la sostanza che ci fa sentire soddisfatti dopo un pasto abbondante, felici quando la nostra squadra di calcio vince o davvero felici quando facciamo uso di droghe stimolanti come le anfetamine o la cocaina, che sono in grado di spremere dalle cellule nervose del nostro cervello una maggiore quantità di dopamina. E’ anche la sostanza che ci fa sentire eccitati quando facciamo qualcosa di rischioso, come sciare su una pista nera o fare paracadutismo. Secondo quanto riportato dai ricercatori nel Journal of Neuroscience, nel cervello degli individui intrepidi sembrano esserci meno recettori inibitori della dopamina. Ciò significa che i cervelli di questi spericolati sono più saturi di questa sostanza chimica, che li predispone a continuare a correre rischi e a inseguire il momento di sovraeccitazione successivo: correndo troppo veloce, bevendo troppo, spendendo troppo o addirittura facendo uso di stupefacenti.

David Zald, docente di psicologia e psichiatria alla Vanderbilt, ha studiato se, per quanto riguardava la dopamina, il cervello di questi assetati di emozioni si distingueva in qualche modo da quello dei meno avventurosi. Ha somministrato un questionario a 34 uomini e donne per valutare le loro tendenze rispetto alla ricerca di novità, poi ha effettuato una scansione del loro cervello usando una tecnica chiamata tomografia a emissione di positroni per scoprire quanti recettori di dopamina avessero i volontari. Zald ed il suo team erano alla ricerca di un particolare recettore regolatore della dopamina, che monitora i livelli del neurotrasmettitore e segnala alle cellule nervose di smettere di produrne in abbondanza quando ce n’è abbastanza.

Studi precedenti svolti sui topi avevano dimostrato che gli animali che tendono ad esplorare e a correre più rischi in ambienti nuovi tendono anche ad avere una quantità minore di questi recettori inibitori, e Zald voleva scoprire se lo stesso valeva anche per gli uomini.

“Questa è stata una di quelle situazioni in cui i dati ottenuti sono stati praticamente perfetti”, dice. “I risultati sono stati esattamente quelli che erano stati previsti sulla base dei dati raccolti con gli animali”. Cioè gli uomini, come i topi, che erano più spontanei e impazienti di correre rischi avevano meno recettori regolatori di dopamina rispetto a quelli che erano più cauti.

Le scoperte sostengono la teoria di Zald secondo la quale coloro che corrono rischi ricevono un’“iniezione” insolitamente forte di dopamina ogni volta che vivono una nuova esperienza, poiché il loro cervello non è in grado di inibire il neurotrasmettitore in modo adeguato. L’enorme quantità di dopamina rilasciata li fa sentire bene e così essi continuano a tornare alla carica dopo comportamenti rischiosi o nuovi proprio come il tossicodipendente cerca l’eccitazione successiva.

“Questa scoperta è davvero interessante”, afferma il Dott. Bruce Cohen, direttore del Frazier Research Institute al McLean Hospital di Boston e professore di psichiatria presso la Harvard Medical School. “E’ un pezzo del puzzle che ci permette di capire il motivo per cui ci piace la novità e per cui diventiamo dipendenti dalle sostanze d’abuso… La dopamina è un pezzo importante della ricompensa”.

L’Università di Vanderbilt ora ha portato più avanti questa ricerca. In particolare i ricercatori di Vanderbilt hanno scoperto che il cervello degli psicopatici presenta questa anormalità della dopamina, che crea in loro una spinta verso la ricompensa a tutti i costi e li porta ad ignorare i rischi.

Come scrive PhysOrg:


Le anormalità nel modo in cui il nucleus accumbens, qui sottolineato, processa la dopamina sono state trovate in individui che presentano tratti psicopatici e potrebbero essere legate a un comportamento violento e criminale.
Autori: Gregory R.Samanez-Larkin e Joshua W. Buckholtz

Il cervello degli psicopatici sembra essere legato ad una costante ricerca della ricompensa a tutti i costi, ha scoperto un nuovo studio dell’Università di Vanderbilt. Lo studio svela il ruolo del sistema cerebrale della ricompensa nella psicopatia e apre una nuova area di ricerca per la comprensione di ciò che spinge questi individui.

“Questo studio sottolinea l’importanza della ricerca neurologica che coinvolge il comportamento”, afferma il dottor Francis S. Collins, direttore del National Institute of Health. “Queste scoperte potrebbero aiutarci a trovare nuovi modi di intervenire prima che un tratto della personalità diventi un comportamento antisociale”.

I risultati sono stati pubblicati nella rivista Nature Neuroscience il 14 marzo 2010.

“Si pensa spesso agli psicopatici come a dei criminali dal sangue freddo che prendono quello che vogliono senza pensare alle conseguenze”, afferma Joshua Buckholtz, dottorando al dipartimento di psicologia e autore principale del nuovo studio. “Abbiamo scoperto che un sistema della ricompensa della dopamina iper-reattivo potrebbe essere all’origine di alcuni dei comportamenti più problematici associati alla psicopatia, come i crimini violenti, la recidività e l’abuso di sostanze stupefacenti.

Ricerche precedenti sulla psicopatia si sono concentrate su quello che manca a questi individui: paura, empatia e capacità interpersonali. La nuova ricerca, tuttavia, esamina quello che essi hanno in abbondanza: impulsività, una maggiore attrazione per la ricompensa e per il rischio. Ciò che è importante è che queste ultime caratteristiche sono le più strettamente legate agli aspetti violenti e criminali della psicopatia.

“C’è una lunga tradizione di studi sulla psicopatia che si sono concentrati sulla mancanza di sensibilità alle punizioni e su una mancanza di paura, ma queste caratteristiche non sono segnali particolarmente attendibili di violenza o comportamento criminale”, ha aggiunto David Zald, professore associato di psicologia e psichiatria e coautore dello studio. “I nostri dati suggeriscono che qualcosa potrebbe essere in atto da un’altra parte. Sembra che questi individui abbiano un’attrazione per la ricompensa – la carota – così forte che essa supera il senso di rischio o di preoccupazione per il bastone”.

Al fine di esaminare il legame tra la dopamina e la psicopatia, i ricercatori hanno usato le immagini della tomografia a emissione di positroni, o PET, per misurare il rilascio di dopamina e quelle della risonanza magnetica funzionale, o fMRI, per indagare sul sistema cerebrale della ricompensa.

“Il fatto davvero sorprendente è che attraverso queste due tecniche tanto diverse abbiamo visto un pattern molto simile: entrambe erano accentuate negli individui con tratti psicopatici”, afferma Zald.

Ai volontari che hanno partecipato allo studio è stato somministrato un test di personalità che ha permesso di determinare il loro livello di tratti psicopatici. Questi tratti si collocano su uno spettro alla cui estremità si trovano i criminali violenti. Tuttavia anche una persona normale può avere tali caratteristiche, che comprendono la manipolatività, l’egocentrismo, l’aggressività e la spericolatezza.

Nella prima parte dell’esperimento i ricercatori hanno dato ai volontari una dose di anfetamina o uno stimolante, e hanno poi eseguito una scansione del loro cervello usando il PET per osservare il rilascio di dopamina dovuto allo stimolante. In passato è stato dimostrato che l’abuso di sostanze stupefacenti è legato alle alterazioni nella reazione alla dopamina. La psicopatia è strettamente legata all’abuso di droghe.

“La nostra ipotesi era che le caratteristiche psicopatiche fossero legate anche ad una disfunzione nello schema della ricompensa della dopamina”, ha detto Buckholzt. “Coerentemente a quanto avevamo pensato, abbiamo scoperto che gli individui che avevano alti livelli di tratti psicopatici rilasciavano una quantità quasi quadrupla di dopamina in risposta all’anfetamina”.

Nella seconda parte dell’esperimento ai volontari è stato detto che avrebbero ricevuto una ricompensa economica se avessero svolto un semplice compito. Il loro cervello è stato esaminato con la fMRI mentre svolgevano il loro compito. I ricercatori hanno scoperto che, mentre anticipavano la ricompensa economica, negli individui che presentavano elevati tratti psicopatici il nucleus accumbens, l’area cerebrale della ricompensa della dopamina, era molto più attivo rispetto a quello degli altri volontari.

“Potrebbe darsi che, a causa di questa risposta esagerata della dopamina, una volta che essi si concentrano sulla possibilità di avere una ricompensa, gli psicopatici non sono in grado di cambiare il loro interesse finché non ottengono quello che desiderano”, afferma Buckholtz. Zald aggiunge:”Non è che non si rendano conto della potenziale minaccia, ma l’anticipazione o la motivazione della ricompensa travolge le preoccupazioni”.

Qualcuno ha fatto un test su questa anormalità della dopamina ai cervelli dei too big to fail?

Quante probabilità ci sono che ce l’abbiano? E se ce l’hanno, quante probabilità ci sono che cominceranno volontariamente ad agire in modo responsabile, visto soprattutto il difettoso sistema degli incentivi?

Titolo originale: “Dopamine, Wall Street and the Financial Meltdown

Fonte: http://www.washingtonsblog.com
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15.03.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SOPHIE BLOOM

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