La condanna di un veterano di guerra di 93 anni è l’ultima vergogna del sistema legale tedesco

Eric Striker
national-justice.com

Lo scorso novembre, Moshe Loth ha testimoniato come parte civile nel processo contro il novantenne, su una sedia a rotelle, Bruno Dey. Loth lo aveva accusato di complicità nelle torture perpetrate nei suoi confronti e dell’uccisione con il gas di sua nonna durante l'”Olocausto” al campo di concentramento di Stutthof, negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale.

Loth ha dichiarato che sua madre, Helene, era rimasta incinta di lui mentre era internata a Stutthof. Da bambino era stato tatuato e sottoposto a crudeli esperimenti medici. Sua nonna Anna era stata uccisa con il gas, come affermato dallo Yad Vashem.

Con un gesto di empatia e compassione ebraica, [Moshe Loth] ha pubblicamente perdonato Dey e lo ha abbracciato.

Il problema è che Moshe, in realtà, era nato come Peter Oswald Loth, da una famiglia tedesca protestante. Suo fratello maggiore Gustav era stato caporale delle Waffen-SS e nessuno nella sua famiglia aveva mai posto piede in un campo di concentramento.

Der Spiegel ha pubblicamente denunciato la cosa durante il processo, non perché la sua storia fosse incredibile, ma perché si trattava un Gentile. Nessuno degli altri testimoni [ebrei], giunti in aereo sopratutto dall’America e da Israele, sono stati esaminati allo stesso modo.

Questo dimostra la crescente disperazione di un governo tedesco insicuro e di una struttura di potere sionista a corto di uomini di paglia nazisti che servano a razionalizzare il totalitarismo e a creare un clima di paura.

Il caso di Dey è stato degno di nota sin dall’inizio, a causa della bizzarra decisione di processare come minorenne un uomo di 93 anni. Dey era stato precedentemente interrogato e prosciolto da ogni accusa dalla polizia tedesca negli anni ’70 e ’80, ma i pubblici ministeri hanno deciso di trascinarlo in tribunale in un’età in cui è improbabile che abbia qualche ricordo di ciò che era successo 75 anni fa, o anche le facoltà mentali per difendersi in modo adeguato.

I pubblici ministeri tedeschi hanno accusato Dey di complicità nell’omicidio di 5.230 persone in un campo di concentramento in cui aveva prestato servizio per breve tempo come soldato semplice. L’accusa si è basata molto sulle sentenze precedenti di colpevolezza per concorso di colpa, principio stabilito per la prima volta nel processo contro John Demjanjuk, nel 2011. Prima di Dey, nel 2014 in base alla nuova filosofia giudiziaria tedesca, era stato condannato Oskar Groening. Era stato condannato per concorso in omicidio di 300.000 Ebrei in qualità di contabile ad Auschwitz.

Gli accusatori non si sono preoccupati di costruire un caso contro Dey, né di incriminarlo individualmente per qualche omicidio. L’intero caso si è basato esclusivamente sul fatto che era di stanza a Stutthof come coscritto nell’esercito tedesco e quindi doveva essere a conoscenza di presunte gasazioni e uccisioni, una cosa che Dey ha negato con veemenza e che i querelanti non sono mai riusciti a dimostrare.

In Germania i processi sull’Olocausto sono costruiti come trappole kafkiane. È illegale mettere in dubbio la veridicità delle atrocità che gli Ebrei affermano di aver visto, non importa quanto scientificamente e logicamente impossibili, siano esse camere a gas o iniezioni di benzina al cuore.

Oltre a Loth, altri “testimoni” hanno fornito testimonianze molto dubbie. Una donna di nome Asia Schindelman ha detto di aver visto le guardie di Stutthof nutrire i loro cani con la carne di donne ebree, mentre altre erano state spinte sulle recinzioni elettrificate ed uccise in questo modo.

Sebbene il caso contro Dey fosse debole anche per gli standard dei processi farsa, l’imputato è stato comunque riconosciuto colpevole e condannato a due anni di reclusione con la sospensione della pena.

Il team legale di Dey ha cercato di presentare ricorso contro questa ridicola decisione, ma, ieri, ha misteriosamente rinunciato al ricorso, ancor prima di presentarlo.

Con la sentenza nel caso di Dey ormai al sicuro, la giurisprudenza tedesca ora giustifica in pieno l’idea della colpa collettiva, come ha chiarito nella dichiarazione conclusiva il giudice che presiedeva il caso.

Questo è molto conveniente per lo stato tedesco. Perchè i propagandisti dell’Olocausto ora hanno una nuova riserva di potenziali soggetti da sacrificare al Dio della Shoah.

Eric Striker
Fonte: national-justice.com
Link: https://national-justice.com/conviction-93-year-old-war-veteran-latest-embarrassment-german-legal-system
11.08.2020