LA CINA SULL’ORLO DEL BARATRO ?

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DI PATRICK CHOVANEC
chovanec.wordpress.com

L’altro giorno ero sulla CNN; sono stato intervistato sull’acuirsi dei disordini sociali in Cina.

Dopo il mio ultimo post sul tema, una settimana fa, è stata rinvenuta un’altra bomba in un ufficio governativo, questa volta a Tianjin, e c’è stata una rivolta dei lavoratori migranti in una città-fabbrica vicino a Shenzhen, al confine con Hong Kong.

La CNN ha anche realizzato un report dopo quest’ultimo incidente, con alcune ulteriori
osservazioni da me espresse nella versione scritta. Come faccio notare
nell’intervista, nulla di tutto ciò che sta accadendo in Cina è una cosa davvero nuova.

La novità è che, a causa

della crescita della diffusione e della popolarità di Internet,

le persone, sia nel paese che fuori, possono venire a conoscenza e parlare

d’incidenti come questi per la prima volta. È una cosa nuova anche

l’urgenza della risposta del governo in reazione al senso di ansietà

generato, ad esempio, dalla Primavera Araba.

Mi è stato chiesto, in una della domande che mi sono state fatte, se questa agitazione è una reazione al peggioramento della situazione economica in Cina, con l’inflazione che ha portato al rallentamento della crescita. Ho notato che, se li si esamina, nove avvenimenti su dieci sono legati agli espropri e allo sviluppo del territorio, mentre il decimo è di solito correlato al pagamento di tangenti).

Sono, in un certo senso, causati dal boom di questi giorni, che è particolarmente evidente nel settore
immobiliare, e dal fatto che c’è così tanto denaro da spendere. A mio parere, si tratta , in gran parte, di un boom inflazionistico causato dall’eccessiva creazione di denaro; quindi, in questo senso,
è legato all’inflazione.

Ma ora stiamo anche assistendo al trasferimento dell’inflazione dei beni patrimoniali (che sono in un periodo florido) verso l’inflazione dei beni acquistati dai consumatori (che non se la passano bene, e la cosa pesa soprattutto dei giovani). Questa è la base del mio commento che vado ora a citare: “Le persone già portate al limite ora vengono spremute ancora di più, fino al punto in cui non potranno più sopportarlo.”

L’altro fatto saliente della settimana,
collegato a queste preoccupazioni, è la presentazione avvenuta martedì dei nuovi dati sull’inflazione. È ormai ben noto che le autorità cinesi hanno riportato che
l’inflazione a maggio è salita del 5,5%
rispetto all’anno precedente, il nuovo massimo degli ultimi 34 mesi.

Potete guardare i miei commenti sull’ultima ondata di inflazione e le probabili risposte delle autorità cinesi su

CCTV News BizAsia.

(Ci sono due frammenti dell’intervista, tutti e due all’inizio dello
show
).

Può essere interessante confrontare

la mia risposta e l’interpretazione

molto diversa che viene data dai miei colleghi cinesi. È anche possibile ascoltare i miei commenti su

China Radio International

(CRI) sulla fine della manovra del QE2 della Federal Reserve e sull’impatto

generato sull’inflazione e la politica monetaria cinese.

Infine, ci sono questi commenti che ho rilasciato al quotidiano The National

ad Abu Dhabi:

Patrick Chovanec, professore

associato presso l’Università

Tsinghua di Pechino, ha detto che nel momento

in cui “è presente una forte tensione tra crescita e inflazione”,

una minore crescita non deve essere considerata una cosa negativa.

“Se si guarda l’anno

scorso, più della metà

della crescita del PIL in Cina è

stato generato dagli investimenti in beni durevoli. Un’esca alimentata

dal credito facile e dal denaro a buon mercato.”In Cina l’alto

tasso di inflazione è stato provocato negli ultimi due anni da un’enorme

espansione dell’offerta di moneta e, se si dovesse modulare tutto questo

per combattere l’inflazione, l’impatto immediato sarebbe quello di una

crescita più lenta. “E questo potrebbe essere un bene per la Cina

perché una gran parte della crescita cinese non

è sostenibile. Frenare l’inflazione e rallentare la crescita non

è necessariamente un male”.

Il giorno successivo alla pubblicazione

dei dati sull’inflazione, sono stato di nuovo invitato alla CNN, questa

volta per parlare dell’abbassamento di Standard & Poors sull’outlook dei costruttori cinesi, che è passato da “stabile” a “negativo”.

Anche se ho comunque sostenuto che “c’è qualcosa di veramente squilibrato” nel mercato immobiliare
cinese e che i prezzi odierni “non sono sostenibili”, ho esitato nel prevedere un picco dei prezzi del settore o nell’anticipare una caduta precipitosa dei prezzi degli immobili. E alcune notizie mi dicono che avevo ragione a dubitare:
secondo Bloomberg, i prezzi in 67 città cinesi su 70 sono ancora in aumento, nonostante le sempre maggiori preoccupazioni.

Ironia della sorte, le mie considerazioni non si basano su una fiducia nelle potenzialità del mercato immobiliare cinese, ma sul dubbio che le distorsioni che lo pilotano – la sua malattia, se volete – siano così profonde da non poter essere rapidamente o facilmente risolte da una correzione convenzionale del mercato.

**********************************************

Fonte: http://chovanec.wordpress.com/2011/06/18/cnn-china-on-the-edge/

18.06.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di LUIGI FABOZZI

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