Di Pierluigi per ComeDonChisciotte.org
La profezia di Asimov: Il modello "Solaria" e la parabola del contatto
Nel 1957, nel suo romanzo di fantascienza Il sole nudo (The Naked Sun), Isaac Asimov immaginò un pianeta chiamato Solaria. Su questo mondo, una ristrettissima élite umana aveva raggiunto l'apice dello sviluppo tecnologico, affidando ogni forma di lavoro, manutenzione e produzione a milioni di robot per ciascun abitante. Il risultato di questa iper-automazione fu la nascita di una società basata sull'isolamento assoluto: i Solariani vivevano completamente isolati in enormi tenute autarchiche, considerando il contatto fisico con i propri simili un'abitudine barbara e rivoltante, preferendo comunicare esclusivamente attraverso ologrammi e mediazioni digitali ("presenza" contro "visione").
Solaria rappresentava la vittoria apparente dell'efficienza e della sicurezza sulla fragilità biologica. Tuttavia, quella che appariva come un'utopia dorata si rivelò una trappola evolutiva mortale: privati del contatto umano, dell'attrito sociale, della diversità e della capacità di cooperare, i Solariani svilupparono un'agorafobia patologica e un rigido autismo emotivo, scivolando in un inesorabile declino demografico e morale che li condusse alla sterilità e all'estinzione.
Oggi, quell'intuizione di Asimov ha smesso di essere un'invenzione letteraria per trasformarsi nell'esatto programma strategico ed esistenziale sviluppato dalle élite tecno-feudali contemporanee.
Il mito dell'IA come panacea e il cavallo di Troia cognitivo
La fase preparatoria di questa trasformazione poggia su una monumentale costruzione propagandistica: la narrazione dell'intelligenza artificiale come panacea universale. Presentata dai media di regime e dai circoli industriali come lo strumento messianico che risolverà il dissesto climatico, sconfiggerà le malattie, pianificherà le risorse ed eliminerà la fatica del lavoro, l'IA agisce in realtà come un perfetto cavallo di Troia cognitivo.
L'inganno profondo risiede nel far credere che la macchina serva a potenziare l'essere umano, mentre il suo scopo sistemico è quello di renderlo obsoleto. Inserendo l'automatismo in ogni snodo della vita quotidiana - dalla scrittura all'analisi, dalla diagnosi medica alla creazione artistica -, il sistema induce un'anestesia progressiva delle facoltà critiche. L'assenza di sforzo viene contrabbandata per emancipazione, ma l'esito reale è una dipendenza totale: una popolazione che non sa più calcolare, analizzare o sintetizzare senza la mediazione di un algoritmo diventa una massa intellettualmente disarmata, incapace di concepire l'alternativa e pronta a cedere la propria sovranità giudicante a chi possiede l'infrastruttura di calcolo.
I Padroni Invisibili e la Grande Transizione verso il vuoto
La vendita dell'IA come panacea non è un processo spontaneo, ma la diretta conseguenza delle scelte dei Padroni Invisibili: il blocco di potere composto dai colossi del monopolio informativo (le varie Big-G), dai grandi fondi speculativi internazionali e dalla classe dirigente arroccata nei propri quartieri residenziali blindati (l'élite ZTL).
Questi attori, avendo da tempo sciolto il patto sociale con la popolazione reale e abbandonato la tutela dei diritti materiali (salario, casa, sanità, istruzione), hanno identificato nella presenza umana nei luoghi fisici un intollerabile elemento di costo e di rischio.
Si apre così la fase della Grande Transizione, il ponte che collega l'illusione della tecnologia salvifica alla creazione della società solariana:
La smaterializzazione della presenza: Attraverso la digitalizzazione forzata dei servizi, la chiusura degli sportelli fisici, la burocrazia sorda delle piattaforme e la sostituzione della scuola reale con moduli prestazionali, il sistema distrugge sistematicamente ogni luogo di incontro reale.
L'esternalizzazione dell'esistere: Con la gig economy e la finanziarizzazione dell'abitare (speculazione immobiliare, affitti brevi), la casa e il lavoro smettono di essere strumenti per mettere radici. L'uomo comune viene spinto in una precarietà perenne, ridotto a utente da profilare o a erogatore di mansioni per conto di algoritmi opachi.
La bonifica dello spazio pubblico: Le città vengono riorganizzate non per la vita di comunità, ma per il flusso merceologico e il controllo. Il tessuto di quartiere viene disintegrato, trasformando i cittadini in atomi isolati, diffidenti e costantemente monitorati.
La deriva solariana delle élite: Paranoia e cannibalismo tra i bunker
Mentre spingono la massa verso l'atomizzazione digitale, i tecno-feudatari progettano per se stessi la fuga definitiva nel modello Solariano.
Oramai del tutto alienati dalla realtà materiale e incapaci di gestire la complessità delle relazioni umane, gli oligarchici sognano tenute autosufficienti, cittadelle fortificate, bunker sottomarini o stazioni orbitali interamente gestiti da droni, robot e algoritmi dedicati. Il loro obiettivo supremo non è più soltanto il dominio economico, ma l'assoluta assenza dell'altro. L'altro essere umano - con le sue esigenze, la sua imprevedibilità e la sua fragilità - viene percepito come un potenziale contagio, un vettore di disordine o una minaccia alla propria sicurezza.
È la nascita della necrofilia tecnologica: l'illusione di poter sostituire la complessità organica della vita con un ecosistema artificiale perfetto e iper-controllato, privo di attriti.
Tuttavia, è proprio all'interno di questa fortezza dorata che si consuma la condanna dell'élite. Senza più una massa sociale da spremere - esaurita per mancanza di materia prima - e privi della capacità culturale di negoziare o convivere, i tecno-feudatari non daranno vita a un'oligarchia armonica. Svilupperanno una paranoia patologica verso i loro stessi pari.
Chiusi nelle rispettive enclavi solariane e ossessionati dal controllo delle risorse energetiche e della primazia dei codici, i padroni finiranno per uccidersi tra di loro. Sarà un cannibalismo tra superstiti: guerre gladiatorie condotte a colpi di attacchi informatici, sabotaggi alle reti, droni e privazione di accesso ai server. Rinchiusi nei loro sarcofagi di lusso, condannati all'incapacità di fidarsi di chiunque, i tecno-feudatari si annienteranno a vicenda per eccesso di sospetto e assenza di vita, finché l'ultimo rimasto si auto-celebrerà come sovrano assoluto di un impero di macchine e dati immersi nel silenzio.
La tenaglia dell'uomo comune e la trappola dello "sciopero biologico"
Di fronte a questo scenario, sarebbe un'ingenuità consolatoria ipotizzare che l'umanità comune, lasciata fuori dai bunker solariani, erediterà spontaneamente la Terra per ricostruire un'idilliaca vita di comunità. La realtà è immensamente più tragica e spietata.
L'uomo comune si trova infatti incastrato all'interno di una tenaglia mortale. Da un lato vi è la perdita definitiva del "villaggio" - la distruzione della solidarietà locale, della famiglia estesa e della rete di vicinato che per millenni ha attutito i colpi della storia -; dall'altro vi è la morsa economica della precarietà e l'impossibilità di accedere ai mezzi primari di sussistenza.
A questa spinta estrattiva si affianca il meccanismo della sostituzione: da una parte la graduale rimpiazzo della presenza umana con interfacce sintetiche e automatizzate; dall'altra la svalutazione del lavoro vivo in favore di un precariato d'importazione da usare come manodopera a basso costo, priva di radicamento e di tutele.
Di fronte a un sistema che considera l'essere umano una pura variabile d'errore o un carburante da consumare, la risposta della popolazione non è stata la rivoluzione organizzata, ma lo sciopero biologico.
Il crollo della natalità è l'atto estremo e inconscio con cui le persone rifiutano di mettere al mondo nuova vita da regalare al mattatoio del tecno-feudalesimo. È una lucida compassione preventiva che priva la macchina dei futuri debitori da iscrivere a bilancio, degli utenti da profilare e dei precari da svalutare.
Tuttavia, questo stesso sciopero biologico rischia di trasformarsi nel definitivo suicidio demografico della specie. Se l'atomizzazione impedisce la ricostruzione di legami reali e se la natalità crolla sotto la soglia di sopravvivenza, l'umanità ordinaria corre il rischio concreto di soccombere per svuotamento prima ancora che le élite abbiano finito di autodistruggersi nei loro bunker. Senza la forza e la visione per ricreare comunità autonome, la massa degli "esclusi" rischia di estinguersi nell'anestesia digitale, lasciando dietro di sé un pianeta abitato soltanto da infrastrutture automatizzate privo di chiunque possa rioccuparlo.
Epilogo: La Sottrazione come ultima trincea etica e comunitaria
In questo quadro di dissoluzione incrociata - dove l'élite scivola verso il paranoico cannibalismo solariano e la massa rischia la cancellazione per deperimento sociale e demografico -, la scelta della sottrazione rifiuta qualsiasi retorica consolatoria.
Sottrarsi non garantisce la salvezza del mondo, né promette un lieto fine collettivo. La sottrazione è l'atto tragico, lucido e disincantato di chi riconosce la natura della trappola e decide di non fare da carburante per nessuno dei due baratri.
Di Pierluigi per ComeDonChisciotte.org
12.09.2026
peppe57 14 settembre 2026
Due commenti a quello che mi sembra il solito piangersi addosso.
1) Visto che si parla di Asimov, ricordiamoci la frase che la solariana (adesso non ricordo il nome) disse all'assemblea dei terrestri "io ho vissuto centinaia di anni senza sapere né chi ero, né perché vivevo. Senza uno scopo. Cosa avete ottenuto voi nei vostri venticinque, trenta anni di vita biologicamente breve, ma emozionalmente intensa?". Lì c'è una risposta alla prima e principale domanda.
2) Ma voi leggete qualcosa sul passato remoto del nostro pianeta e sul suo ormai noto futuro? Avete letto i libri di Sitchin che parla del passato remoto e delle guerre atomiche che hanno sconvolto il nostro pianeta? Avete letto i libri sulle antiche razze che hanno creato l'essere umano e che ne erano rimaste disgustate perché "questi umani sono insopportabili, con le loro richieste, con i loro riti, con il loro chiasso" e così ne decisero lo sterminio con UNO DEI TANTI DILUVI CHE PERIODOCAMENTE COLPISCONO E DISTRUGGONO LA NOSTRA TERRA? Avete mai letto i libri di Pietro Canini del quale ho finito adesso il primo di una serie che si intitola "Accadrà di nuovo: impatti cosmici, ecc." dove, basandosi su una ricerca enorme mette in luce che la nostra Terra è su una rotta dannosa che ha già causato un paio di estinzioni? Avete mai letto e meditato gli scritti Maya del Popol Vuh, e dei cicli di estinzione delle razze? E i detti franchi, anzi celti, sulla paura del cielo che cadde sulle teste? E dopo tutto questo ancora vi state a preoccupare di una Deficienza Artificiale?
Dai dati esposti da Canini risulta che il prossimo disastro sarà abbastanza lontano, ma forse farò in tempo a vedere il prossimo evento di meteore con eventi stile Tunguska. E tutta la ricchezza di questi "signori" vedremo che fine farà.