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L' INCUBO GEOPOLITICO AMERICANO

DI WILLIAM ENGDAHL

Parte I: La disintegrazione della Presidenza Bush

Portando l’attenzione all’ Iraq e all’ovvio ruolo che il petrolio svolge nella odierna politica USA, l’ amministrazione Bush-Cheney ha fatto esattamente questo: hanno fermamente portato l’attenzione delle potenze mondiali con deficit energetici alla battaglia strategica sull’ energia e specialmente sul petrolio. Ciò sta già avendo conseguenze per l’economia globale in termini di un livello del prezzo del greggio a 75$ al barile. Ora sta prendendo le dimensioni di quanto un ex Segretario alla Difesa USA chiama un “incubo geopolitico” per gli Stati Uniti.

La creazione da parte di Bush-Cheney-Rumsfeld e compagnia di un incubo geopolitico, è anche lo sfondo per comprendere il drammatico cambio politico avvenuto negli scorsi sei mesi all’interno dell’ establishment USA, al di là della Presidenza Bush. Posta semplicemente: è stata data una chance a Bush/Cheney e alla loro banda di falchi guerrafondai neo-conservatori, con la loro relazione speciale con le funzioni di Israele in Iraq e nel Medioriente.La chance era di portare avanti l’obiettivo strategico USA del controllo globale delle risorse petrolifere, allo scopo di assicurare agli USA il ruolo di primo tra gli eguali per il prossimo decennio e oltre. Non solo hanno fallito nel portare avanti tale obiettivo di dominio strategico USA. Hanno anche minacciato le stesse basi di una costante egemonia USA o, come ama chiamarla il Pentagono di Rumsfeld, di un “dominio ad ampio spettro”. La mossa del Presidente Boliviano Evo Morales, in seguito all’incontro col Venezuelano Chavez e con Fidel Castro, di affermare il controllo nazionale sulle risorse di gas e petrolio è solo l’ultima dimostrazione del declino del progetto di potere USA.

Futuro della Dottrina Bush in bilico

Se la realtà della politica estera USA è oscurata dall’ eterna retorica della “difesa della democrazia” e cose simili, è utile ricordare che la politica estera USA dal crollo dell’ Unione Sovietica è stata aperta ed esplicita. Ed è di prevenire ad ogni costo l’ amalgama di una potenziale combinazione di nazioni che possa sfidare il dominio USA. Questa è la politica USA come è stata elaborata nel discorso di Bush a West Point nel Giugno 2002.

Lì il Presidente delineò una radicale deviazione nella esplicita politica estera USA in due aree vitali: una politica di guerra preventiva, nel caso che gli USA siano minacciati da terroristi o da stati canaglia impegnati nella produzione di armi di distruzione di massa. E in secondo luogo il diritto di autodifesa che autorizzava gli USA a lanciare attacchi preventivi contro potenziali aggressori, per neutralizzarli prima che siano capaci di lanciare attacchi contro gli Stati Uniti.

La nuova dottrina USA, la dottrina Bush, proclamava anche, ‘il dovere degli USA di perseguire azioni militari unilaterali quando non possono essere trovate accettabili soluzioni multilaterali’. Andava oltre e dichiarava come politica USA il fatto che ‘gli Stati Uniti hanno, e intendono mantenere, una forza militare oltre ogni sfida ’. Gli USA compirebbero qualunque azione necessaria a portare avanti il proprio status di unica superpotenza militare al mondo. Ciò somiglia alla politica dell’ Impero Britannico prima della Prima Guerra Mondiale, cioè il fatto che la Royal Navy doveva essere più grande delle due successive marine militari messe assieme.

La politica includeva anche provocare cambi di regime nel mondo sotto lo slogan di ‘estendere la democrazia’. Come Bush ha affermato a West Point, ‘l’ America non ha un impero da estendere o una utopia da stabilire. Noi desideriamo per gli altri solo ciò che desideriamo per noi stessi – sicurezza dall violenza, le ricompense della libertà e la speranza di una vita migliore.’
Questi frammenti di condotta furono raccolti in una politica ufficiale nel Settembre 2002, un testo del National Security Council intitolato National Security Strategy of the United State [Strategia per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti n.d.t.] Tale testo fu compilato a nome del Presidente dall’ allora capo del NSC Condi R ice. Che a sua volta prese un precedente documento politico preparato nel 1992 sotto la Presidenza di Bush senior dal neo-conservatore Paul Wolfowitz.

La Dottrina Bush della Rice era stata pienamente delineata nel 1992 in una ‘bozza finale ’ del Defense Planning Guidance [Pianificazione per l’Orientamento della Difesa n.d.t.] fatto dall’ allora Sottosegretario per la Politica della Difesa, Paul Wolfowitz e noto a Washington come Dottrina Wolfowitz. Wolfowitz dichiarò poi che svanita la minaccia di un attacco Sovietico, gli USA erano l’unica incontrastata superpotenza e doveva portare avanti la sua agenda globale includendo la guerra preventiva e azioni unilaterali di politica estera.

Una fuoriuscita dall’ interno verso il New York Times della bozza spinse poi il Presidente Bush senior ad annunciare che era ‘solo una bozza e non una politica USA’. Entro il 2002 fu ufficialmente una politica USA.

La Dottrina Bush affermava che la ‘prevenzione militare’ era legittima quando la minaccia era ‘emergente’ o ‘sufficiente, anche se rimane incertezza sul tempo e luogo dell’ attacco del nemico’. Secondi i critici ciò lasciava un buco largo abbastanza da farci passare un carro armato Abrams. L’ Afghanistan, ad esempio, fu dichiarato un obiettivo legittimo per i bombardamenti militari USA, perché il regime Talebano aveva detto che avrebbe consegnato Osama bin Laden solo quando gli USA avessero mostrato la prova che egli era dietro gli attacchi dell’ 11 Settembre al World Trade Center e al Pentagono. Bush non fornì prove. Egli lanciò una guerra ‘preventiva’. Allora pochi si curarono di guardare le raffinatezze della legge internazionale.

La Dottrina Bush era ed è la dottrina neoconservatrice della guerra cautelativa e preventiva. Si è dimostrata una catastrofe strategica per il ruolo degli Stati Uniti come unica Superpotenza. Questo è il background per comprendere gli eventi di oggi per come si sviluppano a Washington e attorno.

Il futuro di tale Dottrina Bush per la politica estera e di fatto la futura capacità degli Stati Uniti come unica Superpotenza, o come unica qualunque cosa da proclamare, è ciò che è in gioco nella questione del futuro della Presidenza Bush. E’ utile notare che Vice Segretario alla Difesa Wolfowitz scrisse la sua bozza del 1992 per l’allora Segretario alla Difesa, Dick Cheney.

L’ Amministrazione Bush in crisi

La più affascinante indicazione di un cambio di rotta all’ interno dell’ establishment politico Americano nei riguardi della Dottrina Bush e coloro che vi sono dietro è lo sviluppo del dibattito attorno allo scritto di 83 pagine, inizialmente pubblicato sul sito ufficiale dell’ Università di Harvard, che critica il ruolo dominante di Israele nel forgiare la politica estera USA.

Lo scirtto fu inizialmente cestinato dalla ADL del B’nai Brith e da selezionati scrittori neoconservatori come ‘antisemita’, cosa che non è, e come ha provato infangarlo un commentatore, in quanto ‘echeggiante le vedute dell’ ex leader del KKK e sostenitore dello white power David Duke’ che aveva anche attaccato la Lobby Israeliana. Eppure è profondamente significativo il fatto che questa volta, i maggiori media, incluso Richard Cohen sull’ Washington Post, sono andati in difesa di Walt and Mearsheimer. E persino una certa stampa Israeliana ha fatto altrettanto. E’ stato apparentemente rotto il taboo di parlare in pubblico dell’ agenda pro-Israele dei neoconservatori. Ciò suggerisce che la vecchia guardia dell’ establishment della politica estera, tipi come Zbigniew Brzezinski e Brent Scowcroft e i loro alleati, si stanno facendo avanti per riottenere la leadership della politica estera. Per come la vedono i realisti, i neo-con si sono dimostrati un colossale fallimento nella loro difesa dei reali interessi dell’ America.

L’articolo, , ‘The Israel Lobby and U.S. Foreign Policy,’ [‘La Lobby Israeliana e la Politica estera USA’ n.d.t.] è stato scritto da due assai rispettati realisti della politica estera USA e consulenti del Dipartimento di Stato. Gli autori non sono skinheads neonazisti o antisemiti. John J. Mearsheimer è un professore di scienze politiche e co-direttore del Programma sulla Politica di Sicurezza Internazionale all’ Università di Chicago. Stephen M. Walt è un decano universitario e cattedratico alla Harvard’s Kennedy School of Government. Entrambi sono membri della Coalition for a Realistic Foreign Policy [Coalizione per una Politica Estera Realistica n.d.t.] Sono i cosiddetti ‘realisti’ come Kissinger, Scowcroft, Brzezinski.

Alcune delle loro conclusioni su gli scopi della lobby Israeliana:

– ‘Nessuna lobby ha fatto in modo di portare così lontano la politica estera da ciò che l’interesse nazionale Americano invece suggerirebbe, convincendo simultaneamente gli Americani che gli interessi degli USA e di Israele sono essenzialmente identici.’

– Sostenitori Americani di Israele hanno promosso la guerra contro l’ Iraq. I membri anziani dell’ amministrazione che hanno capeggiato la campagna sono anche l’avanguardia della lobby filo-israeliana, cioè, l’allora Vice Segretario alla Difesa Paul Wolfowitz; il Sottosegretario per la Politica della Difesa Douglas Feith; Elliott Abrams, per gli Affari Mediorientali alla Casa Bianca; David Wurmser, per gli Affari Mediorientali presso il Vice Presidente Richard Cheney; Richard Perle, primo fra pari trai neocon, direttore del Defence Policy Board, un influente corpo di esperti in strategia.

– Un simile sforzo è ora in atto per bombardare le strutture nucleari dell’ Iran.

– L’AIPAC sta combattendo la registrazione come agenti stranieri perché porrebbe forti limitazioni alle sue attività al Congresso, particolarmente nel campo elettorale legislativo. …I politici Americani rimangono altamente sensibili ai finanziamenti elettorali e ad altre forme di pressione politica e i maggiori gruppi dell’ informazione sembrano rimanere in favore di Israele qualunque cosa faccia.

E’ utile citare gli scopi ufficiali della Coalition for a Realistic Foreign Policy, di cui Walt e Mearsheimer sono membri, per avere una migliore indicazione del loro allineamento come fazione nell’attuale battaglia tra fazioni nell’ elite USA. Il sito della Coalition afferma:


‘Con sullo sfondo un ancora più sanguinoso conflitto in Iraq, la politica estera Americana si muove in una pericolosa direzione verso l’impero.
Preoccupanti inclinazioni imperiali sono evidenti nella Strategia per la Sicurezza Nazionale dell’ amministrazione Bush. Tale documento promette di mantenere il dominio militare dell’ America nel mondo e lo fa in modo da incoraggiare altre nazioni a formare coalizioni e alleanze di controbilanciamento. Ci possiamo aspettare, e lo vediamo attualmente, la formazione contro di noi di molteplici equilibri di potere. La gente non sopporta il dominio, non importa quanto esso sia benigno, e vi resiste.’

Gli autori Walt e Mearsheimer notano anche che Richard Perle e Douglas Feith misero i loro nomi su un piano politico del 1996 per l’allora governo israeliano entrante di Benjamin Netanyahu, intitolato ‘A Clean Break: A New Strategy for Securing the Realm [Israel]’, [‘Una Netta Rottura: una Nuova Strategia per Rendere Sicuro il Regno [Israele]’ n.d.t.].

In quel documento, Perle e Feith consigliavano a Netanyahu che la ricostruzione del Sionismo doveva abbandonare ogni idea di scambiare terra in cambio di pace con i Palestinesi, cioè, rifiutare gliaccordi di Oslo. Poi, Saddam Hussein doveva essere rovesciato e si doveva stabilire la democrazia in Iraq che si sarebbe poi mostrata contagiosa negli altri vicini arabi di Israele. Ciò era nel 1996, sette anni prima che Bush lanciasse una guerra quasi unilaterale per il cambio di regime in Iraq.

Quando Tim Russert della televisione NBC sul programma molto seguito ‘Mette the Press’ chiese a Perle a riguardo della sua lista della spesa geopolitica per i benefici di Israele, Perle rispose ‘Cosa c’è di sbagliato?’

Perchè tutto ciò accadesse, scrissero Perle e Feith, ‘Israele doveva conquistarsi un ampio appoggio Americano’. Per assicurarsi questo appoggio consigliavano al primo ministro Israeliano di usare ‘un linguaggio familiare agli Americani inserendosi in temi delle passate amministrazioni USA durante la guerra fredda, che si applicano altrettanto bene a Israele’. Un editorialista Israeliano su Ha’aretz ha accusato Perle e Feith di ‘percorrere una sottile linea’ tra ‘la loro lealtà ai governi Americani e gli interessi di Israele’.

Oggi Perle è stato costretto a tenere un basso profilo a Washington dopo avere inizialmente guidato il Defense Policy Board di Rumsfeld al Pentagono. Feith è stato costretto a lasciare il Dipartimento di Stato per il settore privato. Ciò è successo più di un anno fa.

Ondata di dimissioni da Bush in atto

Ora il Capo dello Staff della Casa Bianca e uomo che è stato un servitore fedele della famiglia Bush per 25 anni, Andrew Card, ha lasciato e, in un annuncio che ha apparentemente scioccato falchi neoconservatori come William Kristol, il 5 Maggio il capo pro-noecon della CIA, Porter Goss, ha improvvisamente annunciato le sue dimissioni in comunicato di una riga.

La partenza di Goss è stata preceduta da un crescente scandalo che coinvolgeva il numero 3 di Goss alla CIA, il Direttore Esecutivo, Kyle ‘Dusty’ Foggo. Lo scorso Dicembre l’ Ispettore Generale della CIA ha aperto una investigazione sul ruolo di Foggo in una truffa di contratti tra CIA e Pentagono. Foggo viene anche legato ad un emergente scandalo di sesso riguardante la Casa Bianca e i Repubblicani che potrebbe far impallidire l’ affare Monika Lewinsky. Col fatto che Goss ha violato la precedenza di anzianità nel nominare Foggo numero 3 alla CIA , le dimissioni di Foggo e l’imminente scandalo di sesso e corruzione attorno a Foggo vengono collegati da alcuni giornali.

Il caso Foggo è legato al membro Repubblicano del Congresso caduto in disgrazia Randall ‘Duke’ Cunningham. I procuratori federali hanno denunciato, come complice non legalmente accusato, uno dei più stretti amici di Foggo, l’ uomo di affari di San Diego Brent Wilkes, di avere partecipato ad un piano per corrompere Cunningham, l’ex membro del Congresso Repubblicano da San Diego. Cunningham a sua volta è legato al riciclatore di denaro e faccendiere Repubblicano condannato Jack Abramoff. Foggo supervisionava i contratti che coinvolgevano almeno una delle compagnie accusate di pagare tangenti al congressista Cunningham. L’ Wall Street Journal riporta che Foggo è stato molto amico, sin dalle scuole superiori, con l’appaltatore della difessa californiano Brent R. Wilkes. Riportano una ‘indagine criminale’ in corso centrata sulla possibilità che Foggo usasse i suoi incarichi alla CIA per manovrare impropriamente contratti in favore delle aziende di Wilkes.

Wilkes è stato coinvolto nelle accuse contro Cunningham, come complice non formalmente accusato che avrebbe pagato 630000 dollari in tangenti a Cunningham per essere aiutato ad ottenere contratti federali per la difesa e di altro tipo. Nessun accusa è stata depositata contro Wilkes sebbene i procuratori federali a San Diego stanno lavorando per costruire un caso contro di lui così come contro Foggo.

L’ FBI e i procuratori federali stanno cercando prove che Wilkes abbia dato regali a Foggo e pagato per vari servizi, incluse presunte orge di sesso allo Watergate (ora Westin), mentre Foggo era nella posizione di aiutarlo ad ottenere particolari contratti CIA.

L’ ispettore generale della CIA ha aperto una inchiesta sul direttore esecutivo dell’ agenzia di spionaggio Kyle ‘Dusty’ Foggo e sulle sue connsessioni a due appaltatori della difesa accusati du avere corrotto un membro del Congresso e ufficiali del Pentagono.

Le dimissioni di Goss vengono sulle orme delle richieste pubbliche, da parte di un crescente coro di generali USA in pensione, per le immediate dimissioni del Segretario Rumsfeld a causa della debacle militare in Iraq.

L’ultimo evento nel lento e sitematico processo, del tipo ‘lasciamoli nella bufera’, di ridimensionamento del regime Bush‘ è stato un incidente il 4 Maggio ad Atlanta dove Rumsfled doveva parlare di politica estera davanti ad un presumibilmente amichevole audience. Durante il tempo delle domande è stato messo di fronte alle sue bugie sulle basi per andare in guerra in Iraq.

Ray McGovern un veterano per 27 anni alla CIA che un tempo faceva i briefing mattutini di intelligence all’ allora Presidente George H. W. Bush, si è impegnato in un esteso dibattito con Rumsfeld. Ha chiesto perché Rumsfeld aveva insistito prima dell’ invasione dell’ Iraq che c’era un ‘evidenza a prova di proiettile’ del legame tra Saddam Hussein e Al Qaeda.

‘Era una bugia, Mr Rumsfeld, o era qualcosa fabbricato da qualche altra parte? Perché tutti i miei colleghi della CIA hanno contestato ciò e altrettanto ha fatto la Commissione sull’ 11-9,’ ha chiesto McGovern ad un sorpreso Rumsfeld. ?Perchè ci ha mentito per portarci in una guerra che non era necessaria?’

Il seguente resoconto del Los Angeles Times è significativo in rapporto al cambiamento di come i media dell’ establishment trattano oggi Rumsfeld Cheney e Bush:

‘All’ inizio dello scambio, Rumsfeld è rimasto con il suo aspetto imperturbabile, insistendo, ‘Non ho mentito; non mentii allora,” prima di lanciarsi in una vigorosa difesa delle affermazioni dell’amministrazione prima della guerra sulle armi di distruzione di massa dell’ Iraq.

Ma Rumsfeld è diventato stranamente muto quando McGovern lo ha pressato sulle sue affermazioni del fatto che conosceva dove le armi non convenzionali dell’ Iraq erano situate.

“Lei disse di sapere dove erano,” ha detto McGovern.

“Non lo dissi. Dissi che sapevo dove erano i siti sospetti,” ha ribattuto Rumsfeld.

McGovern ha poi letto da dichiarazioni che il Segretario alla Difesa aveva fatto che le armi erano situate vicino Tikrit, Iraq, e Baghdad…’

Rumsfeld è rimasto muto come un sasso. L’ intero episodio è stato filmato e mostrato su reti televisive. I giorni di Rumsfeld sono chiaramente contati. Si mormora che Karl Rove sarà a giorni imputato insieme all’aiutante di Cheney Lewis Libby per l’affare di soffiate sull’ agente CIA Valerie Plame. Ricordate che tale affare riguardava l’ipotetica prova dell’uranio del Niger come base per convincere il Congresso ad emettere una dichiarazione di guerra contro l’Iraq e dare a Bush carta bianca. Tutti i fili vengono accuratamente intrecciati, evidentemente da una riemergente fazione realista in un quadro che probabilmente implicherà l’Impeachment, forse anche del Vice Presidente, il vero potere dietro questa Presidenza.

Parte II: Disintegrazione dell’ Influenza Strategica USA in Eurasia

Un disastro sulla Cina in politica estera

In questo contesto, il recente insulto diplomatico di Bush all’ ospite Cinese Presidente Hu Jintao, è doppiamente disastroso per la posizione esterea degli USA. Bush ha agito secondo un copione scritto dai neoconservatori anti-cinesi per insultare deliberatamente e umilare Hu alla Casa Bianca. Prima vi è stato l’incidente di permettere al ‘giornalista’ taiwanese, un membro della Falun Gong, nella conferenza stampa filmata alla Casa Bianca e accuratamente controllata, una lunga invettiva di tre minuti, senza tentativi di allontanarlo, sui diritti umani in cina. Poi c’è stata l’esecuzione dell’Inno Nazionale Cinese per Hu. L’ inno ‘Cinese’ però era quello della Repubblica Cinese (Taiwan) non l’inno della Repubblica Popolare Cinese (Pechino).

Non è stato un inciampo del professionale staff addetto al protocollo alla Casa Bianca. Era un deliberato sforzo di umiliare il leader cinese. Il problema è che l’economia USA è diventata dipendente dalle importazioni commerciali cinesi e dal possesso cinese delle obbligazioni del Tesoro USA. La Cina oggi è il maggior possessore di riserve in dollari sotto forma di titoli del Tesoro USA, stimate in 825 miliardi di dollari. Se Pechino decidesse di uscire dal mercato dei bond USA, anche in parte, causerebbe la caduta libera del dollaro e il collasso del mercato immobiliare USA, un’ ondata di fallimenti dibanche statunitensi e una enorme disoccupazione. E’ una eventualità reale anche se al momento improbabile.

Il Cinese Hu non ha versato lacrime o tempo sull’ affronto di Bush. E’ immediatamente andato in Arabia Saudita per una visita di stato di tre giorni firmando accordi di commercio, difesa e sicurezza. Non c’è bisogno di dire che questo è uno schiaffo non piccolo per Washington da parte della Casa Reale Saudita tradizionalmente ‘leale’

Hu ha firmato un accordo con la SABIC dell’ Arabia Saudita per la costruzione di una raffineria da 5.2 miliardi di dollari e un progetto petrolchimico nel nord-est della Cina.
All’inizio di quest’anno il Re Abdullah era a Pechino per una completa visita di stato. Hmmmm… Dall’ accordo tra Roosvelt e Re Ibn Saud nel 1943 che dava alla Aramco USA e non alla Gran Bretagna l’esclusiva concessione per lo sviluppo del petrolio Saudita, l’ Arabia Saudita è stata vista a Washington come un centrale campo di interesse strategico.

Hu è poi andato in Marocco, un altro campo tradizionale di interesse USA, Nigeria e Kenya, tutte viste come zone di interesse USA. Hmmmm. Solo due mesi fa Rumsfeld era in Marocco per offrire armi USA. Hu sta offrendo là di finanziare l’ esplorazione energetica.

Lo SCO e i fatti Iraniani

L’ultimo sviluppo attorno alla Shangai Cooperation Organization (SCO) e l’Iran sottolinea ulteriormente il cambio drammatico nella posizione geopolitica degli Stati Uniti.
Lo SCO è stato creato a Shangai il 15 Giugno 2001 da Russia e Cina insieme a quattro ex repubbliche ex sovietiche dell’ Asia Centrale –Kazakhstan, Kyrgystan, Tajikistan e Uzbekistan. Prima dell’ 11 Settembre 2001, e la dichiarazione di un Asse del Male nel Gennaio 2002, lo SCO era semplicemente una chiacchiera geopolitica di secondo piano per quel che riguardava Washington. Oggi lo SCO, che è stato quasi interamente oscurato nei maggiori media USA, sta definendo un nuovo contrappeso politico alla egemonia USA e al suo mondo ‘unipolare’.

Al prossimo incontro dello SCO il 15 Giugno 2006, l’Iran è stato invitato a diventare un membro SCO.
Lo scorso mese a Teheran, l’ Ambasciatore Cinese, Lio G Tan ha annunciato che un accordo in sospeso per peotrolio e gas tra Cina e Iran è pronto per essere firmato.

Si dice che l’accordo valga almeno 100 miliardi di dollari e include lo sviluppo dell’ampio giacimento petrolifero costiero di Yadavaran. Il Sinopec Cinese sarebbe d’accordo a comprare 250 milioni di tonnellate di LNG [ ‘liquefied natural gas’, gas naturale liquefatto, n.d.t.] in 25 anni. Gli USA hanno provato a fare enormi pressioni su Pechino per fermare l’accordo, per ovvie ragioni geopolitiche, ma senza risultato. Un altra grande sconfitta per Washington.

L’ Iran sta anche facendo piani per spedire gas naturale al Pakistan e all’ India tramite un oleodotto. I ministri dell’energia dei tre paesi si sono incontrati a Doha recentemente per pianificare un nuovo incontro questo mese in Pakistan.

Il progresso dell’ oleodotto è una risposta diretta agli sforzi di Washington di tenere gli investitori lontani dall’ Iran. Ironicamente l’ opposizione USA sta spingendo questi paesi l’uno nelle braccia dell’altro, l’ ‘incubo geopolitico’ di Washington.

Allo stesso meeting SCO del 15 Giugno, anche l’India, che Bush sta personalmente tentando di corteggiare come ‘ contrappeso ’ geopolitica alla Cina in Asia, sarà invitata ad unirsi allo SCO. Allo stesso modo Mongolia e Pakistan saranno invitate ad unirsi allo SCO. Lo SCO sta guadagnando in maniera notevole dal punto di vista di gittata geopolitica.

Il Vice Ministro degli Esteri Iraniano Manouchehr Mohammadi ha detto all’ ITAR-Tass a Mosca in Aprile che l’ appartenenza dell’ Iran allo SCO potrebbe ‘rendere il mondo più giusto.’ Ha anche parlato di costruire un ‘arco dell’ olio e del gas’ tra Iran e Russia in cui i due produttori giganti di energia coordinerebbero le attività.

Gli USA fuori al freddo nell’ Asia Centrale

L’ammissione dell’ Iran nello SCO apre molte nuove opzioni per l’ Iran e la regione. Grazie all’ appartenenza allo SCO, l’ Iran può ora far parte dei progetti SCO, che a sua volta significa accesso a tecnologia di cui ha assoluto bisogno, investimenti, commercio, sviluppo di infrastrutture. Avrà grosse implicazioni per la sicurezza energetica globale.

Lo SCO afferma di avere approntato un gruppo di esperti a capo del summit di Giugno per sviluppare una comune strategia energetica Asiatica dello SCO, e discutere progetti comuni di oleodotti, ricerca di petrolio e attività collegate. L’ Iran si trova sopra le seconde più grandi riserve al mondo di gas naturale e la Russia ha le più grandi. La Russia è il secondo più grande produttore al mondo di petrolio dopo l’ Arabia Saudita. Queste non sono piccole mosse.

L’ India è disperata per il raggiungimento di accordi con l’Iran per l’energia ma viene spinta da Washington a non fare ciò.

L’ Amministrazione Bush l’hanno scorso cercò di ottenere lo status di ‘osservatore’ allo SCO ma è stata rifiutata. La risposta –insieme alla richiesta dello SCO di una riduzione della presenza militare Americana in Asia Centrale, all’ approfondita cooperazione tra Cina e Russia e agli ostacoli per la diplomazia USA nell’ Asia Centrale- hanno suggerito una revisione politica a Washington.

Dopo il suo tour in Asia Centrale dell’ Ottobre 2005, il Segretario di Stato Condoleeza Rice ha annunciato una riorganizzazione del South Asia Bureau [Ufficio per l’ Asia del Sud n.d.t.] del Dipartimento di Stato per includere gli stati dell’ Asia Centrale, e un nuovo schema USA di una ‘Più Grande Asia Centrale’.

Washington sta cercando di svezzare stati dell’ Asia Centrale allontanandoli da Russia e Cina. Il governo di Hamid Garzai a Kabul non ha risposto alle aperture dello SCO. Dati i suoi legami storici con Washington non sembra avere molta scelta.

Gennady Yefstafiyev, ex generale nel Servizio di Intelligence Estero Russo, dice ‘Gli scopi a lungo termine USA in Iran sono ovvi: provocare la caduta dell’attuale regime; stabilire il controllo su il petrolio e il gas dell’ Iran; e usare il suo territorio come il percorso più breve per il trasporto di idrocarburi sotto controllo USA dalle regioni dell’ Asia Centrale e del Mar Caspio bypassando Russia e Cina. Per non citare poi l’ importanza strategica e militare intrinseca dell’ Iran.

Washington ha basato la sua strategia sul Kazakhstan come suo partner chiave in Asia Centrale. Gli USA vogliono espandere il loro controllo fisico sulle riserve petrolifere del Kazakhstan e formalizzare l’oleodotto Kazakho per il trasporto di petrolio via Baku-Ceyhan, così come costruire un ruolo dominante USA nella sicurezza del Mar Caspio. Ma il Kazakhstan non coopera. Il Presidente Nursultan Nazarbayev è andato a Mosca il 3 Aprile per riaffermare la sua continua dipendenza dagli oleodotti Russi. E anche la Cina, come abbiamo notato a Dicembre, sta facendo grandi accordi per l’energia e gli oleodotti con il Kazakhstan.

A rendere peggiori i problemi geopolitici di Washington, nonostante l’ essersi assicurati un grosso accordo per basi militari con l’ Uzbekistan dopo il Settembre 2001, le relazioni attuali di Was con l’ Uzbekistan sono disastrose. Lo sforzo USA di isolare il Presidente Islam Karimov, sulla linea delle tattiche della ‘Rivoluzione Arancione’ Ucraina, non sta funzionando. Il Primo Ministro Indiano Manmohan Singh ha visitato Tashkent alla fine di Aprile. Allo stesso modo il Tajikistan si affida pesantemente all’ appoggio Russo. In Kyrgyzstan, nonostante tentativi coperti degli USA di creare dissenso entro il regime, l’ alleanza con Mosca del Presidente Burmanbek Bakiyev, appoggiata dal Primo Ministro Felix Kulov, sta tenendo.

Nell’ arco di 12 mesi Russia e Cina hanno fatto in modo di muovere i pezzi dello ‘scacchiere’ geopolitico dell’ Eurasia lontano da ciò che era stato uno schiacciante vantaggio strategico USA e verso il risultato opposto in cui gli USA sono incredibilmente isolati. E’ potenzialmente la più grande sconfitta strategica della proiezione del potere USA nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale. Questo è anche lo sfondo del riemergere della cosiddetta fazione realista nella politica USA.

F. William Engdahl è Contributing Editor di Global Research e autore del libro A Century of War: Anglo-American Oil Politics and the New World Order, [‘Un Secolo di Guerra: la Politica Petrolifera Anglo-Americana e il Nuovo Ordine Mondiale’ n.d.t.], Pluto Press Ltd. Sta per pubblicare un libro sugli OGM intitolato eeds of Destruction: The Hidden Political Agenda Behind GMO [‘Semi di Distruzione: l’ Agenda Politica Nascosta Dietro gli OGM’ n.d.t.]. Può essere contattato attraverso il suo sito web www.engdahl.oilgeopolitics.net .

William Engdahl
Fonte: http://www.globalresearch.ca/
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&code=%20EN20060507&articleId=2401
07.05.2006

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALCENERO (Marcoc)

Pubblicato da Das schloss