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KANT, HAMAS E I DIRITTI UMANI

DI GILAD ATZMON

Nota dell’editore (Mary Rizzo di peacepalestine): Negli ultimi giorni si è aperto un dibattito molto acceso qui e altrove sulla reazione alla vittoria di Hamas nelle elezioni palestinesi. Mentre Hamas per anni è stata denigrata praticamente su tutti i fronti, molti hanno capito che rispecchiava la tendenza del popolo palestinese in Palestina, in quanto espressione democratica della loro volontà. Vedi questo articolo per una recente discussione sull’argomento. Per molti non è stato facile accettare questo risultato, che è fondamentalmente al di fuori della realtà che la maggior parte di noi conosce. C’è anche da aggiungere che è in atto un’aggressiva campagna mediatica e politica che impone delle condizioni ad Hamas (il riconoscimento di Israele, anche se Israele non ha mai riconosciuto la Palestina) per ricevere fondi che le erano stati destinati e che sono necessari per l’ordinaria amministrazione e per la sopravvivenza dell’Autorità Palestinese.

È importante esprimere solidarietà al popolo palestinese, esprimergli approvazione per la maniera in cui è riuscito a condurre delle elezioni regolari, nonostante le terribili restrizioni e l’enorme pressione internazionale. Il nostro appoggio ora deve essere anche maggiore di prima, dal momento che stanno affrontando una sfida difficile appunto perché stanno esercitando la loro volontà in un voto democratico.

Gilad Atzmon ha scritto un pezzo che abbiamo pubblicato [per la versione italiana vedi qui] nel quale esprime la sua visione delle cose, e cioè che il popolo ha scelto, e che questo dimostra la sua capacità di resistere nonostante tutte le minacce, e la loro evidente determinazione ad alzarsi in piedi e dire NO ai piani che Israele e la cosiddetta “comunità internazionale” ha in mente per loro. Era un articolo pieno d’amore per il popolo palestinese, una forma di amore incondizionato. Una delle mie più care e amate amiche, la straordinaria Umkahlil ci ha detto una volta, “Amo Gilad Atzmon perché lui ama i palestinesi. Non ha mai detto, ti amerò se fai questo o quell’altro, se sei in un certo modo o in un altro. Non ci ha mai chiesto niente, e ci sta dando molto, condivide il suo tempo con noi e per la nostra causa. È un vero fratello.” Penso che parli a nome di molti palestinesi.

Ma di solito sono gli ebrei che discutono con Gilad. Probabilmente lo vedono come il loro portavoce, o il loro rappresentante, e vogliono essere rappresentati del tutto. Confrontarsi con le persone va bene, ma deve essere fatto in maniera incondizionata. In questo contesto Elias Davidsson ha scritto la sua “open letter to Gilad Atzmon” [“lettera aperta a Gilad Atzmon”], nella quale analizza un aspetto dell’articolo, facendo soprattutto riferimento ai diritti umani. Gilad ha scritto un commento ispirandosi a questa lettera che appare qui su Peacepalestine e che è stato tradotto e riprodotto su diversi siti. In seguito molte persone hanno mandato dei commenti, molti di questi sono eruditi e costituiscono interessante materiale di discussione in pubblico, su questo sito o su altri siti nei quali appare (Bella Ciao in francese), e in privato. Rispondendo a questi Gilad ha scritto il pezzo che segue.

Gilad Atzmon

Il conflitto tra la Dichiarazione dei Diritti Umani e l’Islam o l’Ebraismo è una questione di autorità piuttosto che di semplici contenuti. La maggior parte delle religioni ha un certo orientamento etico. La maggior parte delle religioni trasmettono idee che sembrano dei codici morali universali. Inoltre non dovremmo dimenticarci che l’orientamento morale dell’Ebraismo e dell’Islam risale a qualche anno prima della Dichiarazione dei Diritti Umani del 1948. Ad ogni modo la questione fondamentale è: su cosa basiamo la nostra moralità? Il problema è se troviamo i nostri istinti etici dentro di noi, in quanto ‘soggetti liberi’ o se seguimo un codice etico già pronto e completamente stabilito. E d’altronde, se siamo davvero soggetti liberi, come facciamo ad oltrepassare il confine tra il personale e l’universale? La risposta modernista è: “Razionalità”.

Kant suggerisce che il bisogno morale è basato su uno standard di razionalità che definisce “Imperativo Categorico”: “Agisci in modo tale che la massima delle tue azioni possa essere assunta dalla tua volontà come una legge universale”.

L’immoralità, secondo Kant, è costituita da una violazione dell’imperativo categorico, ed è quindi irrazionale. L’imperativo categorico è un comando assoluto dal quale dipende la morale nel suo insieme.

La forma di pensiero di Kant presenta meglio di chiunque altro la rivoluzione modernista antropocentrica. Colloca il soggetto umano e la razionalità al centro di ogni questione umana possibile. In un certo senso, la ‘Dichiarazione dei Diritti Umani’ è solo una realizzazione pragmatica dell’imperativo categorico di Kant. È una potente celebrazione della razionalità. Ognuno degli articoli appare come la massima di una legge universale. Eppure, seguendo l’Ermeneutica di Heidegger siamo costretti a sollevare alcune profonde questioni.

Mentre in base a Kant, la moralità diventa un sistema calcolabile, la decisione di non investire una vecchietta solo perché sono di fretta, non è esattamente il risultato di un chiaro procedimento razionale. Ed è proprio qui il problema con il modernismo: interferisce con la propria autenticità. La decisione di non investire altre persone non è il risultato di un calcolo razionale; è un comportamento autentico che non può essere ridotto all’interno di parametri logici (a questo proposito, Kant era consapevole del problema e differenziava tra moralità ed etica). Ma perché non può essere ridotto? Semplicemente perché rallento automaticamente la velocità e lascio passare la vecchietta prima di impegnarmi in una qualsiasi procedura di calcolo. È il mio Essere con la E maiuscola che mi fa rallentare. D’altro canto, ogni riduzione razionale è linguisticamente dipendente, e il linguaggio precede l’uomo. Il linguaggio esiste prima che l’uomo venga al mondo. Il linguaggio anticipa qualsiasi forma di comportamento calcolato razionale. E il linguaggio implica il modo in cui percepiamo il mondo.

Ma non è solo il linguaggio, potrebbero anche essere le imposizioni culturali. Mentre il primo articolo della dichiarazione recita: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.

Ho notato che molte persone che affermano di parlare in nome della loro appartenenza alla comunità ebraica, come ebrei antisionisti, ebrei marxisti, ebrei di sinistra, ebrei per la giustizia e così via hanno criticato quello che ho scritto sulla natura dei diritti considerati “universali”. Ma chiedo loro di fermarsi a riflettere fino a che punto vogliono arrivare per essere davvero universali, cominciando da se stessi, e faccio solo un esempio, un esempio di base che è fondamentale nell’identificarsi come appartenenti alla fede ebraica.

Si dà il caso che il popolo ebraico segua un’antica tradizione barbara tagliando il prepuzio dei loro bambini maschi alla tenera età di otto giorni. Anche gli ebrei bundisti antisionisti che si considerano all’avanguardia nella classe operaia del mondo praticano questo barbaro rituale. Mi si corregga se sbaglio, ma per quanto riesca a capire, la circoncisione impedisce al bambino ebreo di essere un uomo uguale agli altri. Senza dubbio è diverso, diventa parte di un clan, eletto o inferiore (questa è una questione di gusti e di fede), ma, cosa ancora più importante, è diverso. Questo atto cannibalistico senza dubbio causa delle conseguenze nell’evoluzione della razionalità di un bambino ebreo. Furbamente gli ebrei chiamano questa circoncisione “Brit Mila”: ‘Alleanza col Mondo’. Quando il kinder ebraico ha appena otto giorno, comincia un legame a vita con la lingua dei suo antenati. La sua razionalità è persa per sempre. Alcuni finiranno per condurre uno stile di vita predominante, tipo il sionismo, altri adotteranno una forma non-realistica di universalismo ateo razionale. Però essere universalisti e laici e modernizzati non impedisce loro di circoncidere i loro neonati maschi. Vi siete chiesti perché? Lo faccio anche io. Penso che essere irrazionali a volte sia autentico. E sembra che gli ebrei, come chiunque altro, amino essere autentici e irrazionali, la questione è perché si rifiutano di ammetterlo. Non vogliono essere come tutti gli altri?

Gilad Atzmon
Fonte: http://peacepalestine.blogspot.com/
Link: http://peacepalestine.blogspot.com/2006/02/gilad-atzmon-kant-hamas-and-human.html
01.02.2006

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di OLIMPIA BERTOLDINI

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Pubblicato da Olimpia