Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org
Come può cambiare la vita di un portiere impregnato di fango, senza copertine, sponsor né like, che abita in una tipica casetta a schiera nell'Inghilterra degli anni '30? Con una parata? Con un gesto atletico irripetibile nel corso del tempo? Non solo…
Il libro di Tony Brewer e Giuseppe Foscari, "Frammenti di un no. Piccola biografia di un portiere di calcio" (Caffèorchidea, 2026), è ambientato nel contesto dei totalitarismi novecenteschi, in cui lo sport (e non soltanto il calcio) era lo specchio della propaganda governativa; la vita di un atleta poteva mutare anche con un (non) gesto. Questo è ciò che accadde a John Jack Kirby, un guardiano della porta del Derby County, durante una tournée nella Germania hitleriana, dove, prima del fischio d’inizio i giocatori erano obbligati a fare il saluto nazista.
Kirby scelse di non alzare il braccio e di non sottostare alle regole imposte dal regime, consegnando alla storia la sua immagine di uomo. Il suo non fu un comportamento basato sull'appartenenza a un partito o a un gruppo organizzato di ribelli: la sua fu una scelta spontanea. Si tratta di una delle forme di opposizione più pure e profonde che possano esistere.
Perché è proprio questa la differenza tra il vero giocatore e il normale pallonaro (e pallista): l'essere uomo.
È un tema che, nell'anno dei Mondiali dell’imperialismo, risuona come un tuono a ciel sereno. In una nazione come gli USA, che tratta la manifestazione calcistica per pura immagine propagandistica, un tesserato potrebbe compiere un atto di questa portata? La risposta non può che essere negativa. In quest’epoca un'azione del genere non verrebbe percepita come una scelta anticonformista, bensì come un affronto totale nei confronti del sistema, poiché si esige la semplice passerella.
La narrazione sportiva a cui siamo sottoposti è priva di senso, poiché è dimostrato dai fatti che la frase “lo sport unisce” è solo uno stereotipo di facciata. Storicamente lo abbiamo visto non solo col fascismo di Mussolini o con il nazismo di Hitler, ma anche con gli atleti-desaparecidos sotto la dittatura argentina (che ha goduto del solito Campionato del mondo di circostanza) e con il boicottaggio storico delle Olimpiadi di Mosca, siccome si faticava ad accettare che il Paese comunista per eccellenza fosse in grado di ospitare una delle competizioni più famose e gettonate.
Oggi come ieri, l’attività agonistica è lo specchio del contesto storico in cui si vive. Durante il nazismo era d’obbligo attenersi alle procedure delle SS. Nel mondo del globalismo, la Russia viene esclusa dalle competizioni calcistiche, mentre l’Iran viene costretto a viaggiare con visti temporanei poiché gli iraniani sono considerati parte di uno Stato canaglia.
Hitler è morto, Goebbels no. Il suo disegno della macchina del consenso è stato preso come punto cardine per il nuovo sviluppo dei media del dopoguerra.
“Frammenti di un no” è un libro che ricorda ciò che l’essere umano è stato. Come lo fa? Descrivendo una fase storica attraverso un linguaggio di resistenza stilistica alla massificazione contemporanea. Il dissenso in questo romanzo pone l’accento sul rischio, sulla solitudine e, infine, sull’esilio sociale che l’anticonformismo può comportare.
…d’altronde il dissidente è sempre solo, come un portiere davanti alla porta.

Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org
22.07.2026
maghi 23 luglio 2026
anche i 400 operai di Prato, che si rifiutarono di lavorare per produrre le divise per l'esercito e che furono deportati in Germania, dissero no. Ora la lapide bronzea che ricorda il loro "no" campeggia davanti al castello dell'imperatore insieme a decine di bambini che giocano a calcio nella piazza. Se avessero potuto vedere il futuro come lo vedo io, non avrebbero detto quel "no", perchè quelle decine di bambini hanno la pelle nera. Tra arci gay, LGBT+ e cene antifasciste non poteva finire meglio. Qualcuno a Tel Aviv si starà sbellicando dalle risate.