Italiani brava gente. O anche no?

Italiani brava gente. O anche no?



Di Marilina Veca per ComeDonChisciotte.org


Italiani brava gente? Colonialisti ma non troppo, torturatori ma non troppo, complici in bombardamenti all'uranio impoverito che hanno distrutto la Jugoslavia, ma non troppo? In fondo si va avanti così, un colpo al cerchio e uno alla botte, dichiarazioni ambigue, mezze posizioni, opacità, ambiguità, e si va avanti. Le recenti dichiarazioni del segretario generale della NATO, Mark Rutte, con la brutale sincerità che caratterizza i rappresentanti del potere, fanno cadere l'ambiguità sul ruolo svolto dall'Italia nella guerra contro l'Iran e riportano in luce la questione annosa sulla presenza militare statunitense nel nostro Paese. Rutte ha serenamente dichiarato che oltre 500 voli militari statunitensi sono partiti dalle basi USA presenti in Italia per sostenere le operazioni contro l'Iran. Ancora una volta il coinvolgimento non certo minimalista dell'Italia e utilizzazione delle infrastrutture militari sul territorio nazionale per far funzionare la macchina della guerra guidata da Washington. Nessuna guerra moderna può essere combattuta senza una rete logistica, operativa e informativa in grado di sostenerla.

Il governo italiano ha sempre sostenuto che il Paese non fosse direttamente coinvolto nelle operazioni contro la Repubblica Islamica dell'Iran. La distinzione tra attacchi diretti e attività di supporto è stata utilizzata per negare una partecipazione italiana al conflitto. Le parole di Rutte mostrano però che tale distinzione è soprattutto formale. Come riportato da RaiNews24 del 24 giugno 2026 "il trasporto di uomini e mezzi, rifornimenti, intelligence, sorveglianza elettronica e coordinamento strategico rappresentano componenti indispensabili di qualsiasi campagna militare. Senza queste attività non esistono bombardamenti, offensive o proiezioni di forza. Se centinaia di voli militari sono decollati da basi situate in Italia, il territorio italiano è stato parte integrante dello sforzo bellico contro l'Iran. A questo proposito, è opportuno fare un'importante puntualizzazione. Stando agli accordi che regolano l'utilizzo delle basi americane in Italia (ci sono anche, tra le altre, Aviano e Vicenza), bisogna distinguere tra operazioni cinetiche e non cinetiche. Le prime vanno collegate direttamente ad attacchi armati: in questi casi, si rende necessaria un'autorizzazione specifica di Palazzo Chigi. L'articolo 78 della Costituzione dice chiaramente che le operazioni belliche dell'Italia vanno autorizzate dal Parlamento, il quale poi delega al governo la gestione pratica e la messa in atto delle stesse. Le operazioni "non cinetiche" sono riconducibili ad azioni di supporto, come un rifornimento in volo, una ricognizione o un soccorso: per queste, non sono richieste autorizzazioni particolari. Se ne occupa il Ministero della Difesa. Ad esempio, dalla base di Aviano, solitamente, partono i mezzi di rifornimento per i bombardieri. In questo caso, secondo la distinzione cinetiche/non cinetiche, l'autorizzazione di Palazzo Chigi non sarebbe richiesta. Ma come gestire il caso di un coinvolgimento indiretto di un mezzo militare, che grazie alla propria operazione porta comunque ad un atto di guerra diretto, qual è un bombardamento aereo? La questione pone un delicato tema di ambiguità interpretativa. Crollano le favolette del Governo e dei suoi trombettieri. Le parole di Rutte ci confermano quello che abbiamo sempre sostenuto. Quello di Trump è solo un richiamo all'ordine per un governo che ha sempre detto sì: 500 aerei partiti dall'Italia per una guerra illegittima in Iran in cui Netanyahu ha trascinato Trump e che ha danneggiato pesantemente l'economia italiana." E sempre su RaiNews24 sono riportate dichiarazioni di Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde in cui si chiede che "il governo fornisca al Parlamento l'elenco dei 500 aerei militari statunitensi che, secondo quanto dichiarato dal segretario generale della NATO Mark Rutte, sarebbero decollati dalle basi militari italiane per partecipare a Epic Fury, ovvero alla guerra di Trump e Netanyahu contro l'Iran. È questo il contenuto dell'interrogazione che mi accingo a presentare, nella quale chiedo al governo di indicare date, tipologie di aeromobili e relative funzioni dei velivoli che, secondo le parole del segretario generale della NATO, hanno partecipato alla guerra in Iran".

Sono anni che parliamo di servitù militare e denunciamo come i poligoni sperimentali in Sardegna, utilizzati da americani e non solo, abbiano portato contaminazione e morte lacerando per sempre la bellezza dell'isola. Ma il problema non riguarda solo la Sardegna. Le basi militari, e in particolare le basi statunitensi presenti nel Paese, dalla Sicilia al Nord Italia, sono strutture strategiche militari che continuano a essere utilizzate per operazioni militari che ricadono sotto il segreto militare e il cui scopo hanno pesanti implicazioni per la nostra vita. Quando basi collocate sul territorio nazionale vengono impiegate per sostenere operazioni militari contro un altro Stato, come è già accaduto molte volte, è chiaro che l'Italia è pesantemente implicata. Abbiamo il diritto di sapere in che modo, come cittadini che ripudiano la guerra, come dice l'art. 11 della Costituzione, siamo stati e siamo coinvolti in operazioni militari contro l'Iran: la guerra contro l'Iran non può che produrre instabilità, nuove crisi, nuovi conflitti.

Esiste un altro focus, al di là del numero di basi americane utilizzate sul territorio italiano: come scrive l'analista politico Mostafa Milani Amin1 "gli attacchi iraniani contro le basi statunitensi nel Golfo hanno riaperto il dibattito sulla vulnerabilità delle installazioni americane. Il Pentagono valuta una profonda revisione della propria strategia regionale, tra bunker sotterranei, ridistribuzione delle forze e nuovi equilibri militari in Medio Oriente. Per decenni gli Stati Uniti hanno costruito la propria presenza militare in Medio Oriente sulla convinzione che le loro basi costituissero un pilastro intoccabile della deterrenza americana. Gli sviluppi dell'ultimo conflitto con la Repubblica Islamica hanno però incrinato questa percezione, aprendo una riflessione strategica che coinvolge direttamente il Pentagono. Secondo un'inchiesta del Wall Street Journal, gli attacchi iraniani contro installazioni militari statunitensi nel Golfo hanno causato danni significativi a infrastrutture considerate essenziali per le operazioni americane. Tra i casi più rilevanti figura la base della Marina statunitense in Bahrein, sede della Quinta Flotta, dove sono stati colpiti hangar, edifici operativi e sistemi di comunicazione di grande valore strategico. La Repubblica Islamica ha dimostrato di poter mettere sotto pressione un dispositivo militare che fino a pochi anni fa veniva considerato pressoché invulnerabile. Questa nuova realtà starebbe spingendo Washington a rivedere la propria postura nella regione. Tra le ipotesi discusse figurano il trasferimento di alcuni comandi più lontano dai confini iraniani, la dispersione delle infrastrutture militari e il ritorno a centri di comando sotterranei, una soluzione che richiama le strategie adottate durante la Guerra Fredda per garantire la sopravvivenza delle strutture di comando in caso di attacco."

Dovrà cambiare la tradizionale dottrina americana? Per decenni gli Stati Uniti hanno potuto contare sulla superiorità tecnologica e sulla presenza capillare delle proprie basi come strumenti di pressione e deterrenza. Oggi, invece, la necessità di rafforzare le difese e ripensare la distribuzione delle forze suggerisce che il contesto strategico sia profondamente mutato.

Il conflitto con l'Iran ha mostrato che 'il re è nudo' e la crisi irreversibile delle grandi potenze occidentali, resa evidente dalla capacità della Repubblica Islamica dell'Iran di rispondere militarmente e di mantenere sotto pressione obiettivi strategici americani. La superiorità americana non è più incontestabile. La vulnerabilità della potenza logistica e strategica militare americana rappresenta la cartina di tornasole di una crisi non solo militare: il modello muscolare bianco, ottuso, guerrafondaio, occidente-centrico, fondato sull'uso e sull'abuso permanente della forza declina inesorabilmente. Da qui può venire solo un cambiamento in meglio.


Di Marilina Veca per ComeDonChisciotte.org



NOTE

1 Mostafa Milani Amin, Teheran, 28 settembre 1970, è un chierico sciita iraniano, studioso, ricercatore, esperto in scienze islamiche e coraniche, e autore di molte opere e traduzioni di libri e fonti islamiche; nella gerarchia dei dotti sciiti, è un "hujjat al-Islam". Nasce in una famiglia musulmana sciita originaria della regione iraniana dell'Azerbaijan Orientale, nella provincia di Tabriz. Fin da bambino vive in Italia, a Milano, dove frequenta le scuole dell'obbligo, l'Istituto tecnico industriale statale ITIS, e infine la facoltà di Ingegneria Elettronica al Politecnico di Milano. Durante il quarto anno di università, nel 1994, dopo circa sedici anni dalla Rivoluzione Islamica dell'Iran, matura la decisione di tornare nel suo paese di origine, a Qom, a studiare scienze islamiche al seminario islamico della medesima città. Si dedica agli studi delle scienze islamiche come studente dei migliori docenti del mondo religioso sciitaMostafa Milani Amin, da anni si occupa dello studio e della traduzione delle fonti e dei testi islamici in lingua italiana, molti dei quali presenti nelle principali biblioteche italiane e disponibili anche online. Alcune traduzioni: La Retta Via (500 tradizioni del sommo Profeta e della sua immacolata Famiglia). La Parola di Alì (le sentenze brevi del Nahju-l-balāġaħ). La Supplica del Pianto (Du'a Nudbah).

Compendio della Dottrina Islamica (Allamah Tabatabai). Alluhuf (narrazione delle vicende della tragedia di Karbala). La Luce del Corano (tomi I, II, III, IV) - Esegesi del sacro Corano. Una Lacrima per Husayn.

Commenti (3)

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Mostra commenti 3 caricati
    1. GioCo 18 luglio 2026

      Gli Italiani sono 2mila anni che "ospitano" in patria semplicemente la concrega più oscura, malefica e perversa che sia mai stata accolta su st'orbe terracqueo. Qualsiasi altro popolo si sarebbe semplicemente "disciolto" come nell'acido da tempo. Non sopravvivi a una presenza di questo tipo che non hai la fibra ma è evidente che non ne esci "pulito". Non si può ...
      Certo il tempo l'ha creata come un nido un rapace, non è venuta tutta in un colpo per ciò pochissimi se ne rendono conto. L'abilità poi del "mostro" con un proprio potente "serbatoio" di sapienza esoterica (maligna) è stata quella di riuscire a presentarsi come latore di un bene collettivo: è il massimo Ente globale in grado di fare il bene per fare esclusivamente il Male. Ed ha le sue soluzioni efficacissime nel riuscirci a tutti i livelli di potere: prende per il culo che è un piacere e se ne compiace. Ma se puoi fottere la mente (con la morale d'accatto) non puoi fottere però la spiche profonda che continua a Vedere Bene. Quindi tutti sappiamo, ma pochissimi accettano, come con la mafia. I "pensieri" paraculi sono poi distribuiti gratis in illmitate quantità, sono quelli critici a farne le spese.
      Il DATO che quest'Ente comanda si palesa poi in FATTI che presi singolarmente hanno sempre altre cause "devianti". Paraventi. La Nato e il Pentagono ad esempio o l'econocentrismo. E' evidente che se segui la volontà di gente alla Bibi o Trump lo fai seguendo un pattern preciso di volontà politiche ed è evidente che va a beneficio di un gruppo specifico di fanatici monoteisti e BASTA. Com'è evidente che è una mentalità millenarista a guidare oggi quella volontà. Ma come per il resto non lo si accetta. Perché viviamo in "democrazia" e questo accadeva nel medioevo, oggi è tutto diverso ... Oppure no ? Con internet è già "neo-feudalesimo": perché ? Accettare che chi comanda si nasconde dietro paraventi significa semplicemente Vedere la Demoniocrazia estremamente fanatica retrostante criptata. Tutto qui.

    1. pippo123 18 luglio 2026

      La meloni una delusione diedro l'altra, tutte enunciazioni ma i fatti opposti...

    1. Dario Lampa 18 luglio 2026

      Il problema è sempre uno: finché il cittadino comune accetta lo "status quo", cioè finché non si ribella circondando i palazzi del potere per difendere la Costituzione, la Libertà e la Sovranità ripetutamente calpestate da governi ignominiosamente vassalli e traditori (altro che governo patriota!!) le cose non cambieranno mai. Il cittadino comune diventerà sempre più povero e tartassato e correrà il rischio di essere coinvolto in una devastante guerra nucleare oltre a subire le altrettanto devastanti conseguenze del degrado ambientale generate dal sistema.

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