ISTRUZIONE E CAPITALE (PARTE PRIMA)

ISTRUZIONE E CAPITALE (PARTE PRIMA)

DI ROSANNA SPADINI E TONGUESSY

comedonchisciotte.org

Abbiamo una delle più belle Costituzioni del mondo. Scritta con il sangue delle vittime della Seconda Guerra Mondiale, nella sua visione originaria si prometteva di offrire a tutti gli italiani la possibilità di vivere in pace in una società libera ed egalitaria. L'istruzione è uno dei punti cardini del pensiero che animò i Padri Costituenti: istruzione obbligatoria e gratuita per svariati anni e diritto al proseguimento dello studio per i più meritevoli anche se privi di mezzi economici.

“La scuola, come la vedo io, è un organo "costituzionale". Ha la sua posizione, la sua importanza al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione” dirà Piero Calamandrei in un suo discorso storico.[1]

“La scuola, organo centrale della democrazia, perché serve a risolvere quello che secondo noi è il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente...non solo nel senso di classe politica..ma anche classe dirigente nel senso culturale e tecnico: coloro che sono a capo delle officine e delle aziende, che insegnano, che scrivono, artisti, professionisti, poeti.”

L'istruzione diventa così l'ossatura su cui ricostruire un Paese agricolo devastato dalla guerra che va traghettato verso una radiosa modernità. Persino i poeti, nell'immaginario postbellico, venivano elencati nella futura “classe dirigente”, poeti come Pasolini. Ogni persona ed ogni disciplina dava il proprio contributo nella ricostruzione, nessuna esclusione: lettere antiche ed ingegneria, Mattei e Guttuso. Un'intenzione grandiosa seguita da uno sforzo eccezionale. Basti pensare alla prima vera autobahn italiana che collegava nord e sud: l'autostrada del sole fu realizzata in tempi record. C'era una ineliminabile impellenza: lo Stato italiano voleva scrollarsi di dosso macerie e arretramento, e si lanciava verso il futuro delle industrie, dell'inurbamento che permetteva alla manodopera di vivere accanto alle fabbriche, delle strade (ferrate o meno) che permettevano alle valigie di cartone di arrivare nelle città industriali, dei mezzi di locomozione privati per raggiungere più agilmente i posti di lavoro prima e i luoghi di vacanza poi. Un fermento straordinario.

L'industrializzazione, in quel preciso momento storico, diventava il mezzo che permetteva ad una nazione di imporsi all'attenzione mondiale, ma per farlo bisognava istruire i quadri e contemporaneamente predisporre il territorio. Credo che il più significativo interprete di questo afflato modernista sia stato Stalin: lavori forzati per costruire infrastrutture e modernizzazione a passi rapidi regalarono all'URSS il primato spaziale (sintesi di scienza e tecnica come progetto sociale) negli anni '60. Da Est ad Ovest il mondo si era reso partecipe del sogno modernista e lo stava portando alla sua massima espansione e potenza, e l'istruzione ricopriva un ruolo chiave in tutta questa faccenda.

Faccenda che, vista con l'italica lente, può essere rappresentata come segue

parlamentari

All'epoca della maggiore espansione modernista i parlamentari erano praticamente tutti laureati e pagati niente. Poi succede qualcosa. Il sogno si intasa, il progetto subisce cambiamenti. La mutata composizione del parlamento testimonia la necessità di dare spazio a subentrate esigenze: i quadri sono stati completati e l'istruzione non è più la virtù maggiore. Il capitale, nella sua fase espansiva postbellica, riesce in qualche modo a coalizzare destra e sinistra con il chiaro scopo di spianargli la strada perseguendo apparentemente la necessità “di elevare socialmente il popolo, di assicurare cioè condizioni dignitose di vita a tutti i suoi membri, eliminando ogni ingiusta sperequazione ed ogni sopraffazione”.[2]

Chi pronunciò questo accorato appello fu Aldo Moro, stratega della politica dell'inclusione.

“Tale inclusione cammina di pari passo con il già ricordato abbandono da parte delle citate forze delle loro appartenenze e ideologie..il rinnovamento della società italiana sta nell'armonizzazione di tutti i ceti sociali a un superiore livello economico, capace di emanciparli da ogni servitù e di costruirsi quale premessa per un'ulteriore elevazione culturale e morale. Secondo un'ottica siffatta tutte le forze politiche a largo seguito popolare (DC, PCI, PSI) devono lavorare insieme, accantonando ogni contrapposizione ideologica”. [3]

In effetti i numeri delle votazioni danno ragione a questa politica: sono relativamente pochi i casi in cui il PCI voti contro la maggioranza.

Rosanna

Stai parlando degli anni ’60, quindi è giusto ricordare un’importante riforma della scuola di quegli anni, cioè la Riforma della Scuola Media del 1962. [4] Dopo lunghe trattative venne approvata la legge n.1859 del dicembre 1962, che prevedeva l’abolizione della scuola di “Avviamento al lavoro”, con la creazione di una scuola media unificata che permettesse l’accesso a tutte le scuole superiori. Quella ad opera del ministro Luigi Gui fu sicuramente la più importante riforma scolastica del secondo dopoguerra.

Tutto cominciò con una circolare dell’allora Ministro per la Pubblica Istruzione, Aldo Moro, nei primi mesi del 1959. “A partire dal prossima sessione di esami – recitava la circolare – è abolita la prova scritta dall’italiano in latino nell’esame per la licenza della terza media.” Fu proprio allora che ripartì la campagna per “la difesa del Latino” che questa volta sarebbe sfociata, con sommo sconcerto dei suoi fautori, nel cambiamento forse più radicale che il sistema scolastico della Repubblica italiana abbia mai conosciuto. Sintomo forte del profondo cambiamento che stava investendo in quegli anni la società italiana, in tutti i suoi aspetti e in tutte le sue componenti. L’Italia che usciva dalla guerra infatti era un misto di cambiamento e di continuità. La domanda di radicale cambiamento della scuola si concentra su due punti: la sua “defascistizzazione” nella cultura e il ripensamento delle sue stesse funzioni.

La richiesta di cambiamento della scuola media, dunque, non è solo culturale, ma anche di funzione sociale. È una richiesta che assume subito una forma precisa: proprio nel 1945, infatti, Concetto Marchesi interviene su Rinascita, la rivista di indirizzo culturale del PCI fondata da Palmiro Togliatti, per proporre a nome del partito la creazione della scuola media unica obbligatoria. L’idea è di realizzare una scuola “aperta a chiunque abbia possibilità di intendere e di apprendere”. Una scuola di massa che accolga anche i figli della “classe generale”: la classe operaia, alleata con la classe contadina. “È l’ora che i portici delle Università sentano passi ancora ignoti: quelli dei più meritevoli figli del popolo lavoratore”.

Del resto la scuola era un tema politico, per eccellenza, e come tale era entrato nell’Assemblea Costituente dove laici e cattolici avevano posto il problema della “riforma globale” della scuola gentiliana più volte ritoccata dal fascismo. Tuttavia l’interesse per la scuola dei laici e dei cattolici muove da esigenze diverse, ha obiettivi diversi e tende ben presto a divaricarsi. In nome della Democrazia Cristiana, Aldo Moro chiede che la “riforma globale” sia fondata sulla libertà d’insegnamento, ovvero sulla sostanziale parità tra scuola pubblica e scuola privata, e dunque sul diritto dei cattolici a organizzare scuole proprie, con propri valori, riconosciute dallo Stato. In nome del PCI, ma più in generale della sinistra laica, Concetto Marchesi insiste invece sul valore assoluto dell’istruzione pubblica, l’unica in grado di assicurare il diritto universale all’istruzione. [5]

Il compromesso trova un’ espressione “alta” negli articoli 33 e 34 della Costituzione, che pongono le basi del sistema scolastico e che riconoscono sia il primato della scuola pubblica, sia il principio della libertà d’insegnamento e il diritto di libertà di scelta dei cittadini. Nell'articolo 33 viene affrontata la libertà di insegnamento, mentre nell'articolo successivo la Costituzione prevede la tutela dell'istruzione durante l'infanzia e la giovinezza. L'articolo in questione tratta del diritto-dovere di ogni bambino e dei ragazzi di iscriversi alle scuole prescelte. Dunque l'istruzione gratuita impartita per almeno otto anni, doveva essere considerata non solo come un diritto, ma anche un obbligo che i genitori erano tenuti ad osservare. L’obbligo scolastico aumentò poi negli anni successivi, fino ad arrivare ai 10 anni di oggi.

Conclusione

Come si vede da questi dati e pensieri, non esisteva contrapposizione tra le varie forze politiche, imprenditoria ed il capitale. Al contrario, tale coesione di idee ed intenzioni fu lo straordinario motore che permise la realizzazione di questo “miracolo italiano” in tempi brevissimi. Passato però il periodo d'oro di questa unione idilliaca, il capitale troverà altri modi per fare facili guadagni, ed abbandonerà tanto l'imprenditoria (che però non se ne renderà immediatamente conto e vivrà di rendita per parecchi anni ancora) che la politica, destinata a diventare semplice comparsa dopo essere stata attrice principale. La globalizzazione richiede un ripensamento totale dei ruoli politici ed in modo particolare della sovranità nazionale. Tutto questo avverrà a seguito di un fattore determinante: il crollo del muro di Berlino che rappresentava l'ultima paura di uno spostamento politico ad Est. Una volta crollato quel muro e neutralizzato il “pericolo rosso” i piani potevano proseguire secondo lo schema. Il precedente modello statalista dovrà conoscere tempi duri ad iniziare proprio da coloro che, memori della centralità dell'istruzione nel pensiero di Calamandrei, erano i maggiori responsabili del memorabile spostamento di classi nel “secolo breve”: l'istruzione e quindi il corpo insegnanti e, per fallout culturale più generale, tutto l'apparato statale. Questo nuovo scenario sarà analizzato nel prossimo articolo.

addio scuola

Rosanna Spadini e Tonguessy

Fonte: www.comedonchisciotte.org

28.11.2014

[1]http://it.wikisource.org/wiki/Roma,_11_febbraio_1950_-_Discorso_pronunciato_da_Piero_Calamandrei_al_III_Congresso_dell'Associazione_a_difesa_della_scuola_nazionale

[2] A. Moro, “La sinistra italiana” febbraio 1945

[3] M. Fotia “Il consociativismo infinito” pg 65 e 87

[4] http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dell%27istruzione_in_Italia#La_riforma_della_scuola_media_del_1962
[5] http://matematica.unibocconi.it/articoli/la-nascita-della-scuola-media-unica

Commenti (52)

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    1. Ossimoro 29 novembre 2014

      Impressione condivisa.

      "La popolazione ottima" disse ancora Mustafà Mond "è modellata come un iceberg; otto noni al di sotto della linea d'acqua, un nono sopra".
      "E sono felici sotto la linea d'acqua?"
      "Più felici che sopra[...]"
      "Nonostante il lavoro ingrato?"
      "Ingrato? Essi non lo trovano tale. Al contrario, lo amano. E' leggero, è infantilmente semplice. Niente sforzo della mente e dei muscoli. Sette ore e mezzo di lavoro leggero e non estenuante, e poi la razione di soma e le copulazioni senza restrizione e il cinema odoroso. Che cosa potrebbero chiedere di più?
      "

      da Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley.

    1. Tonguessy 29 novembre 2014

      L'istruzione (e questo è il nocciolo dell'articolo) dipende da fattori esterni. Un'istruzione dura di un certo tipo viene richiesta da situazioni dure maturate in un certo contesto. Cambiando contesto cambia la necessità, anche se ci sono strascichi di vario tipo come, appunto, la memoria di studi passati. O il rimpianto di antiche possibilità lavorative, una volta conseguito il titolo.
      Insomma l'istruzione è la punta dell'iceberg, ed un ricercatore "onesto" ficca la sua testa sott'acqua per capire cosa ci sia sotto. Ho l'impressione che sotto ci sia solo un uso strumentale degli Stati da parte del capitale, e l'istruzione non possa che seguire le regole dettate a tavolino. Magari a Bruxelles.

    1. Ossimoro 29 novembre 2014

      Aspettando la II parte... Riflessioni "spot"

      La scuola dell'obbligo è stata una conquista in senso assoluto? Dipende.
      La scuola è uno strumento e in quanto tale, per capire se sia un bene o un male, occorre vedere l'uso che se ne fa. E' fuor di dubbio che le menti dei bambini siano più plasmabili degli adulti.

      Dagli anni '50 velocemente la società è mutata; le madri sono divenute lavoratrici ed i bambini in un certo senso sono stati sottratti all'educazione familiare, per avviarli ad una educazione di massa... per certi versi standardizzante.

      Ho notato che negli anni '90, molti adulti sostenevano che i diplomati dell'epoca fossero "asini"se posti a confronto di chi aveva conseguito la licenza media negli anni '60.
      Attualmente molti adulti sostengono che i laureati di oggi siano "asini" rispetto ai diplomati degli anni '80.

      La scuola cambia... si evolve o involve?
      Assistiamo a genitore 1 e genitore 2 sui libretti...
      all'annullamento della festa del papà in un asilo perché un bimbo ha solo due mamme (genitori gay)..
      all'arresto di genitori perché la bimba si rifiuta di partecipare alle lezioni di educazione sessuale di una scuola elementare...

      http://www.tio.ch/News/Svizzera/Politica/1007279/Bocciata-l-iniziativa-contro-l-educazione-sessuale-nelle-scuole-elementari

    1. ottavino 29 novembre 2014

      Va bé allora aspetto la seconda parte :)

    1. Rosanna 29 novembre 2014

      Carissimo ottavino,

      forse non hai letto bene il titolo, che promette una seconda parte, quindi l'argomento non è esaurito;

      che progressismo del cavolo, sei tu che non hai capito, scusa, non hai capito che parliamo di MODERNITA', cui seguirà una disamina sulla dimensione della POSTMODERNITA', quella condizione che stiamo vivendo oggi, in tempo reale, qui e ora, quindi nessun tipo di progressismo, anzi il contrario ...

      Quanto a Fini, lui ha ragione quando dice che la democrazia rappresentativa è finita, ma questo non cambia nulla, non farà crollare il sistema, che prosegue per la sua strada vivo e vegeto, blindato su macchine che scaricano i Renzi di turno dalle porte retrostanti, difeso dalla Eurogendfor, alimentato dai ghostwriter, rinforzato dai massmedia,

      negli Usa per esempio vota in genere il 40% della popolazione, ebbene, è cambiato qualcosa? è saltato il sistema? la popolazione si è ribellata? per niente ... anzi ...

      non si possono poi fare confronti tra le elezioni regionali e quelle europee, sono due cose totalmente diverse, due fedeltà differenti, scenari inconsueti. Non è vero che Salvini ha perso le regionali, ma non le ha nemmeno vinte in maniera spettacolare, come vuol far credere.

      Ti riporto altri dati da chi sa fare bene i conti:


      PD: 16,5 %
      Lega: 7,5 %
      M5S: 5,5 %

      FI+FDI+NcD: meno del 6



      Queste sono le percentuali reali del voto in Emilia-Romagna. Se
      ad esse si aggiungono i risultati raggiunti da liste minori, si arriva
      al 38% di aventi diritto al voto. Alle scorse regionali, nel 2010, il
      dato era stato del 68%. Alle politiche di un anno e mezzo fa del 82%.

      Le ragioni di quanto avvenuto sono molto, molto più profonde. Ed hanno a
      che fare con la trasformazione del regime politico in cui viviamo. Regime che , bada bene non ha nessuna intenzione di crollare, così come gli italiani non hanno per il momento nessuna intenzione di fare una rivoluzione.

      Quindi non è avvenuto il collasso della classe politica, ma la sua più spettacolare vittoria, l'affermazione di un REGIME AUTORITARIO, in cui una MINORANZA BLINDATA governa su di una MAGGIORANZA di cittadini ormai disillusi, che però non sanno che pesci pigliare, e dunque continuano a subire senza capire quello che sta accadendo.

      Questa è purtroppo la realtà, c'è poco da stare allegri ...


      http://il-main-stream.blogspot.it/2014/11/la-caporetto-del-ceto-politico.html

    1. ottavino 29 novembre 2014

      Basta progressismoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!

      Basta progressistiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii.
      NON SAPETE LEGGERE LA REALTA'
      Non c'è bisogno di dare la scuola a tutti! Non è vero che hai realizzato l'egualitarismo!!
      I VOSTRI SCOPI, FINI, METE, OBIETTIVI SONO SBAGLIATI!!!! ECCO PERCHE' NON SI REALIZZANO!!! E SE SI REALIZZANO COMBINANO PIU' CASINO DI QUELLO CHE C'ERA!!

      LEGGI L'ARTICOLO DI FINI CHE E' APPARSO OGGI SULLA DEMOCRAZIA E IMPARA QUALCOSA!!!
    1. Primadellesabbie 29 novembre 2014

      Va bene, aspetto la seconda parte ma una cosa la metto.


      Gli animi erano ancora tesi, molte famiglie, offese, portavano ferite difficili da rimarginare.

      In queste condizioni gli insegnanti, si può dire tutti gli insegnanti, hanno avuto la capacità di guardarsi scrupolosamente dal manifestare le proprie idee politiche. Il comportamento personale, a ben osservare, poteva tradire il modo di pensare, ma l'attenzione a non suscitare tensioni era massima.
      Non so se ci fossero indicazioni al proposito, non ne sono a conoscenza.

      La scuola era gratuita ma i poveri, e ogni classe ne ospitava, erano ben distinti, andavano alla refezione e ricevevano calzature che non descrivo.

      Allora non si usava commentare l'attualità a scuola, e si cercava di trasmettere una immagine edificante del Paese...poi abbiamo scoperto il Gronchi rosa.

      La gente rifletteva dentro di sé e cercava di dimenticare e aveva bisogno di tempo, di molto tempo.

      Ripensandoci, credo ci fosse una forte volontà di rinascere che investiva tutti, di lasciar rinascere e di salvare ciò che era rimasto, e c'era la coscienza che fosse indispensabile mettere da parte le divisioni, per quanto possibile, per non compromettere questa possibilità.


    1. Ossimoro 29 novembre 2014

      Non solo il Trattato di Lisbona prevale sulla ns. Carta costituzionale (in barba al ns art. 11), ma la modifica fatta ad hoc dell'art 283 c.p. Lascia la ns. carta completamente vulnerabile.


      L'art 283 c.p. Attentato contro la Costituzione dello Stato prima del 2006 recitava: " Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato , o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall'ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni.".

      Nel 2006 (prima della firma del trattato di lisbona) ė diventato così:
      Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di Governo, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni.

      Quindi in assenza di violenza si può fare qualunque "attentato" alla nostra costituzione.
      E la violenza non ė presumibile... Per esistere deve manifestarsi... Quindi pensiamo davvero che sia possibile affibbiare ben 5 anni di reclusione a chi faccia un colpo di Stato... Ma solo DOPO che lo abbia fatto? E se gli riesce?


      Art.11 Cost. l'Italia [..]consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni;[...]

      Evidentemente non partecipare al mercato comune è stato ritenuto pericoloso per la pace (sic!), dal momento che non abbiamo limitato, ma ceduto parte della ns sovranità... Peraltro non in condizioni di parità! Anche nel SEBC abbiamo un "peso" diverso da Francia e Germania e UK.
      Come abbiamo potuto consentire ciò? Troppe partite di calcio in TV?

    1. Georgios 29 novembre 2014

      E' vero Rosanna ma a parte il fatto che l'argomento sulla scuola non e' ancora chiuso, per cui aspettiamo il 2o articolo, c'è qualcosa che bisogna notare:

      Se il "popolo" si occupa molto della Costituzione vuol dire che questo argomento lo considera molto importante. Per cui, e siccome il popolo (come il cliente) ha sempre ragione, non si può far altro che tenerne conto.

      Magari il prossimo articolo lo dedicate interamente alla Costituzione?

    1. Ossimoro 28 novembre 2014

      "Il mio vecchio maestro [...] ricordava spesso che il nostro Paese non ha avuto né la Magna Charta nė la rivoluzione francese, per cui l'unico vero criterio interpretativo del diritto costituzionale è avere la maggioranza o non averla."

      In sostanza la forza.
      "[...] se domattina la maggioranza delle forze politiche e di quelli che lei chiama poteri invisibili del Paese decidessero che, in base alla Costituzione, l'Italia è una monarchia anziché una repubblica, buona parte dei più raffinati giuristi su piazza avallerebbe senza remore la tesi e quella diverrebbe la corretta interpretazione della lettera costituzionale".

      Da "Fotti il potere" di Francesco Cossiga, ed. Aliberti, pagg 79-80

      E aggiungo che occorre vigilare sulla sventolata necessità delle riforme che accrescono il premio di maggioranza per garantire la governabilità. I governi instabili sono una caratteristica della democrazia. governi stabili lo sono invece di regimi totalitari.
      Un premio di maggioranza eccessivo che facilitasse il raggiungimento dei 2/3 di consenso, grazie all'ultimo c. Dell'art.138 consegnerebbe per sempre la ns democrazia nelle mani di forze che potrebbero legalmente stravolgerla definitivamente, eliminandola.
    1. Rosanna 28 novembre 2014

      Carissimi amici del blog, nei vostri commenti avete messo l'accento soprattutto sulla Costituzione, ma l'articolo trattava invece della nascita della scuola pubblica, nell'immediato dopoguerra, aperta a tutti i ceti sociali, anche ai meno abbienti, proprio perché c'era bisogno di dare vita ad una nuova Italia,

      uscita sì vinta dalla guerra, ma pure dotata di una classe dirigente politica, capace di difendere la sovranità, pur limitata che fosse, che però ha permesso agli italiani di trovare il benessere economico
      per diversi decenni, e ai loro figli di frequentare una scuola pubblica, gratuita, di altissima qualità, dove vigevano principi di valore, quali la gratuità, la libertà di insegnamento e la libertà di scelta.

      Una scuola che verrà purtroppo prossimamente demolita dalla volontà neoliberista postmoderna, che ha il preciso progetto di liberalizzare il welfare state e dunque anche la scuola pubblica, che è stata un gioiello invidiabile, e che ricorderemo con nostalgia.

    1. Tonguessy 28 novembre 2014

      La legge di Pareto è abbastanza chiara: serve il 20% di manodopera per fare l'80% della produzione. In agricoltura si è arrivati al 2%. La domanda è: cosa ne facciamo della montagna di tempo residuo? Mentre nei paesi dell'ex blocco orientale quel tempo serviva per svago, cultura e socialità, nel capitalismo postmoderno serve solo per generare disoccupazione e dumping salariale,

      L'istruzione va vista in questo contesto: o è un bonus che permette all'individuo di emanciparsi (evoluzione "spirituale") oppure diventa un modo per assumere magazzinieri e cassiere laureate (talenti sprecati).
      Insomma l'istruzione è una funzione sociale, e dato che chi dirige la società capitalista ha oggi pochi interessi nell'offrire evoluzioni individuali e di classe di qualsivoglia tipo, resta solo la prospettiva di talenti sprecati. O esportati a spese nostre (noi li istruiamo, loro ne beneficiano)
    1. Georgios 28 novembre 2014

      Anche se il nome di questo Perroux mi dice qualcosa non riesco a ricordare cosa esattamente.

      Quello che so di certo (lo scrive wikipedia peraltro) e' che la UE trae le sue origini dalla CECA (ECSC in inglese), l'unione europea del carbone e dell'acciaio, fondata nel 1951, cioè poco dopo la fine della guerra:

      "La CECA e' stata la prima organizzazione internazionale basata sui principi del sovranazionalismo e ha aperto la strada alla fondazione dell'Unione Europea".

      Nello stesso sito c'è una formidabile ragnatela di istituzioni di vari tipi che man mano e col passare degli anni vengono integrate nel mostro odierno.

      http://en.wikipedia.org/wiki/European_Coal_and_Steel_Community#Timeline_of_treaties

      Si vede che cominciarono col carbone e finirono con le persone.


    1. Georgios 28 novembre 2014

      Almeno ho imparato un modo di dire che non conoscevo (o almeno credo di averlo imparato).

      Non c'è trippa per gatti.


    1. thepatriot87 28 novembre 2014

      Non proprio... Oggi servono sia operai ultraspecializzati (ingegneri , medici , etc ) che sappiano fare solo cose specifiche e manovalanza.

      Tutta la zona in mezzo va via via scomparendo a causa dei macchinari sempre più user friendly creati anche grazie ai primi.

      Come fai a dire che non servono operai ultraspecializzati se ora esistono ad esempio chirurghi che sanno operare solo particolari parti del corpo oppure ingegneri che si occupano dello studio di un tipo di materiale per tutta la vita?

    1. Quantum 28 novembre 2014

      Sai quanto è strano che Euro ed Europa furono teorizzati e presentati alle oligarchie europee già nell'immediato dopoguerra dall'economista filo-nazista François Perroux?


      Cito Paolo Barnard:

      "L'Euro fu pensato nel 1943 dal francese Francois Perroux con il dichiarato intento di "Togliere agli Stati la loro ragion d'essere". La moneta unica è infatti un progetto franco-germanico da quasi mezzo secolo (Attali, Delors, Issing, Weigel et al.), col fine di congelare le svalutazioni competitive d'Italia e Spagna, e col fine di deprimere i redditi del sud Europa per delocalizzare in esso manodopera industriale per l'esclusivo vantaggio del Neomercantilismo franco-tedesco."
    1. Primadellesabbie 28 novembre 2014

      Georgios, gioca da solo, qui non c'é trippa per gatti.

    1. Quantum 28 novembre 2014

      La costituzione italiana non ha nulla di ottimo, perché fonda la repubblica sul lavoro.

      Fondarla sul lavoro è un concetto voluto dai padri fondatori massoni. Che erano anche i padroni, i "feudatari", perché è col lavoro che si crea il sur-plus prelevato dai padroni che costruiscono le loro ricchezze ed il loro potere.

      Nessuna costituzione al mondo si basa sul lavoro, o cita il lavoro come mezzo di emancipazione o libertà o felicità.

      Le altre costituzioni si basano sulla felicità, l'uguaglianza e la dignità dell'individuo.

      In un'epoca in cui la meccanizzazione sta togliendo lavoro, che senso ha avere una costituzione che lo esalta?


    1. Quantum 28 novembre 2014

      La scuola attuale è stata pensata in epoca illuminista e preindustriale, esattamente per creare ingranaggi del sistema produttivo.


      Nell'era dell'automazione di specializzati ne servono sempre meno.

      Anzi ora più che mai ci vogliono individui generalisti che sappiano fare più cose e anche convertirsi velocemente a nuovi lavori.

      Il problema è che va rivista totalmente l'istruzione.

      Ed a parte i nuovi paradigmi educativi dell'esperto di educazione inglese Sir Ken Robinson, io non ho visto nessuna proposta concreta per modificare la scuola come è concepita oggi.


    1. Georgios 28 novembre 2014

      Il mio "scusa" era chiaramente retorico, una introduzione di quel che volevo dire, ma se a te dispiace o se lo consideri un preambolo per una levata di scudi ne posso benissimo e con piacere fare a meno.

      Mi sarei aspettato una risposta sulla frase citata che te la ricordo ancora era "vincitori dei quali avevamo per giunta assoluto bisogno per risollevarci dal disastro". Se per risposta intendi il racconto della miseria che c'era nei paesi europei di allora (film in costume e via Veneto a parte che non considererei degli esempi tipici di miseria, più di decadenza direi oltre che degli investimenti favolosi) allora benvenuto nella Grecia del dopoguerra.

      Una cifra su tutte: la percentuale alla fine della guerra dei morti rispetto alla popolazione del 1939 nel mio paese era di 11.2%. Il corrispondente numero per l'Italia era 1.03%. Immagino concorderai che anche il resto (distruzioni, fame, miseria etc) sia proporzionale. Stai tranquillo, le code della miseria gestite dall'UNRRA (leggi USA) le abbiamo conosciute molto bene anche qui.

      Eppure noi dell'assegno di De Gasperi con la conseguente divisione interna (intendo popolare non partitica) non avevamo proprio bisogno e potevamo benissimo farcela da soli (e per questo ci portarono alla guerra civile - ma questo e' una storia molto lunga). E se noi sì, perché voi no?

      Qui non si tratta di fare a gara sul chi diffida o detesta di più o di meno gli americani. Si tratta di dimostrare o almeno di essere consapevoli del valore, della dignità e delle capacità di un popolo e ciò non per ragioni di sciovinismo nazionalista ma per oggettiva necessità storica dati i tempi che corrono.

      La faccenda Mattei non l'ho citata per denunciare i cattivi americani (chi fa le tirate a buon mercato?) ma per dare un esempio tangibile delle potenzialità economiche italiane nel primo dopoguerra opposte al servilismo verso il grande fratello alleato che ci comprava per due soldi indebitandoci nel frattempo.

      Senza scuse.

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