ISTRUZIONE E CAPITALE (PARTE PRIMA)

ISTRUZIONE E CAPITALE (PARTE PRIMA)

DI ROSANNA SPADINI E TONGUESSY

comedonchisciotte.org

Abbiamo una delle più belle Costituzioni del mondo. Scritta con il sangue delle vittime della Seconda Guerra Mondiale, nella sua visione originaria si prometteva di offrire a tutti gli italiani la possibilità di vivere in pace in una società libera ed egalitaria. L'istruzione è uno dei punti cardini del pensiero che animò i Padri Costituenti: istruzione obbligatoria e gratuita per svariati anni e diritto al proseguimento dello studio per i più meritevoli anche se privi di mezzi economici.

“La scuola, come la vedo io, è un organo "costituzionale". Ha la sua posizione, la sua importanza al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione” dirà Piero Calamandrei in un suo discorso storico.[1]

“La scuola, organo centrale della democrazia, perché serve a risolvere quello che secondo noi è il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente...non solo nel senso di classe politica..ma anche classe dirigente nel senso culturale e tecnico: coloro che sono a capo delle officine e delle aziende, che insegnano, che scrivono, artisti, professionisti, poeti.”

L'istruzione diventa così l'ossatura su cui ricostruire un Paese agricolo devastato dalla guerra che va traghettato verso una radiosa modernità. Persino i poeti, nell'immaginario postbellico, venivano elencati nella futura “classe dirigente”, poeti come Pasolini. Ogni persona ed ogni disciplina dava il proprio contributo nella ricostruzione, nessuna esclusione: lettere antiche ed ingegneria, Mattei e Guttuso. Un'intenzione grandiosa seguita da uno sforzo eccezionale. Basti pensare alla prima vera autobahn italiana che collegava nord e sud: l'autostrada del sole fu realizzata in tempi record. C'era una ineliminabile impellenza: lo Stato italiano voleva scrollarsi di dosso macerie e arretramento, e si lanciava verso il futuro delle industrie, dell'inurbamento che permetteva alla manodopera di vivere accanto alle fabbriche, delle strade (ferrate o meno) che permettevano alle valigie di cartone di arrivare nelle città industriali, dei mezzi di locomozione privati per raggiungere più agilmente i posti di lavoro prima e i luoghi di vacanza poi. Un fermento straordinario.

L'industrializzazione, in quel preciso momento storico, diventava il mezzo che permetteva ad una nazione di imporsi all'attenzione mondiale, ma per farlo bisognava istruire i quadri e contemporaneamente predisporre il territorio. Credo che il più significativo interprete di questo afflato modernista sia stato Stalin: lavori forzati per costruire infrastrutture e modernizzazione a passi rapidi regalarono all'URSS il primato spaziale (sintesi di scienza e tecnica come progetto sociale) negli anni '60. Da Est ad Ovest il mondo si era reso partecipe del sogno modernista e lo stava portando alla sua massima espansione e potenza, e l'istruzione ricopriva un ruolo chiave in tutta questa faccenda.

Faccenda che, vista con l'italica lente, può essere rappresentata come segue

parlamentari

All'epoca della maggiore espansione modernista i parlamentari erano praticamente tutti laureati e pagati niente. Poi succede qualcosa. Il sogno si intasa, il progetto subisce cambiamenti. La mutata composizione del parlamento testimonia la necessità di dare spazio a subentrate esigenze: i quadri sono stati completati e l'istruzione non è più la virtù maggiore. Il capitale, nella sua fase espansiva postbellica, riesce in qualche modo a coalizzare destra e sinistra con il chiaro scopo di spianargli la strada perseguendo apparentemente la necessità “di elevare socialmente il popolo, di assicurare cioè condizioni dignitose di vita a tutti i suoi membri, eliminando ogni ingiusta sperequazione ed ogni sopraffazione”.[2]

Chi pronunciò questo accorato appello fu Aldo Moro, stratega della politica dell'inclusione.

“Tale inclusione cammina di pari passo con il già ricordato abbandono da parte delle citate forze delle loro appartenenze e ideologie..il rinnovamento della società italiana sta nell'armonizzazione di tutti i ceti sociali a un superiore livello economico, capace di emanciparli da ogni servitù e di costruirsi quale premessa per un'ulteriore elevazione culturale e morale. Secondo un'ottica siffatta tutte le forze politiche a largo seguito popolare (DC, PCI, PSI) devono lavorare insieme, accantonando ogni contrapposizione ideologica”. [3]

In effetti i numeri delle votazioni danno ragione a questa politica: sono relativamente pochi i casi in cui il PCI voti contro la maggioranza.

Rosanna

Stai parlando degli anni ’60, quindi è giusto ricordare un’importante riforma della scuola di quegli anni, cioè la Riforma della Scuola Media del 1962. [4] Dopo lunghe trattative venne approvata la legge n.1859 del dicembre 1962, che prevedeva l’abolizione della scuola di “Avviamento al lavoro”, con la creazione di una scuola media unificata che permettesse l’accesso a tutte le scuole superiori. Quella ad opera del ministro Luigi Gui fu sicuramente la più importante riforma scolastica del secondo dopoguerra.

Tutto cominciò con una circolare dell’allora Ministro per la Pubblica Istruzione, Aldo Moro, nei primi mesi del 1959. “A partire dal prossima sessione di esami – recitava la circolare – è abolita la prova scritta dall’italiano in latino nell’esame per la licenza della terza media.” Fu proprio allora che ripartì la campagna per “la difesa del Latino” che questa volta sarebbe sfociata, con sommo sconcerto dei suoi fautori, nel cambiamento forse più radicale che il sistema scolastico della Repubblica italiana abbia mai conosciuto. Sintomo forte del profondo cambiamento che stava investendo in quegli anni la società italiana, in tutti i suoi aspetti e in tutte le sue componenti. L’Italia che usciva dalla guerra infatti era un misto di cambiamento e di continuità. La domanda di radicale cambiamento della scuola si concentra su due punti: la sua “defascistizzazione” nella cultura e il ripensamento delle sue stesse funzioni.

La richiesta di cambiamento della scuola media, dunque, non è solo culturale, ma anche di funzione sociale. È una richiesta che assume subito una forma precisa: proprio nel 1945, infatti, Concetto Marchesi interviene su Rinascita, la rivista di indirizzo culturale del PCI fondata da Palmiro Togliatti, per proporre a nome del partito la creazione della scuola media unica obbligatoria. L’idea è di realizzare una scuola “aperta a chiunque abbia possibilità di intendere e di apprendere”. Una scuola di massa che accolga anche i figli della “classe generale”: la classe operaia, alleata con la classe contadina. “È l’ora che i portici delle Università sentano passi ancora ignoti: quelli dei più meritevoli figli del popolo lavoratore”.

Del resto la scuola era un tema politico, per eccellenza, e come tale era entrato nell’Assemblea Costituente dove laici e cattolici avevano posto il problema della “riforma globale” della scuola gentiliana più volte ritoccata dal fascismo. Tuttavia l’interesse per la scuola dei laici e dei cattolici muove da esigenze diverse, ha obiettivi diversi e tende ben presto a divaricarsi. In nome della Democrazia Cristiana, Aldo Moro chiede che la “riforma globale” sia fondata sulla libertà d’insegnamento, ovvero sulla sostanziale parità tra scuola pubblica e scuola privata, e dunque sul diritto dei cattolici a organizzare scuole proprie, con propri valori, riconosciute dallo Stato. In nome del PCI, ma più in generale della sinistra laica, Concetto Marchesi insiste invece sul valore assoluto dell’istruzione pubblica, l’unica in grado di assicurare il diritto universale all’istruzione. [5]

Il compromesso trova un’ espressione “alta” negli articoli 33 e 34 della Costituzione, che pongono le basi del sistema scolastico e che riconoscono sia il primato della scuola pubblica, sia il principio della libertà d’insegnamento e il diritto di libertà di scelta dei cittadini. Nell'articolo 33 viene affrontata la libertà di insegnamento, mentre nell'articolo successivo la Costituzione prevede la tutela dell'istruzione durante l'infanzia e la giovinezza. L'articolo in questione tratta del diritto-dovere di ogni bambino e dei ragazzi di iscriversi alle scuole prescelte. Dunque l'istruzione gratuita impartita per almeno otto anni, doveva essere considerata non solo come un diritto, ma anche un obbligo che i genitori erano tenuti ad osservare. L’obbligo scolastico aumentò poi negli anni successivi, fino ad arrivare ai 10 anni di oggi.

Conclusione

Come si vede da questi dati e pensieri, non esisteva contrapposizione tra le varie forze politiche, imprenditoria ed il capitale. Al contrario, tale coesione di idee ed intenzioni fu lo straordinario motore che permise la realizzazione di questo “miracolo italiano” in tempi brevissimi. Passato però il periodo d'oro di questa unione idilliaca, il capitale troverà altri modi per fare facili guadagni, ed abbandonerà tanto l'imprenditoria (che però non se ne renderà immediatamente conto e vivrà di rendita per parecchi anni ancora) che la politica, destinata a diventare semplice comparsa dopo essere stata attrice principale. La globalizzazione richiede un ripensamento totale dei ruoli politici ed in modo particolare della sovranità nazionale. Tutto questo avverrà a seguito di un fattore determinante: il crollo del muro di Berlino che rappresentava l'ultima paura di uno spostamento politico ad Est. Una volta crollato quel muro e neutralizzato il “pericolo rosso” i piani potevano proseguire secondo lo schema. Il precedente modello statalista dovrà conoscere tempi duri ad iniziare proprio da coloro che, memori della centralità dell'istruzione nel pensiero di Calamandrei, erano i maggiori responsabili del memorabile spostamento di classi nel “secolo breve”: l'istruzione e quindi il corpo insegnanti e, per fallout culturale più generale, tutto l'apparato statale. Questo nuovo scenario sarà analizzato nel prossimo articolo.

addio scuola

Rosanna Spadini e Tonguessy

Fonte: www.comedonchisciotte.org

28.11.2014

[1]http://it.wikisource.org/wiki/Roma,_11_febbraio_1950_-_Discorso_pronunciato_da_Piero_Calamandrei_al_III_Congresso_dell'Associazione_a_difesa_della_scuola_nazionale

[2] A. Moro, “La sinistra italiana” febbraio 1945

[3] M. Fotia “Il consociativismo infinito” pg 65 e 87

[4] http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dell%27istruzione_in_Italia#La_riforma_della_scuola_media_del_1962
[5] http://matematica.unibocconi.it/articoli/la-nascita-della-scuola-media-unica

Commenti (52)

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    1. Primadellesabbie 28 novembre 2014

      Non c'é bisogno di scuse e puoi contestare con tutta la forza che vuoi quel passaggio o altri. Però ti avverto che il gioco a chi diffida o detesta di più gli americani non mi attira e non serve a nessuno.


      A quel tempo di sospetti ce n'erano pochi e c'é voluto del tempo per venire a capo della faccenda Mattei, tanto per dirne una.

      Gli schieramenti non erano esattamente quelli di oggi, gli alleati avevano fornito le armi e legittimato la resistenza, i fascisti non sapevano con chi stare e non avevano abbastanza seguito per stare da soli.

      La dipendenza, vissuta con maggiore o minore eleganza, si toccava con mano perché non c'era da mangiare, per il pane e per il burro servivano le tessere e, negli oratori distribuivano i cubetti di marmellata che venivano da oltre Atlantico. Di tanto in tanto un'organizzazione assistenziale americana apriva dei centri in cui distribuivano coperte, piatti ed altre cose di prima necessità. Non immaginare ci andassero solo "i poveri", perché poveri erano tutti, meno pochi, almeno nel nord del Paese.

      De Gasperi era sceso dall'aereo sventolando un assegno frutto della rottura tra la DC e i comunisti (tutti i poliziotti comunisti furono licenziati dall'oggi al domani).

      Forse tu non ricordi la quantità di film in costume dell'antica Roma che imperversavano nelle sale in quegli anni (e la quantità di attori americani che infestavano stabilmente via Veneto). Bene, quelli erano fatti con i guadagni che le aziende americane che si erano installate in Italia dovevano reinvestire qui, e non potevano far uscire dal Paese.

      Adesso, é la mia volta di chiederti anticipatamente scusa: con me, se credi, puoi risparmiarti certe tirate o levate di scudi a buon mercato.


    1. Georgios 28 novembre 2014

      Mi permetto di affermare che ti capisco più di ogni altro in questa sede.

      Immagino avrai capito perché. Noi in Grecia viviamo già le conseguenze più estreme di un processo che voi avete intrapreso con un certo ritardo rispetto a noi.

      Questa e' l'unica ragione. E' per questo che cerco di avvisare e, in un certo senso, di "consigliare".

      La fortuna non c'entra. Bisogna capire la verità manifesta. L'ovvietà: ogni popolo ha il destino nelle proprie mani. L'unica cosa che gli impedisce di agire e' la macchina della propaganda che cerca di convincerlo di essere incapace di agire. Che le rivoluzioni si fanno solo nei sogni. Che non sono dei normalissimi atti di obbiezione e di azione civile ma che sono degli incubi sanguinosi. Che la volontà popolare sono soltanto belle parole e che bisogna aspettare l'arrivo di un fantomatico salvatore.

      Sono sicuro di una cosa: l'ora della conferma della legge del ricambio storico arriverà anche stavolta. Quello di cui non sono sicuro e' quanto ci verrà a costare. Non però in termini di azione popolare. Ma in termini di inattività individuale.

    1. Georgios 28 novembre 2014

      Io invece sono sicuro che l'Europa di oggi la preparavano già dall'immediato dopoguerra. E siccome il diavolo si nasconde nei dettagli sono convinto che il senso dell'articolo 75 non e' sottomesso a quello dell'articolo 1 ma una sua ritrattazione nascosta.

      L'Europa poi era già stata divisa con l'URSS in modo molto chiaro prima della fine della guerra. Quindi l'impossibilità di abrogazione di trattati internazionali sottoscritti che Ossimoro mette bene e giustamente in evidenza non mirava a est. Insomma, mirava a Bruxelles.

      Se non altro ora sappiamo che cosa va cambiato per correggere in questo campo la Costituzione. Naturalmente previa Assemblea Costituente. Il che significa previa azione popolare.

    1. thepatriot87 28 novembre 2014

      Inoccupabile perchè l'operaio specializzato al contrario dell'Ingegnere , del Medico , de Professore (con la maiuscola) ha una formazione rigida ed infatti, come dici tu, la rigidità lo rende inoccupabile.

      Per esperienza , a cosa serve insegnare all'università di medicina Microbiologia se poi non si fa provare nulla in laboratorio? Tempo 10 gg e tutto è dimenticato invece che fissato dall'esperienza.

      La scuola cambia troppo lentamente rispetto alla realtà o cambia in peggio...

    1. thepatriot87 28 novembre 2014

      All'Italia non servono... Servono solo ad essere esportati

    1. Georgios 28 novembre 2014

      Scusami ma devo contestare con forza una parte di una tua frase:

      "vincitori dei quali avevamo per giunta assoluto bisogno per risollevarci dal disastro"

      Questo tipo di argomentazione e' stato sempre usato dai potenti di turno per minare alla base l'autostima di un popolo e aver gioco facile alla sua sottomissione. E' stata usata anche in Grecia dopo la 2a GM nella quale il paese aveva ottenuto da solo la sua liberazione ed aveva tutti i presupposti per uno sviluppo economico forte. Ci sono documenti a provarlo non lo affermo semplicemente io. A tale scopo prima ci hanno portati alla guerra civile (anche in questa affermazione ci sono dei documenti a riprova) e poi hanno avuto gioco facile perché la nuova classe dirigente e i suoi pappagalli ripetevano la stessa canzonetta: "La Grecia e' un paese povero e infelice ed ha bisogno di un protettore", canzonetta che d'altronde i servi e i pappagalli di professione ripetevano fin dai tempi dell'esistenza della Grecia come stato moderno (1821-1827).

      E poi questa tattica non l'hanno applicata solo in Grecia. Tutta l'Europa e' stata legata mani e piedi dal famoso "aiuto" Marshall che si presentò come "European Recovery Program" ma si dimostrò come l'ennesimo prestito con il quale hanno finanziato i loro affari in Europa (guerra civile greca inclusa). E i figli dei servi di allora stanno nei governi europei oggi per completare l'opera. E a noi che dicono? La variante della stessa canzonetta: "Non c'è vita fuori dall'Europa".

      Per quel che riguarda l'Italia basta solo un nome per la demolizione della favola dei popoli impotenti e bisognosi: Enrico Mattei.

    1. alsalto 28 novembre 2014

      la costituzione piu' bella scritta col sangue!

      io ho realizzato un inginocchiatoio in stile barocco piemontese cesellato con le caccole del naso dei morti sotto le presse.

      la base d'asta parte da ottanta euro, chi dice di piu'?


    1. leone_zingales 28 novembre 2014

      La Nostra Costituzione attuale E’ IL TRATTATO DI LISBONA. Solo e solo a causa di ciò Oggi non abbiamo più diritti.

      La Nostra Carta Costituzionale Era realmente la più bella del mondo. Una magnifica “fonte del diritto” creata per il benessere di un popolo che sapeva riconoscere e sapeva lottare contro il suo vero nemico. Oggi siamo troppo pigri, troppo spaventati e troppo ignoranti per accettare la realtà. Solo quando impareremo a riconoscere il nostro vero nemico potremmo sperare di essere considerati nuovamente esseri umani con dei diritti da tutelare. Fino a quel giorno continueremo a vivere come animali sottomessi nella povertà, schiacciati e maltrattati, osannando i nostri carnefici e denigrando il Nostro passato di libertà. E’ triste vivere in questa realtà. E’ triste assistere alla morte di un popolo che, disperso nell’oblio, non ha neppure la capacità di riconoscere il proprio assassino.

      Ristabilire la Carta Costituzionale nella sua forma originale sarebbe la nostra unica ancora di salvezza, ma siamo troppo stupidi per capirlo. Buona fortuna a Tutti Noi, ne avremo veramente bisogno.

    1. Simulacres 28 novembre 2014

      "Una Repubblica fondata sul lavoro, quando la maggior parte di esso diventa precario, non è forse anch'essa una Repubblica precaria?"


      In teoria non fa una piega ma l'Italia è una Repubblica "democratica" (please;) - che - come un presupposto per una vita degna di essere vissuta - ha elevato il lavoro a essenza di esistenza immodificabile e lo impone nelle forme e nei limiti illimitati della Costituzione; pertanto "chi non lavora non mangia! perché a quelli che dovrebbero applicarla non frega un cazzo!"

    1. MarioG 28 novembre 2014

      Grazie per le informazioni. Mi sembra che gli Svizzeri siano ben avanti a noi. Non so a che gradino siano nella scala delle costituzioni piu' belle.

    1. Tonguessy 28 novembre 2014

      forse tutto il resto potrebbe essere stato un fumo negli occhi...


      La Costituzione fu intesa come una struttura ad albero: i primi articoli sono quelli principali, di carattere generale, mentre quelli successivi specificano i dettagli. Quindi l'intenzione era che l'art.1 (sulla sovranità popolare) fosse il più importante, e quello che citi fosse 75 volte meno importante.
      Quello che metti in rilievo è comunque vero ma....renditi conto che 60 anni fa l'Europa di oggi non esisteva, nè si poteva immaginare cosa sarebbe diventata. Credo che quella postilla fosse indirizzata ai comunisti: non potete indire referendum per allearvi all'URSS. Infatti siamo sempre stati, ope legis, alleati USA.

    1. Ossimoro 28 novembre 2014

      Art. 75.
      È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
      Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di in dulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
      Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.
      La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
      La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

      ---------------------

      Immaginiamo una (lenta) deriva prevaricatrice (es. nomina parlamentari con liste bloccate, imposte dai partiti sempre più "unipersonali").
      Questo articolo impedisce che il popolo possa in modo legittimo ripristinare la situazione preesistente (se non migliorarla).
      - Non può imporre referendum propositivi;
      - Non può decidere di liberarsi di un giogo fiscale neanche se diviene eccessivo al punto da invalidare tutti i bei princìpi citati nel documento
      - Non può proporre l'abrogazione di trattati internazionali sottoscritti (anche se per firmarli non è stato interpellato)

      I requisiti del quorum nei referendum dovrebbero essere analoghi al quorum previsto per legiferare in Parlamento...

      insomma, già le limitazioni di questo articolo pongono in posizione di grande sudditanza il popolo... e in serio pericolo tutto il resto dell'impianto...

      se poi si aggiunge l'ultimo comma dell'art. 138 "Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti", tanto basta a comprendere che forse tutto il resto potrebbe essere stato un fumo negli occhi...

    1. Primadellesabbie 28 novembre 2014

      Per il discorso sulla scuola aspetto di leggere la seconda parte.


      Propongo questa lettura riguardo la Costituzione.

      Possiamo dire che la Costituzione serve a porre delle norme per limitare e regolamentare l'azione di chi esercita il potere all'interno di una struttura sociale sovrana?

      Ci sono Paesi, l'Inghilterra e la Francia, per non fare nomi, nei quali i limiti all'azione del potere sono stati conquistati ed imposti, in forza di ribellioni memorabili, dai soggetti stessi che ne godono e subiscono gli effetti.

      Se le vicende successive hanno annacquato le conquiste non ne hanno potuto modificare la qualità e la natura originaria.

      E, come ha detto recentemente qualcuno nel forum:"Il passato nessuno stato, nessuna istituzione se lo leva di torno".

      Da noi si é trattato di un lavoro intellettuale, orientato ad immaginare e costruire degli equilibri che avrebbero dovuto essere l'esito di un confronto naturale, che é stato interrotto dalla dittatura al suo primo apparire, e dagli interessi dei vincitori poi.
      Lavoro intellettuale sicuramente di buon livello, nonostante sia stato mediato da tendenze politiche, in un clima da guerra civile, all'ombra incombente dei vincitori della guerra appena conclusa, vincitori dei quali avevamo per giunta assoluto bisogno per risollevarci dal disastro.

      Questa genesi avrebbe richiesto una scrupolosa cura nella realizzazione del dettato, cura che non c'é stata mai.
    1. Hamelin 28 novembre 2014

      La Costituzione Italiana è ottima , l'unico problema è che non viene rispettata .

      I Politici Italiani e il Presidente della Repubblica hanno usurpato il potere popolare e fatto stracci della costituzione stessa.

      La Repubblica è diventata fondamentalmente una dittatura degli organi dello Stato a danno della popolazione stessa .

      Quando la corruzione si infiltra nelle cariche massime di uno Stato , lo Stato è morto cosi' come la libertà .

    1. Davide71 28 novembre 2014

      Una cosa del tipo: "Lo Stato non può imporre una tassazione GLOBALE superiore al 50% (altro che liberismo!) dei redditi dei cittadini." oppure: "Lo Stato non può imporre un obbligo scolastico superiore agli 8 anni" oppure "Lo Stato non può impedire alla gente di curarsi come meglio crede." e potre i continuare

    1. tobiashome 28 novembre 2014

      forse aveva ragione Montanelli: questa costituzione porta male i suoi anni da quando aveva 1 giorno, era chiaro dall'inizio quali erano i suoi difetti denunciati da personaggi come Calamandrei o Paggi. Aveva due difetti: il primo era nella ripartizione dei lavori (600 membri eletti nella prima elezione per la costituente con lo spiegamento partitico che portò i suoi candidati, giuristi, che facevano capo ognuno alla propria ideologia 35% democristiani, 21%socialisti, 19% comunisti). questi 600 non potevano lavorare tutti insieme, quindi i lavori furono devoluti ad una commissione (dei 75) che si frazionarono in sottocommissioni, che lavoravano ognuno per conto proprio, non c'è stato un vero lavoro collettivo, anche Calamandrei disse: stiamo montando una macchina che pezzo per pezzo sarà anche ben fatta ma le cui giunture non coincidono con le giunture di altri pezzi. Non è stata fatta una sintesi perchè nessuno volle rinunciare al proprio elaborato. Il secondo motivo fu come i nostri costituenti partirono dal punto di vista opposto da cui sarebbero partiti i costituenti tedeschi. Il Nazismo fu il frutto dell'impotenza del potere esecutivo, la Germania rimase nel caos, nella babele dei partiti, non riuscivano a trovare maggioranze stabili e Hitler vinse. i nostri costituenti partirono dal presupposto contrario, il Fascismo che governava senza i partiti e senza controlli quindi noi dobbiamo esautorare completamente il potere esecutivo (instabilità politica, di breve durata, onnipotenza dei partiti) tutti i partiti avevano un potere di ricatto e il governo doveva per forza essere di coalizione.

    1. Georgios 28 novembre 2014

      Non correre troppo.

      Anche in Grecia era stata scritta in uno stato a sovranità limitata. Ma se vai a paragonare le due ti accorgi di confrontare un asino con un cavallo.

      Nella società non si può fare il discorso della donna poco o molto gravida che sempre gravida e'. Questi sono discorsi semplicistici per chi e' allergico all'uso della testa.

    1. MarioG 28 novembre 2014

      La Costituzione italiana e' stata scritta in uno stato a sovranita' limitata. Punto. Detto questo e' irrilevante stare a discutere se e' la piu' bella o un po' meno brutta, se e' stata seguita o e' stata tradita.

    1. Georgios 28 novembre 2014

      La Costituzione e' un patto tra i cittadini di un paese circa il loro vivere in comune per un certo periodo di tempo non meglio precisato.

      La Costituzione ha un carattere dinamico e quindi dipende dai rapporti di forza tra le varie correnti della società dette anche classi sociali. In questo senso la Costituzione italiana e' effettivamente una delle più belle del mondo perché e' stata scritta in un tempo quando le classi più povere avevano trovato un espressione di rappresentanza forte (leggere armata).

      Ma la Costituzione appunto perché di carattere dinamico non e' eterna e, in un modo non sempre chiaramente esplicito, viene continuamente messa in discussione, c'è chi vuole limitarne le libertà garantite, renderla più autarchica e chi (le classi più deboli) vuole il contrario.

      Non basta denunciare a parole la violazione dei suoi articoli, bisogna difenderli coi fatti e cercare di estenderli e renderli più forti. E' a ciò che servono le assemblee costituenti.

      Insomma si può giocare al calcio e sentirsi garantiti dalle regole del gioco, fino a quando non ti verrà detto che all'avversario non verrà mai fischiato un calcio di rigore contro. E' allora che bisogna fare qualcosa con ogni mezzo disponibile. Diversamente la partita e' persa.

    1. MarioG 28 novembre 2014

      Magari creasse operai specializzati! Ci metterei tre firme. Il problema e' che crea per lo piu' personale inoccupabile. Come altri diceva poco piu' sopra, e' fra l'altro per lo meno insano imporre 13 l'obbligo scolastico per tutti. Sicuramente sarebbe insano in una societa' piu' funzionale della nostra. Nel nostro caso forse ha una ragion d'essere, ma come ente assistenziale, non della terza, ma della prima eta', visto come girano le cose. Ma almeno non confondiamo cio' con le finalita' di una scuola.
      Si sa, la logica in Italia e' capovolta: non abbiamo gli educatori in funzione degli educandi, ma gli educandi in funzione delle logiche occupazionali degli educatori. Anche essi formano una casta, magari di straccioni, ma una casta.

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