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ISRAELE SI PREPARA A INVADERE LA SIRIA

DI KURT NIMMO
Another Day in The Empire

Come c’era da aspettarsi, la storia di un drone di Hezbollah che colpisce una nave da guerra israeliana è stata leggermente modificata questa mattina per adattarsi all’agenda che sta emergendo. Il Bangkok Post riferisce che “Sabato un alto ufficiale dell’esercito ha detto che il razzo che venerdì notte ha colpito una lanciamissili israeliana davanti alla costa libanese era un C-802 a guida radar costruito dall’ Iran”.

AGGIORNAMENTO: A seguito, Petizione – Salvare i civili libanesi (EPetisions); Stanno colpendo ovunque, uccidendo ovunque (As’ad Abukhalil; Angry Arab News Service); Il volto di Qana (I & II) (Miguel Martinez; Kelebek); La nuova guerra in Medio Oriente di Cheney (Movisol)Non viene spiegato come Israele abbia potuto scambiare un missile per un “aereo riempito di esplosivo” come riportato dalla Associated Press. Eppure, incolpare l’Iran certamente si accorda con lo scenario, dato che sia Israele che gli Stati Uniti stanno cercando di trascinare Iran e Siria nell’ invasione israeliana del Libano e così, come pianificato, estendere il conflitto.

In un articolo di Market Watch provocatoriamente intitolato “Bush points finger at Hezbollah, Syria” [“Bush punta il dito contro Hezbollah, Siria, ndt] veniamo a sapere che il nostro governante, il quale sta partecipando ad una riunione globalista a S. Pietroburgo, Russia, ha accusato la Siria per l’invasione di Israele.

“A mio giudizio, il modo migliore per fermare la violenza è, in primo luogo, capire perchè la violenza è iniziata”, ha detto Bush. “E ciò è successo perchè Hezbollah sta lanciando attacchi con razzi contro Israele dal Libano e perchè Hezbollah ha catturato due soldati israeliani”, riferisce Naharnet

Nessun riferimento qui alle centinaia di Libanesi tenuti illegalmente da Israele in prigioni che sono luoghi di tortura. Precedentemente, questo mese, il governo libanese si è lamentato con il rappresentante del Segretario generale dell’ ONU a Beirut per “la continua cattura di detenuti, e… le centinaia di persone scomparse, che si pongono come violazioni dei diritti umani”.

Israele ha ammesso di rapire i Libanesi per scopi politici, ma per qualche ragione questo fatto non è citato dai media delle corporation. Nei tardi anni ’90, prima che Israele fosse sfrattato da Hezbollah dal Libano del Sud, era pratica comune per Israele rapire Libanesi completamente innocenti e trattenerli come “fiches da contrattazione”, cioè non trattenendoli, secondo Amnesty International, “per le loro loro azioni, ma come scambio per soldati israeliani dispersi o uccisi in Libano”. Come al solito, questi fatti vengono ignorati dal nostro governante designato e dai media delle corporation.

Secondo il quotidiano al-Hayat di Londra, “Israele ha dato alla Siria 72 ore per fermare le attività di Hezbollah e far rilasciare i soldati delle IDF [Israel Defense Forces, Forze di Difesa Israeliana, ndt] rapiti”, oppure, riferisce Yedioth Internet “lancerà un’ offensiva con conseguenze disastrose”, in altre parole la Siria subirà lo stesso genere di attacchi che sta subendo ora il Libano.

Non è insolito che notizie su questo avvertimento siano emerse dal Pentagono, attualmente sotto il controllo di neocons pro-Likud. Al-Hayat riferisce che “una fonte anziana del Pentagono ha avvertito che se il mondo Arabo e la comunità internazionale dovessero fallire negli sforzi per convincere la Siria a spingere Hezbollah al rilascio dei soldati e a fermare l’attuale escalation, Israele potrebbe attaccare obiettivi all’interno del paese,” in altre parole verrebbero prese di mira infrastrutture civili.

Come a confermare l’imminente invasione Israeliana della Siria, il ministro degli esteri della Finlandia Erkki Tuomioja ha detto che l’Unione Europea considera “la situazione molto negativa, e c’è pure la possibilità che possa diventare peggiore e che il conflitto possa espandersi, specialmente alla Siria… Questo non è in alcun modo desiderabile. Le conseguenze potrebbero essere davvero incontrollabili”, riferisce la Reuters.

Naturalmente è particolarmente “desiderabile” per il governo di Israele e per la fazione neo-con che attualmente è in alte posizioni del governo degli Stati Uniti, dato che essi hanno pianificato da tempo di andare contro Siria e Iran, cioè di far esplodere le loro infrastrutture civili e massacrare i loro cittadini.

Al Bawaba riferisce che “secondo testimoni, Sabato aerei da guerra israeliani hanno lanciato quattro missili contro un punto di attraversamento al confine tra Libano e Siria. Una postazione dell’esercito siriano è ubicata nell’area” vicino Masnaa. “Testimoni hanno detto che gli aerei israeliani hanno sparato quattro razzi a Masnaa al punto di attraversamento tra l’ultima postazione libanese e la prima postazione dell’esercito siriano sulla strada tra Beirut e Damasco,” aggiunge la Reuters. Inoltre Yedioth Internet riferisce che secondo la rete di news libanese al-Mustaqbal, “la IAF [Israeli Air Force, Aviazione Israeliana, ndt] ha colpito obiettivi appartenenti all’esercito siriano” prima del raid su Masnaa.

Come a ricordarci che il vero obiettivo non è punire Hezbollah e Hamas ma piuttosto Siria e Iran, il Re di Denari neo-con William Kristol [foto a sinistra n.d.t.], scrivendo dal suo trespolo in quel Weekly Standard fondato da Murdoch, ci dice che “la guerra contro l’islamismo radicale sarà probabilmente lunga. L’islamismo radicale non scomparirà presto. Ma farà una grande differenza quanto saranno forti gli stati sponsor, i protettori e i finanziatori dell’islamismo radicale. Perciò la nostra attenzione dovrebbe essere meno su Hamas e Hezbollah, e più sui loro finanziatori e veri comandanti, Siria e Iran”. Non c’è alcun bisogno di traduzione – gli Stati Uniti devono attaccare Iran e Siria, e ciò dopo che Israele abbia smosso le acque con una campagna di bombardamento provocatoria. “Perchè, mentre Siria e Iran sono nemici di Israele, essi sono anche nemici degli Stati Uniti. Abbiamo fatto ben poco per resistere ad essi ed indebolirli. Ora ci stanno mettendo alla prova con più audacia rispetto a quanto uno avrebbe ritenuto possibile pochi anni fa. La debolezza è provocatoria. Siamo stati troppo deboli, e abbiamo permesso che fossimo percepiti come deboli”.

I nemici di Israele sono i nemici degli Stati Uniti, dato che Israele ha la Casa Bianca, il Pentagono e il Congresso ai suoi ordini, dai devoti attivisti filo-Israeliani in posizioni decisive nell’Amministrazione Bush sino al dominio dell’ AIPAC sul Congresso.

Siria e Iran sono i prossimi nella lista di bombardamento. La Siria sarà un obiettivo facile, dato che è impotente quasi quanto il Libano, ma l’Iran sarà un osso duro. Se Israele attacca l’Iran, come ha minacciato per mesi (ed ha ottenuto i mezzi militari per farlo), verrà fuori l’inferno, specialmente per le truppe Usa in Iraq, che attualmente fronteggiano le diverse possibilità di una rivolta sciita e di una “guerra civile”.

Aspettatevi che gli Stati Uniti ragiscano adeguatamente.

Aggiunta

Secondo Sratfor Intelligence, Israele progetta non solo di lanaciare un “grande, ininterrotto assalto nel Libano meridionale per eliminare il gruppo militante libanese Hezbollah”, sino al Fiume Litani, naturalmente, ma progetta anche di “fare un attacco preventivo contro la rete di difesa aerea siriana, che gli aerei di Israele hanno penetrato con successo in giugno, ronzando sulla residenza privata del presidente siriano Bashar al Assad”, una sorta di avvertimento di ciò che sarebbe venuto poi, come ho notato l’altro giorno. Stratfor ha più fiducia di me nell’aviazione siriana, ma io non sono un “esperto di intelligence”, come Stratfor afferma di essere:

Nonostante l’audacia politica del sorvolo, la difesa aerea siriana è ancora ampiamente equipaggiata e la sua aviazione vanta, tra gli altri velivoli, 80 caccia MiG 29 e 10 caccia Su-27. Operativamente, la Siria è sempre crollata quando ha fronteggiato le IDF, e la sua difesa aerea e i regimi di addestramento dei piloti sono sicuramente inferiori. Ma. nondimeno, la rete di difesa aerea della Siria si estende su gran parte del Libano meridionale e pone un pericolo davvero concreto per le operazioni della IAF sul Libano. Israele devastò con successo questa aviazione con un attacco preventivo nel 1982. Se gli Israeliani decidono che la Siria potrebbe opporre resistenza ai loro sforzi in Libano, Israele non esiterà a far fuori quella rete. Un devastante attacco preventivo è preferibile ad un confronto protratto con tutta la rete di difesa aerea in piena allerta, una sfida molto più complessa che distoglierebbe dalle operazioni in Libano. Sino a che gli Israeliani lasciano intatte le risore siriane, combattono lasciando esposto il fianco destro.

[Un caccia Mig 29 di cui è dotata l’aviazione siriana]

Per come la vede Stratfor, Israele lancerà un’offensiva di terra già il 16 luglio “quando i riservisti del Comando Settentrionale Israeliano, che sono appena stati attivati, avranno avuto 72 ore per prepararsi. Comunque, dato che i razzi sparati dal Libano hanno colpito la città portuale israeliana di Haifa il 13 luglio, la Settima Divisione Corazzata Israeliana e le Brigate Barak e Golani, tra le forze di elite e le più decorate unità dell’esercito regolare israeliano, potrebbero spingersi avanti sino al Litani e lasciare che i riservisti li raggiungano dopo”.

Come capiscono bene i Libanesi, un’altra occupazione del loro paese risulterà in abusi dei diritti umani, dato che gli Israeliani considerano i Libanesi alla pari dei Palestinesi.

Nel 1998, la Commissione per i Diritti Umani ha deplorato “le continue violazioni israeliane dei diritti umani nelle zone occupate del Libano meridionale e della Bekaa occidentale, dimostrate in particolare dal rapimento e dalla detenzione arbitraria attualmente in corso di cittadini Libanesi [nei centri di tortura di Khiyam e Marjayoun], dalla distruzione delle loro case, dalla confisca delle loro proprietà, dall’espulsione dalle loro terre, dal bombardamento di pacifici villaggi e aree civili, e da altre pratiche che violano i più fondamentali principi dei diritti umani”. In breve, i Libanesi possono aspettarsi lo stesso genere di brutalità fatto subire ai Palestinesi.

Naturalmente, questo comportamento criminale, che copre circa due decenni, non ha nulla a che vedere con la formazione e la radicalizzazione di Hezbollah.

Kurt Nimmo
Fonte: http://kurtnimmo.com
Link: http://kurtnimmo.com/?p=458
15.07.2006

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALCENERO (Marcoc)

Pubblicato da Das schloss

  • marzian

    PETIZIONE – SALVARE I CIVILI LIBANESI

    Ai cittadini preoccupati del Mondo:

    “Uccidere civili innocenti NON è un atto di auto-difesa. Distruggere una nazione sovrana NON è una risposta misurata”.

    I civili libanesi sono stati sotto costante attacco dallo stato di Israele per molti giorni. Lo Stato di Israele, in disprezzo del diritto internazionale e della Convenzione di Ginevra, sta lanciando un assalto aereo e marittimo che prende di mira l’intera popolazione del paese. Civili innocenti subiscono una punizione collettiva in Libano da parte dello Stato di Israele in atti deliberati di terrorismo come descritti nell’articolo 33 della Convenzione di Ginevra.

    Il popolo libanese si sente abbandonato dal mondo, che sta chiudendo gli occhi sulla brutalità dello stato israeliano. Israele non sembra essere in grado di affrontare qualunque questione fuori dal reame di potere militare conferitogli dal governo degli Stati Uniti d’America e da altri governi occidentali.

    Scriviamo a voi questa lettera nella speranza che tale massacro sia fermato immediatamente. E’ dovere universale di ogni individuo difendere gli innocenti ed esporre la verità. Le numerose vittime civili delle operazioni israeliane stanno aumentando ogni ora. La brutalità degli attacchi ha raggiunto livelli terrificanti, dove un bambino è stato tagliato in tre mentre un altro era mezzo bruciato.

    La macchina da guerra israeliana, nella sua cieca ferocia, sta distruggendo non solo le nostre vite ma le fondazioni che potrebbero aiutare i civili a sopravvivere dopo il massacro. Le forze di difesa israeliane stanno distruggendo in poche ore quello che il Libano ha impiegato anni e miliardi di dollari a ricostruire.

    Fino ad ora oltre 100 civili libanesi sono stati uccisi, centinaia feriti, i ponti e le infrastrutture distrutti, i rifugiati stanno lasciando Beirut in massa e peggio di tutto l’assalto potrebbe portare ad una catastrofe umanitaria nelle prossime 48 ore. Ci deve essere una fine a questo ciclo di violenza e continua violazione delle leggi internazionali e del comportamento etico di base.

    Tra la cecità della comunità internazionale e la sordità di quella araba, la popolazione libanese assediata non ha scampo.

    La pace inizia con la giustizia

    PER FIRMARE: http://www.epetitions.net/julywar/ [www.epetitions.net]

    Scelto e tradotto da CARLO MARTINI per https://www.comedonchisciotte.org

    Nota del traduttore:

    Ho mandato una mail al sito per sapere a chi invieranno la petizione. Mi hanno detto che loro sono Libanesi, hanno scritto la petizione ed imbastito il sito web in meno di 24 ore. Al più presto pubblicheranno la lista di persone a cui sarà inviata. Ci sono già 30.000 firme, vi prego di aggiungere la vostra. Attenti che se usate Gmail è possibile la richiesta di conferma finisca tra lo spam.

  • marzian

    STANNO COLPENDO OVUNQUE, UCCIDENDO OVUNQUE

    DI AS’AD ABUKHALIL
    Angry Arab News Service

    Hanady Salman, un amico e curatore di As-Safir a Beirut, mi ha mandato una serie di foto (alcune sotto) e questo messaggio:

    “Cari amici e colleghi,
    Oggi l’elenco è più lungo, le foto vengono da ovunque. Oggi la portata dei bombardamenti è stata terribile. Stanno colpendo ovunque, uccidendo ovunque. Mi scuso se si rivelano inconvenienti e molte grazie a tutti voi che avete risposto e offerto aiuto.

    Hanady Salman”

    As’ad Abukhalil
    Fonte: http://angryarab.blogspot.com
    Link: http://angryarab.blogspot.com/2006/07/hanady-salman-friend-and-editor-at-as.html
    16.07.2006

    Scelto e tradotto per https://www.comedonchisciotte.org da CARLO MARTINI

  • marzian

    IL VOLTO DI QANA (I)

    DI MIGUEL MARTINEZ
    Kelebek

    In questi giorni, ho potuto scrivere poco.

    Ma quello che sta succedendo a Gaza e in Libano, e la fantastica distorsione della realtà in cui siamo immersi, richiedono un commento.

    Cominciamo con un’immagine che non troverete in televisione o sui giornali, e che risale a due o tre giorni fa.

    So che tutte le centinaia di migliaia di bambini assassinati da piloti militari hanno lo stesso aspetto: questo poteva essere un basco di Guernica nel 1937, un italiano nel 1944, un vietnamita nel 1970, o un iracheno di Falluja nel 2004.

    Giustamente questo omicidio non interessa nessuno, e forse non è un caso che non si veda nemmeno la faccia del bambino.

    Però vale la pena sapere come sia morto quel bambino. Ce lo racconta il bellissimo blog di Angry Arab [angryarab.blogspot.com].

    Questo bambino abitava in un villaggio nel sud del Libano. Gli israeliani avevano dato due ore a tutti gli abitanti per scappare, dopo di che il villaggio sarebbe stato raso al suolo.

    Gli abitanti hanno cercato rifugio presso la vicina base dell’ONU, che li ha cacciati via, e quindi sono stati sterminati da qualche pilota israeliano di passaggio.

    Ieri sera, immagino che quel pilota stesse ballando in discoteca, sfruttando al massimo il fascino della divisa. Proprio mentre Veltroni, Castelli, Fassino, Pera, Fini, Rutelli e Tajani fiaccolavano ecumenicamente a Roma, a suo sostegno.

    Sembra che i militari dell’ONU avessero paura di ripetere l’esperienza di Qana: il 18 aprile 1996, gli israeliani uccisero 106 civili che si erano rifugiati in una base dell’ONU. All’epoca, il portavoce del governo americano, Nicolas Burns, riuscì, come sempre, a far cadere la colpa sulle vittime: “Hezbollah usa i civili come scudo. E’ una cosa spregevole da fare, una cosa malvagia”. [1]

    Siccome certa gente in terra non sarà mai punita, possiamo solo augurarci che l’inferno esista davvero.

    Non sono storie nuove, perché il modo di ragionare dei dominatori dell’aria è sempre uguale.

    Scrive Sven Lindqvist, in quell’opera fondamentale che è Sei morto! il secolo delle bombe (Ponte alle Grazie, 1999), pp. 89-90:

    L’aviatore scovò gli ottentotti su un piccolo altipiano a circa mille metri d’altezza sopra il livello del mare. “Stavano lì seduti in gruppetti e si scaldavano accanto a dei piccoli falò, poiché difficilmente riescono a superare la notte senza fuoco” scrive il giornale di Johannesburg The Star in un reportage sulla rivolta del Bondelzwart (Africa sud-occidentale) nel 1922.

    Era l’alba di una domenica e l’aereo era carico di bombe e munizioni. “Quegli ometti giallognoli” furono colti assolutamente di sorpresa. Lassù avevano spesso cercato rifugio dai loro nemici: dieci uomini potevano tenere la cima della montagna contro un esercito intero. Adesso erano d’improvviso alla completa mercé del pilota d’aereo.

    “Le bombe cadevano da un’altezza di 30 metri. Le mitragliatrici aprivano il fuoco. Molti di loro precipitarono dentro la gola… Morirono a dozzine. Quelli che riuscirono a fuggire si disperdevano in ogni direzione.

    “Adesso le loro greggi sono state disperse. Montagne di carcasse sono ammucchiate nelle riserve. Le capanne sono state rase al suolo dal fuoco.

    “Stando alle dichiarazioni dei prigionieri, gli ottentotti sono stati completamente annientati da questo nuovo modo di combattere le rivolte.

    “Gli indigeni finiranno presto per scoprire che l’aeroplano ha precluso loro ogni possibilità di fare guerra”.

    Eppure gli ometti giallognoli di questo mondo non sempre piegheranno la testa.

    [1] Steven Erlanger, Christopher Sees Syria Chief in Bid on Lebanon Truce, The New York Times, April 21, 1996.

    Miguel Martinez
    Fonte: http://www.kelebek.splinder.com/
    Link: http://kelebek.splinder.com/1153223692#8716811
    18.07.2006

  • marzian

    IL VOLTO DI QANA (II)

    DI MIGUEL MARTINEZ
    Kelebek

    Quello che è successo in questi giorni, fa seguito a due avvenimenti importanti.

    Il primo, più noto, è l’attacco israeliano a Gaza, su cui ritorneremo.

    Il secondo, di cui probabilmente non avrete sentito parlare, è la scoperta, mezzo mese fa, in Libano, di una cellula di sicari [www.middle-east-online.com] guidati da un ex-poliziotto.

    I killer erano stati assoldati da Israele, e avevano compiuto una serie di omicidi, tra cui quello del palestinese Mahmud al-Majzub, ucciso assieme a suo fratello con un’autobomba a Sidone il 26 maggio scorso, e dei dirigenti di Hezbollah, Ali Saleh e Ali Hassan Dib, e di Jihad Jibril, il figlio del fondatore del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.

    Il 26 maggio, per chi non lo avesse notato, è meno di due mesi fa.

    Cioè, meno di due mesi fa, una squadra di assassini prezzolati ha piazzato una bomba in una macchina, che poi è stata fatta esplodere tramite un comando impartito da un aereo che è passato sopra, ovviamente violando lo spazio aereo libanese.

    Siamo in guerra, e non mi scandalizzo particolarmente. Mahmud al-Majzub era un combattente, che aveva fatto la scelta di resistere all’oppressione e di non chinare la testa. E di questi tempi, chi non china la testa sa di essere condannato a morte.

    Quello che invece è scandaloso è il fatto che tutti i media occidentali, in questi giorni, ci raccontino di un attacco da parte del Hezbollah, gratuito e non provocato, contro Israele.

    Come al solito, il problema non è Israele, che fa più o meno quello che farebbe qualunque stato se si potesse permettere sempre e ovunque ciò che vuole. Anche il Paraguay bombarderebbe Buenos Aires e compirebbe rapimenti in Bolivia se potesse.

    Il problema è chi permette a Israele di fare sempre e ovunque ciò che vuole; e chi fa le fiaccolate a sostegno delle sue aggressioni.

    Proprio in questi giorni, il governo libanese avrebbe dovuto presentare una protesta [www.aljazeera.com] per quello che ha definito un “atto di aggressione” davanti all’ONU.

    L’ambasciatore statunitense, Jeffrey Feltman, ha immediatamente minacciato un “impatto negativo” sui rapporti tra Stati Uniti e Libano in caso venisse presentata la denuncia. Poi uno si chiede perché qualcuno fa a meno dell’ONU, prende le armi e si difende da solo.

    Prigionieri

    Sia la Palestina che il Libano convivono con l’immenso dramma del carcere. Dal 1967 a oggi, è stato calcolato che 650.000 nativi palestinesi [www.france-palestine.org] sono passati per le carceri israeliane: questo su una popolazione attuale, nei territori occupati, di circa 3,5 milioni di persone. Facendo le dovute proporzioni, è come se 11 milioni di italiani fossero stati, in qualche momento della loro vita, in prigione.

    Questo vuol dire che non esiste una sola famiglia palestinese che non abbia conosciuto il carcere.

    Non esiste palestinese che non abbia visto picchiare il proprio padre.

    Non esiste palestinese che non abbia visto degli stranieri devastargli casa.

    Non esiste palestinese che non sia cresciuto negli urli di uomini con gli stivali che gli ordinavano di umiliarsi.

    Non esiste palestinese che non si ricordi di aver avuto il terrore del yahûd, che non si vergogni di essersela fatta sotto dalla paura.

    A me interessa poco sapere se la vita nei campi di detenzione nel deserto del Negev sia peggiore di quella, poniamo, in un carcere pakistano. Questo è un tipico dilemma da umanitari, che lascio a quelle persone che non cercano mai le cause delle cose, ma vorrebbero solo alleviare i sintomi. E lascia aperte infinite, stupide disquisizioni, sul tipo, “in Israele ti picchiano e basta, mentre in Liberia ti tagliano il piede”. Cosa che ci dovrebbe far immedesimare in chi si limita a picchiare.

    Quello che è importante è cogliere i punti fondamentali del sistema carcerario israeliano, che lo distinguono, ad esempio, da quello italiano.

    Prima di tutto, vengono punite proprio le scelte etiche: quasi tutti i palestinesi che sono andati in carcere, ci sono andati, non per aver spacciato droga, ma per aver tenuto la testa alta, quando gli si diceva, devi strisciare per terra.

    Secondo, il sistema di “detenzione amministrativa” implica che non si sa perché ci si trova in carcere, non si possiedono diritti e non si sa quando, né se, si uscirà.

    Terzo, l’incarcerazione è su basi esclusivamente ed esplicitamente razziali, come razziale è la divisione delle strade per ebrei e non ebrei, o razziale la libertà o l’impossibilità di muoversi. Se sei nato a Varese, ma sei della razza giusta, puoi girare con il Kalashnikov a Hebron. Se sei nato a Hebron, e ti trovi a Hebron, ma non sei della razza giusta, devi accettare che il primo veronese che passa ti vieti di andare a scuola, ti tiri i sassi o ti impedisca di portare tua moglie a partorire in ospedale.

    Quarto, lo scopo del sistema carcerario israeliano non è di rieducare, ma di estrarre informazioni. Non è importante la severità delle torture inflitte: il punto non è il sadismo, che esiste ovunque. E’ che tutti devono essere spinti al punto di tradire i propri amici. Per ottenere un risultato di questo tipo, in una società tutta basata sui rapporti di solidarietà, di famiglia, di intensa amicizia, si deve smontare sistematicamente e distruggere ogni individuo che finisce dentro la rete.

    In particolare, questo avviene dentro una società araba. Contrariamente ai pacifisti, che tendono a smussare le differenze culturali, io ritengo che una cultura arabo-islamica esista, anche se ovviamente non nella versione caricaturale degli islamofobi. E questa cultura arabo-islamica dà un valore eccezionale alla dignità della persona, che non deve mai essere umiliata. Chi conosce il nostro meridione, ha un’idea, anche se parziale, di questo senso di rispetto e di cortesia.

    Mentre l’intero sistema del dominio consiste nel ricordare ai dominati che non devono osare fiatare, e che il dominante può entrare nelle loro case in qualunque momento, può tagliare i loro ulivi come gli gira, può ordinare loro di sdraiarsi per ore sull’asfalto, finché gli gira, può mettere le mani addosso ai bambini e alle donne.

    Ecco perché la liberazione dei prigionieri è una questione molto più grave di quello che potrebbe mai essere da noi. Forse perché agli arabi, privati di tutto il resto, è rimasta una briciola di dignità in più rispetto a noi.

    Oggi ci sono circa 10.000 o 12.000 prigionieri palestinesi: le cifre variano, probabilmente secondo i momenti e le definizioni, comunque è come se ci fossero in Italia 170.000 persone in carcere solo per le loro idee o le loro azioni politiche.

    Per questo, un gruppo armato palestinese ha recentemente preso prigioniero un soldato israeliano, chiedendo in cambio il rilascio delle sole donne e minorenni nelle carceri e nei campi israeliani.

    In passato, Israele ha più volte accettato scambi di prigionieri, a differenza di altri paesi.

    La cosa non è sorprendente: Moro fu sacrificato per la sacralità delle istituzioni, ma Israele è ciò che in sociologia si chiama una Herrenvolk Democracy, cioè uno stato che non ha un particolare culto delle istituzioni astratte, ma si tiene insieme per l’enorme valore attribuito a ogni singolo membro di una certa etnia, che gode di diritti certamente notevoli. Tra cui il diritto di contare sulla protezione dello stato in ogni momento. Inoltre, esistono possibilità illimitate di procurarsi nuovi prigionieri arabi.

    Negli ultimi trent’anni [www.michaelmoore.com], Israele ha rilasciato circa 7.000 prigionieri, in cambio di 19 israeliani vivi, e dei corpi di altri otto.

    Nel 2004, Israele rilasciò ben 429 prigionieri in cambio di un unico imprenditore israeliano e dei corpi di tre soldati morti: è interessante notare che tra i prigionieri rilasciati, ce n’erano alcuni che Israele aveva catturato proprio allo scopo di scambiarli.

    C’è qualcosa di grandiosamente imperiale e rassicurante in questo scambio, dove persino il corpo morto di un uomo bianco vale decine e decine di indigeni. La tecnologia fa di questi miracoli: la proporzione di israeliani e di libanesi morti in questi giorni è, al momento, di 1 a 41.

    –>

    Miguel Martinez
    Fonte: http://www.kelebek.splinder.com/
    Link: http://kelebek.splinder.com/1153230502#8718119
    18.07.2006

  • marzian

    LA NUOVA GUERRA IN MEDIO ORIENTE DI CHENEY

    A CURA DI MOVISOL

    17 luglio 2006 – Il nuovo conflitto tra Israele e Libano rappresenta il “secondo fronte” aperto dal Vice President Cheney in Medio Oriente, dopo la campagna militare israeliana nella striscia di Gaza per annientare il governo di Hamas. Ora c’è da attendersi l’apertura di un terzo fronte contro la Siria, che sarebbe il preludio per un attacco contro l’Iran attraverso Israele che operi per conto di Cheney o tramite un attacco diretto delle forze USA.

    Come recentemente riferito nell’ultimo numero di giugno della rivista EIR, questa nuova guerra è stata pianificata durante un incontro segreto tra Cheney, Donald Rumsfeld e Benjamin Netanyahu alla conferenza indetta dall’American Enterprise Institute a metà giugno a Beaver Creek in Colorado ( l’articolo dell’EIR in inglese, formato PDF [www.larouchepub.com]).

    L’apertura del “secondo fronte”, cioè l’attacco di Israele al Libano, era pianificata. Stando ad Ha’aretz del 13 luglio, le manovre militari erano state preparate per la fine dell’estate in base ad uno scenario che prevedeva incidenti di confine a cui l’esercito israeliano avrebbe risposto con un attacco in forze contro il Libano. Fonti mediorientali consultate dall’EIR riferiscono che i soldati israeliani catturati dagli Hezbollah erano sconfinati in territorio libanese.

    Com’era prevedibile, gli Hezbollah hanno risposto ai bombardamenti aerei e di artiglieria contro gli obiettivi in Libano lanciando missili a breve raggio contro le città settentrionali israeliane come Haifa. Il 15 luglio un missile ha centrato un’unità navale israeliana impegnata nel blocco navale de Libano. Gli israeliani intendono liquidare le capacità militari di Hezbollah nel Libano meridionale, a partire dalla batterie missilistiche. Gli Hezbollah dispongono infatti di migliaia di missili a breve raggio che sarebbero usati nel caso di un attacco di Israele contro la Siria o l’Iran.

    Lo storico militare israeliano Meir Pa’il ha confermato all’EIR che da un punto di vista militare Israele probabilmente occuperà il Libano meridionale fino al fiume Litani. Nondimeno Israele non potrebbe sostenere una guerra a tutto campo in Libano come quella del 1982, e neanche un’occupazione permanente della vecchia “zona di sicurezza” da cui si ritirò nel 2000. Sebbene Pa’il dubita che la Siria offrirà ad Israele un pretesto per attaccare, è però convinto che se questo pretesto sarà creato, un attacco militare non è da escludere. “Il vero problema è che i leader israeliani pensano solo in termini militari”, mentre il problema reale è politico – costruire una pace con i vicini arabi – ha detto Pa’il, che è membro del partito favorevole alla pace Meretz-Yahad.

    Un’altra fonte israeliana, che rappresenta ampi strati dei militari e della sicurezza del paese, ha spiegato all’EIR che Israele continuerà ad agire militarmente contro gli Hezbollah. Israele accetterà un cessate il fuoco solo se questo prevede l’intervento di una forza militare internazionale da stanziare lungo il confine israeliano palestinese con il compito di fungere da cuscinetto tra Israele e gli Hezbollah. Molto probabilmente dovranno essere truppe della NATO, ha spiegato la fonte. Un cessate il fuoco, ha aggiunto, non può essere mediato dagli Stati Uniti perché Washington non ha mostrato risolutezza e per questo si è screditata in tutta la regione. La fonte ha concluso che la situazione potrebbe migliorare “se a Washington ci fosse un governo”.

    Movisol
    Fonte: http://www.movisol.org/
    Link: http://www.movisol.org/znews125.htm
    17.07.2006