Home / ComeDonChisciotte / ISRAELE DOVREBBE CERCARE NEMICI RAGIONEVOLI

ISRAELE DOVREBBE CERCARE NEMICI RAGIONEVOLI


DI HASAN ABU NIMAH
The Jordan Times

Dice un vecchio proverbio: “meglio un nemico ragionevole che un amico stolto”. Israele dovrebbe tenerne conto. Nel suo storico conflitto con gli arabi, Israele si è abituato a vittorie facili ed è sempre stato tentato a spingersi ancora oltre. Ha vinto guerre su diversi fronti nel 1947-48, 1967 e nel 1973. Nel 1956, Israele ha condotto l’aggressione trilaterale anglo-francese-israeliana contro l’Egitto e in velocità record ha battuto l’esercito egiziano, occupando la striscia di Gaza e tutto il Sinai fino alle coste del Canale di Suez. Uno degli aspetti più importanti della pianificazione politica di Israele era di costruire fin dal principio una forza militare abbastanza potente da assicurare la superiorità in tutti i suoi conflitti con i vicini.

AGGIORNAMENTO: A seguito, “Difendere Israele”, regola n. 1: stravolgere la realtà (Enrico Galoppini; Al Jazira), Chi ha iniziato? (Gideon Levy; Ha’aretz); Le ferite dei Palestinesi suggeriscono che Israele stia usando nuove armi chimiche a Gaza (Ma’an News); Israele – L’unica democrazia in Medio Oriente – Un’email al’ambasciatore di Israele nel Regno Unito (Gabriele Zamparini; The Cat’s Blog)Ma le cose hanno cominciato ad andare male nel 1982, dopo che Israele ha invaso il Libano. Anche lì ha ottenuto facilmente la vittoria militare contro i combattenti dell’OLP (Organizzazione per la liberazione della Palestina) e l’esercito siriano, mentre ufficialmente l’esercito libanese rimaneva in disparte, consapevole del fatto che avrebbe potuto fare poco per fermare un’avanzata israeliana. Ma, nonostante il costo in vite umane sia stato enorme, alla fine della guerra Israele non ha ottenuto nessun risultato politico. Ha abbandonato il Libano dopo averne occupato il sud per vent’anni senza aver ottenuto niente, e avendo invece contribuito all’ascesa di Hizbollah, un movimento di resistenza determinato che è stato in grado di affrontare la sfida di Israele sui campi di battaglia.

Nel 1983 la resistenza di Hizbollah è riuscita a costringere gli invasori israeliani ad uscire dal Libano, lasciando loro solo una striscia di terra larga 10 miglia lungo la parte libanese del confine, definita zona cuscinetto di sicurezza, controllata dall’Esercito del Sud-Libano (SLA), sostenuto da Israele. Hizbollah però ha continuato ad attaccare sia gli Israeliani che le loro forze delegate fino a che, nel maggio del 2000, Israele è stato costretto ancora una volta a lasciare rapidamente il Libano. Abbandonato e senza l’appoggio diretto di Israele, l’SLA si è disintegrato velocemente e migliaia di collaboratori hanno abbandonato il Libano seguendo i loro sostenitori israeliani.

Non essendo riuscito a sconfiggere militarmente Hizbollah, Israele ha inserito al primo posto della sua lista diplomatica e politica questo gruppo, insieme ai suoi sostenitori in Siria e in Iran. Sotto pressione israeliana, Hizbollah è stato marchiato come organizzazione “terrorista”. La campagna internazionale per costringere Hizbollah a disarmarsi fa parte del tentativo di far considerare illegittima qualsiasi resistenza armata contro Israele.

Israele, invece di imparare la lezione dal terribile scompiglio con il Libano, ha deciso di ripetere i suoi errori ancora più vicino a casa propria. L’unico conforto nel guardare Israele mentre commette le sue crudeli follie a Gaza, ispirate dal Libano, è quella di sentire voci coraggiose all’interno di Israele criticare con foga il fatto che il paese continui ad affidarsi alla bruta forza militare come unico strumento politico. È degno di nota il fatto che esista una volontà molto maggiore di trattare con realtà militari e politiche all’interno di almeno un piccolo segmento della società israeliana, rispetto a quanta ce ne sia in qualsiasi media mainstream statunitense.

Aluf Benn, un importante cronista del giornale israeliano Haaretz, ha osservato che “Hizbollah, mantenendo tranquilla la Galilea, sta facendo un lavoro migliore dell’SLA filo-israeliano ” (7 luglio). Benn aggiunge: “Ci serve un Nasrallah” a Gaza, dal momento che in Libano, “è stato creato un equilibrio stabile deterrente da entrambe le parti del confine; e il ritiro dal sud è stato reso possibile non dal coraggio di Barak [Ehud Barak, ex primo ministro israeliano] ma grazie al leader di Hizbollah Hassan Nasrallah” che dall’altra parte ha portato avanti una politica di “una legge un’arma”.

In realtà quello che sta dicendo Benn è che il peggior nemico dichiarato di Israele, Hizbollah, in realtà è un amico di Israele molto migliore rispetto a tutti i suoi indiscutibili sostenitori che lo armano a livello militare e diplomatico. Hizbollah è riuscito a far smettere a Israele di commettere quelle follie che continua a fare oggi con il completo beneplacito dei poteri occidentali nei territori palestinesi occupati.

Nella visione assurdamente limitata di Israele, gli accordi di Oslo avrebbero dovuto produrre in Cisgiordania e a Gaza una versione di quello che non era riuscito in Libano, un esercito delegato in veste di autorità locale, che presidia un popolo assoggettato per conto dell’occupante israeliano. Ci si aspetterebbe che l’occupazione finisca prima che un’autorità nazionale assuma il potere, ma in base ad Oslo i due esistono contemporaneamente e i “liberatori” collaborano con l’occupazione invece di eliminarla.

Israele non ha mai visto nell’Autorità Palestinese un’alternativa al suo controllo sui territori occupati, ma semplicemente un’estensione del suo stesso controllo, dando in subappalto molti dei rischi e dei costi a qualcun altro.

La differenza sostanziale tra i territori palestinesi occupati e il Libano è che il ritiro dal Libano è stato relativamente semplice una volta che Israele è stato costretto a cedere sulla sua ideologia di dominio totale; non c’erano coloni nel sud del Libano. Ma anche questo è un aspetto interessante. Non è difficile immaginare che se Hizbollah non fosse esistito, a questo punto ci sarebbero forse venti o trentamila coloni israeliani che coltivano viti e mele nel Libano meridionale, sostenendo che sia una parte della terra che Dio ha promesso loro. Ora è un importante scrittore israeliano a dirci che è la legittima resistenza, e non la “comunità internazionale”, ad essere riuscita a controllare l’espansionismo israeliano, aiutandolo a servire i suoi interessi in modo molto migliore.

La calma seguita al ritiro dal Libano potrebbe aver fatto erroneamente credere ad Israele di poter produrre lo stesso effetto come ha fatto l’anno scorso spingendo fuori i suoi coloni da Gaza. Questa decisione era inevitabile perché il rifiuto degli insediamenti da parte dei palestinesi e la resistenza contro questi aveva innalzato il costo del loro mantenimento a livelli che Israele non poteva più affrontare. L’abbaglio però è stato quello di credere che Israele potesse condurre una politica di ritiro da Gaza continuando a colonizzare la Cisgiordania. Israele credeva erroneamente che il popolo palestinese potesse essere diviso, e gli interessi di Gaza contrapposti a quelli della Cisgiordania.

Invece il ritiro da Gaza si è rivelato essere disastroso dal punto di vista di Israele. Ha mostrato ancora una volta che la Cisgiordania e Gaza sono un’unica cosa e che attraverso un ritiro parziale da una parte non può ottenere calma o copertura per le continue violazioni di Israele.

Il problema per i politici israeliani che hanno scommesso tutto sul modello del “disimpegno” da Gaza, è che promette di far diventare le linee proposte per il ritiro in Cisgiordania nuovi fronti di battaglia, sorvolati da missili Qassam e con commando che scavano sotto qualsiasi muro all’interno di ogni insediamento.

L’isteria che ha colto l’esercito israeliano dopo la cattura del soldato israeliano due settimane fa riflette semplicemente smarrimento e confusione. Nessuna violenza né cieca brutalità farà arrendere i Palestinesi. Ma senza usare la forza, dal momento che Israele ha escluso tutte le altre opzioni, l’occupante non si sentirà mai sicuro. La violenza quindi continuerà ad aumentare e continuerà a generare una resistenza più tenace, finché non si spezza questo circolo vizioso.

Se Israele è rimasto deluso dall’arrendevolezza illimitata dei suoi tanti amici, cioè tutti quelli che hanno appoggiato le sue infinite ambizioni territoriali e violazioni o hanno consentito benevolmente ad insediarsi per quasi niente, come l’Autorità Palestinese, è ora che prenda in considerazione il consiglio di Benn. È meglio avere a che fare con un nemico forte che agisce in maniera chiara e dignitosa, piuttosto che perdersi nel caos della fantasia e dell’irrealtà. Se la tua banca ti offre agevolazioni infinite e finanzia le tue spese sconsiderate, finisci in bancarotta.

Israele si trova in una situazione di bancarotta politica perché ha devastato tutto il suo patrimonio politico.

Hasan Abu Nimah
Fonte: http://www.jordantimes.com/
Link: http://www.jordantimes.com/wed/opinion/opinion2.htm
12.07.2006

Traduzione per www.comedonchsiciotte.org a cura di OLIMPIA BERTOLDINI

VEDI ANCHE:

PIOGGIA D’ESTATE (SIMONA MASINI)

Pubblicato da Olimpia

  • marzian

    “DIFENDERE ISRAELE”, REGOLA N. 1: STRAVOLGERE LA REALTA’

    DI ENRICO GALOPPINI
    Al Jazira

    Uno dei recenti ‘trucchi linguistici’ escogitati per difendere la causa del Sionismo è l’utilizzo improprio delle parole “rapimento” e “sequestro”.

    Nessuna tv o giornale “autorevole” fa eccezione (per cui è superfluo proporre esempi), ma se ancora il dizionario della lingua italiana ha un senso si dovrebbe parlare di militari israeliani fatti “prigionieri” dai miliziani dello Hezbollah libanese. Ma questo sarebbe pretendere troppo, perché significherebbe che al nemico viene riconosciuto lo status di belligerante, mentre nei fatti è considerato alla stregua di una “anonima sequestri”: i “rapimenti” e i “sequestri” non li fanno, appunto, dei volgari banditi?

    Ma oggi viviamo una situazione irreale: di tutti gli Stati che aderiscono all’Onu, ne abbiamo tre – Usa, GB e Israele – che si arrogano l’esclusivo diritto di potersi fregiare a pieno titolo del rango di Stato, mentre gli altri son tutti potenzialmente oggetto di “operazioni di polizia internazionale”; è il motivo per cui la guerra non si “dichiara” più, per il semplice fatto che la suddetta triade non riconosce, all’atto pratico, altri Stati. Questo considerarsi al di sopra di tutto e tutti comporta tutta una serie di atteggiamenti sbalorditivi, quali, ad esempio, il bombardamento di un aeroporto internazionale di uno Stato membro delle Nazioni Unite (il Libano), il sorvolo a bassa quota con aerei da guerra del palazzo presidenziale di un altro Stato membro delle Nazioni Unite (la Siria), la traduzione di fronte ad un tribunale fantoccio del legittimo Governo di uno Stato membro delle Nazioni Unite (l’Iraq), il paventato arresto del presidente di uno Stato membro delle Nazioni Unite (l’Iran) qualora si fosse presentato a tifare per la sua nazionale ai mondiali di calcio!

    Non si può certo dar torto al presidente bielorusso Lukashenko, che ha affermato per mettere i puntini sulle “i”: “L’Onu siamo noi”.

    Sostenere che solo Usa, GB e Israele si sono esclusivamente attribuiti la dignità di Stato sovrano negandola agli altri non è un’esagerazione che, al limite, può andare bene solo in relazione agli Stati arabi: si pensi alle pressioni a non finire sull’Austria all’epoca del “caso Haider”, oppure alla fine della Jugoslavia (bombardamento su Belgrado, processo farsa a Milosevic ecc.: ricordo che l’unico aviatore serbo che riuscì ad abbattere un aereo della Nato è stato poi messo sulla graticola giudiziaria come un volgare “terrorista”).

    Conosco anche l’obiezione degli arroganti – perché ipermediatizzati – “avvocati d’Israele”: che Hezbollah “non è l’esercito libanese”. Ma nell’atipica situazione libanese va detto che esso rappresenta l’unica garanzia d’intangibilità del territorio del Libano. E non lo dico io, lo dimostrano i fatti recenti del Libano. La verità è che la piega che si voleva far prendere agli eventi in seguito all’assassinio di Hariri non è quella desiderata dai suoi mandanti: Hezbollah, oltre ad aver ottenuto 14 parlamentari non ha smobilitato le sue milizie, e questo non perché si è imposto unilateralmente sui desideranti un “Libano libero” (e “arancione”), ma perché almeno mezzo Libano (compresi settori cristiani) si è reso conto che disarmare Hezbollah equivaleva ad un suicidio nazionale.

    Ma torniamo ai “sequestri” e ai “rapimenti”. Aljazeera per descrivere i militari israeliani nelle mani di Hezbollah usa il termine asîr (pl. asrà), che significa appunto “prigioniero”, e lo stesso Hasan Nasrallah parla di “prigionieri” di Hezbollah in mano all’esercito israeliano, proponendo difatti uno “scambio di prigionieri”. Evidentemente c’è della dignità nella considerazione che Hezbollah ha dei militari israeliani, ma non il contrario. Lo si evince anche dal modo in cui gli oltre sessanta uomini politici palestinesi nelle mani degli israeliani vengono descritti da questi ultimi: trattasi di “arresti”. Ora, mi sembra un po’ strano che i membri di un parlamento e di un governo di uno Stato (seppur un simulacro di Stato, comunque uno “Stato”: non salmodiano sempre “due Stati per due popoli”?) possano essere “arrestati” da un altro Stato. Al limite dovrebbe trattarsi di “prigionieri”, ma non sia mai detto, o forse proprio in questo caso si tratta effettivamente di “rapiti” e “sequestrati”…

    Come che sia, anche questa volta “Israele” la farà franca: dopo aver causato al Libano in un solo giorno un danno economico stimato in decine di milioni di dollari (ponti, strade, piste dell’aeroporto, turisti in fuga, viaggi annullati, blocco delle importazioni e delle esportazioni, borsa crollata: a proposito, a chi si rivolgerà il turista italiano per il risarcimento del biglietto? all’Ambasciata israeliana? al gran rabbino?) riceverà, in ossequio alla logica della “equivicinanza” elaborata in qualche Centro che naturalmente auspica la “pace in Medio Oriente”, rinnovate e più sperticate lodi, che supereranno in fantasia e piaggeria il “siamo tutti ebrei” di Bertinotti (dopo aver ricevuto delle minacce!), la denuncia dei “rigurgiti di antisionismo” (Giordano), l’individuazione nello “scudo di David” delle “radici europee”… fino all’”Israele patrimonio dell’umanità” (Prodi): fino ad ora avevo sentito parlare di “patrimoni dell’umanità” con riferimento a città, opere d’arte o architettoniche, ma stavolta viene il dubbio che il “patrimonio” stia nell’assetto istituzionale (discriminatorio) dello Stato sionista, o addirittura nel c.d. “popolo ebraico”, in tal modo custodito come una sorta di bene prezioso, il Bene incarnato.

    Ma i complimenti, sebbene graditi da “Israele”, non bastano mai se non sono accompagnati dalle palanche. E’ di questi giorni la notizia di un accordo firmato [it.biz.yahoo.com] tra la Regione Lazio e un Centro industriale israeliano per “la ricerca e lo sviluppo”, le cui basi sono state gettate circa un mese fa in occasione dell’ennesimo “ viaggio della memoria [www.italplanet.it]”. Parafrasando il titolo del celebre libro di Finkelstein [www.vho.org] verrebbe da titolare “Industria e Olocausto”! Quanto ai palestinesi, si accontenterebbero di un banalissimo riconoscimento dei torti subiti (uccisioni, distruzioni, espulsioni ecc.), senza scomodare gli “olocausti”, ma non hanno nemmeno questa magra consolazione: le industrie e gli “accordi”, per il momento, se li possono sognare!

    Enrico Galoppini
    Fonte: http://www.aljazira.it
    Link: http://www.aljazira.it/index.php?option=content&task=view&id=801&Itemid=1
    12.07.2006

  • marzian

    CHI HA INIZIATO?

    DI GIDEON LEVY
    Ha’aretz

    “Abbiamo lasciato Gaza e loro ci sparano i Qassam” – non esiste una formulazione più precisa del punto di vista che sta prevalendo[ndt, in Israele] in queste ore del conflitto. “Hanno iniziato loro”, sarà la risposta ripetitiva a chiunque cerchi di argomentare, ad esempio, che poche ore prima del primo Qassam caduto nella scuola di Askelon, che non ha causato danni, Israele ha seminato distruzione nella Università islamica di Gaza.

    Israele sta causando black out energetici, mantiene l’assedio, bombarda e spara, assassina e imprigiona, uccide e ferisce civili, inclusi bambini e neonati in misura orrenda, ma “Hanno iniziato loro”.

    C’è stata anche una “rottura delle regole” condotta da Israele: ci è permesso bombardare qualunque cosa vogliamo ma a loro non è concesso lanciare Qassam. Quando sparano un Qassam su Askelon, si tratta di “una escalation del conflitto”, e “ quando noi bombardiamo una università e una scuola, è assolutamente giusto”. Perché? Perché hanno iniziato loro. Ecco perché la maggioranza pensa che tutto il giusto stia dalla nostra parte. Come in un bisticcio nel cortile di scuola, l’argomento su chi ha iniziato è l’argomento moralmente vincente di Israele per giustificare qualunque ingiustizia.

    Allora, chi realmente ha iniziato? E poi, abbiamo “lasciato Gaza?”

    Israele ha lasciato Gaza solo parzialmente, e in modo non chiaro. Il piano di disimpegno, che era stato etichettato con titoli divertenti come “ripartizione” e “fine dell’occupazione”, ha significato lo smantellamento delle colonie e la partenza da Gaza delle Forze di Difesa, ma non ha cambiato in niente le condizioni di vita della popolazione della Striscia. Gaza è ancora una prigione e i suoi abitanti sono ancora condannati a vivere in povertà e oppressione. Israele rinchiude esternamente il mare, l’aria e la terra, eccetto che per una limitata valvola di salvezza al crossing di Rafah.

    Non possono visitare i loro parenti della Cisgiordania o cercare lavoro in Israele da cui l’economia di Gaza ha dipeso per circa 40 anni. Alcuni beni possono essere trasportati, altri no. Gaza non ha alcuna possibilità di scappare alla povertà in queste condizioni. Nessuno farà investimenti, nessuno può svilupparsi, nessuno si può sentire libero là dentro. Israele ha lasciato la gabbia, ha buttato via la chiave e ha lasciato i residenti al loro amaro destino. Adesso, nemmeno dopo un anno, il disengagement sta ritornando indietro, con molta più violenza.

    Che cosa potremmo ancora aspettarci? Che Israele possa ritirarsi unilateralmente, ignorando brutalmente e immoralmente i loro bisogni e che loro sopporteranno in silenzio il loro amaro destino e non continueranno a lottare per la loro libertà, per le loro vite o per la loro dignità?

    Abbiamo promesso un passaggio di sicurezza con la Cisgiordania e non abbiamo mantenuto la promessa. Abbiamo promesso di liberare i prigionieri e non abbiamo mantenuto la promessa. Abbiamo sostenuto elezioni democratiche per poi dopo boicottare la leadership legalmente eletta, confiscando fondi che le appartengono, e dichiarandole guerra. Avremo potuto ritirarci da Gaza con dei negoziati e in modo coordinato, rafforzando intanto la leadership palestinese, ma ci siamo rifiutati di farlo. E ora, ci pentiamo di questa “mancanza di leadershi”? Abbiamo fatto tutto quello che si poteva per minare la loro società e leadership, assicurandoci quanto più possibile che il disengagement non sarebbe stato un nuovo capitolo nelle nostre relazioni con la nazione vicina, e ora siamo stupiti dalla violenza e dall’odio che abbiamo coltivato con le nostre mani.

    Cosa sarebbe potuto accadere se i palestinesi non avessero lanciato i Qassam? Israele avrebbe tolto il blocco economico da Gaza? Avrebbe aperto il confine ai lavoratori palestinesi? Incoraggiato gli investimenti a Gaza? Non ha senso. Se i Gaziani fossero rimasti seduti, come Israele si aspetta da loro, il loro caso sarebbe scomparso dall’agenda – qui e nel resto del mondo. Israele potrebbe continuare con la convergenza che ha significato soltanto servire i propri obiettivi, ignorando i loro bisogni.

    Nessuno si sarebbe dato pensiero per il destino della gente di Gaza se loro non avessero reagito violentemente. Questa è l’unica amara verità, ma con calma sono trascorsi i primi venti anni dell’occupazione e noi non abbiamo mosso un dito per provi fine.

    Al contrario, coperti dalla calma, abbiamo costruito un enorme e criminale impresa coloniale. Con le nostre stesse mani, noi stiamo ancora una volta spingendo i palestinesi ad usare le insignificanti armi che possiedono; e in tutta risposta impieghiamo un intero immenso arsenale a nostra disposizione, e continuiamo a lamentarci che “Hanno iniziato loro”.

    Abbiamo iniziato noi. Abbiamo iniziato con l’occupazione e siamo legati al dovere di porvi fine, una fine reale e completa. Abbiamo iniziato noi con la violenza. Non c’è violenza peggiore che quella di chi occupa, usando la forza su un intera nazione, così che la domanda su chi per primo ha sparato è ad ogni modo un evadere, fornendo un quadro distorto. C’erano, anche dopo Oslo, quelli che dichiaravano “abbiamo lasciato i territori”, in una simile commistione di cecità e bugie.

    Gaza è in serio pericolo, condannata a morte, all’orrore e alle difficoltà quotidiane, lontana dagli occhi e dal cuore degli Israeliani. Stiamo mostrando solo i Qassam. Vediamo solo i Qassam. La Cisgiordania è ancora sotto lo stivale dell’occupazione, le colonie stanno crescendo, e qualunque mano tesa per un negoziato, inclusa quella di Ismail Haniyeh, viene immediatamente respinta. E dopo tutto questo, se ancora qualcuno pensa in modo diverso, la risposta vincente è presto detta: “Hanno iniziato loro”. Hanno iniziato e il giusto è dalla nostra parte, mentre la realtà è che non hanno iniziato loro e che noi non siamo dalla parte del giusto.

    Versione originale

    Gideon Levy
    Fonte: http://www.haaretz.com/
    Link: http://www.haaretz.com/hasen/spages/736009.html
    09.07.2006

    Versione italiana

    Fonte: http://redazione-minorityreport.blogspot.com/
    Link: http://redazione-minorityreport.blogspot.com/2006_07_09_redazione-minorityreport_archive.html#115246004421089903

    Traduzione a cura di redazione-minorityreport

  • marzian

    LE FERITE DEI PALESTINESI SUGGERISCONO CHE ISRAELE STIA USANDO ARMI CHIMICHE A GAZA

    A CURA DI MAAN NEWS

    Lunedì il ministro della sanità palestinese ha rivelato che l’esercito israeliano ha usato un nuovo tipo di esplosivo nella sua offensiva sulla Striscia di Gaza. Questi esplosivi contengono materiale tossico e radioattivo che brucia e lacera il corpo della vittima dall’interno e lascia deformazioni a lungo termine.

    Il ministro chiede alla comunità internazionale e alle organizzazioni umanitarie di inviare una commissione medica ad esaminare le vittime e confermare la verità su queste armi proibite che Israele sembra stia usando.

    Il ministro ha spiegato che la maggior parte delle ferite registrate negli ospedali risultano da enormi esplosioni che causano ustioni e lacerazioni degli arti, comprese le parti interne del corpo. Questo causa a sua volta deformazioni a lungo termine.

    Si aggiunge che i dottori a Gaza sono stati costretti ad amputare gli arti di almeno 12 Palestinesi feriti come risultato delel ferite riportate nell’attuale offensiva israeliana sulla Striscia.

    Maan News Agency
    Fonte: http://www.maannews.net
    Link: http://www.maannews.net/en/index.php?opr=ShowDetails&ID=13044
    10.07.2006

    Scelto e tradotto per https://www.comedonchisciotte.org da CARLO MARTINI

  • marzian

    Quello nella foto è l’ambasciatore israeliano a Roma, Ehud Gol. Questo è il suo indirizzo e-mail: [email protected]

    Propongo di tempestarlo di mail, anche solo riportando quella di Gabriele Zamparini.

  • marzian

    ISRAELE, L’UNICA DEMOCRAZIA IN MEDIO ORIENTE – UN E-MAIL ALL’AMBASCIATORE DI ISRAELE NEL REGNO UNITO

    DI GABRIELE ZAMPARINI
    The Cat’s Blog

    Caro AMBASCIATORE ZVI HEIFETZ,

    Posso a malapena trovare le parole per commentare le atrocità che il suo governo ha commesso contro civili innocenti in questi ultimi giorni e ore. Il vostro comportamento crudele, spietato e criminale è contro ogni principio etico, morale o religioso e certamente è contro il diritto internazionale, che il suo governo non ha mai rispettato. Il biasimevole razzismo delle azioni del suo governo compete solo con l’ipocrisia usata per giustificarle.

    Spero che il popolo del suo paese trovi finalmente il coraggio di scegliere la pace e la giustizia contro l’abominevole razzismo e la violenza del suo stesso governo. Sono certo che merita molto più che vivere in uno stato terrorista.

    Sinceramente,
    Gabriele Zamparini
    Londra

    Fonte: http://www.thecatsdream.com/blog
    Link: http://www.thecatsdream.com/blog/2006/07/israel-only-democracy-in-middle-east.htm
    13.07.2006

    Scelto e tradotto per https://www.comedonchisciotte.org da CARLO MARTINI