ISRAELE DOVREBBE CERCARE NEMICI RAGIONEVOLI

blank
DI HASAN ABU NIMAH
The Jordan Times

Dice un vecchio proverbio: “meglio un nemico ragionevole che un amico stolto”. Israele dovrebbe tenerne conto. Nel suo storico conflitto con gli arabi, Israele si è abituato a vittorie facili ed è sempre stato tentato a spingersi ancora oltre. Ha vinto guerre su diversi fronti nel 1947-48, 1967 e nel 1973. Nel 1956, Israele ha condotto l’aggressione trilaterale anglo-francese-israeliana contro l’Egitto e in velocità record ha battuto l’esercito egiziano, occupando la striscia di Gaza e tutto il Sinai fino alle coste del Canale di Suez. Uno degli aspetti più importanti della pianificazione politica di Israele era di costruire fin dal principio una forza militare abbastanza potente da assicurare la superiorità in tutti i suoi conflitti con i vicini.

AGGIORNAMENTO: A seguito, “Difendere Israele”, regola n. 1: stravolgere la realtà (Enrico Galoppini; Al Jazira), Chi ha iniziato? (Gideon Levy; Ha’aretz); Le ferite dei Palestinesi suggeriscono che Israele stia usando nuove armi chimiche a Gaza (Ma’an News); Israele – L’unica democrazia in Medio Oriente – Un’email al’ambasciatore di Israele nel Regno Unito (Gabriele Zamparini; The Cat’s Blog)Ma le cose hanno cominciato ad andare male nel 1982, dopo che Israele ha invaso il Libano. Anche lì ha ottenuto facilmente la vittoria militare contro i combattenti dell’OLP (Organizzazione per la liberazione della Palestina) e l’esercito siriano, mentre ufficialmente l’esercito libanese rimaneva in disparte, consapevole del fatto che avrebbe potuto fare poco per fermare un’avanzata israeliana. Ma, nonostante il costo in vite umane sia stato enorme, alla fine della guerra Israele non ha ottenuto nessun risultato politico. Ha abbandonato il Libano dopo averne occupato il sud per vent’anni senza aver ottenuto niente, e avendo invece contribuito all’ascesa di Hizbollah, un movimento di resistenza determinato che è stato in grado di affrontare la sfida di Israele sui campi di battaglia.

Nel 1983 la resistenza di Hizbollah è riuscita a costringere gli invasori israeliani ad uscire dal Libano, lasciando loro solo una striscia di terra larga 10 miglia lungo la parte libanese del confine, definita zona cuscinetto di sicurezza, controllata dall’Esercito del Sud-Libano (SLA), sostenuto da Israele. Hizbollah però ha continuato ad attaccare sia gli Israeliani che le loro forze delegate fino a che, nel maggio del 2000, Israele è stato costretto ancora una volta a lasciare rapidamente il Libano. Abbandonato e senza l’appoggio diretto di Israele, l’SLA si è disintegrato velocemente e migliaia di collaboratori hanno abbandonato il Libano seguendo i loro sostenitori israeliani.

Non essendo riuscito a sconfiggere militarmente Hizbollah, Israele ha inserito al primo posto della sua lista diplomatica e politica questo gruppo, insieme ai suoi sostenitori in Siria e in Iran. Sotto pressione israeliana, Hizbollah è stato marchiato come organizzazione “terrorista”. La campagna internazionale per costringere Hizbollah a disarmarsi fa parte del tentativo di far considerare illegittima qualsiasi resistenza armata contro Israele.

Israele, invece di imparare la lezione dal terribile scompiglio con il Libano, ha deciso di ripetere i suoi errori ancora più vicino a casa propria. L’unico conforto nel guardare Israele mentre commette le sue crudeli follie a Gaza, ispirate dal Libano, è quella di sentire voci coraggiose all’interno di Israele criticare con foga il fatto che il paese continui ad affidarsi alla bruta forza militare come unico strumento politico. È degno di nota il fatto che esista una volontà molto maggiore di trattare con realtà militari e politiche all’interno di almeno un piccolo segmento della società israeliana, rispetto a quanta ce ne sia in qualsiasi media mainstream statunitense.

Aluf Benn, un importante cronista del giornale israeliano Haaretz, ha osservato che “Hizbollah, mantenendo tranquilla la Galilea, sta facendo un lavoro migliore dell’SLA filo-israeliano ” (7 luglio). Benn aggiunge: “Ci serve un Nasrallah” a Gaza, dal momento che in Libano, “è stato creato un equilibrio stabile deterrente da entrambe le parti del confine; e il ritiro dal sud è stato reso possibile non dal coraggio di Barak [Ehud Barak, ex primo ministro israeliano] ma grazie al leader di Hizbollah Hassan Nasrallah” che dall’altra parte ha portato avanti una politica di “una legge un’arma”.

In realtà quello che sta dicendo Benn è che il peggior nemico dichiarato di Israele, Hizbollah, in realtà è un amico di Israele molto migliore rispetto a tutti i suoi indiscutibili sostenitori che lo armano a livello militare e diplomatico. Hizbollah è riuscito a far smettere a Israele di commettere quelle follie che continua a fare oggi con il completo beneplacito dei poteri occidentali nei territori palestinesi occupati.

Nella visione assurdamente limitata di Israele, gli accordi di Oslo avrebbero dovuto produrre in Cisgiordania e a Gaza una versione di quello che non era riuscito in Libano, un esercito delegato in veste di autorità locale, che presidia un popolo assoggettato per conto dell’occupante israeliano. Ci si aspetterebbe che l’occupazione finisca prima che un’autorità nazionale assuma il potere, ma in base ad Oslo i due esistono contemporaneamente e i “liberatori” collaborano con l’occupazione invece di eliminarla.

Israele non ha mai visto nell’Autorità Palestinese un’alternativa al suo controllo sui territori occupati, ma semplicemente un’estensione del suo stesso controllo, dando in subappalto molti dei rischi e dei costi a qualcun altro.

La differenza sostanziale tra i territori palestinesi occupati e il Libano è che il ritiro dal Libano è stato relativamente semplice una volta che Israele è stato costretto a cedere sulla sua ideologia di dominio totale; non c’erano coloni nel sud del Libano. Ma anche questo è un aspetto interessante. Non è difficile immaginare che se Hizbollah non fosse esistito, a questo punto ci sarebbero forse venti o trentamila coloni israeliani che coltivano viti e mele nel Libano meridionale, sostenendo che sia una parte della terra che Dio ha promesso loro. Ora è un importante scrittore israeliano a dirci che è la legittima resistenza, e non la “comunità internazionale”, ad essere riuscita a controllare l’espansionismo israeliano, aiutandolo a servire i suoi interessi in modo molto migliore.

La calma seguita al ritiro dal Libano potrebbe aver fatto erroneamente credere ad Israele di poter produrre lo stesso effetto come ha fatto l’anno scorso spingendo fuori i suoi coloni da Gaza. Questa decisione era inevitabile perché il rifiuto degli insediamenti da parte dei palestinesi e la resistenza contro questi aveva innalzato il costo del loro mantenimento a livelli che Israele non poteva più affrontare. L’abbaglio però è stato quello di credere che Israele potesse condurre una politica di ritiro da Gaza continuando a colonizzare la Cisgiordania. Israele credeva erroneamente che il popolo palestinese potesse essere diviso, e gli interessi di Gaza contrapposti a quelli della Cisgiordania.

Invece il ritiro da Gaza si è rivelato essere disastroso dal punto di vista di Israele. Ha mostrato ancora una volta che la Cisgiordania e Gaza sono un’unica cosa e che attraverso un ritiro parziale da una parte non può ottenere calma o copertura per le continue violazioni di Israele.

Il problema per i politici israeliani che hanno scommesso tutto sul modello del “disimpegno” da Gaza, è che promette di far diventare le linee proposte per il ritiro in Cisgiordania nuovi fronti di battaglia, sorvolati da missili Qassam e con commando che scavano sotto qualsiasi muro all’interno di ogni insediamento.

L’isteria che ha colto l’esercito israeliano dopo la cattura del soldato israeliano due settimane fa riflette semplicemente smarrimento e confusione. Nessuna violenza né cieca brutalità farà arrendere i Palestinesi. Ma senza usare la forza, dal momento che Israele ha escluso tutte le altre opzioni, l’occupante non si sentirà mai sicuro. La violenza quindi continuerà ad aumentare e continuerà a generare una resistenza più tenace, finché non si spezza questo circolo vizioso.

Se Israele è rimasto deluso dall’arrendevolezza illimitata dei suoi tanti amici, cioè tutti quelli che hanno appoggiato le sue infinite ambizioni territoriali e violazioni o hanno consentito benevolmente ad insediarsi per quasi niente, come l’Autorità Palestinese, è ora che prenda in considerazione il consiglio di Benn. È meglio avere a che fare con un nemico forte che agisce in maniera chiara e dignitosa, piuttosto che perdersi nel caos della fantasia e dell’irrealtà. Se la tua banca ti offre agevolazioni infinite e finanzia le tue spese sconsiderate, finisci in bancarotta.

Israele si trova in una situazione di bancarotta politica perché ha devastato tutto il suo patrimonio politico.

Hasan Abu Nimah
Fonte: http://www.jordantimes.com/
Link: http://www.jordantimes.com/wed/opinion/opinion2.htm
12.07.2006

Traduzione per www.comedonchsiciotte.org a cura di OLIMPIA BERTOLDINI

VEDI ANCHE:

PIOGGIA D’ESTATE (SIMONA MASINI)

Potrebbe piacerti anche
blank
Notifica di
5 Commenti
vecchi
nuovi più votati
Inline Feedbacks
View all comments
5
0
È il momento di condividere le tue opinionix
()
x