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Io, vegano per caso: trasformiamo esseri in cose per poterli divorare

DI LEONARDO CAFFO

corriere.it

In 10 minuti in giro per il mondo muoiono solo per ragioni alimentari 4 milioni di animali. Un filosofo racconta il suo personale percorso di «conversione»: «I vegani, questi strani e spesso odiati individui, sono coloro che non mangiano dei “qualcuno”»

Talvolta mi sembra di essere sempre stato vegano, e per le trasformazioni della vita funziona sempre così. Ma i grandi cambiamenti, quelli, spesso arrivano improvvisi. È il gennaio del 2008, ho solo vent’anni, e come studente di filosofia a Milano mi ritrovo a seguire per caso un seminario di etica e animalismo; per la prima volta incontro gli «attivisti animalisti». L’aula semivuota, nel sottotetto del dipartimento di filosofia, è quella in cui mi trovo a passare due ore surreali in cui mi viene spiegata la violenza su cui si basa davvero il mio vestiario o la mia alimentazione. Ciò che per molto di noi è «cibo», per gli animali è la «fine del mondo». Ma era davvero così? Non stavano esagerando? E cosa c’entrava la filosofia che dovrebbe occuparsi di cose più serie col malessere di un maiale o di un agnello qualsiasi nato proprio per essere mangiato? Non dovrebbero, i filosofi, occuparsi del destino dell’essere?

Dall’università agli allevamenti intensivi di suini

Fatto sta che qualche mese più tardi alcune delle persone presenti in quell’aula, filosofi per la maggior parte, mi porteranno a visitare un allevamento intensivo di scrofe nella produttiva e industriale Brianza: quegli animali, quei singoli individui sfruttati di cui oggi non resta che un mio ricordo, mi sono rimasti impressi e hanno accompagnato tutti i miei giorni; è così, per sbaglio, che ho smesso di mangiarli, ed è anche così che è iniziata la mia personale storia di rispetto nei loro confronti. Eppure diventare vegani non significa occuparsi solo degli animali che uccidiamo o del perché lo facciamo, altrimenti sarebbe bastata la parola «animalismo» a descrivere tutto; raccontare il veganesimo significa spiegare proprio perché alcuni esseri umani decidano di fare della loro alimentazione un gesto di simbolismo costante.

Il privilegio raro di non essere mangiati

Parlare dei vegani, al contrario di ciò che si crede normalmente, significa parlare di noi: di una filosofia che, attraverso un’etica radicale e attenta anche a ciò che non è umano, discute di che genere di creature possiamo diventare. Sono diventato vegano perché non ho più trovato ragioni per considerare la vita di un animale meno importante di quella di un essere umano se considerata sotto la prospettiva del diritto alla vita. Ammettiamo che per arrivare a questa pagina di LiberiTutti abbiate impiegato dieci minuti. In questo stesso lasso di tempo, analizzati i dati, sono morti in giro per il mondo solo per ragioni alimentari circa quattro milioni di animali. Non è incredibile? Un privilegio raro a cui pensiamo davvero troppo poco è quello di non essere mangiati da nessuno. Può sembrare strano ma nel mondo animale siamo davvero pochi a goderne. Del resto siamo predatori, non prede penserete voi, e dunque c’è poco da meravigliarsi: mangiamo gli altri ma non ne siamo mangiati.
Vagan e vegetariani il 7,1 % degli italiani

Eppure oggi, con una forza inaspettata, i vegani sembrano essere niente più che un «ordine naturale» delle cose. Non uno spettro ma un cambiamento effettivo si aggira per l’Europa (e non solo). I vegani, che oltre a non essere mangiati non vogliono neanche mangiare nessuno, rappresentano solo in Italia circa l’1% della popolazione ma le stime (che salgono e scendono come un’altalena di anno in anno), includendo i vegetariani secondo il rapporto Eurispes del 2018, arrivano sino al 7,1%. Questi strani e spesso odiati individui non sono coloro che mangiano cose con nomi altrettanto assurdi, seitan o tofu, ma sono coloro che non mangiano dei «qualcuno» che la nostra società ha trasformato in dei «qualcosa». Ancora, più radicale: i vegani sono coloro che mangiano soltanto ciò che è mangiabile dopo un’attenta analisi filosofica.

Veganesimo etico: rispettare le vite degli altri

Ovviamente non tutti i vegani sono uguali. La filosofia spinge al veganesimo etico, ovvero spinge a rendersi conto che il gesto alimentare è solo una conseguenza di un ripensamento del nostro ruolo su questo pianeta fragile che abbiamo la fortuna di abitare. Dobbiamo pensare ai vegani come a coloro che hanno scelto di fare dell’antispecismo una cornice essenziale delle proprie vite; una filosofia che, come l’antisessismo o l’antirazzismo, mette in discussione che da una qualità biologica come la specie, il sesso, o l’etnia possa derivare una qualità morale come l’essere più o meno rispettati da coloro che detengono un certo potere sulle vite degli altri. Facendo un giro in alcune grandi città la possibilità di imbattersi in menu vegani è aumentata in modo consistente. Secondo le statistiche più recenti ricerche sul web connesse alla parola Vegan sono aumentate a dismisura; un dato che non dice nulla se ciò avvenga perché si è o si vuole diventare vegani, ovviamente, ma è un dato che denota un interesse diffuso che è il primo modo di leggere lo spirito del tempo.
«Il veganesimo è esso stesso un movimento filosofico»

Se la filosofia, come voleva Hegel, è la disciplina che si occupa delle cose della propria epoca con gli strumenti propri a questa stessa epoca allora occuparsi del veganesimo, seppure in un senso debole e apparentemente collaterale, significa fare filosofia nel momento in cui cerchiamo di capire le ragioni profonde di una scelta che sembra sempre più discussa e diffusa ma di cui ignoriamo storia e ragioni. Il veganesimo, che in Occidente ha antiche origini, è esso stesso un movimento filosofico ma oggi sembra assumere una struttura molto diversa da quella di precetto mistico o necessario per accedere a una qualche scuola teorica.

Leonardo Da Vinci: «Non fate dello stomaco un cimitero»

I vegani sono sempre esistiti e non sono certo un fenomeno recente: Leonardo Da Vinci, che secondo il ritratto che ne fa Vasari liberava addirittura gli uccellini dalle gabbiette del mercato, sosteneva che non si può fare del proprio stomaco un cimitero. Eppure il termine vegan, questo si, è davvero recente; siamo nel 1944 quando Donald Watson ne fa uso in contrapposizione al vegetarianismo, e bisognerà aspettare addirittura un dibattito all’interno alla Vegetarian Society di Londra. I vegetariani sono coloro che arricchiscono la loro alimentazione con latte, suoi derivati vari, e uova; i vegani, rivendicando lo sfruttamento degli animali da cui questi prodotti derivano, si limitano all’alimentazione davvero vegetale.

Empatia e impatto sull’ambiente, le basi filosofiche

Da un lato, ovviamente, questo rinnovato interesse dipende dall’aumento esponenziale dei seguaci di questa dieta, ma è evidente che sono le ragioni di questo aumento che vanno cercate. Il modo in cui mangiamo o i tipi di prodotti che consumiamo non raccontano solo le usanze del singolo ma un tipo di interpretazione del proprio ruolo nel mondo: l’impatto che abbiamo sull’ambiente, la nostra empatia o anche più semplicemente etica nei confronti del vivente non umano, la capacità di saper leggere il futuro come la conseguenza del presente. L’interesse per i vegani sta tutto qui, ovvero nell’aver compreso anche quando non si è d’accordo, l’approccio alla vita che ne deriva sembra — oggi che sappiamo verso che genere di problemi ambientali e politici andiamo incontro — porre soluzioni che al tempo di Pitagora non erano lontanamente prevedibili.

L’effetto carnivori sul global warming

Appare incredibile ma se staccassimo tutti gli interruttori degli allevamenti intensivi sparsi per il mondo problemi come il surriscaldamento globale o la cattiva distribuzione delle risorse quasi scomparirebbero. È per questo che sono diventato vegano: e se rinunciassimo a una bistecca potremmo sentire sempre meno parole come «estinzione» o «inquinamento». Il veganesimo è interessante, diciamolo senza girarci più attorno, perché anche chi vegano non è ha capito che è anche per lui che stiamo combattendo questa battaglia. E ciò, troppo spesso, genera più rabbia che simpatia: ma è da qui che possiamo iniziare un lavoro comune.

Leonardo Caffo, 29 anni, insegna Filosofia al Politecnico di Torino. Il 4 settembre è uscito il suo «Vegan, un manifesto filosofico»(Einaudi)

Fonte: www.corriere.it

Link: https://www.corriere.it/liberitutti/18_settembre_03/io-vegano-caso-trasformiamo-esseri-cose-poterli-divorare-95f67690-af8c-11e8-8b32-ed1119b5e5f1.shtml

6.09.2018

Pubblicato da Davide