Infinitamente piccole, ma da non sottovalutare

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LE NANOPARTICELLE, chiamate così perché sono larghe meno di 100 nanometri, sono molto utilizzate nella produzione industriale, dei farmaci e dei cosmetici, anche in campo alimentare (sia come additivi, sia nei contenitori allo scopo di proteggere e conservare meglio e più a lungo gli alimenti).

Nonostante la loro larga diffusione, questi materiali infinitamente piccoli sono poco conosciuti per quanto riguarda i potenziali effetti sulla salute umana e sull’ambiente e un recente studio della Rutgers University lancia un allarme serio perché i ricercatori hanno evidenziato che le nanoparticelle sono in grado di attraversare la placenta. Infatti, nel loro lavoro scientifico, i ricercatori sono riusciti a tracciare il movimento delle nanoparticelle fatte di biossido di titanio metallico attraverso i corpi di topoline gravide e hanno visto che, una volta inalate nei polmoni dei roditori, riuscivano a passare attraverso la placenta che normalmente filtra tutte le sostanze estranee proprio per proteggere il feto. Invece in questo caso le nanoparticelle sono riuscite a migrare dal polmone alla placenta e da qui ai tessuti fetali.

In realtà non è il primo studio che getta ombre sulle nanoparticelle di biossido di titanio, tempo fa ricercatori francesi avevano riscontrato la loro presenza in 22 placente di donne incinte così come nella metà delle prime feci di 18 neonati.

Per quanto riguarda l’impiego alimentare del biossido di titanio, la Commissione europea ha messo definitivamente fuori legge questa sostanza con il Regolamento UE 2022/63 del gennaio scorso concedendo, però, all’industria un termine di adeguamento di 6 mesi dalla data del Regolamento, al fine di poter smaltire le scorte già prodotte e i prodotti alimentari già immessi sul mercato. Tuttavia, se il 7 agosto prossimo entrerà in vigore in tutta Europa il divieto totale di impiego del colorante alimentare E171 (biossido di titanio) negli alimenti e negli integratori, rimarrà invece consentito l’uso nei prodotti di cosmesi e nei farmaci (lo si può continuare a trovare, ad esempio, come rivestimento delle compresse).

L’augurio è che presto si arrivi ad un’approfondita valutazione del rischio anche per quanto riguarda i farmaci e i prodotti per la cura della persona che contengono questa sostanza,  come anche si auspica che sia valutato bene il rischio per la salute di ogni nanomateriale che può entrare in contatto con l’organismo umano. In particolare è da indagare a fondo l’eventuale pericolosità delle nanoparticelle ingegnerizzate ultimamente sempre più usate in medicina.

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VB

 

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