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IN UNA PAROLA: MASSACRO

DI URI AVNERY
Information Clearing House

“Ringraziamo Dio per le elezioni americane,” hanno mormorato con sollievo i nostri ministri e generali.

Non stavano gioendo del calcio mollato questa settimana dal popolo americano al culo di George W. Bush. Dopo tutto loro amano Bush.

Ma più importante dell’ umiliazione di Bush è il fatto che le notizie provenienti dall’America hanno messo da parte i terribili resoconti da Beit Hanoun. Invece di finire nei titoli principali questi sono stati relegati in fondo alla pagina.

“Il primo atto rivoluzionario è chiamare le cose con il loro vero nome”, disse Rosa Luxemburg. Perciò, come bisogna chiamar ciò che è successo a Beit Hanoun?

A seguito, Ascoltate il maggiore Stern (Gideon Levy; Haaretz)“Incidente” ha detto una bella conduttrice di uno dei programmi televisivi di notizie. “Tragedia”, ha detto la sua amabile collega di un altro canale. Una terza conduttrice, non meno attraente, ha oscillato tra “evento”, “errore” e “vicenda”.

In effetti è stato un incidente, una tragedia, un evento e una vicenda. Ma soprattutto è stato un massacro. M-a-s-s-a-c-r-o.

La parola “incidente” suggerisce qualcosa per cui nessuno può essere incolpato – come venire colpiti da un fulmine. Una tragedia è un evento o una situazione triste, come quella degli abitanti di New Orleans dopo il disastro. L’evento di Beit Hanoun è stato in effetti triste, ma non un atto di Dio – è stato un gesto deciso e compiuto da esseri umani.

Immediatamente dopo che si sono saputi i fatti, si è lanciato in una febbrile attività l’intero coro di giustificatori, esprimi-dispiacere e inventa-pretesti, un coro che è sempre pronto per questi casi.

“Uno sfortunato errore… Può accadere anche nelle migliori famiglie… Il meccanismo di un cannone può funzionare male, le persone possono commettere errori… Errare humanum est… Abbiamo lanciato decine di migliaia di granate di artiglieria, e ci sono stati solo tre incidenti simili. (Num. 1 nell’era Olmert-Peretz-Halutz è stato a Qana, nella Seconda Guerra del Libano. Num. 2 sulla spiaggia di Gaza, dove è stata cancellata un’intera famiglia.) Ma non è forse vero che ci siamo scusati? Cos’altro ci possono chiedere?”

Si sono sentiti anche argomenti del tipo “Possono solo dare la colpa a se stessi.” Come al solito, è stato un errore delle vittime. La soluzione più creativa è venuta dal viceministro della difesa, Ephraim Sneh: “la responsabilità pratica è nostra, ma la responsabilità morale è loro”. Se loro ci lanciano razzi Qassam, cos’altro possiamo fare se non rispondere con granate?

Ephraim Sneh ha raggiunto la posizione di viceministro proprio ora. La nomina è stata una ricompensa per avere acconsentito all’inclusione di Avigdor Liberman [esponente dell’estrema destra razzista Israeliana, di recente entrato nel governo Olmert n.d.t.] nel governo (in ebraico biblico una ricompensa sarebbe stata chiamata “l’affitto di una puttana”, Deut. 23,19). Ora, dopo soli pochi giorni in carica, Sneh ha avuto l’opportunità di esprimere la sua gratitudine.

(Nella famiglia di Sneh c’è la tradizione di giustificare atti deplorevoli. Il brillante padre di Ephraim, Moshe Sneh, è stato il leader del Partito Comunista Israeliano, e ha difeso tutti i massacri commessi da Stalin, non solo il sistema dei gulag, ma anche l’omicidio dei comunisti ebrei nell’Unione Sovietica e nei paesi satelliti e il “complotto dei dottori” ebrei).

Ogni suggerimento di un’equivalenza tra i Qassam e le granate di artiglieria, un’idea che è stata adottata persino da alcuni dei Peaceniks, è completamente falso. E non solo perché non c’è simmetria tra gli occupanti e gli occupati. Centinaia di Qassam lanciati per più di un anno hanno ucciso un singolo israeliano. Le granate, missili e bombe hanno già ucciso molte centinaia di palestinesi.

Le granate colpiscono intenzionalmente le case della gente? Vi sono solo due possibili risposte.

La versione estrema è: si. La sequenza di eventi punta in questa direzione. L’esercito israeliano, uno dei più moderni al mondo, non ha una risposta per i Qassam, una delle armi più primitive. Questi razzi a breve raggio non guidati (che prendono il nome da Izz-ad-Din al-Qassam, il primo combattente palestinese, che è stato ucciso nel 1935 in una battaglia contro le autorità britanniche in Palestina) sono poco più che un tubo riempito di esplosivi fatti in casa.

In un futile tentativo di prevenire il lancio dei Qassam, le forze israeliane hanno invaso villaggi e città della striscia di Gaza a intervalli regolari e istituito un regno del terrore. Una settimana fa hanno invaso Beit-Hanoun e ucciso più di 50 persone, molte delle quali donne e bambini. Quando sono andate via i palestinesi hanno iniziato lanciare quanti più Qassam possibili contro Ashkelon in modo da dimostrare che queste incursioni non li avevano dissuasi.

Ciò ha aumentato ancora di più la frustrazione dei generali. Ashkelon non è una remota e povera piccola città come Sderot, che ha molti abitanti di origine marocchina. Ad Ashkelon vive anche una popolazione di elite di discendenza europea. I comandanti dell’esercito, avendo perso il loro onore in Libano, erano ansiosi – secondo questa versione – di dare una lezione ai palestinesi una volta per tutte. Secondo il detto israeliano: ‘se la forza non funziona, usa più forza’.

L’altra versione afferma che è stato davvero un errore, uno sfortunato inconveniente tecnico. Ma il comandante di un esercito sa bene che una certa incidenza di “inconvenienti” è inevitabile. Una certa percentuale di uomini vengono uccisi in addestramento, un’altra percentuale muore di fuoco amico, una data percentuale di granate cade ad una certa distanza dall’obiettivo. Le munizioni usate dagli artiglieri contro Beit-Hanoun – le stesse munizioni da 155 mm usate a Qana – sono note per la loro inaccuratezza. Diversi fattori possono deviare le granate dalla loro traiettoria per centinaia di metri.

Colui che ha deciso di usare queste munizioni contro un obiettivo proprio accanto a dei civili li ha coscientemente esposti a un rischio mortale. Perciò non c’è una sostanziale differenza tra le due versioni.

Di chi è la colpa? Prima di tutto dello spirito che ha guadagnato terreno nell’esercito. Recentemente Gideon Levy ha svelato che un comandante di battaglione si è congratulato con i suoi soldati per aver ucciso 12 palestinesi con le seguenti parole: “Abbiamo vinto 12 a 0!”.

Colpevoli sono, naturalmente, gli artiglieri e i loro comandanti, incluso il comandante della batteria. E il generale a capo del Comando Meridionale, Yoav Gallant (sic), che irradia indifferenza con punte di bigotti luoghi comuni. E poi il vice Capo di Stato Maggiore. E il Capo di Stato Maggiore, Dan Halutz, il generale dell’aviazione che ha detto, dopo un altro incidente simile, che dorme bene la notte dopo aver sganciato una superbomba da una tonnellata su di un’area residenziale. E, naturalmente, il Ministro della Difesa, Amir Peretz, che ha approvato l’uso dell’artiglieria dopo averlo proibito in passato – la qual cosa significa che era a conoscenza delle prevedibili conseguenze.

Il più colpevole di tutti è il Grande Giustificatore: Ehud Olmert, il Primo Ministro.

Olmert si è vantato recentemente che grazie all’astuto comportamento del suo governo “ siamo stati capaci di uccidere centinaia di terroristi e il mondo non ha reagito”. Secondo Olmert, “terrorista” è ogni palestinese armato, incluse le decine di migliaia di poliziotti palestinesi che portano armi con il consenso di Israele. Adesso possono essere liberamente colpiti. “Terroristi” sono anche le donne e bambini, che sono uccisi per le strade e nelle loro case. (Alcuni lo dicono apertamente: i bambini crescono per diventare terroristi, e le donne fanno nascere bambini che crescono per diventare terroristi.)

Olmert può andare avanti su questa strada, come dice egli stesso, perché il mondo rimane in silenzio. Oggi gli Usa hanno persino messo il veto ad una risoluzione molto moderata del Consiglio di Sicurezza contro l’evento. Questo vuol dire che i governi di tutto il mondo – America, Europa e mondo arabo – sono corresponsabili del crimine di Beit Hanoun? A ciò possono rispondere meglio i cittadini di questi paesi.

Il mondo non ha prestato molta attenzione al massacro, perché è avvenuto nel giorno delle elezioni Usa. I risultati delle elezioni possono pure intristire i nostri leader più che il sangue e le lacrime delle madri e dei bambini nella striscia di Gaza, ma essi sono contenti che le elezioni hanno spostato l’attenzione della gente.

Un cinico potrebbe dire: la democrazia è meravigliosa, permette a un elettore di cacciare il cretino che ha eletto l’ ultima volta e rimpiazzarlo con un nuovo cretino.

Ma non dobbiamo essere troppo cinici. Il fatto è che il popolo americano ha accettato, con un ritardo di tre anni e decine di migliaia di morti, ciò che i sostenitori della pace in tutto il mondo, compresi noi qui in Israele, sta dicendo sin dal primo giorno: che la guerra avrebbe causato un disastro. Che non avrebbe risolto alcun problema ma avrebbe avuto l’effetto opposto.

Il cambiamento non sarà rapido e drammatico. Gli Usa sono una grande nave. Quando gira fa una lunga virata e ha bisogno di un sacco di tempo – a differenza di Israele, una piccola e rapida barca che può girare quasi sul posto. Ma la direzione è chiara.

Naturalmente in entrambe le nuove camere del congresso la lobby a favore di Israele (cioè: coloro che appoggiano la destra israeliana) ha un’enorme influenza, forse più che nelle vecchie camere. Ma l’esercito americano dovrà iniziare a lasciare l’ Iraq. Il pericolo di un’altra avventura militare in Iran e/o Siria è fortemente diminuito. I pazzi neoconservatori, molti dei quali sono ebrei che appoggiano la destra estrema in Israele, stanno gradualmente perdendo potere, insieme ai loro alleati, i pazzi fondamentalisti cristiani.

Come disse una volta l’ex Primo Ministro Levy Eshkol: quando l’America starnutisce, a Israele viene il raffreddore. Quando l’America inizia a guarire, forse c’è una speranza anche per noi.

Uri Avnery è un autore e attivista Israeliano. E’ presidente del movimento pacifista Israeliano “Gush Shalom”.

Uri Avnery
Fonte: http://www.informationclearinghouse.info/
Link: http://www.informationclearinghouse.info/article15578.htm
11.11.2006

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO

Pubblicato da Das schloss

  • Tao

    Un lettore di nome Giorgio Ottolenghi, ebreo, ha scritto una lettera a La Stampa, che ha avuto il coraggio di pubblicarla il 12 novembre.
    Titolo: «Il tenore di vita dei palestinesi»; intende essere una risposta al massacro di Beit Hanun. Eccone il testo (1):
    «Errore tecnico, fuoco amico, ecc. sono fatti che inevitabilmente succedono nelle guerre da sempre […] per evitarli bisogna non fare le guerre, nel conflitto israelo-palestinese la ricetta è abbastanza semplice. I palestinesi cerchino di comprendere come mai il reddito di un israeliano è venti volte quello di un palestinese. Per ottenere lo stesso risultato i palestinesi dovrebbero cominciare a lavorare invece di coltivare il sogno di eliminare Israele. Hanno distrutto un impianto che dava lavoro a 12 mila persone appena lo hanno avuto in mano (quando Israele si ritirò da Gaza) [si tratta delle serre dei coloni illegali, ndr]. Poverini, erano tanto arrabbiati, fu il commento di alcuni loro sostenitori di casa nostra. Si rileggano il Corano attentamente e ci troveranno 12 punti nei quali è proibito il suicidio. Infine mandino una commissione di esperti a fare una visita negli Emirati del Golfo. Vedranno quegli scenari da Mille e una Notte, li confronteranno col loro tenore di vita. Vedranno che i loro fratelli, che non hanno grilli per la testa, marciano in Rolls Royce o Ferrari ecc., e loro invece… ogni commento è superfluo».
    Grazie alla franchezza di Ottolenghi, vediamo qui un esempio illuminante della mentalità dominante fra gli ebrei d’oggi.

    Dunque i palestinesi stanno così male non perché sono bombardati, soffocati e derubati, devastati nelle loro case e famiglie, impediti di vendere le loro povere verdure e frutta dall’assedio giudaico, e di raccogliere le olive nei loro oliveti.
    Stanno male perché non hanno voglia di lavorare: imparino dai petroliferi degli Emirati, che vanno in Ferrari.
    Ha ragione Gilad Atzmon, Israele non è il Quarto Reich, è infinitamente peggio.
    Ora, seguendo il ragionamento di Ottolenghi, sappiamo finalmente perché gli ebrei ad Auschwitz erano così magri: battevano la fiacca.
    Eppure sul cancello c’era scritto chiaro: «Il lavoro rende liberi», ma quelli non l’hanno mai letto, mai hanno imparato la lezione… fannulloni.
    Ecco com’è.
    Ormai gli ebrei esibiscono la loro patologia morale, non se ne vergognano.
    Anzi se ne vantano.
    Questa mentalità è dominante: Olmert, appena sbarcato in USA a cenare con Condoleezza Rice, scontento perché emerge in America una qualche intenzione di trattare con l’Iran per ottenerne un aiuto nel disimpegno dall’Iraq, ha detto: «All’Iran bisogna far paura. Io saprei come fare».
    Sì, abbiamo visto come fanno, la frase è un compendio del razzismo giudaico: implica che tutti gli altri sono bestie, che capiscono solo il bastone.
    Così si diventa, avendo preso l’abitudine a fare gli aguzzini: dei mostri morali.
    Sul massacro di donne e bambini a Beit Hanun, l’Observer di Londra ne ha scoperto il motivo: i comandi militari israeliani hanno ordinato di ridurre il «margine di sicurezza» che separa i bersagli dell’artiglieria dalle aree abitate.

    Prima, il raggio di sicurezza era di 300 metri; ora è stato portato a 100 metri.
    Interamente dentro il raggio normale dei proiettili d’artiglieria usati da Giuda, da 1500 millimetri, che ha effetti devastanti tra i 50 e i 150 metri. (2)
    Dunque uno sterminio deliberato, assunto in piena coscienza – la mostruosa coscienza morale degli aguzzini.
    E col delitto, naturalmente, si accompagna la menzogna.
    I militari di Giuda avevano parlato di un errore del radar che dà le coordinate ai cannoni (anche i radar, contro quei fannulloni che stavano dormendo: non basterebbe uno sparo a vista).
    Ecco cosa sarebbe accaduto: nonostante il radar fosse stato programmato, dagli aguzzini umanitari, per un margine di 200 metri, esso di sua iniziativa (il radar) si è autoridotto il margine a 25 metri. Ciò non stupisce troppo, trattandosi di un radar ebraico, che condivide la mentalità generale.
    Forse si chiama Ottolenghi.

    Secondo Human Right Watch, dal settembre 2005 Israele ha sparato su Gaza (dove si ammassano 800 mila profughi) 17 mila proiettili d’artiglieria da 155 mm., in risposta a 1700 razzi Kassam.
    Va ricordato che questi Kassam, fabbricati in casa, non hanno testata esplosiva: tirano una palla di ferro, uccidono solo se colpiscono direttamente qualcuno.
    Quel giorno, inoltre, il razzo Kassam che ha scatenato la rappresaglia sterminatrice su Beit Hanun era stato lanciato il giorno prima.
    Il glorioso Tsahal ha atteso un giorno per rispondere, deliberatamente colpendo la zona abitata.
    Ciò è stato denunciato come crimine di guerra dalla benemerita associazione ebraica B’Tselem, come sempre inascoltata.
    Persino il colonnello Ron Ben Yishal, oggi corrispondente militare dello Yediot Ahronot, ha avuto qualche dubbio su questo bombardamento: «L’artiglieria è un sistema d’arma inteso a ‘saturare’ un territorio e non adatto a colpire bersagli specifici, specie quando usato in senso preventivo… sono fatti ben noti agli ufficiali israeliani, specie dopo la recente guerra in Libano, dove sono stati sparati 130 mila proiettili d’artiglieria.

    Ormai è appurato che l’efficacia di queste armi contro i combattenti Hezbollah è stata marginale, mentre il costo è stato astronomico, pari a milioni di dollari».
    Ecco l’obiezione: questi massacri ci costano troppo.
    Nessun timore tuttavia per il tenore di vita degli aguzzini, che è – come dice Ottolenghi – venti volte superiore a quello dei palestinesi.
    Merito del loro lavoro.
    Merito anche, un pochino, dei 5 miliardi di dollari annui che ricevono da Washington insieme all’enorme fornitura di armamenti gratuiti, che consentono di ammazzare senza spese.
    Merito un pochino anche di ciò che versa la diaspora ai suoi aguzzini preferiti, una cifra che può valutarsi ad altri cinque miliardi di dollari annui.
    Inutile dire che i palestinesi non ricevono nulla di lontanamente paragonabile a queste cifre: altrimenti anche il loro tenore di vita aumenterebbe alquanto.
    Che dire?
    L’Ottolenghi di Torino ha ragione.
    Ci allarma solo un poco quando parla di sostenitori palestinesi «di casa nostra»: intende l’Italia.
    E’ già «casa loro» anche l’Italia: dobbiamo aspettarci la nostra parte di spari da 155 mm. sulla testa?
    A quei sostenitori dei palestinesi bisogna, come dice Olmert, far paura: e lui sa come si fa.

    Maurizio Blondet
    Fonte:www.effedieffe.com
    Link: http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=1573&parametro=esteri
    13.11.06

    Note

    1) La Stampa, rubrica «Posta e risposta», 12 novembre 2006.
    2) Peter Beaumont, «How Israel put Gaza civilians in firing lines», Observer, 12 novembre 2006.

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  • alcenero

    Ascoltate il maggiore Stern
    di
    Gideon Levy – dal
    sito del quotidiano israeliano Haaretz

    http://www.haaretz.com/hasen/spages/783711.html [www.haaretz.com]
    Traduzione
    a cura di Paola Canarutto

    Relativamente ad una azione in
    cui è in corso un bagno di sangue a Beit Hanun, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) infieriscono con violenza, uccidendo
    almeno 37 persone in quattro giorni
    e l’opinione pubblica israeliana
    sbadiglia, indifferente. Un
    comandante di brigata dice ai suoi soldati, che hanno ucciso 12 persone
    in un giorno: "Avete vinto
    12 a
    0", i soldati rispondono con uno smagliante sorriso
    . Questo il
    nadir morale da noi raggiunto, dopo una lunga e scivolosa discesa: la
    vita umana ora non vale alcunché.

    Ne abbiamo avuto la prova alla
    fine della settimana, per bocca di un chiacchierone che talvolta dice il
    vero, il maggiore Elazar Stern, comandante del Comitato Direttivo del
    Personale dell’IDF. "L’eccessivo
    preoccuparsi per la vita umana, proprio dell’IDF, ha portato ad alcuni
    dei fallimenti della guerra nel Libano: questo non dovrebbe accadere
    ",
    ha commentato Stern a Canale 7
    . Andrebbe lodato per essere stato
    schietto: chi ha l’intollerabile leggerezza di imbarcarsi in una futile
    guerra di sua scelta non può permettersi il lusso di mostrare
    preoccupazione per la vita dei soldati. In guerra i soldati non solo
    uccidono, ma sono pure uccisi.

    Questo avrebbe dovuto essere
    dichiarato in anticipo. Ma le osservazioni del generale sono pure
    corrotte dall’ipocrisia: chi uccide in pochi mesi più di 1.000 libanesi
    e di 300 palestinesi, per dubbi motivi, non ha il diritto di parlare di
    preoccupazione per la vita umana. Il fatto che la protesta pubblica
    contro la guerra non sia decollata dimostra che, dopo aver smesso di
    preoccuparci per la vita degli altri, stiamo anche gradualmente
    smettendo di preoccuparci per quella dei nostri figli, inutilmente
    uccisi. Il disprezzo per la vita umana inizia da quella degli arabi, e
    finisce con quella degli ebrei. Che lunga strada abbiamo percorso da
    quando, per quanto con ipocrisia, parlavamo di "purezza delle
    armi". Questo concetto è stato totalmente cancellato dal
    vocabolario. Che lunga strada abbiamo percorso da quando eravamo
    orgogliosi del fatto che, diversamente dagli arabi, cercavamo di non
    uccidere civili innocenti. E adesso siamo arrivati allo choc della realtà
    della seconda guerra nel Libano.

    Per esempio,
    il numero di persone uccise da Israele non solo è 10 volte superiore a
    quelle uccise da Hezbollah, ma il numero di soldati uccisi da Hezbollah
    è tre volte superiore a quello dei civili, mentre il numero di civili
    libanesi uccisi da Israele è circa tre volte superiore al numero di
    combattenti di Hezbollah
    . Allora, quali armi sono più pure? Un
    giornalista di The Guardian, attualmente in Israele, è rimasto scosso
    nell’udire che questi numeri non sono stati oggetto di discussione
    pubblica, qui. Lo stadio attuale di declino etico è iniziato con
    gli assassinii mirati nei territori. Quando sono cominciati, si
    discuteva ancora se fossero legali e giusti. Chi ricorda che gli
    assassinii erano un tempo limitati (per lo meno a parole), alle bombe ad
    orologeria? L’Alta Corte di Giustizia, nella sua codardia, ha evitato
    per anni di prendere posizione sul problema, malgrado le petizioni che
    le erano presentate. E il progetto di assassinii è cresciuto e si è
    dilatato, fino a raggiungere dimensioni mostruose.

    Negli ultimi mesi, quasi nessun
    giorno è trascorso senza che si uccidessero palestinesi a Gaza. Invece
    di chiedercene il motivo, abbiamo un primo ministro che si vanta, al
    Comitato Parlamentare per gli Affari Esteri e
    la Difesa
    , di circa 300 terroristi morti in quattro mesi come se le uccisioni
    fossero in sè un grandioso risultato. Questo quanto apprendiamo da Ehud
    Olmert: qualcosa di incommensurabilmente più grave di tutta la
    corruzione che gli si attribuisce. Nessuno ha chiesto chi erano le
    vittime, se tutti meritavano di morire, quale beneficio ottenga Israele
    da tutte queste uccisioni all’ingrosso. Oltre allo spaventoso numero di
    civili ammazzati, fra cui decine di donne e bambini, dovremmo anche
    domandare se ogni persona armata a Gaza (ve ne sono decine di migliaia)
    meriti di essere condannata a morte, senza processo. Il giorno in cui l’IDF
    ha dato inizio agli assassinii mirati, ha condannato a scomparire le
    nostre preoccupazioni per la vita umana.

    L’IDF opera nella cittadina di
    Beit Hanun ormai da diversi giorni. L’Operazione Nubi d’Autunno ha
    apparentemente lo scopo di mirare a chi lancia razzi Qassam, ma nel
    frattempo ha solo portato più missili su Sderot oltre alle morti, alla
    distruzione ed al terrore che si impianta nel cuore dei 30.000 abitanti
    della cittadina. Di recente, sono stato due volte nella casa della
    famiglia di Abu Ouda, a Beit Hanun: la prima quando una bomba ha
    distrutto la loro abitazione; la seconda quando dei soldati hanno ucciso
    padre, figlio e figlia, innocenti di ogni delitto. E questo era prima
    dell’Operazione Nubi d’Autunno. E come presenta la stampa israeliana
    Nubi d’Autunno? Su Maariv, martedì, c’era bisogno di una lente
    d’ingrandimento per trovare una nota estemporanea sull’uccisione di 10
    palestinesi in un solo giorno; lo stesso vale per Yediot Ahronot.

    I due giornali più diffusi del
    Paese mostrano un livello di disumanizzazione disgustoso. Che il
    commentatore militare di Yediot Ahronot, Alex Fishman, asserisca che uno
    degli scopi di Nubi d’Autunno è di far esercitare le truppe per
    "la grande operazione" non evoca alcuna protesta. Se l’IDF
    s’imbarca in esercitazioni in una zona densamente popolata, seminando
    morte e distruzione, non dimostra forse uno spaventoso disprezzo per la
    vita umana? Le uccisioni quotidiane a Gaza sono menzionate a malapena.
    Operazioni futili, che hanno lo scopo di restituire all’IDF l’onore
    perduto, non evocano alcun dibattito circa lo scopo, l’eticità, le
    probabilità di successo.

    Nessuno si meraviglia del
    rapporto fra il danno causato dai Qassam e quello delle morti e delle
    distruzioni fra cui il bombardamento della centrale elettrica a Gaza,
    dove un milione e mezzo di persone sono in gabbia, in miseria ed alla
    fame. Queste futili operazioni non fermeranno i Qassam, che hanno lo
    scopo di far ricordare con dolore, a noi e al resto del mondo, la pena
    degli abitanti di Gaza, in prigione e boicottati: nessuno la noterebbe,
    se non fosse per i missili. Il sistema per combattere i Qassam è quello
    di por fine al boicottaggio, di sedersi al tavolo dei negoziati e di
    raggiungere un accordo. Altrimenti continueremo a scivolare nel baratro,
    diventando indifferenti alle loro morti, e presto anche alle nostre.
    Ascoltate il maggiore Stern.

    November 06, 2006 Cheshvan 15,
    5767
    (traduzione di Paola Canarutto)

    Fonte: http://www.disinformazione.it/
    Link: http://www.disinformazione.it/ascoltate_il_maggiore_stern.htm