IN GRAN BRETAGNA SI VOTA PER LA GUERRA. FATE LA VOSTRA SCELTA

DI JOHN PILGER
johnpilger.com

Valutando il ricco comparto dedicato alla storia militare nel negozio dell’aeroporto, vidi che avevo una scelta: o le gesta temerarie di psicopatici o volumi accademici con la loro indebita devozione al culto dell’assassinio organizzato. Non riconoscevo nulla da reportage di guerra. Niente che mostrasse braccia e gambe di bambini che penzolavano dagli alberi, niente che ricordasse la merda nei propri pantaloni. La guerra è bella da leggere. La guerra diverte. Ancora guerra per favore.

Il giorno prima del mio volo dall’Australia, il 25 aprile, sedevo in un bar all’ombra delle grandi vele della Sidney Opera House. Era l’Anzac Day, il 95esimo anniversario dell’invasione della Turchia Ottomana da parte delle truppe australiane e neozelandesi agli ordini dell’imperialismo Britannico. Lo sbarco è stato uno spericolato e maldestro sacrificio di sangue voluto da Winston Churchill, eppure è celebrato in Australia come giornata nazionale ufficiosa. La sera c’è sempre la diretta TV della ABC dalle sacre rive di Gallipoli, in Turchia, dove quest’anno circa 8.000 tra australiani e neozelandesi avvolti in bandiere hanno ascoltato, con occhi umidi, le parole di Quentin Bryce, la governatrice generale australiana e vicerè della Regina d’Inghilterra, esporre i motivi dell’irragionevole massacro. È stato fatto, disse, per amore, “amor di patria, amore per servire, amore per la famiglia, l’amore che diamo e quello che ci permettiamo di ricevere. [È un amore che] gioisce nella verità, che tutto sostiene, tutto crede, che spera in tutto, sopporta ogni cosa. E non sbaglia mai”.Di tutti i tentativi che io ricordo per giustificare un omicidio di stato, questa assurda terapia fai-da-te, palesemente rivolta ai giovani, merita il primo premio. Non una volta Bryce ha onorato i caduti con le due parole che i sopravvissuti del 1915 portarono a casa con sé: “Mai più”. Non una volta ha fatto riferimento alla veramente eroica campagna anti-reclutamento portata avanti dalle donne, che arginò il flusso di sangue australiano nella prima guerra mondiale, prodotto non della stupidità che “tutto crede” ma della rabbia che difende la vita.

Il successivo servizio del telegiornale riguardava un ministro Australiano, John Faulkner, con le truppe in Afghanistan. Iluminato dalla luce di un’alba perfetta, il ministro accostava l’Anzac Day alla illegittima invasione dell’Afghanistan dove, il 13 febbraio dello scorso anno, i soldati australiani ammazzarono cinque bambini. Non ne accennò nemmeno. Immediatamente dopo, il TG riportava che a Sidney un monumento ai caduti era stato “deturpato da uomini di aspetto mediorientale”. Ancora guerra, per favore.

Al bar dell’Opera House un giovanotto portava altrui medaglie di campagne di guerra. Va di moda. Fracassato a terra un bicchiere di birra, ne ha scavalcato i cocci raccolti poi da un altro giovane che il mezzobusto del TG avrebbe definito di aspetto mediorientale. È la riprova che la guerra è diventata un estremismo di moda per chi si lascia abbindolare dall’arcaico concetto edoardiano che l’uomo ha bisogno di provare se stesso “sotto il fuoco” in un paese la cui gente lui deride come “gooks” o “teste fasciate” o semplicemente “feccia”. (Nell’attuale inchiesta pubblica circa la tortura e morte dell’albergatore iracheno Baha Mousa da parte di truppe britanniche, si è saputo che “l’atteggiamento comune” era che “tutti gli iracheni sono feccia”).

Ma c’è un inghippo. Nel nono anno della totalmente edoardiana invasione dell’Afghanistan, più dei due terzi dei cittadini dei paesi invasori vogliono che le loro truppe se ne vadano da dove non hanno alcun diritto di essere. Ciò vale per l’Australia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada e Germania. Questo ci dice che dietro la facciata mediatica di rituali politicizzati – come la parata di bare militari per le strade della cittadina inglese di Wootton Bassett – milioni di persone credono nella loro intelligenza critica e morale e ignorano la propaganda che ha militarizzato la storia contemporanea, il giornalismo e le politiche parlamentari – il laburista Kevin Rudd, primo ministro australiano, per esempio, ha affermato che le forze armate sono “la più alta vocazione” in Australia.

Qui in Gran Bretagna il criminale di guerra Tony Blair è consacrato da Polly Toynbee del Guardian come “l’emblema perfetto per i capricci contraddittori della sua gente”. No, lui è stato l’emblema perfetto per un’intellighenzia liberale disposta cinicamente ad avallare il suo crimine. Di questo non si è parlato nella campagna elettorale britannica, come del fatto che il 77 per cento della popolazione vuole il ritiro delle truppe. In Iraq, puntualmente dimenticato, quello che è stato compiuto è un olocausto. Più di un milione di persone sono morte e quattro milioni sono state allontanate dalle loro case con la violenza. Non se ne è parlato una sola volta durante l’intera campagna elettorale. Piuttosto, la novità è che Blair è “l’arma segreta” dei laburisti.

Tutti e tre i candidati sono guerrafondai. Nick Clegg, il leader dei Liberal Democratici e pupillo dei vecchi sostenitori di Blair, ha detto che come primo ministro avrebbe “partecipato” ad un’altra invasione di uno “stato fallito”, sempre che ci fosse “l’equipaggiamento giusto, le giuste risorse”. Quest’unico presupposto altro non è che una genuflessione standard ai militari adesso sotto scandalo per una crudeltà coloniale di cui il caso Baha Mousa non è che uno dei tanti.

Per Clegg, come per Gordon Brown e David Cameron, le orrende armi usate dalle forze armate britanniche, come le bombe a grappolo, i proiettili ad uranio impoverito e i missili hellfire che risucchiano l’aria dai polmoni delle vittime, non esistono. Braccia e gambe di bambini sui rami degli alberi non esistono. In questo solo anno la Gran Bretagna spenderà 4 miliardi di sterline per la guerra in Afghanistan, e questa è la cifra che Brown e Cameron quasi certamente intendono tagliare al Servizio Sanitario Nazionale.

Edward S. Herman ha spiegato questo estremismo raffinato nel suo saggio “La Banalità del Male”. Esiste una rigida suddivisione del lavoro, che va dagli scienziati dei laboratori dell’industria degli armamenti al personale dell’intelligence e “sicurezza nazionale” che fornisce la paranoia e le “strategie” da usarsi, ai politici che le approvano. Per quanto riguarda i giornalisti, il nostro compito è quello della censura per omissione e di far sembrare normale il crimine a voi, il pubblico. Perché è la vostra capacità di capire e di risvegliarvi che è temuta, più di ogni altra cosa.

Titolo originale: “Voting in Britain for war. Take your pick.”

Fonte: http://www.johnpilger.com
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04.05.2010

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da GIANNI ELLENA

7 Commenti
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grilmi
grilmi
7 Maggio 2010 20:45

Ma se 77% non vuole la guerra e sono tutti e 3 guerrafondai come mai non disertano le urne in massa?:O

TN
TN
8 Maggio 2010 1:21

“Ma se 77% non vuole la guerra e sono tutti e 3 guerrafondai come mai non disertano le urne in massa?”

Perché sennò vincono “quelli peggio”, quindi è obbligatorio votare il “meno peggio”. E poi se non si vota, si delega la scelta agli altri, l’astensione non è una scelta accettabile, il voto è un dovere oltre che un diritto, per ottenere il quale i nostri nonni e le nostre nonne hanno lottato eroicamente, e bla bla bla (aggiungere almeno 5 righe di retorica “pro voto”).
Nausea.

bstrnt
bstrnt
8 Maggio 2010 3:02

Appunto!
Ma questa è la democrazia del supponente e demente occidente!

Ricky
Ricky
8 Maggio 2010 3:49

E’ chiaro che la democrazia rappresentativa é fallita.
E’ diventata lo strumento di legittimazione del potere delle classi dominanti (in questo momento la destra economica liberista).
Per mezzo della loro propaganda é diventato il sistema in cui i cittadini consegnano piú o meno volontariamente il potere alla elite dominante.
Per questo non bisogna andare a votare.
Per quanto riguarda la Gran Bretagna e i suoi alleati del Commonwealth, che dire, é la solita mafia imperialista che giá controlla metá del mondo finanziario dalla City di Londra. Entro un ventennio saranno spazzati via dai loro omologhi criminali asiatici e non so proprio cosa sia peggio.

ilnatta
ilnatta
8 Maggio 2010 5:50

e già 😀

maumau1
maumau1
8 Maggio 2010 18:03

gli inglesi sono probabilmente più idioti di noi glielo scritto sul loro sito L’Economist più rappresentativo(giornale che ha predetto perchè le conosceva in anticipo perchè giornale dell’elite nera uccisioni come quella di Moro,guerre,crisi etc..) mi ha scritto in privato che al prossimo intervento mi bannano il nick..ecco dove è la presunta libertà di parola in England.. certo per tutti i mezzo cerebrolesi inglesi che dormono,loro possono dire quello che vogliono tanto…appena dici qualcosa fuori le righe..vieni censurato… ho detto anche che sono un popolo di selvaggi e di razzisti forti coi deboli e deboli coi forti lenti a condannare Israele anche quando uccidono con passaprto inglese veloci quando si tratta di chiamare il su Italia ”bordello” gli ho detto che questo no naccettabile da un popolo di selvaggi ignoranti come gli inglesi completamente demoninato da elite finanziarie rappresentate nell’Economist che hanno distrutto l’identità inglese come vogliono distruggere quelle di tutti i popoli dividendoli(divide et impera) con immigrazione selvaggia.. che ormai gli inglesi veri sono rimasti pochi milioni e le donne gliele rubano neri,turchi,arabi,messicani,italiani..non per niente siamo 100milioni nel mondo.. e che quelle elite premono e speculano controi paesi latini proprio perchè razzisti e nazisti ed eugenisti che la regina è… Leggi tutto »

Tao
Tao
9 Maggio 2010 21:36

Così è, se vi pare. Prendiamo il caso di Londra. Stralciamola dal cosiddetto “Regno Unito”. Degli oltre 7 milioni di abitanti, poco più di 650 mila godono di un reddito personale, secondo una recente statistica diramata dalla Sheffield University e rilanciata dal “Guardian”, che è di 273 volte di più di quello dei londinesi più poveri. Una società, dunque, profondamente divisa, tra estremamente ricchi e radicalmente poveri. Poche differenze tra la Londra negriera, quella degli schiavi o dei dissidenti schiavizzati a partire dalla seconda metà dello scorso millennio, e la Londra “multinazionale” odierna, dove appena il 30 per cento dei residenti può vantare almeno una generazione di cittadinanza inglese. Gli ultimi dati del governo – che ora diventerà feudo del conservatore Cameron – mostravano come il 10 per cento della società poteva godere un tasso di ricchezza pari a 933.563 sterline annue contro le 3.420 del 10 per cento dei cittadini che compone la fascia urbana più povera. Il caso di Londra – dichiarava il professor Danny Dorling, autore dello studio – è il più eclatante, anche rispetto alle altre città opulente del mondo: Nuova York, Sydney, Stoccolma. Il divario ricchi-poveri è a Londra molto più consistente. Ovviamente tale ricchezza… Leggi tutto »