In Germania lo stoccaggio del gas naturale è un esperimento destinato a fallire

Jorge Vilches
thesaker.is

Il click-bait sul GNL

Il Segretario di Stato americano in carica ha recentemente dichiarato in una conferenza stampa ufficiale che il sabotaggio dei gasdotti NS1 e NS2 “non avrà alcun impatto sulla capacità energetica europea“…

Dobbiamo presumere che il Segretario Antony Blinken si riferisse alla fornitura tempestiva di GNL statunitense (in sostituzione del gas naturale da gasdotto) ora teoricamente disponibile (non lo è) e che risolverebbe il problema europeo. Con un evidente sorriso, Blinken ha definito “un’opportunità straordinaria” per gli Stati Uniti il poter aiutare l’Europa a disintossicarsi dall’energia russa… con gli Stati Uniti pronti a diventare “il principale fornitore (di GNL da scisto trasportato via mare) per l’Europa.” E tutto questo nonostante la grande fregatura dei prezzi da strozzinaggio applicati dai venditori statunitensi, secondo il ministro tedesco dell’Economia Robert Habeck, che ora è dolorosamente sorpreso dalle stesse dinamiche di mercato che ha attivamente contribuito a stabilire.

La connessione oh-lá-lá

Il ministro francese dell’Economia, delle Finanze e della Sovranità industriale – Bruno Le Maire, noto come l’uomo forte tuttofare del presidente Emmanuel Macron – si è spinto un po’ più in là, avvertendo che non si deve permettere agli Stati Uniti di dominare il mercato globale dell’energia mentre l’UE deve subire le conseguenze del conflitto in Ucraina. “Il conflitto in Ucraina non deve portare al dominio economico americano e all’indebolimento dell’UE,” ha dichiarato il ministro francese all’Assemblea nazionale. Le Maire si è affrettato ad aggiungere che è inaccettabile che Washington “ci venda il suo gas naturale liquefatto ad un prezzo quattro volte superiore a quello che fissa per sé,” spiegando inoltre che “l’indebolimento economico dell’Europa non è nell’interesse di nessuno.” Visto che  indossava un maglione a collo alto di colore scuro, il tono e l’atteggiamento erano quelli di un’autorità ecclesiastica che annunciava una verità ancora sconosciuta tratta dal Libro delle Rivelazioni, pronta per essere applicata all’agenda della “Sovranità industriale” del suo Ministero.

Oktoberfreeze einfrosten´

Comunque sia, e visto che, secondo il Dipartimento di Stato americano, il sabotaggio dei gasdotti NS1 e NS2 “non avrà alcun impatto sulla capacità energetica europea“… allora dovremmo pensare che i Tedeschi dovrebbero godersi l’Oktoberfest e – perché no? – prepararsi a festeggiare il Natale 2022 come se non fosse successo nulla di negativo. Al contrario, se prevalesse una mentalità scientifica (attualmente assente), allora gli strateghi di carriera su entrambe le sponde dell’Atlantico passerebbero il giorno e la notte a cercare di ripassare le basi della gestione dei gas naturali, meglio ancora utilizzando da un po’ di fisica da liceo, se possibile. In questo caso, dei piani di emergenza efficaci sarebbero già pronti e in fase di attuazione.

Il motivo è che, come progetto e impegno dell’UE e della Germania questo è un ESPERIMENTO fallimentare. Le strategie di approvvigionamento di gas naturale e GNL previste non sono mai state applicate in circostanze equivalenti, con questa strana metodologia e su una scala così enorme. Di conseguenza, all’Oktoberfest tedesca del 2022 saranno probabilmente disponibili solo i crauti e della birra rimarranno solo i ghiaccioli penzolanti dai rubinetti. L’evento principale sarebbe comunque il “Jinglemerkel Santakaputt” del dicembre 2022, senza alcun posto dove nascondersi perché tutta l’Europa sarebbe già in un profondo processo di de-industrializzazione, con un forte abbassamento degli standard di vita e, in molte regioni, probabilmente anche con problemi alimentari, di illuminazione e riscaldamento, con frustrazione e disoccupazione diffusa, mentre una massa di immigrati desidererebbe essere rimasta a casa.

https://www.state.gov/secretary-antony-j-blinken-and-canadian-foreign-minister-melanie-joly-at-a-joint-press-availability/
https://twitter.com/reuters/status/1574853885382037505
https://www.thelocal.de/20221005/german-minister-accuses-gas-supplying-countries-of-ripoff-prices/
https://www.rt.com/business/564457-us-seeks-economic-domination-eu/

Le molecole dell’illusione

Che provenga dal Qatar, dalla Norvegia, dagli Stati Uniti o dalla Russia, il gas naturale liquefatto non può e non salverà l’Europa. Innanzitutto, il GNL è e sarà ancora per molto tempo molto scarso a livello mondiale. Inoltre, ci sono pochissimi terminali di carico e scarico disponibili da entrambe le parti. Per esempio, la Germania ha 0 (zero) terminali di GNL. Neanche uno. Inoltre, alcuni terminali di carico già costruiti presso i moli di origine hanno seri problemi operativi o semplicemente non soddisfano gli standard dell’UE. Inoltre, non ci sono abbastanza navi metaniere disponibili e pochissime sono in costruzione. Chi aveva bisogno del brutto e sporco GNL da scisto solo 6 mesi fa? E queste infrastrutture richiedono tempi molto lunghi per essere concepite, approvate, progettate, finanziate, costruite, messe in funzione, certificate e immesse sul mercato.

Ma c’è di peggio, è questo perché molti pensano erroneamente che il gas naturale liquefatto trasportato via mare (LNG) sia un sostituto del gas naturale (non lo è). Innanzitutto, è terribilmente più costoso, più esplosivo e pericoloso da maneggiare e sicuramente troppo scarso per soddisfare il fabbisogno europeo. Da un punto di vista ambientale, il GNL è sporco e molto complicato da liquefare, caricare e rigassificare con infrastrutture ancora inesistenti ad entrambe le estremità della catena di trasporto…  è molto difficile da stoccare e ancora più costoso da trasportare (Suez potrebbe essere un limite) da fonti d’oltremare ancora sconosciute (in navi cisterna che non esistono ancora) e solo in rischiosi lotti via mare su decine di terminali di consegna non ancora costruiti né adeguatamente pianificati…

Approfondiamo ulteriormente l‘illusione del GNL, condividendo i commenti sempre competenti e utili dei post riassunti da SKovacs (in corsivo qui sotto), basati su 30 anni di esperienza operativa diretta.

L’enigma criogenico del GNL

1. C’è un’estrema carenza di navi cisterna per GNL, quindi chi le costruirebbe, con quali specifiche e costi, entro quando?

2. C’è un’estrema carenza di terminali GNL ad entrambe le estremità della catena. L’Europa è estremamente burocratica, quindi ci vorrebbero molti anni per avere un singolo terminale GNL pronto e funzionante, questo se non c’è il veto delle amministrazioni locali. Nel frattempo, è necessario collegare un gasdotto dal terminale alla rete esistente… con ulteriori complicazioni ad ogni livello che, per essere risolte, richiedono tempo. Quale capacità dovrebbero avere questi terminali rispetto alle nuove condotte di distribuzione? Nessuno oggi è in grado di saperlo, il che aumenta ulteriormente i tempi e le esigenze tecniche.

3. I tempi di transito delle navi cisterna cambiano e i gasdotti che attualmente riforniscono l’Europa meridionale lavorano probabilmente già a piena capacità.

4. Le navi cisterna sono molto più costose da gestire, in quanto il gas deve essere mantenuto allo stato liquido tramite una refrigerazione che richiede molta energia.

5. Le navi cisterna hanno costi di gestione più alti di quelli delle navi portarinfuse, a causa dei requisiti di regolamentazione/ispezione/criogenici e questo porta via anche molto tempo. Sono quindi a rischio più elevato, con un costo maggiore per metro cubo di gas trasportato rispetto ai gasdotti, che sono economici, affidabili, sicuri e rispettosi dell’ambiente, una prerogativa a cui l’Europa è ormai abituata.

6. L’Europa ha bisogno di decine di nuovi terminali GNL. Gli studi di prefattibilità e di fattibilità non sono ancora stati pianificati, per non parlare dell’ingegneria dettagliata, dei piani e delle specifiche, della manodopera, della contrattazione delle competenze ingegneristiche, ecc.

7. I siti dei terminali GNL devono essere scelti con cura, le loro costose e complesse valutazioni di impatto ambientale devono essere completate (il che può richiedere anni), la progettazione ingegneristica può richiedere anch’essa anni e non è possibile copiare direttamente altri progetti, più la preparazione del terreno, che richiederebbe 1-2 anni, più la realizzazione degli impianti e dei moduli veri e propri (di solito in Corea e in Cina, ma ora sarebbero d’accordo?), il tutto richiede contratti, programmi, materiali, ecc, molto TEMPO e spedizioni + certificazione e messa in servizio.

8. Finanziamento: tutti i terminali GNL sono posseduti/costruiti/gestiti da consorzi di gigantesche multinazionali, non dai governi. La loro progettazione e costruzione costa decine di miliardi, che devono essere presi in prestito dalle banche. Il mutuatario deve dimostrare di avere un piano solido con garanzie per ripagare il prestito con gli interessi. Il proprietario/operatore del terminale ha tutta una serie di altre responsabilità molto importanti. 

Sembra quindi che la leadership europea sia inspiegabilmente calma dopo l’attentato ai Nord Stream 1 e 2 e che ora faccia affidamento su forniture tempestive di GNL (non disponibili) e/o sulle “riserve immagazzinate” di gas naturale europeo… (ancora meno disponibili)

Le inutili “riserve” europee di gas naturale

Gli Europei sanno benissimo che sta per arrivare un inverno difficile, ma nessuno li ha avvertiti che il presunto 90% di “riserve” che li avrebbe fatti stare al caldo non sarà disponibile come annunciato. Ci sono due ragioni principali per questo, che sono già state spiegate qui in modo noioso e approfondito.

1) La prima ragione è l’impossibilità di una costante ri-pressurizzazione delle riserve di gas naturale “immagazzinate,” alla pressione necessaria per riportarle in superficie. Ora, in vaste aree della Germania e del Nord Europa, la mancanza di un flusso di gas naturale in condotta non permetterà di soddisfare questo requisito. Senza il gas naturale dei gasdotti, nella migliore delle ipotesi solo il 25-30% delle “presunte” riserve al 90% potrebbe essere recuperato tempestivamente e solo molto lentamente, in un periodo di tempo che potrebbe estendersi per mesi. Il colpevole è l’inevitabile de-pressurizzazione che si verifica ogni volta che tali riserve sotterranee vengono portate in superficie (con in più le perdite di travaso) con il conseguente abbassamento geometrico della pressione. Con una pressione sotterranea in diminuzione, è possibile portare in superficie volumi di gas naturale sempre più piccoli e sempre più lentamente, o addirittura non produrne affatto, in base alle circostanze e ai requisiti operativi.

2) La seconda ragione è l’attuale impossibilità, in molte aree, di avere il flusso di superficie massiccio e costante necessario a spingere e riscaldare adeguatamente le riserve sotterranee che potrebbero essere portate in superficie tramite il differenziale di pressione, una volta ri-pressurizzate a sufficienza e soddisfatti tutti gli altri requisiti. Questo non è mai stato sperimentato da nessuno prima d’ora su questa scala e senza preavviso, come verrà spiegato in seguito. È sufficiente dire che l’impatto sarà enormemente negativo e che gli Europei non ne sono nemmeno lontanamente consapevoli. Tutto ciò che sentono dire è che “le nostre riserve di gas naturale immagazzinate sono al 90% e ci faranno superare l’inverno se solo risparmieremo un po’ sui consumi.” No, non lo faranno e più avanti sarà dimostrato con dati concreti. Leggete bene, l’incubo degli “idrati di metano” sarà il prossimo problema e non sarà divertente, credetemi. Più tardi, abbiate pazienza.

Un po’ di fisica delle scuole superiori

Il problema inizia quando i burocrati ignoranti (politici e non) si mettono in testa la stupida idea che le riserve di gas naturale possano essere utilizzate come sostituto al 100% delle materie prime che fluiscono attraverso i gasdotti di superficie. Semplicemente non possono, punto. In realtà, Dio ha inventato le riserve di gas naturale come supplemento. NON come sostituto del gas naturale in circolazione, e questo perchè nella stagione di alta domanda (inverno) le riserve di gas naturale accumulate a costi più ridotti durante la stagione di basso consumo (estate) potessero essere aggiunte al flusso del gasdotto principale in ragione del 10% circa. Le riserve di gas naturale non servono a nient’altro e non possono certo sostituire le materie prime che scorrono in superficie. Per quanto si sforzino o per quanto frequentemente indossino i loro maglioni scuri a collo alto, i politici di entrambe le sponde dell’Atlantico non potranno cambiare questo fatto, ve lo giuro. Le riserve di gas naturale sotterranee non potranno mai essere riportate in superficie da sole; potranno solo essere “leggermente” e lentamente aggiunte ai flussi dei gasdotti, niente di più. Tutto il resto è un sogno pronto a diventare un brutto incubo.

Un termine improprio

Un’abitudine certamente diffusa e che può essere fuorviante – di cui non sono responsabile – è l’uso del termine “stoccaggio” per tali “riserve,” come “stoccaggio” in un magazzino o in un ripostiglio. Non è affatto così. Un termine migliore sarebbe “polmone,” ma in questo caso si ha l’ambiguità derivante dall’organo con cui gli esseri viventi respirano. In ogni caso, queste riserve di gas naturale non sono conservate come voi e io – e le nostre mogli – conserveremmo i piatti in uno scaffale della credenza. Non è facile spiegarlo a parole, ma permettetemi di provarci. L’acqua gioca ovviamente un ruolo importante ed è per questo che, prima di essere iniettato nelle caverne di stoccaggio sotterranee, il gas naturale DEVE essere accuratamente e intensamente disidratato per quanto è tecnicamente possibile, cosa difficile da fare e molto costosa. Inoltre, durante lo stoccaggio sotterraneo, il gas naturale assorbe un ulteriore quantitativo di acqua dagli elementi del sottosuolo. Questa umidità potrebbe essere neutralizzata (forse, ma, ancora una volta, dipende dai casi) se fosse disponibile un super flusso in superficie – come spiegato in seguito – per ammortizzarla termicamente e diluirla in una massa maggiore. Ma, non avendo tale forza motrice (punto n. 2), questo vuol dire che, per estrarre il gas naturale immagazzinato nel sottosuolo, occorre un’altra forza motrice (punto n. 1), ossia un differenziale di pressione.

Quindi, con il solo differenziale di pressione disponibile per estrarre tali riserve sotterranee di gas naturale… a) il conseguente calo di pressione che si verifica quando le prime “riserve” di gas naturale sotterranee arrivano in superficie ci dice che il processo deve essere molto lento, b) molte riserve di gas naturale saranno lasciate nel sottosuolo a causa del graduale abbassamento della pressione che ridurrà e indebolirà la spinta verso l’alto richiesta e c) è meglio essere MOLTO cauti e procedere molto lentamente (guarda caso proprio quando occorrerebbe fare in fratta) perché una decompressione troppo rapida del metano immagazzinato congelerebbe tutti gli impianti e produrrebbe anche idrati di metano, l’incubo degli ingegneri operativi, che intaserebbero irrimediabilmente le condotte.

Inoltre, Una cosa del genere non è mai stata tentata (per quale motivo avrebbero dovuto?) e le variazioni dei diversi animali nello “zoo” degli impianti di stoccaggio che descrivo qui di seguito non consentono alcuna procedura standardizzata per l’immissione simultanea da fonti diverse, anch’esse gestite in modo diverso, senza formazione, senza coordinamento, né consapevolezza della natura del problema [da parte del personale].

Ma c’è di peggio…

Non è il vostro

Il gas naturale immagazzinato nel sottosuolo che potrebbe essere recuperato – non molto, come vedremo più avanti – sarà venduto non alla comunità locale dei consumatori, ma piuttosto al mercato all’ingrosso attraverso l’infrastruttura esistente. Quindi, se i Tedeschi che vivono, ad esempio, a Francoforte, per qualsiasi motivo, pensano che non ci saranno problemi ad avere un impianto di stoccaggio di gas naturale nelle vicinanze, beh… si sbagliano di grosso, perché il gas naturale potenzialmente prodotto uno stoccaggio di grandi dimensioni a Francoforte sarà distribuito in modo molto democratico attraverso la rete (a prezzi di mercato) e non attraverso una connessione diretta alle case di Francoforte.

Jinglemerkel Santakaputt

Nel 2021 la Germania ha usato 100 miliardi di gas naturale (circa) con una capacità massima di stoccaggio di 24 miliardi di metri cubi che, secondo i funzionari tedeschi, erano stati riempiti al 90%, il che significa che 22 miliardi di gas naturale sono ora disponibili in tutta la Germania. Tra l’altro, non viene mai fornita una ripartizione specifica, ma solo i valori totali per tutta la Germania, il che potrebbe significare una distribuzione problematica molto disomogenea. Inoltre, dire una cosa del genere è del tutto fuorviante, perché si potrebbe avere il serbatoio della propria auto riempito al 90%, ma sarebbero comunque necessarie MOLTE taniche di benzina per arrivare a destinazione. Comunque sia, in Germania il consumo del 2021, da ottobre a febbraio [2022], è stato di 52 miliardi di metri cubi, con una ripartizione stimata di 26 miliardi di metri cubi per i mesi di ottobre, novembre e dicembre e di altri 13 miliardi di metri cubi durante il mese di gennaio, più altri 13 miliardi di metri cubi per febbraio. Totale = 52 bcm. Ora, dei 22 bcm presumibilmente già “stoccati”, un minimo del 30% circa non potrà mai essere recuperato (probabilmente anche di più), quindi ciò significa che solo 15 bcm al massimo sono disponibili per coprire il consumo di ottobre e novembre… dato che a metà dicembre (viene in mente il Natale) anche nel migliore degli scenari, nelle circostanze attuali, la Germania finirebbe il gas naturale disponibile, stop. Spiacente, è matematica.

Alcuni paesi dell’UE come Cipro, Estonia, Finlandia, Grecia, Irlanda, Lituania, Lussemburgo e Slovenia hanno ZERO capacità di stoccaggio di gas naturale e dipendono fondamentalmente dalla solidarietà di altri paesi dell’UE…

https://youtu.be/gplfrKT627k Rif. https://www.reuters.com/article/europe-gas-kemp-idAFL1N2Z81RA

Ancora sulle inutili “riserve” europee di gas naturale

In pratica, oggi le riserve sotterranee europee di gas naturale “immagazzinato” non possono essere estratte comodamente dal sottosuolo. Il motivo è che, per poterlo fare, queste “riserve” dovrebbero

(1) essere costantemente ri-pressurizzate, come spiegato brevemente in precedenza, cosa che ora, senza NS1 e NS2, non è possibile per gran parte della Germania e tutto il Nord Europa, con il conseguente enorme impatto che ciò comporta e

(2) avere un’abbondante flusso di gas naturale russo che scorra costantemente, consentendo così di aggiungere tali riserve sotterranee pressurizzate ad un flusso di superficie comparativamente molto più grande. Questo è l’unico modo pratico possibile per estrarre il gas naturale sotterraneo e distribuire tali riserve sepolte attraverso le tubazioni della distribuzione di superficie.

Da sole, senza l’aiuto del flusso di gas naturale dei gasdotti, queste riserve di gas naturale immagazzinate difficilmente potrebbero essere trasferite in superficie e, in ogni caso, con un forte impatto negativo. Provare a farlo sarebbe un esperimento mai tentato prima nella storia della fisica – o della politica, se è per questo. “Un esperimento dannatamente inutile” avrebbe borbottato a bassa voce Sir Isaac Newton. Senza un gasdotto di superficie pieno di gas naturale che fluisca in abbondanza (ora assente), le presunte “riserve” europee rimarranno per lo più sottoterra dovi si trovano oggi, punto e basta.

API-SPE-ASTM-NACE-ASME-AAPG [*]

Vi prego di accettare anche il fatto che cercare di spiegare ad un pubblico molto vasto (politici compresi) le questioni altamente tecniche di ciò che sta realmente accadendo non è semplice. È molto importante, ma non è semplice… La noia è un rischio costante, rischio che, tra l’altro, sto correndo proprio ora. Perdere del tutto il pubblico è una possibilità molto concreta. E questo è il motivo per cui molte volte ripeto le stesse idee con un linguaggio (e un angolo di prospettiva) leggermente diverso, nel miglior modo possibile… e nella misura in cui le considerazioni tecniche lo consentono. Ed è per questo che cerco anche di rendere questi articoli il più possibile vivaci e pieni di esempi, in modo da attirare la vostra attenzione. Se il pubblico fosse quello che si informa tramite API-SPE-ASTM-NACE-ASME-AAPG, naturalmente spiegherei le cose in modo diverso. Ma nessuna sede tecnica occidentale mi permetterebbe mai di presentare la tesi che voi già conoscete, poiché tutte (e intendo proprio TUTTE) si limitano a seguire la linea ufficiale e andare avanti con il “qui non c’è niente da vedere.”

Ripressurizzazione costante

La costante ri-pressurizzazione del gas naturale immagazzinato nel sottosuolo è necessaria per mantenere un volume sufficiente (grande) e una pressione sotterranea che funga da forza motrice [vedi punto n. 1] per spingerlo in superficie Ciò è necessario per compensare l’inevitabile e costante depressurizzazione dovuta alle perdite nel sottosuolo (termiche, di attrito, di permeazione, di dissipazione, di fessurazione, di porosità, ecc) e l’abbassamento di pressione che si produce ogni volta che le riserve sotterranee vengono portate in superficie. Senza ri-pressurizzazione, i successivi prelievi non sarebbero disponibili e un eventuale collasso o cedimento del suolo in superficie potrebbe portare ad un’attività sismica indesiderata, come nel caso del fracking. Inoltre, la forza motrice del punto n. 1 ha bisogno anche di un gasdotto di superficie attivo e pienamente operativo che faccia arrivare il gas naturale che deve essere re-iniettato nelle riserve sotterranee, per rigenerare la forza motrice del punto n. 2. Inoltre, ogni volta che l’afflusso tradizionale dai gasdotti di superficie è interrotto o inesistente (come oggi nella Germania settentrionale e nell’Europa settentrionale), il gas naturale di stoccaggio si esaurirà molto prima, perché non si è mai pensato che, da solo, potesse costituire l’unico carico invernale… e, come spiegato più avanti, verrebbe a mancare la spinta necessaria per la distribuzione tramite i gasdotti di superficie.

I commenti di Catherine

Quindi, senza il gas naturale che scorreva attraverso il Nord Stream, l’estrazione del gas naturale che si suppone “immagazzinato” nelle caverne sotterranee europee o nei depositi sub-superficiali sarebbe altamente problematica o addirittura impossibile. Una commentatrice di Saker, Catherine, ha riassunto il tutto in modo breve e chiaro…”La Germania dice di avere abbastanza gas in deposito per superare l’inverno. Grazie per aver demolito questa affermazione – non avevo idea che fosse necessario un afflusso per renderla una soluzione praticabile.” Congratulazioni Catherine, sono sempre attento ai tuoi commenti validi e concreti, del tipo “è necessario un afflusso.”

Dovreste pensare alle condutture di gas naturale del Nord Stream come ad enormi autostrade a 8 corsie fatte per i TIR. Sì, la pressione differenziale del gas naturale sotterraneo pressurizzato svolge effettivamente un ruolo, ma è meglio fare molta attenzione [alla de-pressurizzazione] o si finirà per congelare tutto ciò che ci circonda, compresi i giovani ingegneri inesperti. Quindi, secondo Catherine, è “necessario” un gasdotto enorme, con una massa di gas naturale molto più grande, che dia stabilità termica alle “riserve” sotterranee. Così, questo enorme flusso “spinge” e sposta tutto ciò che trova sulla sua strada, incorporando il gas naturale che verrebbe quindi rilasciato molto lentamente dalle caverne di stoccaggio sotterranee europee, leggermente aiutato dal differenziale di pressione tra profondità e superficie.

Di conseguenza… le caverne sotterranee ad alta pressione di per sé non funzioneranno come ci si aspetta, a meno che non venga mantenuto un flusso costante – anche a basse portate e pressioni – dai gasdotti Nord Stream… spingendo così “fuori” il nat-gas immagazzinato, in modo che questo mix tra (a) gas naturale dei gasdotti siberiani più (b) l’eventuale gas naturale europeo presente nel sottosuolo possa essere finalmente distribuito. Quindi, quest’ultimo (b) può solo essere aggiunto ad un flusso molto più grande (a), probabilmente con un rapporto inferiore al 10%, come vedremo in seguito. Ma il punto è che abbiamo bisogno di un flusso da gasdotto di superficie per incorporare, trascinare e stabilizzare termicamente il gas naturale in espansione dal sottosuolo.

Il flusso del gasdotto russo (attualmente assente) che si muove con prepotenza

In ogni caso, il gasdotto russo è il “mostro” che trasporta una quantità spropositata di gas naturale, fungendo così da bulldozer di spinta. Di conseguenza, governa grazie allo slancio (o all’inerzia, direbbe Newton) dell’enorme quantità – che funge anche da cuscinetto termicamente stabilizzante – di gas naturale, che “spinge” e incorpora tutto ciò che trova sulla sua strada… compreso l’eventuale afflusso, ben gestito, di piccole dimensioni e non [troppo] congelante proveniente dai depositi di stoccaggio sotterranei.

A questo punto si aggiunge un ulteriore concetto relativo alle quantità comparative di gas naturale provenienti sia dal gasdotto sia dai possibili depositi di stoccaggio sotterranei di cui ignoriamo completamente la quantità, il tipo e le capacità, ma che dobbiamo presumere siano fattori altamente variabili ed eterogenei. Naturalmente, il volume e la massa di gas naturale che il gasdotto di superficie porta con sé deve sempre essere molto più grande del possibile afflusso ricevuto dai depositi sotterranei, in modo da poterlo “travolgere” come farebbe un bulldozer e quindi stabilizzarlo anche termicamente. Ecco perché il primo paragrafo intitolato “fisica da scuola superiore” afferma che:

“Il problema inizia quando degli sciocchi ignoranti si illudono che le riserve di gas naturale possano essere utilizzate come sostituto al 100% del flusso di gas naturale di superficie. Semplicemente non possono, punto. In realtà, Dio ha inventato le riserve di gas naturale come supplemento – non come sostituto – delle materie prime di gas naturale in circolazione, in modo che nella stagione di alta domanda (inverno) le riserve di gas naturale più economiche accumulate durante la stagione di basso consumo (estate) potessero essere aggiunte per contribuire a soddisfare l’alta domanda invernale. Le riserve di gas naturale non servono a nient’altro e non sono certo un sostituto delle materie prime fluide.”

La percentuale di gas naturale immagazzinato

Ci si può ora chiedere quale dovrebbe essere la proporzione esatta? Non possiamo saperlo con precisione, anche se sicuramente varia, ma non ha molta importanza, perché (1) sarà impostata su qualunque valore sia ritenuto necessario e (2) ciò che conta è l’esistenza di un massiccio flusso di gas naturale che stabilizzi termicamente e spinga con forza tutto ciò che trova sulla sua strada, incorporando in modo adeguato l’afflusso di gas naturale ricevuto dallo stoccaggio sotterraneo attraverso una gestione molto attenta del differenziale di pressione, come vedremo in seguito. Storicamente, le percentuali di stoccaggio di gas naturale in Europa variano tra l’80% alla fine dell’estate e il 30% alla fine dell’inverno (circa). Quindi possiamo dedurre che il 50% del volume stoccato speso durante questo periodo di 6 mesi richiederebbe – in media – di utilizzare l’8% al mese x 6 mesi = 50% del gas naturale stoccato (circa). Ciò significherebbe un afflusso medio dell’8% al mese di qualsiasi volume che ogni impianto possa aver acquistato e stoccato (sconosciuto in cifre assolute) durante i 6 mesi estivi, in cui la domanda è molto bassa. Ma il gas naturale stoccato non è assolutamente in grado, da solo, di sostituire i massicci afflussi di superficie, senza produrre un congelamento generalizzato. Il gas naturale immagazzinato nel sottosuolo non può essere fatto affiorare di colpo e in grande quantità in una conduttura vuota, perché l’alta pressione differenziale farebbe espandere il metano e congelare rapidamente l’impianto, inoltre verrebbe consumato in fretta con una conseguente caduta di pressione, una pessima idea.

Europa, abbiamo un problema

E il problema per l’Europa è proprio il fatto che le condutture NS1 e NS2 non sono operative e quindi non permettono di realizzare nulla di quanto descritto finora. Infatti, senza questi enormi gasdotti attivi compaiono problemi quasi irrisolvibili. Quindi, una volta che il flusso di gas naturale dei gasdotti russi si ferma, il gas stoccato in Europa non può essere spostato o “trasferito” in un altro luogo dove potrebbe essere necessario, sia per il riscaldamento domestico che per la produzione di energia o altro. E, se la pressione di spinta applicata al gas naturale sotterraneo fosse sostituita dalla pressione esercitata da qualsiasi altro gas o miscela di essi (aria o altro), il gas naturale russo puro già stoccato si mescolerebbe e si diluirebbe ben presto al di là di ogni possibile uso pratico, dato che gli impianti, le apparecchiature e i dispositivi europei sono contrattualmente regolati per essere alimentati dal gas naturale russo puro, non da altro. Inoltre, la miscelazione con l’aria (ossigeno) sarebbe molto rischiosa e nessuno sano di mente ci proverebbe, credetemi. Qualsiasi altro gas o miscela di gas è impossibile.

Forze motrici n. 1 + n. 2

Quindi sono necessarie due forze motrici per estrarre/produrre il gas naturale sotterraneo dell’UE. E sono necessarie entrambe. La forza motrice n. 1 è la pressione sub-superficiale, così che il gas naturale immagazzinato possa emergere a poco a poco in superficie, molto lentamente e solo timidamente, per poi incontrare il flusso dei gasdotti e venire assorbito dalla questa massa termicamente stabile. Questo è noto come differenziale di pressione tra il gas naturale sotterraneo e il flusso in superficie. Se gli operatori fossero così imprudenti da prevedere un differenziale di pressione superiore a quello richiesto, si scatenerebbe l’inferno e si avrebbe in brevissimo tempo un disastro, un congelamento generale. Il motivo è che l’espansione improvvisa e abbondante del gas naturale nel caso di grandi differenziali di pressione comporta un abbassamento della temperatura – e che per giunta capiterebbe in pieno inverno europeo – al punto da dar vita ad uno dei problemi più temuti nel settore, noto come “idrati di metano,” che significherebbe che tutto si rompe e si congela. Più avanti si parlerà di questo, comprese le “soluzioni” trovate per i giacimenti [di idrati di metano] dell’Alaska e dell’Artico, ma NON applicabili a questi impianti sotterranei europei di stoccaggio del gas naturale, che sono come una moltitudine di animali diversi messi insieme, come in uno zoo. Non c’è bisogno di spiegare il pericolo degli idrati di metano, basta cercare su Google.

La forza motrice n. 2 è proprio il flusso di superficie, come già spiegato. Ciò che fa la forza motrice n. 1 è far sì che il gas naturale gorgogli a malapena in superficie sotto il più basso differenziale di pressione possibile, in modo da non far congelare tutto, “presentando” il gas naturale in superficie in modo che venga “soffiato via” o “spostato” o “spinto” attraverso le condutture fino alla destinazione finale. L’equivalente calcistico sarebbe Neymar che passa la palla a Messi – a tutta velocità e in corsa, ovviamente – e il genio argentino che segna semplicemente spingendo la palla oltre i pali della porta con il petto.

Alaska, Siberia, Artico e oltre…

Sento già gli ululati degli “esperti” che ci fanno sapere che i problemi di congelamento dovuti ad un forte differenziale di pressione tra il gas naturale immagazzinato nel sottosuolo e le condutture di superficie (anche vuote, come si direbbe ora) sono oggi perfettamente risolvibili. Se ciò fosse possibile (non lo è), allora un forte Delta P – come lo chiamano gli ingegneri – sarebbe di per sé una forza motrice n. 1 sufficiente a risolvere il problema, senza bisogno del flusso dei gasdotti o di un’altra forza motrice. Oh, sì, sono d’accordo che tali problemi di “congelamento” sono praticamente “risolti,” sì, certo… ma solo in Alaska e in Siberia o ovunque si abbia un piccolo oceano di serbatoi di gas naturale in superficie che giustifichi la progettazione, la costruzione, gli investimenti, le attrezzature e le enormi spese operative e le competenze per l’iniezione di metanolo, il riscaldamento dei tubi, ecc. ecc. tutte soluzioni molto costose e difficili da gestire. Ma non, e lo ripeto, non in uno zoo di impianti di stoccaggio sotterraneo di gas naturale europei di dimensioni relativamente molto ridotte e altamente atomizzati, tutti piuttosto diversi tra loro (dove non è possibile una soluzione a copia carbone) e che richiedono variazioni e modifiche specifiche, distribuiti in diversi ambienti, già installati e funzionanti… e che certamente non consentono una soluzione così costosa. È impossibile ora modificare e adattare ogni singolo impianto di stoccaggio sotterraneo Europa, a prescindere dalle sue dimensioni, dalla sua ubicazione e dal suo tipo, in modo che possa avere i mezzi per gestire l’impatto di questo gas naturale improvvisamente depressurizzato e distribuirlo uniformemente alle tubature di superficie con pressioni e portate precise e concordate, costanti e omogenee, senza un coordinamento pianificato tra i diversi soggetti interessati a livello transfrontaliero. Impossibile. L’approvvigionamento, la logistica, la distribuzione just-in-time e l’iniezione di enormi volumi di metanolo senza preavviso sono un progetto ancora avvolto nel mistero.

Inoltre, come se non bastasse, un’elevata pressione differenziale tra il gas naturale sotterraneo e la superficie significherebbe che il volume immagazzinato verrebbe consumato ed esaurito troppo velocemente, vanificando lo scopo dell’intero concetto e processo. L’esperimento proposto non è mai stato previsto da nessuno, compresi i geologi, i progettisti e gli ingegneri originali… o gli operatori attuali, se è per questo. Il sovrabbondante afflusso di gas naturale dalla Russia è sempre stato un “dato” scontato.

L’esperimento fallito dello zoo del gas naturale

Riassumiamo quindi l’esperimento dello zoo del gas naturale, che non è mai stato pensato nella storia della fisica e della gestione dell’estrazione e/o della distribuzione del gas naturale in superficie. Tanto meno come è stato progettato e proposto dai politici dell’UE, che, ovviamente, non conoscono la fisica e la chimica di base e non possono preoccuparsi delle sue conseguenze.

Per inciso, [i depositi sotterranei di gas] non sono pozzi a scorrimento naturale, né pozzi aspirati a ventosa con “cavallette” meccaniche in superficie che succhiano petrolio e gas, né pozzi di produzione in fondo al foro con pompe elettromagnetiche sommerse (ESP)… Non si tratta nemmeno di pozzi inondati d’acqua, come nel caso del recupero secondario, con acqua iniettata dai pozzi vicini che spinge il petrolio e il gas verso i pozzi di produzione, ecc. ecc. Si tratta di depositi di stoccaggio di gas naturale pressurizzati artificialmente dalla superficie, un animale completamente diverso.

Strumenti e risorse assenti

NESSUN afflusso di gas naturale russo (zero) – Una semplice chiusura a vuoto dell’oleodotto russo
ZERO possibilità dell’effetto trascinamento. Nessuna.
ZERO possibilità di ri-pressurizzazione di tutti i depositi di gas naturale sotterranei in tutta Europa, il che significa che tutti si de-pressurizzeranno a tassi variabili e sconosciuti sia tra le diverse caverne di stoccaggio sotterranee che all’interno di esse, a causa della loro enorme eterogeneità per quanto riguarda il tipo, le dimensioni e la posizione specifica all’interno della rete di superficie, ecc.

Una forza motrice esclusiva

Sono disponibili solo le attuali pressioni sub-superficiali (qualunque esse siano, tutte diverse) come forza motrice esclusiva per estrarre il gas naturale “immagazzinato” nel sottosuolo da depositi molto diversi tra loro (lo zoo), il che significa differenziali di pressione e tassi di flusso variabili che richiedono un ulteriore livello di produzione complessiva di gas naturale, oltre alla distribuzione e alla gestione dei tempi e della programmazione.

Strumenti disponibili

Giacimenti transfrontalieri assai eterogenei e variabili, caverne e giacimenti di dimensioni, tipi e requisiti diversi, di seguito denominati “lo zoo imprevedibile,” le cui pressioni attuali e future sono del tutto sconosciute e non potranno mai essere conosciute a causa dell’eterogeneità delle variazioni tra gli animali dello zoo.

Sono tutti animali da zoo, talmente diversi per così tanti aspetti che non è possibile trovare una soluzione standardizzata. Tutti questi animali erano stati commissionati in tempi diversi con criteri e progetti diversi, non sono mai stati ispezionati come lo sono state le strutture di superficie, si trovano tutti in condizioni diverse del sottosuolo e del terreno, non hanno un rivestimento interno conosciuto, hanno tutti diversi gradi di fessurazione, crepe, porosità e permeabilità, ecc. ecc.

Tutti richiedono test di pressione sottosuperficiale e valori di riempimento diversi, e verifiche per controllare la possibilità di fratture o crepe abbastanza grandi da mettere in serio pericolo tutti coloro che si trovano in un raggio di 10 miglia (o più).

Incognite

Non è disponibile una ripartizione specifica della “presunta” percentuale di riserve di gas naturale detenute esattamente da quale “animale” della sottosuperficie e a quale pressione attuale e futura della sottosuperficie, che necessariamente diminuirà nel tempo.

Non si conoscono le variazioni di temperatura, portata e pressione per il flusso dal sottosuolo lungo la rete di tubazioni di superficie, a seconda dell’effetto di raffreddamento consentito per ogni singolo deposito sotterraneo di gas naturale da parte di ogni singolo operatore transfrontaliero non regolamentato.

In teoria avremmo un 85% di riempimento medio dei depositi di gas naturale in tutta Europa, ma con un profilo di pressione e variazione sconosciuto fino a marzo 2023.

Questo tipo di stoccaggio non sarà mai equivalente ad un pozzo di petrolio e di gas fornito dalla saggia Madre Terra in condizioni completamente diverse.

Non il vuoto e neppure la sostituzione del gas

Se il gas naturale [dei depositi] venisse estratto iniettando qualsiasi altro gas o miscela di gas (aria o altro), il gas naturale russo puro già immagazzinato si mescolerebbe e si diluirebbe ben presto al di là di ogni possibile utilizzo pratico, poiché gli impianti e le apparecchiature europee sono contrattualmente tarati per il gas naturale russo puro, non per altro. L’estrazione con una pompa da vuoto non aiuterebbe o cambierebbe nulla, perché avrebbe lo stesso impatto del differenziale di pressione sub-superficiale e congelerebbe tutto allo stesso modo e/o manderebbe in tilt la rete di distribuzione delle condutture di superficie. Aggiungere o “spingere” il gas naturale con aria o con una miscela di aria potrebbe provocare un’esplosione.

Conclusioni

Lo stoccaggio e l’erogazione di metano nel sottosuolo in quantità enormi, senza il tradizionale e previsto afflusso dai gasdotti russi, è un esperimento nuovo di zecca e, molto probabilmente, fallimentare e pericoloso.

Domanda n. 1: Tutte le parti interessate sono consapevoli di quanto sopra e hanno pianificato di conseguenza? Io non credo, e voi?

Le numerose e “incerte” spiegazioni  ricevute fanno suonare molti allarmi per la pianificazione di emergenza. Non esiste una sfera di cristallo che ci indichi ciò che potrebbe accadere, ma, di certo, non sarà un servizio “normale” ovunque e per tutti, sempre.

Oggi tutti in Europa sono abituati, richiedono e si aspettano quello che chiameremo il “normale” servizio quotidiano di fornitura di gas naturale. Tra l’altro, per alcune regioni europee oltre ai gasdotti russi esistono altre fonti di gas naturale, che dovrebbero funzionare normalmente anche se a prezzi molto più alti rispetto al recente passato. Queste operano attualmente al 125% della capacità e, ovviamente, potrebbero soffrire a causa di questo superlavoro. In questa sede, quindi, ci siamo riferiti solo alla mancata fornitura di gas naturale da parte dei gasdotti NS1 e NS2, un’esigenza assoluta soprattutto per la Germania e il Nord Europa.

Domanda n. 2: supponiamo che quanto spiegato qui sia completamente sbagliato e che tutto funzioni alla perfezione. Una volta che lo stoccaggio di gas naturale sarà completamente esaurito in tutta l’Europa del Nord (nella migliore delle ipotesi nel marzo 2023) cosa accadrà esattamente?

Ogni volta che sentiamo parlare di presunte “riserve” di stoccaggio di gas naturale al 90% in Europa, ricordiamo che ne era stato progettato il recupero solo attraverso e in aggiunta al flusso di gas naturale proveniente dai gasdotti russi.

Altre domande

(3) Le procedure sperimentali qui descritte sono mai state eseguite in tutta Europa? (4) Quali esperienze positive sono disponibili in impianti così grandi, così eterogenei e diffusi, con così tanta posta in gioco e scarsissimo tempo per pianificare e prepararsi? (5) Perché tutte queste procedure nelle nuove condizioni impreviste non sarebbero da considerarsi veramente sperimentali? (6) Tutti i responsabili degli impianti di stoccaggio di gas naturale in Europa sono a conoscenza di questi problemi e procederanno esattamente come richiesto da un PIANO, senza rischiare nessuna sperimentazione e/o improvvisazione?

Gestione della pressione sub-superficiale

È probabile che le caverne e i serbatoi di gas naturale sotterranei sovrapressurizzati frettolosamente si rompano o si fratturino.

Esistono seri limiti di pressione in caverna per evitare il rischio di fratture… con conseguenze negative.

La meccanica del terreno non ben studiata e inadeguata su formazioni probabilmente non consolidate è già stata discussa qui. Gli incidenti accadranno. Si tratta quindi di un gioco molto complicato e potenzialmente pericoloso, da giocare con estrema attenzione. Inizialmente questi depositi sotterranei possono essere sufficientemente pressurizzati. Ma con l’arrivo dell’inverno, la pressione in superficie diminuirà e di conseguenza anche il tasso di produzione. Quindi, a metà inverno, anche se la quantità di gas rimanente fosse apparentemente sufficiente (50%?) il tasso di produzione in superficie non riuscirebbe a soddisfare la domanda tradizionale. Lo stoccaggio e la successiva estrazione di gas naturale in depositi sotterranei ad altissima pressione richiede numerosissime operazioni specializzate, competenze di manutenzione e finanziamenti. L’estrazione e la consegna sono molto lente. Una maggiore velocità di erogazione per soddisfare i picchi di domanda potrà essere sostenuta solo momentaneamente e comporterebbe necessariamente gravi rischi sistemici, come spiegato in precedenza.

Jorge Vilches

Fonte: thesaker.is
Link: https://thesaker.is/germanys-failing-stored-nat-gas-lng-experiment/
15.10.2022
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

[*] Nell’ordine:
American Petroleum Institute – Society of Petroleum Engineers –  American Society for Testing and Materials – Statistical Classification of Economic Activities in the European Community – American Society of Mechanical Engineers –  American Association of Petroleum Geologists

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