Immigratis: il volto gentile dello sfruttamento

Immigratis: il volto gentile dello sfruttamento

Di ConiareRivolta.org

È notizia di questi giorni l’approvazione definitiva del cosiddetto ‘Decreto Cutro’, una manifestazione che più evidente non si può dell’approccio abietto al tema dell’immigrazione adottato dal Governo Meloni. Si tratta di un ulteriore tassello della strategia di strumentalizzazione ideologica dei migranti fatta propria da tutti i Governi degli ultimi decenni e cavalcata con un mix di particolare odio e utilitarismo dal governo Meloni. Ancora una volta, però, per opporsi al razzismo dei cattivi un segmento di borghesia italiana presuntamente progressista ricorre ad argomenti che etichettammo, nell’ormai lontano 2018, come manifestazione del cosiddetto razzismo dei buoni. Come allora, a farsi interprete di questa linea di pensiero è l’indefesso Tito Boeri, già presidente dell’INPS e articolista resosi noto più volte in passato per aver rimarcato con coerente insistenza l’importanza dello sfruttamento della manodopera straniera per la stabilità e prosperità della nostra economia.

Un breve articolo-intervista, nel suo genere davvero magistrale, ne riassume perfettamente lo spirito. Boeri inizia rimarcando la schizofrenia della destra che predica odio verso i migranti ma poi riconosce nel Documento di Economia e Finanza che essi sono fondamentali per abbattere il debito pubblico. Parla di scelte suicide come quella di voler eliminare la protezione speciale fingendo evidentemente di non capire la coerenza di fondo di tali scelte e poi, alla domanda: “invece cosa dovrebbero fare?”, risponde: “Dovrebbero tener conto delle esigenze delle imprese e quindi fare decreti flussi più importanti, superando il livello degli 80mila ingressi perché c’è bisogno di manodopera in moltissimi comparti, dal turismo al commercio fino alla ristorazione e all’agricoltura. E poi le famiglie hanno un drammatico bisogno di lavoratori che si occupino delle persone non autosufficienti”.

Ci risiamo.

L’Italia ha bisogno dei lavoratori immigrati perché serve manodopera cui affidare i lavori più precari e infami, quelli che un lavoratore italiano non è più disposto a svolgere. Questo è il ritornello che risuona, tetro, tra economisti, politici e imprenditori di orientamento liberal-progressista da una trentina d’anni, ovvero da quando il fenomeno dell’immigrazione di massa ha iniziato ad interessare gradualmente il nostro paese. Dietro questa asserzione apparentemente neutra e descrittiva si cela in verità una visione del mondo, dell’economia e del fenomeno migratorio brutale e orribilmente classista, oltre che profondamente alterata nei suoi aspetti oggettivi. Visione che fa da perfetto contraltare, in una logica di speculare identità, con quella apertamente xenofoba delle destre.

Vediamo i due tasselli ideologici fondamentali che sostengono il Boeri-pensiero sul tema.

Tassello numero uno: nel ristretto club dei paesi ricchi (cui l’Italia appartiene) vi sarebbe tutta una serie di lavori umili che i viziati giovani occidentali non vorrebbero più fare: cameriere, commesso, bracciante agricolo, badante etc. A fronte di questa situazione solo gli immigrati, adusi a lavori umili e sfiancanti, ci salverebbero da questa carenza, facendo fronte a buon mercato a bisogni irrinunciabili della nostra collettività. Per Boeri, per Confindustria e per tutti i politici dei Governi vari degli ultimi anni, implicitamente, i milioni di disoccupati del nostro Paese sarebbero evidentemente persone schizzinose non disposte a lavorare al salario corrente che il mercato offre e restii a svolgere lavori faticosi.

Ora, è evidente che esistano lavori più o meno faticosi, più o meno squalificanti e più o meno frustranti nei ritmi, nella ripetitività, nel basso grado di creatività etc. È altrettanto evidente, però, che a fronte di una maggiore fatica e usura sarebbe giusto e sacrosanto avere una maggior compensazione in termini di salario, orari di lavoro meno intensi e in generale migliori condizioni lavorative che attenuino gli svantaggi connessi al tipo di lavoro, sia esso svolto da un lavoratore migrante o da un lavoratore ‘indigeno’.

Sono invece purtroppo più che noti i ritmi di sfruttamento, gli orari di lavoro massacranti e i bassissimi salari che caratterizzano i settori citati da Boeri. Condizioni che solo alcuni lavoratori italiani sono in grado di rifiutare, ma che invece moltissimi altri sono costretti loro malgrado ad accettare.

Ma evidentemente che qualcuno possa rifiutare paghe da fame fa storcere il naso ad economisti, capitalisti ed ex-presidenti dell’INPS. Vengano allora in soccorso i lavoratori immigrati che, versando in condizioni di maggior disperazione, accetterebbero con meno resistenze bassi salari e alti ritmi di lavoro, consentendo così il funzionamento di settori che strutturalmente prosperano su paghe da fame, prezzi competitivi e alti profitti. I lavori di merda, quindi, secondo Boeri e compagnia cantante non vanno estirpati in quanto tali, ma vanno ‘appaltati’ a coloro che, apparentemente, avrebbero una maggiore propensione a tali impieghi.

Ma c’è anche un tassello numero due, con cui Boeri fa un ulteriore salto di qualità. All’osservazione dell’intervistatore: “La premier Meloni sostiene che il governo punta a risolvere i problemi di sostenibilità delle pensioni non con i migranti, ma incentivando il lavoro femminile e la natalità”, Boeri risponde: “è un errore clamoroso. Per incentivare il lavoro femminile oggi è necessario potenziale il numero degli assistenti domiciliari. Più immigrati vuol dire più badanti e più donne che lavorano perché sgravate dai compiti di cura. E lo stesso vale per la natalità”.

In questa frase, in cui Boeri si lascia andare ad una virtuosa professione di classismo, razzismo e sessismo, il tassello numero uno si lega al tassello numero due dell’ideologia del “ci servono più immigrati per poterli sfruttare”.

Ecco il fondamento del ragionamento: gli italiani non fanno più figli e la popolazione invecchia inesorabilmente e ciò renderebbe i sistemi pensionistici insostenibili. Nelle versioni più audaci di questo teorema anche il debito pubblico diventerebbe insostenibile, dal momento che l’invecchiamento della popolazione darebbe luogo ad una crescita stentata insieme a maggiori oneri a debito per lo Stato sociale, e quindi il peso del debito pubblico sul PIL tenderebbe ad aumentare. I flussi migratori, allora, servirebbero per ringiovanire la popolazione, aumentare il flusso dei contributi sociali, la crescita economica e quindi rendere più sostenibile il peso del debito.

Vi sarebbero infinite cose da dire sulla totale inconsistenza di questa logica, ma nell’essenziale ne bastano due.

In primo luogo, la struttura demografica di un paese non è una variabile esogena ma dipende strettamente dalle condizioni economiche in cui versa la popolazione. Povertà, disoccupazione, precariato, riduzione delle prestazioni dello Stato sociale prodotta da decenni di neoliberismo – non ci vuole un ex Presidente dell’INPS per capire che impatto sulle famiglie hanno tagli agli asili nido e ai servizi per l’infanzia – non contribuiscono certamente a sostenere una dinamica demografica salutare e sono tra i principali imputati per quanto riguarda la crisi delle culle. Ignorare le condizioni materiali dando per scontato che la riduzione drastica dei nuovi nati sia un fattore ineliminabile delle società occidentali è, quindi, un’operazione ideologica che denuncia soltanto mala fede.

In secondo luogo, non esiste alcun campanello d’allarme, anche a struttura demografica invariabile, circa l’insostenibilità finanziaria della spesa pensionistica e sociale nel lungo periodo in Italia e in Europa, come abbiamo argomentato più volte. A fronte di politiche di tagli brutali, come quelle che sperimentiamo sulla nostra pelle, l’unica grave preoccupazione, semmai, riguarda la sostenibilità sociale e non certo finanziaria del nostro welfare futuro.

Boeri, nella sua risposta, non soltanto rimarca il fatto che la natalità italiana è un fattore immodificabile e alieno alle determinanti economiche, non soltanto condanna la popolazione femminile ad un destino di lavoro di cura forzato come se ciò non dipendesse da elementi strettamente connessi con la discriminazione sul mercato del lavoro e i diritti di maternità e paternità ancora gravemente differenziati, ma rincara la dose sul pregiudizio culturale per cui gli immigrati sarebbero destinati a svolgere lavori ingrati, liberando così gli italiani e le italiane da questo fardello. Tre brutti scivoloni in poche parole che rivelano quanto razzismo, sessismo e quanti pregiudizi si celino dietro i maître à penser dell’intellighenzia liberal-progressista.

Posizioni che si rivelano perfettamente speculari a quelle più schiettamente e apertamente razziste delle varie destre, oggi al governo, che da un lato rinfocolano esplicitamente l’ostilità del popolo contro gli stranieri, dall’altro convergono pienamente con il Boeri-pensiero nel vedere l’immigrato come strumento al servizio degli interessi economici dei capitalisti e della nazione e mentre cianciano di misure a favore della natalità e della donna lavoratrice devastano lo Stato sociale con tagli alla sanità, eliminazione del reddito di cittadinanza e precarizzazione del lavoro.

Boeri e Meloni, insomma, sono le due varianti di costume di uno stesso identico fenomeno: l’attacco al mondo del lavoro in tutte le sue forme e l’accentuazione della politica di divide et impera, cui si accompagna e che si sostiene sulla mostruosa reificazione del migrante, ridotto a strumento e variabile di aggiustamento di un sistema economico fondato sull’austerità e i tagli allo stato sociale.

Di ConiareRivolta.org

05.05.2023

ConiareRivolta.org è un collettivo di economisti indipendenti.

Fonte: https://coniarerivolta.org/2023/05/05/il-volto-gentile-dello-sfruttamento/

Titolo originale: Il volto gentile dello sfruttamento

Commenti (17)

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Mostra commenti 17 caricati
    1. warheit 8 maggio 2023

      ma siamo proprio sicuri poi che gli immigrati siano tutti in grado di svolgere i così detti lavori che gli italiani non vogliono più fare?
      riferendomi in modo particolare all'immigrazione proveniente dall'Africa, non credo che abbiano quelle specializzazioni e le competenze e le conoscenze per fare lavori come operai, forse come camerieri e/o corrieri sì, ma non sono come, ad esempio, i rumeni o più in generali quelle persone provenienti dall'est dell'Europa che il più delle volte hanno svolto o svolgono lavori come muratore, elettricista, magazziniere, per cui occorrono una maggiore volontà e appunto una certa conoscenza dell'ambito lavorativo in questione.

    2. Arian Van Heisen 8 maggio 2023

      Gli Slavi sono anche i piu competenti nel malaffare e riciclaggio..!

    3. Bertozzi 8 maggio 2023

      Più facile che lo trovi italiano il corriere o il cameriere, lo straniero non si fa più schiavizzare a quel modo, anche perché 'loro' una sorta di solidarietà etnica o familiare (familistica potremmo dire) ce l'hanno ancora, sia qua che là, per cui si aiutano e vengono aiutati, i nostri no, vengono dati in pasto alla società e allora gli tocca lavare i piatti portare i vassoi e stare al volante per 12 ore al giorno a 5 euro l'ora sennò l'affitto per il sottoscala non riescono a pagarlo e neppure mangiano. Tutta l'operazione è volta a rendere schiavi i nostri, anche perché isolati e non aiutati da stato e famiglia.

    4. warheit 8 maggio 2023

      è vero anche quello che scrivi tu,
      la classe politica nel frattempo se la canta e se la suona allegramente.

    5. warheit 8 maggio 2023

      c'è una grande concorrenza nel settore in questione.

    1. omega 8 maggio 2023

      Stavolta i coniatori di rivolta hanno involontariamente detto alcune cose condivisibili.

    1. Primadellesabbie 8 maggio 2023

      Anche questo fenomeno è stato individuato e viene sfruttato, da chi briga per imporre il reset secondo i suoi criteri, in modo molto astuto, sfruttando le contraddizioni e gli squilibri del nostro modo di vivere e di alcuni aspetti della nostra storia, oltre a diverse contingenze create per l'occasione.

      È emblematico che i giustizieri di casa nostra riescano premurosamente a imporre le loro visioni moralistiche ai connazionali che, sguazzando nell'oro, godono del miserabile reddito elargito dal governo, e siano totalmente impotenti nei confronti di questo fenomeno e dei suoi aspetti più deteriori.

    1. BrunoWald 8 maggio 2023

      Non sono le posizioni "schiettamente razziste" delle destre a rinfocolare l’ostilità del popolo contro gli stranieri, cari amici di Coniare Rivolta: questa è la conseguenza naturale e inevitabile del fatto che esista una migrazione incontrollata di massa.

      Un fenomeno che vi limitate a registrare, come fosse caduto dal cielo, senza accennare alla sua vera causa: ossia, che esso è parte integrante della strategia del capitalismo globale, un'arma nella loro guerra contro il mondo conosciuto, per costruirne al suo posto un altro che non sarà per niente bello da vedersi. Un'arma che implica l'etnocidio di popolazioni "che non fanno più figli e invecchiano inesorabilmente", a causa delle condizioni create da quegli stessi che hanno provocato il "fenomeno".

      Tito Boeri è spregevole come tutta la borghesia italiana. I compagni di CR invece sono brave persone, ma non possono prendere atto di quanto sopra, perché incompatibile con la loro ideologia di riferimento. Come tutte le etichette, il "razzismo" è un concetto che si presta alla banalizzazione: ma a mio avviso esso consiste nell'andare a uccidere e depredare gli altri popoli a casa loro, non nell'opporsi all'esodo biblico del terzo mondo in Europa.

    2. mago 8 maggio 2023

      E che francamente non mi torna quel aggettivo " incontrollata "....

    3. Martin 8 maggio 2023

      I compagni di Coniare Rivolta ragionano da marxisti, e quindi ipso facto sono fregati in partenza, caro Bruno. Il loro "obiettivamente" e' sempre selettivo: alcuni fatti, fenomeni e processi vengono analizzati obiettivamente, altri no. Il risultato finale e' ultrasoggettivo.

    4. BrunoWald 8 maggio 2023

      Quando mi sono trasferito in un altro paese, sono entrato con visto turistico, che ho poi dovuto rinnovare varie volte seguendo le procedure, finché ho ottenuto il visto di residente soddisfacendo ai requisiti che mi venivano richiesti (= imposti), tra cui il possedere fissa dimora e presentare costanza dei precedenti penali. Credo si chiami emigrazione legale.

      Se invece fossi entrato clandestinamente, senza documenti, senza fissa dimora, senza un soldo ma eventualmente armato, per farmi i cazzi miei in casa d'altri senza render conto a nessuno, e magari delinquere per poi sparire e riapparire da un'altra parte con generalità inventate, sarebbe stata emigrazione illegale e incontrollata. Mi pare che la differenza sia chiara.

    1. DrCaligari 7 maggio 2023

      Però è normale che la prima generazione di immigrati si trovi a dover svolgere mansioni umili, gli Italiani in Belgio li mandavano giù nelle miniere non dimentichiamolo, ed oggi per lavoro faticoso non si intende certo questo per fortuna. Quelli della seconda generazione se studieranno faranno lavori migliori, non vedo dove stia lo scandalo. Invece trovo insopportabile che dopo aver lavorato per cinquant'anni tra tutto, precarietà e contributi, mi si venga a dire che qualcun altro sta pagando la mia pensione: la mia pensione me la sono pagata io e stop. Adeguiamo il salario minimo con gli standard europei, questo si. Per resto se vai a lavorare in un Paese estero lo sai che devi adeguarti, senza dimenticare che mille euro nei loro Paesi sono una piccola fortuna, altro che sfruttamento e razzismo (naturalmente se parliamo di violenza nei campi e caporalato sottopagato ok, ma se uno va a fare il cameriere o il lavapiatti con paga non inferiore al minimo sindacale non mi sembra proprio il caso di scandalizzarsi).

    2. DrCaligari 7 maggio 2023

      Anche perché mentre noi scriviamo, come dice Gozzano Gioiosa amica il tempo vola, e volando ha portato con sè altri milletrecento immigrati solo nelle ultime 24 ore. Quindi che si fa troviamo milletrecento uffici con vista San Babila sennò poi ci dicono che siamo razzisti? Orsù al lavoro quindi, meno male che in Italia, questo ci aiuta, abbiamo tante belle piazze, quindi un ufficio con vista in Piazza della Signoria, uno sul Duomo, un altro affacciato sul Quirinale....

    3. mago 8 maggio 2023

      https://m4.ti.ch/fileadmin/DECS/DS/Rivista_scuola_ticinese/ST_n.89/ST_89_Bordoli_stranieri_seconda_generazione_problemi_soluzioni_possibili.pdf
      A parte le fregnacce sopra del link,tu parli di molti anni fa quando le persone avevano un dignità,oggi i secondos hanno la schiena diritta e preferiscono vivere dello stato sociale e ti potrei fare molti esempi,per il resto i villaggi fantasma di chi raccogli pomodori o altro al Sud li vedono tutti meno quelli che ti multano se non hai lo scontrino fiscale del panino o se uscivi senza il permesso dai domiciliari dal covid e quando parlano di certi argomenti come salario minimo mi scappa da ridere.

    1. Martin 7 maggio 2023

      Anche i proverbiali muri dovrebbero afferrare che l'immigrazione abbassa il costo del lavoro. Nessun partito politico potrebbe vincere una elezione sul programma immigrazione incontrollata e abbassamento del costo del lavoro, ma questo e' il destino che e' stato imposto all' Europa da quel farabuttone di Obama, con l'emigrazione di massa in Europa da Iraq, Afghanistan, Siria e Libia, provocata dalle guerre USA. Ora grazie a Biden si sono aggiunti anche gli Ucraini.

      Qui in Europa nessuno ha la spina dorsale per opporsi, per cui zitti e fine del discorso. D'altronde anche gli USA sono sotto invasione..... e chi parla di sostituzione etnica e' ovviamente un malato di mente....

    2. mago 8 maggio 2023

      Tu lo dissi...solo che sappiamo poi come andrà a finire senza chiedere consulto alla wanda marchi o alla asociazione paragnosti italiana di turno.

    3. carla 8 maggio 2023

      Quel farabuttone di Obama non si è limitato a questo, ha pensato bene anche di eliminarci prendendo così due piccioni con una fava : sostituzione etnica + riduzione della popolazione mondiale.
      Anche se non sarà sostituzione velocissima sarà sicuramente il salvataggio dell'Inps, visto che per le giovani cavie non sappiamo quanti anni di pensione potranno godere.
      L'ultimo funerale ai cui sono andata è stato quello del mio ex medico di base, ottima persona oltre che ottimo medico. Era un mese più giovane dell'invalido al 100% che seguo (72 anni), in pensione da marzo 2021, sano allegro gioviale sportivo e appassionato motociclista veniva sempre in ambulatorio in moto anche a febbraio.
      Un tumore fulminante l'aveva ridotto l'ombra di se.
      Unico difetto che posso oggi addebitargli l'ingenuità, ingenuità che credo di non aver trovato nel suo più giovane sostituto.

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