DI TARIQ ALI
Counterpunch
Lezioni per i bolivariani
La sconfitta di misura di Hugo Chavez nel referendum è stata il risultato di un’astensione su larga scala da parte dei suoi sostenitori. Il 44 per cento dell’elettorato è rimasto a casa. Perché? Innanzitutto, perché non hanno capito o accettato il fatto che questo fosse un referendum necessario. Le misure relative alla settimana lavorativa ed altre riforme sociali proposte potrebbero essere facilmente discusse dal parlamento in carica. Gli argomenti chiave erano la rimozione delle restrizioni sull’elezione del capo del governo (come nel caso della maggior parte dell’Europa) e l’avvicinamento ad uno "stato socialista". Sull’ultimo semplicemente non c’è stato abbastanza dibattito alla base.
Come fa notare Edgardo Lander, un critico favorevole:
Questo è stato ulteriormente amplificato da Greg Wilpert, un giornalista concorde, il cui sito web, venezuelaanalysis.com, è la miglior fonte d’informazione sul paese:
Un altro errore è stato l’ostinazione a far votare tutte le proposte in blocco, prendere o lasciare. È molto probabile che alcune delle proposte sarebbero passate se fosse stato possibile votarle singolarmente. Ciò avrebbe presupposto una campagna più efficace alla base dell’elettorato da parte dei bolivariani attraverso discussioni organizzate e dibattiti (come fece la sinistra francese per primeggiare nella disputa e rifiutare la costituzione europea). Sottovalutare l’elettorato è sempre un errore, e Chavez lo sa meglio di chiunque altro.
Cosa bisogna fare ora? Il presidente è in carica fino al 2013 e di lui si può dire tutto tranne che sia in attesa della scadenza del mandato. È un combattente e penserà a come rafforzare il processo. Se gestita appropriatamente la sconfitta potrebbe rivelarsi una benedizione camuffata. Dopotutto ha smentito le argomentazioni dei sapientoni occidentali che hanno passato gli ultimi otto anni a sostenere che in Venezuela la democrazia era morta e l’autoritarismo aveva vinto.
Chiunque abbia seguito il discorso con cui Chavez ha incassato la sconfitta la scorsa notte (come ho fatto io a Guadalajara con degli amici messicani) non avrà dubbi riguardo al suo impegno per un progetto di sviluppo sociale integrato democraticamente. Questo è chiaro.
Una delle debolezze del movimento in Venezuela è stata la troppa dipendenza da una sola persona. È pericoloso per la persona in sé (sbagliando si impara) e non reca benefici al programma di sviluppo bolivariano. Ci sarà un boom degli esami di coscienza a Caracas, ma ora la chiave di volta è l’apertura di un dibattito che analizzi le cause della battuta d’arresto e guidi i passi verso una leadership collettiva per decidere sul prossimo candidato. C’è un bel po’ di tempo, ma i dibattiti dovrebbero cominciare ora. Approfondire la partecipazione popolare ed incoraggiare la coesione sociale (come contemplato nei cambiamenti costituzionali bocciati) sono cose che dovrebbero essere fatte comunque.
La sconfitta del referendum incoraggerà l’opposizione venezuelana e la destra in America Latina, ma sarebbe sciocco immaginare che questa vittoria darà loro la presidenza automaticamente. Se la lezione impartita dalla sconfitta è stata compresa saranno i bolivariani a vincere.
Il nuovo libro di Tariq Ali, "Pirates of the Caribbean: Axis of hope" [I pirati dei caraibi: l’asse della speranza, ndt] è edito da Verso. Lo si può contattare a: [email protected]
Titolo originale: "Venezuela After the Referendum"
Fonte: http://www.counterpunch.org/
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03.12.2007
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DIEGO VARDANEGA
Mangudai 14 dicembre 2007
Mi trovo d'accordo con l'analisi,di Tariq Ali.
Credo che la maggior parte dell'elettorato venezuelano non abbia avuto il tempo necessario per comprendere esattamente qual'era l'importanza delle riforme.
Credo inoltre che lo "spauracchio" mediatico del socialismo debba ancora essere elaborato da molti venezuelani "McCarthy docet".