Il test PCR per il Covid-19 è un tragico spreco

Joseph Mercola
www.lewrockwell.com

Dall’inizio della pandemia di COVID-19, l’ordine perentorio è stato quello di testare, testare e testare ancora. Tuttavia, sono subito sorti seri interrogatvi sui test utilizzati per diagnosticare questa infezione e, da allora, le domande si sono moltiplicate.

I test positivi della reazione a catena della polimerasi a trascrizione inversa (RT-PCR) sono stati utilizzati come giustificazione per mantenere in lockdown ampie porzioni del mondo per buona parte del 2020.

Questo, nonostante il fatto che i test PCR si siano dimostrati notevolmente inaffidabili per le enormi percentuali di falsi positivi, del resto non erano stati progettati per essere utilizzati come strumento diagnostico, proprio perchè non sono in grado di distinguere tra i virus inattivi e quelli “vivi,” in grado di riprodursi.

Il dottor Mike Yeadon, ex vicepresidente e direttore scientifico di Pfizer, ha persino dichiarato [1] che i risultati falsi positivi degli inaffidabili test PCR vengono utilizzati per “produrre una seconda ondata basata su nuovi casi“, quando, in realtà, una seconda ondata è altamente improbabile.

Comprendere il test PCR

Prima della sua morte, l’inventore del test PCR, Kary Mullis, aveva più volte, ma senza successo, sottolineato che questo test non avrebbe dovuto essere utilizzato come strumento diagnostico, per il semplice motivo che non è in grado di diagnosticare la malattia. Un test positivo non significa necessariamente che sia presente un’infezione attiva. Come è del resto specificato in una circolare dei Centri Statunitensi per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie sui coronavirus e sul test PCR, datata 13 luglio 2020: [2]

* La rilevazione dell’RNA virale potrebbe non indicare la presenza di virus infettivi o che 2019- nCoV sia l’agente eziologico dei sintomi clinici.

* Le prestazioni di questo test non sono previste per il monitoraggio del trattamento dell’infezione 2019-nCoV.

* Questo test non può escludere malattie causate da altri patogeni batterici o virali.

Allora, cosa ci dice effettivamente il test PCR? Il tampone PCR raccoglie l’RNA virale presente nella cavità nasale. Questo RNA viene quindi retrotrascritto in DNA. Tuttavia, i frammenti di materiale genetico così ottenuti sono talmente minuscoli che, per essere laggibili, devono essere amplificati molte volte. Ogni passaggio di amplificazione è chiamato ciclo.

Un’amplificazione oltre i 35 cicli è considerata inaffidabile e scientificamente ingiustificata, tuttavia i test Drosten e quelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sono impostati su 45 cicli.

Un numero di cicli così elevato amplifica qualsiasi sequenza, anche insignificante, di DNA virale eventualmente presente, al punto che il test risulta “positivo” anche se la carica virale è estremamente bassa o il virus è inattivo. Come risultato di questo numero eccessivo dicicli, si finisce con l’avere un numero di test positivi molto più alto di quanto si sarebbe ottenuto con una normale amplificazione.

C’erano stati anche problemi con test difettosi e contaminati. Non appena la sequenza genetica per il SARS-CoV-2 era diventata disponibile nel gennaio 2020, i ricercatori tedeschi avevano rapidamente sviluppato un test PCR per quel virus.

Nel marzo 2020, il New York Times [3] aveva riferito che i primi kit-test sviluppati dal CDC erano risultati difettosi. The Verge ha anche riferito [4] che questo test CDC difettoso era, a sua volta, diventato la base per il test dell’OMS, test che il CDC stesso si era poi rifiutato di utilizzare.

I test PCR non sono in grado di rilevare l’infezione

Iniziamo con quella che probabilmente è la cosa più importante di tutte: i test PCR non sono in grado di distinguere tra virus inattivi e virus “vivi,” cioè in grado di riprodursi. Ciò significa che i test PCR non sono in grado di rilevare l’infezione. Punto. Non possono dirvi se, al momento, siete malati, o se, in un prossimo futuro, svilupperete sintomi o se siete contagiosi.

I test possono raccogliere detriti inerti o particelle virali inattive che non rappresentano alcun rischio per il paziente e per gli altri. Inoltre, il test può rilevare la presenza di altri coronavirus, quindi un risultato positivo potrebbe semplicemente indicare che siete guariti da un comune raffreddore preso in passato.

Una “infezione” si ha quando un virus penetra in una cellula e si replica. Man mano che il virus si moltiplica, si manifestano i sintomi. Una persona è contagiosa solo se il virus si sta effettivamente replicando. Finché il virus è inattivo e non si replica, è completamente innocuo sia per l’ospite che per gli altri.

È probabile che, in assenza di sintomi, un test positivo significhi semplicemente che ha rilevato del DNA virale inattivo presente nell’organismo. Ciò significherebbe anche che non si è contagiosi e non si è pericolosi per gli altri.

Per tutti questi motivi, numerosi scienziati altamente rispettati in tutto il mondo affermano che ciò che abbiamo non è una pandemia di COVID-19 ma una pandemia di test PCR. Nel suo articolo del 20 settembre 2020, [5] “Bugie, dannate bugie e statistiche sulla salute – Il pericolo mortale dei falsi positivi,” Yeadon spiega perché basare la nostra risposta alla pandemia su test PCR positivi è così problematico.

In poche parole, sembra che, semplicemente, esistano milioni di portatori di DNA virale inattivo che non rappresentano alcun rischio per nessuno, eppure questi risultati dei test vengono utilizzati dalla tecnocrazia globale per implementare un nuovissimo sistema economico e sociale basato su una sorveglianza draconiana e controlli totalitari.

Giustificazioni fasulle per controlli totalitari

Come riportato da The Vaccine Reaction, 29 settembre 2020: [6]

“La soglia del test è così alta che non è in grado di distinguere tra persone con virus attivo e persone con solo alcuni frammenti genetici residui di una passata infezione, che non rappresenta più alcun rischio. ‘È come trovare un capello in una stanza dopo che la persona che l’aveva perso era uscita,’ ha detto Michael Mina, MD, epidemiologo dell’Harvard T.H. Chan School of Public Health. [7]

In tre serie di test ai valori massimi di amplificazione eseguiti in Massachusetts, New York e Nevada, il 90% delle persone risultate positive ai test era a malapena portatore di qualche virus, secondo un’inchiesta del New York Times [8].

‘Abbiamo utilizzato un unico tipo di dati, praticamente solo si o no – questo è tutto,’ ha detto il Dr. Michael Mina. ‘Lo stiamo usando per la diagnostica clinica, per la salute pubblica, per il processo decisionale politico.’

Ma ‘sì’ o ‘no’ non va bene, ha aggiunto. È la quantità di virus che dovrebbe determinare i trattamenti successivi di un paziente infetto. ‘È davvero irresponsabile, credo, rinunciare al riconoscimento che si tratta di una questione quantitativa,’ ha detto il dottor Mina.”

Ancora una volta, gli esperti medici concordano sul fatto che qualsiasi soglia di amplificazione superiore a 35 cicli rende il test troppo sensibile, perché, a quel punto, inizia a raccogliere frammenti di DNA inattivi e innocui. Mina crede che un limite più ragionevole sarebbe di 30 cicli o anche meno.
La riduzione della soglia di amplificazione da 40 a 35 cicli ha eliminato circa il 43% dei risultati positivi. Limitarla a 30 cicli eliminerebbe un enorme 63%.

Secondo il New York Times, [9] i dati dello stesso CDC mostrano che è estremamente improbabile rilevare virus attivi in campioni sottoposti a più più di 33 cicli e una ricerca [10] pubblicata nell’aprile 2020 aveva concluso che i pazienti con test PCR positivi con soglia di amplificazione superiore a 33 non erano contagiosi e potevano essere tranquillamente dimessi dall’ospedale o dall’isolamento domiciliare.

È importante sottolineare che quando i funzionari del laboratorio statale di New York, il Wadsworth Center, avevano rianalizzato i dati dei test su richiesta del Times, avevano scoperto che la riduzione della soglia da 40 a 35 cicli aveva eliminato il 43% dei falsi positivi. Limitandola a 30 cicli si arrivava ad eliminarne un’enormità, il 63%. The Vaccine Reaction aggiunge: [12]

“In Massachusetts, dall’85 al 90% delle persone che a luglio, con una soglia di amplificazione di 40, erano risultate positive sarebbero state ritenute negative se la soglia fosse stata di 30 cicli, ha aggiunto il dottor Mina. ‘Direi che a nessuna di queste persone dovrebbe essere tracciati i contatti, nemmeno una,’ ha detto.

‘Sono davvero scioccato dal fatto che possa essere così alta (la percentuale di positivi dovuti all’alto valore di CT [cycle threshold – soglia di amplificazione]),’ ha detto Ashish Jha, MD, direttore dell’Harvard Global Health Institute. ‘Ragazzi, cambia davvero il modo in cui dobbiamo considrare il test’ [13] …

Alla fine di agosto, la Food and Drug Administration (FDA) statunitense aveva approvato il primo test rapido per il coronavirus che non necessita di alcuna attrezzatura informatica speciale. Realizzato da Abbot Laboratories, il test da15 minuti [BinaxNOW] sarà venduto a 5 dollari, ma richiede ancora un tampone nasale eseguito da un operatore sanitario.[14]

Il test Abbot è il quarto test rapido ambulatoriale che ricerca la presenza di antigeni piuttosto che il codice genetico del virus, come fanno i test molecolari PCR.” [15]

Un enorme spreco di risorse

Come era stato sottolineato dal dottor Tom Jefferson e dal professor Carl Henegan in un articolo del 31 ottobre 2020 sul Daily Mail [16], i test PCR a livello di polazione sono un enorme spreco di risorse, in quanto non ci forniscono le informazioni di cui abbiamo effettivamente bisogno, sapere cioè chi è contagioso, quanto e quanto velocemente si diffonde il virus.

Invece, [l’uso massiccio del test] ha portato alla devastazione economica, dovuta alla chiusura delle attività commerciali e all’isolamento domiciare per settimane e mesi di persone non infettive. Jefferson e Henegan affermano di aver condiviso più di un mese fa il loro piano di risposta alla pandemia con il primo ministro britannico Boris Johnson e di averglielo nuovamente ripresentato. “Lo esortiamo a prestare attenzione e ad accoglierlo,” scrivono, aggiungendo:

“Ci sono solo due cose di cui possiamo essere certi: primo, che i lockdown, nel lungo periodo, non funzionano… L’idea che un mese di difficoltà economiche possa consentire una sorta di ‘ripristino,’ permettendoci un futuro migliore, è un mito. Cosa accadrà quando sarà tutto finito? Nel frattempo, le restrizioni sempre maggiori distruggeranno vite umane e mezzi di sussistenza.

La seconda certezza è questa: che dobbiamo trovare una via d’uscita dal caos che non faccia più danni del virus stesso … La nostra strategia sarebbe quella di affrontare i quattro fallimenti chiave.”

Queste quattro aree sono:

1. Affrontare le problematiche del programma di un test di massa governativo.

2. Affrontare “la piaga delle statistiche confuse e contraddittorie.

3. Proteggere e isolare le persone vulnerabili – sopratutto gli anziani, ma anche i pazienti ospedalizzati per altre patologie e il personale – consentendo al resto della popolazione di mantenere “una parvenza di vita normale.”

4. Informare il pubblico sui costi reali e quantificabili del lockdown, che “uccide le persone almeno tanto quanto il COVID-19.

Se faremo tutto ciò, c’è la speranza che si possa imparare a convivere con il virus. Dopotutto, quello doveva essere il piano,” fanno notare Jefferson e Henegan. Per quanto riguarda i test, i due chiedono “un programma nazionale di controllo della qualità dei test, per garantire che i risultati siano accurati, precisi e coerenti.”

È importante sottolineare che non dovremmo fare affidamento solo su letture positive/negative. I risultati dovrebbero essere valutati in relazione ad altri fattori, come l’età dei soggetti e se sono sintomatici, per determinare chi effettivamente presenti un rischio infettivo. Potete esaminare tutti i dettagli della loro proposta alla fine dell’articolo del Daily Mail. [17]

I pericoli del lockdown sono stati esclusi dal dibattito pubblico

Jefferson e Henegan non sono gli unici a sottolineare il fatto che la strategia del lockdown globale sta causando più danni e distruzioni del virus stesso. In un articolo del 16 giugno 2020 su The Federalist, James Lucas, un avvocato di New York City, aveva scritto: [18]

“Se permettiamo a modelli e a creatori di modelli di plasmare l’intera natura della nostra società, bisognerebbe almeno sperare che questi modelli siano il più completi possibile. Eppure, i modelli epidemiologici che hanno profondamente trasformato il nostro mondo sono gravemente incompleti, e perciò fondamentalmente inadeguati.

Qualsiasi terapia medica dovrebbe essere testata sia per l’efficacia che per la sicurezza. Sono stati condotti diversi studi [19] che hanno esaminato l’efficacia dei lockdown nella lotta alla diffusione del virus COVID-19, con conclusioni contrastanti.

Finora, tuttavia, nessuno di questi studi o modelli ha analizzato l’aspetto legato alla sicurezza della terapia basata sul lockdown. In risposta alle domande dei medici e senatori Rand Paul e Bill Cassidy, il dottor Anthony Fauci ha ammesso [20] che questo aspetto dell’equazione non è stato preso in considerazione nei modelli che attualmente vengono applicati in tutto il mondo.

Com’è stato fatto notare in una lettera aperta [21] recentemente firmata da oltre 600 professionisti del settore sanitario, i costi per la salute pubblica derivanti dai lockdown, descritti come un ‘incidente con parecchie vittime,’ sono reali e in crescita.

Questi modelli sono stime basate sulla ricerca attuale. Le proiezioni in continua evoluzione delle morti da coronavirus sono estrapolazioni da ricerche su precedenti epidemie. In ogni caso, i responsabili dei modelli non hanno scuse per aver escluso dai loro modelli le valutazioni degli enormi costi che blocchi impongono alla salute pubblica.”

I costi occulti dei lockdown

In che modo la “terapia del lockdown” influisce sulla sicurezza pubblica? Nel suo articolo, Lucas sottolinea quanto segue: [22]

Aumento dei tassi di malattie croniche dovute alla disoccupazione, alla povertà e alla sospensione delle cure mediche per patologie non-COVID – La ricerca [23] della Veterans Administration ha dimostrato che l’aver ritardato il trattamento del cancro anche per un solo mese ha portato ad un aumento del 20% di mortalità. Un altro studio [24] ha rilevato che ogni mese di ritardo nella diagnosi di cancro al seno aumenta la mortalità del 10%.

• Aumento dei disturbi mentali dovuti alla disoccupazione e all’isolamento.

• Aumento dei tassi di mortalità da suicidio – In uno studio, [25] è emerso che la mancanza di un posto li lavoro era correlata ad un rischio relativo di suicidio da due a tre volte superiore alla norma. Uno studio più recente [26] stima che, negli Stati Uniti, le “morti per disperazione” legate ai lockdown potrebbero essere circa 75.000.

• Riduzione della durata della vita collettiva – La disoccupazione prolungata è anche associata ad una vita più breve e malsana. Hannes Schwandt, ricercatore di economia sanitaria presso la Northwestern University, stima che una chiusura economica prolungata potrebbe ridurre mediamente di due anni l’aspettativa di vita dei 6,4 milioni di Americani in procinto di entrare nel mercato del lavoro. [27] Lucas osserva:

“Se gli epidemiologi non si preoccuperanno di questi costi da pagare, sarà un’altra categoria di professionisti a doverlo fare. Uno studio [28] appena pubblicato da un gruppo di attuari sudafricani stima che la riduzione netta dell’aspettativa di vita dovuta all’aumento della disoccupazione e della povertà derivanti un lockdown nazionale annullerà e farà regredire di un fattore compreso tra 30 e 1 l’aumento medio della spettanza di vita dovuto alle non infezioni da COVID-19 [grazie al lockdown].

In altre parole, ogni anno di vita in più attribuibile all’isolamento (tramite lockdown) delle potenziali vittime del coronavirus si paga con 30 anni persi a causa degli effetti negativi sulla salute pubblica dello stesso lockdown  … “

La mancanza di istruzione è anche associata ad una durata della vita significativamente più breve e ad un peggior stato di salute. Chi abbandona l’istruzione superiore muore in media nove anni prima di un laureato [29] e la chiusura delle scuole colpisce in modo sproporzionato gli studenti più poveri.

Chi paga di più?

Come notato da Lucas, oltre a calcolare i costi complessivi per la società, i pianificatori dovrebbero anche determinare “su chi ricadranno quei costi,” perché i costi non vengono distribuiti in modo equanime tra tutti. Le conseguenze dei blocchi colpiscono in modo sproporzionato i più vulnerabili, dal punto di vista finanziario e di salute: quelli che vivono vicino alla soglia di povertà, i malati cronici, le persone con malattie mentali e le minoranze in generale.

“Contrariamente agli slogan delle PR, noi NON siamo tutti insieme in questa situazione”, scrive Lucas.30 “Abbiamo bisogno di una propaganda pro-lockdown meno insipida di quella che esalta le virtù dei lavoratori ‘essenziali’ e di un’analisi più seria degli enormi costi a carico della salute pubblica imposti dai lockdown. Altrimenti, potremmo arrivare a vedere l’era del coronavirus semplicemente come il momento in cui le élite pro-lockdown avevano sacrificato la classe lavoratrice [31] per proteggere loro stesse.”

Una pandemia di paura

Un articolo [32]del 28 ottobre 2020 pubblicato dal Ron Paul Institute sottolinea che:

“Da quando, lo scorso marzo, è scoppiata questa presunta pandemia, i media mainstream hanno vomitato un flusso ininterrotto di disinformazione, che sembra esclusivamente mirata a generare la massima paura tra la cittadinanza.

Ma i fatti e la scienza, semplicemente, non supportano il grave quadro di un virus mortale che sta imperversando per il pianeta. Sì, abbiamo una pandemia, ma è una pandemia di pseudo-scienza travestita da fatti imparziali.”

Gli eventi che possono essere supportati dai dati “dipingono un quadro molto diverso da quello di paura e di terrore con cui vengono incessantemente bombardati i cervelli degli ignari cittadini“, afferma l’articolo. Oltre al fatto che il test PCR è praticamente inutile, per tutti i motivi già menzionati, questi fatti supportati da dati includono:

1.Un test positivo NON è un “caso” – Come spiegato dalla dott.ssa Lee Merritt nella sua conferenza dell’agosto 2020 all’incontro Doctors for Disaster Preparedness [33], dal titolo “How Medical Technocracy Made the Plandemic Possible” [Come la tecnocrazia medica ha reso possibile la plandemia (epidemia pianificata)], i media e i funzionari della sanità pubblica sembrano aver intenzionalmente confuso “casi” o test positivi con la malattia reale.

Dal punto di vista medico, un “caso” si riferisce ad una persona malata. Non è mai stato riferito a qualcuno che non avesse sintomi di malattia. Ora, all’improvviso, questo ben noto termine medico “caso,” è stato completamente e arbitrariamente ridefinito per indicare chiunque risulti positivo alla presenza di RNA virale. Come notato da Merritt, “Questa non è epidemiologia. Questa è una frode.”

2.Secondo il CDC [34] e altri dati della ricerca [35], il tasso di sopravvivenza da COVID-19 è superiore al 99% e la stragrande maggioranza dei decessi si verificano in coloro che hanno più di 70 anni, un’età vicina alla normale aspettativa di vita.

3.L’analisi del CDC rivela che l’85% dei pazienti risultati positivi al COVID-19 aveva indossato la mascherina “spesso” o “sempre” nelle due settimane precedenti il test positivo. Come notato nell’articolo di Ron Paul [36], “L’unica conclusione razionale di questo studio è che le mascherine in tessuto offrono poca o nessuna protezione dall’infezione da Covid-19.”

4. Esistono terapie poco costose e di successo per il COVID-19 – Gli esempi includono diversi protocolli, che utilizzano idrossiclorochina con zinco e antibiotici, protocolli a base di quercetina, il protocollo MATH + e perossido di idrogeno nebulizzato.

5.Il tasso di mortalità generale non è aumentato nonostante le morti per pandemia – I dati [37,38] mostrano che la mortalità complessiva per tutte le cause è rimasta stabile durante il 2020 e non si discosta dalla norma. In altre parole, il COVID-19 non ha ucciso più gente di quanta ne sarebbe comunque morta in un dato anno.

Come notato nell’articolo di Ron Paul, [39] “Secondo il CDC, nel periodo che va dal primo gennaio al 30 aprile 2020, il numero totale di morti negli Stati Uniti è stato di 944.251. Questo, in realtà, è leggermente inferiore al numero di decessi riscontrati nello stesso periodo del 2017, quando erano stati segnalati 946.067 decessi totali.”

15.000 tra medici e scienziati chiedono la fine dei lockdown

Tutto sommato, ci sono molte ragioni per sospettare che i continui blocchi, il distanziamento sociale e l’obbligo della mascherina siano completamente inutili e non alterino in modo significativo il corso di questa malattia pandemica o il numero finale dei decessi.

E, per quanto riguarda l’universale test PCR con cui gli individui vengono testati ogni due settimane o anche più frequentemente, indipendentemente dal fatto che abbiano o meno sintomi, questo è chiaramente uno sforzo inutile che produce dati inutili. È solo uno strumento per diffondere la paura, che, a sua volta, consente la rapida implementazione di quei meccanismi di controllo totalitario necessari per portare a termine il Grande Reset. Fortunatamente, sempre più persone iniziano a rendersene conto.

Circa 45.000 scienziati e medici in tutto il mondo hanno già firmato la Dichiarazione di Great Barrington, che chiede la fine di tutti i lockdown e l’implementazione dell’immunità di gregge, il che significa che i governi dovrebbero consentire alle persone non a rischio significativo di contrarre il COVID-19 in modo grave di tornare alla vita normale, poiché l’utilizzo dei lockdown sta avendo un effetto devastante sulla salute pubblica, molto peggiore del virus stesso. [41,42] La dichiarazione afferma: [43]

Provenienti da sinistra, da destra e da tutto il mondo, abbiamo dedicato la nostra carriera a proteggere la gente. Le attuali politiche di blocco stanno producendo effetti devastanti sulla salute pubblica a breve e lungo termine …

L’approccio più compassionevole, che bilancia i rischi e i benefici del raggiungimento dell’immunità di gregge, è quello di consentire a coloro che hanno un rischio minimo di morte di vivere normalmente la loro vita e di acquisire l’immunità al coronavirus attraverso l’infezione naturale, proteggendo meglio coloro che sono a più alto rischio. Questa la chiamiamo protezione mirata.

La dichiarazione sottolinea che le attuali politiche di blocco si tradurranno in un eccesso di mortalità futura, principalmente tra i giovani e nella classe lavoratrice. Al 5 novembre 2020, la Dichiarazione di Great Barrington [44] era stata firmata da 11.791 ricercatori sanitari, 33.903 medici di base e 617.685 “cittadini interessati.” [45]

Joseph Mercola

Fonti e riferimenti

Fonte: www.lewrockwell.com
Link: https://www.lewrockwell.com/2020/11/joseph-mercola/why-covid-19-testing-is-a-tragic-waste/
14.11.2020
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org