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IL SEGRETO DEL PICCO PETROLIFERO E DELL'ESERCITO AMERICANO


DI MIKE STATHIS
The Market Oracle

Quelli di voi che non credono nella teoria del picco del petrolio [teoria del Peak Oil n.d.r.] dovrebbe prima assicurarsi di averla capito fino in fondo. Secondo questa teoria, dopo che una riserva è stata estratta per metà del suo volume totale, la produzione inizia a livellarsi o a rimanere costante per un periodo di tempo indeterminato. A un certo punto (non prevedibile) la produzione comincia ad avere un declino costante di durata variabile (anche questa incalcolabile), finché l’estrazione del petrolio rimanente non è più economicamente sostenibile con le tecnologie correnti.
In pratica, la teoria del Peak Oil non sostiene che la terra stia esaurendo le risorse di petrolio in termini di quantità. Sostiene che la terra stia esaurendo il petrolio meno caro, conosciuto come petrolio convenzionale – petrolio di alta qualità che si ricava trivellando la terra e che richiede costi di raffinazione minimi.

Ciò significa che in totale potremmo avere abbastanza petrolio (convenzionale più non-convenzionale) per i prossimi cent’anni. Ma questo non conta. Ciò che conta è quante riserve di “conventional oil” rimangono, perchè è il petrolio che si produce al costo più vantaggioso. In altre parole, la teoria del Peak Oil considera la quantità di greggio che possiamo produrre e raffinare al giorno per ogni dollaro.Gli Stati Uniti hanno raggiunto il picco di produzione petrolifera agli inizi degli anni ’70. Da quel momento siamo dipesi sempre più dalle importazioni di petrolio estero. Curiosamente, in quel periodo, abbiamo anche cominciato a dipendere sempre più anche dall’importazione di altri beni, mentre i debiti dei consumatori e federali si sono gonfiati. Secondo esperti indipendenti del petrolio (e imparziali), il mondo raggiungerà presto questo periodo di picco petrolifero, costringendoci a ricorrere all’utilizzo di fonti non convenzionali.

Durante gli ultimi due decenni, i ritrovamenti petroliferi non convenzionali sono stati scarsi e poco accessibili. E quelli che inizialmente sembravano grossi ritrovamenti hanno dimostrato di avere una resa molto inferiore al previsto. Durante tutto questo periodo la domanda di petrolio è continuata ad aumentare. In particolare si è rinforzata negli ultimi anni in seguito alla rapida espansione dell’Asia.

Dato che la domanda è aumentata e i nuovi ritrovamenti sono diminuiti, l’OPEC ha falsificato i dati sulle riserve di petrolio per molti anni, tenendo nascoste le implicazioni del Peak Oil fino a giorni recenti. Come diretta conseguenza, i prezzi del petrolio sono saliti vertiginosamente. E questo ha reso l’esplorazione di fonti non convenzionali non solo più conveniente, ma indispensable. Per questo motivo, negli ultimi anni, è aumentata la nostra dipendenza verso più fonti non convenzionali, come catrame, sabbie bituminose e trivellazioni in mare aperto. Queste sono considerate fonti non convenzionali perchè comportano spese onerose per la realizzazione di prodotti finiti di petrolio. Queste due variabili, incremento della domanda e diminuzione della fornitura di “non conventional oil” sono state le principali cause responsabili dei prezzi record del petrolio. Nell’ultimo anno il petrolio è aumentato anche per gli effetti dell’inflazione causata dalla Federal Reserve, che ha indebolito il dollaro. Il legame dollaro-petrolio spiega molte cose che probabilmente non sapete.

Giganti dell’industria del petrolio come la Exxon insistono nel dire che abbiamo petrolio a sufficienza per le prossime decadi, ma poi aggiungono che sono necessari maggior investimenti per l’estrazione all’estero. Ciò che in realtà stanno dicendo è che i prezzi più alti del petrolio sono dovuti alle implicazioni del Peak Oil – la riduzione delle riserve di petrolio convenzionale, che costringe le società a ricorrere al petrolio non convenzionale. Usano giochi di parole per nascondere la verità perchè sono consapevoli che le possibili conseguenze del Peak Oil porterebbero alla ricerca di fonti di energia alternative, creando una minaccia per il loro monopolio. L’OPEC fa lo stesso gioco, e Washington, da parte sua, alimenta queste fantasie per una ragione ben più rilevante – per salvaguardare il legame dollaro/petrolio.

Come potete vedere, finché il mondo dipenderà dal petrolio, il dollaro resterà in piedi grazie al greggio fintanto che si potrà acquistare solo in dollari (con una rara eccezione che citeremo brevemente). Il legame dollaro/petrolio favorisce il mantenimento del dollaro come valuta universale. E siccome il mondo intero deve usare il dollaro, potete immaginare come questo meccanismo diluisca gli effetti dell’inflazione riscontrata negli Stati Uniti causata dall’eccesso di moneta in circolazione.
In questo modo, il rapporto dollaro-petrolio permette che le conseguenze del meccanismo inflazionistico della Federal Reserve si disperdano per il mondo.
Senza il rapporto del dollaro con il petrolio l’inflazione negli Stati Uniti avrebbe ripercussioni molto più gravi.

Questo è il segreto di cui virtualmente nessuno si rende conto. Non è una cospirazione. E’ una realtà di fatto. E i pochi che ne sono consapevoli a Washington non lo ammetteranno mai. Chiedetevi perchè gli Stati Uniti hanno relazioni così strette con gli Arabi. Dopo tutto è stato il presidente Nixon a negoziare con la Famiglia Reale Saudita per il pagamento del petrolio in dollari poco dopo aver abolito il Gold Standard. Subito dopo l’Opec ha fatto la stessa cosa. In cambio della garanzia del legame dollaro/ petrolio, la Famiglia Reale Saudita gode della protezione delle Forze Armate statunitensi. Questo è il motivo per cui i Sauditi raramente sono criticati da Washington. Possono permettersi qualsiasi cosa, persino di essere coinvolti con il terrorismo e di mantenere bassa la produzione di petrolio.

I Sauditi sanno molto bene di avere un’influenza considerevole sul destino dell’economia statunitense. Considerando il fatto che l’Iran ha creato una borsa del petrolio (Iranian Oil Bourse, marzo 2006) che accetta solo Euro, capirete perché vogliono le armi nucleari – per proteggersi da un possibile attacco militare americano. L’Iran si rende conto perfettamente che rompere il legame dollaro/petrolio è il modo più diretto per mettere in ginocchio gli Stati Uniti. Di conseguenza, qualsiasi nazione che cercherà di fare la stessa cosa ne subirà le conseguenze. Nel 2000 Saddam Hussein tentò di vendere il petrolio accettando solo Euro e sappiamo tutti cosa gli è successo. Allo stesso modo, qualsiasi azione diretta a portare gli Stati Uniti all’utilizzo di fonti di energia alternative minaccia di distruggere il dominio universale del legame petrolio/dollaro. Le energie alternative verranno. Ma poco per volta e Washington si preoccuperà di farle venire lentamente. Di questo ultimo punto ne parlo più approfonditamente, fra molti altri temi sull’argomento, nel mio libro “America’s Financial Apocalypse”.

Mike Stathis è il direttore principale dei consulenti della Apex Venture, una società di servizi per il business e per l’investment intelligence volta a rispondere alle esigenze delle imprese di speculzione di mercato, di corporations e fondi d’investimento su vari progetti. Mike nel mercato privato si occupa di analisi della valutazione dei rischi, analisi gestionale e business strategy. Nel mercato pubblico si occupa di consulenza finanziaria e assiste le corporations in strategie d’investimento, analisi di valutazione, previsioni di mercato, risk management e ‘distressed securities analysis’. Recentemente è stato particolarmente attivo nell’aiutare i suoi clienti a muoversi nella crisi bancaria e del mercato immobiliare.

L’accuratezza delle sue previsioni e le sue analisi dettagliate nelle edizioni del 2006 di “America’s Financial Apocalypse” e “Cashing in on the Real Estate Bubble” gli hanno reso il merito di essere considerato come una delle menti finanziarie più creative e acute degli Stati Uniti. Queste pubblicazioni sono la prova che sta navigando sulla cresta dell’onda e che continua a dare ai suoi clienti un vantaggio unico e competitivo.

Titolo originale: “The Big Secret about Peak Oil and the US Military”

Fonte: http://www.marketoracle.co.uk
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11.07.2008

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di Chantal

Pubblicato da Das schloss

  • lino-rossi

    “Le energie alternative verranno. Ma poco per volta e Washington si preoccuperà di farle venire lentamente.”

    Eugene Mallove ne sa qualcosa.

  • epicureo99

    Ma insomma, funziona o non funziona questa borsa del petrolio in euro????

  • LonanHista

    Però!
    Questo tizio sostiene le stesse cose che sostengo da anni(a parte il peak oil, IL FATTO CHE GLI AMERICANI AVREBBERO SPALMATO L’INFLAZIONE DEL DOLLARO A LIVELLO GLOBALE è DA 3 ANNI CHE LO DICO NEI VARI BLOG..)cose evidenti del resto dove non occorre essere indovini per focalizzare la situazione.

    Questo tizio è importante e fa un mucchio di cose…io non sono un cazzo e faccio..anzi mi faccio soltanto. (meglio così…almeno evito di pensare al mio idolo:POL POT)

  • BRASA

    citaz:

    “Questo è il motivo per cui i Sauditi raramente sono criticati da Washington. Possono permettersi qualsiasi cosa, persino di essere coinvolti con il terrorismo e di mantenere bassa la produzione di petrolio.”

    questa poi!!

    e io che pensavo che il terrorismo fosse finanziato dagli stati uniti con la grande collaborazione e il know-how di israele!
    che stupido che sono!
    ma come cavolo mi saranno venute queste strane idee…
    è ovvio!
    l’arabia saudita può fare quel che vuole, è lei che comanda!
    può decidere così, deliberatamente, di buttare giù due grattacieli d’acciaio agli stati uniti solo per fargli capire che sotto sotto (sotto sotto letteralmente, sotto le loro tuniche bianche intendo..) sono loro i capi e gli stati uniti zitti e mosca.
    caspita che articolo illuminante.
    da pillola rossa di matrixxxx.

  • paolapisi

    Sì, funziona, è stata aperta fine febbraio 2008 (non 2006 come dice questo tizio): http://www.kish.ir/DesktopModules/News/NewsView.aspx?TabID=0&Site=DouranPortal&Lang=en-US&ItemID=2465&mid=13947
    Le trattive avvengono soprattutto in rial, ma in parte anche in euro, yen, rublo.

    Naturalmente la ricaduta della borsa iraniana sul dollaro è assolutamente ZERO. Non solo per l’ovvio motivo che difficilmente gli investitori abbandoneranno il NYMEX di New York e l’IPE di Londra per correre tutti nell’isoletta iraniana di Kish, ma perchè, come hanno scritto gli economisti veri, il fatto che il petrolio sia quotato in dollari non significa moltissimo. Chiunque può comprare il petrolio in eurodollari, e soprattutto non ha importanza in quale valuta effettui le trattative, ma in quale valuta investi il ricavato. Se io vendo il bene x a un signore americano che me lo paga in dollari, posso convertirli in qualsiasi altra valuta del mondo in pochi secondi. Quello che in definitiva determina la richiesta di una moneta (dollaro o qualsiasi altra) non è la valuta in cui avvengono le transazioni, ma quella in cui avvengono gli investimenti. Ma come tutte le cazzate, quella della borsa iraniana in euro (in realtà principalmente in rial) che provocherebbe la morte del dollaro e a seguire la guerra contro l’Iran, non morirà mai. Come mostra l’articolo del sedicente economista, che manca sa quando ha aperto (fa un erroruccio di due anni), ma la ripete a pappagallo.

    Naturalmente, le ragioni della guerra contro l’Iraq non hanno nulla a che fare con il fatto che nel novembre 2000 Saddam abbia chiesto che il petrolio iracheno fosse pagato in euro e non in dollari.

  • Davide71

    Ciao. Sono troppo d’accordo con te. L’articolo é scritto da uno al soldo delle multinazionali. Sono gli Stati Uniti che decidono il prezzo del petrolio. Hanno bisogno di soldi per le loro costosissime guerre e lo sfacelo della loro economia interna. Se sono in grado di imporre la loro valuta vuoi che non siano in grado di imporre il prezzo? Ovviamente i sauditi vecchie volpi ci guadagneranno…ma niente di più.

  • connect

    Dall’analisi alle soluzioni – UNA SFIDA MODERNA

    Caro Mike,

    quando Cristoforo Colombo attraversò i confini conosciuti della terra molti lo credevano impossibile.
    Ora possiamo guardare ad una nuova e più moderna sfida:
    “Creare un economia stabile e duratura nei prossimi 10 anni”
    Quest’impresa sembra enorme e tale da far apparire a rischio la credibilità di chiunque la voglia sostenere. Ma prima, fai da te le tue considerazioni.
    Ti puoi immaginare i media che passano un messaggio del tipo che leggerai? Se noi lo passiamo ai nostri amici e alle nostre famiglie, renderemo le persone più sicure delle loro convinzioni ed in questo modo politici e imprese – e i loro media – si dovranno adeguare.
    Tutti noi sappiamo che la nostra crisi economica, gli alti costi dell’energia e i debiti crescenti, sono legati al modo in cui le banche e gli altri intermediari finanziari hanno finora addebitato enormi costi nascosti sui nostri soldi e li hanno dirottati sulle società a cui gli ha fatto comodo, ma nessuno sta unendo i punti. Fino ad ora.
    Di seguito, ti riassumiamo i passaggi chiave della nostra sfida:
    Così come accade a molte persone, spesso sembra che tutti i problemi che stiamo vivendo siano più grandi di qualunque soluzione proposta per risolverli, e questo è ciò che più mi ha preoccupato…
    E’ vero che quando guardiamo ai nostri problemi sembrano intrattabili ed irrisolvibili nel loro complesso, ma riusciamo sempre a vedere una traccia comune in tutti, profondamente ironica nella sua semplicità: la nostra cieca rimessione di tutti i nostri interessi è al cuore di tutte le questioni – la crisi economica, la crisi ambientale e la crisi di credibilità delle nostre istituzioni.
    Le nazioni europee stanno ora realizzando di vivere in un incubo moderno.
    Ormai da decenni, siamo stati abituati a consegnare la cura di tutte le nostre riserve e risorse a chi ha un interesse – trasparente e dichiarato – a sottrarcele.
    Noi stiamo servendo il nostro fallimento con una pervicacia e insistenza senza pari che sta distruggendo il nostro pianeta e la nostra civiltà. Ogni singola cosa di tutto questo deve essere cambiata…
    Se teniamo il punto su ciò che accomuna questi problemi e lo tiriamo fuori con forza, tutto comincia a chiarirsi e ci accorgiamo di avere già la risposta pronta in mano.
    La risposta è dare fine alla cessione incondizionata delle nostre risorse.
    Possiamo veramente lavorare solo con chi ha interesse a farci raggiungere i nostri obiettivi?
    Gli esperti hanno confermato che esiste ricchezza sufficiente sulla terra e in ciascuno di noi per far vivere di rendita intere generazioni. Catturare solo una piccola parte di questa ricchezza potrebbe fornire tutto il sostegno che serve al nostro Paese e a ciascuno di noi.
    E ogni anno generiamo abbastanza ricchezza da poter soddisfare 10 anni della nostra vita da pensionati.
    E, certo, tutto questo significa più posti di lavoro di qualità e restituire vigore alla nostra economia.
    Quando noi riversiamo i nostri soldi agli intermediari finanziari per sperare di poter vivere ogni giorno, da qualche parte nel mondo viene costruito un nuovo grattacielo e noi perdiamo soldi e posti di lavoro. Quando noi ci curiamo che i nostri soldi siano affidati in cura a chi condivide il nostro interesse a farli crescere, noi costruiamo un sistema industriale competitivo e guadagniamo posti di lavoro, qui a casa nostra.
    Con tutte queste persone messe a lavorare ed a vivere dei rialzi dei costi e dell’avvitamento della recessione è facile sentire qualcuno che lo dichiara onestamente:
    “è solo una disfunzione strutturale del sistema che continuerà ad insistere in una logica perversa che porterà a richiedere sempre più sacrifici crescenti nei prossimi decenni”.
    Sono il solo che considera strano che la nostra politica, di qualunque colore, e le nostre imprese adottano soluzioni che hanno a che fare assolutamente nulla con il problema a cui si dichiarano indirizzate? Quando la gente, a ragione, si lamenta dell’elevato costo dei servizi finanziari e della totale mancanza di risultati, noi proponiamo di dare più soldi alle banche e alle assicurazioni e pretendiamo che loro provvedano a ridurre i costi della finanza e ad alzarci le prestazioni che ci spettano? Non succederà nulla del genere e tutti lo sappiamo…
    Esiste, in questo momento, un modo estremamente efficace di far funzionare la nostra economia, da subito. Il modo per far funzionare la nostra economia da subito è di porre termine alla nostra dipendenza da quello che ci dicono le banche, le assicurazioni e tutti gli operatori che gli girano intorno, e affidarsi con sicurezza esclusivamente a quei professionisti che guadagnano dalla nostra crescita[1].
    Certo è solo il primo passo. Poi dovrai imparare a distinguere quello giusto. Ma è questa la direzione.
    Ridisegnare i processi decisionali secondo i principi del “guadagno sulla crescita” determinerà una stabile riorganizzazione delle risorse, delle aziende e dei lavoratori e il superamento dell’economia basata sui principi del “guadagno sulla decrescita”.
    E’ un discorso che merita di essere realizzato. Assicurati che ciò avvenga per quello che ti riguarda personalmente.
    C’è molto da fare nel coinvolgere i tuoi amici e la tua famiglia, ma il primo passo è assicurarti che tu stia facendo tutto per realizzare realmente il tuo interesse. Invia questa analisi a 5 dei tuoi amici oggi.
    Grazie per l’attenzione

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    Fonte: http://www.sb-ic.com

    [1] Naturalmente lo stesso vale soprattutto per ciascun singolo intermediario finanziario.