Il segno rosso del “coraggio” in Emilia Romagna

DI ALESSANDRO GUARDAMAGNA

comedonchisciotte.org

C’era una volta un MoV che non era una casta, fatto di cittadini punto e basta, dove nessuno sarebbe stato lasciato indietro, però… però la favola si è fermata da un pezzo e il velo squarciato ha rivelato un quadro pieno di personaggi alla Dr Jekyll e MrHyde, selezionati da e per una politica rigorosamente aziendale, dove il compagno di oggi è il nemico di domani, se conviene, e dove le promesse si fanno e disfanno come si crede, sempre se conviene.  In questo contesto da psicoanalisi l’ultima l’ha riservata Di Maio proprio la settimana scorsa, dimettendosi dalla carica di capo politico del MoV, ruolo che ha ricoperto per 28 mesi e 1 giorno, durante i quali il suo partito è passato dal 33% dei voti ottenuti alle elezioni nazionali del 2018 a percentuali molto basse nelle successive consultazioni elettorali.

Con l’esclusione delle elezioni regionali in Sicilia del Novembre 2017 dove si confermava primo partito col 26,7%, tutte le altre elezioni avvenute dopo il 2018 hanno segnato risultati al ribasso: Friuli (7,1%) Aprile 2018, Trentino (2,34%) Ottobre 2018, Abruzzo e Sardegna rispettivamente col 20,2% e 11,18% nel Febbraio 2019, ed infine Umbria (7%) nell’Ottobre dello scorso anno. Le Europee del Maggio 2019, dove il Mov col 17% dimezzava i voti ottenuti un anno prima, confermano il trend. In compenso la Lega, allora al governo col M5S, ha ottenuto risultati antitetici all’ex-alleato, uscendo sistematicamente vincente da tutte le consultazioni. E’ vero che paragonare elezioni diverse va fatto con molta cautela, ma il punto è che al di là dei contesti differenti da cui provengono, i dati qualcosa dicono sempre.

In altre parole con l’eccezione del voto in Sicilia, che avviene dopo l’inizio dell’era Di Maio e prima del boom di voti di Marzo 2018 e – si noti – prima dell’ingresso del M5S al governo, tutte le altre votazioni hanno per sfondo decisioni di un esecutivo guidato dal MoV sulla scena nazionale, spesso antitetiche alle promesse fatte – dall’appoggio all’UE, ai Sì Vax e Tav, fino all’ultimo e assurdo Sì al governo col PD. E’ molto probabile ed umanamente comprensibile che Di Maio abbia cercato, dopo la débâcle in Umbria dove il MoV arriva al punto di presentarsi col PD, di dissociarsi dall’immagine del flop continuo che lo attendeva nuovamente il 26 Gennaio, e quindi abbia deciso per le dimissioni.

Perché un flop? Perché se a due settimane dal voto alla presentazione dei candidati del MoV a Bologna il pubblico è di 44 persone e 12 dei presenti intervistati dicono che voteranno per un altro candidato – anche se magari quelli li avesse mandati proprio il PD – significa che il MoV in ER avrebbe realisticamente uguagliato i risultati di 4 mesi fa in Umbria, se va bene. Quella che però umanamente appare una scelta comprensibile – perché il pugile suonato ad ogni incontro potrebbe non sentirsela di rimanere un minuto di più sul ring – politicamente e strategicamente non lo è affatto, indipendentemente da chi ne parla come di una decisione intelligente e coraggiosa.

E non lo è affatto perché Di Maio non ha considerato che, al di là della fifa o della stanchezza di doverci “mettere la faccia” a supporto di scelte assurde per ritrovarsela puntualmente tumefatta, è che abbandonare la carica di capo politico a 4 giorni da una consultazione elettorale per i destini di due regioni importanti come ER e Calabria – e, diciamolo pure, per il futuro dell’attuale governo – per motivi che non siano la morte o la prescrizione medica, finirà con l’avere degli effetti ancora più catastrofici per il suo partito.

In La Maschera del Comando lo storico John Keegan sottolinea come la leadership in battaglia si manifesta in vari modi, dal combattere a fianco dei propri soldati, come fecero Epaminonda, Alessandro Magno e Cesare, al mantenere una posizione più defilata a ridosso del fronte pronti ad intervenire in prima persona se serve, sul modello di Wellington e Napoleone, ad esercitare il comando nelle retrovie, sullo stile di Guderian.

Il progresso economico e materiale hanno allargato il campo di battaglia e reso più letali i pericoli che da sempre vi sono legati, e le esigenze dei comandanti contemporanei sono diverse da quelle dei loro predecessori, che guidavano spesso eserciti di poche migliaia, o poche decine di migliaia, di uomini in scontri che si concludevano in giornata. Nell’epoca moderna la battaglia può durare a lungo, si pensi a Stalingrado nel 1942 o al Tet nel 1968, con scontri prolungatisi oltre 2 mesi su un territorio vastissimo. Quelli della guerra di oggi sono quindi contesti non paragonabili a Maratona o a Legnano, dove in una sola giornata nel Maggio del 1176 i comuni Italiani riunitisi in un’alleanza sconfissero le forze imperiali di Barbarossa. E’ però essenziale capire che, in un contesto lontano dal fronte o sulla linea del fuoco fra le truppe, il comandante all’avvicinarsi dello scontro il COMANDO NON LO DEVE LASCIARE MAI!

“Figlio mio torna con questo o su questo” dicevano le madri degli Spartani ai propri figli riferendosi allo scudo che gli veniva dato nel momento in cui partivano per la prima volta in battaglia. Sapevano di non poter tornare, e capivano che non dovevano comunque mai arrendersi nel momento della prova suprema, anche a rischio della morte, e stupisce che questa semplice verità sia sfuggita ad uno che, scelto per il ruolo di capo politico di un partito, ha insistito per farsi assegnare la carica di Ministro degli Esteri e finisce per gettare la spugna senza neppure “rischiare la vita”, a differenza degli opliti di Sparta.

E’ una delle regole elementari dell’esercito e di qualsiasi organismo complesso, che vuole che chi decida si assuma sia l’onore ma anche l’onere del comando; costui deve essere consapevole che abbandonare una squadra, un plotone, un’armata o un partito alla vigilia di una prova o nel mezzo di uno scontro, viene generalmente letto come mancanza di coerenza, di forza e di responsabilità. Chi ti segue abitualmente si farà qualche domanda, chi è costretto a seguirti tenderà a non farlo o a farlo di malavoglia e, nel caso del voto, chi ancora non si era deciso ben difficilmente voterà per un partito il cui capo si è sfilato all’ultimo minuto. E tutto questo perché vede nel comportamento di abbandono il primo segnale di sfiducia per l’azione, per il sacrificio o per un’importante decisione che viene chiamato a compiere. Date queste premesse ci si può solo immaginare come umanamente debbano essersi sentiti i due candidati del MoV– Stefano Benini e Francesco Aiello –  in queste ore.

Per metterla in termini relativi è un po’ come se alla vigilia delle politiche nel Febbraio 2013 Beppe Grillo, temendo una batosta, avesse dichiarato che preferiva farsi da parte e lasciare i candidati di allora, incluso lo stesso Di Maio, ad arrangiarsi da soli. Quindi, se anche Di Maio avesse fatto il calcolo di smarcarsi da quello che è stato un pessimo risultato elettorale, in vista di una riorganizzazione del MoV in cui spera di entrare da protagonista, la sfilza di fallimenti dell’ultimo anno e mezzo rimarrà comunque legata alla sua gestione politica, o a quella a cui si è prestato e scelta per lui da Grillo e Casaleggio.
La peggiore soluzione politica che avrebbe potuto prendere è stata proprio  quella di abbandonare la guida del MoV senza aspettare i risultati delle votazioni di Domenica 26, che puntualmente in ER hanno dato percentuali da P greco al MoV con un 3.48%.

La sfida in ER è rimasta aperta fra Stefano Bonaccini del PD e Lucia Borgonzoni della Lega, che nei giorni precedenti il voto si sono incontrati e scontrati con reciproche accuse di fake news. Sembrerebbe che destinare ai migranti immobili confiscati ai boss della criminalità organizzata non sia stata nella lista delle priorità di Bonaccini, contrariamente a quello che affermava il Giornale. Analogamente, nonostante il governatore uscente sia arrivato al punto di girare un video con un’immagine di cartone della sua avversaria – senza nominarla – si direbbe sia stata una sua invenzione l’accusa mossa a Lucia Bergonzoni di evitare i confronti in TV, visto che pochi giorni prima i due si erano confrontati realmente sull’emittente di Bologna rete 7, dove hanno affrontato il tema della sanità.

Nella sua corsa elettorale Bonaccini ha rilanciato attaccando i suoi avversari definiti “picchiatori da tastiera”, con un chiaro rimando al fascismo che se non reale deve essere almeno virtuale, laddove diventa pestaggio una critica o un’osservazione. E ha ribadito a più riprese che l’ER è la regione italiana con la sanità migliore… al mondo!! Si tratta in realtà di un’affermazione che ha valore pari a quello del pericolo picchiatori-fascisti di cui sopra: zero. Vi è un sondaggio Italiano che attesta come il livello dei servizi sanitari nazionali sia mediamente fra i più bassi d’Europa, ma quelli erogati dalla Regione ER, seguiti dalla Lombardia che secondo il PD sarebbe il modello nefasto che vorrebbe introdurre la Lega, risultano essere i migliori d’Italia. Personalmente ho dei dubbi sulle eccellenze sanitarie in ER, viste le esperienze avute a riguardo che ho già avuto modo di evidenziare, e dati i recentissimi riscontri su tempi di attesa di 6 mesi per normalissimi esami.

Comunque il punto è che, seppure può essere che l’ER abbia tali standard indipendentemente dalla esperienza mia e di molti altri, rimane il fatto che il sondaggio non teneva assolutamente conto dei servizi sanitari mondiali. Ergo Bonaccini di che parlava? Vuoi vedere che si è lasciato trascinare dalla storia dell’Alma Mater di Bologna, l’università più antica del mondo occidentale, refrain sostenuto da quella pletora di illustri scienziati del diritto e delle arti di specifici clan familiari che vi vivono da generazioni e che si rifanno in primis a Carducci?

Poco importa se in realtà non è così perché la scuola medica di Amalfi, distrutta dai saraceni, la precedette di due secoli, ed idem dicasi per Pavia che come centro studi da cui si svilupperà la futura università risale all’825 AD, quindi sempre prima di Bologna, anche se poi lo statuto giuridico di Studium Generale Bologna lo ottenne prima della città lombarda. Come dicevo la fonte prima è Carducci che per nel 1888, nel neonato stato unitario, volle commemorare gli 800 anni dell’università di Bologna, cosa che gli permetteva di celebrare anche se stesso, e il resto lo sappiamo. Quindi se in ER abbiamo l’università più antica, e quindi per antonomasia la più prestigiosa, e come diretta conseguenza logica per molti la migliore del mondo, vogliamo avere una sanità da meno? Non sia mai. E se i dati non ci sono? Fa niente, Bonaccini lo afferma comunque.

Forzature e contraddizioni esibite con nonchalance Bonaccini le ha riproposte anche la settimana scorsa, quando in extremis avrebbe dichiarato di essere disposto a riaprire i punti nascita nei comuni di montagna in ER, chiusi proprio dalla sua amministrazione. A questo ha fatto seguito il rilancio di progetti lasciati in stand-by per Parma quali la Tirreno-Brennero, dopo che la stazione dell’Alta Velocità fu allocata a Reggio Emilia da alcuni anni – questo perché in ER le scelte di investimenti spesso si fermavano fra Bologna e Reggio Emilia e difficilmente riuscivano a guadare il torrente Enza per arrivare a Parma. Bonaccini ha poi fatto il duro parlando della bassezza di Salvini per aver citofonato ad un presunto spacciatore nel quartiere Pilastro di Bologna due giorni fa, irrompendo nella privacy dell’uomo innocente fino a prova contraria.

E sembra effettivamente che la cosa a Salvini potrebbe essere sfuggita di mano… ma attenzione, Salvini in un quartiere degradato come il Pilastro di Bologna ha suonato molti campanelli. Può darsi quindi che ne abbia schiacciato uno sbagliato, e siamo sicuri che Bonaccini, come sostiene, non l’avrebbe mai fatto. Lui infatti al Pilastro probabilmente non va mai, nelle piazze ci va pochissimo e ha lasciato che le stesse fossero presidiate in sua vece da branchi di pesci acefali che si presentano ufficialmente come “sensibilizzatori” contro il fascismo, che non hanno ambizioni politiche, ma se serve difendere la democrazia sono pronte a farsi partito.

Un po’ come Renzi che doveva dimettersi se veniva sconfitto al referendum nel 2016, ma poi “è dovuto” restare in parlamento “a guardare il film” perché glielo richiedeva il bene del paese di fronte all’avanzata della masnada populista, il tutto dimostrando elevate idee e senso di responsabilità. Nonostante le uscite cartonate con cui Bonaccini si è fatto riprendere e le sue dichiarazioni, la realtà mostra che nella campagna elettorale in ER Lucia Borgonzoni e Matteo Salvini hanno visitato sistematicamente città e paesi, incontrato cittadini e lavoratori in piazze, strade, mercati e aziende, tenuto innumerevoli comizi e affrontato, e largamente vinto lo scontro con le sardine… i sensibilizzatori “non orientati politicamente” di cui sopra.

Ed ora contro l’onnipresente fascismo virtuale di cui Lucia Borgonzoni sarebbe emissario, ed in nome di quella solidarietà per tutti di cui il PD si ricorda solo a 3 giorni dal voto, i cittadini, inclusi quelli dei quartieri in cui “il sole del buon dio non dà i suoi raggi” e Bonaccini non mette piede, si sono espressi. Non hanno premiato un’“utile sentinella” – Benini –  abbandonato dal suo capo Di Maio al posto di guardia. In compenso hanno finito per preferire, nonostante la campagna elettorale coraggiosa di Matteo Salvini e di Lucia Bergonzoni, Bonaccini, il candidato uscente di un partito il cui logo e colori non erano neppure presenti nei suoi manifesti elettorali – probabilmente in attesa di votare in futuro per dei pesci multicolori trasformati?! Questo appello del PD ha richiesto del coraggio, o forse, senza scomodare Keegan e Crane, per produrlo è servita solo una totale assenza di vergogna, però ha funzionato.

Il 26 Gennaio in ER la maggioranza ha votato PD dimostrando di preferire il partito che non ha finora saputo spiegare esattamente perché sono accaduti i fatti di Bibbiano – definito dai sensibilizzatori acquatici un raffreddore  – ha sgretolato la scuola italiana e svenduto i diritti dei lavoratori col Jobs Act. E’ inoltre apprezzato da Soros e sostiene chi in Europa ci impone sempre più tasse e vuole importare manodopera africana, che si vende per pochi euro al giorno, per tenere le retribuzioni degli Italiani da fame, e vanta come fiore all’occhiello una sanità regionale che è scadente a dir poco, e di tale scelta prendo atto.

La realtà dell’ER purtroppo dimostra che l’unico primato mondiale certo che la regione ha insieme ad altre aree della pianura padana, alla zona metropolitana di Londra, di parti della Germania, a vaste regioni della Cina ed alcune zone degli USA è quello dell’inquinamento dovuto allo scarico dei gas e delle polveri sottili. E questi sono dati redatti da osservatori mondiali su controlli certi e non sentenziati da Bonaccini e basati su retorica vuota e folclore farlocco, di cui la maggioranza dei cittadini in ER non si è accorta.

In tal modo l’ex-governatore ha provato di avere le idee poco chiare su argomenti sbandierati come cavalli di battaglia, scarsa chiarezza forse indotta dalla paura iniziale per una vittoria incerta,  che avrebbe potuto avere conseguenze nefaste sia a Bologna che a Roma. Ora lor signori possono dormire sonni tranquilli, perché “l’Orco” per il momento è stato fermato, e rimane sempre alla guida del secondo partito in ER, mentre Bonaccini deve ora avere il coraggio di mantenere quanto ha promesso. Se ne accorgeranno i cittadini?

 

Alessandro Guardamagna

28.01.2020

Alessandro Guardamagna lavora come insegnante d’inglese e auditor qualità a Parma, in precedenza ha ottenuto un PhD in Storia e un Master in American Studies presso University College Dublin, in Irlanda, dove ha lavorato e vissuto per 10 anni. Da sempre sovranista, scrive articoli di politica e storia su ComeDonChisciotte dal 2017.

 

32 Comments
  1. alessandroparenti says

    Ammazza quant’è lungo l’articolo di Guardamagna!

  2. Panthera Pardus says

    Alcune note:
    a leadership in battaglia si manifesta in vari modi, dal combattere a fianco dei propri soldati, come fecero Epaminonda, Alessandro Magno e Cesare, al mantenere una posizione più defilata a ridosso del fronte pronti ad intervenire in prima persona se serve, sul modello di Wellington e Napoleone, ad esercitare il comando nelle retrovie, sullo stile di Guderian.

    Epaminonda, Alessandro Magno e Cesare dovevano urlare i comandi ai loro soldati, ci si arrangiava anche con bandiere, tamburi etc.. ma, di fatto nella battaglia Classica, fino al tardo medioevo il leader deve stare in Mezzo alle truppe soprattutto se i suoi quadri, giu’ fino ai sergenti, non sono disciplinati.

    La situazione non migliora con la polvere da sparo, anzi forse peggiora perche’ a parte il rumore, con la polvere nera non si vede piu’ una cippa da cui segue si rende necessaria la presenza del comando a ridosso della azione.

    Spiace che non venga commentata la prima Guerra mondiale, nonostante vi siano i primi mezzi di comunicazione via cavo e persino osservatori aerei vi e’ un sostanziale scollamento tra quello che accade in prima linea e quello che sanno i comandi.
    Caporetto ne e’ un buon esempio, Rommel guida sostanzialemente una colonna autonoma in unita’ totalmente demotivate(=per colpa della Leadership criminale di Cadorna) e passive (da ricordare il ruolo di Badoglio che di fatto averebbe potuto fermare gli Imperiali).
    La Radio e sopratutto il carro armato cambiano tutto, non solo Guderian, ma anche i Russi sviluppano un Concetto sostanzialemente uguale Глубокая операция (Deep Operation non so manco come dica in Italiano) di Vladimir Kiriakovitch Triandafillov et altri in cui necessariamente il comando deve essere arretrato, si vedra’ di nuovo Rommel – che di nuovo guida una colonna, questa volta di carri, nel deserto, ma queste sono eccezioni.

    Cesare avrebbe usato la Radio ? Penso di si che era un genio militare, pero’ ovviamente non si puo’ provare

    Per ragioni di spazio non commento Cosa indica l’elevato Numero di ufficiali di altro grado morti in operazioni contro i tagliagola in Siria – la psicologia dell’Arabo essendo quella che e’, necessita -ancora- di ordini “urlati”(=costante presenza sul campo) .

    Se poi volete farvi del male potreste anche pensare a Cosa dice l’assenza del ruolo di tiratore scelto nell’esercito Italiano Dalla prima Guerra mondiale ad oggi, si poi Hanno messo qualche cerotto ma e’ il Concetto che manca.

    scusate la digressione

  3. Annibal61 says

    Hanno sentito il richiamo della foresta tutto qui. Questo la dice lunga sulla capacità intellettiva di analisi degli emiliani – romagnoli. Ciò detto invito le madri fasciste con bimbi piccoli che intendono passare le loro vacanze da quelle parti di fare attenzione…

    1. alessandroparenti says

      I nostri vecchi sono totalmente impermeabili a idee che non han fatto proprie in gioventù. C’è poco da fare qui in Emilia.

  4. Panthera Pardus says

    il commento e’ modificato a richiesta del moderatore per chiarire in quanto l’articolo diceva
    Nell’epoca moderna la battaglia può durare a lungo, si pensi a Stalingrado nel 1942 o al Tet nel 1968, con scontri prolungatisi oltre 2 mesi su un territorio vastissimo.

    che non e’ esattamente vero – Stalingrado, l’inferno in terra secondo i racconti dei superstiti – si svolge un una decina di chilometri quadri di rovine
    (immagine con una scala)
    https://media.moddb.com/cache/images/mods/1/25/24098/thumb_620x2000/sgrd2.jpg
    la VI armata di Paulus rinuncia all’unico vantaggio che aveva, la mobilita’, e si fa inchiodare dove non si puo’ manovrare, Stalingrado in se stessa e’ una battaglia in una citta’, assai limitata geograficamente.

    il genio strategico di Zukhov concepisce la operazione Uran la mappa migliore sotto ha un link lunghissimo, per capirla basta guardare dove c’e’ scritto VI (ovvero sesta armata di Paulus) quella e’ Stalingrado – piccola vero? – osservare la Scala, la operazione Uran si sviluppa nell’ambito dei 40km – una Classica manovra di avvolgimento, i Sovietici sfondano le ali tenute dai Romeni (*) l’unica reazione logica sarebbe stato lo sganciamento del VI (ritirata) Cosa che si dice proibita da Adolf H. per problemi psicologici ma, di fatto probabilmente non realizzabile.
    Che anche quello e’ un esempio di Leadership – solo per la imbecillita’ di Josef S. i Tedeschi si erano spinti cosi’ avanti, e’ solo quando la situazione e’ disperata che Josef Molla finalmente il comando a Zukhov che e’, di fatto, il generale che ha sconfitto i Tedeschi .

    https://4.bp.blogspot.com/-E6OEhFkwPeM/W_fTCjd_REI/AAAAAAAADOo/x51oYyT7orICqOlpeIevpRr4_ai2sXMlwCEwYBhgL/s1600/stalingrad8.jpg

    (*) che fu poi il crollo di quel fronte a determinare il ritiro del Corpo di Armata Italiano in Russia, tecnicamente gli Italiani in Russia non furono mai sconfitti la ritirata inizia per crollo del fronte Rumeno questa immagine spiega bene ancora guardare per il VI che e’ Stalingrado a Nord (ovvero a Sud degli Italiani) la armata rumena che viene fatta in polvere https://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/42/donvolga.jpg non che la IV tedesca a Sud se la passo’ meglio

  5. Annibal61 says

    Dalle mie parti in Veneto vive ancora un simpaticissimo signore, ora malato, che viene proprio dall’ Emilia. Dovrebbe avere circa 90 anni. In una occasione di qualche tempo fa mi raccontava i suoi ricordi della guerra, dei partigiani e dei fascisti…alla fine gli chiesi se erano meglio gli uni o gli altri. Lui mi rispose che entrambi RUBAVANO tutto quello che potevano con angherie e abusi e a conti erano meglio i tedeschi…

  6. mauriz says

    A margine nelle note è riportato che Guardamagna è sovranista. Se qualcuno mi spiega che senso ha questo termine, quando il suo bizzarro interprete Sig.Salvini non perde occasione per prostrarsi servilmente a USA e Israele. Che genere di sovranità sarebbe?

  7. Pas de deux says

    Tutte ‘ste parole per difendere salvini! Premesso che il pd lo vedo peggio del fumo negli occhi per la sua vicinanza alla nato e tutto il resto, ma ora come dovrei vedere salvini genuflesso con la kippa’ ai sionisti, eredi(forse di erode, che uccideva bambini indifesi), e lecchino degli usa? Il Guarda dovrebbe guardare anche questo e spendere una parola fra le tante che ha stilato, per difendere i bambini palestinesi, oltre quelli di bibbiano!

    1. Alessandro Guardamagna says

      Ma pensa… e il tifo da stadio dovresti farlo allo stadio. In un art su cosa fa Israele in Medioriente avrei parlato di Sabra e Chatila, ma parlando dell’ER devo parlare di Bibbiano.

  8. Dante Bertello says

    Di Maio che si è dimesso quattro giorni prima del voto regionale, potrebbe averlo fatto meschinamente per codardia, in quanto impaurito dalle sconfitte che andavano profilandosi per il Movimento in Emilia Romana ed in Calabria.

    Ma potrebbe averlo fatto anche con motivazioni ben piu’ nobili; come Leonida alle Termopili ha sacrificato se stesso dando un motivo agli elettori M5S per non votare la sua creatura, e così facendo apportare linfa al candidato PD Bonaccini, affinchè venisse sconfitto il “Babau”, perché in caso contrario il Governo sarebbe imploso.

    Quale sia la verità lo sanno solo Giggino e… Dio.

    Quello che non ho gradito, è il sorriso un po’ scanzonato ed un po’ beffardo che non lo ha abbandonato anche nell’occasione delle dimissioni, benché fosse un momento doloroso e pregno di significati.

    E’ come andare ad un funerale; perché questo era, anche se non sappiamo ancora bene di chi, e invece di tenere un contegno austero come le circostanze richiederebbero, ci si dimenticasse della solennità del momento avendo atteggiamenti per nulla consoni alla sua gravità.

    Forse deve ancora imparare che un buon politico, come un attore navigato, deve essere capace di entrare nel personaggio, quando la circostanza lo richieda.

    La sconfitta di Salvini invece la vedo molto meno seria di quanto non venga, ovviamente, manifestato dalle forze di sinistra.

    Perdere in Emilia-Romagna con otto punti di distacco, non è così grave; l’errore che può fare invece il PD è quello di credersi nuovamente invincibile, ma non è detto che sia un male…

    1. lady Dodi says

      Di Maio fa il Politico,mica l’attore. Era stufo e si vedeva. Il suo posto, con tutta evidenza, non è col PD. Di Bibbiano, aggiungo io. Quello si mette e toglie le cravatte non ruba i bambini. E un uomo normale. mamma mia cos’ho detto ?!?! Normale! Che infamia!

      1. Dante Bertello says

        Però bisogna ridere quando c’è da ridere, ma essere seri quando la situazione lo comporta. Che non dovesse fare il Governo con il PD, lo sapevano anche i sassi, bastava che si impuntasse e dicesse di no.

    2. Bertozzi says

      Mi scusi ma se prende un vendi bibite da stadio gli propone qualche anno di scenette stupide e poi un vitalizio più che onorevole quello è ovvio che rida e sia contento. Quando si è tolto la cravatta era l’ultimo giorno delle scenette e il primo di molti anni da vendi bibite ricco. Non doveva ridere?

      1. Alessandro Guardamagna says

        Beh, forse il riso per un minimo di dignità doveva evitarlo.

  9. vis80 says

    fattene una ragione il tuo gran campione ha toppato. Ma soprattutto si e’ rivelato per quello che e’ un bulletto da 4 soldi. Venisse a bussare da noi a Napoli alla porta di qualche spacciatore (ovviamente italiano) vediamo che succede. Tutte queste parole per difendere un impresentabile. Il punto semmai e’ un altro. Che abbiamo fatto un salto di 10 anni indietro. Ora in ER vi tenete un bel bi-polarismo. Da un lato il PD affarista e dall’altro i neandertal della Lega. Complimentoni Guardamagna, sempre all’avanguardia nelle analisi.

  10. chimbi dfe says

    Salvini a parte (poveretto), manco il martirio di poveri bambini innocenti è riuscito a cambiare la zucca agli zucconi. Lì ci sarebbe dovuto essere, oltre all’ impiccagione sul posto di tutti i criminali coinvolti nelle porcate di Bibbiano, un plebiscito perfino per il mago Otelma Dagli Zatteroni, altro che Salvini! Vergognaa!

  11. Pas de deux says

    Salvini difensore dei bambini, se ne frega di quelli palestinesi.Poi non e’vero che vengono usati…

  12. PietroGE says

    I riferimenti alle battaglie vere sono qui fuori luogo, i 5S sono andati a suicidarsi in ER. Io non ero certo il solo a predire, l’estate scorsa, che se si alleavano con il Pd si sarebbero suicidati e avevo consigliato loro di andare ad elezioni a Settembre, prendere il 18% che gli davano i sondaggi e ricominciare con una diversa offerta politica e personale più qualificato. Hanno scelto di rimanere attaccati alle poltrone e ora rischiano di scomparire del tutto. Il vecchio adagio che dice : il popolo vota per l’originale e non per la copia, si è dimostrato giusto anche questa volta, basta vedere i flussi di voti. Chi ha veramente perso, anche se i media non lo dicono, è stato Grillo, suo infatti era il piano di far diventare i 5S una costola della sinistra (molto probabilmente per motivi familiari basta vedere come vanno a rilento le indagini sul figlio). Lui ha creato questo Mov e lui lo sta distruggendo. Il piano del Pd era chiaro sin dall’inizio : strizzarlo come un limone e poi gettarlo via. È quello che succederà.
    Quanto a Salvini, forse la sconfitta in ER era proprio quello che ci voleva perché il tipo da una parte si era montato la testa credendo di poter diventare lui da solo il centro destra e dall’altra sparava progetti fantasiosi e irrealizzabili come la finanziaria da 50 miliardi. La sconfitta lo ha riportato sulla terra e farà bene a lui e a tutta la destra, una destra che dovrà per forza di cose rivedere la parte di programma anti europea perché manca, purtroppo, il sostegno nell’opinione pubblica e quella sull’immigrazione perché diminuire gli sbarchi serve a poco, ci vuole un cambiamento della legislazione interna, compresa la ‘costituzione più bella del mondo’.

  13. Nec says

    Aria fritta.

  14. Arcadia says

    buon pomeriggio a tt,
    secondo me di maio nn ha “abbandonato” la guida del mov. x le elezioni in ER xè ormai, ampiamente compromesso, c’aveva già messo la faccia, MA xè, nei gruppi parlamentari di camera e senato bisognava a tt i costi, contenere le fughe, oramai quasi a cadenza settimanale, dei “suoi” in altri gruppi, toglieendo quindi l’alibi che la sua guida politica fosse motivo di diaspora.

    1. Rosanna Spadini says

      Ciao Arcadia, credo che i motivi siano anche altri, per esempio favorire con ogni mezzo occulto l’elezione di Bonaccini, cercando di salvaguardare quello che resta delle macerie del MoV, e poi chiudere un ciclo per aprirne un altro, rilanciando se stesso alla guida della transizione del “MoVimento” verso un nuovo soggetto politico, partito “casta tra le caste”, e ago della bilancia ricattabile per il proporzionale. Il sorriso smagliante di Giggino lo ha testimoniato, e purtroppo suonava molto stonato con la cocente delusione di tanti simpatizzanti ed elettori.

  15. Astrolabio says

    Il secondo partito in ER non fa dormir sonni tranquilli a Bonaccini. Se tirano fuori qualche broglio e’anche ricattabile.

  16. Pfefferminz says

    La maggioranza degli emiliani, in particolare quelli che risiedono nei luoghi ove Bonaccini ha ottenuto più consensi, ha votato per il mantenimento dello status quo, perché c’è – ancora – un benessere diffuso: le belle dimore di proprietà, due automobili per famiglia, l’appartamentino al mare o in montagna, tutti i figli che studiano all’università, la settimana bianca, i viaggi all’estero. Questa è l’impressione che ho avuto io. Non c’è una rete adeguata di mezzi di trasporto pubblici? Tutti hanno la macchina. Sono in tanti ad avere un’automobile che per un pedone è già un’impresa cercare di attraversare la strada. Si deve aspettare troppo a lungo per un esame medico? Si va a pagamento. Qualche tempo fa cercavo di intavolare un discorso con una signora emiliana di mezza età sulla crisi economica dovuta all’introduzione dell’ euro. Mi ha risposto che la crisi non c’è, perché quando lei vuole andare dall’estetista non c’è mai posto.

    1. Alessandro Guardamagna says

      E’ evidentemente la concezione di democrazia che una parte consistente della popolazione ha ancora in questa terra, dove il pensiero che sta dietro al principio – presentato esternamente in varie forme, dal “Restiamo Umani”, a “Bella Ciao!” alla “lotta al Fascismo” – si ferma al materialismo e l’unico parametro, obiettivo, valore esperienziale o ideale è il proprio portafogli. Finché dura… non serve dire altro.

  17. lady Dodi says

    Tanti auguri al PD e alla sua gloriosa vittoria in Emilia Romagna.
    Contenti loro, contenti tutti.

  18. 4T-5PA-4GR/TEU says

    Complimenti cdc, altro immenso articolo che entrerà nella storia dell’informazione alternativa!

  19. Gianlupi says

    Niente da eccepire salvo il fatto che Di maio ha dimostrato con il suo atto la sua vera natura di furbettino, sintomatico dell’oscena organizzazione del sistema democratico interno che in base ai segugi dei meetup pretendevano di rappresentare senza se e senza ma decine di milioni di persone. Su tutto cmq prevale cio’ che definirei il peccato originale di quando alle prime elezioni vinte il mov nn diede il suo nome per presidente del consiglio, e ho purtroppo dubbi sulla buona fede di quel l’insensato gesto, avevamo vinto le elezioni in pratica ci spettava la carica di presidente del consiglio e come ragazzini stupidi Beppe e tutto il suo direttivo non dissero, per varie settimane, lo straccio di un nome, e queste cose non le dimentico, da li in poi la magia rivoluzionaria delle belle parole secondo me ando’ a rotoli….sino ad oggi.

  20. agendone says

    A questo punto abbiamo trovato la regione dove ricollocare tutti gli sbarchi dei prossimi anni

  21. Rossi Mario says

    Il m5s ha fatto questa fine da quando il figlio di grillo è stato accusato di stupro.Il potere muove sempre a suo piacimento le pedine in campo,e quando non servono più le elimina.

    1. Alessandro Guardamagna says

      In realtà l’appoggio del MoV al PD e UE inizia nell’Aprile 2019 (in modo manifesto) e si conferma con l’elezione di Sassoli e Von der Leyen a Bruxelles a Luglio, tutti fatti che avvengono prima dell’episodio che coinvolge il figlio di Grillo – che non so francamente quanta influenza possa aver avuto. La cronologia porta a concludere che le ragioni del voltafaccia siano bene altre.

  22. merolone says

    Gira sui media l’ipotesi di un governo di CDX allargato proposta da Brunetta con Renzi, si può immaginare la faccia di Salvini e dei militanti di destra memori della firma di Renzi per far sbarcare tutti i clandestini in Italia.
    Bisogna considerare che la maggioranza al senato ha 161 senatori, nei prossimi giorni sarà espulso il 5 stellasse Ciampolillo e scenderà a 160, uno sotto la soglia minima.
    Chiaramente dalle parti del Quirinale fanno finta di niente.

    1. lady Dodi says

      Credo che Renzi abbia firmato per far sbarcare tutti i clandestini in Italia solo perchè gli avevano permesso di “sforare” sui conti pubblici e, se il mio intuito non prende una grossa cantonata, quello farebbe affogare anche sua madre se un domani gli convenisse. Il perfetto Capricorno che ama solo ed esclusivamente il Potere.

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