IL REATO DI NEGAZIONE DEL GENOCIDIO ARMENO

DI MIGUEL MARTINEZ
Kelebleker

Con l’approvazione del Senato francese, la cultura del divieto globale, che accompagna mirabilmente il gioco delle trasgressioni ammesse, ha fatto un altro passo in avanti.

Da un paio di giorni, infatti, la Francia ha introdotto il reato di “negazione del genocidio armeno”.
La legge in realtà si chiama “trasposizione del diritto comunitario sulla lotta al razzismo e per la repressione della contestazione dell’esistenza del genocidio armeno“, una maniera interessante di scaricare le colpe: si starebbe solo applicando una direttiva europea, che però non esiste, almeno sotto questa forma (si fa riferimento al Trattato di Lisbona, che chiede di reprimere i delitti a sfondo razziale).

La legge ha due palesi motivazioni.

La prima, un tentativo di Sarkozy di ottenere i voti della numerosa e solida comunità armena.

La seconda si lega a un tipico meccanismo del liberalismo, che in fondo è solo un doppio politico della concorrenza tra imprese economiche. Un sistema che ottiene consenso facendo credere che tutti possano vincere alla lotteria. Perciò, appena si regala un privilegio a qualcuno, ci si trova a fare i conti con gli esclusi.

Così in Italia, per motivi politici, è necessario concedere determinati privilegi molto discutibili alla Chiesa cattolica. Per azzittire le proteste degli esclusi, si stipulano poi “intese” con tutti i concorrenti della stessa Chiesa, che tanto contano poco.

Allo stesso modo, l’introduzione, in diversi paesi, di pene carcerarie per chi “nega” il genocidio degli ebrei nella Seconda guerra mondiale viene vista da molti come un indebito privilegio per la comunità ebraica.

Certo, questo mito fa comodo oggi anche allo Stato d’Israele, per cui molti tendono a vedere nella repressione del negazionismo/revisionismo un privilegio ingiustificato per gli ebrei e lo Stato ebraico; e qualcuno ci vede anche una prova tangibile del controllo ebraico sul mondo.

In realtà, come documenta Idith

Zertal (in Israele e la Shoah), lo Stato d’Israele nasce

nella negazione dell’Olocausto, se vogliamo usare questi termini pittoreschi.

Nella misura in cui la retorica ufficiale ne parlava, era per esaltare

la superiorità dei sionisti rispetto alle pecore che si sarebbero

lasciate condurre al macello. Fu solo dopo il processo Eichmann, e ancora

di più dopo il 1967, che nacque quella che Jacob Neusner, in Judaism:

The Basics, chiama “il mito dell’Olocausto e della Redenzione“,

cioè il sacrificio in croce del popolo ebraico seguito dalla resurrezione

sotto forma di potenza nucleare mediorientale. Una religione, sottolinea

Neusner, molto più facile e divertente da praticare del giudaismo tradizionale.

Io ritengo che la questione

sia ben più ampia, e debba relativamente poco agli sforzi delle

organizzazioni comunitarie ebraiche.

La trasformazione del genocidio ebraico in religione civile dell’Occidente deriva soprattutto dal bisogno del dominio di crearsi un proprio mito fondante, che giustifichi l’Eterna Vigilanza della NATO sul pianeta. Un mito che ha il vantaggio di proporsi un nemico defunto da quasi settant’anni, cioè
il “nazismo”, che ognuno poi può definire secondo le proprie esigenze (il commentatore Moi ha scovato un certo
Angry Harry che
trova ben trenta punti in comune tra il nazismo e il femminismo). Un mito, poi, che riesce a inglobare la generale esaltazione del vittimismo che caratterizza i nostri tempi, e a cooptare anche la sinistra,
che confonde la religione civile dell’Olocausto con l’antifascismo [1].

In questo contesto, le pene carcerarie non servono per frenare un’irrilevante critica revisionista/negazionista, ma per ammantare di sacro terrore il dominio [2].

Comunque, la contraddizione tra liberalismo universale e privilegio esiste, e ne nasce un gioco di conflitti e di concessioni molto complesso.

Alcuni anni fa, Tova Reich, moglie del primo direttore del Museo dell’Olocausto a Washington, ha scritto un romanzo geniale e feroce, Il mio Olocausto, che analizza meglio di mille saggi la costruzione della religione civile dell’Olocausto e i conflitti per il posto di Vittima Giudicante [3].

La soluzione più
semplice consiste nell’estendere il privilegio di vittimismo ad
altre comunità di scarso peso politico: è ormai di moda trascinare qualche Rom a fare la faccia compunta durante le celebrazioni della Giornata della Memoria.

In Francia, il paese che ha inventato la polizia moderna, lo stato securitario e la ghigliottina, il privilegio non consiste solo nel poter essere celebrati come vittime; ma nel poter attivamente far finire in galera chi non ci piace.

Dopo vent’anni, e
tra molte esitazioni e conflitti, questo privilegio è stato concesso alla comunità armena, anche se nessuno oggi pensa all’Impero ottomano,
a parte qualche islamofobo.

Su questa questione, metto in chiaro come la penso.

Confesso subito una simpatia irrazionale per tutte le antiche culture di frontiera tra Trieste e l’Eufrate e per il cristianesimo orientale, e quindi
– per semplificare brutalmente – gli armeni mi piacciono.

Più seriamente,
credo che i grandi massacri degli armeni durante la Prima guerra mondiale siano stati un elemento fondante per ciò che successe poco dopo: il reciproco massacro di greci e turchi provocato dall’invasione greca dell’Anatolia. Il Trattato di Losanna che ha organizzato la successiva deportazione dei cristiani in Grecia e dei musulmani in Turchia è stato poi il precedente esplicitamente richiamato per tutte le grandi deportazioni e “scambi di popolazione” successive che hanno distrutto la natura varia e ricca dell’Europa orientale e poi del Vicino Oriente.

Per quanto riguarda le leggi turche che puniscono come eversiva della mitologia nazionale, ogni affermazione del genocidio armeno, penso che siano leggi di stampo francese, e ho detto tutto.

Ciò non toglie il fatto che ci fosse una spiegazione logica – non una giustificazione morale – per i massacri: gli armeni in gran parte tifavano per gli eserciti russi che stavano invadendo l’impero ottomano, e furono considerati quindi nemici interni, come gli statunitensi avrebbero considerato i propri cittadini giapponesi durante la Seconda guerra mondiale. Anche le cose più sgradevoli, nella storia, hanno cause.

La legge che in Francia punisce la negazione del genocidio ebraico assume almeno una precisa definizione: è vietato mettere in dubbio le affermazioni del tribunale di Norimberga. Nel caso del massacro degli armeni, non viene precisato alcun criterio. Finisco in galera se dico che nessun armeno è mai stato ucciso da un turco (o da un curdo), oppure anche se accenno al piccolo particolare che erano in corso all’epoca una guerra mondiale e una (parziale) insurrezione armata armena? Oppure è tutta una questione di parole: devo dire sempre genocidio, termine coniato da Raphael Lemkin trent’anni dopo il massacro? Sono cose che gli imputati sapranno solo alla fine del processo.

Ma c’è un problema ben più serio: mentre dei nazisti si può dire tutto il male che si
vuole, tanto esistono solo nei film, il genocidio armeno tocca il mito
fondante della Turchia moderna
.

Anche concretamente: Mustafa Kemal Atatürk ha costruito un grande ceto medio imprenditoriale/militare etnicamente turco, impossessandosi dei beni di armeni e greci e passandoli ai suoi amici. Ogni laicista turco siede sulle ricchezze espropriate a qualche minoranza.

Questo permette al nuovo ceto sociale arrivato al potere con Recep Tayyip Erdoğan di trattare in maniera assai più rispettosa armeni e greci; però la critica al trattamento turco degli armeni comunque pone in discussione l’unità del paese fondato in quegli anni e quindi il presidente della Turchia deve in qualche modo reagire a un attacco non provocato.

Litigare gratuitamente con la Turchia e la sua crescente potenza economica, per conto della piccola comunità armena, deve essere sembrata una mossa poco astuta alla commissione del Senato francese che ha addirittura bocciato la proposta di
legge
. La commissione

“si è a lungo
interrogata sulla legittimità dell’intervento del legislatore nel campo della Storia – ritenendo che l’adozione di risoluzioni e l’organizzazione di commemorazioni costituirebbero probabilmente dei mezzi più adatti per esprimere la solidarietà della Nazione con le sofferenze subite dalle vittime.

La commissione ha ritenuto che la creazione di un reato penale di negazione o di grossolana minimizzazione dei genocidi riconosciuti dalla legge correrebbe un forte rischio di essere in contraddizione con diversi principi riconosciuti dalla nostra Costituzione – in particolare il principio della legalità dei delitti e delle pene, il principio della libertà di opinione e di espressione e il principio della libertà di ricerca”.

La legge però è stata ugualmente presentata e, come abbiamo visto, è anche passata.

Durante la discussione, il senatore Patrick Devedjian ha spiegato le proprie ragioni. Che meritano di essere riportate per la loro fantastica inconsistenza. Rispondendo a un critico, dichiara

“Il nostro collega dimentica che i cittadini francesi di origine armena continuano a subire la propaganda negazionista sviluppata da uno Stato straniero sul territorio nazionale, e che li prende di mira specificamente. Io rivendico la protezione della Repubblica contro questa insopportabile aggressione morale. Si trovano, su Internet, dei siti alimentati dal governo turco. Certe società di comunicazione, in Francia, godono di contratti molto remunerativi per sviluppare la propaganda negazionista. Sarebbe piuttosto ingenuo negare ogni discriminazione: una categoria di cittadini francesi subisce certamente una forma di continuità nella persecuzione“.

Secondo la società Netcraft, ci sarebbero attualmente 366.846.493 siti web in attività sul nostro pianeta. Su qualche decina di questi siti, ospitati chi sa dove, c’è qualcuno che afferma una versione dei massacri di (quasi) un secolo fa, che non coincide con quella sostenuta dal signor Devedjian. Massacri che forse hanno riguardato qualche lontano antenato o parente del signor Devedjian. Se lui si sente perseguitato, basterebbe un clic o una breve seduta di psicanalisi.

“Io però sono sensibile al discorso degli storici, e non sarei contrario a un emendamento che escludesse ogni possibilità di processi contro i lavori a carattere storico o scientifico”

aggiunge Devedjian, ma non ci risulta che tale sacrosanto emendamento sia stato introdotto. E qui il relatore dà il meglio di sé:

“Uno storico può scrivere ciò che pensa a patto che lo faccia con moderazione. Ma gli può succedere di lasciarsi trasportare dalla passione: così io, come avvocato, ho fatto condannare in un processo civile Bernard Lewis – che pure è un grande storico e islamologo – per aver dichiarato che il genocidio armeno era la versione armena della storia”.

Più

galera per tutti!

Preferisco ricordare

il massacro degli armeni (diremmo anche genocidio, ma non se ce

lo chiede Sarkozy) con la canzone dedicata alla ragazza armena, Goulo (Gülo) cantata da Lilit Pipoyan.

La canzone è

cantata in lingua curda, per cui ho dovuto tradurre il testo da una

traduzione in turco: ed è significativo che un turco abbia voluto

tradurlo. Alcuni concetti poco chiari sono probabilmente dovuti proprio

a questa doppia traduzione. Ho messo in fila il testo in curdo, la traduzione

turca e la mia traduzione in italiano.

Lilit

Pipoyan – Goulo

Wayê! wayê! wayê! wayê!

Berf dibare tevî bayê,

Hecî Mžsayê min nekuje ez güne me,

Tu

Kurmanci ez File me,

Tu

serê min kurki bi gžzana,

Goştê

min bidî ber kerpetana,

Ez

serê xwe nadim li ser balgîyê Musulmana.

Way!

Way! Way! Way!

Tipi

şeklinde kar yağıyor,

Haci

Musa öldürme beni, günahım,

Sen

Kürt ben Ermeniyim,

Başımı

usturaya da vursan,

Etimi

kerpetenle koparsan da,

Yine

de Müslümanın yastığına baş koymam.

Come

una tempesta, cade la neve

Hajji

Musa, non mi uccidere,

è

colpa mia

tu

sei curdo e io sono armena

se

tagli la mia testa con un rasoio

se

strappi le mie carni con una tenaglia,

non

appoggerò la mia testa di nuovo sul cuscino di un musulmano

Note:

[1] L’antifascismo,

almeno in Italia, è un racconto totalmente diverso: un mito ormai sull’orlo

dell’estinzione, che racconta della rivolta armata dei lavoratori

contro i propri oppressori. Come tutti i miti, c’è qualcosa di vero

e qualcosa di falso, ma in sé contiene un certo elemento sanamente

eversivo.

[2] La “Storia”

non la fanno gli storici, di alcun orientamento, ma i mitografi, in

particolare quelli cinematografici. Finché non uscirà un blockbuster revisionista,

i Faurisson o gli Irving non avranno la pur minima importanza, qualunque

cosa scrivano. Né conteranno molto di più gli storici “ufficiali”,

ovviamente.

[3] Nel campo dei saggi scientifici, segnaliamo invece Peter Novick, professore all’università di Chicago, autore di The Holocaust in American Life. Uno splendido testo per capire la realtà statunitense; quella europea richiede ancora uno studio serio.

**********************************************

Fonte: Il reato di “negazione del genocidio armeno”

25.01.2012

13 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
RicBo
RicBo
25 Gennaio 2012 14:40

visto dal punto di vista della critica al Potere che riscrive la Storia, questo articolo ha poche grinze, visto dalla parte di chi si impegna per conservare la Memoria e il ricordo di chi è stato vittima, è un’aberrazione.

oriundo2006
oriundo2006
25 Gennaio 2012 16:00

Ma non vi sembra SURREALE parlare oggi di queste ed altre tragedie ( sempre però ‘politically correct’: cioè dalla parte di alcuni o contro alcuni e solo quelli… ), quando il vero problema di ADESSO è di non finire arrosto in una guerra atomica: o meno ‘pessimisticamente’ di non fare la fine dell’Irak, della Libia, dell’Afghanistan…ecc. ecc.: scusate, ho dimenticato qualcuno ? Non vorrei sembrare negazionista… La lista è un ‘working in progress’ da parte dei nostri ‘amici’…e c’è sempre tempo per aggiungere qualcuno all’ultimo momento. Morale personale: considerate le ragioni degli olocausti attuali contro popoli assolutamente incapaci di difendersi: l’export della ‘democrazia’. Ma dissolvendo l’antico impero ottomano, Ataturk a modo suo non aveva importato colà appunto la ‘democrazia’ ? Direi che i metodi, fatte salve le conquiste della scienza, coincidono…

yakoviev
yakoviev
25 Gennaio 2012 18:30

Premesso che ho simpatia per la resistenza armena contro i Turchi ed esprimo la mia grande ammirazione per Hagop Melkumian e il battaglione armeno dell’Armata Rossa che sconfisse e uccise il “massacratore degli Armeni” Enver Pascià, trovo questo tipo di leggi estremamente negativo e condivido il senso dell’articolo. Qui non si sanziona l’ “apologia” del genocidio degli Armeni (come si dovrebbe sanzionare l’apologia di qualsiasi genocidio di popoli, compresi quelli recenti e recentissimi ad opera della Nato), ma la contestazione della sua esistenza. E’ una posizione del tutto demagogica e io, se fossi un armeno, mi inca..erei di brutto: come se le mie ragioni evidenti non fossero abbastanza forti e avessero bisogno della tutela di una legge per affermarsi, altrimenti… Qualcuno ha fatto giustamente notare che la Francia, specie negli ultimi anni, esprime critiche e anche legifera o vota mozioni parlamentari stigmatizzando il colonialismo altrui, ma invece si esprime ufficialmente in maniera diversa riguardo al proprio colonialismo, che in una recente presa di posizione del parlamento è stato giudicato positivamente, come fattore di progresso. Niente autocritiche, neanche di facciata, quindi. Ovvio che queste posizioni sono tese a costruire un’impalcatura ideologica e politica funzionale all’ingerenza dello stato francese negli affari interni… Leggi tutto »

Tao
Tao
25 Gennaio 2012 21:32

La legge sul negazionismo – ovvero perché la Francia non è più una democrazia Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere. Art. 19 della “Dichiarazione universale dei diritti umani” Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Art. 21 della Costituzione “La legge punisce con un anno di carcere e 45 mila euro di ammenda chi nega uno dei due genocidi riconosciuti dalla legge francese (quello ebraico e, dal 2001, l’armeno)”: http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=160943 Argomenti contro questa legge: – Rendere illegale un’idea è orwelliano; – È controproducente perché suscita il sospetto che si voglia difendere un interesse particolare e occultare una verità sconveniente; – Priva l’opinione pubblica della possibilità di ascoltare una pluralità di voci, impedisce la circolazione di idee; – Introduce dogmi e tabù all’interno della storiografia; – Rende concepibile il proposito di stabilire per legge la verità dei fatti; – Nega il dato di fatto che la storiografia, per poter esistere, dev’essere revisionista. Lo… Leggi tutto »

Viator
Viator
25 Gennaio 2012 22:04

L’articolo ha un grande merito: mostra come il mito, cioè il pregiudizio, costituisca una componente irrinunciabile dell’umana associazione. Per distruggere il pregiudizio bisogna distruggere la vita.

Fino all’invenzione degli armamenti nucleari questo appariva un fine del tutto utopico. Oggi la crisi devastante della società occidentale lascia trasparire un filo di speranza.

ryden
ryden
26 Gennaio 2012 0:46

Quale genocidio? Aspetto il mongolo napoleonico che viene ad arrestarmi.

La parte introduttiva dell’articolo è condivisibile nel descrivere il modo con cui i “dogmi religiosi” e le dottrine assolutistiche trovino sempre il modo di carcerare chi si oppone al loro potere con le scuse più ridicole una volta usando ebrei, l’altra zingari, gay, streghe, marziani etc. Cambia la religione non cambiano i metodi di repressione. E c’è sempre bisogno costantemente di un dogma da innalzare a oracolo, caduto uno ne tirano fuori un altro e su questo modellano la repressione prossima ventura con carcerazioni e morti.

Detto questo non meritano molta compassione i turchi che fino ad ora si sono comportati molto viscidamente cercando di tenere il piede in più staffe. Invece di sostenere l’Iran e la Siria contro l’invasione a stelle e strisce li hanno più volte essi stessi minacciati. Raccolgono quello che hanno seminato e se lo meritano.

VeniWeedyVici
VeniWeedyVici
26 Gennaio 2012 1:49

No alla Turchia in Europa e fuori gli ottomani (almeno) dall’ Italia. I Turchi non sono europei e non lo saranno mai, ci siamo difesi per piu’ di 1000 anni per poi farli entrare in tempi di (finta) pace??

Vrij Europa

VeniWeedyVici
VeniWeedyVici
26 Gennaio 2012 1:54

Sia la Francia che la Turchia sono paesi totalmente controllati dalle massonerie. E’ come se oggi vi fosse un paese neonazista che fa protestare dei tedeschi offesi perche’ la gente riconosce l’ Olocausto. In Italia non avrebbero questo potere, perche’ i poteri in Italia sono molteplici, quindi il vero pluralismo (se si parla di vero potere) e’ in Italia. Nee tegen Turkije!

X
X
26 Gennaio 2012 3:26

a quando una legge contro le atrocità subite dai palestinesi???

Truman
Staff CDC
26 Gennaio 2012 3:38

Ritornano le leggi razziali.

Una volta le leggi razziali penalizzavano alcune razze a favore di altre. Oggi favoriscono una razza rispetto ad altre ugualmente perseguitate.

Sempre leggi razziali sono. E mostrano implicitamente la presenza di un potere totalitario.

Eighthdormant
Eighthdormant
29 Gennaio 2012 12:05

Sono perfettamente d’accordo su quasi tutto. Ormai viviamo permeati da una nuova religione civile, un nuovo mito fondante, quello degli “olocausti”, anzi, del, Olocausto, perchè ormai non è possibile parlare di un argomento del genere senza parlare del genocidio ebraico, indubbiamente uno dei più grandi della storia moderna. Per inciso, olocausto, per chi abbia letto la Bibbia e se lo ricorda ancora, voleva dire, originariamente, una offerta votiva, (di solito una colomba) che doveva essere bruciata interamente sull’altare del tempio. Usare questo termine come sinonimo di genocidio è quanto meno discutibile, linguisticamente parlando, e qui chiudo l’inciso. Ma al giorno d’oggi, si può criticare, discutere, imprecare su tutto, persino sul Papa o su … Madonna, ma non si può dire neppure “beh” attorno all’ “Olocausto”. Se è stato scritto sulla pietra che l'”Olocausto” ebraico ha avuto 6 milioni di vittime… chi dice 5milioni 999mila è un negazionista e va messo in carcere… Ma dov’è la libertà di opinione? La libertà di espressione dovè andata a finire? Beninteso: non la libertà di dire che gli asini volano o di dire che un certo baffetto fosse (Iddio me ne scampi!) una brava persona, ma di fare ricerca seria per verificare se per… Leggi tutto »

severalminds
severalminds
4 Febbraio 2012 8:10

vado con una premessa: nessuno sa come è la vera storia, come le cose sono andate realmente…i libri grossi, propagandati oggi ovunque come libri di storia mentono – mentono a favore dei vincitori…i vincitori scrivono la storia… detto ciò faccio un altra premessa: non credo che l’impero ottomano era un impero dei santi, dunque come tutti imperi avrà un bel pò di scheletri nell’armadio, gli scheletri di diverse nazionalità ovviamente. La turchia di oggi ha quasi nulla che fare con quell’impero tempo fa assai forte, vasto e assai musulmano…la turchia di oggi secondo me non è ne carne, ne pesce, almeno in questo momento in me non suscita ne simpatia, ne altro – direi che è per me è indifferente… vorrei però parlare un pò di armeni…come detto all’inizio – la gente comune non sa la storia. Solo pochi cercano, indagano puramente per amor di giustizia…oggi gli europei medi cosa sanno di armenia e di armeni? nulla di importante tranne qualche notizia puramente propagandistica nazionalista diffusa dai lobby armeni a favore di “grande causa armena”…se mi chiedessero del conflitto etnico in rwanda non saprei dire se avevano ragione tutsi o altri…semplicemente perchè mai ho messo il piede da quelle parti,… Leggi tutto »

severalminds
severalminds
7 Febbraio 2012 10:44

http://zret.blogspot.com/2010/12/gog-e-magog-seconda-parte.html

“Recenti studi genetici sembrano, però, dimostrare che elementi genetici originari del Medio Oriente dominano la linea maschile degli Ashkenazi (il cosiddetto cromosoma Y Aaron), ma la linea muliebre potrebbe avere una storia diversa. Da ciò alcuni hanno dedotto che uomini del Medio Oriente abbiano sposato donne locali[1], il che significa che gli Ashkenazi non sono imparentati con i Khazari o che questi rappresentano solo una parte degli antenati degli attuali Ashkenaziti. Ciò comferma la tesi del professor Gumilev esposta nel libro “From ancient Russia to Imperial Russia”, secondo cui gli attuali ebrei ashkenaziti non sono khazari di stirpe, perché discenderebbero da un gruppo di ebrei armeni (“ashkenaz” sta per “armeno”) mescolati alla nobiltà khazara. In effetti, solo una piccola parte dei Khazari si convertì realmente all’ebraismo, mentre il resto continuò a professare il proprio credo animistico e pagano, con una piccola minoranza di cristiani e musulmani.”