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IL “PICCOLO HITLER FRANCESE”

DI WAYNE MADSEN
Wayne Madsen Report

Nicolas Sarkozy (a cui delle fonti dell’intelligence francese si sono riferite come al “piccolo Hitler francese”) governerà la Francia con l’aiuto dei due miliardari Martin Bouygues e Arnaud Lagardere, simili a Silvio Berlusconi e Rupert Murdoch, neoconservatori e grandi proprietari di mezzi di informazione francesi. Bouygues è proprietario del canale televisivo TF1, che ci si può aspettare agirà come la versione di Sarkozy del canale Fox News del partito repubblicano Usa.

Il gruppo di media di Lagardere comprende il network radio Europe 1, Paris Match, diversi quotidiani regionali francesi, ed è un grosso azionista della rete televisiva francese Canal+. Sarkozy è noto per censurare qualunque articolo che gli sia sfavorevole e per fare pressioni a editori e redattori perché licenzino giornalisti refrattari. Con molti dei media francesi nelle sue tasche ci si aspetta che il franco-ungherese Sarkozy istituisca nella sua nazione una nuova era di censura del tipo di quella di Janos Kadar [ Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista ungherese durante la Rivolta del 1956 N.d.t.].
L’elezione francese, dall’inizio, è stata infestata da frodi elettorali: sondaggi fasulli, exit poll fasulli e irregolarità nelle macchine per il voto e il conteggio elettronico sono stati tratti distintivi del primo turno nell’elezione presidenziale. Le macchine I-Votronic della ES&S sono state usate in entrambe le elezioni in tutta la Francia. Solo il partito di Sarkozy appoggiava l’uso di queste macchine, mentre tutti gli altri partiti politici chiedevano una moratoria sul loro uso. L’affluenza nelle elezioni francesi è stata di oltre il 75%. Mentre grandi affluenze storicamente, in Francia, hanno favorito la sinistra, gli exit poll e i conteggi reali erano in disaccordo con l’affluenza: un’indicazione di una grande frode elettorale.

Simili irregolarità nei conteggi sono state incontrate nelle recenti elezioni in Scozia, Galles e Inghilterra. In Scozia 100.000 schede, considerate in maggior parte a favore dello indipendentista Scottish National Party, sono state dichiarate “nulle” nelle elezioni scozzesi. Questo “inconveniente” è costato ai nazionalisti scozzesi una più ampia maggioranza nel Parlamento scozzese. Irregolarità in Galles e in Inghilterra hanno, in modo simile, influenzato maggiori margini per i nazionalisti gallesi e della Cornovaglia. Come bretoni e corsi scopriranno presto con Sarkozy, il nazionalismo regionale è in antitesi con l’agenda globalista neo-con, in particolare con i banchieri internazionali che vogliono un forte controllo centralizzato e una minima devoluzione del potere a governi locali e regionali.

Le malefatte elettorali dei neo-con con la manipolazione di elezioni in Francia, Gran Bretagna, Canada, Stati Uniti, Italia, Australia, Perù, Costarica, Messico e altri paesi rimarranno un problema sino a che la gente, agendo tramite il potere di governi progressisti, anti-globalisti e anti-capitalisti, non riprenderà il controllo, con qualunque mezzo necessario, dei media, dei processi di voto e di conteggio dei voti e dei meccanismi dei sondaggi d’opinione.

Wayne Madsen
Fonte: http://www.waynemadsenreport.com/
Link: http://www.thetruthseeker.co.uk/article.asp?ID=6517
07.05.2007

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALCENERO

Pubblicato da Das schloss

  • Tao

    Il “Gruppo C” di Mediobanca, il Mediterraneo e Sarkozy
    Il Velino

    Ci sarebbe grande inquietudine in Francia per le vacanze del neo-presidente Nicolas Sarkozy, al largo di Malta, sullo yacht “Paloma” che è di proprietà di Vincent Bollorè e che ospita d’estate, nel porto di Saint Tropez, il fior fiore dei finanzieri francesi e italiani, conducendoli poi in giro per il Mediterraneo. Forse lo stupore è un poco amplificato dai corrispondenti di certi giornali italiani, che pensano magari di immaginare un possibile “impeachement” del nuovo inquilino dell’Eliseo. Da via Solferino a Milano a rue Solferino a Parigi, non c’è in fondo diversità di vedute. La speranza in fondo è sempre l’ultima a morire. Vedrete che tra un po’ si parlerà del “Paloma” come una sorta di nuovo “Britannia”, perché non c’è niente di meglio che di uno yacht con congiurati per giustificare i propri abbagli storici. Il problema che invece si pone oggi è che molti dovrebbero guardare ai rapporti di forza nella finanza internazionale e chiedersi, senza farsi prendere dalle scalmane, perché il capofila del “Gruppo C” di Mediobanca, impresta o noleggia il suo “Paloma” a Sarko, dimostrando una grande amicizia e probabilmente sintonia politica. Ritorna in mente, al proposito, una storia di un anno fa, proprio giusto un anno fa, mentre Romano Prodi stava insediandosi a Palazzo Chigi e Giovanni Bazoli stava preparandosi alla “grande aggregazione” con assalti mirati a piazzetta Cuccia e a “Generali”. La svolta politica italiana non era piaciuta ai finanzieri francesi di Mediobanca che intravedevano manovre non solo a “casa loro” in piazzetta Cuccia, ma anche nel palazzo del Leone a piazza dell’Unità a Trieste. Quasi colti in contropiede dalla morsa politica e finanziaria, avevano pensato a una mossa che avrebbe spiazzato completamente tutta la finanza italiana: la fusone tra “Generali” e “Axa”, il colosso francese delle assicurazioni. C’era chi girava per salotti finanziari italiani, sostenendo che questa era la linea, che tra l’altro sarebbe stata “controfirmata” dalla vittoria presidenziale di Sarkozy.

    Ci sarebbe grande inquietudine in Francia per le vacanze del neo-presidente Nicolas Sarkozy, al largo di Malta, sullo yacht “Paloma” che è di proprietà di Vincent Bollorè e che ospita d’estate, nel porto di Saint Tropez, il fior fiore dei finanzieri francesi e italiani, conducendoli poi in giro per il Mediterraneo. Forse lo stupore è un poco amplificato dai corrispondenti di certi giornali italiani, che pensano magari di immaginare un possibile “impeachement” del nuovo inquilino dell’Eliseo. Da via Solferino a Milano a rue Solferino a Parigi, non c’è in fondo diversità di vedute. La speranza in fondo è sempre l’ultima a morire. Vedrete che tra un po’ si parlerà del “Paloma” come una sorta di nuovo “Britannia”, perché non c’è niente di meglio che di uno yacht con congiurati per giustificare i propri abbagli storici. Il problema che invece si pone oggi è che molti dovrebbero guardare ai rapporti di forza nella finanza internazionale e chiedersi, senza farsi prendere dalle scalmane, perché il capofila del “Gruppo C” di Mediobanca, impresta o noleggia il suo “Paloma” a Sarko, dimostrando una grande amicizia e probabilmente sintonia politica. Ritorna in mente, al proposito, una storia di un anno fa, proprio giusto un anno fa, mentre Romano Prodi stava insediandosi a Palazzo Chigi e Giovanni Bazoli stava preparandosi alla “grande aggregazione” con assalti mirati a piazzetta Cuccia e a “Generali”. La svolta politica italiana non era piaciuta ai finanzieri francesi di Mediobanca che intravedevano manovre non solo a “casa loro” in piazzetta Cuccia, ma anche nel palazzo del Leone a piazza dell’Unità a Trieste. Quasi colti in contropiede dalla morsa politica e finanziaria, avevano pensato a una mossa che avrebbe spiazzato completamente tutta la finanza italiana: la fusone tra “Generali” e “Axa”, il colosso francese delle assicurazioni. C’era chi girava per salotti finanziari italiani, sostenendo che questa era la linea, che tra l’altro sarebbe stata “controfirmata” dalla vittoria presidenziale di Sarkozy.

    Ci sono tanti rumors e boatos nella finanza italiana e internazionale, ma chi sosteneva questa ipotesi non era proprio uno sprovveduto. Il che dovrebbe far pensare che, al di là di interessantissimi convegni sulle politiche economiche italiane ed europee, c’è una “guerra finanziaria europea” in corso, dove anche l’Italia è una parte rilevante del campo di battaglia. L’elezione di Sarkozy può avere un’influenza sui cosiddetti “valori” e anche sul clima culturale di “condanna del ‘68”. Questi sono gli aspetti lirici, anche importanti. Ma c’è pure una prosa da valutare attentamente: quella economica e finanziaria. Dove lo spazio per il protezionismo, la prudenza negli investimenti e la difesa dei “particularismi”, è diventato molto piccolo. Chissà per quale ragione, ad esempio, nessuno ricorda del primo discorso di Sarkozy, il richiamo al rilancio di un’Europa mediterranea. Probabilmente, perché gli piace il mare a Sud della Sicilia, penserà qualche “guru” dei nostri talk show. Più prosaicamente, Sarko pensa a una leadership politico-economica nel vecchio “mare nostrum” a partire dai grandi asset finanziari ed economici, magari da valutare con un altro partner europeo, la Spagna. Sarà un caso particolare, forse per i nostri “acutissimi analisti”, ma il “Gruppo C” di Mediobanca è composto principalmente dal francese Bolloré, dal tunisino cosmopolita Tarak Ben Ammar, dallo spagnolo Emilio Botin, tutti reverenti verso il grande allievo di “Maison Lazard”, Antoine Bernheim, e rispettosi verso l’ultimo “leone” italiano, il presidente di Capitalia e vicepresidente di Mediobanca, Cesare Geronzi. Guarda caso è stato proprio questo drappello di finanzieri che è riuscito a togliere dalla “sabbie mobili” Telecom, operazione ancora lunga certamente, ma che oggi ha almeno una prospettiva rispetto al melodramma di un anno fa. E’ sempre questo “Gruppo C” di piazzetta Cuccia che “comprende l’italianità di Telecom” nei colloqui con i ministri del centrosinistra, ricordando però, con un tono di bonaria ammonizione, che c’è da difendere l’italianità di “Generali”. Così come quella di Capitalia, con la sua indipendenza, così come l’italianità di Mediobanca in vocazione europea di merchant banking.

    Questo “Gruppo C” di Mediobanca è talmente sensibile ai problemi finanziari italiani e a quelli del Mediterraneo, che ha innescato una gigantesca battaglia, a colpi di centinaia di miliardi di euro, in una contro-opa su Abn Amro, contendendola all’assediato Rijkman Groenink e all’inglese Barclays. Certamente nel consorzio non c’è solo il Santander di Emilio Botin, ma anche Royal Bank of Scotland e la belga Fortis. Ma il consorzio è talmente forte che rilancia per LaSalle ( la divisione statunitense di Abn) contro gli americani di Bank of America e Botin vuole Anton Veneta e probabilmente un accordo con Capitalia, per farla diventare la “principessa” di Mediobanca, quella che era un tempo la Banca Commerciale, fagocitata con la sua cultura dalla Santintesa bazoliana. Forse, più che dai grandi convegni milanesi, il nodo della matassa del riassetto finanziario italiano, viene fuori dalle clausole che ha posto ieri Telefonica nel consiglio di amministrazione di Telecom, dall’assemblea di “Generali”, dalla rinegoziazione degli assetti di Mediobanca. Gli affari e la politica sono due generi di attività differenti, ma spesso intrecciano le loro strade. E’ incredibile che degli specialisti di questa collusione, come i “tecnici” del centrosinistra, non capiscano quello che sta arrivando in Europa o in Italia. O forse avevano capito e per questo facevano il tifo per Segolène Royal.

    Ci sono tanti rumors e boatos nella finanza italiana e internazionale, ma chi sosteneva questa ipotesi non era proprio uno sprovveduto. Il che dovrebbe far pensare che, al di là di interessantissimi convegni sulle politiche economiche italiane ed europee, c’è una “guerra finanziaria europea” in corso, dove anche l’Italia è una parte rilevante del campo di battaglia. L’elezione di Sarkozy può avere un’influenza sui cosiddetti “valori” e anche sul clima culturale di “condanna del ‘68”. Questi sono gli aspetti lirici, anche importanti. Ma c’è pure una prosa da valutare attentamente: quella economica e finanziaria. Dove lo spazio per il protezionismo, la prudenza negli investimenti e la difesa dei “particularismi”, è diventato molto piccolo. Chissà per quale ragione, ad esempio, nessuno ricorda del primo discorso di Sarkozy, il richiamo al rilancio di un’Europa mediterranea. Probabilmente, perché gli piace il mare a Sud della Sicilia, penserà qualche “guru” dei nostri talk show. Più prosaicamente, Sarko pensa a una leadership politico-economica nel vecchio “mare nostrum” a partire dai grandi asset finanziari ed economici, magari da valutare con un altro partner europeo, la Spagna. Sarà un caso particolare, forse per i nostri “acutissimi analisti”, ma il “Gruppo C” di Mediobanca è composto principalmente dal francese Bolloré, dal tunisino cosmopolita Tarak Ben Ammar, dallo spagnolo Emilio Botin, tutti reverenti verso il grande allievo di “Maison Lazard”, Antoine Bernheim, e rispettosi verso l’ultimo “leone” italiano, il presidente di Capitalia e vicepresidente di Mediobanca, Cesare Geronzi. Guarda caso è stato proprio questo drappello di finanzieri che è riuscito a togliere dalla “sabbie mobili” Telecom, operazione ancora lunga certamente, ma che oggi ha almeno una prospettiva rispetto al melodramma di un anno fa. E’ sempre questo “Gruppo C” di piazzetta Cuccia che “comprende l’italianità di Telecom” nei colloqui con i ministri del centrosinistra, ricordando però, con un tono di bonaria ammonizione, che c’è da difendere l’italianità di “Generali”. Così come quella di Capitalia, con la sua indipendenza, così come l’italianità di Mediobanca in vocazione europea di merchant banking.

    Questo “Gruppo C” di Mediobanca è talmente sensibile ai problemi finanziari italiani e a quelli del Mediterraneo, che ha innescato una gigantesca battaglia, a colpi di centinaia di miliardi di euro, in una contro-opa su Abn Amro, contendendola all’assediato Rijkman Groenink e all’inglese Barclays. Certamente nel consorzio non c’è solo il Santander di Emilio Botin, ma anche Royal Bank of Scotland e la belga Fortis. Ma il consorzio è talmente forte che rilancia per LaSalle ( la divisione statunitense di Abn) contro gli americani di Bank of America e Botin vuole Anton Veneta e probabilmente un accordo con Capitalia, per farla diventare la “principessa” di Mediobanca, quella che era un tempo la Banca Commerciale, fagocitata con la sua cultura dalla Santintesa bazoliana. Forse, più che dai grandi convegni milanesi, il nodo della matassa del riassetto finanziario italiano, viene fuori dalle clausole che ha posto ieri Telefonica nel consiglio di amministrazione di Telecom, dall’assemblea di “Generali”, dalla rinegoziazione degli assetti di Mediobanca. Gli affari e la politica sono due generi di attività differenti, ma spesso intrecciano le loro strade. E’ incredibile che degli specialisti di questa collusione, come i “tecnici” del centrosinistra, non capiscano quello che sta arrivando in Europa o in Italia. O forse avevano capito e per questo facevano il tifo per Segolène Royal.

    Fonte: http://www.ilvelino.it
    Link: http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=352881
    9.05.07

  • Tao

    GENALOGIA DI SARKOZY
    di Maurizio Blondet

    Nel luglio dell’anno scorso, Nicolas Sarkozy è stato festeggiato, all’ambasciata francese in Grecia, dalla comunità ebraica di Salonicco, con tanto di targa di bronzo affissa al muro della sede.
    Lui era commosso: «Le mie radici sono qui», ha detto.
    Nel 2004, in un libro-intervista («La République, les religions, l’espérance») aveva dichiarato: «Devo ricordarvi il viscerale attaccamento di ogni ebreo ad Israele, sua seconda madrepatria? Non c’è nulla di vergognoso in questo. Ogni ebreo porta in sé una paura che ha ricevuto dalle generazioni, e sa che se un giorno non si sentirà sicuro nel suo Paese, ne avrà sempre un altro che lo accoglierà, e questo è Israele».
    Ciò ha mandato in visibilio i media ebraici.
    Uno di questi, European Jewish Press, ha deciso di «rivelare» tutta la storia delle ascendenze ebraiche del presidente francese. (1)
    Una storia interessante.
    Sua madre è della famiglia Mallah, «una delle più antiche famiglie ebraiche di Salonicco»; famiglia riparata lì (Salonicco era allora una metropoli ottomana) dopo la cacciata degli ebrei dalla Spagna nel 15 mo secolo.
    In Grecia, da due secoli la famiglia ha un ruolo di guida nel movimento sionista.
    Il nonno di Nicolas, Aron Mallah detto «Benino», nato nel 1890, aveva uno zio Moshe, famoso rabbino locale, che nel 1898 pubblicò il primo e più importante giornale del movimento sionista in Grecia, «El Avenir» (nello spagnolo ebraico di Salonicco).
    Un suo cugino, Asher, membro del senato greco nel 1912, fu uno dei fondatori del «Technion», la più prestigiosa università politecnica… no, non della Grecia, ma di Haifa.
    Nel 1919 Asher fu eletto primo presidente della Federazione sionista in Grecia; nel 1930 organizzò il passaggio di decine di migliaia di ebrei in Palestina, dove finì per stabilirsi lui stesso nel 1934.
    Un altro cugino, Peppo Mallah, fu parimenti deputato in Grecia e filantropo-finanziatore della causa sionista.
    Nel 1920 gli fu offerta la carica di ministro delle Finanze ad Atene, che rifiutò.
    Anche lui si stabilì in Israele, e divenne l’ambasciatore israeliano in Grecia.
    Nel 1917, dopo che uno storico incendio di Salonicco distrusse le vaste proprietà della famiglia, molti dei Mallah emigrarono in Francia: fra essi Beniko, il nonno, con la madre.

    Lì Beniko s’innamorò di una cristiana, Adéle Bouvier.
    Per sposarla, si «convertì» al cattolicesimo assumendo il nome di Benoit, Benedetto.
    Ma, s’affretta ad aggiungere la EIP , «benchè pienamente integrato nella società francese, Benoit rimase vicino alla sua famiglia ebraica, alla sua origine e cultura».
    Durante l’occupazione tedesca la scampò ritirandosi in campagna nella regione di Corrèzes.
    Andrée Mallah, una delle figlie di «Benedetto», sposò l’aristocratico ungherese Pal Nagy Bosca Sarkozy.
    Il matrimonio, da cui sono nati tre figli, è naufragato presto.
    E per questo, dice l’agenzia ebraica, «Andrée ha allevato i suoi tre bambini in casa del nonno Benedetto. Nicolas era particolarmente attaccato al nonno, che è stato come un padre per lui. Passava ore ad ascoltare i suoi racconti sull’occupazione nazista, il ‘maquis’ (la resistenza francese), su De Gaulle e sullo sbarco in Normandia. E’ stato Benedetto a formare le convinzioni politiche di Nicolas».
    Insomma, un amico sicuro.
    Anzi un presidente francese che considera Israele la sua patria d’affezione in cui sarà accolto, se le cose dovessero andare male nella sua prima.
    La EIP avverte i suoi lettori che è difficile per Sarkozy rovesciare in modo fondamentale la politica francese verso lo Stato ebraico.
    Dovrà subire l’influenza del ministero degli Esteri, «dove i burocrati non eletti mantengono l’immagine di Israele come un elemento destabilizzante in Medio Oriente piuttosto che la prima linea della democrazia» (sic).
    Un «cambiamento positivo» può venire però dal fatto che «il nuovo precedente francese non è amico del Libano quanto lo è stato il suo predecessore», Chirac.
    Anzi, Nicolas «ha invocato legami più stretti tra Francia e Siria», e qui può nascere un problema: «Sarkozy può accrescere le pressioni su Israele per l’evacuazione delle alture del Golan in cambio della pace con Assad».
    Ma qui, «gli israeliani amici personali del presidente» possono dare una mano a formare le sue idee.
    In particolare, fra gli amici personali è nominato Bibi Netanyahu: «I due sono legati da profonda amicizia e non è difficile vedere quanto si somiglino non solo nell’ideologia e nella politica, ma anche nell’immagine pubblica. Se Netanyahu torna a sedere sulla poltrona di primo ministro, sarà interessante vedere se la loro dinamica inter-personale condurrà ad un più costruttivo ruolo dell’Europa nella regione».

    Dunque Sarkozy è un allievo e un imitatore di Netanyahu.

    Che lo sta istruendo su come svolgere «un ruolo costruttivo» ossia filo-giudaico, in Medio Oriente.
    Quanto bene Sarkozy sia stato informato della situazione medio-orientale dai suoi «amici personali», l’ha rivelato in una recente intervista.
    Di fronte alla domanda classica: se Al Qaeda sia un movimento sciita o sunnita, Nicolas (questo laudatore della doppia lealtà nazionale) ci ha pensato un po’, poi ha risposto: «sciita».
    Un quaderno bianco per la disinformacija del Mossad.

    Maurizio Blondet
    Fonte: http://www.effedieffe.com
    Link: http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=1974&parametro=religione
    10.05.07

    Note

    1) Raanan Eliaz, «Nicolas Sarkozy, new president of France: past and future», European Jewish Press, 6 maggio 2007.

  • remo

    Non è vero che il regionalismo sia avversato dai “poteri forti”, anzi esso è spinto da questi stessi poteri i quali hanno più volte manifestato interesse per una europa regionalizzata e quindi spezzettata e più debole. Da qui nascevano molti dubbi sulla ribaltapolitica di partiti come la Lega Nord.
    Dividere per comandare, la stessa strategia del piano Kivunin israeliano per dividere secondo linee settarie il medioriente in piccoli stati in conflitto fra loro.
    Basta guardare l’Iraq….