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IL MONDO E' IN RIVOLTA. MA I REAZIONARI NON RIPOSANO MAI

DI JOHN KOZY
Globalresearch.ca

Le popolazioni di molte nazioni stanno manifestando contro i propri governi. Alcuni sostengono che i popoli in rivolta stanno preparando una imminente rivoluzione mondiale. Sia la stampa conservatrice che quella progressista sono in subbuglio. Ma è molto più facile portare a termine una rivoluzione che costruire e mantenere un governo umano e funzionante. Le forze reazionarie non riposano mai e sono riuscite a cancellare la maggior parte delle rivoluzioni popolari durante la storia. I rivoluzionari devono riconoscere che il loro primo obiettivo è quello di difendere i governi appena formati da ingerenze reazionarie, perché appena esse si avvicinano alle porte non si fermano finché non mandano in rovina la rivoluzione.

Il doppio senso è intenzionale [revolting significa in rivolta ma anche rivoltato, disgustato, ndt].
Qualunque persona con un briciolo di umanità, sensibile e con onestà intellettuale non può che sentirsi disgustata quando viene a conoscenza delle condizioni inumane in cui vivono le popolazioni nella maggior parte dei paesi e del peggioramento delle condizioni di vita dei popoli nei cosiddetti paesi sviluppati. È un mondo nel quale pochissimi prosperano in modo eccezionale mentre la maggioranza soffre e muore senza che nessuno se ne accorga. E abbiamo il coraggio di chiamarci “umani”. Ma può essere umana una persona priva di ogni umanità? Come si risponde a questa domanda?

Ovviamente, c’è gente che è genuinamente disgustata da quel che i pochi hanno fatto ai tanti. Jeremy Bentham e John Stuart Mill si chiederebbero certamente cosa è successo al principio da loro invocato – la massima felicità per il maggior numero di persone. E si domanderebbero cosa sono diventati gli esseri umani.

Questo rifiuto sta portando molta gente a manifestare contro i propri governi. Alcuni sostengono che la gente si sta ribellando dappertutto e che la rivoluzione mondiale è imminente. La rivoluzione è nell’aria dovunque. Sia la stampa conservatrice che quella progressista sono in subbuglio. È forse l’alba di un nuovo mondo? Siamo al rinnovo dell’eterna speranza? Magari. Ma la storia ci insegna qualcosa, cioè che le cose non vanno proprio in questo modo.

Ci sono alcune voci, poche, che ovviamente chiedono prudenza. Non quella del presidente, che sosteneva di star cercando una transizione pacifica. Piuttosto gente come Mohammed, un egiziano residente negli USA, che dice: “il presidente egiziano Hosni Mubarak deve andarsene”, ma teme che, nonostante le promesse, Mubarak troverà il modo per mantenere i suoi accoliti al potere e che il brutale lascito di crudeltà e di torture continuerà. C’è anche Mahdi Darius Nazemroaya, che ha appena pubblicato un articolo interessante: Revolution: Is 1848 Repeating Itself in the Arab World?, dove sostiene che le forze della reazione potrebbero contrastare le rivoluzioni ora in atto così come lo fecero per le rivoluzioni del 1848.

In effetti, date le condizioni della rivolta che la maggior parte delle persone sostiene, dovrebbe essere evidente che le rivoluzioni, sebbene possano essere sincere in principio, non producono mai le riforme volute dai rivoluzionari. Anche se quel che dice Nazemroaya è vero, tuttavia il suo sguardo non va abbastanza indietro nel tempo.

Mai sentito parlare della rivoluzione francese? Come è andata a finire?

Essa ebbe luogo tra il 1789 e il 1799 e produsse radicali cambiamenti di natura politica e sociale. La monarchia assoluta collassò e la società francese fu sottoposta a una trasformazione di portata epica. I privilegi feudali, aristocratici e religiosi furono abbandonati data la pressione dei gruppi politici liberali e delle masse per le strade. Le vecchie idee furono sopraffatte dai principi illuministici della cittadinanza e dei diritti inalienabili. I principi repubblicani costituivano i canti liberali del tempo.

Allora arrivò la reazione. Quando la Convenzione Nazionale Francese cercò di esportare la rivoluzione, venne creata una coalizione militare formata da Spagna, Napoli, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Austria e Prussia. Le forze repubblicane erano condotte da Napoleone Bonaparte e quando prevalsero, Napoleone diventò Imperatore. La rivoluzione morì tra le mani del generale cui venne affidato il compito di difenderla. Quando l’esercito di Napoleone venne definitivamente sconfitto a Waterloo, il Congresso di Vienna capovolse i cambiamenti politici che erano avvenuti. La monarchia fu restaurata e Luigi XVIII divenne re. La Francia non avrebbe abbandonato la monarchia fino alla fine del 1800, un secolo dopo l’inizio della rivoluzione. Restaurando i principi repubblicani? Chiedete ai francesi. Liberté, égalité, fraternité? Nemmeno per sogno.

Non c’è bisogno di altri esempi per capire l’azione della reazione. Guardiamo invece cosa è successo negli Stati Uniti d’America.

Nel 1776, fu promulgata la Dichiarazione d’Indipendenza. Essa affermava:

“Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità. Certamente, prudenza vorrà che i governi di antica data non siano cambiati per ragioni futili e peregrine; e in conseguenza l’esperienza di sempre ha dimostrato che gli uomini sono disposti a sopportare gli effetti d’un malgoverno finché siano sopportabili, piuttosto che farsi giustizia abolendo le forme cui sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di malversazioni, volti invariabilmente a perseguire lo stesso obiettivo, rivela il disegno di ridurre gli uomini all’assolutismo, allora è loro diritto, è loro dovere rovesciare un siffatto governo e provvedere nuove garanzie alla loro sicurezza per l’avvenire. Tale è stata la paziente sopportazione delle Colonie e tale è ora la necessità che le costringe a mutare quello che è stato finora il loro ordinamento di governo. Quella dell’attuale re di Gran Bretagna è storia di ripetuti torti e usurpazioni, tutti diretti a fondare un’assoluta tirannia su questi Stati.”

Le condizioni che provocano le rivoluzioni anche oggi, non vengono forse descritte da questo paragrafo? Non vi si giustifica forse il rovesciamento dei governi tramite la forza? Dopo la promulgazione di questa dichiarazione, i coloni americani non hanno forse combattuto una lunga e brutale guerra con l’Inghilterra?

I coloni ovviamente avevano un esercito regolare. Ma avevano anche quelli che oggi sarebbero chiamati terroristi. I Figli della Libertà formarono unità in molte città e minacciarono violenze. A Boston, bruciarono gli archivi della Corte dell’Ammiragliato, saccheggiarono la casa del Chief Justice e minacciarono chiunque avesse aiutato i britannici. Gli Stati Uniti sono nati dalla violenza. E allora perché il governo chiede alle popolazioni oppresse in altre terre di avviare solo transizioni pacifiche? Perché la rivoluzione americana venne rovesciata appena fu adottata la Costituzione. L’articolo 3, terza sezione, recita: “Il tradimento nei confronti degli Stati Uniti, consisterà solo nel dichiarare loro guerra, o se si collabora con i nemici.” La rivoluzione violenta andava bene nel 1776 ma non dopo il 1789. I rivoluzionari allora diventarono reazionari! Allora ha ragione il barone Acton? Il potere corrompe? E quello assoluto corrompe in maniera assoluta?

Oggi, in America, i partici politici che appena sostengono la rivoluzione violenta sono illegali. L’unica opposizione politica permessa è quella non-violenta e, ovviamente, le possibilità di successo sono minime. Gli americani non sono neanche stati capaci di organizzare un terzo partito.

Jefferson affermava: “Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati.” La Costituzione recita: “Noi, il popolo degli Stati Uniti, al fine di perfezionare la nostra Unione, garantire la giustizia, assicurare la tranquillità all’interno, provvedere alla difesa comune, promuovere il benessere generale, salvaguardare per noi e per i nostri posteri il bene della libertà, poniamo in essere questa Costituzione quale ordinamento per gli Stati Uniti d’America”.

Chi in America, al giorno d’oggi, può sostenere che tutti gli americani sono creati eguali? Chi in America può sostenere oggi che l’Unione è stata perfezionata, che la Giustizia è stata stabilita, così come lo è stata la tranquillità domestica, che il benessere generale viene promosso e che il bene della libertà è stato garantito a noi e ai nostri posteri? La rivoluzione americana, come tutte le rivoluzioni della storia, è stata cancellata. Più che di pacifiche manifestazioni per le strade, sembra che abbia bisogno di essere resuscitata.

Le forze reazionarie non riposano mai e sono riuscite a cancellare la maggior parte delle rivoluzioni popolari durante la storia. I rivoluzionari devono riconoscere che il loro primo obiettivo è quello di difendere i governi appena formati da ingerenze reazionarie, perché appena esse si avvicinano all’ingresso non si fermano finché non mandano in rovina la rivoluzione.

John Kozy è professore di filosofia e logica in pensione. Egli scrive di affari sociali, politici ed economici. Dopo aver partecipato alla guerra in Corea, per 20 anni ha insegnato all’università e per altri 20 è stato scrittore. Ha pubblicato un manuale sulla logica formale commerciale, ha pubblicazioni accademiche, pubblica su un piccolo numero di riviste commerciali e ha scritto editoriali su alcuni giornali. Visitare http://www.jkozy.com/

Titolo originale: “A Revolting World. The Forces of Reaction never rest”

Fonte: http://www.globalresearch.ca
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12.02.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RENATO MONTINI

Pubblicato da Das schloss

  • vic

    Il logico Kozy mette via alla svelta Napoleone, anzi entrambi i Napoleoni I e III. In realta’ i due ebbero un grandissimo sostegno popolare. Il loro merito maggiore fu di nutrire lo spirito repubblicano nell’incentivare la scienza e la tecnica. La rotazione della terra venne dimostrata in modo definitivo con un esperimento semplice e contemporaneamente geniale. Il suo ideatore era un genio della manualita’, si chiamava Foucault ed era il pupillo di Napoleone III. Napoleone I non fu solo un imperatore ma pure un avveduto arbitro. La confederazione elvetica, di fatto la democrazia piu’ vecchia e collaudata del mondo, checche’ ciancino Obama e la Hillary, venne assestata su basi stabili da Napoleone I, che non la sottomise, ma si limito’ a proporne un nuovo assetto.

    Forse al di la’ dell’Atlantico queste cose sono poco note. Resta il fatto storico che la piu’ collaudata democrazia del mondo deve moltissimo a Napoleone e pochissimo ai re. Paradossalmente fu lo spirito della rivoluzione francese che consiglio’ agli abitanti della valle di Poschiavo e dell Ticino di accettare la mediazione napoleonica senza aderire pero’ alla napoleonica Repubblica Cisalpina. E Napoleone accetto’ senza scomporsi.

    E’ una vegogna che ne’ in Ticino ne’ in Val Poschiavo vi sia una piazza, una via importante dedicata al piccolo grande Corso. Colui che regalo’, in particolare al Ticino, lo statuto di stato democratico libero e indipendente. L’eta’ dei baliaggi era definittivamente finita.

    Duecento anni dopo l’Egitto e’ sempre un baliaggio statunitense. Allora chi possiamo considerare piu’ democratico, signor Kozy, Napoleone oppure Obama? Gli Svizzeri non hanno nessun dubbio a proposito.

  • rasna-zal

    Comunque l’impasse è evidente.


    Prendi un individuo libero fagli passare 2-300 anni ad “elevarsi” istruendolo con cultura, filosofia, tecnologia, tutto non più a dimensione dell’uomo individuo ma dall’uomo in quanto parte della società, ed ecco creato il gregge.


    I doveri sociali diventano obblighi e vengono definiti da organismi che chiamiamo democrazie, ma che non rappresentano l’interesse del singolo individuo; interesse: ossia, ambizione ad essere felice e realizzato come individuo in questa società.


    Solo i “ricchi” e i “potenti”, le elites, sono i fortunati che possono godere di questo privilegio e guarda caso, spesso per loro i doveri sociali e gli obblighi imposti dalla democrazia non contano, sono elusi, aggirati…


    Quindi come pareggiare i conti?

    Qui lo stallo, l’individuo sociale non ha spazio di manovra, non può scrollare le spalle e vivere la vita come vuole lui, in US si passano i guai se non vaccini i tuoi figli o gli dai da mangiare verdure biologiche; che libertà è?


    Il meccanismo è perfettamente funzionale al sistema, la voce dei singoli individui è troppo debole per farsi ascoltare e anche quando più individui si coalizzano e creano un gruppo, è sempre possibile agire su chi ha o potrebbe avere interessi diversi, per concludere la faccenda in maniera socialmente corretta: Mirafiori-Pomigliano insegnano, dividi et impera.


    Daltro canto, per il suo bagaglio “socio-culturale”, l’individuo mal concepisce una reazione violenta, per tutte le implicazioni che gli schemi mentali gli impongono.


    Reazione, rivoluzione, violenza… che stando alla logica e alla filosofia del professore che scrive (di parte, ovvio) a nulla valgono nei confronti della giustizia sociale.


    … la democrazia è una bufala (come mai non ce l’ha detto attivisimo?)…

    … la violenza è una valvola di sfogo…

    … La società è l’impasse…