Il “momento Lehman” dell’Unione Europea sull’energia

AVVISO PER I LETTORI: ComeDonChisciotte continua a subire la censura delle multinazionali del web: Facebook ha chiuso definitivamente la nostra pagina a dicembre 2021, Youtube ha sospeso il nostro canale per 4 volte nell'ultimo anno, Twitter ci ha sospeso il profilo una volta e mandato ulteriori avvertimenti di sospensione definitiva. Per adesso sembra che Telegram non segua le stesse logiche dei colossi Big Tech, per cui abbiamo deciso di aprire i nostri canali e gruppi. Per restare aggiornato su tutti gli ultimi nostri articoli iscriviti al nostro canale Telegram.

Di Giovanni Zibordi, ComeDonChisciotte.org

La scorsa settimana (precisamente mercoledì 9 marzo 2021), alcune dichiarazioni concilianti di Zelensky avevano fatto tornare indietro del 15% circa il petrolio (da 128$ a 108$ per consegna marzo a NY ad esempio) e anche il frumento di percentuali simili,  dando una boccata di ossigeno alle borse europee le quali erano precedentemente sprofondate.

Tuttavia, se come pare ci si avvia a una situazione dove tutte le sanzioni resteranno in piedi indipendentemente dalla fine della guerra, allora possiamo avere un “momento Lehman” dell’Unione Europea sull’energia, cioè questo può essere un punto di svolta verso una crisi finanziaria e una recessione pesante come appunto con Lehman nel 2008.

In tal caso, l’Italia sarà la più colpita. Innanzitutto in quanto già oggi l’Italia risulta essere in recessione, cioè siamo i primi a ritrovarsi con un’economia in panne. L’ISTAT ad esempio vede oggi un PIL annuo italiano a -0.7% e la produzione industriale ha ceduto del -3,5% sul mese, contraoaspettative di uno 0,5%. Soprattutto però giacché la scelta politica delle sanzioni può portare al raddoppia del costo del gas da 43 centesimi per KWH a 80 centesimi, la benzina adeguarsi alle quotazioni del greggio e l’inflazione esplodere, dal 6% attuale anche fino al 14% secondo ad esempio Nomisma.

La sintesi dei dati che presentiamo sotto è che i leader europei sembrano voler strangolare la Russia economicamente anche a costo di una crisi energetica, la quale però colpirà alcuni Paesi in particolare nell’Unione Europea, tra cui l’Italia, e molto meno l’America mentre l’Asia potrebbe anche avere dei vantaggi.

In sostanza, se veramente il governo Draghi vuole rinunciare al metano russo, si pagherà il metano 10 volte quello che offre la Russia e 13 volte quello che si paga ad esempio in America. In aggiunta, l’Europa poi pagherà petrolio, carbone, uranio, palladio, platino, alluminio, nickel, acciaio, frumento, mais e altri cereali dal 50 al 200% di più dell’anno scorso.

Questo però non succede a tutto il mondo. Alcuni hanno molte centrali nucleari o molta energia idroelettrica e anche gas (Francia, Svizzera, Scandinavia). Altri paesi riescono a pagare di meno poiché hanno rapporti diretti con la Russia (vedi Pakistan, India, Cina).  Altri ancora hanno o possibilità di aumentare la produzione domestica di gas, petrolio e carbone, vedi Canada e Stati Uniti ad esempio.

I sacrifici per combattere la Russia economicamente ricadranno pesantemente sull’Unione Europea, quindi, e in particolare su Paesi come l’Italia

Se oggi si vuole comprare del gas non più dai russi di Gazprom, ma quello trasportato con tanker in forma liquefatta (LNG), si paga circa 10 volte quello che si pagava questa estate. Questo sotto è il prezzo di mercato del gas naturale nell’Unione Europea, quello con cui si scalda la maggioranza delle case e si produce anche metà dell’elettricità ad esempio, aumentato del 143% durante la sola settimana scorsa:

Prezzo gas ttf quotato in Olanda aumentato del 143 percento in una settimana

 

Anche se oscilla molto poiché si tratta di un prezzo di mercato su cui specula, resta che è aumentato di 10 volte da questa estate (qui si può vedere l’andamento dello stesso prezzo nell’ultimo anno):

Aumento del prezzo del gas metano negli ultimi 12 mesi

Il gas naturale viene importato in maggioranza tramite gasodotti con contratti che durano anni, per cui questo prezzo di riferimento a Rotterdam non si traduce in aumento del costo del gas questa settimana. Per essere ancora più precisi, nell’Unione Europea esiste

un sistema di “cap” per stabilire il prezzo del gas in settembre ogni anno. Questo sistema europei non usa come riferimento il prezzo del future che scade questo mese di marzo mostrato, ma quello dei future a scadenza ottobre, che sono un poco più bassi perchè la speculazione si concentra sulla scarsità immediata, nel prossimo mese o due. I prezzi del gas a settembre quindi sono un poco più bassi perchè il mercato ipotizza che ad andare all’autunno in qualche modo le cose possano migliorare e questo vale anche per il petrolio dove quello a consegna per questo mese costa 20 dollari di più di quello a scadenza in autunno.

Ma resta però che, se oggi vuoi comprare del gas non dai russi di Gazprom, ma comprare quello trasportato con tanker liquefatto (LNG) dall’America o Quatar, paghi 10 volte il prezzo di questa estate e ad es Nomisma calcola il costo per KWH raddoppierà

Per una serie di motivi politici e ideologici (e possiamo considerare tra questi anche delle considerazioni umanitarie contro la guerra), i leader europei hanno deciso di pagare anche 10 volte il costo del gas che fornirebbero i russi con Gazprom. Ma gas naturale in America costa al momento (sul mercato future come quello mostrato sopra) 13 volte di meno di quello trattata a Rotterdam in Europa (come “TTF”). Se non lo compri dalla Russia lo comprerari allora soprattutto da Canada e USA tramite quello “LNG” trasportato per nave

In aggiunta ovviamente, e questo è più riportato sui giornali, il prezzo del petrolio Brent in europa è arrivato sopra i massimi storici del 2008:

Il prezzo del petrolio brent ha superato i massimi storici

Questo vuole dire che, se resta a questi livelli, la benzina va a 2,5 euro come minimo e forse anche a 3 euro (a meno che il governo non spenda miliardi per togliere metà delle tasse che gravano sulla benzina). Il prezzo che si vede sopra che supera il massimo del 2008 è interessante perchè appunto nel 2008 ci fu anche la crisi di Lehman e poi il crac finanziario e la recessione. Ma non tutti ricordano che era anche il momento in cui il petrolio era esploso ai massimi storici
Nel 2008 però il gas, il carbone e i metalli ferrosi, il palladio, il platinoi e poi tutti i cereali non erano esplosi di prezzo. Adesso invece hai che il frumento è passato da 5 a 12 $ a bushel a Chicago e circa triplicato nei mercati di riferimento in Europa. Al momento chi volesse specularci sopra però non riesce perchè non fa prezzo. Ogni giorno apre al prezzo limite e poi non scende fino al giorno dopo quando di nuovo apre al prezzi massimo consentito per la giornata dalla borsa merci. Idem per il mais, con soya che li segue a distanza ma non troppo. Poi oggi che Zelensky sembra cercare un compromesso fanno -7%, ma resta che abbiamo raddoppiato

C’è poi anche il carbone, che viene ancora usato per l’elettricità e che anzi l’Unione Europea ha appena detto che in un’emergenza come questa va ora usato di più per liberarsi del gas russo .Qui si può vedere il suo prezzo:

Prezzo del carbone per tonnellata espresso in dollari USA

E poi il Palladio che è prodotto all’80% in Russia, il Platino, i minerali ferrosi (oggi +7%), l’alluminio, il nickel che addirittura è esploso del 60% in un giorno dopodichè la borsa merci LME di Londra ne ha chiuso le contrattazioni per tutto il mese di marzo !

Questo è quindi, complessivamente, il maggiore shock che proviene dalle materie prime della storia moderna. Non abbiamo lo spazio per mostrare grafici degli ultimi 50 anni, ma anche dalle percentuali e grafici qui sopra si può intuirle che succede qualcosa senza precedenti

Per i cereali la Russia e l’Ucraina sono due produttori cruciali, arrivano ad un 20-25% del totale mondiale. Se l’Unione Europea vuole quindi cercare di strangolare economicamente i russi, allora noi si dovrà pagare tutto molto, ma molto di più anche per mangiare. In aggiunta, la Russia fornisce materia prima per i feritilizzanti e sembra ne abbia bloccato l’export ora.

Soprattutto però dovrà pagare di più di quanto però paghino in America o in India o in Cina.

Una notizia di settimana scorsa è come il commercio Cina-Russia sia aumentato del 38% da inizio anno. Non ci sono veri ostacoli affinché la Russia venda petrolio, che l’Occidente non vuole più di fatto comprare, quasi tutto in Cina (non immediatamente, in quanto ci sono questioni di gradazioni dei tipi di greggio per le raffinerie).

L’America è piena di gas naturale e può aumentare la produzione abbastanza facilmente. Per il petrolio la produzione dalle famose rocce bituminose è calata di circa 2 milioni di barili con il Covid e, se politicamente lo decidono, in America possono incentivare l’industria (penalizzata per il “climate change” negli ultimi anni) e riportare la produzione di greggio su anche di 1 milione di barili entro circa un anno.

Nei Paesi dell’Unione Europea, questo non lo sa quasi nessuno ora, 20 anni fa si produceva più gas metano che in Russia. Per motivi ambientali si è deciso di non investire più sulla produzione di metano circa 15 anni fa. Ciò a riprova del fatto che sono decenni che le politiche decise a livello di Unione Europea causano danni economici che in altre parti del mondo ci si guarda bene di fare.

I Paesi dell’Unione Europea potrebbero quindi ritrovarsi a pagare di più praticamente tutto, dal gas al frumento, dal greggio al nickel e così via. E lo faranno con una moneta (l’euro) la quale si è svalutata di un 8% verso il dollaro negli ultimi due mesi.

Giustamente si dà ora la priorità agli aspetti umanitari e poi “geopolitici” (“la Russia invaderà tutta l’Ukraina e poi forse altri paesi..?”), ma esiste anche il problema che lo choc delle sanzioni a 360 gradi contro un paese contro cui non si è in guerra e l’esplosione delle materie prime sono fatti senza precedenti nella storia moderna. Si tratta di fatti dalla portata storica, che mai erano sinora successi e in particolare poi tutti assieme (una volta ad esempio si bloccavano i conti a Paesi con cui si era in guerra, ma con la Russia non si è appunto dichiarato guerra).

Se si continua sulla linea della guerra economica totale alla Russia, bisogna allora tenere presente quale può essere il contraccolpo sulle economie dei Paesi dell’Unione Europea. Anche perché il blocco dei conti bancari di qualunque entità russa è un atto di guerra finanziaria in tempo di pace (visto che non siamo in guerra con la Russia) senza precedenti. Il motivo per cui America ed Europa sono stati per 150 anni le aree preferite dove depositare denaro e muovere capitali era l’esistenza di garanzie e di certezze sui propri risparmi a differenza di Paesi dove si sequestravano i soldi per motivi politici. Oggi non è più così. Congelare i conti di Iran e Venezuela poteva ancora considerarsi come un fenomeno assolutamente eccezionale ma, se per motivi politici si congelano tutti i conti e pagamenti legati in un qualsiasi modo alla Russia, allora davvero cambia la percezione del sistema finanziario e legale occidentale.

La combinazione delle più estese sanzioni finanziarie della storia con l’esplosione del costo di tutte le materie prima, che nell’Unione Europea è più pesante che negli Stati Uniti d’America o in Cina, può avere un impatto pari o maggiore di quanto avvenuto nel 2008 a livello mondiale in seguito al crac di Lehman Brothers.

Di Giovanni Zibordi, ComeDonChisciotte.org

 

Potrebbe piacerti anche
blank
Notifica di
17 Commenti
vecchi
nuovi più votati
Inline Feedbacks
View all comments
17
0
È il momento di condividere le tue opinionix
()
x