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“IL MITO DELL’11 SETTEMBRE” – IL CONCETTO DI COMPLOTTO

DI ROBERTO QUAGLIA
Comedonchisciotte

A partire da oggi presenteremo una serie di articoli di R. Quaglia, prevalentemente tratti dal suo libro “Il Mito dell’11 Settembre”. Il primo, intitolato “Il Concetto di Complotto” lo potete trovare subito dopo questa breve presentazione.

Questa interessante opera, della quale è da poco uscita per la casa editrice PonSinMor la seconda edizione ampiamente aggiornata, è, purtroppo, uno dei libri italiani sull’argomento più ignorati dalla stampa e dall’informazione. Tanto dalla informazione ufficiale (e non ci meraviglia affatto) quanto da quella cosiddetta “alternativa” (fa eccezione una bella recensione di M. Blondet). E’ un autentico peccato, in primo luogo perché l’autore, uno scrittore di fantascienza molto noto all’estero, soprattutto nell’est europeo, ha avuto il merito di essere stato uno dei primi nel nostro paese, se non il primo in assoluto, a studiare e divulgare i tanti misteri inquietanti della Nuova Pearl Harbour. Molti lettori si ricorderanno il brillante articolo “Tutto Quello che Avresti Voluto Sapere sull’11 Settembre (e su tutto il resto) e Non Hai Mai Osato Chiedere” uscito nel libro di enorme successo della Nuovi Mondi Media “Tutto ciò che sai è falso” (e scritto originariamente per la rivista online Delos). A partire da quelle poche ma dense pagine sono nate la prima, e adesso la seconda edizione di “Il Mito dell’11 Settembre”. Come egli dichiara da subito, il libro “non è tanto sui fatti dell’11 Settembre – dei quali per esperienza diretta non sappiamo nulla – quanto sulle rappresentazioni dei fatti dell’11 Settembre e sulle loro conseguenze”. I tanti ‘buchi’ della versione ufficiale vengano affrontati con una quantità enorme di informazioni e notizie, nella quasi totalità ricavate da internet (e gli appassionati potranno approfittare dei tantissimi link presentati nelle note ‘webografiche’ per approfondire ulteriormente). Tutto però viene onestamente visto in un ottica che riconosce quanto l’11 Settembre sia un autentico gioco di specchi e di miraggi in cui le menzogne della versione ufficiale vengono scalzate da una strabiliante quantità di ricostruzioni sorte sul web e formulate da quella comunità di utenti della rete, che “è una sorta di Poirot Collettivo, un meta-investigatore virtuale al quale nessuno al mondo ha (per ora) il potere di chiuedere la bocca”.

Quanto emerge sull’11 Settembre non è, come ben sappiamo, una verità lineare e univoca. Certo, sappiamo che gran parte della versione ufficiale è assolutamente falsa, a grandi linee conosciamo quanto è davvero accaduto e possiamo ben immaginare i moventi dietro a questa ennesima Strage di Stato. Ma il tentativo di ricostruzione istante per istante di quanto è successo ci porta dritti in una intricata giungla di informazione e controinformazione, di verità nascoste nelle menzogne e menzogne abilmente celate nelle verità.

L’11-9 si lega poi indissolubilmente a tutto quanto lo ha seguito e lo ha preceduto. Esso è un momento topico della storia in un contesto totalmente inedito, con una comunità umana globalizzata e sottoposta a mezzi di informazione di massa che creano letteralmente la realtà di miliardi di persone. E il tutto avviene all’apice del secolo dello sviluppo informatico e teconologico, in un momento in cui vi sono delle concentrazioni di potere (economico, tecnico e militare) mai viste prima nella storia del mondo, e per di più poste alla soglia di enormi sfide per l’umanità: sovrappopolazione, esaurimento delle risorse petrolifere, crisi ambientale.

Quaglia riconosce innanzitutto la dimensione mediatica e piscologica dell’11-9 e la affronta presentando le tante rappresentazioni dei fatti insieme a stimolanti riflessioni sulla psicologia delle masse e su quegli aspetti della personalità umana (bias di conferma, dissonanza cognitiva) abilmente sfruttati dai manipolatori. Per capire l’11 Settembre dobbiamo infatti interrogarci sul ruolo svolto dai media e dalla psiche di noi spettatori, autentici destinatari dello show America Under Attack .

Tenendo sempre presente questa dimensione simbolica e mediatica e senza abbandonare uno stile ironico e provocatorio, “Il Mito dell’11 Settembre” tocca anche i temi più scomodi e le ipotesi più (apparentemente) azzardate per affrontare poi la dimensione storica dei fatti. Vengono legati nella narrazione di questi ultimi tragici e surreali anni gli eventi che si sono scatenati accanto e dopo l’11-9: l’antrace, la guerra in Iraq, il picco petrolifero, le ‘nuove epidemie’ di SARS e Influenza Aviaria, le tecniche di “guerra climatica”. Ma nella scrittura di Quaglia si legge tutt’altro che l’atteggiamento di chi crede di avere scoperto il sacro Graal e vuole indottrinare i lettori. Tutto viene rappresentato per quello che è: una sorta di gigantesco show mediatico dove le inaffidabili verità ufficiali si mischiano alle più inquietanti ipotesi di chi si spinge alla ricerca della verità dietro ai fatti. Di fronte a questo enorme show, l’unica risorsa che abbiamo per non impazzire, e di conseguenza cedere alla pratica del bispensiero a causa della follia dissociativa di ciò a cui siamo sottoposti, è affrontare tutto con bruciante ironia.

“Se questo mondo vi sembra orribile dovreste vederne qualcuno degli altri” scrisse il geniale Philip K. Dick, e apparentemente seguendo alla lettera il suo consiglio la CIA ha riunito tempo fa degli scrittori di fantascienza che elaborassero con la loro allenata immaginazione possibili scenari terroristici. Con lo scopo di prevenire attentati è stato detto ufficialmente, ma possiamo ben immaginare le reali intenzioni. Come i suoi colleghi di oltreoceano Quaglia esplora possibili scenari futuri (catastrofici o meno), compresa quella “opzione dottor Stranamore” che dà il sottotitolo al libro.

Forse solo uno scrittore di fantascienza poteva scrivere un libro che guarda alla realtà attuale e al possibile, prossimo, futuro mescolando ad una ottima conoscenza dei fatti, ironia, visionarietà e interessanti intuizioni sul lato più oscuro della natura umana.

Sperando di avere parzialmente rimediato alla ingiustificata mancanza di visibilità per quest’opera, pubblichiamo il primo di una serie di articoli di Roberto Quaglia, prevalentemente tratti dal libro stesso.

Alcenero – www.comedonchisciotte.org

IL CONCETTO DI COMPLOTTO

DI ROBERTO QUAGLIA

Lo strumento base per la manipolazione
della realtà è la manipolazione delle parole.
Se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole.

Philip K. Dick,
Come costruire un universo
che non cada a pezzi in due giorni

Tutti crediamo di sapere cosa sia un complotto, o una cospirazione. Così come tutti crediamo di sapere cosa sia un cospiratore. In realtà, come ve­dremo tra poco, queste parole hanno lievemente mutato significato nelle nostre menti, rispetto al loro significato originario, e adesso vogliono dire qualcos’altro. La differenza è piccola, ma, come vedremo, sostanziale.

Il fenomeno diventa più facilmente visibile e comprensibile se alla parola complotto (o cospirazione) aggiungiamo il vocabolo «teoria». Tutti noi sappiamo anche cosa è una teoria. Eppure, l’espressione combinata «teoria del complotto» significa qualcosa di sostanzialmente differente da ciò che do­vrebbe significare.

In inglese è anche più evidente. Provate a menzionare l’espressione Con­spiracy theory ad un qualsiasi individuo anglofono appena appena erudito e vedrete nel 99% dei casi un sorrisino ironico dipingersi sul suo viso. Non lasciatevi disarmare. Insistete nel vostro esperimento e provate a pretendere di raccontargli di una cospirazione realmente avvenuta o addirittura in atto. Il sorrisino del vostro interlocutore con tutta probabilità si arricchirà di tutti gli altri semantemi espressivi della commiserazione: nel migliore dei casi verrete osservati con il compatimento che naturalmente si destina al solito tapino squilibrato che cerca di propinare al prossimo la strampalata farneticazione paranoide di turno.

Potete effettuare questo esperimento anche in lingua italiana con soggetti italiani. Dovrebbe funzionare anche in italiano, anche se probabilmente non tanto quanto in inglese. Poiché l’esperimento è ripetibile da chiunque ed i risultati ottenuti in linea di massima si equivarranno per tutti, questa può valere da dimostrazione scientifica del fatto che la parola «cospirazione» ha nel tempo smarrito il suo significato originario, soprattutto nella lingua inglese. Conspiracy ormai non è più un vocabolo serio che voglia dire ciò che il dizionario pretende che esso significhi. Conspiracy è ormai un vocabolo che contiene in sé anche l’accezione della propria falsità. Par­late ad un anglofono (ed in misura minore ad un italiano) di una cospirazione ed egli immediatamente comprenderà che vi state riferendo a qualcosa di falso, un teorema infondato, forse addirittura un delirio paranoico, prima ancora che abbiate iniziato ad esporre la vostra tesi. Se alla parola Con­spiracy aggiungete anche il vocabolo Theory (teoria), la frittata è completa. Il concetto di teoria, associato a quello di cospirazione, suggella in modo pressoché definitivo la falsità di quanto venga ipotizzato. Si scrive Teoria della Cospirazione, si legge Teoria Falsa e Paranoide della Co­spirazione.

Per inciso, l’uso stesso della parola «teoria», associata a cospirazione, è completamente fuori luogo. Le teorie attengono al campo della scienza, ne viene dimostrata l’autenticità o la falsità, ma rimangono teorie anche dopo essere state provate. Come il filosofo Popper insegna, per essere degna di tal nome un teoria deve essere falsificabile, poiché rappresenta solo uno dei possibili modi di interpretare un aspetto della realtà. Quindi, una teoria è per definizione associata ad un senso di provvisorietà. L’idea che in un dato caso criminale possa esserci stata una cospirazione a monte è invece una ipotesi. In casi come questo, la domanda dovrebbe quindi essere non tanto se la teoria della cospirazione è fondata (come potrebbe mai esserlo, dato che non è una teoria?), quanto se l’ipotesi che ci sia stata una cospirazione è vera. Ipotizziamo che ci sia stata una cospirazione, non teorizziamo che essa ci sia stata.

Invece, oggi si parla comunemente, e a sproposito, di Teoria della Cospirazione.

Tutto ciò è curioso. Per caso o per dolo, il semantema che per secoli o millenni ha significato il concetto di cospirazione adesso virtualmente significa cospirazione immaginaria. Scrivi cospirazione, leggi cospirazione immaginaria. Come è mai potuto accadere qualcosa del genere? E, soprattutto, se mai una cospirazione davvero venisse tramata o messa in atto da qualcuno da qualche parte, come potrebbe mai essere possibile discuterne con lucidità, se il fatto stesso di nominarla si tira dietro il significato della infondatezza di ciò di cui si sta parlando? È perfettamente possibile – e per inciso assai probabile – che tale trasmutazione semantica sia interamente casuale. Tuttavia… non è più affascinante pensare per un attimo – anche solo per gioco o per divertimento intellettuale – che dietro a questo curioso fenomeno possa celarsi un astuto progetto, un diabolico artifizio allo scopo di disarmare i tam tam verbali di coloro che di una importante cospirazione venissero a conoscenza, ovvero – anche se indubbiamente ciò suona fantascientifico – una raffinatissima impalpabile arma di guerra psichica?

Eliminare dal linguaggio i significati che potrebbero venire usati contro di te, sostituendoli con significati infettati con il germe della negazione di loro stessi… Qui siamo in pieno Orwell, ma al quadrato, al cubo… ed in più una vocina maliziosa ci tormenta ricordandoci che la realtà prima o poi supera sempre la fantasia! D’altra parte, non sarebbe questa la ripetizione del solito vecchio trucco? La manipolazione semantica ha già trasformato la parola «pace» in guerra («le missioni di pace»), la parola «libertà» in una informe creatura tentacolare che ormai non so più bene spiegare neanch’io, e potremmo continuare con gli esempi a lungo.

Inoltre, porto alla vostra attenzione il fatto che anche e soprattutto la versione dei fatti ufficiale è una «teoria del complotto», anche se quasi nessuno la chiama così. Non ha forse Osama Bin Laden, assieme alla sua rete terroristica di Al Qaeda e soprattutto diciannove terroristi armati di tagliacarte portato a compimento un complotto senza precedenti allo scopo di mettere gli Stati Uniti d’America in ginocchio, motivati dal loro sconfinato odio per la libertà?

In questo libro si parlerà di complotti e cospiratori. Impiegherò anch’io l’espressione «teoria del complotto», poiché è ormai entrata nell’uso comune, e non avrebbe senso lambiccarsi il cervello su formulazioni nuove. Alle vostre orecchie, tuttavia, la semplice menzione di tali vocaboli rivestirà i concetti espressi di una insidiosa patina di irrealtà e di falsità. Fateci caso. È un’esperienza interessante da notare. Dopotutto, è qualcosa che accade nel vostro cervello, quindi vi riguarda intimamente anche se magari vi piace pensare di no.

Prima di affrontare l’esame dei fatti ed iniziare districarci nel labirinto delle rappresentazioni vorrei invitarvi a tenere sempre conto di due regole che nella mia esperienza hanno dimostrato di essere quasi sempre valide, tanto che potremmo pure promuoverle al rango di vere e proprie «leggi».

1. La Legge delle Prime Ventiquattrore (Lex Primae Viginti Quattuor Horae).
Nell’epoca dei mass media informazioni reali e significative vengono occasionalmente riferite al pubblico da giornalisti in buona fede durante le prime ore che seguono un evento. Poi una invisibile catena di comando evidentemente si attiva e le notizie vere, ma scomode, scompaiono in fretta e per sempre dal proscenio dei media. Solo le notizie comode – non importa se vere o se false – rimangono in circolazione. Per capire il mondo diventa quindi particolarmente interessante soffermarsi proprio sulle notizie soppresse.

2. La Legge dello Scienziato Babbeo (Lex Scientiatorum Babbejus)
Succede sempre più spesso che si verifichino fenomeni e catastrofi più o meno «naturali» che gli scienziati «non sanno spiegarsi». Ad un’analisi appena più attenta scopriamo che in genere essi non ci hanno provato neppure. Il metodo seguito dallo Scienziato Babbeo è quello di partire da una tesi rivelata e trovare i dati che la confermino, anziché viceversa, come il metodo scientifico vorrebbe, ovvero partire dai dati e trovare la tesi che li spieghi in un modello di realtà coerente. E quando lo Scienziato Babbeo non trova argomenti a sostegno della tesi che è chiamato a spiegare, egli non prende in considerazione ipotesi alternative, come il metodo scientifico imporrebbe, ma si arrende subito e dichiara di «non saperselo spiegare». Questo piccolo mistero si svela in realtà molto facilmente. È sufficiente che il fatto di sapersi spiegare una certa cosa ti possa far perdere lavoro e carriera perché si compia la magia della trasformazione da Grande Genio a Emerito Babbeo.

Ogni volta in cui ci troveremo di fronte a notizie trapelate a caldo e poi subito rimosse dalla realtà, oppure a scienziati che hanno dimenticato come funzioni la scienza, capiremo di esserci imbattuti in qualcosa che scotta, qualcosa che non si vuole che noi si sappia, qualcosa di proibito, qualcosa che ci può forse condurre alla realtà che si cela dietro alle rappresentazioni illusorie confezionate per noi.

Nel corso di questo libro, la Legge delle Prime Ventiquattrore e la Legge dello Scienziato Babbeo ci saranno di grande utilità.

Detto questo, godetevi il paesaggio ed ogni tanto date retta a Caronte, la vostra simpatica guida attraverso i gironi di questo invisibile inferno terreno travestito da Matrix, che farà del suo meglio per scostare per qualche istante il perfido velo di irrealtà dalla vostra visuale. Un’occhiata alla Realtà al giorno di sicuro toglie la noia di torno.

Roberto Quaglia

http://www.mito11settembre.it
http://www.robertoquaglia.com

Per organizzare presentazioni pubbliche del libro con l’autore, scrivere a:
[email protected]

Pubblicato da Das schloss

  • bstrnt

    La cosa è oramai ritrita; sull’11 settembre vi sono una infinità di opinioni, alcune appunto dei babbei lacché (almeno secondo la mia impressione) alla Giordano o Teodori, altre come quelle di Blondet assolutamente certi di alcuni degli attori dell’attentato (per inciso Blondet ha parecchi atout per la sua teoria, non dimentichiamo che il giornalista americano Al Franken, di origine ebraica, ha coraggiosamente ammesso nel suo saggio intitolato “Balle!” edito anche in lingua italiana, di aver ricevuto da un certo Ed Kock (ex sindaco di NY, la telefonata “ebrea” come lui stesso la chiama, che lo avvisava di non andare al lavoro il 23 di Elul (lui aveva gli uffici in una delle torri, e il 23 di Elul dell’anno ebraico 5671 corrisponde esattamente all’ 11 settembre 2001), altre come quelle di Giulietto Chiesa che vista l’assoluta imbecillità della versione ufficiale pongono diverse domande che richiedono altrettante risposte serie.
    Da parte mia, a proposito della legge delle prime 24 ore, ho sentito la versione a caldo, dove si diceva che gli aerei dopo aver invertito rotta, avevano spento i trasponder (iniziando un volo inerziale senza punti di riferimento?) per poi riaccenderlo qualche minuto prima dell’impatto.
    Questo comunicato emesso le prime ore, in seguito, non si è più sentito; perché?
    Il Boeing che ha colpito il Pentagono a 800 kmh, aveva o non aveva 2 turbine da 4 tonnellate ciascuna appese sotto le ali?
    Il botto della fusoliera poteva o meno aver provocato lo squarcio, invero un po’ piccolo, che ci è stato mostrato, ma le 2 turbine, blocchi di acciaio da 4 tonnellate lanciati a 800 kmh, visto che in fin dei conti spingevano la fusoliera, come abrebbero potuto rientrare nella fusoliera stessa?
    Quelle fanno botti di centinaia di migliaia di tonnellate a quella velocità, e se non altro ci si sarebbe aspettati di vedere almeno 2 fori, se non 3.
    Chi mi può spiegare con quale algoritmo o quale fantomatica formula di fisica cinematica 2 o 3 fori di una certa misura, si sono trasformati in un solo foro, per giunta di dimensioni ridicole?
    Queste sono alcune delle innumerevoli stronzate delle versione ufficiale dei fatti; sembra impossibile che certe fregnacce possano essere passate per l’anticamera del cervello a delle persone anche solo modestamente intelligenti!
    O sono completamente imbecilli o cercano di prendere l’intero pianeta per i fondelli basandosi su una delle asserzioni più note di Adolf Hitler che diceva che : ” una menzogna, per quanto incredibile, se ripetuta in continuazione, finisce per essere creduta, ma, anche qualora se ne scoprisse la completa falsità, qualcosa resterebbe sempre”.

  • marko

    Cosa c’entra il transponder con il volo inerziale? Puoi tranquillamente usare i radiofari di terra (ed il gps) pur avendo il transponder spento. Se vedi qualche problema, vuol dire che non capisci NULLA di navigazione aeronautica.

    Quanto alle dimensioni del “foro” nel pentagono, esistono tutte le spiegazioni che chiedi, per esempio
    qua [undicisettembre.blogspot.com]:

    ma, attento, è un sito pagato dalla cia, come me che te lo sto indicando. Però, visto che chiedevi “chi mi può spiegare” (se non è un artificio retorico) eccoti accontentato. Leggi e poi ne riparliamo.

  • Doctor

    Ancora coi siti di Attivissimo!?!?! E su basta, ormai state diventando ridicoli e sarà una risata a seppellirvi. Magari fosse/i pagato dalla Cia! Vorrebbe dire che non esistono idioti volontari…

  • marko

    Ridicolo o non ridicolo, entriamo nel merito e discutiamone.

  • bstrnt

    La mia domanda non era tanto come fossero rientrati a NY senza trasponder, ma perché il traspoder fosse stato acceso alcuni minuti prima dello schianto, forse per ricevere le precise coordinate di dove andarsi a schiantare? e se sì, da chi dovevano prendere queste coordinate, qualche sistema tipo GPS o Glonass, magari militare?
    Ho dato un’occhiata al sito di Attivissimo, si mi sembra proprio attivissimo nell’elargire fregnaccie!
    Ho archiviato le prime foto giunte sul foro provocato “dall’aereo” al Pentagono, sono ben differenti di quelle del suo sito, infatti era stato detto che solo in seguito si era verificato il crollo evidenziato dalle foto del sito di Attivissimo (quando foto di un foro da circa 2-3 metri erano già di dominio pubblico).
    Ora che Attivissimo nel suo sito porti le sue motivazioni con salti di tempo e di spazio (proprie degli ubriachi) per sostenere l’insostenibile, può certamente farlo, d’altra parte mi sembra sia un tuttologo, abbastanza supponente, con conoscenze di molto poco di tutto e tanto di niente.