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IL MERCATO DEL PETROLIO STA PREANNUNCIANDO UNA GUERRA?

DI DANIEL DICKER
HuffingtonPost

Ho osservato e commerciato nei mercati del petrolio per 25 anni e i recenti enormi flussi speculativi di denaro che stanno facendo alzare i prezzi di gas e petrolio sono reminiscenze più di quanto visto nel 1991, quando eravamo all’apice della prima Guerra del Golfo con Saddam Hussein. Il mercato sta cercando di fissare il prezzo in una situazione simile?

La maggior parte degli analisti stanno confrontando quest’ultima corsa ai prezzi dell’energia al 2008, quando anche allora abbiamo assistito ad una corsa speculativa, quella volta di 147 dollari al barile. Come descrivo nel mio libro, Oil’s Endless Bid [L’Infinita Offerta di Petrolio, ndt] in entrambe i casi non abbiamo avuto la realtà, bensì abbiamo avuto l’immagine dei problemi di domanda ed offerta che guidano un avido flusso di scommesse nel mercato dei future da parte di istituzioni, fondi speculativi, banche d’affari ed anche individui.Ma il modo in cui questo denaro sta affluendo ci dice della grande differenza nella motivazione, che io credo di capire: questa volta, la curva dei prezzi del petrolio appare incredibilmente meno simile a quella del 2008 e molto più al mercato visto nel 1991, durante la corsa alla guerra in Kuwait.

I future del petrolio non vengono prezzati come le azioni, ma in mensilità che scadono continuamente. Ogni mese è un problema di commerciabilità in sé stesso e indipendentemente anche di prezzi. Le relazioni tra questi prezzi mensili costituiscono la ‘curva’.

Negli ultimi cinque anni, anche più, il mercato del petrolio ha avuto una curva di ‘contango’ prevalente; cioè il prezzo del petrolio nei future ha avuto un netto sovrapprezzo rispetto a quello odierno. Ma nell’ultimo mese circa, la curva si è lentamente ma sicuramente stabilizzata e ora i prezzi commerciati per il greggio di un anno fa appaiono effettivamente più bassi.

Ok, è tutto molto traballante, ma quello che il mercato sta veramente dicendo è che sta scommettendo su una breve interruzione, seppur molto grave, dell’offerta, una che non ci si aspetta che duri – come una guerra.

Quindi, che tipo di interruzione nello specifico potrebbe aspettarsi questo mercato? Non lo so, ma due possibilità adatte al caso potrebbero essere l’impiego di forze di terra in Libia oppure una vera esplosione delle proteste in Arabia Saudita, dove il governo statunitense potrebbe trovarsi di nuovo in una posizione molto delicata ed essere costretto a sostenere gli sceicchi del Regno in maniera anche maggiore di quanto abbiano sostenuto il dittatore Saleh in Yemen, a prescindere dalla loro riluttanza. L’offerta della Libia di 1.6 milioni di barili al giorno si può gestire, mentre quella di 10 milioni dell’Arabia Saudita (e 4 milioni di barili in fluttuazione) potrebbe cambiare immediatamente i giochi del mercato.

Quanto sarà profondo questo sostegno o se le forze militari ne faranno parte mi sembra ciò su cui i mercati del petrolio stanno scommettendo al momento.

La corsa al greggio sta provocando sempre più aumenti improvvisi – oggi un dollaro in più, oltre i 110 dollari del WTI americano e chiudendo verso i 125 dollari del Brent.

Non lo sto prevedendo, ma questo mercato sembra seriamente guardare alla futura possibilità di problemi petroliferi ben più ampi e più seri. Sarà un’estate interessante.

Titolo originale: “Is the Oil Market Predicting War?

Fonte: http://www.huffingtonpost.com
Link: http://www.huffingtonpost.com/daniel-dicker/oil-market-prices_b_846589.html
08.04.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO

Pubblicato da Das schloss

  • marcopa

    Gli attuali 122 $/b per il Brent, 112 $/b per il WTI, sono prezzi altissimi in un momento di stagnazione economica per i paesi piu’ industrializzati. Su di essi influiscono piu’ variabili, insomma le cause sono piu’ di una, e il quadro generale segnala in modo piu’ che evidente che solo un cambio netto nelle politiche energetiche puo’ evitare shock improvvisi. Continuando cosi’ shock improvvisi arriveranno sicuramente anche se non possiamo prevedere tempi, modi, dimensioni. Che fare ? Oltre che informarsi e cercare di capire, informare e cercare di spiegare, e’ necessario impegnarsi direttamente per fare cambiare le cose. Le partite aperte e importanti in questo momento non mancano, dai referendum, la guerra, gli sconvolgimenti nei paesi del NordAfrica e MedioOriente, vicinissimi al nostro paese. Ognuno di noi puo’ fare piccole cose, ma se le facciamo insieme ad altri si puo’ influire sugli eventi in modo rilevante.

  • backtime

    Non avendo alcuna certezza sulla fine o meno del petrolio, penso che se tutte le nazioni, si impegnassero più a trovare una soluzione sul come sostituirlo, piuttosto che pagare a testa china un prezzo che con tutta evidenza aumenterà sempre di più, sarebbe sicuramente per tutti la cosa migliore da fare!

    Invece, come tanti imbecilli, anche a costo di fare l’ennesima guerra, una volta finita non finirà con essa la richiesta di petrolio, semmai aumenterà ancora di più, visto che ci sarà da ricostruire come dopo ogni guerra, si evince che: in ogni nazione la parte del popolo più imbecille fa politica, la seconda parte del popolo che non ha voglia di lavorare si butta in religione e come al solito quella che paga lo scotto maggiore in quanto precettati in caso di guerra, è quella parte del Popolo, che oltre a lavorare poi fa anche la guerra voluta da altri per il beneficio di terzi.

    Bella la vita eh! mavvaffanculo va.

  • Fuoridalcoro

    E speriamo tanto che la guerra che i mercati si aspettano non sia quella all’Iran…

  • terzaposizione

    Invece che sia l’Iran il prossimo export di diritti umani,almeno poi per un decennio non ci saranno problemi demografici-idrici-alimentari,ci vuole un’igiene globalizzata.