Il martirio di San Mascherino

W. la F.I.C.A. (Federazione Italiana Complottisti Anonimi)

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S’era alla fine della primavera, il Giusto Lockdown si era appena concluso e l’uomo che sarebbe diventato San Mascherino decise di andare a fare una passeggiata. Non usciva da sei mesi e, per correre meno rischi, scelse un’area impervia di un parco cittadino un po’ fuori mano, dove si recò in macchina.

Prima di uscire di casa, esitò; alcuni suoi conoscenti avevano preso l’abitudine di indossare due mascherine, una sopra l’altra, in modo da proteggersi più efficacemente; il futuro santo fu tentato di farlo a sua volta, ma alfine sorrise: lui si fidava della sua mascherina.

Erano le sei del mattino e l’aria era carica dei profumi dell’alba, ma l’uomo che sarebbe diventato San Mascherino non li percepì: nonostante le possibilità di incontrare qualcuno fossero piuttosto remote, rischiare il contagio non aveva senso, ed all’odore della rugiada egli preferì quello dell’anidride carbonica e del tessuto non tessuto di cui era fatta la sua fidatissima.

Tutt’a un tratto, mentre percorreva un sentiero in preda alle sue riflessioni, il santo che ancora non sapeva di esserlo incrociò un uomo. Come si appurò in seguito, costui era un assassino recidivo: aveva già sulla coscienza un paio di centinaia di nonni, i suoi fragili vicini di casa ed il 96% degli immunodepressi dell’Emilia-Romagna. Noncurante di ciò, se n’andava a zonzo con la sua smascherata faccia di bronzo.

Il nostro fece un passo di lato: c’era tutto lo spazio per far passare quel pericoloso individuo dall’oscena nudità mantenendo una distanza di almeno un metro e ottanta; l’altro, senza una ragione, prese prima a sbeffeggiarlo e poi a insultarlo, vaneggiando di cervelli lavati e dittature sanitarie. San Mascherino (fu di fatto allora che gli sbocciò dentro il germoglio della santità) non reagì, facendo innervosire quel prepotente, che iniziò ad avvicinarsi minacciosamente imprecando contro la mascherina, che a detta sua non serviva a niente. Nell’indietreggiare, il santo inciampò e cadde; in un attimo l’energumeno gli fu addosso, lo immobilizzò spalle a terra e gli strappò la mascherina, alitandogli poi ripetutamente in faccia. San Mascherino trattenne il respiro. I suoi muscoli inspiratori, pur fisiologicamente caratterizzati da attività nervosa involontaria, restarono inerti in un’estasi di beatitudine. Il rischio del contagio era scongiurato. Il Martirio di San Mascherino si era compiuto.

La tradizione ricorda l’artefice di questo martirio come “Nomasko”. La stessa tradizione ricorda pure che Nomasko morì di Covid poche settimane dopo, pentendosi mentre era intubato: il video in cui raccomandava di mettersi sempre la mascherina, girato un attimo prima che spirasse, stabilì il nuovo record nazionale di visualizzazioni, scalzando quello di Bello Figo feat. Young Signorino.

Sul luogo dove San Mascherino venne martirizzato, fu eretto un piccolo santuario. Movimenti di spontanea devozione popolare inaugurarono la tradizione di recarsi lì ogni 24 giugno (il dì funesto dell’incontro con Nomasko) per rendere le mascherine benedette e inespugnabili. Successivamente, quando Mascherino divenne uno dei più usati nomi di battesimo, prese piede l’usanza di iniziare al mascherinamento i bambini piccolissimi portandoli al santuario: dopo, non facevano più i capricci.

San Mascherino fu l’ultimo beato della Chiesa Cattolica prima della Grande Unificazione Religiosa del 6 giugno del 6 d. C. (dopo Covid). Nonostante il titolo di “santo” fosse stato abolito, si continuò a tollerarne l’uso se riferito alla sua figura. È considerato il patrono dei traffichini e, popolarmente, il protettore dei neonati ancora smascherati.  Tutti i diritti di sfruttamento e commercializzazione legati alla sua immagine e al suo culto  sono detenuti dalla “Masky’s” del fondo Black Rock.

Quest’ultima azienda lega la sua denominazione alla versione internazionale del nome “Mascherino”: Masky divenne cool negli States in ottica transgender, dato che poteva designare fluidità sessuale senza la necessità di usare l’asterisco. Il boom si ebbe dopo la nascita in universovisione di Masky Jolie, venut* al mondo in seguito alla fecondazione di un ovulo digitale di Angelina con il seme criogenizzato (e potenziato biotecnologicamente) di Klaus Schwab. Masky Jolie cambiò identità sessuale 66 volte nei primi 6 anni di vita.

In Italia, dove la conseutudine di usare nomi non LGBTQ+friendly durò ancora molti anni, si diffusero a macchia d’olio i “Mascherino” e le “Mascherina”: volendo, si poteva allegramente surfare dall’uno all’altro.

Anche da noi vi furono celebrità e figli d’arte con quel nome benaugurante. Molti di essi si affermarono proprio nel Mask Business. Fra questi, si ricordano Mascherino Arcuri, nato per partenogenesi spontanea da Domenico e passato alla storia per essere stato l’esportatore monopolista delle mascherine Ffp66 di produzione cambogiana, quelle che vennero pagate 66,6 euro l’una dalla regione Lazio ; Mascherino Elkann, sesto figlio illegittimo di Lapo VI (il sesto replicante umanoide del primo e “imperfetto”Lapo), ricordato come un enfant prodige che brevettò le mascherine alla cocaina, fece i soldi e se li sputtanò in cocaina; Mascherina Ferragni, concepita in vitro come spin-off della madre (che non vide mai, se non su Twitter) destinato al Mask Marketing, la cui vita fu interamente dedicata, dopo essere stata anche testimonial delle mascherine fetali, agli spot e alle televendite di Fashion Mask, il brand messo in piedi da Chiara e dall’allora nuovo compagno Matteo Renzio.

 

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