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IL GRANDE GIOCO: LA GUERRA U.S.A. E NATO IN AFGHANISTAN

DI RICK ROZOFF
Stop NATO

Più di cinquanta nazioni in un unico teatro di guerra

Gli Stati Uniti (e la Gran Bretagna) cominciarono a bombardare la capitale afgana di Kabul, il 7 ottobre 2001 con missili da crociera Tomahawk lanciati da navi da guerra e sottomarini nonché con bombe sganciate da aerei da guerra; poco dopo le forze speciali americane iniziarono le operazioni di terra, un compito che è stato poi condotto dalle unità regolari dell’esercito e della Marina. I bombardamenti e le operazioni di combattimento a terra continuano da più di otto anni ed entrambi saranno intensificati a livelli record in breve tempo.

La combinazione delle forze degli Stati Uniti e della NATO rappresenterebbe un numero impressionante, superiore a 150.000 soldati. Per fare un confronto, a partire dal settembre di quest’anno ci sono stati circa 120.000 soldati americani in Iraq e solo una piccola manciata di personale di altre nazioni, quelli assegnati alle missioni di addestramento della NATO – Iraq, che si trovano ancora con loro.

“Il segretario Gates ha dichiarato che i conflitti nei quali siamo coinvolti devono essere molto in alto nel nostro ordine del giorno. Vuole assicurarsi che non stiamo sprecando le risorse necessarie a un qualche ignoto conflitto futuro. Vuole assicurarsi che il Pentagono possa essere letteralmente sul piede di guerra… per la prima volta da decenni, gli astri politici ed economici sono allineati per una revisione fondamentale del modo in cui il Pentagono opera”.

Afghanistan: precedenti storici e Antecedenti

Negli ultimi dieci anni i cittadini degli Stati Uniti e altre nazioni occidentali, e loro malgrado anche i cittadini della maggior parte del mondo, si sono abituati a vedere Washington, i suoi alleati militari in Europa e quelli nominati come avamposti armati della periferia della “comunità euro-atlantica”, impegnarsi in aggressioni armate in tutto il mondo.

Le Guerre contro la Jugoslavia, l’Afghanistan e l’ Iraq, nonché le numerose operazioni di minore profilo militare in vari paesi, come la Colombia, lo Yemen, le Filippine, la Costa d’Avorio, la Somalia, il Ciad, la Repubblica Centrafricana, l’ Ossezia del Sud e altrove, sono diventate una prerogativa indiscussa della Stati Uniti e i suoi partner della NATO. Tanto che molti hanno dimenticato come le stesse azioni sarebbero considerate se fossero tentate da paesi non occidentali.

Trenta anni fa, questo 24 dicembre, le prime truppe sovietiche entrarono in Afghanistan in sostegno del governo di una nazione vicina, per combattere una rivolta armata con base in Pakistan surrettiziamente (poi apertamente) sostenuta dagli Stati Uniti.

Durante gli ultimi giorni dello stesso anno, il 1979, e i primi di quello seguente, il numero delle truppe sovietiche crebbe di circa 50.000 soldati.

Il Grande Gioco

Vale la pena notare a questo proposito che nel 1839 la Gran Bretagna invase l’Afghanistan, con 21.000 truppe proprie e indiani, nonchè nel 1878 con un numero doppio del precedente, per contrastare l’influenza russa nel paese, in quello che è diventato famose come “il Grande Gioco”.

Il 23 gennaio 1980 il presidente statunitense James Earl (Jimmy) Carter ha dichiarato nel suo ultimo discorso sullo Stato dell’Unione che “Le implicazioni dell’invasione sovietica dell’ Afghanistan potrebbero rappresentare la minaccia più grave per la pace dopo la seconda guerra mondiale.”

Quando l’Unione Sovietica ha iniziato il ritiro delle sue forze dalla nazione -la prima parte dal 15 maggio al 16 agosto 1988 e l’ultima dal 15 novembre 1988 al 15 febbraio 1989 – il numero delle truppe era arrivato a poco più di 100.000.

Il 1° dicembre del 2009, il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha annunciato che ci sarà un invio di 30.000 nuove truppe in Afghanistan, in aggiunta alle 68.000 già in loco, e due giorni dopo il segretario alla Difesa Robert Gates ha detto al Congresso che “le forze saliranno ad almeno 33.000, quando le truppe di supporto saranno incluse” [1]

Ciò vuol dire che si arriverà a più di 100.000 soldati. Insieme a militari privati e a fornitori per la sicurezza il cui numero è ancora maggiore.

Le truppe sovietiche sono state in Afghanistan poco più di nove anni. Le truppe americane sono ora al nono anno di operazioni da combattimento nel paese e in meno di quattro settimane raggiungeranno il loro decimo anno di guerra.

Il 25 novembre il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs, ha assicurato al popolo della sua nazione che “siamo al nono anno del nostro impegno in Afghanistan. Non abbiamo intenzione di rimanere qui per altri otto o nove anni.” [2] L’implicazione è che gli Stati Uniti potrebbero condurre una guerra in Afghanistan che potrebbe durare fino al 2017. Per sedici anni.

La guerra più lunga nella storia americana prima di quella attuale è stata in Vietnam. Consiglieri militari Usa sono stati presenti nel paese dalla fine degli anni ‘50 in poi e operazioni segrete sono state portate avanti fino agli anni ‘60, ma solo l’anno dopo il programmato incidente del Golfo di Tonchino – 1965 – il Pentagono ha dato inizio alle principali operazioni di combattimento nel sud e regolari bombardamenti nel nord. L’ultima unità americana di combattimento lasciò il Vietnam del Sud nel 1972, sette anni più tardi.

Gli Stati Uniti (e la Gran Bretagna) cominciarono a bombardare la capitale afgana di Kabul il 7 ottobre 2001 con missili da crociera Tomahawk lanciati da navi da guerra e sottomarini e con bombe sganciate da aerei da guerra; poco dopo le forze speciali americane hanno iniziato le operazioni di terra, un compito che è stato condotto da allora da unità regolari dell’esercito e della Marina. I bombardamenti e le operazioni di combattimento a terra continuano da più di otto anni ed entrambi saranno intensificati a livelli record in breve tempo.

Dalla fine della scorsa estate, gli Stati Uniti e i suoi alleati della NATO hanno lanciato missili regolari drone e sferrato assalti con elicotteri d’attacco all’interno del Pakistan. Se i sovietici avessero tentato di fare altrettanto trenta anni fa – quando i loro confini erano minacciati – la risposta di Washington avrebbe potuto innescare una terza guerra mondiale.

L’URSS non schierò le truppe di nessuna delle nazioni alleate del Patto di Varsavia in Afghanistan durante gli anni ‘80. In una ironia storica che merita più attenzione di quanto ne abbia ricevuto – nessuna – ognuna di queste nazioni ha ora forze armate al servizio della NATO per uccidere e morire nel teatro di guerra afghano: Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Romania, Slovacchia e l’ex Repubblica Democratica Tedesca (accorpate in una Repubblica federale unita che ha lì quasi 4.500 soldati di stanza).

Sono tra le truppe di quasi 50 nazioni che servono o che si apprestano a servire sotto il comando NATO sul fronte di guerra in Afghanistan-Pakistan, che comprende le seguenti nazioni dell’Alleanza e molte altre nei suoi programmi di collaborazione.

Membri della NATO:

Albania
Belgio
Gran Bretagna
Bulgaria
Canada
Croazia
Repubblica Ceca
Danimarca
Estonia
Francia
Germania
Grecia
Ungheria
Islanda
Italia
Lettonia
Lituania
Lussemburgo
Paesi Bassi
Norvegia
Polonia
Portogallo
Romania
Slovacchia
Slovenia
Spagna
Turchia
Gli Stati Uniti (35.000 soldati, con ben oltre a venire)

Collaborazione per la Pace / Euro-Atlantic Partnership Council (EAPC):

Armenia
Austria
Azerbaijan
Bosnia
Finlandia
Georgia
Irlanda
Repubblica di Macedonia
Montenegro
Svezia
Svizzera (ritirato l’anno scorso)
Ucraina

Nazioni di Contatto:

Australia
Giappone (forze navali)
Nuova Zelanda
Corea del Sud

Adriatic Charter (sovrapposizioni con il Partenariato per la Pace):

Albania
Bosnia
Croazia
Repubblica di Macedonia
Montenegro

Iniziativa di collaborazione di Istanbul:

Emirati Arabi Uniti

Commissione Trilaterale Afghanistan-Pakistan- NATO :

Afghanistan
Pakistan

Varie:

Colombia
Mongolia
Singapore

L’elenco di cui sopra comprende sette delle quindici ex repubbliche sovietiche (un altro sviluppo degno di considerazione), con la Moldavia dopo quest’anno di “Twitter Revolution” e il Kazakistan dove, nel mese di settembre, l’ambasciatore statunitense ha fatto pressione sul governo per le truppe, i candidati per le implementazioni nell’ambito del Partenariato per gli obblighi di Pace. (Entrambi avevano in precedenza inviato truppe in Iraq). La loro partecipazione avrebbe portato al 60% gli ex stati sovietici che hanno truppe impegnate sotto la NATO in Afghanistan. Con l’aggiunta della Moldavia, ogni nazione europea (esclusi i microstati come Andorra, Liechtenstein, Monaco, San Marino e Città del Vaticano), tranne la Bielorussia, Cipro, Malta, la Russia e la Serbia, avrà forze militari in servizio in Afghanistan sotto la NATO.

Mai nella storia mondiale della guerra si sono avuti contingenti militari da così tante nazioni – cinquanta o più – in servizio in un unico teatro di guerra. In una sola nazione. Truppe da cinque continenti, Oceania e Medio Oriente. [3]

Anche la coalizione putativa dei volenterosi cucita insieme da Stati Uniti e Gran Bretagna dopo l’invasione dell’Iraq nel marzo del 2003 e finchè le truppe sono stati riprese per la riconversione in Afghanistan, consisteva solo di forze militari di trentuno nazioni: Stati Uniti, Gran Bretagna, Albania, Armenia, Australia, Azerbaigian, Bosnia, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, El Salvador, Estonia, Georgia, Ungheria, Giappone, Italia, Kazakistan, Lettonia, Lituania, Macedonia, Moldavia, Mongolia, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Sud Corea, Spagna, Thailandia e Ucraina. Ventidue di queste trentuno erano nazioni dell’ex blocco sovietico (l’Albania alla lontana) o ex repubbliche jugoslave che avevano da poco (1999) aderito alla NATO o erano in corso di preparazione per l’integrazione, o in altre maniere, con il blocco.

Le ultime tre principali guerre nel mondo- quelle in e contro la Jugoslavia, l’ Afghanistan e l’Iraq – sono state utilizzate come terreno di prova e allenamento per l’espansione della NATO globale.

Il consolidamento di una forza di risposta internazionale rapida (attacco) e l’occupazione militare sotto il controllo della NATO, è stato ulteriormente avanzato questa settimana dal discorso dell’aumento di truppe di Obama del 1° [Dicembre] e successivi sforzi del Segretario di Stato americano, Hillary Clinton e il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen per reclutare più truppe alleate durante la riunione appena conclusa dei ministri degli esteri
della NATO (e affini).

Il 4 dicembre “un alto funzionario della Nato” ha detto … che almeno 25 paesi invieranno un totale di circa 7.000 ulteriori forze in Afghanistan il prossimo anno ‘con ulteriori altre a venire’, mentre il segretario di Stato degli Usa Hillary Rodham Clinton ha cercato di rafforzare la risolutezza degli alleati. ” [4] Al vertice della NATO a Bruxelles vi erano anche un imprecisato numero di ministri degli Esteri dei paesi non appartenenti alla NATO che forniscono truppe per la guerra in Afghanistan, alti comandanti militari degli eserciti USA e NATO, il generale Stanley McChrystal e il ministro degli Esteri afghano Rangeen Dadfar Spanta.

7.000 e più truppe della NATO con “ulteriori altre a venire”, aggiunte a circa 42.000 soldati non americani attualmente in servizio con la NATO e, allo stesso modo, 35.000 soldati americani, vorrebbe dire almeno 85.000 soldati sotto il comando della NATO, anche senza le 33.000 nuove truppe Usa dirette in Afghanistan. Il più grande dispiegamento di forze all’estero del blocco prima di questo è stato in Kosovo nel 1999, quando l’Alleanza guidata da Kosovo Force (KFOR), era composta da 50.000 soldati di 39 nazioni. [5]

La combinazione degli eserciti degli Stati Uniti e della NATO rappresenterebbe un numero impressionante, superiore a 150.000 soldati. A titolo di confronto, a partire dal settembre di quest’anno ci sono stati circa 120.000 soldati americani in Iraq e solo una piccola manciata di personale di altre nazioni, quelli assegnati alla Training Mission NATO – Iraq, ancora con loro.

Tra gli Stati membri della NATO, il Ministro italiano della Difesa Ignazio La Russa, ha recentemente annunciato un aumento di 1.000 uomini, portando il totale della nazione a quasi 4.500, il 50% in più di quello che era stato in precedenza di stanza in Iraq.

La Polonia invierà altri 600-700 soldati, che, sommati a quelli già in Afghanistan, costituirà la più grande aggregazione polacca di spiegamento militare all’estero nel periodo post-Guerra Fredda e il più alto numero di truppe sempre schierato al di fuori dell’Europa nella storia della nazione.

La Gran Bretagna fornirà altri 500 soldati, e il suo totale aumenterà a circa 10.000.

Il ministro della Difesa bulgaro Nikolay Mladenov ha detto la scorsa settimana che “c’è una forte possibilità che il paese aumenterà il suo contingente militare in Afghanistan.” [6] Per indicare la natura degli impegni che i nuovi Stati membri della NATO si addossano quando si uniscono all’Alleanza e quali diventano allora le loro priorità, tre giorni prima Mladenov, parlando dei vincoli di bilancio immessi sul forze armate a causa della crisi finanziaria, ha affermato che “possiamo tagliare alcune altre voci del bilancio delle forze armate, ma ci saranno sempre abbastanza soldi per le missioni all’estero.” [7]

Washington ha anche fatto pressioni sulla Croazia, che è diventata un membro effettivo del blocco lo scorso aprile, affinché fornisca più truppe e il Primo Ministro Jadranka Kosor si affrettò a promettere che “la Croazia, essendo un membro della NATO, avrebbe adempiuto ai suoi obblighi”. [8]

Il Ministro della Difesa della Repubblica ceca, Martin Bartak, ha parlato dopo il discorso di Obama all’inizio di questa settimana e ha minacciato il parlamento ceco, affermando “che dovrà essere spiegato agli alleati perché la Repubblica Ceca non vuole prendere parte ai rinforzi mentre la Slovacchia e la Gran Bretagna, per esempio, rafforzeranno i loro contingenti ….” [9]

La Slovacchia ha annunciato che farà più che raddoppiare le sue forze in Afghanistan.

Il parlamento tedesco ha appena rinnovato per un altro anno il dispiegamento di quasi 4.500 soldati in Afghanistan, il massimo consentito dal Bundestag, anche se si svolgono dibattiti per aumentare tale numero a 7.000, dopo una conferenza sull’Afghanistan a Londra il 28 gennaio. Le forze armate tedesche nel paese sono impegnate nelle loro prime operazioni di guerra dalla Seconda Guerra Mondiale.

Un telegiornale il 3 dicembre ha detto che l’ambasciatore Usa in Turchia James Jeffrey faceva pressioni su Ankara perchè fornisse un “numero specifico” di truppe e perché fosse “più flessibile” [10] sul modo in cui esse saranno impiegate, il che significa che la Turchia deve abbandonare i cosiddetti vincoli di combattimento e impegnarsi in combattimenti attivi insieme ai suoi alleati della NATO.

Dopo un incontro con il vice presidente degli Stati Uniti Joseph Biden il 4 dicembre, il Primo Ministro ungherese Gyorgy Gordon Bajnai ha promesso di inviare 200 soldati in più nella zona di guerra del sud asiatico, con un incremento del 60%, visto che l’Ungheria ne ha lì attualmente 360.

Per quanto riguarda gli Stati partner della NATO, il Vice Assistente Segretario alla Difesa USA per la Russia, l’Ucraina e l’Eurasia Celeste Wallander è stata in Armenia per garantire il primo dispiegamento militare della nazione in Afghanistan, l’opera del primo rappresentante speciale per il Caucaso e l’Asia centrale della NATO Robert Simmons [11], che ha anche ottenuto il raddoppio delle truppe dal vicino Azerbaigian e un impegno di ben 1.000 soldati georgiani dal prossimo anno.

Nel corso di una conferenza stampa al quartier generale della NATO, il primo giorno del recente consiglio di guerra afgano dell’Alleanza, il 3 dicembre, il capo del blocco Anders Fogh Rasmussen ha espresso gratitudine agli Emirati Arabi Uniti per l’invio delle truppe in Afghanistan e “l’ospitalità… della Conferenza Internazionale sulle relazioni NATO-Emirati Arabi Uniti e per il futuro della Iniziativa di Cooperazione di Istanbul lo scorso ottobre “. [12]

L’ Iniziativa di Collaborazione di Istanbul è stata varata in occasione del vertice della NATO in Turchia nel 2004 per aggiornare le partnership militari con i membri del Dialogo Mediterraneo (Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Mauritania, Marocco e Tunisia) e il Consiglio di Collaborazione del Golfo (Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti). [13]

Un’agenzia informativa militare degli Stati Uniti ha pubblicato un articolo il 3 dicembre che ha esaminato la Quadrennial Defense Review che viene attualmente deliberata al Pentagono.

Il vice segretario alla Difesa William J. Lynn III, che prima di assumere quella carica è stato vice presidente delle Operazioni di Governo e della Strategia per Raytheon, si è vantato che “La Quadrennial Defense Review … sarà diversa da qualsiasi altra: la prima ad essere guidata con attuali requisiti di tempo di guerra, a bilanciare le capacità convenzionali e non convenzionali, e ad accettare un ‘intero approccio di governo’ per la sicurezza nazionale …. Questa è una QDR che sarà un punto di riferimento”.

Lynn ha anche detto che “il segretario Gates ha chiarito che i conflitti in cui ci troviamo, debbano essere al primo posto del nostro ordine del giorno. Vuole assicurarsi che non stiamo abbandonando potenzialità ora necessarie per quelle che saranno necessarie per qualche ignoto conflitto futuro. Egli vuole assicurarsi che il Pentagono è veramente sul piede di guerra… Per la prima volta da decenni, le stelle politiche ed economiche sono allineate per una revisione fondamentale del modo in cui il Pentagono opera”. [14]

La guerra di oltre otto anni in Afghanistan non sta per finire nel 2011, nonostante le asserzioni di Obama, né sarà l’ultima del suo genere. Essa continuerà ad inghiottire il vicino Pakistan con la minaccia di riversarsi anche in Asia centrale e in Iran.

La crisi che il mondo affronta non è solo la guerra nel Asia del Sud: è la guerra stessa. Più in particolare, l’incoscienza di auto-proclamarsi l’unica superpotenza e l’unico blocco militare, conduce ad arrogare a se stessi il diritto esclusivo di minacciare le nazioni di tutto il mondo con l’aggressività militare.

Se tale politica non viene portata a una fine da parte della comunità internazionale reale – più di sei settimi di umanità oltre il più grande mondo euro-atlantico (come ritiene se stesso) – l’Afghanistan non sarà l’ultimo fronte di guerra di questo secolo, ma quello primo e prototipico. Indizi dicono che il peggio deve ancora venire

NOTE

1) New York Daily News, December 4, 2009
2) New York Times, November 26, 2009
3) Afghan War: NATO Builds History’s First Global Army
Stop NATO, August 9, 2009
http://rickrozoff.wordpress.com/2009/09/01/afghan-war-nato-builds-historys-first-global-army
4) Associated Press, December 4, 2009
5) U.S., NATO Poised For Most Massive War In Afghanistan’s History
Stop NATO, September 24, 2009
http://rickrozoff.wordpress.com/2009/09/24/u-s-nato-poised-for-most-massive-war-in-afghanistans-history
6) Sofia News Agency, November 26, 2009
7) Standart News, November 23, 2009
8) Xinhua News Agency, December 3, 2009
9) Czech News Agency, December 2, 2009
10) PanArmenian.net, December 3, 2009
11) Mr. Simmons’ Mission: NATO Bases From Balkans To Chinese Border
Stop NATO, March 4, 2009
http://rickrozoff.wordpress.com/2009/08/27/mr-simmons-mission-nato-bases-from-balkans-to-chinese-border
12) Emirates News Agency, December 3, 2009
13) NATO In Persian Gulf: From Third World War To Istanbul
Stop NATO, February 6, 2009
http://rickrozoff.wordpress.com/2009/08/26/nato-in-persian-gulf-from-third-world-war-to-istanbul
14) American Forces Press Service, December 3, 2009

Titolo originale: “The Great Game: U.S., NATO War In Afghanistan”

Fonte: http://www.globalresearch.ca/
Link
05.12.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CONCETTA DI LORENZO e GIOVANNI PICCIRILLO

Pubblicato da Das schloss

  • myone

    Fra i tanti paesi sottosviluppati in materia di dire la loro e subordinati, c’e’ l’ italia, dove, anziche’ fare industria social_militare, dovrebbe essere mediatrice fra diritti e controversie, sentendo ragioni o no di chi combatte e di chi difende pensando di combattere.
    MA le cose stanno cosi perche’ chi vuole detenere diritti e legalita’ di un paese, e’ talemnte corrotto che viene escluso per forza, con tanti punti a suo sfavore, quello dei diritti stessi fondati sull’ islam e l’ estremismo.
    Non leggo la voce Russia, che sen’ altro, leggera’ come si legge qui, a come si conformano le cose.
    Da noi e da loro, per quelli che sono con i piedi per terra e nella vita di tuti i giorni, bene o male che sia, vedono quello che possono vedere, ma nell’ alto delle cose, c’e’ chi puo’, che fa’ la differenza, che vede come si vede qui, e vede ben oltre, e che rimanendo fuori dai giochi, non pero’ si fa’ e fara’ trovare impreparata, visto che sempre dall’ alto, il mondo a questo modo si sta’ unendo a blocchi, e alla fine, sono e saranno sempre alla faccia di chi sta’ in alto, 3 quando sono troppi, 2 quando si arrivera’ a un punto di unione sempre piu’ forte e determinante.
    E se la legge e i modi sono questi, questi saranno quelli che faranno dialogare dove no si potra’ piu’ dialogare, ma dire quello che e’ alla fine per loro.

  • AlbaKan

    MALALAI JOYA:

    • “La democrazia non nasce dalla guerra, nè da un’arma nè da una bomba a grappolo. La liberalizzazione non si ottiene mai pertendo da un’occupazione. Dopo la tragedia dell’ 11 settembre (2001, quando ci sono stati gli attentati terroristi contro New York e Washington), gli Stati Uniti e i suoi alleati ci hanno messo in una situazione che da cattiva che era è diventata peggiore.
    • Hanno sostituito i fondamentalisti Talebani con l’ Organizzazione del Trattato dell’ Atlantico del Nord (NATO), che sono la loro fotocopia.
    • Occupano il nostro paese in nome dei diritti delle donne, ma la loro situazione è tanto catastrofica quanto sotto il regime talebano (1996-2001). L’unica differenza è che quei delitti succedono in nome della democrazia, della libertà, dei diritti umani e (in particolare) della donna. Ma non si possono concedere dall’estero nè sotto il tiro di una pistola.
    • Loro dicono che, se i loro soldati se ne vanno, i Talebani ci divoreranno. Ma loro li sostengono e appoggiano i signori della guerra. Entrambi ci stanno mangiando. Lottare contro un nemico è più facile che lottare contro due nemici. E siamo tra due nemici.

    «LA NATO E’ UGUALE AI TALEBANI» [www.vocidallastrada.com]

  • novecento

    QUALSIASI PAESE MINACCIATO DAGLI STATI UNITI DEVE ABDICARE A TALE POTERE PER EVITARE QUALSIASI CONFLITTO ARMATO, ONDE EVITARE ENORMI PERDITE DI VITE UMANE CIVILI E NON E LA TOTALE DISTRUZIONE DEL TERRITORIO.
    UNA VOLTA CHE IL GREENGO SI INSEDIA NEL PAESE A QUEL MOMENTO SI PARTE CON LA GUERRIGLIA URBANA, OGNI PERSONA LEGATA ALLA SUPERPOTENZA O AD ALLEATI VA COLPITA, CON TECNICA DI MORDI E FUGGI, BOICOTTAGGI, INCURSIONI A STABILIMENTI O AZIENDE, ATTACCO AI CIVILI LEGATI ALLE MULTINAZIONALI.
    LA GUERRIGLIA URBANA E’ LA PIU DIFFICILE, NON SAI CHI SIA IL TUO NEMICO.
    IL GREENGO SI TROVEREBBE SPAESATO POICHE NON POTREBBE USARE LA PROPRIA STAPOTENZA MILITARE VERSO UN NEMICO INVISIBILE.

    …..PORTA SEMPRE IL NEMICO SUL CAMPO DI BATTAGLIA A TE PIU CONGENIALE…….
    ….EVITA IL COMBATTIMENTO SE E’ TROPPO FORTE……COLPISCILO DOVE NON HA DIFESE……
    da L ARTE DELLA GUERRA……..

  • Gariznator

    C’è bisogno di qualcosa in cui credere

  • lucamartinelli

    in fondo è anche come dici tu che l’eroico popolo vietnamita ha vinto. ha pagato con 2 milioni di morti, ma ha vinto.

  • kikof76

    Mi sembra di capire che gli americani stanno facendo pressione su tutti allo scopo di rimediare piu truppe o armamenti… Ma nessuno si è mai chiesto perchè non su israele???
    Gli americani e i suoi alleati stanno finanziando una guerra inutile per fare gli sporchi interessi dei soliti furboni…
    israele no ha un soldato impegnato in questa guerra, ma la fetta piu grossa della torta per non dire tutta se la pappano loro….