Il gioco più brutto del mondo

Il Grande Reset applicato al calcio

Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. (Pier Paolo Pasolini)

 

Il calcio è stato l’ultima rappresentazione sacra di un tempo che se n’è appena andato. Negli ultimi trent’anni se lo sono mangiucchiato, brano a brano, i soliti noti, fino a trasformarlo in un sottoprodotto della televisione da un lato e in una terra di conquista per l’alta finanza dall’altro: in definitiva, un’articolazione del Sistema. Questo processo ha spogliato il calcio di tutto ciò che lo rendeva genuino fattore di aggregazione popolare, rimodellandolo ed adattandolo alle esigenze della  società “liquida” messa in piedi da lor signori, quella della fine della storia e del consumo assoluto. Eppure, un’ineffabile aura di sacralità sopravviveva fra l’erba sintetica ed il VAR, specie nella memoria nostalgica dei più vecchi. Il Grande Reset s’è portato via pure quella. Nell’epoca del distanziamento sociale innalzato a Primo Comandamento, il pallone può rotolare solo attraverso uno schermo piatto, e le partite al campetto rappresentano un sacrilegio. Perché il calcio è, per definizione, contatto, “assembramento”, vita: le marcature strette, le mischie furibonde, gli spalti gremiti, le folle festanti…Tutto questo è in avanzata fase di resettazione. Ogni regime che si rispetti, tuttavia, ha bisogno di elargire i suoi circenses alla plebe, specie quando sta per mancare il pane. Lo spettacolo è dunque continuato, malgrado tutto, dando vita alla prima stagione del Nuovo Telecalcio Sanificato.

 

Prima la salute

L’anno passato, nella stagione di transizione fra il Vecchio Calcio Malato ed il Nuovo Telecalcio Sanificato, il pallone s’era fermato, un po’ dappertutto, nel mese di marzo. Uniche eccezioni, i campionati  di quattro ruspanti realtà periferiche: la Bielorussia del “negazionista” Lukashenko, bersaglio dei consueti strali mediatici,  il Tagikistan (che s’è poi “arreso” alla fine di aprile), il Nicarugua ed il Burundi. I governi degli altri paesi avevano invece disposto, quasi all’unisono, come seguendo un’agenda, il blocco di tutte le attività sportive per arginare il fatale contagio. Il mondo del calcio aveva pure dato un contributo all’edificazione dell’immaginario covidista, grazie al mito della “partita assassina”, quell’Atalanta-Valencia del 19 febbraio 2020 presentata  come evento “super diffusore” del virus. Successivamente, era stato raggiunto un compromesso per coniugare le ragioni della salute e quelle degli affari: erano stati stabiliti paradossali “protocolli” e, pur fra presunti focolai e quarantene, le varie coppe e campionati erano terminate ad agosto inoltrato. Le partite si sono svolte rigorosamente a porte chiuse ed i calciatori hanno dovuto  salutarsi col pugno, indossare la mascherina quando erano seduti in panchina ed essere tamponati costantemente.  Il resto è stato come prima, con le marcature strette e le mischie furibonde, ma non per i giocatori che non hanno vinto mai, quelli del calcio dilettantistico, amatoriale, giovanile; per questi ultimi, hanno prevalso le ragioni della salute. Qualche zelante apostolo del verbo covidista aveva provato, in verità, a “salvare” il pallone dei poveri riformandone le regole attraverso ordinanze di dubbio gusto e legittimità:  Marco Marsilio, “governatore” dell’Abruzzo in quota Fratelli d’Italia, aveva deliberato il divieto di effettuare contrasti (specificando che la palla si poteva recuperare solo “per intercetto”) e scivolate, oltre a quello di marcare l’avversario. Sarebbe stato bellissimo: l’attaccante che si invola verso la porta avversaria con i difensori che si scansano.

 

Il centravanti mascherato e altre storiacce

Per la nuova annata, i padroncini del calcio si sono accordati coi Padroni del Discorso e le competizioni si sono svolte regolarmente, con qualche episodica interruzione che ha fatto comunque brodo  nel minestrone covidista. Il mondo del calcio è stato infatti incessante produttore di miti e storielle utili ad alimentare la “narrazione” pandemica, serbatoio inesauribile di dissonanze cognitive, fucina di grottesche idiozie.     I calciatori si sono beccati a rotazione il fatidico virus, hanno sofferto tanto e hanno condiviso le loro disgrazie coi “follower” sui “social”: hanno fatto, insomma,  il loro sporco lavoro di figurine. Nessun campione è, fortunatamente, morto di covid, ma qualche ex campione c’è andato molto vicino: è il caso di Daniele De Rossi, ritratto nella foto a fianco mentre agonizza giulivo allo Spallanzani di Roma nell’aprile scorso. Alla fine, “Capitan Futuro” ne è uscito, ma con un grande spavento; altri suoi omologhi hanno invece preso la cosa più alla leggera, organizzando cene e festoni gaudenti in barba alle sacre norme ed arrivando persino ad esternare proclami “negazionisti”. Cristiano Ronaldo, per dirne uno, l’ha fatta fuori dal vaso più volte: è stato ufficialmente richiamato per il mancato uso della mascherina in tribuna, ha violato isolamenti e restrizioni per andare a spassarsela e, dulcis in fundo, ha twittato ai suoi 250 milioni di seguaci il motto di ogni negazionista che si rispetti: “Il tampone è una cazzata”. Il portoghese, chiaramente, s’è dovuto rimangiare tutto: riportato all’ordine, s’è rassegnato al suo destino tamponato. Al “cattivo” CR7, i mass media hanno presto contrapposto un altro campione di umiltà nella parte del “buono”: lo showman apolide  Zlatan Ibrahimovic. Costui è stato arruolato come “testimonial” della regione Lombardia nella campagna per promuovere distanziamenti e mascherine e gli è stato messo in bocca uno slogan che avrebbe meritato miglior sorte: “Il virus mi ha sfidato ed io ho vinto, ma tu non sei Zlatan: non sfidare il virus!” Successivamente, però, è stato a sua volta “pizzicato” mentre violava tutte le norme possibili in un ristorante del centro di Milano fatto aprire apposta per lui. Questi figuranti della società dello spettacolo, insomma, si sentono parte dell’élite: recitano la loro parte nel teatrino propagandistico e praticano il godimento marchesegrillesco dei loro privilegi, esattamente come fanno le altre sagome della politica e della televisione.

Il pallone d’oro del covidismo sul rettangolo verde non può dunque andare ad uno dei campioni più blasonati, ma viene assegnato per acclamazione ad un esotico fuoriclasse del “rispetto delle regole”: l’attaccante honduregno Jerry Bengtson, che si è guadagnato la sua finestrella di fama (e di Overton) nel dicembre scorso, indossando una mascherina ben calcata sopra il naso durante tutti i novanta minuti di una partita. Mentre riceveva il plauso di tutto il mondo libero, il nostro gigante, fresco campione dell’Honduras col suo Olimpia Tegucigalpa, ha spiegato le ragioni della sua condotta: lo farebbe, semplicemente, per “ridurre le possibilità di contagio e proteggere la sua famiglia”. Nella foto a fianco, viene immortalato durante la fatidica partita mentre, pur di insidiare la porta avversaria, si espone a rischi spaventosi.

Il sole non batterà più sul campo di pallone

Il Grande Reset del pallone ha fatto piazza pulita: tutti i campionati dilettantistici (in Italia, dall’Eccellenza in giù) sono stati rinviati sine die e solo alla fine di marzo ne è stata disposta la ripartenza, su base volontaria e sottostando a norme paradossali in fatto di tamponi e quarantene.  Migliaia di società hanno, giocoforza, cessato le attività, e ciò ha determinato l’eclissi del calcio nelle realtà provinciali e periferiche. Stessa sorte è toccata al calcio giovanile, ma solo a quello dei poveri; dopo uno stop di sei mesi, nella scorsa primavera è stata autorizzata la ripresa degli allenamenti: consentiti solo corsa, stretching,  esercizi individuali e tiri in porta, tutti da svolgere con un pallone “personalizzato” per evitare pericolose promiscuità; al contempo,i ragazzi  dei settori giovanili delle società professionistiche (quelle, cioè, in cui lo sgambettare dei virgulti può produrre qualche tornaconto economico) si sono allenati regolarmente, dando vita all’ennesimo paradosso. Questi campioncini in erba, infatti, al mattino andavano a scuola di terrore, sottostando a tutte le “regole” ed al pomeriggio potevano sfogarsi, a differenza dei loro coetanei meno “promettenti”, fra mischie, contrasti e marcature strette. Il settore del calcio di base è economicamente  collassato: private delle rette, le piccole società hanno dovuto alzare bandiera bianca. Il messaggio è chiaro: la pratica del calcio, del gioco nazionalpopolare per eccellenza, sarà d’ora in poi un privilegio. Privilegio dal quale saranno esclusi, oltre ai bambini e ai ragazzi, i milioni di “amatori” del calcio sghembo e improvvisato, delle partite sotto casa, del calcetto e del calciotto, dei tornei parrocchiali… scapoli, ammogliati, vecchie glorie, panzoni frustrati…saranno tutti resettati.

Anche nell’ambito del calcio di vertice, quello dei miliardi e delle televisioni, pare in atto una tendenza alla concentrazione oligopolistica affine a quella di altri settori. In base a tale processo, è lecito prevedere che lo sfruttamento di questo prodotto dell’industria dell’intrattenimento sarà riservato a pochi pescecani della turbofinanza, delle petromonarchie  e del crimine globalizzato. La torta da spartire sarà magari più piccola, ma i commensali saranno assai meno: ad essere espulsi saranno tutti i capitalisti “nazionali”, cioè tutti gli operatori dell’economia “reale”. Il progetto, poi abortito,  della cosiddetta “Superlega”, rende l’idea di ciò che sta accadendo. Alcuni “grandi club” europei in mano ad opache oligarchie finanziarie (fra questi, Juventus, Inter e Milan) hanno provato a mettere in piedi un supercampionato dei ricchi, il cui fine ultimo sarebbe stato quello di “attirare gli investimenti” (accaparrarsi cioè la quasi totalità degli introiti legati ai diritti televisivi) e “svuotare” i campionati nazionali, i quali, privati delle squadre più rappresentative, delle risorse economiche e dei calciatori migliori sarebbero andati incontro ad una lenta agonia. Gli “scissionisti” hanno dovuto alla fine fare marcia indietro davanti alle minacce dei burosauri che governano i carrozzoni dell’UEFA e della FIFA, gli stessi che hanno perso ogni residua credibilità assegnando al Qatar i mondiali del 2022. Evidentemente, i tempi non sono ancora maturi.

 

Ce lo chiede l’Europa

Ieri ha preso il via la fase finale del campionato europeo di calcio, prevista inizialmente nel 2020 e posticipata poi  di un anno, ufficialmente a causa della “pandemia”, in realtà per lasciare spazio all’esaurirsi dei vari campionati e coppe. Questi ultimi erano un prodotto già venduto; l’europeo lo si poteva invece mettere in freezer e scongelare all’occorrenza, e così è stato.

A giudicare dalle settimane precedenti, la rappresentazione mediatica di questa kermesse calcistica rivaleggerà, in quanto a tenore e invadenza  della propaganda, con le Olimpiadi di Berlino del 1936, quelle dell’apoteosi del nazismo hitleriano. Il sacro virus sarà il vero protagonista di ogni pallonata. Ulteriori dissonanze, sempre più folli, verranno irradiate da tutti i teleschermi. Intanto, si torna alla “normalità” e gli stadi riaprono al pubblico, ma è un diabolico algoritmo a stabilire in che misura: all’Olimpico di Roma è possibile riempire un quarto dei posti, a San Pietroburgo la metà e a Budapest, misteri della fede, lo stadio intero. Si tratta dunque di una “nuova” normalità ed i teleprofessionisti dell’informazione ce lo ricordano in continuazione: si accede allo stadio presentando il fantomatico “green pass” o un attestato di avvenuta tamponazione, si indossa la mascherina e si esulta, sì, ma con moderazione. Un altro fronte caldo della campagna propagandistica calcio-covidista è quello della vaccinazione. Gli azzurri si sarebbero sottoposti alla prima punturina all’inizio di maggio ed in quell’occasione il bomber Ciro Immobile ha recitato il copione di Stato: “Vogliamo essere un esempio”. E’ lecito tuttavia porsi dei dubbi sulla veridicità di tale esemplare inoculazione, dati i pesanti effetti collaterali previsti. I medici al seguito delle nazionali di Austria e Germania hanno parlato chiaro in tal senso, sostenendo che il siringamento a ridosso della manifestazione sarebbe stato troppo pericoloso per i calciatori e li avrebbe in buona sostanza debilitati. Sulla carta, ogni nazionale ha i suoi vaccinati (molte hanno lasciato “libertà di scelta”); in realtà, è molto improbabile che siano state messe a rischio le facoltà dei pedatori: la loro salute (quella sì) vale miliardi di euro.

Per chi se lo fosse perso, ieri l’Italia ha battuto la Turchia per tre a zero nella partita inaugurale di questo europeo “itinerante”. Roberto Mancini, già campione sregolato ed oggi mister paludato, è sull’orlo della beatificazione. Pochi mesi fa, invece, c’era mancato poco che lo lapidassero. Egli s’era reso infatti protagonista di una serie di dichiarazioni che avevano indotto il coro massmediatico a chiederne le dimissioni. “Speranza pensi prima di parlare” e “La vita deve andare avanti, riapriamo gli stadi” già avevano fatto scandalo; quando poi il “Mancio” ha condiviso un’innocua vignetta sui suoi profili (quella a fianco), è mancato poco venisse esonerato da Mattarella in persona, nonostante le mille vittorie consecutive e tutto il resto. Mancini è pure fascista e razzista, ovviamente: non ha convocato nessun giocatore nero e la cosa ha già destato scalpore. L’aitante attaccante Moises Kean del Paris Saint Germain, che si sentiva certo del posto, pare sia stato  scartato per scarso impegno a beneficio di tale Giacomo Raspadori, giovane e mingherlino attaccante del Sassuolo: qui siamo dalle parti del sovranismo più becero.  “Siamo in democrazia e ho espresso la mia idea” avrebbe pure detto Roberto Mancini rispondendo alle critiche: si tratta, insomma,  di un uomo pericoloso.

Un aneddoto caro ad una certa storiografia vuole che i moti del luglio 1948, quelli successivi all’attentato a Palmiro Togliatti, si fossero “sgonfiati” grazie alla miracolosa  vittoria del vecchio Gino Bartali, ciclista d’indole democristiana, al Tour de France. Gente che aveva appena sparato sui carabinieri avrebbe mollato tutto per festeggiare la vittoria dell’attempato “Ginettaccio”. Lo sport, dunque, come “oppio dei popoli” nell’era della società di massa: una tematica molto indagata nel corso del ‘900. Assecondando le suggestioni della storia, è bello ipotizzare, però, che i ludi circensi dispensati dai padroni del discorso producano per una volta un esito diverso. Se l’Italia dovesse andare avanti nella competizione, milioni di nostri concittadini si riverserebbero nelle strade, in barba al coprifuoco ed al distanziamento, come è già accaduto in altre circostanze (a Napoli per la morte di Maradona, a Milano per lo scudetto dell’Inter, ma anche a Salerno e Venezia per la promozione in serie A). Le terapie intensive non si intaserebbero, i politici  dovrebbero fare buon viso a cattivo gioco,  il coro massmediatico si ridurrebbe ad un balbettio…i milioni di ipnotizzati potrebbero, davanti all’evidenza dell’impostura, essere fulminati sulla via della consapevolezza. E’ solo una flebile speranza, ma nel dubbio vien da dire, con tutti i distinguo del caso… Forza Italia! Del resto, come pare abbia detto lo stesso Togliatti, Come puoi pensare di fare la rivoluzione senza sapere cosa ha fatto la Juventus? 

 

Moravagine per Comedonchisciotte.org

 

 

 

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PietroGE
Utente CDC
12 Giugno 2021 19:38

Che volete? Manca il panem? Per fortuna ci sono i circenses. Mah, ho visto la partita con la Turchia e la nazionale, nonostante la vittoria, non mi è sembrata proprio irresistibile. L’avversario era veramente modesto, vedremo contro avversari più forti.
Per il resto, è proprio vero che alle stronzate non c’è mai limite. Copio e incollo :

La nazionale italiana di calcio, che il prossimo undici giugno debutterà ai campionati europei 2020, è accusata dai francesi di razzismo. Il motivo, il fatto che fra gli azzurri non figuri alcun calciatore di colore……“Nessuno vi sosterrà, banda di razzisti”, scrive un utente, quindi un altro cinguetta, “Provate a dire che questo paese (riferendosi appunto all’Italia, ndr) non è razzista”. C’è chi paragona gli azzurri del commissario tecnico Roberto Mancini addirittura al Ku Kulx Clan, la storica setta razzista all’opera negli Stati Uniti durante il finire dell’800 e fino agli anni ’40 del ‘900: “E’ la squadra del Ku Klux Clan”

Hospiton
Utente CDC
Risposta al commento di  PietroGE
12 Giugno 2021 23:44

Un’accusa davvero assurda, basti pensare che Mancini fino all’ultimo ha tenuto in gruppo Kean, giocatore d’origine ivoriana. E negli anni scorsi abbiamo avuto Balotelli titolare in varie manifestazioni importanti, e se non sbaglio anche il difensore Ogbonna, italo-nigeriano…mi auguro che i profili che hanno pubblicato questi deliri fossero dei troll, dei provocatori da quattro soldi.

danone
Utente CDC
12 Giugno 2021 20:42

Non posso credere che i calciatori che si sono vaccinati, lo abbiano fatto con fisiologica, tanto per non correre rischi, deliberatamente ingannando praticamente tutto il popolo tifoso e non.
Se venisse fuori altro che Piazzale Loreto.

Del resto, come pare abbia detto lo stesso Togliatti, Come puoi pensare di fare la rivoluzione senza sapere cosa ha fatto la Juventus? 

Giusto per la cronaca la Juve vince lo scudetto nel ’34-’35, poi per 7 anni vincono altre squadre. Nel ’42-’43 vince il Toro, poi per due anni blocco causa guerra, e dal ’45 al ’49 vince quattro scudetti consecutivi il grande Torino, che poi si schianterà il 4 maggio ’49 a Superga.
La frase a quei tempi più credibile sarebbe stata..
Come puoi pensare di fare la rivoluzione senza sapere cosa ha fatto il Toro? :-))

Ultimo aggiornamento 1 mese fa effettuato da danone
Hospiton
Utente CDC
Risposta al commento di  danone
12 Giugno 2021 23:00

Eh ma Togliatti era juventino! Ebbene si, tifava per la squadra degli Agnelli e teneva realmente ad esser informato sui risultati…una passione che probabilmente si era rafforzata proprio durante il periodo che hai citato, la Juve dei 5 scudetti consecutivi con il trio Combi Rosetta Caligaris (più Ferrari, Monti, Orsi, in pratica l’ossatura della nazionale campione del mondo nel ’34). Chissà quanto rosicava il buon Palmiro negli anni ’40, quando il Torino spadroneggiava e lasciava solo le briciole agli avversari, Juve compresa.

danone
Utente CDC
Risposta al commento di  Hospiton
12 Giugno 2021 23:18

Non sapevo che Togliatti fosse juventino. Di altre turbe della personalità sapevo, ma non di questa :-))

Hospiton
Utente CDC
Risposta al commento di  danone
12 Giugno 2021 23:26

Questa era la più grave!

XaMAS
Utente CDC
Risposta al commento di  danone
13 Giugno 2021 4:43

“la juve vince lo scudetto nel 34-35”
si, però dimentica di citare anche quelli dal 31 in poi 😀

certo, stride il fatto che il migliore (a fare la spia) fosse gobbo quando poi 30 anni dopo, nel periodo in cui juve e toro si contendono gli scudetti nel derby ed è in scena la protesta sociale, al toro erano sempre associati i tifosi di sinistra e alla juve quelli di destra

clausneghe
Utente CDC
12 Giugno 2021 21:21

Ho letto su ansia it che uno di loro, gli eroi della palla, è caduto a terra con gli occhi sbarrati. Malore improvviso. Chissà se si era vaccinato..

emilyever
Utente CDC
Risposta al commento di  clausneghe
12 Giugno 2021 21:32

L’ho pensato anch’io…Ma chi è la cretina, scusate, ma mi pare così, che commenta su rai1 stasera? Un giocatore belga e uno russo si scontrano violentemente e visibilmente con una testata: uno se ne viene fuori con il capo tutto fasciato e visibilmente intontito, l’altro ha un taglio sul viso. Commento di lei: meno male che non si sono scontrati di testa.
Che cos’è questa storia che le squadre si devono inginocchiare contro il razzismo? la Russia si è rifiutata, già mi stanno simpatici

Hospiton
Utente CDC
12 Giugno 2021 23:24

Bel pezzo di Moravagine. Sulla crisi del calcio, sul suo sfruttamento per fini propagandistici (storia vecchia, aggiornata ai nostri giorni con il “respect”, messaggio che contrasta fortemente con tutto il marcio che si cela dietro le quinte, tra corruzione, scommesse, manager-squali, plusvalenze ecc), sulla sua trasformazione da rito laico domenicale – con tutti i pregi e difetti del caso – a business circense si potrebbero scrivere tonnellate di saggi. Ne consiglio uno scorrevole di Massimo Fini, “Storia reazionaria del calcio”, uscito qualche anno fa…contiene qualche imprecisione (Fini ormai scrive di getto) ma analizza lucidamente il declino di questo sport, che il giornalista peraltro previde in tempi non sospetti. Un paio di considerazioni anche su Mancini, un grande, poco prima degli Europei un giornalista Rai cercava di strappargli di bocca qualche parola a favore della vaccinazione di massa ma il Mancio l’ha mandato a quel paese con lo sguardo, cambiando abilmente argomento. Ai tempi della Samp probabilmente sarebbe esploso, carattere fumantino, ricordo una partita contro l’Inter in cui non riuscivano a fargli abbandonare il campo dopo un’espulsione, oppure la plateale polemica contro i pennivendoli appostati nella tribuna stampa durante Euro 88; ora sa essere più diplomatico ma rimane un non allineato,… Leggi tutto »

Ultimo aggiornamento 1 mese fa effettuato da Hospiton
emilyever
Utente CDC
Risposta al commento di  Hospiton
13 Giugno 2021 8:27

… e un grande anche Gianni Rivera, a Porta a Porta, dove ha segnato uno dei suoi gol più belli, rispondendo con calma alla domanda di Vespa se lui si fosse vaccinato:- No, perchè ho delle notizie negative…qualcosa si sa , qualcosa si viene a sapere, ci sono virologi che consigliano di no.- Costernazione di Vespa e degli altri presenti.- Ma io sono tranquillissimo- continua Rivera- ho fatto un tampone, sono negativo, se facessi parte anche di quella minima parte di cui mi parlate che muore, mi dispiacerebbe- E Vespa che lo rincuora: Ma no, Gianni, alla tua età non succede niente…- Che cinismo ragazzi. Poi prende la parola Matano, che “anima” i pomeriggi di rai 1 , raccontando dell’immensa gratitudine che lui ha provato quando si è vaccinato.
Dal minuto 23.04, per chi vuol vedere l’ultimo goal di Rivera a Porta a Porta
https://www.youtube.com/watch?v=9qldGTrmmHo

Hospiton
Utente CDC
Risposta al commento di  emilyever
13 Giugno 2021 9:50

Rivera non ha mai avuto problemi ad esporsi, nel 1971-72 parlò apertamente di arbitraggi “sospetti” a favore della Juve (e ancora non c’era big Luciano Moggi…) e si beccò una squalifica di oltre 3 mesi.
La dichiarazione completa che rilasciò all’epoca è riportata nel seguente articolo, allego il link

https://storiedicalcio.altervista.org/blog/milan_71_72.html

parole pesanti, che nessun giocatore attuale avrebbe il fegato di pronunciare.

In quanto a Vespa solita storia, penoso poi Matano che parlava come il fanatico di un qualche culto, andato in estasi alla sola idea di far parte del grande sacrificio dedicato al dio Covid. Il modo di esprimersi di questi personaggi fa venire i brividi, delirio allo stato puro, non capisco se siano effettivamente folli o se si tratti di semplice malafede/servilismo

Ultimo aggiornamento 1 mese fa effettuato da Hospiton
emilyever
Utente CDC
Risposta al commento di  Hospiton
13 Giugno 2021 10:47

Con me sfondi una porta aperta: mi innamorai di Rivera e del calcio quando ero ragazzina, e lo ammirai molto già da allora per la sua polemica con l’arbitro Michelotti. Non ricordo più quale giornalista disse che avrebbe creduto che il calcio volesse diventare più pulito solo il giorno che avessero eletto Gianni Rivera come presidente federale

Ultimo aggiornamento 1 mese fa effettuato da emilyever
Hospiton
Utente CDC
Risposta al commento di  emilyever
13 Giugno 2021 12:34

Un fuoriclasse, una mente affilata in campo e fuori, come certificano tante sue dichiarazioni come la seguente:
“chi giustifica il potere è sempre la stampa o la tv o la radio che solo apparentemente sono liberi perché in realtà sono molto condizionati da certi indirizzi politici o pseudo politici

parte della storica intervista in tram con Beppe Viola, 1978, allego il link
https://www.dailymotion.com/video/x56824y

oggi è impensabile udire parole del genere da uno sportivo di primo piano, tra i pochi che potrebbero avventurarsi in uscite simili forse ci sarebbe Djokovic, non saprei.

emilyever
Utente CDC
Risposta al commento di  Hospiton
13 Giugno 2021 14:35

Grazie, quell’intervista a Rivera è stata per me un ricordo e un regalo preziosissimo

Sì, Djokovic è stato citato anche da Michele Santoro, ha dichiarato di rispettare la libertà di scelta e che sperava che i tennisti non fossero obbligati a vaccinarsi, altrimenti avrebbe preso anche in considerazione l’idea di chiudere la carriera. Ancora più deciso, nel campo del tennis, l’ex campione Marat Safin che aveva detto in un’intervista ad un giornale russo che già nel 2015 Bill Gates aveva annunciato una pandemia e che secondo lui era stato tutto preparato per inocularci un microchip
https://www.ansa.it/sito/notizie/sport/altrisport/2020/04/19/coronavirus-la-tesi-di-safin-…ci-impianteranno-microchip_0072c498-bdd5-4df8-9721-5e8dbc28f1aa.html

Ultimo aggiornamento 1 mese fa effettuato da emilyever
Hospiton
Utente CDC
Risposta al commento di  emilyever
13 Giugno 2021 15:23

Mi fa piacere abbia apprezzato lo speciale di Beppe Viola, bello e nostalgico…

già, ricordavo le parole di Djokovic sull’obbligo vaccinale, non sapevo invece dell’intervista a Safin ma le sue dichiarazioni non mi stupiscono. In quanto a “non allineati” il buon Marat aveva poco da imparare da chiunque, talento e personalità difficili da irreggimentare (aspetto che probabilmente gli ha impedito di vincere molto più di quanto non abbia fatto, ma questo è un altro discorso)

XaMAS
Utente CDC
13 Giugno 2021 4:53

articolo sublime che andrebbe letto all’altoparlante prima dell’inizio di ogni partita.
hanno distrutto il calcio, ormai non è più sport e la vicenda corona ha dimostrato quanto sia ridicola la storia della pandemia, 23 persone in cambo che corrono, sudano, sputano, si contrastano, senza mascherina, a bordo campo allenatori e panchinari tutti rigorosamente mascherati, il virus, così come non entra nelle aree fumatori, non ama i campi da giuoco
ho seguito il calcio per oltre 40 anni, a marzo dell’anno scorso dissi basta, furono fermati campionati con contagi 3-4 volte inferiori a quelli verificatisi nel successivo autunno inverno, giocare con gli stadi vuoti lo trovo non solo deprimente ma per me falsifica anche il risultato, perchè il fattore campo ha sempre avuto un certo peso in numerose partite
non è più uno sport, l’altro giorno ho rivisto la sintesi di Italia Brasile 3-2 del 1982, mi son reso conto che davvero oggi definire il calcio uno sport è un eufemismo, è semplicemente uno scontro tra aziende e tra personaggi che fanno i divi sui social e che ai giocatori di quell’epoca potrebbero solo pulire gli scarpini al termine di una partita.

IlContadino
Utente CDC
13 Giugno 2021 7:26

Da bambino mi riusciva bene dar di calcio al pallone, mi ci divertivo tanto. Colletta con gli amichetti, 6 mila per un Tango, 2 mila per un Supertela…e via in piazza o al campetto, tutto il giorno, tutti i giorni. Poi le squadre: gli allenamenti, le partite, i campionati vinti o persi all’ultima giornata, nel frattempo anche le partitelle a calcetto del mercoledì (di nascosto che il Mister non vuole). Logicamente attaccamento alla squadra del cuore e alla Nazionale. Fino a che ieri mi trovo al bar per il caffè pre falesia con un amico, vecchio compagno di squadra, oggi compagno di cordata. Mi chiede: “Hai visto la partita ieri?” “Quale partita?” rispondo. “Ma dai, sono iniziati gli Europei…!” Ho pensato: “Cazzo, sono guarito!” Santa Pandemia

Ultimo aggiornamento 1 mese fa effettuato da IlContadino
fuffolo
Utente CDC
Risposta al commento di  IlContadino
13 Giugno 2021 8:13

super tele

Papaconscio
Utente CDC
Risposta al commento di  IlContadino
13 Giugno 2021 12:40

Anch’io giocavo sempre da ragazzo, ma da quando ho conosciuto mia moglie mi sono disinteressato al calcio, però questo pezzo di Moravagine è stato gustoso e divertente.

gix
Utente CDC
13 Giugno 2021 9:15

Per chi non c’era, o non si ricorda cos’era l’Italia del calcio nazional popolare, è utile andarsi a rivedere una qualsiasi domenica sportiva o 90° minuto di qualche decennio fa, con i servizi, di Tonino Carino da Ascoli, Luigi Necco da Napoli, Giorgio Bubba da Genova (quello del Basilico giocatore, ma prima di tutto componente base del pesto…), Marcello Giannini da Firenze e molti altri. Era uno spasso assistere ai loro racconti, sembrava la descrizione di un torneo medioevale, con le contrade a presidiare la bandiera di casa a qualsiasi costo…tutta roba che ormai pare appartenere ad un’epoca lontana secoli, per l’appunto. Così, mentre per il “panem” stanno pensando a cosa fare (magari, benchè garantito, lo sostituiranno con gli insetti), i “circenses” li hanno già di fatto tolti al popolo, anche per altri sport, come la F1, e altri minori, ma che avevano comunque un loro pubblico, come la pallacanestro ecc. Sbaglierò, ma togliere al popolo il facile accesso ai “circenses” è un grave errore, mascherabile in emergenza, ma non reiterabile a lungo andare. Già ora, e non da oggi con il virus, il cosidetto popolo esulta sempre meno, per vittorie ormai virtuali, se non dovute a fine torneo, come… Leggi tutto »

Hospiton
Utente CDC
Risposta al commento di  gix
13 Giugno 2021 11:38

Probabile che i circenses per le generazioni del futuro (un futuro che è già qui, lo vedo tra i più giovani, cosiddetti nativi digitali) saranno sempre più sbilanciati verso il virtuale, e ho l’impressione che stiano lavorando come forsennati proprio per conquistare e plasmare le menti dei nati post 2000, noi siamo superati. Quand’ero ragazzino ogni rione del mio paese aveva la sua squadra ed il suo campetto, spesso costruito dagli stessi ragazzi che abitavano in quella zona…il campetto fai da te era già un piccolo lusso, dato che servivano gli spazi per crearlo (terreni inutilizzati ma che avevano pur sempre un proprietario), spesso ci si doveva accontentare delle strade meno trafficate, delle serrande usate come porte ecc, nel complesso il paese brulicava di ragazzi tra i 10 e i 16 anni che passavano interi pomeriggi ad organizzare partite, “tedesche”, sfide porta a porta e così via. Oggi tutto questo è svanito, e sono bastati pochi anni, forse 10-15, per cambiare così radicalmente un’abitudine quasi secolare (mi riferisco al calcio, il gioco all’aperto tout court è millenario). Mi capita di frequente di girare in bici per le strade del paese e di quelli limitrofi, un modo per osservare con calma… Leggi tutto »

Ultimo aggiornamento 1 mese fa effettuato da Hospiton
danone
Utente CDC
Risposta al commento di  Hospiton
13 Giugno 2021 13:46

Mi fai venire un terribile sospetto.
Forse erano meglio i genitori vecchio stampo, non dico arrivare al padre padrone dell’albero degli zoccoli, ma ai giovani serve la disciplina, non per formarli e raddrizzarli, ma perchè imparino a ribellarsi.
Oggi sembra che i giovani non sentino più il bisogno di ribellarsi a niente..non va bene.

Hospiton
Utente CDC
Risposta al commento di  danone
13 Giugno 2021 14:23

Difficile dirlo Danone, in certi momenti mi sconforta la mancanza di forti prese di posizione, altre volte penso però che queste generazioni potrebbero anche sorprendere in positivo. Il passato è costellato di nidiate ribelli che poi, nella maturità, si son trasformate in un muro reazionario, ottusi e ostili al dialogo, soprattutto ai vertici (ma non solo). In Italia abbiamo avuto vari esempi, l’ultimo in ordine di tempo lo stiamo gustando in questi tribolati decenni…che succederà quando le generazioni nate tra la fine del millennio e gli anni 2000, che non mostrano segni di ribellione in gioventù – un caso forse unico nella storia – dirigeranno la società? Nella maturità diverranno anch’essi dei retrogradi o forse riusciranno a non trasformarsi in grigi conservatori? Ai posteri l’ardua sentenza…

danone
Utente CDC
Risposta al commento di  Hospiton
13 Giugno 2021 15:03

Credo che chi in gioventù non sviluppi un senso di ribellione, non dico una capacità, perchè quella dipende molto dalle contingenze, in maturità non possa produrre niente di buono, soprattutto in previsione del futuro che ci aspetta, sebbene concorda con la tua osservazione circa i manipoli di finti-ribelli delle generazioni sessantottine, vedi leader di lotta continua ed altri gruppi, alcuni diventati poi in età matura, giornalisti, politici, intellettuali, borghesi benestanti fra i più reazionari, totalmente fusi col mainstream contemporaneo..da voltastomaco.

Hospiton
Utente CDC
Risposta al commento di  danone
13 Giugno 2021 15:28

Esatto, mentre chi ha continuato a credere in quegli ideali – perché coerenti fino in fondo ce ne sono stati, ne ho conosciuto tanti – è stato emarginato o comunque messo in condizioni di non nuocere. In quanto alla gioventù possiamo solo augurarci che riesca a sorprendere gli stessi manipolatori, purtroppo abbiamo poche armi per contrastare il lavoro che stanno portando avanti nei confronti dei più giovani.

gix
Utente CDC
Risposta al commento di  Hospiton
13 Giugno 2021 15:06

Poichè sono stato un accanito frequentatore di campetti di calcio e non solo, fin da bambino e anche oltre, in un’epoca dove c’era quantomeno abbondanza di titolari e riserve in tutti i ruoli, nonostante non sia un “passatista” per partito preso, confesso che mi dispiace non vedere più oggi quel clima che hai anche descritto, di sana frequentazione tra giovani ed adolescenti. E’ vero, si spinge in tutti i modi verso il virtuale e verso l’assenza di reali contatti tra giovani, se non filtrati da strumenti per l’appunto ingannevoli. Ma vi propongo uno spunto di riflessione. Chi ha progettato questa attuale realtà di emergenza pandemica, con relativa chiamata, anche potenzialmente violenta e prevaricatrice, al pensiero unico vaccinista, all’osservanza di obblighi imposti per fede e non per ragionevolezza, ha puntato tutto su certe caratteristiche di base del genere umano. L’essere umano è un animale comunque sociale (anche se a volte solo per interesse) e non certo fatto per vivere in solitudine, la quale, abbiamo ormai constatato, fa paura a molti. Per convincere i non allineati infatti, il potere stesso conta sulla imposizione del gruppo ai singoli riottosi, che se rifiutano di conformarsi, rischiano l’esclusione sociale. Quindi, mi domando se non ci… Leggi tutto »

Ultimo aggiornamento 1 mese fa effettuato da gix
Hospiton
Utente CDC
Risposta al commento di  gix
13 Giugno 2021 15:34

Noto anch’io fortissime contraddizioni nella strategia che stanno portando avanti, sia sul breve termine (evidentissime) che potenzialmente sul lungo, come quella che sottolinei tu. Mi chiedo se le abbiano messe in conto dal principio e confidino di risolverle gradualmente o con sistemi che noi fatichiamo anche ad ipotizzare, oppure se si stiano giocando il tutto per tutto perché preoccupati da qualcosa sfuggito al controllo. Eh si, ci sarà ancora tanto da valutare e discutere…

Ultimo aggiornamento 1 mese fa effettuato da Hospiton
Maurizio
Utente CDC
13 Giugno 2021 9:18

Risale ormai a un anno fa il mio ultimo approccio al calcio amatoriale, il canto del cigno.

Prima della farsa giocavo 2, 3, a volte 4 volte a settimana con gruppi diversi.
quando di questi tempi lo scorso anno ho rigiocato 1 paio di partite:

Alla prima partita, misurazione temperatura e indicazione generalità e cellulare (ovviamente fornito solo dati falsi)… ma il peggio è arrivato alla seconda, dove ho potuto osservare diversi compagni di gioco indossare la mascherina nello spogliatoio, giocare senza e poi rimetterla.

Da allora ho detto basta e mi sono dedicato ad altro.

A proposito di mascherine, ho visto italia turchia, una tristezza infinita nonostante il risultato. Gruppi di “senza volto” esultanti, e un unico c0glione mascherato nella tribuna autorità, indovinate un po’ chi era.

Il giorno dopo una partita giocata a Baku, tutti senza mascherina, sprazzi di un mondo in abbandono…

Ultimo aggiornamento 1 mese fa effettuato da Maurizio
emilyever
Utente CDC
Risposta al commento di  Maurizio
13 Giugno 2021 11:16

Eppure qualcosa salvo di questo calcio italiano durante la pandemia: non so se sia un’impressione condivisa, ma a me è sembrato più veloce, nel senso che la mancanza di pubblico ha fatto sì che certe cadute “spettacolari” a solo beneficio dei tifosi in tribuna non ci fossero quasi più, ci si rialzava più in fretta, e si polemizzava meno con l’arbitro, per cui il tempo giocato mi è sembrato maggiore. Vi avevo già scritto, poi, che abito difronte ad un campo di calcio di una piccola società di periferia, e mentre scrivo do un’occhiata anche alla partita dei ragazzi, perchè ero curiosa di vedere se ci fosse qualche cambiamento dopo mesi in cui erano stati costretti prima ad allenamenti atletici individuali o, in gruppo, con distanziamenti, poi a lanci a media distanza a coppie o a percorsi di “slalom” individuali.Tiravano i rigori, questo sì, e tanti, ed era l’unico momento di esaltazione. Beh, da quel che vedo oggi, c’è la desuetudine a “farsi sotto”, a marcare stretto l’avversario, e quindi anche meno cadute e meno fischi dell’arbitro, ma sanno fare più correre la palla, se la passano meglio, vedo delle idee di gioco mentre 2 anni fa mi sembrava solo… Leggi tutto »

fabKL
Utente CDC
14 Giugno 2021 8:24

Mi meraviglio – e mi lascia pensare – che il calcio non sia stato usato per propagandare la diffusione del vaccino. Se i primi ad essere stati vaccinati fossero stati i calciatori, grazie al loro essere continuamente sotto i riflettori, si sarebbero resi noti a tutti eventuali effetti collaterali o l’efficacia del vaccino. Non dimentichiamo che sono atleti continuamente monitorizzati e esaminati anche per doping. Chiediamoci perche ciò non è avvenuto. Possibile che non abbia amo pensato ad uno spot pubblicitario di tale livello? O forse era forte il timore che si rivelasse l’inefficacia o GL effetti collaterali? Ancor più disarmante la reazione isterica dell’intero mondo del calcio e non solo, al malore di ericksen che ha visto un esercito di smentitori del fatto che il giocatore avesse ricevuto il vaccino, tranquillizzando così la gente comune ormai incapace del minimo ragionamento. E si, perche il fatto che i giocatori delle nazionali, a stretto contatto con giocatori di altri paesi, per di più in giro per il mondo dovrebbe fare nascere una domanda ancora più grave : PERCHE I GIOCATORI DI CALCIO NON VENGONO VACCINATI??? Di cosa si ha paura ? Forse dell’evidenza del calo di rendimento fisico o magari psichico?… Leggi tutto »

Ultimo aggiornamento 1 mese fa effettuato da fabKL
Bertozzi
Utente CDC
18 Giugno 2021 10:10

Quindi niente spogliatoio e niente partite per i nostri giovani, beh che volete che sia, l’importante è che l’abbiano potuto avere ai loro tempi i nostri pensionati, l’importante è che loro abbiano socializzato e si siano divertiti, che han fatto tante belle cose loro, i nostri giovani caxxi loro, tanto son tutti schiavi del telefonino.

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